Archive for the ‘Racconti Erotici’ Category
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)
Lorenzo è di parola. Incomincia a cercare, tramite internet, superdotati per la moglie ma non solo per lei. Il vedere la miriadi di cazzi che gli mandano in foto gli crea eccitazione e più di una volta è costretto a ricorrere alla masturbazione.
Contemporaneamente si rivolge pure ad una agenzia per la ricerca di un maschio di colore da assumere come domestico.
Con l’agenzia è più fortunato poiché dopo pochi giorni lo mettono in contatto con un nigeriano a cui sta scadendo il permesso di soggiorno. La corporatura di questo gli ricorda Jamel. Stessa altezza, stessa muscolatura stessi occhi intelligenti, … speriamo stesso cazzo pensa tra se. Prima di assumerlo però è deciso a controllargli di persona il sesso.
Lo porta a casa quando sua moglie non c’è. Gli fa vedere la casa e la stanza a lui destinata. Rahid dà l’impressione di essere rimasto contento. Vedendogli nel viso un sorriso compiaciuto gli fa la richiesta: mi fai vedere il tuo sesso: Rahid subito dà l’impressione di non avere capito. Lorenzo allora ripete la richiesta e si aiuta con dei gesti. Il ragazzo capisce e sorridendo si abbassa i pantaloni. Lorenzo rimane a bocca aperta nel vedere il gran cazzo che Rahid ha messo in mostra. Vorrebbe prenderlo tra le mani ma si trattiene. Con un sorrisino nervoso dice: ok puoi coprirti, penso che mia moglie sarà contenta di te.
Nel riaccompagnarlo gli fissa un appuntamento per l’indomani mattina. Tramite qualche amico accelera la pratica per la riconferma del soggiorno e lo porta in un ambulatorio di analisi cliniche. Vuole essere certo che Rahid non abbia malattie. Le analisi sono perfette, il permesso di soggiorno sta per essere rinnovato. Lorenzo la sera stessa ne parla con Anna e le racconta tutto.
Sono a letto e lei lo ascolta attentamente. Percepisce un fremito tra le cosce quando lui gli dice del cazzo. Anna sospira e in mancanza d’altro si contenta di fare un pompino al suo maritino che si è fatto in quattro per assicurargli delle splendide scopate.
Controllando tra le foto ricevute con le mail si rende conto che nessuno ha il cazzo come quello del ragazzo. Nondimeno si ripromette periodicamente di controllare la posta nella speranza che qualche bella novità possa uscire fuori.
Rahid assume servizio nel primo pomeriggio di un sabato. Anna sente il cuore in bocca quando Lorenzo apre la porta. Anche se sa quello che vuole, una certa agitazione la possiede. Essendo una calda giornata dei primi giorni di agosto ha addosso solamente una vestaglietta e un minuscolo perizoma. Il leggero tessuto dell’indumento lascia trasparire la rotondità delle tette con i capezzoli scuri già duri per l’eccitazione e la sagoma delle natiche che il perizoma lascia generosamente alla vista.
Dopo le presentazioni Anna accompagna Rahid nella stanza a lui destinata e gli mostra pure il bagno che potrà usare. Rahid dà l’impressione di essere molto educato e ringraziandola dice: ho capito padrona. Il viso della donna s’infervora e lei con calma gli dice che non vuole essere chiamata padrona. Lui l’ascolta è poi dice: allora come la debbo chiamare? Allora sorridendo risponde: o mi chiami Anna oppure, se proprio non ci riesci signora, io preferisco che tu mi chiami Anna!
Rahid è furbo e ricollegando pure la richiesta di Lorenzo di osservargli il cazzo e le analisi fatte fare ha capito che oltre a fare le pulizie dell’appartamento deve gestire la sua padrona.
Dopo cena Anna è inquieta. La sua femminilità prude all’impazzata. È nuda davanti allo specchio e nota che ha i capezzoli durissimi e la fica, oscenamente aperta, lascia vedere la rosata vagina e la clitoride turgida. Non resiste, bofonchiando: lo voglio subito, si dirige nel soggiorno. Rahid sta guardando la tv insieme a Lorenzo. Appena la vede tutta nuda ha un sussulto. Lei si avvicina, lo prende per la mano e gli sussurra: dai! Vieni con me! Aiutami a fare il bagno. Sìììì! … signoraaaa! … Mormora Rahid alzandosi. Anna lo prende per un braccio e lo guida non nel bagno ma bensì nella stanza da letto. Ti voglio subito! Il bagno me lo farai un’altra volta!
È lei che lo denuda completamente. Il cazzo è veramente grosso. Lei l’osserva e pensa: Lorenzo aveva ragione a descrivermelo fantastico. Lo prende tra le mani e inizia a soppesarlo. Ora è tutto teso e il glande ha assunto la forma della testa di un fungo. Mamma mia … quanto è bello! Esclama mentre con la lingua inizia a leccarlo. Lo percorre tutto dal buco del glande fino ai coglioni lasciando sopra la pelle la scia della sua saliva. Stringe le palle nelle mani e sente che sono belli pieni. Ora oltre a leccare inizia a succhiare quel cazzo palpitante. Lo prende tra le labbra e se lo fa arrivare fino in gola. Inizia un pompino e si scalda ancora di più quando le mani del ragazzo iniziano a scandagliarle la fica. Rahid non si limita e ficcarle dentro la fica due dita ma dopo avere raccolto parte degli umori che colano dalla sua vagina le infila pure un dito dentro il culo.
Lorenzo li osserva e sorride. Pure lui si è denudato completamente e osservandoli si sega il cazzetto.
Anna ansima di piacere ed emette mugolii che lasciano intuire la sua eccitazione. Alla sua fica non bastano più le due dita, allora lei si stacca da Rahid, si stende sul letto, allarga le cosce più che può incurante di mettere in mostra la fica, oscenamente divaricata, che lascia vedere il rosso bagliore dell’interno.
Ora è Rahid che gestisce le operazioni. Indirizza il cazzo nella fessura palpitante e lentamente inizia a farlo penetrare dentro. Anna sobbalza e malgrado ha la fica che cola di umori femminei si sente allargare il suo canale di donna. Il cazzo è decisamente grosso e le procura piacere immenso nel farsi strada nell’antro bollente. Grida di piacere e goduria nel percepire che quel membro enorme le sta dilatando la vagina al limite della sua elasticità. Sente ora che il cazzo fa pressione nel collo dell’utero e chiede con voce sommessa: molto ne manca per averlo ficcato tutto dentro? Qualche centimetro è la risposta che all’unisono danno sia Rahid che Lorenzo. Ficcamelo tutto dentro! Dai! Non preoccuparti! Sfondami! Al colpo secco ha la sensazione che il cazzo le debba uscire dalla bocca. La pressione sull’utero è aumentata ma le gioia di percepire i coglioni che ballano sul suo culo la manda in estasi.
Rahid inizia a fare dentro e fuori. Ogni entrata ed uscita ad Anna procura brividi enormi. Il ragazzo sembra instancabile. Continua per molto nel suo movimento di dentro fuori che producono in lei una infinità di orgasmi che si susseguono in continuazione. Ansima, grida, borbotta, dice parole incomprensibili mentre il suo corpo trema, vibra e sobbalza per l’intensità del piacere. L’ennesimo orgasmo la prende nel momento stesso che Rahid le esce il cazzo dalla fica ed inizia a riversarle su tutto il corpo la calda produzione dei suoi coglioni. I fiotti che il cazzo del ragazzo emette sembrano non terminare mai. Anna ha la prontezza di prendere quel cazzo che si impenna nella sua bocca avida e potere cosi conoscere il sapore dello sperma del suo nuovo amante.
Proprio così. Rahid più che un domestico è l’amante di Anna. Lei se lo coccola e si gode le gioie sessuali che lui le sa dare. Lei, anche se Rahid era reticente temendo di farle del male, ha voluto provare a farselo mettere nel culo. Le è entrato dentro e con molta fatica, pur usando molta vaselina, solamente il glande. Il dolore è stato intenso e da allora è entrata nella determinazione di godersi quel meraviglioso esemplare di cazzo la dove le da piacere e gioia.
Lorenzo nel frattempo continua ad eccitarsi con la visione delle scopate e dei pompini della moglie con Rahid ma anche con i cazzi che ancora gli arrivano in foto per mail. Un giorno riceve una foto veramente interessante. Un bel cazzo impennato che si erge quasi a toccare l’ombellico del possessore. In tale posizione ne aveva visto qualcuno nei film hard. Lo fa vedere alla moglie che rimane entusiasta. Anna egoisticamente pensa che potrebbe avere trovato il cazzo da prendere nel culo mentre Rahid le scopa la fica.
Rahid stando in quella casa da quasi venti giorni ha capito tutto. È arrivato alla determinazione che il padrone gode nel sentirsi umiliato allora decide di dare pure a Lorenzo il godimento che non ha il coraggio di chiedere.
È a casa con Lorenzo. Sa che Anna rientrerà da li a poco ed allora si avvicina al “suo padrone” ed inizia a toccargli il culo e il cazzo. Lorenzo ci sta. Si spoglia completamente e chiede ad Rahid di fare altrettanto. Ora i due maschi completamente nudi sono l’uno di fronte all’altro. Il cazzo di Lorenzo al confronto di quello di Rahid sembra un piccolo modellino. Rahid inizia a palpargli il culo mentre mette il suo cazzo nelle mani dell’altro. Lorenzo geme ed allora il ragazzo gli dice: prendilo in bocca e fammi un pompino! Lorenzo s’inginocchia, prende tra le mani il cazzo che inizia ad indurirsi e lentamente se lo mette in bocca. Fa scorrere la lingua come ha visto fare alla moglie. Poi lo prende in bocca e incomincia a pomparlo. Rahid sente la porta che si apre ed allora dice: dai schiavetto succhia con più forza! … Così! … Bravo! … Sempre più forte! … Ma sai che mi sembri proprio una vera puttana! … Sei brava! … sai tirare dei bei pompini! … Anna sente Rahid e capisce che il godimento del marito è al massimo in quanto ha raggiunto il vertice della sua umiliazione.
Le umiliazioni sono cominciate a Capo Verde godendo nel vedere la moglie mentre viene scopata da Jamel. Sono continuate a casa osservando attentamente tutto quello che lei ha fatto con Rahid. Ora è lui che gode nel sentirsi chiamare puttana e pompinara. Il culmine arriva quando il ragazzo gli viene in bocca e gli fa ingoiare i succhi dei coglioni. Lorenzo beve e manifesta tutto il suo godimento nel menarsi mentre lo sperma dell’altro gli si riversa nella gola.
Le umiliazioni subite piacciono a Lorenzo il quale fa capire ai due amanti che mentre loro godono scopando desidera che lui venga umiliato con parolacce di qualsiasi genere.
Anna in un primo momento cerca di dissuaderlo ma poi vista l’insistenza del marito si ci mette pure lei di buzzo buono ad apostrofarlo in modo adeguato.
La situazione nella casa è a questo punto quando Lorenzo riceve la mail con il cazzo che l’entusiasma.
Dopo l’assenso di Anna lui si premura a rispondere alla mail. La risposta dell’altro è immediata. Si presenta come Marco, ha 33 anni e si scopre che abita nella stessa città. Appena Anna lo sente va in sollucchero e dice: ma allora possiamo organizzare un incontro a tempo breve! Si stabilisce per un sabato, cosi non c’è l’assillo per l’indomani poiché la giornata non è lavorativa.
Essendo alla fine di agosto i condomini iniziano a rientrare nelle rispettive abitazioni. Poiché loro non voglio crearsi impacci decidono di recarsi nella casetta di campagna che possiedono e cosi essere liberi di fare i loro comodi lontani da occhi indiscreti. Anna e Rahid danno l’ultima sistematina alla casa mentre Lorenzo si reca all’appuntamento fissato per incontrare Marco e fargli conosce il posto.
Anna sente il rumore delle due auto che arrivano ed esce per accogliere il nuovo ospite. Nel vederlo ha un sussulto. È un suo ex alunno! Un poco di buono che andava dietro a tutte le gonnelle in movimento. Pure lui la riconosce e dopo un primo momento di sbalordimento si avvicina alla donna dicendo: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il viso di Anna è di brace. Marco sa perché si trova la e lei ora teme che quel fottuto di alunno la sputtani con tutti. Rahid, che era stato informato di quello che dovevano fare, s’avvede del malumore della sua amante e le si avvicina. Pure Lorenzo intuisce che c’è qualcosa che non è andata per il verso giusto ma riesce a capacitarsi quando sente Marco dire: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il grave silenzio viene rotto da Marco che dice: Professoressa Anna stia tranquilla! In passato sono stato uno scavezzacollo e ancora lo sono. Nessuno saprà mai quello che faremo tra noi. Sono sposato e non mi va che mia moglie venga a sapere che mi diletto facendo sesso con altri. Quindi se lei vuole possiamo portare avanti il rapporto che ancora deve iniziare, caso contrario io vado via e le garantisco che mai nessuno saprà nulla dalla mia bocca.
Queste parole tranquillizzano alquanto Anna che ora sentendosi più rilassata chiede alcune notizie al suo ex allievo.
Iniziano a discutere sul passato e le parole più per ricordare servono a rasserenare l’ambiente. Anna ora è tranquilla e sente che deve essere lei a rompere il ghiaccio. Infatti sedendosi su un divanetto scompostamente e mettendo volutamente le cosce in mostra dice a Marco: poiché sai del perché ci stiamo incontrando mostraci il tuo capitale.
Marco non si fa pregare, si alza, sfibbia la cintura, e in un colpo solo si sfila pantaloni e mutande. Il suo cazzo bianco risalta con la parte del corpo totalmente abbronzata. Ha un cazzo decisamente intraprendente perché appena sente la libertà inizia a vibrare mettendosi ad alzare la cresta. Contemporaneamente lei si sfila il leggero vestitino e rimane completamente nuda non avendo indossato nulla sotto. Si avvicina a Marco, gli prende il cazzo nella mani e nota che già è bello e scappucciato. Ora il cazzo è come nella foto. Tutto alto e con il glande che tocca quasi l’ombellico. Lorenzo si lecca le labbra e lentamente si spoglia. Rahid aspetta un cenno della donna per iniziare a recitare la sua parte. Lei si delizia nel menare lentamente il pene del suo ex alunno. Lo sega e gli stringe i coglioni. È un bel cazzo e le darà delle soddisfazioni. Si porta nella stanza da letto e si mette a pecorina. Lui le tocca la fica, si accorge che è tutta bagnata e senza pensarci due volte dirige il suo attrezzo nella fenditura palpitante. Marco ci sa fare. Mentre col cazzo le scopa la fica con movimenti decisi, portandola in breve alla soglia del godimento, con le mani le stuzzica i capezzoli e la clitoride. Lei ansima ed inizia a gridare. Grida senza ritegno sapendo che non la potrà sentire nessuno e riempie con i suoi succhi le mani del maschio che la cinge a se e le lavora la fica ardente in un modo fantastico. Anna si ritrae e contemporaneamente fa un cenno al sua amante. Rahid allora si stende sul letto. Lei si mette in ginocchio e s’impala nel mastodontico cazzo del suo stallone che suscita l’ammirazione del nuovo venuto. Marco capisce che a lui tocca il culo e prendendo i succhi che colano dalla fica della sua ex professoressa, unge per bene il buco del culo della donna e il suo cazzo e poi lo poggia nel buco del culo. Lei sospira e lui inizia a pressare. Il cazzo dapprima fatica a entrare dentro il retto visto l’enorme sesso che guazza dentro la fica ma poi Marco, quasi con cattiveria, fa pressione e appena la cappella si fa strada, nell’ano caldo, la sodomizza senza farsi tanti scrupoli.
Lorenzo tutto nudo si mena l’uccellino e si mette un dito dentro il culo. lei grida come una pazza. Gode come una vacca. Di dietro Marco le da gran colpi di cazzo e ad ogni colpo le grida: godi puttana! … Godi troia! … Grida il tuo piacere grandissima vacca e puttanona! … Godi pompinara! … Mai nessuno l’aveva apostrofata in tal modo. Il sentirsi rivolgere queste parole aumenta la sua libidine e il suo corpo continua a richiedere sempre di più. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Se lo fa mettere in bocca ed inizia a tirargli un bel pompino. Lui geme e poiché già è venuto riesce a godersi il pompino che la moglie generosamente gli elargisce.
Il piacere di Anna raggiunge il vertice del sublime quando i due maschi gli riempiono di sborra contemporaneamente la fica e il culo. Pure il marito fa il suo dovere e nel suo piccolo immette nella bocca della moglie le sue goccette di sperma.
La serata è andata come Anna l’aveva sognata e il suo godimento è durato a lungo. Si è fermato quando sia lei che i suoi maschietti hanno esaurito le proprie forze.
Dopo più di un anno Rahid è ancora alle dipendenze di Anna e del marito. Marco passa quasi tutti i fine settimana con loro e a lei il piacere è assicurato costantemente. È riuscita nel tempo a prendere nel culo poco più della metà del grosso cazzo di Rahid. Pure Lorenzo ha i suoi momenti di piacere perché oltre ad umiliarsi nel fare pompini ai due maschi, amanti di sua moglie, è riuscito a farsi inculare da Marco. Col cazzo di Rahid non ha voluto provarci perché, sentendo le grida della moglie quando se lo prende nel secondo canale, ha il timore che quello il culo glielo spacca per sempre.
Il desiderio di Anna è quello di ritornare a Capo Verde e ringraziare “carnalmente” il suo primo amante temporaneo: Jamel.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, culo, fica, racconti dell’eros, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, scopare, sesso a tre, sesso di gruppo, storie erotiche, storie hard, storie porno, tette 

See the rest here:
Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)
Tags: cazzo, culo, gli scritti dei lettori, marco, racconti dell'eros, racconti ero, Racconti Erotici, racconti hard, racconti porno, rahid, sesso a tre, sesso di gruppo, storie erotiche, tette
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000)
Era ormai un anno che viveva nell’appartamento messo a disposizione da suo zio Gino. Era proprio vicino alla facoltà che aveva deciso di frequentare. In questo modo Luca non aveva bisogno di svegliarsi troppo presto la mattina. Poteva alzarsi con calma, preparare la colazione e…spiare da dietro le tende la sua dirimpettaia intenta nelle faccende domestiche mattutine.
Luca non conosceva il suo nome…la Signora la chiamava. Si trattava infatti di una donna di circa 50 anni , casalinga, madre e moglie magari irreprensibile. Non era particolarmente bella, non molto alta, mora, riccia, con due abbondanti seni, sempre strizzati in una vestaglietta da casa o in una canotta aderente, ma agli occhi Luca incredibilmente femmina. La Signora riusciva ad accenderlo di passione come Franca, la sua ragazza di allora, non sarebbe mai riuscita a fare. D’altronde Luca era ormai cosciente della sua passione per le donne mature. Non mancava infatti di fantasticare anche su Rossella, la mamma di Franca. In lei avvertiva tutta la carica erotica che la figlia non sembrava possedere e che lui tanto desiderava nella sua amante. Ma questa è un’altra storia.
Tutte le mattine la Signora alzava gli avvolgibili della camera da letto. La famiglia doveva essere uscita e lei aveva finalmente tutta la casa a sua disposizione. Cominciava sollevandola di non più di metro, in modo da lasciar uscire la pesante aria della notte. Luca rimaneva imbambolato a guardare il bordo della sua camicia da notte che le copriva a stento le ginocchia, le gambe bianchissime, le caviglie sottili e i suoi piedi nudi, inguainati da quelle pantofole di raso con il tacco e con una grossa piuma bianca sul dorso, che lasciavano intravedere dall’asola le sue unghie smaltate di rosso. In quelle occasioni Luca non poteva non immaginarsela mentre seduta sul letto con le ginocchia al mento si prendeva cura di se, forse fantasticando chissà quali avventure d’amore, di sesso e passione e cercando di dimenticare un marito che ormai la ignorava. Eh si…non ci voleva molto a capire che il marito e la Signora erano travolti dall’abitudine e dalla noia e ormai vivevano da separati in casa. Che la Signora avesse un amante?
Dopo aver rassettato il letto ecco che il resto dell’avvolgibile veniva sollevato. Luca aguzzava lo sguardo. Era quello uno dei suoi momenti preferiti, che al di là di tutti i pensieri e le frustrazioni, era in grado di risollevargli la giornata e fargli esclamare dopo aver emesso un gran sospiro: “Che bella…la vita!”. Infatti puntualmente la Signora indossava una vestaglia di seta trasparente sulla camicia da notte e si faceva strada sul balcone fino a sporgersi dalla ringhiera come a scrutare qualcosa o qualcuno nella strada sottostante. In quest’atto i suoi grossi seni sembravano voler scivolare via dalla vestaglia obbedendo alla forza di gravità.
Luca non riusciva a capire come quei trenta secondi potessero scuoterlo così nel profondo e scatenargli portentose erezioni, che a volte, se gli impegni lo consentivano, trovavano sfogo in piacevoli seghe, fantasticando su quei grossi e accoglienti seni.
A questo punto Luca e la Signora riprendevano la propria giornata. Luca si preparava per uscire, mentre la Signora si organizzava per le sue quotidiane faccende domestiche. Per quelle indossava un vestitino da casa a fiori, di quelle che si chiudono sul davanti con una laccetto e che le strizzava i seni e i fianchi mettendone in risalto le grandi forme. Una ultima occhiata al balcone della Signora, Luca non mancava mai di darlo. Se era fortunato la trovava a spazzolare energicamente il terrazzo dimenando lascivamente il suo grosso culo. Era pazzo di lei…senza alcun dubbio, ma era troppo timido per dichiararsi con una donna così più grande di lui, una moglie, una mamma con dei figli che erano quasi suoi coetanei: non poteva. E così continuava la sua banale storia d’”amore” con la sua Franca, senza troppa convinzione. Intanto i suoi ormoni lo conducevano altrove.
A volte, tuttavia, capita che i propri più insperati e reconditi desideri trovino realizzazione in un modo inatteso e quanto mai insperato.
Era finalmente arrivata la primavera. Da un po’ di giorni Luca non vedeva più il marito della Signora. Pensò addirittura avessero divorziato! Quella mattina si era svegliato più tardi del solito. Franca aveva voluto essere scopata fino alle tre la sera prima, nel solito parcheggio in cui andavano a fare l’amore. La serata si era conclusa con un piacevole pompino durante il quale Luca aveva chiuso gli occhi e immaginato la calda lingua di Rossella alle prese con la sua rossa sugosa cappella. Ancora assonnato, dopo aver ingurgitato un caffè senza zucchero, uscì di corsa dal portone dell’edificio in cui abitava, dirigendosi frettolosamente verso la facoltà. Mentre procedeva a grandi passi per la sua strada scorse una figura familiare venirgli incontro. Era la Signora: indossava un completo bianco e dei sandali infradito ed era bellissima. La sua bocca era delineata da un rossetto rosso vermiglio che le faceva risaltare il nero degli occhi e dei capelli. Sopra il labbro superiore, da un lato, un neo che la rendeva ancora più sexy. Si stava avvicinando. Sentiva il suo odore fruttato e un fremito nel profondo del ventre lo fece trasalire. Chiuse gli occhi per fissarlo nella mente. E quando li riaprì lei era lì ad un passo…lo guardava e gli stava sorridendo. Anche Luca abbozzò un sorriso…non sapeva cosa pensare. Si fermò imbambolato. La Signora, dopo averlo superato, si voltò e gli disse: “Tu devi essere Luca…io sono Giovanna, piacere. Ho saputo dalla proprietaria del Bar in fondo alla strada che dai ripetizioni di Latino ai ragazzi delle scuole medie superiori..” Luca visibilmente emozionato, finalmente spiccicò parola: “ Bhè, sì è vero…prendo 30 euro l’ora”. E Giovanna: “Perfetto. Sei disponibile da domani a seguire mio figlio Paolo fino alla fine dell’anno scolastico?…ha bisogno d’aiuto…rischia di ripetere l’anno…”.
“Certo Signora Giovanna, non c’è problema…mi dica a che ora possiamo cominciare…”.
“Per te va bene domani pomeriggio alle 17?”
“Certo! Nessun problema”.
“Perfetto Luca…allora ti aspetto domani alle 17 a casa mia…abito in questo edificio al 5° piano…int.16”.
“A domani, allora…Buona giornata!”
“Buona giornata a te…”.
E così Luca sapeva finalmente il suo nome Giovanna…la Signora Giovanna.
Il giorno successivo con il cuore in gola Luca si presentò all’appuntamento con il dizionario sotto il braccio. Suonò il campanello e dopo alcuni secondi Giovanna si presentò alla porta. Era uno splendore: dalla camicetta di seta rosa si coglieva distintamente l’attaccatura delle sue grosse poppe. Indossava poi una gonnellina leggera e un paio di sandali bianchi che mettevano in mostra i suoi piedini ben curati. Non ci credeva di poterla vedere così da vicino. Era un sogno.
“Ciao Luca accomodati…Paolo ti aspetta in soggiorno… posso offrirti un caffè?.” disse Giovanna facendogli strada.
“Buongiorno Signora Giovanna..grazie lo prendo volentieri”.
E così la prima lezione si stava svolgendo tranquillamente.
Giovanna era in soggiorno con loro. Seduta in poltrona leggeva con attenzione un libro di Camilleri “La pensione Eva”, inforcando un paio di occhiali dalla montatura d’argento che le davano un aspetto da vera puttana. Luca aveva letto quel libro e conosceva il suo argomento scabroso. Si chiedeva come doveva interpretare quella situazione. Di tanto in tanto alzava gli occhi per scrutarne le caviglie, i piedi, le mani dalle lunga dita affusolate e nodose, che non nascondevano la sua età. In un paio di occasioni l’aveva colta nel sensualissimo gesto di succhiare la stanghetta degli occhiali e ciò gli aveva provocato una tale e portentosa erezione che aveva dovuto nascondere la patta con un libro sul tavolo. Le rughe del viso, in quell’esplicito atto di suzione, la rendevano ai suoi occhi ancora più desiderabile: avrebbe desiderato che ci fosse stato il suo cazzo al posto di quegli occhiali.
Paolo era un ragazzo un po’ svogliato, ma molto intelligente e Luca non ci mise molto a conquistarsi la sua fiducia e quella della Signora Giovanna. I risultati non tardarono ad arrivare e l’anno scolastico era ormai salvo.
Nel corso delle lezioni successive Luca colse l’occasione per osservare meglio quella casa che aveva avuto modo di scrutare solo da dietro le tende della sua abitazione. Con la scusa di dover andare in bagno aveva sbirciato dalla porta semiaperta la camera da letto di Giovanna. Su una seggiola aveva visto adagiata la vestaglia da notte e ai piedi di questa quelle fantastiche pantofole di raso bianco. Nel bagno spiò nel suo mobile scarpiera: c’erano scarpe, sandali e zoccoli che avrebbero scatenato la fantasia di un impotente. Non poté fare a meno di prendere tra le mani un paio di zoccoli di legno con il tacco dodici chiusi sul davanti da una fascetta nera lucida. Li portò al naso, tirò fuori l’uccello e con un paio di smanacciate si produsse in una copiosa sborrata. Li rimise a posto con cura, chiuse la scarpiera e mentre stava per uscire il suo occhio cadde sul cesto della biancheria riposto nel box doccia. Faceva bella mostra di sè un tanga bianco di pizzo. Luca si sentì svenire…lo prese e avidamente lo strofino sul viso: sentiva l’odore della sua fica…era proprio quell’odore fruttato che aveva sentito per la strada quel giorno in cui si era presentata a lui: era l’odore della sua fica. Luca tornò in sé…appallottolò il tanga e se lo mise in tasca prima di tornare al tavolo di Paolo: stava impazzendo.
L’estate non tardò ad arrivare e gli sforzi di Paolo sotto la sapiente guida di Luca tramutarono una insufficienza in un bel sette: l’obbiettivo era stato raggiunto.
Nei giorni successivi Giovanna chiamò Luca per ricordargli di passare da lei in modo che avesse la possibilità di saldare il suo debito e di ringraziarlo. Si misero d’accordo per l’indomani mattina.
Luca non poté fare a meno di fantasticare su quella situazione. Si rendeva conto che erano solo fantasie, ma gli odori e i sapori di Giovanna di cui si era “indebitamente” appropriato gli permettevano di farle sembrare quasi reali. Attaccato il telefono infatti, aprì il cassetto, e portò al naso il tanga accarezzandosi dolcemente fino all’orgasmo.
L’indomani mattina si presentò puntuale all’appuntamento e proprio mentre stava per suonare si sentì chiamare per nome:
“Luca!”. Si voltò e vide Giovanna che si avvicinava al portone con due enormi sporte della spesa…”Capiti a proposito…” aggiunse. Purtroppo l’ascensore è rotto e devo portare a casa la spesa: mi daresti una mano?”. “Certo signora…” e prontamente le tolse dalle mani le pesanti sporte. Giovanna si sentì sollevata, cercò le chiavi nella borsetta e apri il cancello dell’edificio. Quindi, percorso l’androne cominciò ad arrampicarsi per le scale, facendo strada al ragazzo e ondeggiando il suo grosso culo, inguainato da una gonna elastica, ad un palmo dal viso del ragazzo, che ad intervalli regolari annusava l’aria con la speranza di carpire il sottile afrore della sua fica. Giovanna indossava proprio quegli zoccoletti di legno con il tacco in cui Luca felice aveva infilato il naso qualche tempo prima. Questi con il con il loro ritmico ticchettio scandivano quell’amplesso mancato che si stava consumando. Ad un certo punto i loro sguardi si incrociarono all’altezza del pianerottolo. Giovanna sorrise e Luca capì che stava accadendo sul serio…tutto quello era per lui, forse lo era sempre stato. Arrivarono all’appartamento di Giovanna. Lei aprì la porta ed entrarono. Luca aveva ancora le sporte in mano, quando nel buio dell’ingresso sentì contemporaneamente una mano afferrargli e massaggiargli la patta e la lingua umida di Giovanna che gli frugava nella bocca.
Lasciò cadere le sporte e, senza dire una parola, come un lupo affamato si gettò sull’oggetto del suo desiderio con una passione feroce e scomposta. Le strappò quasi la camicetta facendo uscire i suoi grossi seni bianchi. Una vena azzurra si intravedeva sotto il grosso capezzolo scuro a cui Luca si attacco ciucciandolo come un neonato affamato mentre le titillava l’altro con la punta delle dita.
Dopo qualche minuto di quel tormento Giovanna mugolava affannosamente; un mugolio roco e profondo che sembrava le salisse direttamente dalla fica. Staccò il ragazzo dalle sue poppe e lo condusse in salotto dove lo fece sedere su una poltroncina. A quel punto guardandolo negli occhi gli sbottonò la cerniera e il suo cazzo svettò fuori in una poderosa erezione. Lo prese in mano accarezzandolo qualche secondo, quindi cominciò a coprirlo con una serie di piccoli e preziosi baci lungo tutta l’asta, fino ad arrivare alla punta. Luca era in estasi e si sentì svenire quando Giovanna avvolse la sua cappella con la sua lingua morbida e bagnata e se lo cacciò in bocca.
Giovanna cominciò un lungo e sapiente pompino, fatto di leccate, succhiate e carezze sui testicoli che in qualche minuto condussero Luca ad un passo dall’orgasmo.
Lui glielo disse: “Sto per venire..”. “Non ora” rispose lei e si alzo in piedi. Fece due passi indietro e sempre guardandolo negli occhi alzò la gonna e afferrò i bordi del tanga che indossava e lo sfilò sorridendo in modo assai femminile. Quando lo ebbe in mano, con delicatezza e ironia lo lanciò verso Luca che lo prese al volo. “Questo è per te…riportami l’altro però, per favore…”. Luca sorrise e se lo portò al naso. Lei allora si avvicinò di nuovo al ragazzo e al suo cazzo ritto e gli salì a cavalcioni impalandosi con estrema facilità. Giovanna cominciò una furiosa cavalcata su quel giovane cazzo, offrendo al contempo a Luca le sue tette da leccare. Dopo qualche minuto Luca le afferrò le grosse natiche e stringendole con tutta la forza che aveva diete gli ultimi due poderosi colpi prima di scaricare nella fica di Giovanna almeno un litro di sborra. Anche lei, sentendo quegli schizzi caldi che le salivano nel ventre raggiunse un poderoso orgasmo e nello stesso istante piantò le unghie laccate di rosso nella schiena di Luca. Erano sudati, stanchi e soddisfatti. Rimasero in quella posizione per qualche minuto accarezzandosi teneramente fino a quando Giovanna gli disse: “ E’ tanto tempo che lo desideravo. Sentirmi spiata da te mi faceva sentire così viva…così desiderata, così troia. Ora scopami di nuovo, ti prego. Ho bisogno di sentirmi viva…trattami come una puttana…la tua puttana. Fa di me ciò che vuoi”.
Luca non se lo fece ripetere due volte. La fece girare e dopo averle sfilato la gonna, ancora con gli zoccoli ai piedi, la fece appoggiare al muro, le fece alzare leggermente la gamba e riprese a stantuffarla da dietro nella fica, accarezzandolo con l’altra mano il clitoride e le tette ballonzolanti.
Giovanna era tutta rossa in viso e mugolava intensamente; sembrava quasi piangesse. Ad un certo punto gli disse: “erano anni che quello stronzo di mio marito non mi scopava così…sei divino…continua ti prego!”. Luca non si risparmiò e quando stava per prodursi in una seconda poderosa sborrata, volle prendersi un’altra soddisfazione. Mise un cuscino del divano a terra e ci fece inginocchiare sopra Giovanna, quindi dopo aver bagnato due dita, cominciò a prepararla per il rapporto anale. Giovanna non protestò, anzi sembrava non vedesse l’ora. Dopo averla lavorata per bene con le dita Luca appoggio il suo cazzo sul fiorellino di Giovanna e questo in un attimo fu risucchiato dentro. “Ne deve aver presi tanti di cazzi nel culo la Signora…” pensò divertito Luca. Cominciò quindi a pomparla con foga. Ad ogni schiocco sul suo culo, Giovanna emetteva piccoli urletti di piacere che eccitavano sempre di più Luca, deciso a svuotare i coglioni nel culo della sua bella Signora. L’orgasmo non tardò ad arrivare e Luca rimase nel caldo culo di Giovanna fino a che l’ultima goccia di sperma non ebbe trovato la sua strada. Quando lo tirò fuori Giovanna si voltò e lo abbraccio baciandolo, quindi si chinò a leccare il suo cazzo, quasi a ringraziarlo della fantastica mattinata.
Dopo essersi rivestita la Signora andò in camera da letto e tornò da Luca con il denaro che gli doveva: “Tieni disse, questi sono tuoi…e se saprai essere discreto ci saranno ancora tante mattine come queste…dipende tutto da te…ricordati che io ho una reputazione da difendere…disse con aria non troppo convinta, altrimenti cosa direbbero i vicini a quel cornuto di mio marito in quei pochi mesi che non è imbarcato?”.
Luca sorrise…aveva appena scopato selvaggiamente la mogli annoiata di un vecchio lupo di mare, realizzando in una mattinata il suo sogno erotico più profondo.
La cosa in fondo lo divertiva e sperava avrebbe continuato a divertirlo in futuro.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, culo, erotismo, figa, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, sperma, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, tette 

Visit link:
Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000)
Tags: figa, giovanna, gli scritti dei lettori, racconti di sesso, racconti porno, storie erotiche, storie hard, storie porno
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Il vecchio e la pioggia (racconto di paoladelta)
Era una bellissima domenica mattina di fine luglio. Il cielo era di un azzurro intenso, puntellato qua e là da bianche nuvolette. Avevo deciso di andare a fare una bella corsetta tra i prati. Indossai una tuta con i pantaloni aderenti (tipo fuseaux) bianchi con una felpa rossa, una canotta sportiva sotto, e le mie scarpe da tennis preferite bianche e rosse. Legai i capelli a coda e misi una visiera sportiva. I.pod in tasca e via! Prima di uscire mi guardai un ultima volta allo specchio: la mia nuova tuta mi stava proprio bene, i pantaloni aderivano alle mie gambe seguendo la forma del mio culetto e disegnando perfettamente la forma della patatina. Per non creare segni avevo indossato sotto un microtanga bianco. Sotto la maglietta un reggiseno sportivo per contenere al meglio le mie tettone, cosicché la maglietta disegnava due grosse e morbide curve. Chiudendo la porta alle spalle cominciai a correre per i sentieri. Una delle cose belle del Trentino sono proprio le piste create per correre in pace, lontano da traffico e smog. Mi allontanai abbastanza rapidamente dal centro abitato seguendo il sentiero che costeggia da una parte il fiume e dall’altra il bosco. Era abbastanza presto e in giro non c’era quasi nessuno: due ciclisti, una signora a spasso col cane e poi gli animali del bosco, scoiattoli ed uccellini. Avevo già corso un po’ quando il sole iniziò ad oscurarsi, banchi di nuvole si addensavano sulle montagne. Una delle caratteristiche della montagna è che il tempo varia rapidamente, dal sole si passa rapidamente alla pioggia. Potevo tornare indietro ma pensai che in ogni caso i temporali estivi durano poco, bastava cercare un riparo. Mi affrettai. In lontananza vidi una vecchia costruzione in legno e ancor prima di pensare sentì le prime gocce d’acqua sulla faccia. Iniziai a correre mentre le gocce pian piano si trasformavano in cascate d’acqua che scendevano dal cielo. Arrivai senza respiro alla vecchia capanna. La capanna era in realtà un vecchio fienile a ridosso del bosco, usato probabilmente come riparo dai pastori. Era un unico locale con pareti fatte con vecchie assi e travi, il pavimento era di tavole, così come il tetto, dal quale filtrava gocciolando acqua in vari punti. La porta ormai erosa dal tempo era stata completamente scardinata e appoggiata ad una parete, e due finestre oramai senza vetri alle pareti. Dentro vi erano ancora mucchi di fieno, una rudimentale panca fatta con tavole, mozziconi di sigarette, e un puzzo di piscio proveniente da un angolo, segno che veniva usata anche come latrina da qualcuno. Fuori il temporale infuriava con tuoni e fulmini facendomi temere che quel rudere potesse cadermi addosso. All’improvviso entrò zoppicando un uomo. Mi girai di scatto. Era un signore anziano, avrà avuto circa 70 anni, indossava una tuta grigia, un capellino da baseball da cui fuoriuscivano capelli bianchi come la neve, e scarpe da tennis ai piedi. Appena entrò mi salutò gentilmente togliendosi il cappello. “Mamma mia che pioggia!” esclamò con voce allegra. “Meno male che c’è questo riparo” risposi io. Andò a sedersi sulla vecchia panca, non prima di averci steso un giornale che teneva in tasca. Mi disse che era uscito per fare la solita passeggiata domenicale e che, sorpreso dalla pioggia, non era riuscito a tornare a casa in tempo. Notai subito che fissava le mie gambe. Abbassai anche io lo sguardo e ne capì il motivo: tra il sudore e la pioggia i miei fuseaux erano diventati quasi trasparenti. Si notava benissimo la mia passerina, con in mezzo uno spacchetto in cui rientrava il tessuto! Il vecchietto appena vide che lo guardavo distolse lo sguardo imbarazzato. Mi fece quasi tenerezza. Mi sedetti anche io per non imbarazzarlo ancora, anche se devo confessare che la cosa stuzzicò un pochino il mio esibizionismo. Il vecchietto cominciò a parlare. Ci presentammo, lui si chiamava Franco, ed era un ferroviere in pensione. Mi raccontò di essere ormai vedovo da tanti anni, e che il suo unico figlio era in Germania dove lavorava e dove viveva con la famiglia. Aveva una nipote di 20 anni che studiava medicina. Ma disse pure di soffrire la solitudine e che per far passare le giornate aveva preso l’abitudine di far lunghe passeggiate nei boschi. Comunque era molto allegro e solare. Mi raccontò un paio di barzellette che mi fecero ridere tantissimo. Vedendo la mia partecipazione iniziò a raccontare qualche storiella a doppio senso e iniziò a farmi complimenti: “come sei bella”, “mi ricordi una ragazza della mia gioventù” “magari avessi vent’anni” e così via. Mi chiese se ero fidanzata, risposi di sì ma che il mio ragazzo lavorava in un’altra città e che ci vedevamo poche volte al mese. E lui: “ma come? Con un pezzo di ragazza come te! Come resiste? E tu, tu resisti senza un uomo per tanto tempo?” . “Bhè, manca pure a me, specialmente la notte….” dissi con una punte di malizia. “Capisco” disse lui, e con fare indifferente mi appoggiò una mano sulla coscia. Pensai subito a quanto fosse intraprendente quel vecchietto. Lo guardai meglio. Aveva gli occhi di un azzurro intenso che risaltava sotto quelle folte sopracciglia bianche, un bel sorriso e delle belle labbra. Da giovane sarà stato veramente un bell’ uomo. E non dispiaceva neanche adesso! Ripensai subito alla sua età, e cercai di togliermi dalla testa strani pensieri. Lui continuava a tenere la mano sulla mia coscia sinistra e vedendo che stavo al gioco e ridevo alle sue battutine maliziose si fece un pochino più audace. Con fare indifferente cominciò a far risalire la sua mano, sempre facendo battute e ridendo. Il suo mignolo arrivò a sfiorarmi la passera. Si fermò per vedere la mia reazione. Io non sapevo che fare. Pensai di alzarmi e mettere fine al gioco, ma sapevo benissimo che mi stavo eccitando. Allora allargai le gambe. Lui capì e guardandomi senza dire nulla, delicatamente fece scivolare la sua mano sulla mia figa. Con il dito medio iniziò a massaggiarmi con un movimento circolare e poi verticale, scorrendo nel mio solco umido e premendo per entrare. Iniziai ad abbandonarmi a quel massaggio. Lui continuava a parlarmi con voce calda e suadente. Con l’altra mano si infilò sotto la maglietta e cominciò a toccarmi le tette. Le stringeva delicatamente strizzandomi i capezzoli induriti tra le dita. In preda all’eccitazione mi appoggiai con le spalle al vecchio muro, divaricando completamente le cosce. Franco smise di accarezzarmi e con la mano entrò dentro i fuseaux, sollevò l’elastico e raggiunse la mia figa pulsante. Appoggiò il dito che subito scivolò dentro. Iniziò a farlo entrare ed uscire ritmicamente. Mi stava facendo un ditalino fantastico. “Sei tutta bagnata. Ti piace vero?” Ed io “Sii….ancora….ancora…..mmhhh…..sto per venire”! “Aspetta” mi disse, “abbiamo appena iniziato”! Tolse la mano e mi fece alzare. Mi mise davanti a lui e con un rapido gesto mi abbassò completamente fuseaux e mutandine. Avvicinò il viso alla mia passera ed esclamò “fantastica, sei bellissima”! Si alzò e mi fece sedere al suo posto, sul giornale. Mi tolse completamente fuseaux e mutandine, poi mi prese per le caviglie e mi alzò i piedi fino a metterli sulla panca. Lui si inginocchiò faticosamente a terra. Si avvicinò con la faccia alla mia figa completamente spalancata. La annusò profondamente. Pensai in quell’istante che avevo corso e sudato per tutta la mattina, e che probabilmente avevo un odore non proprio fresco. Ma a Franco non sembrava dispiacere, anzi. Appoggiò la bocca e cominciò a leccarmi. La aprì con i pollici e mi penetrò con la lingua. Fantastico! Era come essere penetrata da un piccolo cazzetto umido. Poi mi penetrò con un dito, facendolo entrare ed uscire sempre più velocemente. Gridai “Mmhhh…..ssiii….siiii…vengo….vengooo”!!! E venni in un intenso orgasmo bagnando il giornale sotto di me. Franco si mise subito a succhiare la mia figa. Quando si alzò da terra aveva tutta la bocca impasticciata dei miei umori che aveva succhiato fino all’ultima goccia. Vidi un discreto rigonfiamento della sua tuta. Lo feci avvicinare e come lui aveva fatto con me gli abbassai tuta e mutande in un colpo. Mi stupì il suo cazzo: era corto ma molto grosso, non avevo mai visto un arnese di quella circonferenza. Circondato da un pelo bianco, aveva la cappella ancora dentro la pelle e dava l’impressione di un grosso hot dog! Le palle gli pendevano molto, gliele presi in mano e le massaggiai. Erano molli ma consistenti. Presi il suo cazzo e cominciai a segarlo, tirai fuori la cappella e la portai alla bocca. Aveva un odore intenso, un misto tra sudore e piscio, ma visto il mio eccitamento non mi dispiaceva affatto. La leccai piano insistendo sulla punta, tentando di farlo entrare in bocca, ma non c’era verso, era troppo grosso per la mia piccola bocca. Mi accontentai di leccarlo come un gelato, facendo scorrere la lingua per la sua lunghezza. Al vecchietto sembrava proprio piacere, socchiudeva gli occhi e mugolava, cambiò registro e dopo i complimenti adesso mi diceva “Troietta….leccalo….ti piace……sei una vacca”. Quel linguaggio mi eccitò ancora di più, era strano sentir parlare così una persona così distinta. Ad un tratto mi prese per i capelli e mi allontanò dal suo cazzo. Mi sdraiò completamente sulla panca. Voleva scoparmi. Tentò di infilarlo ma le gambe gli cedevano e non riusciva a tenersi alla giusta altezza. Provò un’altra volta ma non c’era verso. Imprecò maledicendo la vecchiaia. Allora mi alzai io. Lo feci sedere al mio posto. Montai su di lui, con la mano tenni il cazzo dritto, lo puntai sulla figa e lo feci scivolare dentro sedendomi a cavallo del vecchio. Mi sfilai la maglietta e il reggiseno e gli sbattei le tette in faccia. Cominciai a cavalcarlo stringendo le cosce alle sue reni e abbracciandomi a lui. Il suo cazzo entrava e usciva allargandomi la figa, mentre mi leccava le tette che saltavano su e giù. Il ritmo della scopata lo decidevo io. Ora piano, ora veloce. Stavo per venire. Gli leccai la bocca. Lui la aprì e gli ficcai dentro la lingua. Ci baciammo a lungo mentre con le mani mi allargava le chiappe spingendomi su e giù. “ Così…..siii…cavalca troia…….” Poi si irrigidì e sentì dentro di me fiotti di caldo liquido. Venni anch’io urlando il mio piacere mentre fuori un tuono squarciò l’aria. Rallentai il ritmo fino a fermarmi. Eravamo tutti sudati. Mi sfilai dal suo cazzo che stava afflosciandosi. Dalla mia figa colavano sperma ed umori. “E’ stata la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi vent’anni” mi disse, “ti ringrazio”. Fuori smise di piovere. Mi rivestì mentre lui era ancora in estasi, seduto con il cazzo floscio che ancora colava di sperma. Mi avvicinai e lo salutai con un bacio sulle labbra. Si risvegliò improvvisamente dal suo torpore e disse che voleva ancora rivedermi, che voleva sapere dove abitavo. Ma io per tutta risposta gli chiesi il suo numero di telefono, e dissi che mi sarei fatta sentire io. Non appena lo memorizzai uscì fuori dalla vecchia stalla. Il sole faceva capolino dietro una nuvola. Questo è il bello del Trentino: non sai mai che tempo farà.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, figa, godere, pioggia, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sperma, storie di sesso, storie hard, storie porno, vecchio 

Read more:
Il vecchio e la pioggia (racconto di paoladelta)
Tags: cazzo, gli scritti dei lettori, pioggia, Racconti Erotici, sperma, storie di sesso, storie hard, storie porno
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)
Con la mia lei, abbiamo l’abitudine, di fare sesso in auto.
In particolare, di solito ci appartiamo in una zona isolata, circondata da ville e tra i ruderi di antiche mura.
Fin da diciottenni, quando non avevamo che la macchina come nostra alcova, questi luoghi ci hanno aiutato a compiere le nostre evoluzioni, protetti da sguardi indiscreti.
O perlomeno così pensavamo.
Invece, per molto tempo ignari della cosa, eravamo lo spettacolo preferito dei guardoni della zona.
Chissà quante volte si saranno masturbati guardandoci e chissà quante volte hanno sognato la mia lei in certi atteggiamenti.
Quasi ogni giorno verso la sera, d’inverno e d’estate, quindi col buio o con la luce, ci rifugiavamo dietro quei cespugli e quelle mura, ed all’interno dell’abitacolo della mia utilitaria ci regalavamo un’oretta di sesso.
Dopo i primi periodi però mi accorsi che ci spiavano.
Teste che uscivano di nascosto dai cespugli, movimenti sospetti dietro i ruderi, passi che frusciavano tra l’erba.
Sempre, ogni volta.
Le prime scoperte di questi ospiti ci bloccavano, con la conseguenza che ci spostavamo di posto oppure smettevamo proprio.
Una volta, dopo che lei mi fece il solito gran pompino con tanto di sborrata in gola, mi venne immediatamente da pisciare e di corsa mi fiondai dietro il cespuglio accanto al finestrino aperto della nostra auto e vidi un tizio con il cazzo in mano che scappava a nascondersi dietro un muretto.
In quel momento ebbi la certezza che quell’uomo era rimasto per tutto il tempo a non più di un metro dal finestrino.
Ci aveva guardato ed anche ascoltato per tutto il tempo.
A lei non dissi nulla, sapere che qualcuno si sparava le seghe guardandola fare pompini, con le tette di fuori ed il culo a favore dei loro sguardi, mentre io la sditalinavo da dietro, non credevo le facesse piacere.
Poi qualcosa cambiò.
Una sera d’estate sempre, eravamo appartati in un parcheggio antistante ad un parco, e dietro ad un albero, di fronte la nostra macchina vi si appostò un uomo di colore.
Lei lo vide, me ne accorsi, ma non disse nulla ed iniziò a toccarmi con foga.
Poi lui si tirò fuori il cazzo ed iniziò a menarselo.
E lei come in trance si gettò a capofitto sul mio cazzo spompinandomi fino alla morte.
Aprì lo sportello e sputò tutta la mia sborra sull’asfalto, in modo che l’uomo potesse capire bene quello che aveva fatto.
Quella volta fui io a non volere indagare oltre, però la cosa mi eccitò.
Avevo capito che le piaceva essere guardata.
Da allora, ogni volta la stuzzicavo.
Le dicevo sempre di aver visto qualcuno dietro il cespuglio o dietro i muretti che ci guardava, anche quando non era vero, e lei si eccitava terribilmente, ma non smetteva certo le sue prestazioni.
Amplessi, pompini, dita nel culo, tutto alla luce del sole, tutto sotto gli occhi dei guardoni, che avevano capito oramai che l’unica accortezza che dovevano usare era quella di non farsi vedere da lei.
E lei troiona si scatenava, il solo pensiero la mandava in bambola.
“Mi è sembrato di vedere qualcuno là dietro, stai ferma”
“Perché, sei sicuro? Ma che ti importa, tanto oramai ci avranno visto tutti?”
“ se non ti interessa a te, per me continua pure”
“Ma non sei geloso che mi possano vedere nuda?”
“No, anzi adesso ti spoglio tutta”
E lei si faceva togliere tutto, rimanendo completamente nuda in macchina, con la fica in bella vista ed il culo che, quando si abbassava per farmi i pompini, lo porgeva dal finestrino, proprio in faccia ai guardoni.
E mi spogliava anche lei, mi leccava dai capezzoli fin sotto le palle, fino al buco del culo.
E spesso la leccavo anche io, facendola mettere con il cambio tra il culo e la fica e facendola muovere sul pomello.
Godeva come una forsennata.
Il tutto si concludeva sempre con una mega sborrata in gola che lei puntualmente sputava fuori dallo sportello.
Un giorno capitò di più però.
Quella volta, dietro ai cespugli c’era veramente qualcuno.
E mentre lei pensava che anche stavolta stessi inventandomi tutto per eccitarla, quel tizio non solo si gustò le nostre acrobazie, ma preso dall’eccitazione si avvicinò all’auto di nascosto.
Evidentemente era nuovo, oppure era un nostro ammiratore che non ce la faceva più a trattenersi.
Io non me ne accorsi subito, mi resi conto di questa presenza solo quando lo vidi affacciato dal finestrino aperto.
Solo la testa, che ripiegava in basso ad ogni movimento di lei, che potesse preludere ad un cambio di posizione.
Ma mentre spompinava, lei rimaneva con la testa affossata tra le mie gambe senza sapere cosa stesse succedendo attorno.
Era nuda anche quella volta.
Ed allora approfittai, mi insalivai il dito e lo infilai piano piano nel suo culo.
Lei ebbe un sussulto ma non smise di pompare.
Presi coraggio e le infilai contemporaneamente anche un dito in fica.
“Ti prendo dappertutto, in fica, in culo ed in bocca, ti piacerebbe avere tre cazzi a tua disposizione ora vero?”
“Si, continua, continua”
“Sei una succhiacazzi lo sai?”
“Si lo so me lo dicono tutti”
“Ah si e chi te lo dice? Quanti cazzi hai succhiato?”
“Tutti me lo dicono tutti”
“Sei una pompinara”
“Siiiii”
A queste parole il guardone si eccitò oltre misura e si fece più audace.
Io le sfilai il dito dal culo, e dopo nemmeno un secondo fu penetrata da un altro dito, diverso, più grande, nodoso, più adulto.
Lei sussultò ma non capì.
“Ahi mi fai male, fai piano”
Le afferrai le tette.
Troppe mani in giro, lei si voltò all’improvviso e vide la scena.
Un uomo sui sessant’anni stava affacciato dal finestrino, con un braccio dentro la nostra auto, un dito nel suo culo ed una mano che si masturbava un cazzo in tiro di dimensioni notevoli, con due palle gigantesche attaccate.
Strabuzzò gli occhi, lei.
La presi la testa per i capelli e la riaffondai tra le mie gambe.
Lei fece resistenza ma una volta col cazzo in bocca riprese il suo meraviglioso pompino.
Oramai non poteva opporsi, era completamente persa nei sensi e nel godimento di quella situazione.
L’uomo capì che poteva osare di più e provò, molto silenziosamente ad aprire lo sportello.
Lei mi sbocchinava come un’ossessa, ansimava, ed io continuavo a chiamarla nei modi più osceni.
“Che troia che sei, ti piace con due cazzi, finalmente”
“Zitto porco”
Roteava il culo per farsi entrare meglio il dito che le stava provocando un godimento mai visto.
Lo sportello era aperto, ora l’uomo si avvicinò notevolmente a lei, appoggiò anche l’altra mano sulle sue chiappe per allargarle e facilitare la penetrazione del suo grosso dito.
Oramai tutto dentro, fino alla nocchia.
Lei sollevò lo sguardo verso di me, impugno il cazzo alla base con una mano, aprì la bocca, se lo appoggiò alle labbra ed inizio a sbatterselo come una troia da film porno.
Sapeva che mi faceva impazzire e che non avrei resistito a tale trattamento.
L’uomo si fece più coraggioso ed iniziò a sfiorarle il corpo con il suo cazzo gigantesco.
Vedevo la cappella rossa e turgida strisciare sul culo, sulla schiena, sulle gambe, tra le ginocchia.
Poi le tolse le scarpe e appoggiò il cazzo sui piedi di lei, che flettendo le ginocchia iniziò a masturbarlo.
Stava scomoda.
Si rialzò sedendosi sul sedile.
Tutta nuda con un uomo alla sua sinistra ed uno alla sua destra.
Ebbe un colpo di genio.
Si spostò al centro, si posizionò con il buco del culo sul bottone del freno a mano e lasciò liberò il sedile di sinistra.
L’uomo ne approfittò subito per entrare.
Una volta dentro l’auto non perse tempo e si gettò ad accarezzarle la figa.
Lei si muoveva e mentre l’uomo la masturbava vedevo che il freno a mano sfregava sul suo culo.
Allora presi l’iniziativa e pigiando sulla frizione innestai la quarta marcia.
In questo modo, il pomello del cambio, arretrando, le sfiorava anche la figa e con i sui movimenti era come se stesse subendo una quasi doppia penetrazione.
L’uomo le prese una mano e la indirizzò verso il suo cazzo.
Lei lo afferrò alla base ed iniziò a fargli una sega.
Prima piano, poi veloce, sempre di più.
Con l’altra mano afferrò il mio e fece lo stesso.
Era straeccitata.
Il vecchio le prese il viso e lo portò verso di lui.
Con la lingua di fuori la leccò in faccia, sulle labbra chiuse di lei, quasi a respingerlo.
La forzò a socchiuderle e le infilò la lingua in bocca.
Ed anche lei iniziò a baciarlo con la lingua, la vedevo che spuntava fuori e si incrociava con quella del vecchio.
Non lo baciava ma lo leccava, la porcona.
Oramai era partita di lingua, ed il vecchio che aveva capito, slacciandosi la camicia, e prendendola per la nuca la piegava verso il suo petto.
E lei leccava, il pelo, i capezzoli, lo sterno e poi giù fino all’ombelico.
Mentre teneva il suo cazzo in mano.
Lei prese la cinta, la slacciò, sbottonò i pantaloni e li calò fino alle caviglie.
Anche il vecchio era tutto nudo ora.
Sapevo che glielo avrebbe preso in bocca ora.
Fa sempre così la zoccola.
Ed infatti, il vecchio, tenendole la testa la spinse verso il pube.
Lei leccò dapprima tutto intorno, i peli, l’interno coscia e poi iniziò con le palle.
Le leccò tutte, fino all’attaccatura del buco del culo.
Poi ad una ad una se le mise in bocca e le succhiò, erano gigantesche.
Il vecchio tirò la testa indietro dal godimento.
Smise con le palle e risalì l’asta, per intero.
La insalivò ben bene, leccandola come fosse un gelato.
Arrivò alla cappella e la ingoiò lentamente.
Poi giù, tutta.
Poi ancora più giù, fino a metà cazzo.
Ed inizio a pompare.
Io la presi da dietro, nella figa, e la sbattevo mentre lei con quel cazzo in bocca quasi soffocava ad ogni mio colpo.
Pompava talmente bene che l’uomo urlò “che pompinara la tua ragazza, continua troiona, continua che ti sborro in bocca”
E detto ciò venne a fiotti nella bocca di lei che trangugiava sborra e non riusciva a trattenerla per quanta glie ne aveva rovesciata.
Piano piano si staccò da quel cazzo facendo in modo che non colasse nulla.
A bocca piena e passando sopra il vecchio, sporse la testa dal finestrino e sputò tutto in terra.
Aveva la sborra che le colava dalla bocca per quanta ne aveva succhiata.
E continuava a tossire, erano quasi conati di vomito invece che tentativi di sputare tutto.
Il vecchio nel frattempo, approfittava della posizione per palparla ancora ovunque.
Poi prese un fazzolettino di carta e glielo passò sulle labbra per pulirle.
Lei lo lasciò fare ma sapeva che non era finita.
Lui le strizzava le tette ed aveva il cazzo ancora in tiro.
E lei lo sentiva perché per sputare tutto si era messa quasi in braccio a lui.
Mentre si ricomponeva si sentì bloccata per i fianchi e sentì la cappella di lui che spingeva già sulla sua figa.
E la infilzò con un solo colpo, secco.
Lei aprì la bocca e trattenne il respiro per il dolore che presto si tramutò in godimento però.
La macchina oscillava, e lei a smorzacandela ingoiava il suo cazzo facendo sbattersi fino alle palle, come una cagna.
Sdraiai il loro sedile per farli stare più comodi, visto che lei sbatteva la testa sul tettino quando oscillava.
Mi misi dietro di lei, con il culo sul cruscotto e puntai il mio cazzo verso il suo buchino.
E come si piegò di più in avanti la inculai senza troppi preliminari, tanto il vecchio l’aveva dilatata bene con il dito ed io avevo il cazzo umido dei suoi umori.
Dopo pochi colpi la inondammo di sborra nuovamente, sfilandoci da lei e facendole bere tutto di nuovo.
E stavolta bevve.
Era la prima volta.
Oramai sfiniti ci abbandonammo sui sedili della macchina, il vecchio la toccò ancora una volta e poi se ne andò.
Credo che ci guarderà ancora le prossime volte.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, erotismo, figa, guardone, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, voyeur 

See the original post here:
In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)
Tags: cazzo, erotismo, gli scritti dei lettori, racconti di sesso, Racconti Erotici, racconti porno, storie, storie di sesso, storie hard, storie porno, voyeur
Post correlati
Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)
….. Sono letteralmente in sua balia. Mi poggia lentamente le sue labbra e la sua lingua sul clitoride e comincia a sollecitarmelo con linguate rapidissime. Con le mani tiene costantemente divaricate le grandi labbra, e con la lingua esplora tutto l’interno. E’ incredibile quello che mi sta facendo provare!….,di fronte a ciò, inarco la schiena e spalanco completamente le gambe e le cosce…… comincio ad avere sussulti con il ventre … emetto gemiti di godimento, mi contorco come un serpente ed inizio ad ansimare……Appoggio entrambe le mie mani sul suo capo e comincio a spingerlo con forza verso la mia figa per fargli capire che deve andare sempre più in profondità. Lui mi capisce immediatamente e lo spinge con forza sempre più dentro. Ho un gemito lunghissimo di piacere “uuuhh ……oooooohhh”, ……. dalla espressione dei miei occhi capisce che lo sto’ ora supplicando di infilarmi il suo membro nella mia vagina. Lo fa subito dopo con la facilità di un coltello che affonda lentamente nel burro tiepido. Sento il suo cazzo nella mia figa che affonda sempre più per effetto dei suoi colpi violenti e decisi. Per penetrarmi meglio mi prende dai fianchi e mi tira verso di sé facendomi scivolare sul cuscino del divano. Sono sempre più incredula e meravigliata!…… Mi trovo sostanzialmente con le gambe divaricate al massimo, la figa ed il mio culetto aperti e protesi verso l’alto. In quella posizione mi può praticamente penetrare completamente. Cosa che puntualmente fa con grande energia. Emetto un grido ed un gemito di piacere. Mi tolgo velocemente anche la camicetta per offrirgli il mio corpo oramai nudo. Dopo circa dieci minuti passati a scopare in quella posizione, mi abbandono completamente rilassandomi un po’…… sento il suo cazzo durissimo che con l’aiuto della mio liquido vaginale mi è oramai entrato fino all’utero e continua a stantuffarmi ancora,…… vengo altre due volte……. poi mi abbandono definitivamente sul divano esausta. Rifletto un po’ sull’esperienza appena conclusa e sulle sensazioni meravigliose che Francesco mi aveva fatto provare,….anche io volevo adesso fargli provare sensazioni piacevoli in segno di riconoscenza nei suoi confronti. Ci riposiamo un po’ e dopo qualche minuto mi alzo lentamente, lo prendo per mano ed insieme andiamo verso la cucina. Mi cinge il fianco con un braccio e mi dà un bacio dolcissimo, io gli sorrido e così camminiamo fino alla cucina, le mie cosce nude con i miei fianchi urtano i suoi durante il cammino, e ciò mi eccita ancora. Gli offro una coca che beve subito con gradimento mentre io mi allontano un attimo per andare al bagno. Ritorno poco dopo e mi avvicino a lui,.. mi seggo su di una sedia e lo faccio avvicinare a me. Prendo il suo pene nelle mie mani e guardandolo negli occhi lo comincio a baciare e a dargli rapide leccate sulla cappella che subito diviene turgida e dura. Lui mi sorride apprezzando molto l’iniziativa, ma ora con gemiti e con espressioni di intenso piacere comincia a muovere rapidamente i suoi fianchi scopandomi in bocca. La mia bocca non regge i colpi violenti del suo cazzo, sono infatti costretta ad estrarlo frequentemente, leccarlo fino ai testicoli per poi riprendermelo in bocca. Questa volta è lui che va in estasi senza capire più niente…… . la sorpresa però gli e l’ho riservata alla fine. Mi tolgo dalla bocca il suo membro eretto e gli spalmo su un bel quantitativo di detergente intimo liquido. Francesco mi guarda con aria interrogativa, poi comincio a spalmarmelo anche sul mio culetto, quindi dopo uno sguardo invitante mi distendo a pancia in giù sul tavolo del soggiorno con le gambe per terra divaricate e mi apro con le mani le mie natiche fino a mettere a nudo completamente il buco del mio culetto. Lui capisce immediatamente cosa gli sto offrendo e con un sorriso di riconoscenza appoggia subito la punta turgida del suo pene sul mio sedere; non indugia un secondo e comincia immediatamente a spingerlo dentro. Lo prego di farlo delicatamente per non arrecarmi dolore, lui annuisce ma, preso dalla forte eccitazione, comincia a premere prepotentemente con il suo bastone sul buco del mio culetto, sento all’inizio un po’ di fastidio poi dolcemente lo sento penetrare sempre di più. Questa volta è lui che comincia ad ansimare sempre più freneticamente, i suoi colpi si fanno sempre più intensi e veloci, sento le viscere che si allargano sempre più ed il suo cazzo che mi penetra con potenza crescente. Con un ritmo oramai frenetico mi sta inculando meravigliosamente,.. con le mani appoggiate sulle mie natiche tiene aperto quanto più possibile il buco dell’ano, io non reagisco più ormai…., é un insieme di godimento e dolore…., comincio ad urlare per il piacere, questo eccita il ragazzo ancora di più fino a quando non sento un gettito di sborra calda che entra nel mio corpo, poi un secondo, …un terzo, …… ed è allora che avverto tutta la potenza del suo bastone che, agevolato dalla sborra, mi scivola ora tutto dentro le mie viscere fino a farmi sentire le sue palle sbattere freneticamente sulle mie cosce. Quando estrae il suo pene dal mio culetto io mi adagio sulla poltrona li vicina, sono piena di sperma….. mi sdraio con le gambe aperte e gli occhi chiusi. Il giovane, accarezzandomi dolcemente la figa, mi bacia sulle labbra e rivestendosi mi chiede se in seguito ci potevamo continuare a vedere. “Certo !!” gli rispondo, “sono felicissima di aver avuto questa avventura con te!….. e non voglio che resti l’unica volta!”…… acqua in bocca con tutti però!!
FINE
Per commenti: anno1954m@libero.it
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erotismo, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno 

Read more:
Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)
Tags: gli scritti dei lettori, racconti, Racconti Erotici, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)
Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro.
Mi piace avere la casa sempre in ordine, ed è appunto per questo che mi ero sempre ripromessa di riporre nella scaffalatura della libreria della sala da pranzo, quei libri e volumi pesanti sparsi un pò per tutta la casa.
Non potevo farlo da sola, e quindi lo avevo sempre rimandato.
Una mattina esco di casa per le solite faccende ed al ritorno trovo nel portone il figlio del nostro portiere, “Francesco”… Gli chiedo: “cosa ci fai tu qui ?”,.. “non dovresti essere al lavoro?”… Lui è infermiere professionista presso la ASL…. “signora non ci sono andato perché non mi sentivo tanto bene stamattina e quindi ho preso un giorno di malattia ”. “Bene !” gli dico, “allora… puoi venire su a casa con me?”……. vorrei un aiuto per sistemare alcuni libri pesanti in libreria !…. da sola non ci riesco”……tu stai comunque abbastanza bene per darmi una mano?” “Certo signora”,…..mi risponde “è stato solo un lieve malessere,… ma… adesso va molto meglio!” Dopo qualche minuto Francesco suona alla porta ed io lo faccio entrare.
“Sto preparando il caffé”, gli dico,… “tu intanto prendi la scala dal ripostiglio!” Francesco mi raggiunge in cucina per prendere un caffé con me , mi guarda la camicetta scollata e non riesce a staccare la vista dal mio seno semiscoperto. “Bene”, penso tra me,.. “significa che nonostante la mia non più giovane età, sono ancora attraente,.. anche per un giovane di 24-25 anni!. Cominciamo quindi a collocare insieme i libri negli scaffali della libreria; Francesco me li porge, ed io salendo sulla scala li depongo sulle mensole. Mentre depongo il primo libro, stando sull’ultimo gradino in alto della scala, mi accorgo dello spettacolo che sicuramente stavo dando al giovanotto che dai piedi della scala, vedeva tutto quello che c’era sotto la mia gonna: le mie gambe coperte solo con calze e reggicalze, le mie cosce e le mie natiche coperte (si fa per dire) da un microscopico slip. Ero un po’ preoccupata ed imbarazzata perché Francesco era una persona conosciuta nel palazzo e conosceva benissimo anche mio marito. “Che faccio?”….penso tra di me…….”mi copro le gambe?”…… “scendo immediatamente dalla scala?”…….. gli dico di andarsene?” …….ma….. oramai era fatta!: Aveva già visto tutto sotto la mia gonna!……. decido quindi di continuare così a deporre i libri negli scaffali senza dare molta importanza a quello che oramai lui aveva visto e poteva continuare a vedere. E così salgo e scendo dalla scala con il primo, il secondo, il terzo libro,…….ecc. ecc. Ogni volta però che scendevo dalla scala, notavo in lui un evidente pallore sul viso e la fronte imperlata da gocce di sudore; lo guardo negli occhi e gli faccio un mezzo sorriso di circostanza. Continuo quindi così fino a quando, prima di scendere nuovamente dalla scala…. mi sento le sue mani che mi sfiorano le gambe salendo fino alle mie cosce e terminando il loro cammino con carezze ritmiche sui miei glutei. Resto impietrita sulla scala……. non so che fare… se mostrarmi contrariata ed arrabbiata con lui, ….. metterlo energicamente alla porta….. se minacciarlo infine di dire tutto a suo padre ……..nel frattempo però le sue mani avevano ora delicatamente cominciato a scostare il mio slip rimuovendolo dalla fessura che separa le mie natiche, mettendo quindi completamente allo scoperto il mio sedere. Sento il suo viso che preme sui miei glutei,…. la sua bocca che comincia a baciare teneramente le mie cosce…. Resto ancora ferma…….penso a mio marito verso il quale sono stata sempre fedele! ………. ma comincio a sentire dei brividi lungo la schiena e sulle cosce,…. i miei seni diventano turgidi, ed avverto che la mia fighetta comincia ad inumidirsi. Nessuno di noi due dice una parola…… Mi contorco con movimenti lenti agitando il mio bacino e spingendo il mio posteriore sul suo viso. Non riesco a fermare i miei movimenti,…..nella mia testa ora regna un pensiero martellante: togliermi immediatamente le mutandine per assecondare i desideri di Francesco, e forse…. anche miei. Fantastico !!….come se avesse captato il mio pensiero , lui comincia infatti a sfilarmi ed ad abbassarmi gli slip fino al ginocchio, mettendo così a nudo completamente il mio culetto. Comincio a fremere,… ed un brivido mi attraversa tutto il corpo,… sento che mi prende dai fianchi e posa il suo viso in mezzo alle mie cosce. Sona assalita dal rimorso per quello che gli sto permettendo di fare,…. ho un sentimento di vergogna misto a preoccupazione,……ora mi alza la gonna, ed allargandomi le gambe, comincia ad aprire le mie natiche in modo da scoprire di più la mia figa lì davanti che nel frattempo si era tutta già bagnata. Quindi inizia a leccarmela lentamente e meravigliosamente. Non sapevo che fare!….ero immobile…… pensavo di nuovo a mio marito ed a quello che di lì a poco sarebbe accaduto…… mi stavo però eccitando….. e lui lo aveva capito dal movimento convulso del mio bacino che era in perfetta armonia con la sua lingua. Sono bastati pochi minuti per farmi raggiungere l’orgasmo terminato con un gemito strozzato. “Uuuuhhh, …..mmmhhh,….ooohhh …..Francesco se ne accorge e con grande tenerezza mi bacia le cosce,… poi, prendendomi per i fianchi, mi aiuta a scendere dalla scala. Sento che sto vivendo una esperienza stranissima,… non mi rendo conto se è un sogno o una realtà,… una volta giunta a terra pero lui mi fa capire che non si tratta di un sogno in quanto pian piano mi sfila completamente gli slip, lo lascio fare, mi cinge il corpo con le sue braccia ponendo le sue mani sul mio seno turgido ed accarezzando dolcemente i miei capezzoli. Questa volta sento il mio posteriore premere sul suo bacino, e avverto tra le mie cosce il suo membro già eretto che, attraversando le mie natiche, si stava appoggiando sulla mia figa bagnatissima. Ero incapace di prendere qualsiasi decisione, ero come ipnotizzata da un piacere immenso. Francesco ora mi preme leggermente sulle spalle per farmi capire che dovevo curvarmi in avanti e appoggiarmi alla scala sollevando il bacino verso di lui. Appena lo faccio sento immediatamente il suo pene che si infila prepotentemente da dietro tra le mie cosce e penetra decisamente la mia figa. non capisco più niente! Resto così ancora ferma sotto i suoi colpi di bacino dolcissimi ma decisi, mi sta chiavando in un modo impietoso, comincio anche io a muovermi tra mille fremiti e sussulti assecondando quei colpi. Dopo qualche minuto, con qualche altro gemito raggiungo un altro orgasmo. “uuuuhh,…uuuuuhhh, ……aaaahhh,… Lui se ne accorge ancora, e, come per compiacersi, mi gira verso di lui e comincia a mettermi la lingua in bocca esplorando tutti i punti più nascosti della mia bocca. E’ successo tutto così in fretta!….e francamente non avrei mai immaginato di avere un rapporto sessuale al di fuori della mia vita coniugale, soprattutto con una persona che dimorasse nel mio stesso palazzo!… Mi chiedo per un attimo se quello che sto facendo mi potrà lasciare rimorsi… Ora ci guardiamo e stiamo di fronte l’uno con l’altro,… mi prende le braccia e se le butta al collo mentre sento questa volta il mio ventre che preme sul suo membro rigidissimo. Stiamo così per un po’ di tempo fino a quando comincia a spingermi delicatamente contro il mobile del soggiorno togliendomi la gonna. Sono rimasta oramai solo con la mia camicetta, il reggicalze e le mie calze. Provo un po’ di vergogna,….. Francesco nel contempo mi alza con un braccio la gamba sinistra divaricandola dall’altra, mi preme contro il mobile e mi infila il suo cazzo impietosamente nella figa che oramai grondava succhi vaginali. Lancio un urlo di piacere e stupore…i suoi colpi di reni mi fanno sbattere contro il mobile, ed ad ogni urto sento il tintinnio dei bicchieri nella vetrinetta che portano il ritmo della nostra scopata. Ho gli occhi chiusi e godo intensamente quando, teneramente mi prende la mano baciandola e mi conduce verso il divano. Per timidezza o vergogna, pur essendo oramai quasi nuda, mi siedo con le gambe chiuse e piegate verso di me. Lui però si inginocchia davanti a me e con tenerezza me le apre lentamente. Mi sento tra le nuvole…., oramai in estasi,….. ricomincio a fremere…….., lui con le mani comincia ad accarezzarmi i foltissimi peli neri che coprono il mio basso ventre,… li scosta sapientemente e quindi scopre la mia figa che ora é completamente aperta e lascia intravedere il colore rosa del suo interno.
- continua -
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erostorie, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, tradimento 

Go here to read the rest:
Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)
Tags: erostorie, francesco, gli scritti dei lettori, racconti, racconti di sesso, Racconti Erotici, racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, tradimento
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Fotografie (racconto di Anatas Dark)
Lara entrò nel negozio con l’aria di chi sa esattamente cosa vuole dalla vita, si rigirò tra gli scaffali di vetro, poi andò dritta verso il ragazzo al bancone e gli sussurrò: – …vorrei farmi delle foto… un po’ sexy.
Lui non ci voleva credere, erano anni che sognava una simile occasione ed ora tutto si realizzava all’improvviso, come se avesse strofinato una lampada magica. Ebbe solo il coraggio di chiederle: -… quando? – e la sua agitazione raggiunse il culmine nel medesimo istante in cui lei rispose: -…adesso!
Era solo in negozio, ma per nulla al mondo poteva perdersi una simile occasione, quindi la pregò di accomodarsi nella piccola sala di posa, che liberò in tutta fretta dall’immancabile confusione. – Sa già come le vuole fare, lo sfondo, la luce?
- Sfondo nero come se fossi avvolta dal vuoto, il centro dell’attenzione voglio essere io… devo mandarle all’uomo che me le ha richieste e preferirei che usasse una macchina digitale, non voglio farlo attendere troppo.
Il ragazzo la guardò allibito, fece un piccolo cenno di assenso, e la lasciò sola un attimo per munirsi della sua inseparabile Canon. Quando tornò, Lara si era tolta l’impermeabile e si stava slacciando la camicetta. Rimase incantato ad ammirarla… silenzioso, attonito, rapito dalla sua disarmante complicità.
Lei gli sorrise e continuò a spogliarsi, finché restò con paio di culottes di seta nera ed un reggiseno in tinta che conteneva a fatica il suo seno prosperoso.
Bella, stupenda creatura lì davanti ai suoi occhi, non più giovane ma proprio per questo ancora più sensuale, come tutte le donne che acquistano fascino e personalità sopra i trent’anni.
Elegantemente seduta sul seggiolino dal sedile girevole, la lunga collana di perle adagiata sul seno e quelle labbra vermiglie che si schiudevano in un delizioso sorriso: – Sono pronta, – sussurrò – mi fido ciecamente di lei… spero non vorrà deludermi!
- Si spogli! – avrebbe voluto chiederle – Si tolga tutto e si lasci guardare…- ma la realtà non si lascia mai trascinare dai sogni e i sogni non seguono mai la realtà.
Il lampo del flash dettava i tempi della posa, piccoli movimenti, impalpabili correzioni, tutto sembrava seguire una prassi comune e la speranza del fotografo andava a perdersi col passare dei minuti.
Quando venne da me, quella sera, Lara aveva negli occhi la stessa luce e sulle labbra le stesse emozioni. Mi baciò con uno strano sorriso e subito dopo mi consegnò un sottile pacchetto avvolto con cura nella carta dorata; dentro c’era il CD con le sue immagini.
Mi misi seduto sulla comoda poltrona di pelle nera ed accesi il computer. Infilai nel lettore quel lucente disco dall’aria invitante ed attesi che mi mostrasse il suo segreto.
- Mettiti comodo, – disse lei, accovacciandosi in ginocchio tra le mie gambe – le foto sono montate in sequenza, trenta secondi per ognuna… dalla prima all’ultima…
Una musica dal ritmo latino inondò la stanza mentre le sue dita slacciavano la fibbia della mia cintura. Le immagini sullo schermo si susseguivano lentamente, quasi fosse un filmato a scatti, mostrandomi la cronaca fotografica dell’eccitante servizio fatto apposta per me.
Avvertii le sue dita sulla pelle del ventre, afferrarono l’elastico dei miei slip e lo attirarono verso i suoi denti. Uno strappo improvviso mi fece comprendere che quella sera sarebbe stata speciale, e la decima fotografia mi lasciò senza fiato. Sul primo piano delle culottes nere spiccava il rosso delle sue unghie che scostavano la seta di lato, poi le inquadrature si susseguirono finché la sua carne rosea cominciò ad apparire tra i corti peli.
Non era questo ciò che le avevo chiesto, mi sarei accontentato di saperla nuda davanti al fotografo, ma ormai era tardi per cambiare il corso degli eventi.
Trasalii quando vidi il suo indice sparire tra i petali carnosi… nello stesso istante mi sentii avvolgere da un calore intenso e non riuscii a parlare. Sapere che dall’altra parte dell’obiettivo ci fosse stato un altro uomo mi faceva impazzire di gelosia, ma la voglia che mi torturava era così grande da non riuscire a contenerla.
Reso ben visibile dagli scatti del flash, il luccichio dei suoi umori apparve all’improvviso sullo schermo, poi le dita si intinsero una dopo l’altra in quell’anfratto voglioso, schiudendolo ai miei occhi… ai suoi occhi.
Mai avrei immaginato di godere al pensiero che si mostrasse in quel modo ad un altro, ma ora ero prigioniero da quel susseguirsi di emozioni forti, tremende… mentre la sua bocca avvolgeva il mio sesso in una piacevole morsa.
- Ora ci sarà un momento di attesa, – sospirò Lara, concedendomi un attimo di pace – alcuni minuti di buio in cui non ha potuto fotografarmi perché mi stava scopando.
- Impossibile, – pensai – sta bleffando!- non l’avevo mai sentita parlare così.
Lo schermo nero mi eccitava ancora più delle fotografie, potevo immaginare ogni cosa e ciò che appariva alla mia mente era più perverso della realtà. Non potevo crederci… non volevo crederci, e se da un lato avrei preferito che non fosse mai accaduto, dall’altro ero attratto irrimediabilmente da quella prospettiva.
Quando le immagini ritornarono ad accendere di luce e colori il monitor, tutto sembrò ripetersi dall’inizio: stesso sguardo, stesse inquadrature. Ero certo che mi volesse lasciare nel dubbio, sicuro che quell’incertezza potesse divenire la scintilla che avrebbe riacceso il nostro rapporto, e tornai a seguire le sue dita con la stessa attenzione di prima, le osservai perlustrare ancora la sua carne, torturare la sua e la mia voglia.
Ma ancora una volta riuscì a stupirmi, le unghie rosse sprofondarono tra gli effluvi alla ricerca del piacere profondo, e riemersero intinte nei densi succhi che colmavano il suo sesso. Lo compresi immediatamente che rovistava nel piacere lasciato da un altro… e quella lunga scia di seme biancastro scivolava fuori dalla sua carne trascinando con sé i miei pensieri più torbidi… nello stesso modo in cui le sue labbra cingevano il mio glande risucchiandolo in gola.
I fotogrammi risalirono il suo corpo lenti e inesorabili, e l’ultima immagine si fissò nelle mie pupille nello stesso istante in cui il piacere divampò come un incendio nella mia mente. C’era il suo volto in primo piano, gli spigoli delle labbra tracimavano della stessa manna di cui si nutriva ora tra le mie gambe… ed io non potei fare a meno di scoppiarle in gola.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erostorie, fotografia, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, racconti sexy, sesso, storie, storie di sesso, storie hard, storie porno, storie sexy 

Here is the original post:
Fotografie (racconto di Anatas Dark)
Tags: erostorie, fotografia, gli scritti dei lettori, racconti, racconti di sesso, Racconti Erotici, racconti hard, racconti porno, racconti sexy, sesso, storie, storie hard, storie porno, storie sexy
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)
Era buio, erano in un parcheggio sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. “Sì, ancora, sì…”
Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no…
E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c’era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c’erano né parcheggio né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora…
Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l’indice sul clitoride, che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l’estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell’orgasmo pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l’orgasmo che non ne voleva sapere di spegnersi.
Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l’avvocato, non aveva più avuto un vero orgasmo.
Lui era così metodico, serio e organizzato!
Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse “comportata bene”, da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un “buon matrimonio”. Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d’anni, era insomma il classico buon partito.
Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei!
Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell’università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest’ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l’ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.
“Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave”, le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti.
Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze (”Erano nuove! Quindicimila lire al paio!”) alle ansie frustranti del “cosafaròdagrande”, ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi.
Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero.
Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l’avrebbe raccontato?
“Tu allora dici che devo lasciarlo?”
La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: “Conoscendoti, sì.” Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato.
“Be’, no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!”
“Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino.”
Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l’ipotesi di continuare con l’avvocato e di tanto in tanto farsi uno “stallone” non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto sesso con un sopraccitato stallone, l’avvocato non l’avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno!
Appunto.
“Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch’io.”
E poi rivolta a Michele: “Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?”
“Sei la solita.”
Mentre era fuori a pranzo con l’avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l’avvocato non ce l’avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell’ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l’avvocato, non faceva più niente con gli amici.
Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia.
Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un’ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo!
C’è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d’incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d’università. Era piuttosto un’uscita a quattro, nella quale l’avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia!
Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l’avvocato Silvia non se ne era stata con le mani in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell’università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna.
Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un’uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta’ pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero.
Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato Francesco erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e Orsetto e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l’ampio buffet a disposizione.
Per fortuna il “quarto uomo” era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto.
E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l’ingegnere aveva una bocca interessante, lei l’avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato “tirato in mezzo” più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza.
In fondo anche l’avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto.
Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere.
Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro.
Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c’era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo.
“Sentite, io a questo punto me ne andrei” suggerì, cercando di non dare l’impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto.
“Be’, ma che ore sono?” s’informò Silvia. “Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so…”
Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l’avvocato, che stava per uscire dallo studio.
“No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un’altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch’io, ciao.”
Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l’università. Martina si sentiva già male.
Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava parcheggio nella zona.
Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell’angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa.
Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì?
Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi.
Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e storie del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza.
Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e Orsetto che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto.
“Ciao Fragolina, ci sentiamo domani”, salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa.
Ma non appena le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po’ dentro l’ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue.
Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le mani sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le mani sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le mani nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i capezzoli eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente.
Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le mani.
Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l’orgasmo esplodeva tra le reciproche mani, lasciando entrambi senza fiato.
Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo…
L’ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po’, poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano.
“Andiamo?” propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza.
Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e Orsetto.
Mauro aveva lasciato la macchina in un parcheggio custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il parcheggio era terribilmente buio.
Martina stava per dirigersi verso la portiera dell’auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei.
Le mani di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in bocca fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli.
“Sei bellissima”, le sussurrò lui tra un sospiro e l’altro, provocando l’effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi.
“Ti prego”, sussurrò lei quasi senza sapere come, “voglio prendertelo in bocca…”
Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse.
Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi.
La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la bocca e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro.
“Ti prego, fermati…”, implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le mani per fermarla e la attirò a sé: “Ti prego, voglio venirti dentro…” E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua.
Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le mani sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il clitoride bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire.
Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le mani salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei.
Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei.
Oddio… era tutto così piacevolmente perfetto… una completezza di cui aveva perso il ricordo… ma non l’istinto. “Scopami”, incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei.
E Mauro se la scopò, fino a portarla sull’orlo dell’orgasmo, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all’orecchio: “Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?”
“Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi…”
Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo.
La prese e la voltò, facendola appoggiare con le mani sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le mani la toccava davanti, sfiorandole il clitoride e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore.
Cominciarono a muoversi insieme, l’uno contro l’altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un orgasmo esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare.
Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli.
Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente.
E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto.
Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero.
Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall’ingegneria informatica.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: clitoride, orgasmo, parcheggio, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, vagina 

More here:
Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)
Tags: fragolina, martina, mauro, orgasmo, orsetto, parcheggio, racconti, racconti di sesso, Racconti Erotici, racconti hard, racconti porno, silvia, storie, storie di sesso, vagina
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)
Era buio, erano in un parcheggio sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. “Sì, ancora, sì…”
Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no…
E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c’era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c’erano né parcheggio né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora…
Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l’indice sul clitoride, che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l’estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell’orgasmo pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l’orgasmo che non ne voleva sapere di spegnersi.
Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l’avvocato, non aveva più avuto un vero orgasmo.
Lui era così metodico, serio e organizzato!
Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse “comportata bene”, da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un “buon matrimonio”. Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d’anni, era insomma il classico buon partito.
Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei!
Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell’università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest’ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l’ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.
“Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave”, le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti.
Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze (”Erano nuove! Quindicimila lire al paio!”) alle ansie frustranti del “cosafaròdagrande”, ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi.
Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero.
Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l’avrebbe raccontato?
“Tu allora dici che devo lasciarlo?”
La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: “Conoscendoti, sì.” Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato.
“Be’, no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!”
“Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino.”
Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l’ipotesi di continuare con l’avvocato e di tanto in tanto farsi uno “stallone” non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto sesso con un sopraccitato stallone, l’avvocato non l’avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno!
Appunto.
“Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch’io.”
E poi rivolta a Michele: “Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?”
“Sei la solita.”
Mentre era fuori a pranzo con l’avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l’avvocato non ce l’avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell’ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l’avvocato, non faceva più niente con gli amici.
Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia.
Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un’ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo!
C’è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d’incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d’università. Era piuttosto un’uscita a quattro, nella quale l’avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia!
Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l’avvocato Silvia non se ne era stata con le mani in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell’università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna.
Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un’uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta’ pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero.
Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato Francesco erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e Orsetto e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l’ampio buffet a disposizione.
Per fortuna il “quarto uomo” era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto.
E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l’ingegnere aveva una bocca interessante, lei l’avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato “tirato in mezzo” più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza.
In fondo anche l’avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto.
Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere.
Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro.
Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c’era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo.
“Sentite, io a questo punto me ne andrei” suggerì, cercando di non dare l’impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto.
“Be’, ma che ore sono?” s’informò Silvia. “Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so…”
Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l’avvocato, che stava per uscire dallo studio.
“No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un’altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch’io, ciao.”
Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l’università. Martina si sentiva già male.
Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava parcheggio nella zona.
Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell’angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa.
Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì?
Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi.
Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e storie del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza.
Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e Orsetto che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto.
“Ciao Fragolina, ci sentiamo domani”, salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa.
Ma non appena le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po’ dentro l’ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue.
Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le mani sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le mani sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le mani nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i capezzoli eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente.
Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le mani.
Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l’orgasmo esplodeva tra le reciproche mani, lasciando entrambi senza fiato.
Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo…
L’ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po’, poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano.
“Andiamo?” propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza.
Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e Orsetto.
Mauro aveva lasciato la macchina in un parcheggio custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il parcheggio era terribilmente buio.
Martina stava per dirigersi verso la portiera dell’auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei.
Le mani di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in bocca fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli.
“Sei bellissima”, le sussurrò lui tra un sospiro e l’altro, provocando l’effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi.
“Ti prego”, sussurrò lei quasi senza sapere come, “voglio prendertelo in bocca…”
Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse.
Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi.
La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la bocca e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro.
“Ti prego, fermati…”, implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le mani per fermarla e la attirò a sé: “Ti prego, voglio venirti dentro…” E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua.
Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le mani sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il clitoride bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire.
Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le mani salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei.
Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei.
Oddio… era tutto così piacevolmente perfetto… una completezza di cui aveva perso il ricordo… ma non l’istinto. “Scopami”, incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei.
E Mauro se la scopò, fino a portarla sull’orlo dell’orgasmo, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all’orecchio: “Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?”
“Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi…”
Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo.
La prese e la voltò, facendola appoggiare con le mani sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le mani la toccava davanti, sfiorandole il clitoride e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore.
Cominciarono a muoversi insieme, l’uno contro l’altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un orgasmo esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare.
Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli.
Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente.
E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto.
Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero.
Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall’ingegneria informatica.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: clitoride, orgasmo, parcheggio, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, vagina 

Read more:
Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)
Tags: clitoride, gli scritti dei lettori, orgasmo, orsetto, parcheggio, racconti ero, Racconti Erotici, racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie porno
Post correlati
VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI
Uno e trino (racconto di Dago)
Paola era sola al buio.
Pensava.
Aveva conosciuto Dago una sera in un pub.
Un bel ragazzo, simpatico, brillante.
L’aveva affascinata subito.
Anche perché non aveva premuto sull’acceleratore per portarla a letto come le capitava spesso.
Si erano scambiati i numeri di telefono.
Si erano sentiti per qualche giorno.
Un po’ a voce un po’ con gli sms.
Poi si erano dati appuntamento.
Niente di originale, una cena.
Erano rimasti a tavola per quasi 3 ore a parlare. A lei piaceva sentirlo parlare, gli piaceva il suono della sua voce.
Poi erano finiti a casa sua, Dago viveva con 2 amici, era praticamente impossibile andare a casa di lui.
Era stato bellissimo fare l’amore con lui.
Erano rimasti svegli tutta la notte, parlando e facendo sesso.
Cosi amava definirlo lui. Le aveva spiegato la sua filosofia di vita.
Non voleva impegnarsi, anche per via del suo lavoro che lo faceva viaggiare molto. Era un imprenditore e lavorava con l’estero, e poteva dover partire all’improvviso.
Ma si era trovato davvero bene con lei. Se a lei stava bene potevano continuare a sentirsi e a vedersi, se a lei stava bene.
Paola non aveva impegni sentimentali. E sinceramente in quel momento nemmeno lei ne voleva. Dago era un bel ragazzo e diciamocela tutta… scopava da dio.
A lei andava bene così. Poi il tempo avrebbe deciso per loro.
Adesso li nel letto ripensava agli ultimi due mesi, due mesi passati a vedersi con lui e a fare sesso ogni volta che si vedevano.
Era sempre bello ma… Aveva una strana sensazione. Alcune volte quasi non le sembrava lui.
Il modo di porsi era sempre lo stesso. Ma aveva notato alcune differenze.
All’inizio pensava che fosse a causato da particolari eventi della giornata, o semplicemente il suo modo di voler variare il menage erotico. Ma ora li nel letto queste differenze le passavano davanti in modo strano.
Poi quando lei sta sera glielo aveva detto, gli era sembrato che avesse reagito in modo strano.
Cosa c’era di strano? Aveva notato delle leggere differenze fisiche che non sempre riusciva a ritrovare toccandolo. Una ciste sul braccio che appariva e scompariva, lui le aveva detto che faceva cosi fin da piccolo. La gestualità delle mani, diversa di volta in volta, non esageratamente, ma diversa.
E poi aveva notato che il suo membro non sembrava sempre grosso uguale. Non era una differenza di centimetri, ma una donna notava di queste cose.
Le cosa che più la aveva colpita era la diversa predilezione di volta in volta. Era la cosa che più la spiazzava. La prima volta aveva notato una predilezione per i rapporti orali, cosa che adorava anche lei. Dopo qualche volta erano iniziate le stranezze.
Paola si era preparata per dedicargli una serata speciale, voleva berlo fino a fargli urlare basta. Lui invece aveva iniziato a scoparla forsennatamente in diverse posizioni, ma sempre nella fica.
Non che le fosse dispiaciuto. La passione con cui l’aveva presa la aveva fatta godere diverse volte lo stesso.
Poi era venuta la sera del culetto. Non vi si era mai dedicato con grande attenzione, vi aveva al massimo giocato con le dita. Quella sera invece appena finito di mangiare l’aveva appoggiata al tavolo, le aveva alzato la gonna e spostato il tanga. Le aveva leccato il buchino con foga e poi l’aveva presa. L’iniziale sorpresa era stata surclassata dal piacere.
Poi però il ripetersi di queste particolari dedizione l’aveva lentamente incuriosita e insospettita.
Aveva provato a indagare, ma lui era sempre riuscito a evitare risposte dirette.
Questa sera aveva appunto provato ad affrontarlo direttamente. Insomma voleva capirlo un po’ di più, capire anche come dargli maggior piacere.
L’espressione quasi spaventata sul suo viso e la solita risposta evasiva e insoddisfacente aveva aumentato i suoi sospetti. Ma non riusciva a darne corpo e forma. Non sapeva cosa pensare.
Lentamente scivolò in un sonno agitato. L’unico ricordo che aveva al mattino era appunto di un sogno strano, ma non riusciva a ricordare di più. Questo sogno le lasciò una sensazione strana addosso tutto il giorno.
Ancora più strana gli parve la telefonata di Dago nel tardo pomeriggio. La invitava a cena a casa sua, e le aveva promesso che dopo cena le avrebbe chiarito tutto.
L’appartamento di Dago era molto bello, grande e spazioso. Aveva un grande soggiorno con un bellissimo camino, da una parte poi si andava nella zona notte dove c’erano le camere, ma lui la accompagnò nella bellissima e spaziosa cucina dove aveva preparato la tavola.
Paola si fermò all’ingresso della cucina. La tavola era apparecchiata per quattro. Ai fornelli e al lavello c’erano altri due uomini che quando si girarono per salutarla aumentarono lo choc. Erano identici ad Dago.
Paola rimase pietrificata. I suoi sospetti stavano prendendo corpo, e che corpo.
Dago prendendola per un braccio la accompagnò al tavolo dove la presentò ufficialmente agli altri due.
“Paola, ti presento ufficialmente Andrea e Adriano. Ufficialmente perché ufficiosamente già li conosci, credo che ti dobbiamo un po’ di spiegazioni…”
Paola restò zitta facendo scorrere lo sguardo da uno all’altro mentre Dago continuava a parlare ogni tanto corretto o sorretto dagli altri due.
Le spiegò, se la vista già non glielo aveva confermato, che erano tre gemelli, da sempre avevano giocato sulla loro incredibile somiglianza, scambiandosi i ruoli fin dai tempi della scuola.
Avevano ereditato improvvisamente l’impresa di famiglia che gestivano assieme e che portava via loro gran parte del tempo, limitandogli gli spazi personali. Cosi una volta per scherzo avevano deciso di provare a corteggiare una donna e di vedere se questa era in grado di accorgersi quando loro si scambiavano.
Fino ad oggi era andato tutto liscio. Ma con lei era successo un… imprevisto. Tutti e tre si erano innamorati di lei.
Nessuna donna prima di allora era stata in grado di capire e assecondare le loro sottili sfumature di
diversità. E poi si erano accorti che lei stava iniziando a sospettare qualcosa. A questo punto avevano deciso di parlarle. Non volevano perderla anzi, volevano chiederle di venire a vivere con lei.
Paola era sbigottita. Sentiva di essere stata sfruttata, trattata come una prostituta. Oddio, con lei si erano sempre comportati in maniera educata, galante.
Diciamo che la cosa che più non digeriva era il fatto che non le avessero detto nulla. Odiava essere ingannata. Ma nello stesso tempo era affascinata da questi tre uomini che sembravano un uomo solo. Le differenze dimostrate in questi due mesi erano veramente delle sfumature.
Dentro di lei prendeva forma un desiderio di vendetta, ma nello stesso tempo, in un angolo del suo cervello iniziava a svilupparsi un pensiero birichino.
Paola sorseggiando l’aperitivo che aveva di fronte per cercare di calmarsi disse: “Vi rendete conto che mi avete usata a vostro piacimento, senza tenere conto dei miei sentimenti, mentre io mi innamoravo di… di… di voi!”
Non era facile rispondere a una affermazione del genere, anche perché loro sapevano che era difficile, molto difficile farlo vedere sotto un altro aspetto. La mentalità dei gemelli è una mentalità particolare, difficile da capire per chi non lo è. Ma dovevano riuscire a farle capire quanto la amavano.
Andrea si alzò e disse: “Paola lo so che non è facile da capire, ma proviamo almeno a parlarne, se ci dai il tempo magari riusciamo a spiegarti meglio, riusciamo a farci capire meglio, resta a mangiare con noi .”
Adriano si alzò e iniziò a servire da mangiare. Paola, intontita dai suoi pensieri, restò seduta a tavola, sentendo lontano Dago, Andrea e Adriano che le parlavano. Nella sua mente giravano vorticosamente solo due cose: una parola e un’immagine.
Voleva trovare il modo di umiliarli come lei si sentiva in questo momento, ma nello stesso tempo c’era questa immagine che la distraeva.
Ripensava ad una chiacchierata una sera tra amiche. Una tavolata di donne a cena, non è poi molto diversa da una tavolata di uomini. Prima poi l’argomento principe diventa il sesso.
Paola ricordava che quella sera una amica di Daria aveva monopolizzato l’attenzione di tutte raccontando sue avventure. E aveva scoperto poi che, nonostante tutte al momento avessero fatto più o meno le scandalizzate, nella loro intimità si erano soffermate a pensare ad una situazione raccontata con molto entusiasmo, incuriosite, stuzzicate, ma senza il coraggio di provarlo.
Lei, in particolare nelle serate solitarie, si era spesso trovata a immaginare quella situazione e a provare a ricrearla aiutandosi con le mani, e la cosa la tentava sempre di più.
La cena era giunta quasi al termine. Aveva assaggiato qualcosa, distratta dai pensieri e con lo stomaco chiuso dal nervoso. Ma si era dedicata maggiormente all’ottimo vino servito, un Brunello di Montalcino, che si lasciava bere amabilmente. Senza accorgersene, il vino l’aveva aiutata a
superare i freni inibitori. Lentamente prendeva forma un’idea della vendetta.
“Che ne dite di sostarci in soggiorno?” Adriano propose.
Nel soggiorno, istintivamente, i tre uomini si sedettero sul divano e Paola in una comoda e ampia poltrona.
“Paola, ti capiamo, ma abbiamo di bisogno di sapere cosa ne pensi, non hai più aperto bocca”
Paola restò silenziosa per qualche istante poi chiese qualcosa da bere.
Andrea servì a tutti una buona dose di cognac. Paola lo sorseggiò osservandoli. Godeva a lasciarli sui carboni ardenti, e poi stava completando la sua idea di vendetta.
“Non so se sarei disposta a venire a vivere qui con voi.. non mi piacerebbe essere il vostro oggetto di piacere, non sapere chi di voi tre questa sera si infilerebbe nel mio letto per scoparmi e prendersi 5 minuti di felicità.”
“Paola…” tentarono di rispondere tutti e tre in coro ma furono fermati da un gesto della mano di Paola.
“Ma visto che scopate veramente bene, mi dispiacerebbe nello stesso tempo perdervi tutti e tre.”
Bevve un altro sorso di cognac lasciando scorrere lo sguardo su tutti e tre.
Accavallò le gambe in maniera esagerata in modo che facilmente potessero sbirciare sotto la sua gonna e notare che non aveva indossato il perizoma. La sua idea della serata era certamente diversa prima di entrare in quella casa.
“Per poter prendere la mia decisione ho bisogno da voi di qualcosa in più su cui poter riflettere, e dimenticare quanto mi avete fatto.”
“Paola, siamo a tua disposizione per qualsiasi chiarimento, chiedi!”
“Spogliatevi!”
I tre si guardarono con aria sbigottita. “Ma Paola..” provarono a dire.
“Voglio che vi spogliate ora, altrimenti prendo la porta e non mi rivedrete mai più! Anzi, voglio che vi spogliate ma uno alla volta, non tutti insieme, a partire da te!” e indicò Dago.
Conscio di non avere alternative guardò i fratelli e alzandosi iniziò a spogliarsi. Paola osservava ogni millimetro del corpo di Dago che piano piano veniva allo scoperto, e notò con un pizzico di divertimento il leggero imbarazzo nello sfilarsi i boxer.
Vedendolo li nudo, con il suo membro a poca distanza da lei, senti un brivido muoversi lungo il suo corpo e finire proprio tra le cosce. Iniziava a sentire umido da quelle parti. Bevve un altro sorso di cognac indicando al secondo di spogliarsi, e dopo pochi minuti toccò pure al terzo.
Era bello e eccitante vederseli li nudi davanti a lei. E godeva del fatto che si sentivano imbarazzati. Lei era ancora completamente vestita, mentre loro erano senza difese.
Si alzò e iniziò a passeggiare lentamente davanti a loro. Si fermò davanti a ognuno guardandoli prima negli occhi e poi abbassando lo sguardo sui loro membri, come se stesse scegliendo della merce.
Appoggiando il bicchiere sul tavolino disse: “Il primo di voi che si muove me ne vado”
Si sfilò la giacca del tailleur e si inginocchiò davanti ad Adriano, prendendogli in mano il membro si mise a parlargli. “Tu sei quel birichino che adora il mio culetto” e iniziò ad accarezzarlo e a massaggiarlo. Subito il membro di Adriano iniziò a inturgidirsi.
Ottenuto l’effetto voluto, si spostò da Andrea: “A te invece piace il calore della mia bocca” riservando lo stesso trattamento fatto al precedente.
Appena anche questo si inturgidì si spostò verso Dago: “Tu invece preferisci l’umido della mia… vongolina… come la chiami tu”
Appena anche il membro di Dago iniziò a diventare duro Paola si alzò andando a finire il cognac mentre li controllava con la coda dell’occhio.
Adesso si sentiva abbastanza disinibita ed eccitata per tentare quell’esperimento. Altro che quella stronza presuntuosa di Roberta che si vantava di averlo fatto con 2 uomini. Lei lo avrebbe fatto con tre uomini, tre gemelli, che avrebbero fatto tutto quello che lei voleva.
SI fermò davanti ai tre uomini fissandoli negli occhi: “Adesso voi farete tutto quello che voglio io”.
Iniziò lentamente a spogliarsi. Slacciò con studiata lentezza la camicetta mettendo in mostra il florido seno incorniciato dal reggiseno a balconcino.
Lasciò cadere a terra la gonna restando solo con le autoreggenti. Non indossava altro. Mentre si spogliava notava con piacere i loro membri diventare sempre più turgidi, e la cosa stimolava ancora di più la sua eccitazione.
Si inginocchiò davanti ad Andrea che era in mezzo e senza resistere di più glielo prese in bocca, lasciandolo scorrere fino in fondo, mentre nello stesso tempo impugno gli altri due e iniziò a massaggiarli.
Istintivamente i tre uomini si strinsero più vicini a lei. Paola iniziò a passare da uno all’altro succhiandoli e massaggiandoli con sempre maggior vigore. I tre si lasciarono trasportare dall’eccitazione e iniziarono ad accarezzarla con i loro membri sul viso, e quando era il loro turno la prendevano per i capelli spingendosi sempre più in fondo alla sua bocca.
Paola non resisteva più, si toccava tra le cosce e stringeva i capezzoli in preda all’eccitazione, e si sentì impazzire quando si trovò tutti e tre i loro membri che tentavano di entrarle in bocca.
Solo allora trovò la forza di staccarsi per dire: “Voglio sentirvi godere sulla mia faccia”
Oramai i tre erano al limite della resistenza e ulteriormente stimolati dalla sua eccitazione impugnarono i loro membri e dopo poche carezze iniziarono a schizzarle addosso.
Paola attendeva con la bocca aperta e le mani sotto i seni per non perdere neanche una goccia. Lo sperma caldo la investì con violenza, sentì la bocca piena e gli schizzi caldi sulla pelle.
Fu una sensazione cosi intensa e forte che raggiunse anche lei l’orgasmo.
Con gli occhi chiusi cercava i loro membri per succhiare le ultime gocce, e sentiva le loro mani sulla testa che la spostavano ora verso uno ora verso l’altro.
Paola raccolse con le dita le gocce che non erano arrivate nella sua bocca leccandosele e si accorse con piacere che i tre uomini erano ancora in completa erezione.
“Questo era solo l’inizio, adesso voglio che mi riempiate tutta!!”
Dago si sdraiò tra le sue gambe, iniziando a leccarla. Paola istintivamente si spinse in avanti cercando di succhiarglielo ma venne fermata da Andrea: “Non vorrai togliermi questo piacere”
Guidò la punta della sua asta lungo le labbra di Paola che fremente di piacere. Cercava di ingoiarlo, ma lui la teneva saldamente per i capelli.
Quasi si fossero messi d’accordo sentì la lingua di Dago penetrarla mentre lui lo lasciava scivolare tra le sue labbra.
Travolta da questi piaceri si era quasi dimenticata di Adriano.
Improvvisamente lo sentì alle sue spalle, lasciare scivolare le mani sul suo corpo fino a trovare i suoi seni. Il sincronismo tra i tre uomini era eccezionale e il suo ruolo di comando lentamente scemò sopraffatto dal piacere, mentre i tre uomini la muovevano a proprio piacimento.
Improvvisamente la misero in piedi, e Dago la guidò verso il divano. Vi ci sedette sopra e se la portò sopra a cavalcioni scivolando dentro nella sua vongolina. La spinse più in fondo possibile, e la tenne ferma.
Andrea si mise seduto sul bordo del divano. Paola stava per dedicarsi al suo membro quando improvvisamente sentì Adriano che “bussava” alla porta posteriore.
Lei si spinse in avanti per facilitargli il compito. Si puntò, iniziando a spingere lentamente per entrare. Una volta dentro si fermò un attimo, il tempo di farla riprendere, prima di spingere con decisione. Paola urlò. Urlò per il dolore, ma anche perché aveva goduto. Sentiva i liquidi del suo piacere colare addosso a Dago.
Gli uomini incominciarono ad accarezzarla e a baciarla. Lei si senti travolgere da un piacere nuovo e sempre più forte e iniziò a muoversi sopra i due uomini mentre ricominciava a leccare e succhiare Andrea.
Ora era tutta piena. Era una sensazione unica. Stravolgente. Quasi stava per raggiungere un altro orgasmo.
Ora era immobile ed erano i tre uomini che si muovevano dentro di lei.
Sentiva Adriano e Dago che si muovevano alternativamente dentro e fuori di lei, mentre Andrea la teneva per la testa muovendola su e giù, fino in gola.
Lentamente i tre uomini aumentarono il ritmo.
Improvvisamente iniziò a sentire Andrea mugolare di piacere. Accelerò i ritmi della sua testa succhiando avidamente il membro di Andrea che non resistendo a quelle sollecitazioni le venne in bocca, Paola cedette al piacere e venne un’altra volta.
Ora erano rimasti i due uomini dentro di lei. Senti Adriano che improvvisamente usciva dal suo buchino, e se lo ritrovò davanti a lei, che le spingeva il membro tra le labbra.
Paola era ormai in estasi. Schiuse la bocca e si lasciò penetrare con foga in bocca.
Adriano le teneva la testa mentre si muoveva velocemente dentro e fuori la sua bocca. Paola faceva fatica a respirare e mugolare, e quando lui le spruzzò il seme in bocca quasi si sentì soffocare. Ma non mollò la presa e non perse nemmeno una goccia.
Era rimasto solo Dago.
Con dolcezza la sfilò dal suo membro e la fece scivolare tra le sue gambe.
Paola era oramai passiva. Lui le posizionò il membro tra i seni e stringendoli iniziò a muoversi. Poi le prese le mani e fece in modo che fosse lei a tenere stretti i seni mentre lui le faceva abbassare la bocca e le sussurrava “Leccalo… Succhialo…”.
Paola ubbidì. Velocemente i suoi sforzi furono ripagati da un’altra dose di sperma che le riempì la bocca.
Era distrutta e con i sensi inebriati. Ma in preda a un’eccitazione come non si era mai sentita prima.
I quattro rimasero in silenzio per qualche minuto, cercando di riprendere le forze.
Scioccante. Paola non riusciva a trovare un altro termine. Pensava di non aver mai raggiunto un livello tale di piacere.
Sentire i tre uomini che la riempivano contemporaneamente era qualcosa di inaspettatamente piacevole. Soprattutto perché loro tre era come se fossero un solo uomo. Non aveva fatto altro che fare in contemporanea quello che normalmente faceva singolarmente.
Si sorprese a ripensare al tutto e si accorse che ricominciava a bagnarsi. Con il viso ancora vicino al sesso di Dago istintivamente incominciò a stuzzicarlo con la lingua, leccando il glande e poi scivolando lungo l’asta fino ai testicoli, risalire, succhiarlo un pochino e poi ricominciare a leccarlo.
Dietro di se senti qualcuno che con la lingua stava giocando con il suo buchino. Un brivido lungo la schiena, e allargò le gambe per meglio offrirsi.
Lei si dedicò con maggiore foga a Dago che oramai era diventato duro, succhiandolo con tutte le forze che aveva e muovendo la testa velocemente mentre lui la incitava a fare ancora di più. Si fermò solo quando sentì che quello dietro di lei stava strofinandole nel solco delle chiappe qualcosa di inconfondibile.
Improvvisamente con un colpo secco lo sentì deflorare il suo povero buchino iniziando a spingere dentro di lei con tutte le forze. Non poteva essere che Adriano.
Paola lasciò scivolare il membro di Dago fuori dalla sua bocca appoggiando la testa sul suo inguine quasi singhiozzando di dolore e piacere. Una lacrima le rigò una guancia. Dago si alzò dal divano e al suo posto arrivò Andrea che aveva aspettato il suo turno massaggiandosi l’attrezzo.
Profanò con brutalità le sue labbra mentre con la mano le spingeva in giù la testa. I mugolii di Paola anche se soffocati aumentarono. La decisione con cui la stavano prendendo le fece perdere il controllo e raggiunse l’orgasmo gocciolando sul tappeto.
Sentì Adriano scivolare fuori e fu la volta di Dago di mettersi dietro di lei. Riconobbe la sua mano che le accarezzava la vongolina che gocciolava, e poi lo sentì scivolare delicatamente dentro di lei. Lo sentiva muoversi lentamente, mentre il fratello le muoveva con lo stesso ritmo la testa su e giù riempiendola e svuotandola contemporaneamente.
Poi lo sentì puntare anche lui nel suo buchino. Oramai si era cosi abituato che Dago entrò facilmente. Lo sentiva uscire lentamente e spingere dentro con forza mentre le sue mani erano aggrappate ai suoi seni. Andrea si tolse dal divano e venne il turno di Adriano di godere delle grazie della sua bocca. Ma dopo che le glielo prese in bocca freneticamente lui le bloccò la testa preferendo scoparla lui in bocca, decidendo il ritmo e l’intensità delle spinte.
Paola oramai aveva perso il controllo del suo corpo e si lasciava trasportare dalle sensazioni. Sentì le mani di Dago spostarsi dai suoi seni sulla sua vongolina. Con le dita iniziò a sgrillettarle furiosamente il clitoride e per lei fu impossibile trattenere un altro orgasmo.
Anche Dago abbandonò il suo buchino e lo vide sedersi al fianco di Adriano sul divano.
Adesso era Andrea dietro di lei. Le strinse le gambe e allargandole le labbra con il glande scivolò dentro il suo lago di piacere. Sentiva ogni millimetro e ogni nervatura del suo membro, mentre davanti a lei c’erano Dago e Adriano ai quali si dedicava alternativamente.
Anche Andrea si stava dando ora da fare alternativamente ora in un buco ora in un altro. Paola era sfinita ma non ancora doma.
“Voglio sentirvi venire tutti e tre dentro di me”
Scegliendo ognuno il proprio buco preferito si rimisero nella posizione iniziale.
Dago si sdraiò sul pavimento e Paola a cavalcioni sopra di lui. Adriano dietro nel suo buchino, mentre Andrea si mise in modo che lei lo potesse accogliere facilmente nella sua bocca.
“Adesso muoviti tu” le dissero tutti e tre come se fossero una unica voce.
Paola iniziò a muoversi. Sentiva la loro virilità entrare e uscire dai suoi buchi dandole sempre maggiore piacere mano a mano che li sentiva pulsare sempre più forte dentro di lei pregustando il momento. Sentiva un altro orgasmo che stava per scuoterla, ma doveva resistere.
Sentiva i tre fratelli che iniziavano a gemere, e non riuscivano più a trattenersi e stavano spingendo con lei, dentro di lei.
Se il primo orgasmo era stato scioccante, per questo Paola non aveva paragoni.
Sentì improvvisamente i tre sessi vibrare e fremere e prima di iniziare a riempirla ovunque di linfa calda. Paola tentava di urlare di piacere ma non aveva nessuna intenzione di perdere una goccia del nettare di Andrea, mentre stringeva i glutei per spremere i membri di Dago e Adriano.
Lentamente i corpi scivolarono uno sull’altro avvinghiandosi e annodandosi l’un l’altro, le bocche scivolarono sui corpi, la bocca di Paola cercava i membri di Dago e Adriano per gustare le ultime gocce, mentre loro la accarezzavano e baciavano ovunque.
La sua mente vagava, persa nell’oblio del piacere.
Tre uomini.
Solo per lei.
Tutti per lei.
Forse valeva la pena di perdonarli se erano in grado di darle tutto questo.
FINE
SCEGLI UN ALTRO RACCONTO
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erostorie, erotismo, racconti, racconti di sesso di gruppo, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, storie, storie di sesso, storie di sesso di gruppo, storie hard, storie porno 

Read the original post:
Uno e trino (racconto di Dago)
Tags: adriano, erostorie, improvvisamente, paola, Racconti Erotici, racconti porno, sesso, storie di sesso, storie hard, storie porno, tre-uomini
Post correlati
|
|
|