Prima puntata
Terza puntata
Quarta puntata

 

Erano trascorsi due giorni da quando S. l’aveva sedotta. Laura gli aveva permesso di insinuarsi nel suo intimo, di toccarla, di allargarle le cosce sul bancone della reception leccandola con avidità. Chiunque avrebbe potuto vederli e spiattellare ai quattro venti la loro avventura. Al solo pensiero delle sue labbra morbide, della sua lingua umida, delle sue dita forti e decise, Laura si sentiva rabbrividire e l’impulso a provare ricordando quegli attimi era forte, talmente forte da costringerla a prendersi numerose pause nel corso della giornata per masturbarsi. Con una scusa qualsiasi si faceva coprire alla reception, si chiudeva nel lussuossimo bagno dello spazio adibito alle riunioni e in piedi davanti allo specchio iniziava il suo rituale. Amava slacciarsi la camicetta, abbassare il reggiseno, accarezzarsi i seni titillandone i , per poi alzarsi la gonna sfiorando le calze autoreggenti. Si ammirava per alcuni minuti immaginando che fosse lui a toccarla, sfiorarla, desiderarla e possederla. Chiudeva gli occhi ed erano le dita di S. a spostarle il perizoma e a giocare con il suo clitoride. Lo immaginava mentre la prendeva da dietro tutta bagnata, lo immaginava ansimante e desideroso, tutto nella sua voglia di possederla. Dio come avrebbe voluto che entrasse in quel momento, mentre il stava per percorrerle ogni fibra del suo essere donna e anche un po’ puttana. Adorava sentirsi la più troia di tutte in quegli attimi di intensi che avrebbe voluto durassero un’eternità. Era con la che Laura coronava i suoi sogni più perversi, triangoli, , feticismo e sentiva che con lui tutto ciò si sarebbe potuto concretizzare un giorno. Lui era l’uomo con cui avrebbe fatto di tutto purché la facesse godere rendendola schiava dei suoi istinti più animaleschi. Dopo l’orgasmo la voglia si sopiva per poi risvegliarsi ad ogni minimo movimento quando sentiva gli slip bagnati a contatto con la pelle nuda perfettamente depilata. Read the rest of this entry »

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Un’occhiata veloce all’orologio: le 7. Laura si rigirò sull’altro lato pensando di concedersi altri  10 minuti di sonno. I pensieri iniziarono però ad affollarle la mente impedendole di riprendere sonno come spesso le capitava di lunedì. Un’altra settimana di lavoro, altre riunioni, nuove persone a cui sorridere e a cui dare una buona impressione, nuovi maschietti da far impazzire così giusto per passare un po’ il tempo. Fare seppur nella più rinomata banca d’affari italiana, non era la sua ambizione primaria ma lo stipendio era ottimo e con una laurea in lettere non poteva far altro che accontentarsi. Certo era un po’frustrante dover assecondare i capricci di manager e segretarie petulanti. Per la verità, i manager  di maschile lei se li rigirava come voleva: le era sufficiente slacciarsi un bottone della camicia, piegarsi leggermente e lasciar intravedere l’attaccatura dei seni fingendo indifferenza per mandarli in visibilio, per farli arrossire e per farli diventare duri come il marmo.  Le piaceva vedere quanto si eccitassero davanti alla sua sensuale camminata, quanto poco professionali diventassero quando accavallava le gambe sullo sgabello lasciando intravedere gli slip per poi accarezzarsi le caviglie fasciate da eleganti e costose scarpe alla moda. In questi momenti si sentiva potente più di quanto lo fossero loro con i loro titoli e i loro successi finanziari.
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