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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

Questo racconto racchiude la storia realmente vissuta da una coppia di amici. Li ho conosciuti perché si sono messi in contatto con me dopo la lettura dei miei . Mi hanno scritto sinteticamente la loro storia e mi hanno pregata di tirarne fuori qualcosa. Poiché la trama mi ha intrigata mi sono messa al lavoro ed è venuto fuori il racconto: “Le voglie di Anna” che si sviluppa in due puntata.
Loro l’hanno letto e sono rimasti contenti e mi hanno esortata a pubblicarlo. Ho esaudito il loro desiderio e spero che il racconto trovi il favore dei lettori.
È ovvio che questo racconto è dedicato all’amica protagonista e a suo marito.

È la storia di una coppia di coniugi. Lei Anna 48 anni, alta 1,65, una seconda di seno, un bel fisico interessante, un bel sederino che mette in mostra solamente quando indossa abiti molto aderenti.
Lui, Lorenzo 52 anni, alto 1,75, leggermente soprappeso ha una classica pancetta da commendatore.
Sono entrambi docenti in un Liceo della loro città. Lei, pur essendo una donna decisamente affascinante, è arrivata vergine al matrimonio. Lui non ha avuto storie con altre donne prima di sposarsi. In ciò avrà sicuramente influito la preoccupazione di avere un piccolino. Ha conosciuto Anna nel posto di lavoro. Erano e ancora oggi sono colleghi. Anche lei aveva le sue fisime e, pur avendo voglia di stare con un uomo, faceva di tutto per non farsi notare. Un giorno di pioggia Anna accettò il passaggio in macchina che le offrì Lorenzo e d’allora ebbe iniziò la loro storia. Il fidanzamento fu breve e, pur non essendo più giovanissimi, arrivarono al giorno fatidico entrambi vergini. Infatti il senso di rispetto di lui e la discrezione di lei non li hanno portati oltre allo scambio di qualche bacio.

Fino ad allora l’unico piacere sessuale che entrambi avevano provato era quella che veniva dalle masturbazioni.
Anna, pur non avendo avuta occasione di vedere altri cazzi, nella prima notte di nozze scopre che il fallo di suo marito non è un granché. Inoltre riscontra lui soffre pure di eiaculazione precoce. La prima notte non è un fiasco totale perché, finalmente, dopo la seconda venuta, lui riesce a scopare la moglie. Del suo primo rapporto sessuale Anna ha il ricordo di un leggerissimo fastidio, per la rottura dell’imene, e del di Lorenzo arrossato dal suo sangue. Cosa sia orgasmo e godimento inutile parlarne.
Lei, dopo la delusione della prima notte, ha fatto l’abitudine ai due difetti del marito e poiché non si vive di solo , è riuscita a conoscere meglio Lorenzo e a trovare insieme il modo di potere godere lo stesso. La lingua di lui è sempre stata un’alternativa al pene e da buon linguista è riuscito a dare alla compagna quello che il fallava.
Il loro menage ha vissuto un momento di crisi circa sei anni fa. Essendo entrambi persone intelligenti, sono riusciti a dare una scossa e superare il momento negativo grazie alla scoperta della visione di film hard. Dopo ogni visione sentivano la voglia e il desiderio di fare e in tal modo riuscivano a soddisfare le voglie dei loro sensi.
La loro vita coniugale scorre su questi binari fino a quando non decidono di fare una vacanza a Capo Verde.

Nel meraviglioso arcipelago posto nell’oceano Atlantico, Anna scopre la sua calda natura di donna. Conosce un ragazzo indigeno. Appena lo vede il suo corpo ha un fremito. Percepisce una fitta, a lei fino ad allora sconosciuta, nel basso ventre. Il ragazzo ogni volta che l’incontra la saluta servilmente e le sorride con i suoi meravigliosi denti bianchissimi. Ad ogni suo sguardo Anna rimane sconvolta. Verso quel bel giovane, dal corpo sodo e tutto muscoli, intuisce di avere un debole. Una notte svegliandosi inizia a pensare di trovarsi tra le braccia del ragazzo. Si meraviglia moltissimo che a tale pensiero la sua femminilità inizia a inumidirsi e a prudere. Scopre sensazioni mai provate ma che le risultano molto piacevoli. Allora per la prima volta da quando è sposata si trova a scandagliarsi la passera con le dita. Percepisce il clitoride teso e lentamente inizia a menarselo. Soffoca i suoi gemiti per non farsi sentire dal marito, che le dorme profondamente accanto, e quando soddisfatta e col corpo tutto tremante per il piacere provato viene mette la mano stretta e si tappa la per paura che i suoi succhi femminei possano macchiare le lenzuola. Si alza, va in bagno, si lava la e poi, col seno ancora palpitante dal piacere provato, si rimette a letto. Si addormenta poco dopo ma nel suo cervello è scattata una molla.

La mattina seguente avrebbero dovuto fare un’escursione. Lei con una scusa resta al villaggio mentre Lorenzo va a farsi la gitarella.
Ormai le sue idee sono chiare. Appena vede il ragazzo di colore invece di scansarlo, come ha fatto fino ad ora, si ferma e gli sorride affabilmente. Lui si avvicina e dice: la signora non è andata in escursione? … Vuole venire a vedere il villaggio con ?
Anna accetta e in breve si trova in una insenatura meravigliosa e solitaria. Indossa un bikini e sopra un trasparente copricostume. Il ragazzo l’invita a fare il bagno. Lei sorridendo si leva il copricostume e entra nel meraviglioso azzurro mare. l’osserva e levatosi i pantaloncini si tuffa in acqua completamente nudo. Anna rimane abbagliata da quello che vede. Mai, dal vivo, aveva visto cazzi all’infuori di quello piccolino del marito. I cazzi grossi li aveva scoperti nei film hard che aveva visionato insieme a Lorenzo. Il del ragazzo è di una lunghezza e grossezza che mai avrebbe pensato.

Lui si avvicina e la prende tra le braccia. Percepisce le voglie della donna e insinua le mani sotto il reggiseno. Lei non si oppone. Le piacciono le dita che stuzzicano i capezzoli che al contatto diventano ancora più duri. Ansima e sospira di desiderio. Mai il suo corpo ha vibrato in tal modo. Ora una mano del ragazzo s’intrufola nello slip. Lei, ormai in trance, allarga le cosce e si fa toccare la . Il ragazzo sospirando la prende tra le braccia, esce dall’acqua e l’adagia sulla sabbia bianca e sottile. Prima le sgancia il reggiseno e poi le sfila lo slip. Anna lo lascia fare perché orami è decisa a godersi il piacere che sicuramente sarà capace di darle quel meraviglioso membro teso e che le palpita sotto il naso.
Si abbandona alle carezze di che la mandano in estasi. I suoi gemiti diventano incontrollati e liberi da freno quando lui la penetra con il suo immenso pene. Il sembra un martello pneumatico che la stantuffa a lungo instancabilmente e la fa venire copiosamente una marea di volte. Il membro le riempie tutta la vagina e lo sente urtare sul collo dell’utero. Ad ogni colpo il suo corpo viene percorso da scariche e vibra tutto. Dopo l’ennesima venuta sente che pure lui è sul punto di scoppiare. La sua preoccupazione è che gli venga dentro la . Invece , che ci sa fare, al momento giusto lo tira fuori e sborra i suoi infiniti fiotti sui peli del pube, sulla pancia, sulle tette e sul viso di Anna che inconsciamente lecca lo che si adagia nelle vicinanze della sua bocca e lo trova di suo gradimento.

Rimessi reggiseno, slip e copricostume rientrano al villaggio. Grande è la sua sorpresa quando scorge Lorenzo che l’aspetta seduto ad un tavolino del bar. è ancora vicino a lei e la sensazione che suo marito abbia capito tutto si fa strada nella sua testa. Infatti Lorenzo, vedendo lo splendore del suo viso fa una smorfia che lei non riesce a comprendere se di piacere o di fastidio. Ha paura che lui abbia intuito qualcosa di quello che è successo.
Saluta il ragazzo e si dirige verso il marito. Ha paura della sua reazione ma non succede nulla. Apprende che è tardissimo e arriva alla conclusione che quel ragazzo l’ha scopata e sollazzata per quasi 4 ore, cosa mai successa a lei. Il marito non sembra rabbuiato, le propone di prendere un aperitivo e lei accetta senza indugi. Dopo si recano in camera per vestirsi e recarsi al ristorante.
Durante il pranzo si accorge che Lorenzo la guarda con occhi particolari. Non sembra incazzato ma piuttosto sembra desideroso di conoscere quello che lei ha fatto.
Stanno passeggiando in riva al mare quando lui chiede: sei stata con quel ragazzo? Lei annuisce e cerca di bisbigliare qualcosa. Lui sorridendo dice: ti è piaciuto? La sua risposta è affermativa. Allora lui fa: dai! Raccontami cosa avete fatto. Anna, che non si aspettava questa richiesta, rimane un poco imbarazzata ma poi dopo veloce riflessione conclude che è meglio raccontargli tutto.

Mentre parla si accorge che il ricordo le provoca un bel prurito nella femminilità che inizia a inumidirsi e a farle venire la voglia di essere ancora presa dal ragazzo. Lui pende dalle sue labbra e ascoltandola l’osserva sorridendo. Quando lei termina lui tra lo stupore di Anna dice: il tuo viso mi dice che hai voglia di rifarlo, se devi incontrare nuovamente voglio esserci pure io presente. Oggi sono rientrato anzitempo dall’escursione e il portiere dell’albergo mi ha detto che ti eri allontanata con . Ti ho vista da lontano mentre lui ti scopava e la cosa mi ha eccitato tantissimo. Anna lo ascolta quasi incredula e poi dice: se a te piace vedermi mentre scopo col ragazzo per me sta bene, l’importante è che io godo come ho goduto questa mattina e tu non ti devi adombrare del mio godimento. Lorenzo sorridendo bofonchia: su questo potrai stare tranquilla. Vederti, anche se da lontano, mi ha data una gran carica erotica.
In camera lui le chiede di farlo. Anna acconsente e si rende conto della grande differenza che c’è tra il cazzetto del marito e il cazzone robusto del ragazzo.

Il pomeriggio scorre normalmente tra un bagno, una bibita al bar e una distensiva passeggiata. Dopo cena nel fare un giro attorno al villaggio s’imbattono nel ragazzo. Anna lasciando indietro il marito si avvicina a e gli dà appuntamento per l’indomani. Nel vederlo sente una fremito nella e chiudendo gli occhi non può trattenere un profondo sospiro.
Ora è nel letto e tarda a prendere sonno. Il lento russare di Lorenzo le fa capire che sta dormendo mentre lei si crogiola rimembrando la sua vera prima scopata. Il ricordo della carnosa bocca che le succhia i capezzoli e che lecca vigorosamente la le fa accapponare la pelle mentre un fremito la percorre per tutto il corpo. Sarebbe bello averlo accanto prendergli in mano il grosso e lucido e leccarlo tutto. Il pensiero la eccita ancora di più. Pensa che mai ha fatto un pompino completo a suo marito. Al ragazzo non solo lo farebbe ma si ciuccerebbe tutto lo che i suoi coglioni generosamente producono. Non riesce più a fermarsi. La sua mano è quasi tutta dentro la e lei si titilla vigorosamente piccole labbra e la clitoride. Geme soffocando i suoi lamenti di piacere per non svegliare Lorenzo. Finalmente l’orgasmo liberatorio l’invade e tremando tutta sente gli spruzzi della sua vagina che le imbrattano le cosce e bagnano il lenzuolo. Questa volta non si preoccupa di sporcare le lenzuola e si gode in pieno la venuta. Calmati i sensi il sonno ristoratore la coglie discintamente con le cosce oscenamente divaricate e tutte bagnate dei suoi succhi.

Il giorno seguente si sente decisamente di buon umore. È veramente tranquilla ed allegra. Dopo la colazione risale in camera e si prepara.
Cerca tra i costumi che ha portato quello più eccentrico e che non ha mai voluto mettere perché, essendo molto sgambato, si insinua nel solco del lasciandole nude tutte le natiche. Si guarda allo specchio e si rammarica di non avere mai voluto comprare un perizoma. Ora sarebbe stato bellissimo potere mostrare al ragazzo e al marito le sue sode natiche tutte scoperte. Pazienza! Si dice vedendo che lo slip indossato già incomincia a insinuarsi tra le sue chiappe. Il reggiseno non lo mette. Sente le sue piccole mammelle sode e decide di lasciarle libere. Si avvolge in un pareo multicolore e si trova pronta per andare incontro ad un’altra meravigliosa giornata di .
Il ragazzo si fa trovare fuori dell’hotel sopra a un fuoristrada. Vedendoli sorride in modo affabile. Si salutano e lei prende posto davanti, Lorenzo dietro. Anna sedendosi fa in modo che il pareo le scivoli leggermente dalle spalle col risultato che il ragazzo può ammirare le rotondità delle sue tette.
guida per una diecina di minuti lungo la spiaggia e si ferma davanti ad una capanna costruita con foglie di palma.
Scende e si precipita ad aiutare Anna. Materialmente la prende tra le sue braccia e la conduce proprio davanti l’ingresso della capanna. Lorenzo nel vedere come il ragazzo solleva la sua donna tra le bracca ha un fremito e sente il muoversi. Lei entra, la stanza è bella linda e con due giacigli ben ordinati. Si toglie il pareo e si piazza davanti al ragazzo. Questi la guarda le palpa entrambe le poppe e poi dice: signora tu essere veramente bella! Le sue parole la incitano ad osare e decisamente dice: levati il pantaloncino voglio vedere il tuo meraviglioso ! Lui sorridendo fa scivolare lo short e le mette sotto il naso il che tende ad alzarsi. Voglio succhiartelo tutto! Esclama Anna nel mentre si sfila lo slip.

si stende sul giaciglio. Il suo ora è bello consistente e teso. Lei si avvicina, s’inginocchia e lo stringe tra le mani. Le sue dita non riescono a cingerlo tutto in quanto è veramente grosso. Le mani riescono a coprire solamente poco più della metà di quel . Tasta i coglioni e li trova belli pieni. Ora le sue mani si muovono lentamente lungo tutta l’asta dura. Parte dai coglioni e arriva fino alla cappella. Mette la punta del suo indice nel buchetto del glande trasmettendo al giovane sensazioni piacevoli. Ora vuole conoscerne il sapore. Abbassa la testa, spalanca al massimo le labbra e finalmente realizza il sogno di averlo dentro la sua bocca infuocata. Lo sente che le arriva nella gola ma si rende conto di averne preso dentro appena un terzo. Percepisce il glande palpitante che le si muove in bocca ed immediatamente viene assalita dal suo primo orgasmo.
Per alcuni secondi si ferma come a voler assaporare il sapore del muscolo che le riempie la bocca, poi inizia a leccarlo per lungo. Dal buchino arriva giù fino ai coglioni, poi risale e con la punta della lingua solletica nuovamente il buchino. Nel frattempo il ragazzo le pastrugna la e il buco del con le sue dita enormi. Lei ansima e vibra di piacere. Con la coda dell’occhio vede il marito che ha il suo cazzetto in mano e si sta segando. Non gliene fotte niente di Lorenzo. Vuole godere da maiala e allora inizia a succhiare rumorosamente il che ha in bocca. Leccate, succhiate, pompate, le dita di lui nella e nel in breve la portano alla soglia del piacere al quale lei si abbandona completamente. In breve il piacere l’invade e gridando gioiosamente viene inondando con i suoi succhi vaginali le mani del ragazzo che non potendone più le scarica in bocca tutta la bianca e densa produzione dei coglioni. Lei ingoia tutto quello che può ma una buona parte le scivola sul mento e poi sulle tette.

Dopo l’orgasmo si sdraia sul giaciglio per riprendere fiato. Nota che il ragazzo, malgrado sia venuto e abbia sborrato a lungo, ha il ancora teso. Qualche gocciolina brilla sulla punta del pene allora, ingordamente, si solleva su un braccio, lecca con la lingua la gocciolina e poi, come a ringraziarlo scocca un sonoro bacio sulla lucida e immensa cappella.
Tutta nuda va a tuffarsi nel mare azzurro. Nuota per alcuni minuti mentre l’affianca e le sta vicino. Poi, come presa da un pensiero, si avvicina alla riva. Appena sente la sabbia sotto i piedi si solleva e si dirige verso il marito che si trova sulla battigia. Sembra Venere che esce dalla schiuma del mare. Non appena l’acqua le arriva sotto le mammelle percepisce due mani che l’abbrancano per i fianchi e subito dopo sente la punta del del ragazzo che si adagia nella fessura del suo . Ricominciano i brividi mentre la inizia nuovamente a palpitare. Il ragazzo la fa mettere in ginocchio la dove l’acqua le arriva a mezza gamba. Nella nuova posizione la sua eccitazione aumenta per due motivi:
1 la risacca del mare le carezza la e il provocandole nuove e piacevoli sensazioni;
2 le dita del ragazzo le percorrono in lungo lo spacco che dall’ano va all’estrema sommità della dove la clitoride si erge fantasticamente tesa.
Le viene il pensiero: per caso me lo vuole mettere nel ? La riflessione le crea una scarica tra le cosce. È convinta! Vuole provare quel bel nel suo vergine. Sentirà dolore? Sicuramente sì! Poi le sovviene che alla fine pure il dolore porta piacere!
Il ragazzo sembra capire i suoi pensieri ed inizia a insinuare nel buchetto un dito. Capisce che ha il intatto e allora la solleva tra le braccia e la conduce nella capanna. Apre lo sportello di un mobile e prende un’ampollina. Bagna il dito con il liquido e poi lo insinua nel buco del di Anna. Ora va meglio e il dito scivola lentamente dentro. Il ragazzo ripete l’operazione ed ora sono due le dita che penetrano nel buco. Le ruota a lungo e quando capisce che l’ano si è allargato riunge le dita e questa volta ne ficca tre nel bel culetto di lei che aspetta ansiosa di godere.

Il ragazzo fa scivolare alcune gocce di olio d’argan nel buchetto e poi si unge per benino il . Il corpo di Anna vibra mentre lei aspetta la nuova esperienza con eccitazione e preoccupazione. Eccitazione perché ormai è convinta di farsi inculare, preoccupazione perché sa che avrà dolore. Sente il glande di lui che poggia sul buco e aspira profondamente aria. Durante l’aspirazione lui ha fatto pressione e il glande si è fatto strada nel buchetto. Si sente squarciare il buchetto ma stringe i denti e sopporta. Una nuova aspirazione e un altro pezzetto di le entra dentro. Sente dolore ma pure piacere. Anzi il piacere supera il dolore. Altra aspirazione ed ancora un altro pezzetto di si insinua dentro. In un film porno aveva visto che la protagonista per farsi inculare meglio si sforzava come se volesse evacuare. Allora succede quello che mai si sarebbe sognata. Buona parte di le entra nel e lei si sente come strappare le viscere. Un bruciore l’assale ma nello stesso tempo una sensazione piacevolissima le percorre le membra localizzandosi nella , nel e nelle tette.

Il ragazzo intuisce che non le può ficcare nel tutto il suo e allora si ferma a metà e comincia lentamente a fare dentro fuori. Anna non ce la fa più ed inizia a gridare e per il dolore ma anche per il piacere che prova. Grida: nooo! … Rimettilo dentro! … Quando lui glielo sfila lentamente. Il dentro fuori del del ragazzo la porta alla soglia di un sublime godimento anche perché le stuzzica contemporaneamente la clitoride e i capezzoli. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Appena lui le è di fronte gli grida di leccargli la . Ora la lingua di Lorenzo le lavora la , il del ragazzo le riempie il e lei si strizza i capezzoli. Questo piacere dura alcuni minuti. Poi non ce l’ha fa più e viene gridando come una baccante. Mentre i suoi schizzi femminei imbrattano il viso del marito il di scoppia dentro il suo . È un attimo. Ha la sensazione che il le stia squarciando il retto. Subito dopo percepisce i caldi fiotti di che le riempiono il canale e contemporaneamente una scarica per tutto il corpo le fa gridare al mondo tutto il suo godimento di donna.

In sala pranzo fa fatica a stare seduta Il le brucia un poco ma si aspettava di peggio. Il fastidio l’ha avuto ma il piacere ha offuscato il dolore.
I rimanenti giorni a Capo Verde sono stati per lei momenti di vera goduria. Non solo per lei però. Anche Lorenzo ha goduto moltissimo nel vedere la moglie tirare pompini al ragazzo, e si crogiolava menandosi quando la chiamava violentemente e la inculava altrettanto violentemente.
Prima di andare in aeroporto Anna saluta calorosamente e dicendogli: grazie di tutto, lo bacia nella bocca ficcandogli dentro la lingua.
L’aereo è decollato. Lei finge di leggere ma nella realtà è assorta nelle sue riflessioni. Un pensiero fa continuamente capolino nella sua testa: e ora? Come farò a soddisfare le mie voglie?
Pure Lorenzo finge di leggere ma invece pensa di essere inadeguato per soddisfare la moglie. Si ripromette: appena a casa debbo trovare un rimedio. Non posso lasciarla come ho fatto fino ad ora.
A casa lui gli confessa di essere felice di averla vista godere e che ora cercherà in tutti modi di trovare qualcuno che la possa farla godere cosi come l’ha fatta godere a Capo Verde.
Lei lo ascolta in silenzio e quelle parole le aprono uno spiraglio nel il suo futuro di donna.

- continua -

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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

Lorenzo è di parola. Incomincia a cercare, tramite internet, superdotati per la moglie ma non solo per lei. Il vedere la miriadi di cazzi che gli mandano in foto gli crea eccitazione e più di una volta è costretto a ricorrere alla masturbazione.
Contemporaneamente si rivolge pure ad una agenzia per la ricerca di un maschio di colore da assumere come domestico.
Con l’agenzia è più fortunato poiché dopo pochi giorni lo mettono in contatto con un nigeriano a cui sta scadendo il permesso di soggiorno. La corporatura di questo gli ricorda . Stessa altezza, stessa muscolatura stessi occhi intelligenti, … speriamo stesso pensa tra se. Prima di assumerlo però è deciso a controllargli di persona il .

Lo porta a casa quando sua moglie non c’è. Gli fa vedere la casa e la stanza a lui destinata. Rahid dà l’impressione di essere rimasto contento. Vedendogli nel viso un sorriso compiaciuto gli fa la richiesta: mi fai vedere il tuo : Rahid subito dà l’impressione di non avere capito. Lorenzo allora ripete la richiesta e si aiuta con dei gesti. Il ragazzo capisce e sorridendo si abbassa i pantaloni. Lorenzo rimane a bocca aperta nel vedere il gran che Rahid ha messo in mostra. Vorrebbe prenderlo tra le mani ma si trattiene. Con un sorrisino nervoso dice: ok puoi coprirti, penso che mia moglie sarà contenta di te.
Nel riaccompagnarlo gli fissa un appuntamento per l’indomani mattina. Tramite qualche amico accelera la pratica per la riconferma del soggiorno e lo porta in un ambulatorio di analisi cliniche. Vuole essere certo che Rahid non abbia malattie. Le analisi sono perfette, il permesso di soggiorno sta per essere rinnovato. Lorenzo la sera stessa ne parla con Anna e le racconta tutto.
Sono a letto e lei lo ascolta attentamente. Percepisce un fremito tra le cosce quando lui gli dice del . Anna sospira e in mancanza d’altro si contenta di fare un pompino al suo maritino che si è fatto in quattro per assicurargli delle splendide scopate.
Controllando tra le foto ricevute con le mail si rende conto che nessuno ha il come quello del ragazzo. Nondimeno si ripromette periodicamente di controllare la posta nella speranza che qualche bella novità possa uscire fuori.

Rahid assume servizio nel primo pomeriggio di un sabato. Anna sente il cuore in bocca quando Lorenzo apre la porta. Anche se sa quello che vuole, una certa agitazione la possiede. Essendo una calda giornata dei primi giorni di agosto ha addosso solamente una vestaglietta e un minuscolo perizoma. Il leggero tessuto dell’indumento lascia trasparire la rotondità delle tette con i capezzoli scuri già duri per l’eccitazione e la sagoma delle natiche che il perizoma lascia generosamente alla vista.
Dopo le presentazioni Anna accompagna Rahid nella stanza a lui destinata e gli mostra pure il bagno che potrà usare. Rahid dà l’impressione di essere molto educato e ringraziandola dice: ho capito padrona. Il viso della donna s’infervora e lei con calma gli dice che non vuole essere chiamata padrona. Lui l’ascolta è poi dice: allora come la debbo chiamare? Allora sorridendo risponde: o mi chiami Anna oppure, se proprio non ci riesci signora, io preferisco che tu mi chiami Anna!
Rahid è furbo e ricollegando pure la richiesta di Lorenzo di osservargli il e le analisi fatte fare ha capito che oltre a fare le pulizie dell’appartamento deve gestire la sua padrona.
Dopo cena Anna è inquieta. La sua femminilità prude all’impazzata. È nuda davanti allo specchio e nota che ha i capezzoli durissimi e la , oscenamente aperta, lascia vedere la rosata vagina e la clitoride turgida. Non resiste, bofonchiando: lo voglio subito, si dirige nel soggiorno. Rahid sta guardando la tv insieme a Lorenzo. Appena la vede tutta nuda ha un sussulto. Lei si avvicina, lo prende per la mano e gli sussurra: dai! Vieni con me! Aiutami a fare il bagno. Sìììì! … signoraaaa! … Mormora Rahid alzandosi. Anna lo prende per un braccio e lo guida non nel bagno ma bensì nella stanza da letto. Ti voglio subito! Il bagno me lo farai un’altra volta!

È lei che lo denuda completamente. Il è veramente grosso. Lei l’osserva e pensa: Lorenzo aveva ragione a descrivermelo fantastico. Lo prende tra le mani e inizia a soppesarlo. Ora è tutto teso e il glande ha assunto la forma della testa di un fungo. Mamma mia … quanto è bello! Esclama mentre con la lingua inizia a leccarlo. Lo percorre tutto dal buco del glande fino ai coglioni lasciando sopra la pelle la scia della sua saliva. Stringe le palle nelle mani e sente che sono belli pieni. Ora oltre a leccare inizia a succhiare quel palpitante. Lo prende tra le labbra e se lo fa arrivare fino in gola. Inizia un pompino e si scalda ancora di più quando le mani del ragazzo iniziano a scandagliarle la . Rahid non si limita e ficcarle dentro la due dita ma dopo avere raccolto parte degli umori che colano dalla sua vagina le infila pure un dito dentro il .
Lorenzo li osserva e sorride. Pure lui si è denudato completamente e osservandoli si sega il cazzetto.
Anna ansima di piacere ed emette mugolii che lasciano intuire la sua eccitazione. Alla sua non bastano più le due dita, allora lei si stacca da Rahid, si stende sul letto, allarga le cosce più che può incurante di mettere in mostra la , oscenamente divaricata, che lascia vedere il rosso bagliore dell’interno.
Ora è Rahid che gestisce le operazioni. Indirizza il nella fessura palpitante e lentamente inizia a farlo penetrare dentro. Anna sobbalza e malgrado ha la che cola di umori femminei si sente allargare il suo canale di donna. Il è decisamente grosso e le procura piacere immenso nel farsi strada nell’antro bollente. Grida di piacere e goduria nel percepire che quel membro enorme le sta dilatando la vagina al limite della sua elasticità. Sente ora che il fa pressione nel collo dell’utero e chiede con voce sommessa: molto ne manca per averlo ficcato tutto dentro? Qualche centimetro è la risposta che all’unisono danno sia Rahid che Lorenzo. Ficcamelo tutto dentro! Dai! Non preoccuparti! Sfondami! Al colpo secco ha la sensazione che il le debba uscire dalla bocca. La pressione sull’utero è aumentata ma le gioia di percepire i coglioni che ballano sul suo la manda in estasi.

Rahid inizia a fare dentro e fuori. Ogni entrata ed uscita ad Anna procura brividi enormi. Il ragazzo sembra instancabile. Continua per molto nel suo movimento di dentro fuori che producono in lei una infinità di orgasmi che si susseguono in continuazione. Ansima, grida, borbotta, dice parole incomprensibili mentre il suo corpo trema, vibra e sobbalza per l’intensità del piacere. L’ennesimo orgasmo la prende nel momento stesso che Rahid le esce il dalla ed inizia a riversarle su tutto il corpo la calda produzione dei suoi coglioni. I fiotti che il del ragazzo emette sembrano non terminare mai. Anna ha la prontezza di prendere quel che si impenna nella sua bocca avida e potere cosi conoscere il sapore dello del suo nuovo amante.
Proprio così. Rahid più che un domestico è l’amante di Anna. Lei se lo coccola e si gode le gioie sessuali che lui le sa dare. Lei, anche se Rahid era reticente temendo di farle del male, ha voluto provare a farselo mettere nel . Le è entrato dentro e con molta fatica, pur usando molta vaselina, solamente il glande. Il dolore è stato intenso e da allora è entrata nella determinazione di godersi quel meraviglioso esemplare di la dove le da piacere e gioia.
Lorenzo nel frattempo continua ad eccitarsi con la visione delle scopate e dei pompini della moglie con Rahid ma anche con i cazzi che ancora gli arrivano in foto per mail. Un giorno riceve una foto veramente interessante. Un bel impennato che si erge quasi a toccare l’ombellico del possessore. In tale posizione ne aveva visto qualcuno nei film hard. Lo fa vedere alla moglie che rimane entusiasta. Anna egoisticamente pensa che potrebbe avere trovato il da prendere nel mentre Rahid le scopa la .
Rahid stando in quella casa da quasi venti giorni ha capito tutto. È arrivato alla determinazione che il padrone gode nel sentirsi umiliato allora decide di dare pure a Lorenzo il godimento che non ha il coraggio di chiedere.

È a casa con Lorenzo. Sa che Anna rientrerà da li a poco ed allora si avvicina al “suo padrone” ed inizia a toccargli il e il . Lorenzo ci sta. Si spoglia completamente e chiede ad Rahid di fare altrettanto. Ora i due maschi completamente nudi sono l’uno di fronte all’altro. Il di Lorenzo al confronto di quello di Rahid sembra un piccolo modellino. Rahid inizia a palpargli il mentre mette il suo nelle mani dell’altro. Lorenzo geme ed allora il ragazzo gli dice: prendilo in bocca e fammi un pompino! Lorenzo s’inginocchia, prende tra le mani il che inizia ad indurirsi e lentamente se lo mette in bocca. Fa scorrere la lingua come ha visto fare alla moglie. Poi lo prende in bocca e incomincia a pomparlo. Rahid sente la porta che si apre ed allora dice: dai schiavetto succhia con più forza! … Così! … Bravo! … Sempre più forte! … Ma sai che mi sembri proprio una vera puttana! … Sei brava! … sai tirare dei bei pompini! … Anna sente Rahid e capisce che il godimento del marito è al massimo in quanto ha raggiunto il vertice della sua umiliazione.
Le umiliazioni sono cominciate a Capo Verde godendo nel vedere la moglie mentre viene scopata da . Sono continuate a casa osservando attentamente tutto quello che lei ha fatto con Rahid. Ora è lui che gode nel sentirsi chiamare puttana e pompinara. Il culmine arriva quando il ragazzo gli viene in bocca e gli fa ingoiare i succhi dei coglioni. Lorenzo beve e manifesta tutto il suo godimento nel menarsi mentre lo dell’altro gli si riversa nella gola.
Le umiliazioni subite piacciono a Lorenzo il quale fa capire ai due amanti che mentre loro godono scopando desidera che lui venga umiliato con parolacce di qualsiasi genere.
Anna in un primo momento cerca di dissuaderlo ma poi vista l’insistenza del marito si ci mette pure lei di buzzo buono ad apostrofarlo in modo adeguato.
La situazione nella casa è a questo punto quando Lorenzo riceve la mail con il che l’entusiasma.

Dopo l’assenso di Anna lui si premura a rispondere alla mail. La risposta dell’altro è immediata. Si presenta come , ha 33 anni e si scopre che abita nella stessa città. Appena Anna lo sente va in sollucchero e dice: ma allora possiamo organizzare un incontro a tempo breve! Si stabilisce per un sabato, cosi non c’è l’assillo per l’indomani poiché la giornata non è lavorativa.
Essendo alla fine di agosto i condomini iniziano a rientrare nelle rispettive abitazioni. Poiché loro non voglio crearsi impacci decidono di recarsi nella casetta di campagna che possiedono e cosi essere liberi di fare i loro comodi lontani da occhi indiscreti. Anna e Rahid danno l’ultima sistematina alla casa mentre Lorenzo si reca all’appuntamento fissato per incontrare e fargli conosce il posto.
Anna sente il rumore delle due auto che arrivano ed esce per accogliere il nuovo ospite. Nel vederlo ha un sussulto. È un suo ex alunno! Un poco di buono che andava dietro a tutte le gonnelle in movimento. Pure lui la riconosce e dopo un primo momento di sbalordimento si avvicina alla donna dicendo: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il viso di Anna è di brace. sa perché si trova la e lei ora teme che quel fottuto di alunno la sputtani con tutti. Rahid, che era stato informato di quello che dovevano fare, s’avvede del malumore della sua amante e le si avvicina. Pure Lorenzo intuisce che c’è qualcosa che non è andata per il verso giusto ma riesce a capacitarsi quando sente dire: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il grave silenzio viene rotto da che dice: Professoressa Anna stia tranquilla! In passato sono stato uno scavezzacollo e ancora lo sono. Nessuno saprà mai quello che faremo tra noi. Sono sposato e non mi va che mia moglie venga a sapere che mi diletto facendo con altri. Quindi se lei vuole possiamo portare avanti il rapporto che ancora deve iniziare, caso contrario io vado via e le garantisco che mai nessuno saprà nulla dalla mia bocca.
Queste parole tranquillizzano alquanto Anna che ora sentendosi più rilassata chiede alcune notizie al suo ex allievo.

Iniziano a discutere sul passato e le parole più per ricordare servono a rasserenare l’ambiente. Anna ora è tranquilla e sente che deve essere lei a rompere il ghiaccio. Infatti sedendosi su un divanetto scompostamente e mettendo volutamente le cosce in mostra dice a : poiché sai del perché ci stiamo incontrando mostraci il tuo capitale.
non si fa pregare, si alza, sfibbia la cintura, e in un colpo solo si sfila pantaloni e mutande. Il suo bianco risalta con la parte del corpo totalmente abbronzata. Ha un decisamente intraprendente perché appena sente la libertà inizia a vibrare mettendosi ad alzare la cresta. Contemporaneamente lei si sfila il leggero vestitino e rimane completamente nuda non avendo indossato nulla sotto. Si avvicina a , gli prende il nella mani e nota che già è bello e scappucciato. Ora il è come nella foto. Tutto alto e con il glande che tocca quasi l’ombellico. Lorenzo si lecca le labbra e lentamente si spoglia. Rahid aspetta un cenno della donna per iniziare a recitare la sua parte. Lei si delizia nel menare lentamente il pene del suo ex alunno. Lo sega e gli stringe i coglioni. È un bel e le darà delle soddisfazioni. Si porta nella stanza da letto e si mette a pecorina. Lui le tocca la , si accorge che è tutta bagnata e senza pensarci due volte dirige il suo attrezzo nella fenditura palpitante. ci sa fare. Mentre col le scopa la con movimenti decisi, portandola in breve alla soglia del godimento, con le mani le stuzzica i capezzoli e la clitoride. Lei ansima ed inizia a gridare. Grida senza ritegno sapendo che non la potrà sentire nessuno e riempie con i suoi succhi le mani del maschio che la cinge a se e le lavora la ardente in un modo fantastico. Anna si ritrae e contemporaneamente fa un cenno al sua amante. Rahid allora si stende sul letto. Lei si mette in ginocchio e s’impala nel mastodontico del suo stallone che suscita l’ammirazione del nuovo venuto. capisce che a lui tocca il e prendendo i succhi che colano dalla della sua ex professoressa, unge per bene il buco del della donna e il suo e poi lo poggia nel buco del . Lei sospira e lui inizia a pressare. Il dapprima fatica a entrare dentro il retto visto l’enorme che guazza dentro la ma poi , quasi con cattiveria, fa pressione e appena la cappella si fa strada, nell’ano caldo, la sodomizza senza farsi tanti scrupoli.

Lorenzo tutto nudo si mena l’uccellino e si mette un dito dentro il . lei grida come una pazza. Gode come una vacca. Di dietro le da gran colpi di e ad ogni colpo le grida: godi puttana! … Godi troia! … Grida il tuo piacere grandissima vacca e puttanona! … Godi pompinara! … Mai nessuno l’aveva apostrofata in tal modo. Il sentirsi rivolgere queste parole aumenta la sua libidine e il suo corpo continua a richiedere sempre di più. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Se lo fa mettere in bocca ed inizia a tirargli un bel pompino. Lui geme e poiché già è venuto riesce a godersi il pompino che la moglie generosamente gli elargisce.
Il piacere di Anna raggiunge il vertice del sublime quando i due maschi gli riempiono di sborra contemporaneamente la e il . Pure il marito fa il suo dovere e nel suo piccolo immette nella bocca della moglie le sue goccette di .
La serata è andata come Anna l’aveva sognata e il suo godimento è durato a lungo. Si è fermato quando sia lei che i suoi maschietti hanno esaurito le proprie forze.
Dopo più di un anno Rahid è ancora alle dipendenze di Anna e del marito. passa quasi tutti i fine settimana con loro e a lei il piacere è assicurato costantemente. È riuscita nel tempo a prendere nel poco più della metà del grosso di Rahid. Pure Lorenzo ha i suoi momenti di piacere perché oltre ad umiliarsi nel fare pompini ai due maschi, amanti di sua moglie, è riuscito a farsi inculare da . Col di Rahid non ha voluto provarci perché, sentendo le grida della moglie quando se lo prende nel secondo canale, ha il timore che quello il glielo spacca per sempre.
Il desiderio di Anna è quello di ritornare a Capo Verde e ringraziare “carnalmente” il suo primo amante temporaneo: .

FINE

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

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Regalo di compleanno 4 (racconto di Diabolik1)

Erano trascorsi solo pochi giorni da quando avevo accompagnato Sam alla stazione, e mi sembrava di sentire ancora il suo profumo. Sam si era rivelata una donna di una solarità e di una sensualità uniche.
Per me era difficile dimenticarla, anche perché, a dire il vero, ero io che non volevo assolutamente dimenticarmi di lei.
Laura e Olga erano state delle amanti fenomenali, certo, ma dopo qualche giorno ero riuscito a superare il fatto che ero stato lasciato, o, per meglio dire, che il tempo a nostra disposizione era terminato: con Sam le cose erano molto diverse, perchè il suo ricordo ed il suo profumo erano dentro di me.

All’epoca di questi avvenimenti io avevo ventitre anni e, come avevo raccontato anche nella storia precedente, non attraversavo un bel momento; Sam mi aveva allietato nei tre giorni in cui ci eravamo frequentati, ma poi la tristezza si era impadronita di nuovo del mio animo e forse ancora con maggior intensità.
Quello che desideravo era avere una storia normale, innamorarmi e magari poi essere lasciato, ma non ce la facevo proprio più ad avere solo pochi giorni per andare a letto con una donna che, inevitabilmente, non avrebbe mai provato nulla di particolare per me, se non quella irresistibile attrazione fisica che porta due sconosciuti, che non hanno niente altro in comune, a fare del , sicuramente del magnifico , ma pur sempre solo .
Solamente la storia d’amore tra Laura e Olga era proseguita oltre la notte di di cui vi ho già narrato: lo venni a saperei solo nel momento in cui Laura mi telefonò per farmi conoscere la protagonista di questa storia.
Laura e Olga avevano vissuto per un certo periodo insieme, ma poi avevano scelto di fingere di essere eterosessuali, per non sfidare le convenzioni: questo aveva reso il loro rapporto più complicato, e Laura, quando poteva, desiderava solo stare con la sua amata.

Come vi avevo già detto in passato, io non rividi mai più Laura.
Lei, però, mi telefonò a casa e, come sempre, portò nella mia vita una nuova ventata di e di allegria.
Quando si trattava di Laura lo scompiglio era inevitabile.
La mia amica non passava di certo inosservata, nemmeno nei momenti in cui non era sua intenzione farsi notare; figuratevi voi quando invece il suo scopo principale era proprio quello di gettare tutti quanti nel panico più totale!!!
E con me ci riusciva benissimo.
Penso che lei avesse capito quanto per me fosse importante l’aspetto del coinvolgimento cerebrale: la donna che io desideravo al mio fianco mi doveva coinvolgere totalmente, fin dal primo istante, in modo tale che la mia voglia di e di conquista fosse ad un livello così elevato da permettermi di sedurre donne molto più esperte di me, e di riuscire ad irretirle nei miei giochi, e non solo in quelli erotici.

Laura mi chiese scusa di essere sparita per l’ennesima volta, ma la sua attuale vita sentimentale (con Olga e, da quello che mi parve di capire, non solo con lei) non le permetteva di avere tempo libero da dedicare ai suoi vecchi passatempi preferiti, tra cui c’ere naturalmente anche il sottoscritto.
Per porre rimedio, e ricordandosi della mia passione per le donne sulla quarantina, pensò bene di farmi conoscere una donna della mia stessa città, una persona alla cui amicizia Laura teneva moltissimo.
Sulle prime credetti che lei stesse scherzando, ma poi mi resi conto che la sua era una proposta reale.
Pensai per un attimo di rifiutare, ma poi la curiosità mi spinse ad accettare l’ennesima proposta indecente che mi proveniva da quella donna che tanto aveva influito non solamente sulla mia educazione sessuale, ma anche sul mio umore di quei giorni.
L’accordo con Laura prevedeva che io incontrassi come per caso Elisabetta (anche se lei era a conoscenza del fatto che un giovane sarebbe entrato in qualche modo nella sua vita) , soprattutto perché la donna temeva che si potesse pensare che lei, a causa della disperazione più totale in cui era caduta dopo la fine del suo matrimonio, avesse contattato un gigolò per dimostrare a tutti che lei avesse superato il suo dolore.
Laura non volle, per nessun motivo al mondo, raccontarmi di lei e del suo passato, se non che la sua amica era una donna triste, e che aveva bisogno di una storia d’amore che la facesse rivivere le gioie dell’innamoramento, e non soltanto del puro e semplice.
Queste prospettive mi convincevano sempre di più ad accettare.
Ma l’informazione per me fondamentale fu che non mi venivano dati dei giorni e delle settimane per fare la sua conoscenza; insomma, potevo avere tutto il tempo necessario per innamorami di lei, e farla innamorare di me.
Poi la storia sarebbe anche potuta finire, magari quando tra di noi le cose non avessero più funzionato, esattamente come nelle storie di tutti i giorni.
Ormai il mio coinvolgimento era totale e non vedevo l’ora di fare la conoscenza di Elisabetta, di vedere come era fisicamente e caratterialmente; il mio io più profondo non riusciva più a fare a meno dell’idea di questa donna.

Elisabetta era rientrata nella sua città natale da poco tempo, dopo aver vissuto molti anni negli Stati Uniti.
Era sposata e, al rientro in Italia, suo marito, come vi avevo già accennato, decise di chiedere il divorzio: ovviamente questa situazione l’aveva gettata in uno stato di prostrazione da cui non riusciva a venirne fuori ed io avrei dovuto, diciamo così, tirarla su di morale (o almeno queste erano le intenzioni di Laura).
In quei giorni non mi sentivo proprio la persona più adatta per tirare su di morale qualcuno, ma come sempre risposi puntualmente e in modo affermativo a quanto richiesto da colei a cui tutto dovevo in campo sessuale.

L’appuntamento con Elisabetta sarebbe stato a mezzogiorno di un primaverile sabato in un famoso bar del centro della mia città: per riconoscerci, avremmo dovuto portare degli oggetti convenzionali, ma di uso comune, nulla che potesse far pensare a qualcosa di precostituito.
Infatti scegliemmo due telefoni cellulari e, inoltre, io dovevo portare un fazzolettino blu notte nel taschino della giacca e lei una particolare borsa appoggiata sul tavolino del bar.

Arrivai all’appuntamento con Elisabetta vestito in modo sportivo, ma alla moda: indossavo una camicia bianca botton down, una giacca blu con l’immancabile fazzolettino blu, e un paio di jeans sapientemente invecchiati.
Ai piedi calzavo un paio di scarpe inglesi allacciate.
Il mio fisico alto e slanciato, ma con una buona dose di muscoli scolpiti con anni di nuoto e di palestra, lo sguardo dagli occhi neri e molto penetranti (così mi hanno detto alcune donne che ho frequentato) e i capelli nero corvino completavano il ritratto di un giovane che certamente non passava inosservato quando passeggiava per la strada.
Quel giorno ero emozionato come quando uscii per la prima volta con una ragazza:
Mi ero cambiato i vestiti almeno 3 volte, perchè volevo fare una bella impressione, e speravo che il tutto si potesse rivelare una storia importante, anche perchè le condizioni in cui mi trovavo erano assolutamente ideali.
E poi la vidi, i miei occhi si posarono su Elisabetta, e devo dire che, almeno da parte mia, fu subito amore.

Elisabetta era una donna sicuramente alta ma perfettamente proporzionata: i capelli erano lunghi fino alla vita, leggermente mossi e rossi, con sfumature tendenti al biondo.
Gli occhi erano di un verde intenso e la carnagione incredibilmente abbronzata data la stagione non propriamente avanzata e il colore dei capelli che faceva pensare ad una pelle più chiara: aveva delle labbra carnose, ma non volgari, e il seno era prosperoso ma non eccessivo.
Il naso non era particolarmente piccolo, ma dritto ed elegante.
Elisabetta era perfettamente truccata: i suoi punti forza erano gli occhi e le labbra, e quindi il trucco puntava a mettere in evidenza gli occhi con i colori che andavano dalla terra rossa al verde, mentre il colore delle labbra ricordava quello dei capelli.
I denti erano un qualcosa di magnifico, bianchi e regolarii.
Le mani erano eleganti, dalle dita lunghe ed affusolate, e le unghie erano smaltate di bianco, in contrasto con la carnagione così scura: la straordinaria bellezza delle sue mani era impreziosita da alcuni anelli, che sembrava fossero stati scelti con cura per mettere in risalto le dita.
Quel giorno del nostro primo incontro Elisabetta era vestita in modo sportivo ma assolutamente ricercato ed elegante; indossava una giacca nera con taglio da equitazione e sotto la giacca portava una maglia con il collo a v con una scollatura abbastanza pronunciata e che evidenziava l’arco superiore del suo avvenente seno.
Al collo aveva una semplicissima collana d’oro bianco con un brillantino che dava luce alla sua magnifica pelle.
I pantaloni erano attillati ed elasticizzati e sembravano fatti a posta per mettere in evidenza sia le forme perfette del sedere, sodo e a mandolino, sia delle cosce, lunghe e snelle L’immagine di questa splendida donna era completata da un paio di stivali neri, come nero era il colore sia della maglia che dei pantaloni, con un tacco dorato di una decina di centimetri.
Per quello che si vede in giro in un certo tipo di bar del centro, devo dire che nessuno dei due aveva scelto un abbigliamento da rimorchio: eravamo vestiti alla moda, in modo sportivo, ma elegante e con nessun indumento eccessivamente sexy e aggressivo.

Scoprii, nei mesi successivi, e con profondo piacere, che Elisabetta non era una di quelle donne che studiano il loro look fin nei minimi particolari: era elegante di natura, e dai suoi occhi saettavano lampi di luce che potevano far volare noi maschietti nel paradiso della gioia e del piacere, oppure mandarci all’inferno dell’infelicità.
Con lei non c’erano mezze misure, era chiaro.
Con Elisabetta sarebbero state vere e proprie montagne russe, in tutto quello che avremmo fatto.

Io ed Eilisabetta ci salutammo come fossimo due vecchi amici, con profusione di baci ed abbracci, e nessuno avrebbe mai sospettato che c’eravamo conosciuti in quel momento; devo ammettere che nel preciso istante in cui posai i miei occhi su di lei sentii di averla conosciuta da sempre.

Ci sedemmo al bar e cominciammo a fare conversazione e a parlare del più e del meno, cercando di fare amicizia e capire se effettivamente avevamo qualcosa in comune.
Quindi decidemmo di fare una passeggiata per il centro della città.
Ad un certo momento le cinsi le spalle con un braccio, e lei rispose mettendo il suo intorno alla mia vita e appoggiando la testa sulla mia spalla, ringraziandomi perché stavo rendendo il nostro incontro estremamente piacevole: poi accennò un bacio sulla guancia, ma anche io le volevo darle un bacio e fu così che le nostre labbra s’incontrarono, e i baci divennero tanti e sempre più appassionati fino a che le nostre lingue si avvilupparono, in un intreccio che rivelò tutta la passione di cui potevamo essere capaci.
Elisabetta si staccò a fatica da me e mi accarezzò una guancia, chiedendomi di non correre troppo, e che anche lei sentiva molto trasporto nei miei confronti, ma voleva che le cose accadessero con calma. Io le chiesi scusa della mia irruenza e le promisi che avrei rispettato i suoi tempi.

Il resto del pomeriggio lo passammo così, da veri amici, ma il desiderio di fare l’amore era ogni istante sempre più forte in me. Quella sera l’accompagnai a casa abbastanza presto e ci demmo un bacio sulle labbra, ma nulla più, perchè ogni promessa è un debito.
Prima di lasciarci ci scambiammo i numeri di telefono e tornato a casa ebbi l’irrefrenabile desiderio di chiamarla, di sentire la sua voce, ma venni anticipato.
Elisabetta voleva sapere se fossi tornato a casa, e quando le risposi subito al telefono, lei mi disse che le mancavo e che mi voleva rivedere il giorno seguente.

L’appuntamento era fissato per la mattina sul presto, per prendere la macchina e andare a passare il nostro primo fine settimana in Toscana.
Quando arrivai sotto casa sua lei, al citofono, mi chiese di salire e, con un filo di voce, mi disse che aveva sentito la mia mancanza. Io le avevo comprato un mazzo di fiori e quando lei aprì la porta mi abbracciò teneramente, dicendomi che non avevo bisogno di fare certe carinerie perché lei si era già innamorata di me.
E fu così che per la seconda volta baciai Elisabetta.
E questa volta non ci fermammo al bacio.
Lei mi sussurrò se facevamo in tempo a fare l’amore prima di partire, perché lei non poteva più resistere:
Non persi tempo e la spogliai, la presi in braccio e l’adagiai sul letto: e fu lì che lei mi spogliò, e quando fui completamente nudo anche io, Elisabetta mi abbracciò mentre iniziavamo ad accarezzarci.
Lei prese in mano il mio e cominciò un lento massaggio, forse la sega più arrapante e più romantica che mi sia capitato di ricevere. Io, invece, cominciai a baciarla sul collo e a leccarle i capezzoli, che al solo contatto con la mia lingua divennero subito turgidi, e con la mano cominciai a toccarle la rasata di fresco; poi ci mettemmo in posizione per un fenomenale sessantanove.

Leccarle la fu come entrare in un negozio di essenze.
Il suo sapore mi penetrò nelle narici naso e non mi lasciò per molto tempo; cominciai con leccarle i lati della , per poi iniziare un lento e calmo massaggio delle grandi labbra, e più lei ansimava e più io mi andavo accentrando, cercando di darle delle passate sempre più lunghe e profonde.
Nel frattempo lei mi prese in bocca il , già duro e teso allo spasimo, e mentre io la leccavo lei cominciò un lento e potentissimo pompino.
I colpi della mia lingua ormai la scuotevano dentro, e ogni colpo rappresentava un urletto di piacere soffocato dalla presenza del mio uccello trattenuto fra le sue labbra.
Elisabetta era prossima all’orgasmo e fu solo in quel momento che smise di succhiarmi il , esplodendo in un violentissimo orgasmo.
Non appena le fu passata la foga di aver goduto, riprese in bocca il mio arnese e lo leccò con estrema abilità: quindi se lo sfilò dalla bocca e ricominciò a farmi la sega precedentemente interrotta.
C’è da dire che se prima lei era stata magnifica, dopo aver goduto la sua maestria arrivò al punto che la supplicai di porre fine a quella lenta ed erotica tortura, facendo venire anche me.
Ed Elisabetta non se lo fece ripetere due volte: atteggiò le labbra a cuoricino e si fece entrare in bocca il mio membro e con solamente tre colpi mi fece venire con violenza, lasciandomi al contempo una sensazione di grande dolcezza e di amore infinito.

Passata l’eccitazione ci vestimmo, e fu allora che Elisabetta mi fece la prima gradita sorpresa.
Mi confessò che ormai per lei quella non era più casa sua, che quello era un luogo che non le apparteneva più in alcun modo; era stato fra quelle mura che il marito le aveva annunciato che avrebbe chiesto il divorzio, e per lei era stato importante esorcizzare quel luogo di dolore, facendoci l’amore con me.
A quel punto, mi disse, si sentiva pronta per iniziare una nuova vita con l’uomo che amava, e mi chiese se poteva venire a vivere a casa mia.
Io, da parte mia, trovai la cosa assolutamente fantastica e le dissi subito di sì.
Durante la notte lei aveva già fatto tutte le valigie e le aveva nascoste in una cabina armadio in camera da letto: prima di tirarle fuori voleva essere sicura che anche io fossi felice di vivere con lei e soprattutto fossi disposto ad ospitarla a casa mia.
Le caricammo in macchina e partimmo alla volta del nostro primo weekend romantico.

Arrivati alla nostra destinazione trovammo un albergo ed Elisabetta salì nella stanza assegnataci con le borse per il nostro weekend, mentre io parcheggiavo nel garage la macchina con dentro il carico delle sue valigie.
L’aspettai giù alla reception e quando lei scese ce ne andammo in giro per la città.
Fu sufficiente che io le dessi un bacio sul collo per riscatenare in noi il più profondo desiderio.

Come ho già avuto modo di raccontare, io ho avuto un’intensa vita sessuale da quando Laura m’insegnò tutto quello che sapeva sul e sul modo di sedurre le donne, ma non provai, e non ho più provato, una passione così travolgente per una donna.
Mi sono innamorato ancora dopo Elisabetta, ma devo riconoscere che l’eccitazione che mi proveniva dal contatto con la sua pelle rappresenta ancora oggi un qualcosa di unico, e che nonostante tutti gli anni che sono passati non sono più riuscito a provare per nessuna altra donna simili sensazioni. Elisabetta rappresentava per me una sorta di angelo e di oggetto del desiderio: nulla in lei avrebbe mai potuto lasciar pensare alla lascivia e alla più sfrenata libidine:
Lei era così.
Quando eravamo per strada, in mezzo alla gente, era la persona più candida del mondo: ma quando poi ci ritiravamo in casa, i suoi occhi cambiavano, diventando di brace, e in lei si leggeva ardere solo il fuoco del desiderio, il desiderio di essere posseduta dal suo uomo e di possederlo a sua volta.
Non dico che con le donne che ho avuto dopo di lei non ho provato più passione e desiderio sessuale, ma è stato tutto diverso, diverso, ma ugualmente intenso, e forse in un caso anche più intenso, ma decisamente diverso.

Rientrati in albergo non feci in tempo a chiudere la porta della camera che già le mie mani si erano protese per spogliarla di quegli abiti che m’impedivano di godere della magnifica ed erotica vista del suo splendido corpo nudo.
Elisabetta, dopo aver fatto l’amore, mi confessò di non aver mai perso il contatto con la realtà, di non essere mai riuscita a perdere il controllo di se e a scatenarsi fino in fondo, di non essersi, quindi, mai trovata in un mondo di sfrenata libidine, quella che ti fa fare cose che tu abitualmente non faresti mai.
La sua razionalità non l’aveva mai abbandonata.
Lei pensava che forse il suo matrimonio fosse fallito anche per questo, ma, in tutta onestà, io a questa storia non ci ho mai creduto, e le feci capire che la colpa non era sua, ma di chi aveva fallito non riuscendo a farla godere come si deve.

Il nostro weekend toscano proseguì felicemente all’insegna del buon cibo, del vino e del , quello fatto da due persone innamorate l’una dell’altra, ma io avevo già in mente il nostro rientro a casa: un rientro fatto dei fuochi artificiali della passione e del desiderio, i fuochi artificiali che l’avrebbero gettata in un universo di sensualità e perversione da cui speravo non volesse più uscire. A quel punto il mio unico desiderio era di renderla felice, e avevo capito che lei sarebbe stata totalmente mia solo se fossi riuscito a farle perdere il controllo del suo corpo e, di conseguenza, delle sue emozioni.
Volevo che per lei fare l’amore con me non si riducesse ad una semplice scopata, magari una fenomenale scopata, ma niente altro; volevo che ogni volta che io e lei fossimo entrati in contatto fisico, per lei iniziasse una specie di viaggio tra le stelle, in un universo in cui la percezione del proprio corpo era diversa, un mondo in cui non c’è più razionalità, in cui tutto quello che la tua immaginazione crea si può e si deve trasformare in realtà. E nei momenti in cui avessimo finito di fare l’amore, il suo cervello risultasse completamente sgombro dai pensieri, che per lei ci fosse solo la felicità che ti provoca il fatto con una persona che conduce il partner nel paradiso del piacere e della libidine.

Quella sera, al rientro in città, la portai a casa mia e le dissi di preparare un bagno caldo e di non preoccuparsi d’altro, perché a tutto il resto ci avei pensato io.
Infatti uscii e mi recai in un noto ristorante di pesce del centro, dove comprai quaranta ostriche e due aragoste, che mi feci preparare, e del caviale di tipo beluga, nonchè sei bottiglie di Cristal.
Quando arrivai a casa non le dissi nulla: volli solo che andasse a fare un bagno caldo e che usasse un certo bagno schiuma al muschio bianco, dal forte odore per me afrodisiaco, e che accendesse tutte che candele che avevo in casa: io la raggiunsi dopo alcuni minuti, già nudo e con tutta la cena preparata.
Cenammo nell’acqua, e ad ogni mio contatto il suo corpo fremeva sempre di più.
Quando le dissi che volevo bere lo champagne direttamente dal suo seno, lei mi fece un segno di assenso e io iniziai a versare lo champagne sulle sue tette, leccando avidamente i suoi capezzoli incredibilmente duri: quindi le chiesi se anche a lei veniva in mente un modo sensuale per bere quel nettare degli dei.
Lei mi fece immergere il nel calice colmo di champagne, e poi cominciò anche lei a leccarmi e succhiarmi l’uccello, provocandomi quasi del dolore da quanto era eccitata, così incredibilmente sexy.
La feci piegare e le misi del caviale nel solco tra le natiche, e poi cominciai a leccarlo, cercando di inumidirle al meglio il buco del .
Ero pronto a smettere non appena lei me lo avesse chiesto, ma, sarà stata l’atmosfera, lo champagne o il cibo altamente afrodisiaco, Elisabetta arrivò a perdere il controllo di se stessa, e anche io, ad un certo punto, non capivo più quello che stavo facendo, stravolto dalla mia e dalla sua eccitazione.

Volevo che anche lei scoprisse quanto fosse fantastico perdersi totalmente nel corpo dell’altro, là dove finisce il mondo della razionalità ed inizia quello dell’amore, dell’eros e del piacere senza confini; volevo iniziare il mio viaggio nella libidine con la donna amata e speravo che anche lei non aspettasse altro.
Mentre la leccavo, Elisabetta non faceva altro che contorcesi e mugolare sempre di più: era evidente che quelle mie attenzioni la stavano portando ad un punto in cui l’unica realtà effettivamente percepita era la mia lingua, o comunque la parte del mio corpo votata a darle piacere.
Quando percepii che il suo corpo era pronto, cominciai ad accostare un dito al buchetto del suo sedere.
Nel momento in cui lei lo sentì, reagì esattamente come io mi immaginavo: si rilassò ancora di più, proprio come un tacito assenso a che io entrassi in lei da quello stretto orifizio.
Sicuramente quando la penetrai il dolore che lei avvertì fu intenso, ma di pari intensità fu la scossa di piacere che le pervase tutto il corpo.
E infatti, dopo l’urlo iniziale che le sfuggì dalle labbra, mi pregò di andare avanti e di farla godere.
Dopo un attimo di attesa per fare si che il suo corpo si abituasse a quel dolce e malizioso intruso, iniziai a muovere il dito in quello splendido ; poi introdussi anche il secondo dito, ma a quel punto il suo corpo era pronto e non ebbi più alcun tipo di problema e le mie dita presero ad affondare come un coltello dentro un pane di burro.
Fu Elisabetta a sorprendermi, chiedendomi di incularla e che voleva sentirmi dentro, voleva il nel suo ormai fradicio di ogni possibile sua libidine.
Io l’accontentai senza indugio: la presi per i capelli e poi con delicatezza, ma con molta decisione, la penetrai con il mio uccello, e lei si sciolse in un continuo orgasmo, aiutata anche dal fatto che con la mano destra cominciai a massaggiarle il clitoride, duro ed infuocato. Le mie attenzioni sempre più pressanti ed a tratti anche impetuose culminarono in una scarica incredibilmente violenta di piacere, che squassò Elisabetta proprio nel momento in cui anche io stavo per venire: le chiesi se voleva che uscissi, ma lei non volle sentire ragione e mi supplicò di esplodere tutto il mio piacere dentro il suo magnifico .

Alla fine di quella fantastica serata crollammo esausti l’uno di fianco all’altra, scambiandoci sguardi e baci di gratitudine, totalmente privi di desiderio, ma pieni di amore; poi ci addormentammo, stravolti ma totalmente appagati e felici per aver sconfinato nel mondo della libidine più sconvolgente.

Credo di poter affermare senza alcuna paura di essere smentito che fu in quel momento, in quella magica notte che Elisabetta ed io ci legammo in modo profondo, che nulla fu più come prima.
Ogni volta che facevamo l’amore per noi iniziava quasi un’esperienza extra sensoriale, in cui i nostri corpi si fondevano l’un con l’altro.
La nostra storia durò circa cinque anni.
Poi, una mattina, c’incontrammo in centro al termine di un suo colloquio di lavoro in cui le avevano proposto di diventare socia di un importante studio legale: questo, però, avrebbe comportato che lei sarebbe dovuta andare a vivere a Bruxelles.
All’inizio Elisabetta non voleva accettare, ma io insistetti perchè lei andasse, anche se questo poteva solo voler dire che per noi sarebbe tutto finito lì.
Elisabetta partì per il Belgio circa un mese dopo.
Nei primi tempi continuammo a vederci, ma sempre con minore frequenza; poi, un giorno, dopo circa sei mesi che non ci sentivamo più, lei mi disse che si stava per sposare e che aveva trovato un uomo che la sapeva rendere felice: con lui non aveva mai perso il controllo, come invece accadeva sempre con me, ma Jean (questo il suo nome) le dava sicurezza e affidabilità.
Si sposarono il 20 luglio a Nizza, e io andai al loro matrimonio e mi sentii felice per donna che avevo tanto amato.
E forse anche questo è amore.

FINE

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