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Le luci di Ixia (hard)

Adoro laccarmi le unghie dei piedi e delle .
Lo faccio di frequente, con grande cura e attenzione.
Trovo le mie particolarmente aggraziate e sensuali, i miei piedi diabolicamente erotici, e valorizzare queste parti del mio corpo mi regala un piacere intenso e particolare.
Poi, una volta finito di passare lo smalto, mi piace guardarmi le che sfiorano le caviglie, che accarezzano e risalgono lentamente, in punta di dita, la morbida pelle dei polpacci, che lambiscono l’interno delle ginocchia, che scivolano bramose sulle mie cosce, per poi deviare verso l’esterno a toccare i fianchi e quindi risalire adagio verso il seno.
Mi piace lasciare che i capezzoli si inturgidiscano, ma senza neppure sfiorarli, stuzzicare appena la pelle attorno in una danza di dita ed unghie smaltate.
Poi mi accarezzo con gentilezza le guance, mi solletico facendo ricadere i miei lunghi capelli corvini sulle spalle, abbracciandomi e stringendomi forte da sola.
E’ in quegli istanti che mi sento felice: lascio che le emozioni dilaghino nella mia anima e sulla mia pelle, osservando il mio riflesso nel grande specchio, il viso perfetto, la linea sottile delle sopracciglia, l’intensità e la bellezza dei miei occhi azzurri, il disegno armonioso delle mie , che sembrano essere state dipinte per dispensare baci al mondo intero.
E’ questo il mio rito, tutte le sere che esco, prima di prepararmi alle ore di divertimento che mi attendono: allacciarmi il cinturino dei sandali alle caviglie, infilarmi in un vestitino comodo ma che metta in risalto le mie gradevoli forme, lasciare che la mia serica pelle mostri tutta la sua tonicità, senza tutti quegli artifici che usa Melina, senza neanche un filo di rimmel.
Forse potrei apparire ancora più bella con un po’ di trucco, ma non mi interessa più di tanto.
Sono certa di stare bene così.

Soddisfatta dal mio consolidato rito personale, finalmente esco.
Anzi, per essere più precisi, usciamo.
Melina ed io.
Questa sera guida lei.
Sprofondata nei miei pensieri, attendo di conoscere la destinazione della nostra serata.
Con Melina ci si può aspettare di tutto.
Il caldo di questa interminabile estate è particolarmente afoso.
Le decine di locali dell’isola pullulano di gente.
Sarebbe facile fare incontri interessanti.
Ma Melina mi trascina (e quando me ne accorgo è ormai troppo tardi) alla festa di Ixia, un villaggio con più alberghi che case.
- Forse potremmo trovare qualcosa di meglio da fare, no ? – le chiedo quando lei ferma la macchina tra il banco di un venditore ambulante di giocattoli ed il chiosco dei panini con le salsicce.
Melina mi guarda e sorride.
- Non mi dirai che vuoi un panino… – le dico.
- E se anche fosse ? – mi risponde lei con fare beffardo e evasivo.
Biondissima, slanciata, di una bellezza da mozzare il fiato.
Melina è stupenda.
Quando la guardo e mi perdo nel suo fascino mi sento un vuoto alla bocca dello stomaco.
Sono sicura che lei si diverta a provocarmi in modo a dir poco sfacciato.
Tempo fa, complice un bicchiere di troppo, ci siamo baciate.
Ricordo la sua lingua scivolarmi rapida in bocca, esplorarmi denti e gengive, mentre io perdevo quel poco di controllo che ero certa di avere e le accarezzavo beata i capezzoli.
Sono stati solo pochi attimi, in realtà.
Perché poi ci siamo guardate, forse imbarazzate dall’imprevista situazione, prendendo a ridere come due isteriche.
Non abbiamo fatto più parola dell’accaduto.

Melina continua a fissarmi, mentre con il dorso di una mano mi accarezza la guancia.
- Irini… sei favolosa, stasera… -
Non mi torturare, ti prego, vorrei dirle.
Vorrei urlarle di non accostare il fuoco alla benzina.
Ma resto in silenzio, il cuore in gola.

Scendiamo dall’auto e percorriamo qualche decina di metri.
La confusione della festa di strada ci sommerge.
Ci prendiamo per mano per non perderci nel caos.
Odori di spezie, colori sgargianti, musiche e grida… non mi accorgo di nulla.
Ci sono solo i suoi meravigliosi capelli biondi, la linea della sua schiena che si perde nel corto vestito, le sue gambe, nude e slanciate, i suoi piedi, in bilico su sandali dal tacco esagerato…
Ma dove mi stai portando, adesso che stringo la tua mano così forte da sembrare unita a te ?

Arriviamo in una stradina secondaria, lasciandoci alle spalle la confusione della festa.
Ci avviciniamo ad un’anonima porta azzurra, incastonata in un muro di un bianco assoluto.
Melina suona il campanello.
Passano i secondi e nulla accade.
Nessuno risponde.
Si sente solo lo scatto della serratura.
Sono nervosa e faccio l’atto di girarmi per andare via.
Ma lei mi blocca e mi abbraccia, sussurrandomi parole dolci.
Non capisco più nulla.
Non so nemmeno dove mi trovo.
Melina mi prende il viso tra le e appoggia le sue alle mie, mi bacia gli occhi e con la lingua asciuga dal mio viso quelle lacrime che la rabbia ed il nervoso mi hanno spremuto.
Quindi la sua lingua torna alle mie , le lecca dolcemente, per tutto il loro contorno: bramosa di lei, apro la bocca e lei mi è subito dentro, languida come un cioccolatino.
Cerco di entrare con la mia lingua nella sua bocca, ma mi sposta di lato.
- Non temere… vieni con me… -

Entriamo e saliamo una rampa di scale buie.
- Non mi piace – mormoro impaurita – sai che odio il buio… -
Lei non mi risponde.
Apre una porta dalla quale filtra una luce dal colore indefinibile.
Melina c’è già stata qui, è evidente: l’invidia per questo suo segreto, ma anche la curiosità di scoprire cosa ci sia dietro quella porta, si mischiano alla paura che ancora mi stringe le viscere.
Docile, la seguo dietro quella porta.
Le pareti sono spoglie, arredate solo da giochi di luce bianca e gialla che le colorano, con lampade che escono dal basso, di lato, dall’alto, in una confusione incredibilmente luminosa e d’effetto: è solamente un corridoio di pochi metri di lunghezza, ma che si apre in un ampio locale illuminato di un blu soffuso, con al centro una colonna rivestita di legno e dalla quale piove un’intensa luce rossa.
Per il resto l’ambiente è completamente vuoto.

- Perché siamo venute qui ? – chiedo nervosamente a Melina
- Per fare quello che hai sempre desiderato… -
Stringo ancora nella mia mano quella di Melina, e mentre mi chiedo cosa lei abbia voluto dire, vedo un’ombra muoversi verso di noi.
Mi aggrappo alla mano della mia amica e l’ombra prende consistenza.
E che consistenza.

E’ decisamente alto, ma non in modo esagerato.
I pettorali sembrano scolpiti, così come gli addominali.
E’ completamente nudo.
Un fondoschiena da lasciarmi tramortita, due gambe dritte, sottili ma forti.
Risalgo con gli occhi lungo quel corpo maschile favoloso.
E quello che vedo mi strappa un sospiro di desiderio.
Il pene non è eretto, dalle dimensioni perfette, ed i testicoli che mostrano di dover essere svuotati urgentemente.
E’ un ragazzo bello anche di viso, sinuoso nei gesti quando si muove.

Con dolcezza stacca la mia mano da quella di Melina, che ora mi guarda con occhi carichi di libidine, la bocca socchiusa, il respiro affannoso.
E’ visibilmente eccitata.
Il ragazzo si porta la mia mano sul petto e con una gamba s’intrufola tra le mie.
Lo cingo con le braccia mentre mi abbasso a misurare la consistenza del suo cazzo.
Gli disegno una scia di saliva, dai capezzoli all’ombelico, con il quale gioco per alcuni istanti; e poi, dall’ombelico sino ai peli del pube.
Infine risalgo quella meraviglia, ora pienamente eretta, con la punta della lingua, fino a trovarmi a scivolare sull’asta avanti e indietro, con una lentezza esasperante.
Melina, nel frattempo, mi spoglia, mentre alla lingua io sostituisco le , non usando le .
Deve essere solo un gioco di bocca.

Lo tengo su posandogli le mie sensibile alla base, e poi risalendo, sempre da sotto, con piccoli e ardenti baci.
Melina ci guarda e si accarezza il seno: quindi viene a mettersi di fronte a me, e dal suo pube perfettamente depilato vedo la fica già umida per l’eccitazione.
Siamo nude entrambe.
Gli unici capi di abbigliamento che ancora indossiamo sono i sandali con i tacchi alti.

Il ragazzo si è afferrato il cazzo e si fa scivolare la mano su e giù, lentamente: io gliela stacco con uno sguardo di rimprovero e prendo a girargli attorno, eccitata come poche volte in vita mia.
Mi sento il fuoco tra le gambe.
Non mi tocco, e non mi lascio toccare: qualunque cosa mi sfiorasse la fica ora, in pochi istanti tutto sarebbe finito, ed io starei urlando il mio orgasmo.
No.
Devo assaporare ogni istante, prolungare il piacere fino e oltre il limite del consentito.

Volto il ragazzo di spalle e gli sussurro di non toccarsi.
E di non toccarmi.
Lui accetta quel mio dolce ordine senza battere ciglio.
Lo bacio sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, torno verso i capelli, scendo nuovamente.
Melina ha il viso congestionato, soffre, vuole perdere il controllo, ma ha capito quale sia il mio gioco, e rimane seduta, per terra, a gambe spalancate, fissando il ragazzo negli occhi ed eccitandolo umettandosi le con la lingua.
Ora lo sento tremare; per rilassarlo un po’ gli massaggio la schiena, poi scendo ancora e con la lingua gli percorro tutto il filo della spina dorsale, vertebra dopo vertebra.
Ritorno in su, centimetro per centimetro, e poi, con la stessa esasperante lentezza, vado di nuovo verso i suoi magnifici .
Prendo ad accarezzarli e a leccarlo nell’attaccatura in alto.
Melina geme sempre più forte: sta godendo senza nemmeno toccarsi, o magari non ce la fa più a trattenersi.
Sembra quasi piagnucolare, ma ad un mio sguardo supplichevole lei china la testa e poi la tira di scatto all’indietro, facendo volare nell’aria i suoi splendidi capelli biondi.
E’seduta sulla moquette, le gambe oscenamente aperte, ed il ragazzo è ora scosso da brividi per il desiderio animale di possederci entrambe; ma io lo costringo a stare ancora fermo, mentre con due dita inizio a sodomizzarlo.
Melina non si trattiene oltre, e prende a masturbarsi con frenesia, tormentandosi il clitoride e penetrandosi con le dita, fino ad arrivare a contorcersi dal piacere, preda di un orgasmo incontenibile.

E’ in quell’istante che vedo scendere alcune gocce da quel magnifico cazzo e, mentre Melina è stesa in terra, sconvolta dall’orgasmo, infilo di nuovo tre dita nel culo del ragazzo, quasi con sadica violenza, e gli mordicchio un testicolo, bloccando l’eiaculazione che sta per iniziare.
Mi sento capricciosa e lo voglio punire, non so nemmeno io per che cosa.
Melina solleva appena la testa e rimane esterrefatta per quello che si mostra ai suoi occhi: con la punta dei capelli solletico i capezzoli di quel petto virile, scendo, salgo, scendo di nuovo, finché lui non ce la fa più a trattenersi, e capisce che mi sto allagando, che il mio clitoride è duro e teso allo spasimo, che la mia bocca non chiede altro che il suo cazzo e, con astuzia e perfidia, si tira indietro. Io cerco di toccarlo, di accarezzarlo, si sentire sotto le dita la sua pelle, e lui si sposta.
Forse lo fa per riacquistare un minimo di equilibrio, quell’equilibrio che Melina, con la sua straordinaria bellezza e con il suo fantastico spettacolo di autoerotismo, masturbandosi e godendo davanti a lui, gli ha incrinato.
O forse lo fa per punire me, rea di averlo sodomizzato con le dita.
Non so.
Potrebbe essere un insieme di tutto questo.

Tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare.
Anche Melina ora si diverte con me, accarezzandomi la schiena e le natiche con leggere e dita delicate.
Vogliono entrambi farmi impazzire di desiderio.
E io sto al loro gioco, e lascio che Melina inizi a percorrere la mia pelle infuocata con la sua sapiente lingua.
Scivola lieve su di me, senza sfiorare neppure i capezzoli turgidi e la fica palpitante, indugiando invece su altri centimetri della mia pelle, strappandomi brividi di pura passione.
Lui, intanto, osserva i nostri corpi nudi e si masturba lentamente, avvicinandomi di tanto in tanto il suo cazzo svettante: ora mi permette di allungare una mano, di afferrarlo e di tirarmelo tra le . Sono felice di poter nuovamente scorrere con la lingua su tutta l’asta congestionata.
Chiudo gli occhi e assaporo la cappella…

D’improvviso esce dalla mia bocca.
Il vuoto.
Solo il suo sapore sulle umide, e che mi passo con la lingua in continuazione.
E’dietro di me.
Sono in ginocchio, preda della sua volontà.
Sento due forti che mi afferrano per i fianchi, poi un dolore lancinante quando il suo cazzo mi penetra, sodomizzandomi senza riguardi.
In quel momento potrei svenire, afflosciarmi come una bambola di pezza.
Mi appoggio sui gomiti, e le braccia sembrano cedere.
Lentamente il dolore si trasforma in piacere, e l’orgasmo non tarda ad arrivare, impetuoso e straripante.
E’ una sensazione strana, mai provata con questa intensità, ma mi sento infinitamente felice.
Il ragazzo sta dando sfogo a tutta la sua tensione erotica, così a lungo trattenuta: ma io non voglio farlo venire, anche se non ho i mezzi per impedirglielo.
E’ Melina, che continua ad esplorare il mio corpo con la lingua, ad avvertire la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi lombi stanno aumentando vertiginosamente il ritmo.
Dalla mia bocca escono solo gemiti convulsi.
Sicuramente sono venuta più volte, di certo non nel modo che conosco, ma ogni singola fibra del mio corpo sta godendo come non mai.

Lo sento bloccarsi di colpo, e mi dispiace da morire non sentire più il suo fallo scivolare nel mio culo.
Noto Melina sdraiarsi a terra e farmi segno di salirle sopra.
Lo sento uscire da me.
Mi volto e lo guardo: è sudato, stravolto, il volto arrossato.
E’ bellissimo.
Gli tremano impercettibilmente le .
Sta per esplodere.
Guardo Melina sdraiata che si masturba di nuovo: vuole me, ma di certo vuole anche lui.
Mi volto verso il ragazzo e gli faccio cenno di andare da lei.
Era quello che aspettava.
S’inginocchia, con le le allarga ancor di più le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che rovescia la testa all’indietro.
I seni si Melina sobbalzano e la bocca le si deforma in mille smorfie di puro piacere.
Mi accosto a quei due corpi uniti e sfilo il sandalo dal piede sinistro della mia amica.
La cavigliera dorata dondola ritmicamente sul collo del piede, ed io prendo a leccarla, metallo e pelle, le sue unghie del piede laccate di rosso nelle mie pupille.
I suoi sospiri diventano mugolii animali.
Poi i mugolii si trasformano in grida d’estasi.
Dalla caviglia risalgo fino al clitoride, ed alterno la mia lingua tra lei e quel cazzo durissimo che la sta scopando.
Melina irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo lucido di sudore.
S’inarca con un paio di colpi del bacino, distende le braccia all’indietro e vola in paradiso, travolta da un altro orgasmo che la lascia senza fiato, i muscoli ancora contratti.
Lui si stacca dalla mia amica ed entra di prepotenza nella mia bocca.

Sono fuori di me, ma non mi permetto di toccarmi.
Continuo a leccare e a succhiare quella mazza fantastica per lunghi minuti, aiutata dalla lingua di Melina, che sembra trasfigurata dal piacere.
E finalmente arrivo al capolinea della sopportazione.
Con una mano lo spingo per terra e gli salgo addosso.
Quando entra in me ha le dimensioni di un palo: sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad abituarmi a quella meraviglia che lui, con una possente spinta verso l’alto, mi fa vedere tutte le stelle del firmamento.
Sono come impazzita.
Inizio ad agitarmi sui suoi fianchi, sempre più spasmodicamente, e non mi accorgo quasi di Melina che se la fa leccare in ginocchio di fronte a me, continuando a godere senza sosta.
M’impalo sempre di più, sempre con maggiore velocità, insisto, spingo con tutta me stessa, mi arruffo i capelli per il piacere, rallento un attimo cercando un briciolo di lucidità, ma è troppo, non ce la faccio: mi accarezzo il seno, uso la lingua per inumidirmi la punta dell’indice e vado a torturarmi i capezzoli.
Getto la testa all’indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le sui pettorali, e godo in modo così travolgente che con le unghie lo faccio sanguinare.
Me ne accorgo e serro i pugni sui suoi polsi, e spingo, spingo così forte da urlare oscenità e frasi sconnesse, spingo senza mai un attimo di pausa, un calore quasi insopportabile che s’irradia dal basso ventre, e mi gira la testa, non capisco più niente, mi accanisco su quel cazzo infinito.
Lo sento ingrossarsi a dismisura e cavalco, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un’improvvisa esalazione dell’anima, un colpo alla bocca dello stomaco.
Ed urlo.
Impazzita.
Non più collegata alla realtà che mi circonda.

Quando torno in me, dopo un tempo che non so quantificare, mi fermo un attimo.
Riprendo fiato.
Vedo Melina che freme di piacere nella bocca del ragazzo.
Vado nuovamente in estasi e ricomincio, più veloce di prima: sono tutta indolenzita ma continuo nella mia cavalcata, ed esplodo ancora, e poi ancora, e poi di nuovo.
Ma non riesco a staccarmi da lui.
Solo quando sento i miei muscoli cedere capisco che è arrivato il momento.
Mi lascio cadere di lato.
Lui si alza e si allontana di qualche decina di centimetri.
Melina si mette in ginocchio sopra la mia bocca, e mi ritrovo il suo clitoride tra le mie .
La lingua saetta famelica, e lecco le grandi , e bevo quel fiume di piacere che la inzuppa; la penetro con una, due, tre dita, mentre quel palo stupendo va a riempirla da dietro, inculandola poderosamente, strappandole altri orgasmi irrefrenabili.
Ora la fa urlare, muovendo i fianchi instancabili con crescente velocità, finché un suo rantolo, a stento represso, non mi annuncia l’imminente ondata.
Tutto avviene in un attimo.
Esce da una Melina ipnotizzata e sconvolta e schizza il suo seme caldo sul mio viso, sul mio seno, sui miei capelli.
Si siede, esausto, sfinito nel corpo e nella mente.
Melina si accosta a me e mi spalma sul corpo con quel liquido bianco e denso, per poi ripulirmi tutta, leccandolo fino all’ultima goccia.
Sono in trance.
Credo di morire.

Quando ci svegliamo il sole è già alto.
La stanza ora mi appare più piccola della sera prima.
Il ragazzo è sparito.
Vedo Melina, ancora esausta, che mi sorride.
- Ti è piaciuto ? -
- Sì – mormoro in risposta, godendo della sua splendida bellezza e sapendo di amarla.
Sorride.
Si sdraia al mio fianco ed inizia ad accarezzarmi il seno.
Poi la sua mano scivola sul mio ventre.
E’ pronta a ricominciare.

FINE

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Il primo tradimento fu con – parte prima (racconto di anno1954m)

Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro.
Mi piace avere la casa sempre in ordine, ed è appunto per questo che mi ero sempre ripromessa di riporre nella scaffalatura della libreria della sala da pranzo, quei libri e volumi pesanti sparsi un pò per tutta la casa.
Non potevo farlo da sola, e quindi lo avevo sempre rimandato.
Una mattina esco di casa per le solite faccende ed al ritorno trovo nel portone il figlio del nostro portiere, “”… Gli chiedo: “cosa ci fai tu qui ?”,.. “non dovresti essere al lavoro?”… Lui è infermiere professionista presso la ASL…. “signora non ci sono andato perché non mi sentivo tanto bene stamattina e quindi ho preso un giorno di malattia ”. “Bene !” gli dico, “allora… puoi venire su a casa con me?”……. vorrei un aiuto per sistemare alcuni libri pesanti in libreria !…. da sola non ci riesco”……tu stai comunque abbastanza bene per darmi una mano?” “Certo signora”,…..mi risponde “è stato solo un lieve malessere,… ma… adesso va molto meglio!” Dopo qualche minuto suona alla porta ed io lo faccio entrare.
“Sto preparando il caffé”, gli dico,… “tu intanto prendi la scala dal ripostiglio!” mi raggiunge in cucina per prendere un caffé con me , mi guarda la camicetta scollata e non riesce a staccare la vista dal mio seno semiscoperto. “Bene”, penso tra me,.. “significa che nonostante la mia non più giovane età, sono ancora attraente,.. anche per un giovane di 24-25 anni!. Cominciamo quindi a collocare insieme i libri negli scaffali della libreria; me li porge, ed io salendo sulla scala li depongo sulle mensole. Mentre depongo il primo libro, stando sull’ultimo gradino in alto della scala, mi accorgo dello spettacolo che sicuramente stavo dando al giovanotto che dai piedi della scala, vedeva tutto quello che c’era sotto la mia gonna: le mie gambe coperte solo con calze e reggicalze, le mie cosce e le mie natiche coperte (si fa per dire) da un microscopico slip. Ero un po’ preoccupata ed imbarazzata perché era una persona conosciuta nel palazzo e conosceva benissimo anche mio marito. “Che faccio?”….penso tra di me…….”mi copro le gambe?”…… “scendo immediatamente dalla scala?”…….. gli dico di andarsene?” …….ma….. oramai era fatta!: Aveva già visto tutto sotto la mia gonna!……. decido quindi di continuare così a deporre i libri negli scaffali senza dare molta importanza a quello che oramai lui aveva visto e poteva continuare a vedere. E così salgo e scendo dalla scala con il primo, il secondo, il terzo libro,…….ecc. ecc. Ogni volta però che scendevo dalla scala, notavo in lui un evidente pallore sul viso e la fronte imperlata da gocce di sudore; lo guardo negli occhi e gli faccio un mezzo sorriso di circostanza. Continuo quindi così fino a , prima di scendere nuovamente dalla scala…. mi sento le sue mani che mi sfiorano le gambe salendo fino alle mie cosce e terminando il loro cammino con carezze ritmiche sui miei . Resto impietrita sulla scala……. non so che fare… se mostrarmi contrariata ed arrabbiata con lui, ….. metterlo energicamente alla porta….. se minacciarlo infine di dire tutto a suo padre ……..nel frattempo però le sue mani avevano ora delicatamente cominciato a scostare il mio slip rimuovendolo dalla fessura che separa le mie natiche, mettendo quindi completamente allo scoperto il mio sedere. Sento il suo viso che preme sui miei ,…. la sua che comincia a baciare teneramente le mie cosce…. Resto ancora ferma…….penso a mio marito verso il quale sono stata sempre fedele! ………. ma comincio a sentire dei brividi lungo la schiena e sulle cosce,…. i miei seni diventano turgidi, ed avverto che la mia fighetta comincia ad inumidirsi. Nessuno di noi due dice una parola…… Mi contorco con movimenti lenti agitando il mio bacino e spingendo il mio posteriore sul suo viso. Non riesco a fermare i miei movimenti,…..nella mia testa ora regna un pensiero martellante: togliermi immediatamente le mutandine per assecondare i desideri di , e forse…. anche miei. Fantastico !!….come se avesse captato il mio pensiero , lui comincia infatti a sfilarmi ed ad abbassarmi gli slip fino al ginocchio, mettendo così a nudo completamente il mio culetto. Comincio a fremere,… ed un brivido mi attraversa tutto il corpo,… sento che mi prende dai fianchi e posa il suo viso in mezzo alle mie cosce. Sona assalita dal rimorso per quello che gli sto permettendo di fare,…. ho un sentimento di vergogna misto a preoccupazione,……ora mi alza la gonna, ed allargandomi le gambe, comincia ad aprire le mie natiche in modo da scoprire di più la mia figa lì davanti che nel frattempo si era tutta già bagnata. Quindi inizia a leccarmela lentamente e meravigliosamente. Non sapevo che fare!….ero immobile…… pensavo di nuovo a mio marito ed a quello che di lì a poco sarebbe accaduto…… mi stavo però eccitando….. e lui lo aveva capito dal movimento convulso del mio bacino che era in perfetta armonia con la sua . Sono bastati pochi minuti per farmi raggiungere l’orgasmo terminato con un gemito strozzato. “Uuuuhhh, …..mmmhhh,….ooohhh ….. se ne accorge e con grande tenerezza mi bacia le cosce,… poi, prendendomi per i fianchi, mi aiuta a scendere dalla scala. Sento che sto vivendo una esperienza stranissima,… non mi rendo conto se è un sogno o una realtà,… una volta giunta a terra pero lui mi fa capire che non si tratta di un sogno in quanto pian piano mi sfila completamente gli slip, lo lascio fare, mi cinge il corpo con le sue braccia ponendo le sue mani sul mio seno turgido ed accarezzando dolcemente i miei capezzoli. Questa volta sento il mio posteriore premere sul suo bacino, e avverto tra le mie cosce il suo membro già eretto che, attraversando le mie natiche, si stava appoggiando sulla mia figa bagnatissima. Ero incapace di prendere qualsiasi decisione, ero come ipnotizzata da un piacere immenso. ora mi preme leggermente sulle spalle per farmi capire che dovevo curvarmi in avanti e appoggiarmi alla scala sollevando il bacino verso di lui. Appena lo faccio sento immediatamente il suo pene che si infila prepotentemente da dietro tra le mie cosce e penetra decisamente la mia figa. non capisco più niente! Resto così ancora ferma sotto i suoi colpi di bacino dolcissimi ma decisi, mi sta chiavando in un modo impietoso, comincio anche io a muovermi tra mille fremiti e sussulti assecondando quei colpi. Dopo qualche minuto, con qualche altro gemito raggiungo un altro orgasmo. “uuuuhh,…uuuuuhhh, ……aaaahhh,… Lui se ne accorge ancora, e, come per compiacersi, mi gira verso di lui e comincia a mettermi la in esplorando tutti i punti più nascosti della mia . E’ successo tutto così in fretta!….e francamente non avrei mai immaginato di avere un rapporto sessuale al di fuori della mia vita coniugale, soprattutto con una persona che dimorasse nel mio stesso palazzo!… Mi chiedo per un attimo se quello che sto facendo mi potrà lasciare rimorsi… Ora ci guardiamo e stiamo di fronte l’uno con l’altro,… mi prende le braccia e se le butta al collo mentre sento questa volta il mio ventre che preme sul suo membro rigidissimo. Stiamo così per un po’ di tempo fino a comincia a spingermi delicatamente contro il mobile del soggiorno togliendomi la gonna. Sono rimasta oramai solo con la mia camicetta, il reggicalze e le mie calze. Provo un po’ di vergogna,….. nel contempo mi alza con un braccio la gamba sinistra divaricandola dall’altra, mi preme contro il mobile e mi infila il suo cazzo impietosamente nella figa che oramai grondava succhi vaginali. Lancio un urlo di piacere e stupore…i suoi colpi di reni mi fanno sbattere contro il mobile, ed ad ogni urto sento il tintinnio dei bicchieri nella vetrinetta che portano il ritmo della nostra scopata. Ho gli occhi chiusi e godo intensamente , teneramente mi prende la mano baciandola e mi conduce verso il divano. Per timidezza o vergogna, pur essendo oramai quasi nuda, mi siedo con le gambe chiuse e piegate verso di me. Lui però si inginocchia davanti a me e con tenerezza me le apre lentamente. Mi sento tra le nuvole…., oramai in estasi,….. ricomincio a fremere…….., lui con le mani comincia ad accarezzarmi i foltissimi peli neri che coprono il mio basso ventre,… li scosta sapientemente e quindi scopre la mia figa che ora é completamente aperta e lascia intravedere il colore rosa del suo interno.

- continua -

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

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Fotografie (racconto di Anatas Dark)

Lara entrò nel negozio con l’aria di chi sa esattamente cosa vuole dalla vita, si rigirò tra gli scaffali di vetro, poi andò dritta verso il ragazzo al bancone e gli sussurrò: – …vorrei farmi delle foto… un po’ sexy.

Lui non ci voleva credere, erano anni che sognava una simile occasione ed ora tutto si realizzava all’improvviso, come se avesse strofinato una lampada magica. Ebbe solo il coraggio di chiederle: -… ? – e la sua agitazione raggiunse il culmine nel medesimo istante in cui lei rispose: -…adesso!

Era solo in negozio, ma per nulla al mondo poteva perdersi una simile occasione, quindi la pregò di accomodarsi nella piccola sala di posa, che liberò in tutta fretta dall’immancabile confusione. – Sa già come le vuole fare, lo sfondo, la luce?

- Sfondo nero come se fossi avvolta dal vuoto, il centro dell’attenzione voglio essere io… devo mandarle all’uomo che me le ha richieste e preferirei che usasse una macchina digitale, non voglio farlo attendere troppo.

Il ragazzo la guardò allibito, fece un piccolo cenno di assenso, e la lasciò sola un attimo per munirsi della sua inseparabile Canon. tornò, Lara si era tolta l’impermeabile e si stava slacciando la camicetta. Rimase incantato ad ammirarla… silenzioso, attonito, rapito dalla sua disarmante complicità.

Lei gli sorrise e continuò a spogliarsi, finché restò con paio di culottes di seta nera ed un reggiseno in tinta che conteneva a fatica il suo seno prosperoso.

Bella, stupenda creatura lì davanti ai suoi occhi, non più giovane ma proprio per questo ancora più sensuale, come tutte le donne che acquistano fascino e personalità sopra i trent’anni.

Elegantemente seduta sul seggiolino dal sedile girevole, la lunga collana di perle adagiata sul seno e quelle vermiglie che si schiudevano in un delizioso sorriso: – Sono pronta, – sussurrò – mi fido ciecamente di lei… spero non vorrà deludermi!

- Si spogli! – avrebbe voluto chiederle – Si tolga tutto e si lasci guardare…- ma la realtà non si lascia mai trascinare dai sogni e i sogni non seguono mai la realtà.

Il lampo del flash dettava i tempi della posa, piccoli movimenti, impalpabili correzioni, tutto sembrava seguire una prassi comune e la speranza del fotografo andava a perdersi col passare dei minuti.

venne da me, quella sera, Lara aveva negli occhi la stessa luce e sulle le stesse emozioni. Mi baciò con uno strano sorriso e subito dopo mi consegnò un sottile pacchetto avvolto con cura nella carta dorata; dentro c’era il CD con le sue immagini.

Mi misi seduto sulla comoda poltrona di pelle nera ed accesi il computer. Infilai nel lettore quel lucente disco dall’aria invitante ed attesi che mi mostrasse il suo segreto.

- Mettiti comodo, – disse lei, accovacciandosi in ginocchio tra le mie gambe – le foto sono montate in sequenza, trenta secondi per ognuna… dalla prima all’ultima…

Una musica dal ritmo latino inondò la stanza mentre le sue dita slacciavano la fibbia della mia cintura. Le immagini sullo schermo si susseguivano lentamente, quasi fosse un filmato a scatti, mostrandomi la cronaca fotografica dell’eccitante servizio fatto apposta per me.

Avvertii le sue dita sulla pelle del ventre, afferrarono l’elastico dei miei slip e lo attirarono verso i suoi denti. Uno strappo improvviso mi fece comprendere che quella sera sarebbe stata speciale, e la decima fotografia mi lasciò senza fiato. Sul primo piano delle culottes nere spiccava il rosso delle sue unghie che scostavano la seta di lato, poi le inquadrature si susseguirono finché la sua carne rosea cominciò ad apparire tra i corti peli.

Non era questo ciò che le avevo chiesto, mi sarei accontentato di saperla nuda davanti al fotografo, ma ormai era tardi per cambiare il corso degli eventi.

Trasalii vidi il suo indice sparire tra i petali carnosi… nello stesso istante mi sentii avvolgere da un calore intenso e non riuscii a parlare. Sapere che dall’altra parte dell’obiettivo ci fosse stato un altro uomo mi faceva impazzire di gelosia, ma la voglia che mi torturava era così grande da non riuscire a contenerla.

Reso ben visibile dagli scatti del flash, il luccichio dei suoi umori apparve all’improvviso sullo schermo, poi le dita si intinsero una dopo l’altra in quell’anfratto voglioso, schiudendolo ai miei occhi… ai suoi occhi.

Mai avrei immaginato di godere al pensiero che si mostrasse in quel modo ad un altro, ma ora ero prigioniero da quel susseguirsi di emozioni forti, tremende… mentre la sua bocca avvolgeva il mio sesso in una piacevole morsa.

- Ora ci sarà un momento di attesa, – sospirò Lara, concedendomi un attimo di pace – alcuni minuti di buio in cui non ha potuto fotografarmi perché mi stava scopando.

- Impossibile, – pensai – sta bleffando!- non l’avevo mai sentita parlare così.

Lo schermo nero mi eccitava ancora più delle fotografie, potevo immaginare ogni cosa e ciò che appariva alla mia mente era più perverso della realtà. Non potevo crederci… non volevo crederci, e se da un lato avrei preferito che non fosse mai accaduto, dall’altro ero attratto irrimediabilmente da quella prospettiva.

le immagini ritornarono ad accendere di luce e colori il monitor, tutto sembrò ripetersi dall’inizio: stesso sguardo, stesse inquadrature. Ero certo che mi volesse lasciare nel dubbio, sicuro che quell’incertezza potesse divenire la scintilla che avrebbe riacceso il nostro rapporto, e tornai a seguire le sue dita con la stessa attenzione di prima, le osservai perlustrare ancora la sua carne, torturare la sua e la mia voglia.

Ma ancora una volta riuscì a stupirmi, le unghie rosse sprofondarono tra gli effluvi alla ricerca del piacere profondo, e riemersero intinte nei densi succhi che colmavano il suo sesso. Lo compresi immediatamente che rovistava nel piacere lasciato da un altro… e quella lunga scia di seme biancastro scivolava fuori dalla sua carne trascinando con sé i miei pensieri più torbidi… nello stesso modo in cui le sue cingevano il mio glande risucchiandolo in gola.

I fotogrammi risalirono il suo corpo lenti e inesorabili, e l’ultima immagine si fissò nelle mie pupille nello stesso istante in cui il piacere divampò come un incendio nella mia mente. C’era il suo volto in primo piano, gli spigoli delle tracimavano della stessa manna di cui si nutriva ora tra le mie gambe… ed io non potei fare a meno di scoppiarle in gola.

FINE

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Fotografie (racconto di Anatas Dark)

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Uno e trino (racconto di Dago)

era sola al buio.
Pensava.
Aveva conosciuto Dago una sera in un pub.
Un bel ragazzo, simpatico, brillante.
L’aveva affascinata subito.
Anche perché non aveva premuto sull’acceleratore per portarla a letto come le capitava spesso.
Si erano scambiati i numeri di telefono.
Si erano sentiti per qualche giorno.
Un po’ a voce un po’ con gli sms.
Poi si erano dati appuntamento.
Niente di originale, una cena.
Erano rimasti a tavola per quasi 3 ore a parlare. A lei piaceva sentirlo parlare, gli piaceva il suono della sua voce.
Poi erano finiti a casa sua, Dago viveva con 2 amici, era praticamente impossibile andare a casa di lui.
Era stato bellissimo fare l’amore con lui.
Erano rimasti svegli tutta la notte, parlando e facendo sesso.
Cosi amava definirlo lui. Le aveva spiegato la sua filosofia di vita.
Non voleva impegnarsi, anche per via del suo lavoro che lo faceva viaggiare molto. Era un imprenditore e lavorava con l’estero, e poteva dover partire all’improvviso.
Ma si era trovato davvero bene con lei. Se a lei stava bene potevano continuare a sentirsi e a vedersi, se a lei stava bene.
non aveva impegni sentimentali. E sinceramente in quel momento nemmeno lei ne voleva. Dago era un bel ragazzo e diciamocela tutta… scopava da dio.
A lei andava bene così. Poi il tempo avrebbe deciso per loro.

Adesso li nel letto ripensava agli ultimi due mesi, due mesi passati a vedersi con lui e a fare sesso ogni volta che si vedevano.
Era sempre bello ma… Aveva una strana sensazione. Alcune volte quasi non le sembrava lui.
Il modo di porsi era sempre lo stesso. Ma aveva notato alcune differenze.
All’inizio pensava che fosse a causato da particolari eventi della giornata, o semplicemente il suo modo di voler variare il menage erotico. Ma ora li nel letto queste differenze le passavano davanti in modo strano.
Poi lei sta sera glielo aveva detto, gli era sembrato che avesse reagito in modo strano.
Cosa c’era di strano? Aveva notato delle leggere differenze fisiche che non sempre riusciva a ritrovare toccandolo. Una ciste sul braccio che appariva e scompariva, lui le aveva detto che faceva cosi fin da piccolo. La gestualità delle mani, diversa di volta in volta, non esageratamente, ma diversa.
E poi aveva notato che il suo membro non sembrava sempre grosso uguale. Non era una differenza di centimetri, ma una donna notava di queste cose.

Le cosa che più la aveva colpita era la diversa predilezione di volta in volta. Era la cosa che più la spiazzava. La prima volta aveva notato una predilezione per i rapporti orali, cosa che adorava anche lei. Dopo qualche volta erano iniziate le stranezze.
si era preparata per dedicargli una serata speciale, voleva berlo fino a fargli urlare basta. Lui invece aveva iniziato a scoparla forsennatamente in diverse posizioni, ma sempre nella fica.
Non che le fosse dispiaciuto. La passione con cui l’aveva presa la aveva fatta godere diverse volte lo stesso.
Poi era venuta la sera del culetto. Non vi si era mai dedicato con grande attenzione, vi aveva al massimo giocato con le dita. Quella sera invece appena finito di mangiare l’aveva appoggiata al tavolo, le aveva alzato la gonna e spostato il tanga. Le aveva leccato il buchino con foga e poi l’aveva presa. L’iniziale sorpresa era stata surclassata dal piacere.
Poi però il ripetersi di queste particolari dedizione l’aveva lentamente incuriosita e insospettita.
Aveva provato a indagare, ma lui era sempre riuscito a evitare risposte dirette.
Questa sera aveva appunto provato ad affrontarlo direttamente. Insomma voleva capirlo un po’ di più, capire anche come dargli maggior piacere.
L’espressione quasi spaventata sul suo viso e la solita risposta evasiva e insoddisfacente aveva aumentato i suoi sospetti. Ma non riusciva a darne corpo e forma. Non sapeva cosa pensare.
Lentamente scivolò in un sonno agitato. L’unico ricordo che aveva al mattino era appunto di un sogno strano, ma non riusciva a ricordare di più. Questo sogno le lasciò una sensazione strana addosso tutto il giorno.

Ancora più strana gli parve la telefonata di Dago nel tardo pomeriggio. La invitava a cena a casa sua, e le aveva promesso che dopo cena le avrebbe chiarito tutto.
L’appartamento di Dago era molto bello, grande e spazioso. Aveva un grande soggiorno con un bellissimo camino, da una parte poi si andava nella zona notte dove c’erano le camere, ma lui la accompagnò nella bellissima e spaziosa cucina dove aveva preparato la tavola.
si fermò all’ingresso della cucina. La tavola era apparecchiata per quattro. Ai fornelli e al lavello c’erano altri due uomini che si girarono per salutarla aumentarono lo choc. Erano identici ad Dago.
rimase pietrificata. I suoi sospetti stavano prendendo corpo, e che corpo.
Dago prendendola per un braccio la accompagnò al tavolo dove la presentò ufficialmente agli altri due.
, ti presento ufficialmente Andrea e Adriano. Ufficialmente perché ufficiosamente già li conosci, credo che ti dobbiamo un po’ di spiegazioni…”
restò zitta facendo scorrere lo sguardo da uno all’altro mentre Dago continuava a parlare ogni tanto corretto o sorretto dagli altri due.
Le spiegò, se la vista già non glielo aveva confermato, che erano tre gemelli, da sempre avevano giocato sulla loro incredibile somiglianza, scambiandosi i ruoli fin dai tempi della scuola.
Avevano ereditato improvvisamente l’impresa di famiglia che gestivano assieme e che portava via loro gran parte del tempo, limitandogli gli spazi personali. Cosi una volta per scherzo avevano deciso di provare a corteggiare una donna e di vedere se questa era in grado di accorgersi loro si scambiavano.
Fino ad oggi era andato tutto liscio. Ma con lei era successo un… imprevisto. Tutti e tre si erano innamorati di lei.
Nessuna donna prima di allora era stata in grado di capire e assecondare le loro sottili sfumature di
diversità. E poi si erano accorti che lei stava iniziando a sospettare qualcosa. A questo punto avevano deciso di parlarle. Non volevano perderla anzi, volevano chiederle di venire a vivere con lei.
era sbigottita. Sentiva di essere stata sfruttata, trattata come una prostituta. Oddio, con lei si erano sempre comportati in maniera educata, galante.
Diciamo che la cosa che più non digeriva era il fatto che non le avessero detto nulla. Odiava essere ingannata. Ma nello stesso tempo era affascinata da questi tre uomini che sembravano un uomo solo. Le differenze dimostrate in questi due mesi erano veramente delle sfumature.
Dentro di lei prendeva forma un desiderio di vendetta, ma nello stesso tempo, in un angolo del suo cervello iniziava a svilupparsi un pensiero birichino.
sorseggiando l’aperitivo che aveva di fronte per cercare di calmarsi disse: “Vi rendete conto che mi avete usata a vostro piacimento, senza tenere conto dei miei sentimenti, mentre io mi innamoravo di… di… di voi!”

Non era facile rispondere a una affermazione del genere, anche perché loro sapevano che era difficile, molto difficile farlo vedere sotto un altro aspetto. La mentalità dei gemelli è una mentalità particolare, difficile da capire per chi non lo è. Ma dovevano riuscire a farle capire quanto la amavano.
Andrea si alzò e disse: “ lo so che non è facile da capire, ma proviamo almeno a parlarne, se ci dai il tempo magari riusciamo a spiegarti meglio, riusciamo a farci capire meglio, resta a mangiare con noi .”
Adriano si alzò e iniziò a servire da mangiare. , intontita dai suoi pensieri, restò seduta a tavola, sentendo lontano Dago, Andrea e Adriano che le parlavano. Nella sua mente giravano vorticosamente solo due cose: una parola e un’immagine.
Voleva trovare il modo di umiliarli come lei si sentiva in questo momento, ma nello stesso tempo c’era questa immagine che la distraeva.
Ripensava ad una chiacchierata una sera tra amiche. Una tavolata di donne a cena, non è poi molto diversa da una tavolata di uomini. Prima poi l’argomento principe diventa il sesso.
ricordava che quella sera una amica di Daria aveva monopolizzato l’attenzione di tutte raccontando sue avventure. E aveva scoperto poi che, nonostante tutte al momento avessero fatto più o meno le scandalizzate, nella loro intimità si erano soffermate a pensare ad una situazione raccontata con molto entusiasmo, incuriosite, stuzzicate, ma senza il coraggio di provarlo.
Lei, in particolare nelle serate solitarie, si era spesso trovata a immaginare quella situazione e a provare a ricrearla aiutandosi con le mani, e la cosa la tentava sempre di più.

La cena era giunta quasi al termine. Aveva assaggiato qualcosa, distratta dai pensieri e con lo stomaco chiuso dal nervoso. Ma si era dedicata maggiormente all’ottimo vino servito, un Brunello di Montalcino, che si lasciava bere amabilmente. Senza accorgersene, il vino l’aveva aiutata a
superare i freni inibitori. Lentamente prendeva forma un’idea della vendetta.
“Che ne dite di sostarci in soggiorno?” Adriano propose.
Nel soggiorno, istintivamente, i tre uomini si sedettero sul divano e in una comoda e ampia poltrona.
, ti capiamo, ma abbiamo di bisogno di sapere cosa ne pensi, non hai più aperto
restò silenziosa per qualche istante poi chiese qualcosa da bere.
Andrea servì a tutti una buona dose di cognac. lo sorseggiò osservandoli. Godeva a lasciarli sui carboni ardenti, e poi stava completando la sua idea di vendetta.
“Non so se sarei disposta a venire a vivere qui con voi.. non mi piacerebbe essere il vostro oggetto di piacere, non sapere chi di voi tre questa sera si infilerebbe nel mio letto per scoparmi e prendersi 5 minuti di felicità.”
…” tentarono di rispondere tutti e tre in coro ma furono fermati da un gesto della mano di .
“Ma visto che scopate veramente bene, mi dispiacerebbe nello stesso tempo perdervi tutti e tre.”
Bevve un altro sorso di cognac lasciando scorrere lo sguardo su tutti e tre.
Accavallò le gambe in maniera esagerata in modo che facilmente potessero sbirciare sotto la sua gonna e notare che non aveva indossato il perizoma. La sua idea della serata era certamente diversa prima di entrare in quella casa.
“Per poter prendere la mia decisione ho bisogno da voi di qualcosa in più su cui poter riflettere, e dimenticare quanto mi avete fatto.”
, siamo a tua disposizione per qualsiasi chiarimento, chiedi!”
“Spogliatevi!”

I tre si guardarono con aria sbigottita. “Ma ..” provarono a dire.
“Voglio che vi spogliate ora, altrimenti prendo la porta e non mi rivedrete mai più! Anzi, voglio che vi spogliate ma uno alla volta, non tutti insieme, a partire da te!” e indicò Dago.
Conscio di non avere alternative guardò i fratelli e alzandosi iniziò a spogliarsi. osservava ogni millimetro del corpo di Dago che piano piano veniva allo scoperto, e notò con un pizzico di divertimento il leggero imbarazzo nello sfilarsi i boxer.
Vedendolo li nudo, con il suo membro a poca distanza da lei, senti un brivido muoversi lungo il suo corpo e finire proprio tra le cosce. Iniziava a sentire umido da quelle parti. Bevve un altro sorso di cognac indicando al secondo di spogliarsi, e dopo pochi minuti toccò pure al terzo.
Era bello e eccitante vederseli li nudi davanti a lei. E godeva del fatto che si sentivano imbarazzati. Lei era ancora completamente vestita, mentre loro erano senza difese.
Si alzò e iniziò a passeggiare lentamente davanti a loro. Si fermò davanti a ognuno guardandoli prima negli occhi e poi abbassando lo sguardo sui loro membri, come se stesse scegliendo della merce.
Appoggiando il bicchiere sul tavolino disse: “Il primo di voi che si muove me ne vado”
Si sfilò la giacca del tailleur e si inginocchiò davanti ad Adriano, prendendogli in mano il membro si mise a parlargli. “Tu sei quel birichino che adora il mio culetto” e iniziò ad accarezzarlo e a massaggiarlo. Subito il membro di Adriano iniziò a inturgidirsi.
Ottenuto l’effetto voluto, si spostò da Andrea: “A te invece piace il calore della mia ” riservando lo stesso trattamento fatto al precedente.
Appena anche questo si inturgidì si spostò verso Dago: “Tu invece preferisci l’umido della mia… vongolina… come la chiami tu”
Appena anche il membro di Dago iniziò a diventare duro si alzò andando a finire il cognac mentre li controllava con la coda dell’occhio.
Adesso si sentiva abbastanza disinibita ed eccitata per tentare quell’esperimento. Altro che quella stronza presuntuosa di Roberta che si vantava di averlo fatto con 2 uomini. Lei lo avrebbe fatto con tre uomini, tre gemelli, che avrebbero fatto tutto quello che lei voleva.

SI fermò davanti ai tre uomini fissandoli negli occhi: “Adesso voi farete tutto quello che voglio io”.
Iniziò lentamente a spogliarsi. Slacciò con studiata lentezza la camicetta mettendo in mostra il florido seno incorniciato dal reggiseno a balconcino.
Lasciò cadere a terra la gonna restando solo con le autoreggenti. Non indossava altro. Mentre si spogliava notava con piacere i loro membri diventare sempre più turgidi, e la cosa stimolava ancora di più la sua eccitazione.
Si inginocchiò davanti ad Andrea che era in mezzo e senza resistere di più glielo prese in , lasciandolo scorrere fino in fondo, mentre nello stesso tempo impugno gli altri due e iniziò a massaggiarli.
Istintivamente i tre uomini si strinsero più vicini a lei. iniziò a passare da uno all’altro succhiandoli e massaggiandoli con sempre maggior vigore. I tre si lasciarono trasportare dall’eccitazione e iniziarono ad accarezzarla con i loro membri sul viso, e era il loro turno la prendevano per i capelli spingendosi sempre più in fondo alla sua .
non resisteva più, si toccava tra le cosce e stringeva i capezzoli in preda all’eccitazione, e si sentì impazzire si trovò tutti e tre i loro membri che tentavano di entrarle in .
Solo allora trovò la forza di staccarsi per dire: “Voglio sentirvi godere sulla mia faccia”
Oramai i tre erano al limite della resistenza e ulteriormente stimolati dalla sua eccitazione impugnarono i loro membri e dopo poche carezze iniziarono a schizzarle addosso.
attendeva con la aperta e le mani sotto i seni per non perdere neanche una goccia. Lo sperma caldo la investì con violenza, sentì la piena e gli schizzi caldi sulla pelle.
Fu una sensazione cosi intensa e forte che raggiunse anche lei l’orgasmo.

Con gli occhi chiusi cercava i loro membri per succhiare le ultime gocce, e sentiva le loro mani sulla testa che la spostavano ora verso uno ora verso l’altro.
raccolse con le dita le gocce che non erano arrivate nella sua leccandosele e si accorse con piacere che i tre uomini erano ancora in completa erezione.
“Questo era solo l’inizio, adesso voglio che mi riempiate tutta!!”
Dago si sdraiò tra le sue gambe, iniziando a leccarla. istintivamente si spinse in avanti cercando di succhiarglielo ma venne fermata da Andrea: “Non vorrai togliermi questo piacere”
Guidò la punta della sua asta lungo le di che fremente di piacere. Cercava di ingoiarlo, ma lui la teneva saldamente per i capelli.
Quasi si fossero messi d’accordo sentì la lingua di Dago penetrarla mentre lui lo lasciava scivolare tra le sue .
Travolta da questi piaceri si era quasi dimenticata di Adriano.
Improvvisamente lo sentì alle sue spalle, lasciare scivolare le mani sul suo corpo fino a trovare i suoi seni. Il sincronismo tra i tre uomini era eccezionale e il suo ruolo di comando lentamente scemò sopraffatto dal piacere, mentre i tre uomini la muovevano a proprio piacimento.
Improvvisamente la misero in piedi, e Dago la guidò verso il divano. Vi ci sedette sopra e se la portò sopra a cavalcioni scivolando dentro nella sua vongolina. La spinse più in fondo possibile, e la tenne ferma.
Andrea si mise seduto sul bordo del divano. stava per dedicarsi al suo membro improvvisamente sentì Adriano che “bussava” alla porta posteriore.
Lei si spinse in avanti per facilitargli il compito. Si puntò, iniziando a spingere lentamente per entrare. Una volta dentro si fermò un attimo, il tempo di farla riprendere, prima di spingere con decisione. urlò. Urlò per il dolore, ma anche perché aveva goduto. Sentiva i liquidi del suo piacere colare addosso a Dago.

Gli uomini incominciarono ad accarezzarla e a baciarla. Lei si senti travolgere da un piacere nuovo e sempre più forte e iniziò a muoversi sopra i due uomini mentre ricominciava a leccare e succhiare Andrea.
Ora era tutta piena. Era una sensazione unica. Stravolgente. Quasi stava per raggiungere un altro orgasmo.
Ora era immobile ed erano i tre uomini che si muovevano dentro di lei.
Sentiva Adriano e Dago che si muovevano alternativamente dentro e fuori di lei, mentre Andrea la teneva per la testa muovendola su e giù, fino in gola.
Lentamente i tre uomini aumentarono il ritmo.
Improvvisamente iniziò a sentire Andrea mugolare di piacere. Accelerò i ritmi della sua testa succhiando avidamente il membro di Andrea che non resistendo a quelle sollecitazioni le venne in , cedette al piacere e venne un’altra volta.
Ora erano rimasti i due uomini dentro di lei. Senti Adriano che improvvisamente usciva dal suo buchino, e se lo ritrovò davanti a lei, che le spingeva il membro tra le .
era ormai in estasi. Schiuse la e si lasciò penetrare con foga in .
Adriano le teneva la testa mentre si muoveva velocemente dentro e fuori la sua . faceva fatica a respirare e mugolare, e lui le spruzzò il seme in quasi si sentì soffocare. Ma non mollò la presa e non perse nemmeno una goccia.
Era rimasto solo Dago.

Con dolcezza la sfilò dal suo membro e la fece scivolare tra le sue gambe.
era oramai passiva. Lui le posizionò il membro tra i seni e stringendoli iniziò a muoversi. Poi le prese le mani e fece in modo che fosse lei a tenere stretti i seni mentre lui le faceva abbassare la e le sussurrava “Leccalo… Succhialo…”.
ubbidì. Velocemente i suoi sforzi furono ripagati da un’altra dose di sperma che le riempì la .
Era distrutta e con i sensi inebriati. Ma in preda a un’eccitazione come non si era mai sentita prima.
I quattro rimasero in silenzio per qualche minuto, cercando di riprendere le forze.
Scioccante. non riusciva a trovare un altro termine. Pensava di non aver mai raggiunto un livello tale di piacere.
Sentire i tre uomini che la riempivano contemporaneamente era qualcosa di inaspettatamente piacevole. Soprattutto perché loro tre era come se fossero un solo uomo. Non aveva fatto altro che fare in contemporanea quello che normalmente faceva singolarmente.
Si sorprese a ripensare al tutto e si accorse che ricominciava a bagnarsi. Con il viso ancora vicino al sesso di Dago istintivamente incominciò a stuzzicarlo con la lingua, leccando il glande e poi scivolando lungo l’asta fino ai testicoli, risalire, succhiarlo un pochino e poi ricominciare a leccarlo.
Dietro di se senti qualcuno che con la lingua stava giocando con il suo buchino. Un brivido lungo la schiena, e allargò le gambe per meglio offrirsi.
Lei si dedicò con maggiore foga a Dago che oramai era diventato duro, succhiandolo con tutte le forze che aveva e muovendo la testa velocemente mentre lui la incitava a fare ancora di più. Si fermò solo sentì che quello dietro di lei stava strofinandole nel solco delle chiappe qualcosa di inconfondibile.
Improvvisamente con un colpo secco lo sentì deflorare il suo povero buchino iniziando a spingere dentro di lei con tutte le forze. Non poteva essere che Adriano.
lasciò scivolare il membro di Dago fuori dalla sua appoggiando la testa sul suo inguine quasi singhiozzando di dolore e piacere. Una lacrima le rigò una guancia. Dago si alzò dal divano e al suo posto arrivò Andrea che aveva aspettato il suo turno massaggiandosi l’attrezzo.
Profanò con brutalità le sue mentre con la mano le spingeva in giù la testa. I mugolii di anche se soffocati aumentarono. La decisione con cui la stavano prendendo le fece perdere il controllo e raggiunse l’orgasmo gocciolando sul tappeto.
Sentì Adriano scivolare fuori e fu la volta di Dago di mettersi dietro di lei. Riconobbe la sua mano che le accarezzava la vongolina che gocciolava, e poi lo sentì scivolare delicatamente dentro di lei. Lo sentiva muoversi lentamente, mentre il fratello le muoveva con lo stesso ritmo la testa su e giù riempiendola e svuotandola contemporaneamente.
Poi lo sentì puntare anche lui nel suo buchino. Oramai si era cosi abituato che Dago entrò facilmente. Lo sentiva uscire lentamente e spingere dentro con forza mentre le sue mani erano aggrappate ai suoi seni. Andrea si tolse dal divano e venne il turno di Adriano di godere delle grazie della sua . Ma dopo che le glielo prese in freneticamente lui le bloccò la testa preferendo scoparla lui in , decidendo il ritmo e l’intensità delle spinte.
oramai aveva perso il controllo del suo corpo e si lasciava trasportare dalle sensazioni. Sentì le mani di Dago spostarsi dai suoi seni sulla sua vongolina. Con le dita iniziò a sgrillettarle furiosamente il clitoride e per lei fu impossibile trattenere un altro orgasmo.
Anche Dago abbandonò il suo buchino e lo vide sedersi al fianco di Adriano sul divano.
Adesso era Andrea dietro di lei. Le strinse le gambe e allargandole le con il glande scivolò dentro il suo lago di piacere. Sentiva ogni millimetro e ogni nervatura del suo membro, mentre davanti a lei c’erano Dago e Adriano ai quali si dedicava alternativamente.
Anche Andrea si stava dando ora da fare alternativamente ora in un buco ora in un altro. era sfinita ma non ancora doma.
“Voglio sentirvi venire tutti e tre dentro di me”
Scegliendo ognuno il proprio buco preferito si rimisero nella posizione iniziale.
Dago si sdraiò sul pavimento e a cavalcioni sopra di lui. Adriano dietro nel suo buchino, mentre Andrea si mise in modo che lei lo potesse accogliere facilmente nella sua .
“Adesso muoviti tu” le dissero tutti e tre come se fossero una unica voce.
iniziò a muoversi. Sentiva la loro virilità entrare e uscire dai suoi buchi dandole sempre maggiore piacere mano a mano che li sentiva pulsare sempre più forte dentro di lei pregustando il momento. Sentiva un altro orgasmo che stava per scuoterla, ma doveva resistere.
Sentiva i tre fratelli che iniziavano a gemere, e non riuscivano più a trattenersi e stavano spingendo con lei, dentro di lei.
Se il primo orgasmo era stato scioccante, per questo non aveva paragoni.
Sentì improvvisamente i tre sessi vibrare e fremere e prima di iniziare a riempirla ovunque di linfa calda. tentava di urlare di piacere ma non aveva nessuna intenzione di perdere una goccia del nettare di Andrea, mentre stringeva i glutei per spremere i membri di Dago e Adriano.
Lentamente i corpi scivolarono uno sull’altro avvinghiandosi e annodandosi l’un l’altro, le bocche scivolarono sui corpi, la di cercava i membri di Dago e Adriano per gustare le ultime gocce, mentre loro la accarezzavano e baciavano ovunque.
La sua mente vagava, persa nell’oblio del piacere.
Tre uomini.
Solo per lei.
Tutti per lei.
Forse valeva la pena di perdonarli se erano in grado di darle tutto questo.

FINE

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Uno e trino (racconto di Dago)

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Sera d’estate (racconto di Mrs Robinson)

Una sera come tante: la solita mangiata all’aperto con i vicini di tenda… si ride, si scherza … lasciandosi andare all’allegria, complice forse la spensieratezza delle vacanze ed un bicchiere di rosso in più.

Come sempre accade sono io a tenere banco, osservando, in apparenza distratta, le occhiate dei vari mariti allo spettacolo generosamente offerto del mio decolleté.

La pelle colorita dall’abbronzatura risplende sotto il top bianco, che copre appena i seni abbondanti e sodi. La brezza serale indurisce i capezzoli, che ora spuntano senza ritegno, sobbalzando ad ogni mio movimento. Un pareo sottile annodato di lato, fascia il bacino scendendo morbido lungo le gambe.

Durante la mia animata conversazione con i commensali accavallo le gambe, godendo degli sguardi che seguono il pareo scivolare dolcemente di lato, lasciando scoperte le gambe fino alle cosce… adoro la libertà dell’estate… un piccolo top ed un pareo sono il mio abbigliamento…la sensazione del cotone leggero sulla pelle nuda… sui glutei… l’idea di non indossare l’intimo… e leggere negli occhi del mio vicino la consapevolezza di essersene accorto.

Ma questa sera c’è qualcuno che anima la serata con me… una signora, piacente e ben vestita, mi osserva dall’altra parte della tavolata… rispondendo ad ogni mia provocazione, senza alcun apparente imbarazzo… la vedo osservarmi i seni… chinare leggermente la testa di lato, socchiudere gli occhi, mentre mi alzo… ed osservarmi ancora mentre mi avvicino a lei… volutamente mi scruta… quasi a voler trapassare quel lieve velo che separa le mie nudità dai suoi occhi desiderosi….

È un’intesa immediata… con una scusa abbandoniamo la tavola, immergendoci nel buio del campeggio. Lontano dagli sguardi della gente sento la sua mano posarsi sui miei glutei, impugnarli stretti e stringerli fino a farmi male… le sue corrono lungo i miei fianchi come se fossi nuda… sui seni già turgidi e desiderosi del tocco delle sue … li stringe… forte… fino a farmi riempire gli occhi di lacrime… il desiderio sale in me incontrollabile… mi guida alla sua tenda…

Siamo dentro… siamo sole… non so cosa mi accade… ma non riesco a fermarla quando avvicina la bocca alla mia, sfiorandomi con un bacio dolcissimo… sento il calore delle sue labbra, la morbidezza della sua bocca… mi sorprendo a stringerla, desiderando che quell’istante non finisca mai… schiudo leggermente le labbra invitandola ad entrare… mi cerca… la sua scivola dentro di me… esplora la mia bocca… con dolcezza mi succhia le labbra… ci passa la … e poi ancora la sua incollata alla mia… sento i brividi invadere il corpo… sento i suoi seni premere sui miei… il desiderio esplode incontrollabile… con le ci tocchiamo… provo piacere nel toccarle il sedere… la schiena… le bacio il collo… tutto mi viene così naturale… godo nel sentirla leccarmi l’orecchio… entrarci con la … scendere lungo la gola e rituffarsi nella mia bocca aperta ad aspettarla…

Le sue frugano sotto il mio pareo… mi trovano già pronta… desiderosa di sentire la mano di una donna entrare dentro di me… voglio essere sua… guido il suo viso tra le mia gambe… offrendo ad una donna per la prima volta il mio frutto più nascosto… la sua sfiora il clitoride, facendomi sussultare di desiderio… le labbra lo avvolgono nel calore della sua bocca… lo succhia piano… poi sempre di più… i miei umori di donna si mischiano alla sua saliva… la sua bocca beve la mia voglia… le dita penetrano sempre più a fondo… non ho più riserve… sento i brividi possedermi completamente… lei mi guida con forza verso il centro del piacere… io e lei… la cerco… voglio leccare anch’io il suo desiderio… tutto mi viene così naturale… siamo avvinghiate in un rapporto violento… ci lecchiamo entrambe affondando nel mare del nostro piacere… assaporo il gusto della sua intimità, provando un piacere infinito… con la entro ed esco dai suoi buchetti… fino al più nascosto… la sento gemere del mio gioco… la sento spingere con il bacino contro il mio viso… per farmi entrare di più… ancora di più… mentre la sua calda viola ogni mia lieve resistenza… sono dentro di lei… lei è dentro di me… é un orgasmo continuo…

FINE

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Sera d’estate (racconto di Mrs Robinson)

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Sera d’estate (racconto di Mrs Robinson)

Una sera come tante: la solita mangiata all’aperto con i vicini di tenda… si ride, si scherza … lasciandosi andare all’allegria, complice forse la spensieratezza delle vacanze ed un bicchiere di rosso in più.

Come sempre accade sono io a tenere banco, osservando, in apparenza distratta, le occhiate dei vari mariti allo spettacolo generosamente offerto del mio decolleté.

La pelle colorita dall’abbronzatura risplende sotto il , che copre appena i seni abbondanti e sodi. La brezza serale indurisce i capezzoli, che ora spuntano senza ritegno, sobbalzando ad ogni mio movimento. Un pareo sottile annodato di lato, fascia il bacino scendendo morbido lungo le gambe.

Durante la mia animata conversazione con i commensali accavallo le gambe, godendo degli sguardi che seguono il pareo scivolare dolcemente di lato, lasciando scoperte le gambe fino alle cosce… adoro la libertà dell’estate… un piccolo top ed un pareo sono il mio abbigliamento…la sensazione del cotone leggero sulla pelle nuda… sui … l’idea di non indossare l’intimo… e leggere negli occhi del mio vicino la consapevolezza di essersene accorto.

Ma questa sera c’è qualcuno che anima la serata con me… una signora, piacente e ben vestita, mi osserva dall’altra parte della tavolata… rispondendo ad ogni mia provocazione, senza alcun apparente imbarazzo… la vedo osservarmi i seni… chinare leggermente la testa di lato, socchiudere gli occhi, mentre mi alzo… ed osservarmi ancora mentre mi avvicino a lei… volutamente mi scruta… quasi a voler trapassare quel lieve velo che separa le mie nudità dai suoi occhi desiderosi….

È un’intesa immediata… con una scusa abbandoniamo la tavola, immergendoci nel buio del campeggio. Lontano dagli sguardi della gente sento la sua mano posarsi sui miei , impugnarli stretti e stringerli fino a farmi male… le sue corrono lungo i miei fianchi come se fossi nuda… sui seni già turgidi e desiderosi del tocco delle sue … li stringe… forte… fino a farmi riempire gli occhi di lacrime… il desiderio sale in me incontrollabile… mi guida alla sua tenda…

Siamo dentro… siamo sole… non so cosa mi accade… ma non riesco a fermarla avvicina la bocca alla mia, sfiorandomi con un bacio dolcissimo… sento il calore delle sue , la morbidezza della sua bocca… mi sorprendo a stringerla, desiderando che quell’istante non finisca mai… schiudo leggermente le invitandola ad entrare… mi cerca… la sua lingua scivola dentro di me… esplora la mia bocca… con dolcezza mi succhia le … ci passa la lingua… e poi ancora la sua lingua incollata alla mia… sento i brividi invadere il corpo… sento i suoi seni premere sui miei… il desiderio esplode incontrollabile… con le ci tocchiamo… provo piacere nel toccarle il sedere… la schiena… le bacio il collo… tutto mi viene così naturale… godo nel sentirla leccarmi l’orecchio… entrarci con la lingua… scendere lungo la gola e rituffarsi nella mia bocca aperta ad aspettarla…

Le sue frugano sotto il mio pareo… mi trovano già pronta… desiderosa di sentire la mano di una donna entrare dentro di me… voglio essere sua… guido il suo viso tra le mia gambe… offrendo ad una donna per la prima volta il mio frutto più nascosto… la sua lingua sfiora il clitoride, facendomi sussultare di desiderio… le lo avvolgono nel calore della sua bocca… lo succhia piano… poi sempre di più… i miei umori di donna si mischiano alla sua saliva… la sua bocca beve la mia voglia… le dita penetrano sempre più a fondo… non ho più riserve… sento i brividi possedermi completamente… lei mi guida con forza verso il centro del piacere… io e lei… la cerco… voglio leccare anch’io il suo desiderio… tutto mi viene così naturale… siamo avvinghiate in un rapporto violento… ci lecchiamo entrambe affondando nel mare del nostro piacere… assaporo il gusto della sua intimità, provando un piacere infinito… con la lingua entro ed esco dai suoi buchetti… fino al più nascosto… la sento gemere del mio gioco… la sento spingere con il bacino contro il mio viso… per farmi entrare di più… ancora di più… mentre la sua lingua calda viola ogni mia lieve resistenza… sono dentro di lei… lei è dentro di me… é un orgasmo continuo…

FINE

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Nel buio della notte (racconto di Mario)

Non sapevo se fosse il caldo, i rumori della notte di luglio, gli spiacevoli pensieri del lavoro: fatto sta che le gocce di sudore continuavano a scendere incessantemente dalla fronte, dal collo, dal torace, fino al lenzuolo, ormai pressoché fradicio.

Insonnia: perché mi prendi soprattutto d’estate? Perché mi fai girare e rigirare nel letto e camminare come uno zombie il mattino dopo? Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Non ce la facevo più. Alla tele: nulla, come il solito. Un libro? Troppo impegnativo. Sentii di aver voglia di una rivista che impegnasse gli occhi, più che il cervello ormai inutilizzabile, così decisi di fare una cosa che non faccio mai: uscire a cercarla.

Le mutande, dove cavolo erano finite? Rinunciai a cercarle e infilai i jeans sporchi sulla pelle bagnata, una maglietta qualsiasi: chi mai vuoi incontrare alle tre del mattino di un lunedì notte? Fu solo quando fui in macchina che mi chiesi dove fosse possibile trovare un’edicola aperta a quell’ora assurda. Mente locale, check-up mnemonico; risultato: zero. Ma, improvviso flash: a dire il vero una collega raccontava spesso in ufficio della mamma malata che, nei rari momenti di pseudolucidità, si ostinava ad uscire di casa per andarsi a comprare il quotidiano, all’edicola sotto casa, aperta ventiquattr’ore al giorno. Dunque: casa di Cinzia. Dall’altra parte della città. Decisi comunque di provarci. D’altra parte la notte è sempre meno squallida del giorno: i pazzi escono, le inibizioni cadono. Per quale ragione poi? Niente da fare: cervello troppo spento anche per porsi domande troppo complicate.

Non troppo però per non ricordarmi che la vescica aveva bisogno di essere svuotata.Merda: non potevo pensarci prima di uscire? Beh, in ogni caso il tempo non mancava, no? Anzi, meglio usufruirne in quei rari momenti della vita nei quali abbonda.

Accostai allora in una piazzetta deserta con qualche albero. Niente meglio di un po’ di natura per far pipì, ci dicevano da bambini. Accostai all’angolo, spensi fari e motore, mi avvicinai all’albero prescelto ed eseguii con calma l’operazione di sbottonarmi la patta ed estrarre l’uccello, assaporando al contempo il suono dell’urina sulla corteccia e la brezza notturna.

“Hai una sigaretta?” Se non avessi già concluso l’operazione, dallo spavento mi sarei sicuramente pisciato sui pantaloni. Riuscii comunque a riinfilare il tutto nei jeans prima di girarmi. Lo vedevo poco, ma mi sembrò un tipo sui trentacinque-quaranta, jeans anche lui, camicia con le maniche arricciate aperta su di un torace indiscutibilmente palestrato ma villoso al punto giusto.

“Non fumo, mi spiace”, riuscii a proferire con voce tremante. Agitato. Per cosa poi? Non sembrava avesse assolutamente cattive intenzioni: tutt’altro. Voglia di parlare?

“Devo averti spaventato, scusa”. Bella voce, bassa bassa. “E’ solo che ti ho visto qui ho pensato di approfittarne.” Mi si avvicinò un poco. “Approfittarne.?” Chissà perché stavo cominciando a tremare. E il mio uccello a pulsare, come fa ogni volta che vedo un bell’uomo, e ad irrigidirsi contro il cotone dei jeans.

“Beh, non ho cattive intenzioni. Stai tranquillo.” E mi si avvicinò ancora di più. Era davvero un uomo intrigante. Forse quaranta, più che trentacinque, a vederlo da vicino. Ma intrigante. Intrigante a dir poco: proprio buono. Fisico possente, ma non ipercurato, Diciamo, un tipo alla Buce Willis. Ma coi capelli.

Si avvicinò di un altro passo. Ormai eravamo vicinissimi. E lui bellissimo. Io: paralizzato. Il mio uccello cominciò a premere sempre di più. Lui sembrò accorgersene: guardò fra le mie gambe. Poi rialzò lo sguardo e avvicinò il suo viso al mio. Lo prese con quelle che mi parvero grandissime . E infilò la lingua nella mia . Dapprima opposi una certa resistenza, ma poi cedetti e iniziai e leccare la sua come lui faceva con la mia. Nel frattempo i nostri corpi si fusero in un abbraccio tremante ma vigoroso che mi mise a contatto con la sua durissima erezione. Non pensai più a nulla: le mie da sole cercarono i suoi marmorei glutei mentre le sue si infilarono sotto la mia maglietta cercando con ardore la pelle della mia schiena. Lui si staccò un attimo dal mio viso, mi guardò negli occhi fissamente e le sue dita cominciarono a slacciare la patta. Poi vidi la sua testa scendere lungo il mio busto.

Si fermò all’altezza dell’ombelico , sollevò la t-shirt e, mentre cominciava a leccare il mio addome io pensai vagamente che ero con la schiena contro un albero di una piazza a me sconosciuta della mia città, alle tre di notte, ad accoppiarmi con un maschio stupendo. Fu il mio ultimo pensiero, perché quando le labbra di lui arrivarono alla mia cappella, già piuttosto bagnata, semplicemente cominciò l’estasi.

La sua lingua leccò dapprima, leggermente, tutto il filetto., poi lui tornò a guardarmi prima di ingoiare il mio , duro come l’avevo sentito poche volte. Il calore della sua sulla mia cappella in fiamme fu stupendo e io cominciai a gemere. Intanto le sue mi strappavano impazientemente i jeans. Liberai i piedi dalle scarpe mentre la sua cominciava, lentamente ed armoniosamente, un pompino da brivido. Non so come facesse, ma lo ingoiava proprio tutto, fino alla base, mentre le passavano dalle palle all’interno delle cosce, alle mie chiappe. Sentii che stavo per venire. Lanciai un gemito ma lui non si staccò dal mio e io sentii i fiotti di sborra che stavo eiettando in quella caldissima. Lui non si spostò e la bevve invece tutta, spremendo il mio uccello dalla base alla cappella per farla uscire totalmente.

Non so se urlai o no durante l’orgasmo; ricordo invece il sapore della sua impastata della mia sborra mentre cercava la mia lingua. Incredibilmente, la mia eccitazione non diminuì, e, anzi, assecondai volentieri il suo movimento quando mi sentìi afferrare per i fianchi e girare faccia al tronco. Le sue braccia si strinsero al mio petto mentre sentivo il suo che cercava il buchetto. Eccitato come un pazzo divaricai le gambe il più possibile per facilitargli la penetrazione. D’altra parte non posso negarlo: dal momento in cui l’avevo visto non aspettavo che quel momento. Praticamente non sentii dolore quando la sua cappella scivolò, lenta, dentro di me, ma solo la sensazione di essere pieno di qualcosa , di qualcuno, che desideravo da tanto tempo. Non emetteva alcun suono mentre il movimento aumentava di intensità, da lentissimo, gradatamente, ad uno stantuffio regolare che mi faceva provare il paradiso. Da quanto tempo non godevo in quel modo? Mi sembrava che dal mio cervello, il piacere, attraverso la colonna vertebrale, fosse un tutt’uno con quel membro che mi martellava, sempre più velocemente, in sintonia con il battito del mio cuore. Il piacere era troppo forte: sentii che stavo per raggiungere un nuovo orgasmo e mi sentii gridare: “Sbattimi più forte: sto venendo!”. Ma non c’era bisogno di dirglielo: il ritmo era ormai frenetico e il suo ansimare ora quello di uno stallone. Sentii l’eiaculazione proprio mentre a lui usciva un grido strozzato e i colpi si facevano, se possibili, ancora più profondi, in corrispondenza del suo, di orgasmo.

Rimanemmo avvinghiati nella stessa posizione ancora a lungo, credo. Poi lo senti, a malincuore, che si ritirava. Io mi rigirai e lui mi diede un altro, profondissimo bacio. E si allontanò nell’ombra.

Non l’ho più rivisto. Non so come si chiamasse. Non so chi fosse, ne quanti anni avesse ne da dove venisse, né perché fosse lì quella sera e cosa lo ispirò in me.

So solo che quella notte non ebbi bisogno della rivista per dormire, profondamente, fino al mattino dopo.

FINE

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

Ilario è un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, con un ciuffo di capelli biondi che porta pettinato su un occhio in onore dei cartoni animati giapponesi di cui è un fan. Controvoglia si trova al mare in una pensione a conduzione familiare dove lo hanno condotto i genitori che ancora non gli permettono di fare le vacanze da solo, come lui vorrebbe. Per giunta la pensione è lontana dal paese. “Che meraviglia la campagna – ha dichiarato il padre – silenzio e pace ovunque”. Ma Ilario non è d’accordo, non sul fatto che non ci sia pace e silenzio, ma sul fatto che tutto ciò sia meraviglioso. E poi neppure la spiaggia è vicina e occorre la macchina per recarsi a fare il bagno. Per questo la pensione è dotata di piscina – una bella piscina dove, grazie al sole, l’acqua è sempre calda – come subito hanno fatto notare i proprietari del piccolo albergo.

Dopo un paio di giorni Ilario si è già disperatamente annoiato. Gli ospiti della pensione sono tutti anziani o famiglie con bambini piccoli e lui non ha nessuno con cui stringere amicizia. I suoi lo hanno portato sulla spiaggia più vicina – venti minuti di macchina – ma anche lì non ha trovato nessuno di suo gusto ed è rimasto vicino alla madre, sdraiato a prendere il sole e a leggere un romanzo di Camilleri.

Un pomeriggio, mentre i suoi genitori sono in camera per il riposino pomeridiano, Ilario, sempre più annoiato, apre la finestra della sua stanza e lascia entrare l’aria caldissima che gli soffia in faccia come se avesse un asciugacapelli di fronte. Guarda annoiato verso il basso e scorge il bel figlio dei proprietari che si sta avvicinando alla piscina. E’ un ragazzo di vent’anni dal fisico robusto che, naturalmente, Ilario aveva già notato e apprezzato. Si muove con passo elastico, dondolandosi lentamente e tenendo le braccia lievemente scostate dal corpo. Arrivato sul bordo della piscina comincia a togliersi le scarpe da ginnastica chinandosi e allungando la mano mentre saltella in precario equilibrio.

Si spoglia? Vuol fare il bagno. Meno male che ho guardato fuori. Dai dai spogliati ecco così sfila la maglietta che fisico! E che bella abbronzatura! L’ho sempre osservato vestito da cameriere ci serve durante il pranzo sempre imbronciato senza sorridere. Oh, si sta carezzando il petto che libidine. Ora i jeans, sì ecco che se li sfila. Attento cadi! No ha un buon equilibrio. Li scuote li ripiega ordinato il tipo! Ha anche un bel sedere. Peccato che porti già il costume e meno male che è molto piccolo …. Ha ha ha vorrei sfilarglielo permetti Ermo? Ha anche un bel nome. Penso sia un’abbreviazione di Ermete che era un dio delle acque, ma anche il bello, l’amante … sì mi sembra di ricordare. Ecco si tuffa in quel brodo che è l’acqua della piscina.

Il bell’Ermo nuota avanti e indietro nell’acqua e Ilario si sforza di osservarlo, ma spesso il nuotatore è fuori dalla visuale e allora Ilario decide di scendere in giardino. Richiude la finestra ed esce dalla stanza. Scende le scale saltando i gradini due a due e poco dopo si trova sul bordo della piscina. Porta una sedia di tela fin lì e finge di essere interessato soltanto ad abbronzarsi la faccia. Socchiude gli occhi ma li mantiene abbastanza aperti da non perdere un attimo di vista il nuotatore che pare quasi di essere impegnato in una gara, tanto forza le bracciate. Dopo un po’ Ermo rallenta e si ferma, si allunga nell’acqua mettendosi sdraiato, galleggiando, languidamente in mostra e Ilario non può fare a meno di alzare la testa per osservarlo meglio.

Come sei bello! Guarda i pettorali, proprio come piacciono a me possenti e con le areole piccole e scure. Baciargli i capezzoli! Sentirli eretti sotto la preludio a … Ora che il mio sguardo scende verso il basso verso il basso verso il basso il piccolo costume lascia intravedere i peli un’esile lancia di peli indica il posto segreto si insinua sotto al costume … guarda, il calore del sole deve aver risvegliato qualcosa al bell’Ermete. Ops, anche a me è successo lo stesso come faccio? Lo tocco o no? La mano scivola …. Ma dov’è finito il nuotatore? Non lo vedo più. Basta distrarsi un attimo che le visioni svaniscono.

«Che fai solo solo? Ti stai facendo una sega?»

Ermo compare con le braccia poggiate al bordo della piscina, poi si tira su e l’acqua gli scorre via dal corpo raccogliendosi in una pozza ai suoi piedi. Scuote la testa mandando alcune gocce addosso al ragazzo che resta muto, con gli occhi spalancati per la sorpresa. Poi Ilario fa scivolare via la mano che teneva stretta all’inguine e riesce a mormorare, imbarazzato: « Stavo quasi addormentandomi qui sotto al sole … ­­­­– poi con maggiore vivacità – Sai che nuoti proprio bene?».

«Lo so, partecipo anche ai campionati provinciali. Vuoi tuffarti? Io torno in acqua» dice Ermo mentre si strizza il costume agguantandosi stoffa e palle facendo ruscellare a terra una piccola cascata. Il gesto fa balzare in piedi Ilario che è arrossito in volto. «No, no, non posso …. Devo tornare in camera, grazie comunque, ma non nuoto poi molto bene. E non ho il costume, ero sceso a prendere un po’ d’aria, ma forse …» Ermo non lo sta a sentire e già si è tuffato e riprende a nuotare vigorosamente.

Avrei dovuto andare? Stavo per farlo, lui non ha aspettato. Ma non ho il costume, come facevo? Per di più ho il coso ritto. Come si fa? Mi ha parlato, come è bello! Non ho mai visto un ragazzo così bello, affascinante affascinante affascinante.

Si volta di malavoglia dopo aver lanciato un altro sguardo verso Ermo e si incammina lentamente verso la pensione. Arrivato in camera si toglie la maglietta che indossa, si sfila i pantaloncini e gli slip e si sdraia con un sospiro. E’ ancora in erezione. Ammira per un momento il cazzo che mostra già alcune gocce di desiderio, poi lo agguanta con entrambe le mani e comincia a masturbarsi con violenza. La testa si piega all’indietro forzando sul cuscino, il suo ciuffo biondo si allarga coprendogli buona parte del volto, un lieve rantolare esce dalla socchiusa. Ben presto si levano dei lunghi spruzzi che in parte gli arrivano sul volto e sui capelli. Si distende rilassato e dopo qualche minuto si addormenta.

si sveglia resta un momento confuso, si stira, si passa una mano sui capelli e li trova tutti incollati dal suo sperma. Si ricorda all’improvviso e scende dal letto precipitandosi alla finestra per cercare l’atletica figura di Ermo. Non lo vede, la piscina ora è affollata, vede molti ospiti della pensione, ragazzini che si tuffano producendo grandi schizzi, li sente gridare allegri, ma lui se n’è andato. Si infila i pantaloni e corre in bagno dove cerca di eliminare le tracce di sperma che denunciano le sue azioni “impure”, si sciacqua senza molta convinzione, poi torna in camera dove indossa anche una maglietta pulita. Tra non molto qualcuno dei suoi verrà a cercarlo e lui deve trovare una scusa per non accompagnarli al mare. Dirà che ha mal di testa e che non vuole prendere ancora del sole. Dirà che vuole sedersi all’ombra nel giardino, a leggere …. Qualcosa dirà, ma ora vuole trovare un espediente per avere un incontro con Ermo. Non sarà facile, ma deve avere il suo primo incontro d’amore. A pensare alla parola amore sente un brivido corrergli per la schiena e una mano corre a toccare il cazzo già sveglio e pronto. Ma che può fare? E’ anche timido, non riuscirà mai a dichiararsi. Si siede al tavolino sopra il quale tiene dei libri e un blocchetto su cui inizia a fare degli scarabocchi. La mano corre quasi da sola e dopo un po’ sta scrivendo delle parole. Tu non sai chi sono e non devi saperlo. Se stanotte alle due verrai nel capanno degli attrezzi e mi aspetterai bendato, io ti procurerò il più grande piacere che tu abbia mai provato. Allarga le gambe e lasciami fare. La mia è dolce e saprà addolcirti la notte. Un ammiratore segreto. Vieni!

Ilario rilegge quanto ha scritto. E’ una stupidaggine? Ma lui deve pur fare qualcosa. Riflette sulla firma che ha messo: “un ammiratore segreto”. Capisce che così Ermo saprà che lui è un maschio, ma non vuole sostituire “ammiratore” con “ammiratrice”. Riflette a lungo sul problema e alla fine si firma: “Chi ti ammira in segreto”. Soddisfatto della scappatoia trovata, ricopia con cura il biglietto, lo piega in quattro e se lo mette in una tasca. E ora? Come fare a consegnarlo? Va a bussare alla porta dei genitori e li informa che resterà alla pensione a leggere. Emozionato, scende di nuovo in giardino e si avvicina alle persone che attorniano la piscina. Scova una sedia a sdraio dimenticata sotto a una palma rinsecchita, la trascina verso la piscina – non troppo vicino né tanto lontano da non potersi accorgere dell’arrivo del bell’Ermete.

No, lui non c’è, ci sono soltanto panzoni e ragazzini indiavolati. Ma chissà che non venga, deve venire, io sto qui ad aspettarlo. Guarda, pensare a lui me lo fa rizzare di nuovo. Ci pianto sopra il libro non vorrei destare scandalo ma poi che faccio se non posso neppure leggere? Mi annoio mi annoierò devo restare devo restare.

Dopo poco, però, l’attenzione di Ilario cala drasticamente, addirittura lui si appisola. E’ un pallone che gli cade addosso a risvegliarlo e lui arrabbiato si alza borbottando e lo scalcia lontano destando le proteste di un gruppo di ragazzini . Il pomeriggio trascorre lentamente e man mano che il tempo passa le piscina si svuota. Ormai restano poche persone e a un tratto Ilario lo vede: Il bel giovane è uscito da una porta usata solo dalla servitù, ha un asciugamano sul braccio , indossa dei pantaloncini corti e una maglietta di cotone molto attillata che mette in luce i suoi pettorali. Cammina con scioltezza e a testa alta, come un dio che passa attraverso una folla di fedeli. Ilario è quasi tentato di alzarsi in piedi per tributargli il rispetto che il dio merita, ma poi resta immobile e lo segue con lo sguardo.

Si avvicina mi passerà accanto che cosce possenti intravedo i capezzoli che premono sulla maglietta ecco è qui hai! Allora mi ha riconosciuto, mi ha colpito con l’asciugamano e si è volto verso di me ha sorriso? Un po’, mi ha anche sorriso!

Il ragazzo osserva affascinato il suo idolo. Lo vede togliersi le scarpe da ginnastica, sfilarsi la maglietta e i pantaloncini e deporre i suoi indumenti in disparte, sull’erba, poi correre verso l’acqua e tuffarsi. Nuota veloce e i ragazzini rimasti in piscina si fermano per guardarlo. Un paio applaudono. Ilario, cercando di dimostrare indifferenza, si incammina verso gli abiti di Ermo. Si ferma guardandosi attorno, nessuno bada a lui. Rapido si china e infila il suo biglietto dentro a una scarpa. Non potrà non vederlo. Si allontana con le gambe che gli tremano dal luogo dell’audace misfatto. E’ sudato, sente il sudore sotto le ascelle, il suo cuore batte all’impazzata ma si sente vivo come non mai. L’ha fatto! Ora Ermo leggerà il suo biglietto. E poi? Poi quello che deve essere sarà. E’ eccitato ed emozionato. Corre in camera dove si fa una doccia.

Dopo aver cenato assieme ai suoi torna subito in camera rifiutando di accompagnare i genitori nella solita noiosa camminata. Ha altro da pensare lui! Cerca di leggere ma è distratto, volta pagina ma non ricorda niente di quanto ha letto, torna indietro, ma poi abbandona il libro. E’ nervoso, forse impaurito. Andrà all’appuntamento? Ma il problema è se ci andrà Ermo. Avrà sul serio gli occhi bendati? Difficile pensarlo. Prova a immaginarsi diverse scene relative a diversi possibili atteggiamenti di Ermo e arriva anche a quella in cui lui viene preso a pugni per averlo fatto venire nel ripostiglio alle due di notte. Certo che se non trova chi si aspettava …

Dunque ricapitoliamo: Ci sono soltanto un paio di ragazze qui nella pensione. Non so se erano in piscina oggi. Io c’ero e mi ha visto mi ha colpito pure con l’asciugamano. Allora si immaginerà che il biglietto sia il mio? Se sì e viene all’appuntamento sono al sicuro e potrò affondare le mani la la sul suo … lo leccherei tutto. Guarda lì sono già eccitato è duro come un piolo che faccio? A pensare quello che stasera potrebbe capitare non riesco a tenere le mani lontane dal cazzo. Già che ci sono che c’è di male? Sono a letto in camera mia eccitato e nervoso …. Mi farà bene.

Dopo, rilassato, Ilario si addormenta e dome come un angioletto, resta tra i suoi sogni (poco angelici) fino all’una si sveglia di soprassalto e guarda immediatamente l’orologio. Si è svegliato in tempo, per fortuna. Senza pensare ad altro va in bagno a lavarsi la faccia, si pettina con cura e si sistema il ciuffo con un po’ di gel finché non è soddisfatto della sua immagine. Si veste con attenzione, indossando la maglietta che più gli piace, dei bermuda e un paio di scarpe di corda. Si è anche messo un paio di mutande quasi nuove che ritiene gli mettano bene in evidenza gli attributi. Davanti allo specchio si è rammaricato per le natiche un po’ magre che a confronto alle rotondità “barocche” di Ermo fanno davvero una misera figura. Alla fine scende le scale con cautela sperando di non essere sorpreso da qualcuno, esce dall’edificio e attraversa il giardino. Il ripostiglio degli attrezzi è là, addossato al muro di cinta oltre il quale c’è la strada. Arriva davanti alla porta del ripostiglio che ha sempre la chiave infilata nella toppa, visto che all’interno ci sono soltanto sedie di plastica e qualche attrezzo per la pulizia della piscina ed entra con il cuore in gola.

Tranquillo, ancora non può essere arrivato, è presto. Be’, mica tanto presto. Dentro è buio, ma è meglio non accendere la luce. Chissà poi se c’è una lampada qui. Lascio la porta spalancata così lui vedrà che sono già qui e un po’ di luce entra dentro anche. No non c’è nessuno. Mi siedo e l’aspetto. Ecco sistemiamo una sedia qui dove poi dovrà mettersi lui mentre io sarò inginocchiato tra le sue gambe occupato sì impegnato a dargli piacere. Gli farò sfilare i pantaloni e gli carezzerò le cosce che meraviglia le sue cosce muscolose coperte di un’erotica peluria le leccherei salendo poi mi dedicherei alle palle e lui rovescerebbe la testa gemendo chissà che sapore hanno ho letto in un libro che sanno di muffa no di muschio ma scommetto che sono saporite la natura le condisce per renderle attraenti ma non ce la faccio più giù i bermuda giù le mutande oh, eccolo qui agitiamolo un po’ oddio la porta è aperta se passa qualcuno mi vede e se arriva lui? Chissà che ore sono è presto non c’è nessuno avanti con una mano mi strizzo le palle con l’altra su e giù su e giù … e se provassi a infilare un dito nel buchino? Entra sì ma è difficile ci vorrebbe qualche unguento …

Ilario si masturba tre volte prima di convincersi che il bel giovane che aspetta non verrà. finalmente esce dal ripostiglio un po’ barcollante è quasi contento che la sua attesa sia stata vana. In realtà è soddisfatto così. Ha inventato un nuovo gioco a cui si dedica totalmente. Nei giorni seguenti mette altre tre volte un biglietto nella scarpa di Ermo ripetendo poi tutta la scena dell’appuntamento notturno durante la quale si masturba con passione.

L’ultimo giorno di permanenza nella pensione si reca ancora una volta in piscina nell’ora in cui è probabile incontrarvi l’oggetto della sua passione. Ormai sa che nelle prime ore del pomeriggio, quasi nessuno è in acqua, Ermo si allena con potenti bracciate. Infatti eccolo lì. Che spettacolo! Anche Ermo lo vede e, per la prima volta, lo saluta con la mano e gli grida: «Le mie scarpe sono là, sotto la palma». E poi riprende a nuotare come se niente fosse.

Allora sa che ero io lo sa ma non è venuto va bene lo stesso c’è stato un contatto avrà pensato qualche volta cosa volevo fargli non è arrabbiato anzi è spiritoso ma se viene fuori dall’acqua mi vergogno non so che dire.

Ilario corre verso l’edificio e sale precipitosamente le scale. Sta sorridendo e continuerà a lungo a tenersi il sorriso stampato in faccia.

FINE

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

è un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, con un ciuffo di capelli biondi che porta pettinato su un occhio in onore dei cartoni animati giapponesi di cui è un fan. Controvoglia si trova al mare in una pensione a conduzione familiare dove lo hanno condotto i genitori che ancora non gli permettono di fare le vacanze da solo, come lui vorrebbe. Per giunta la pensione è lontana dal paese. “Che meraviglia la campagna – ha dichiarato il padre – silenzio e pace ovunque”. Ma non è d’accordo, non sul fatto che non ci sia pace e silenzio, ma sul fatto che tutto ciò sia meraviglioso. E poi neppure la spiaggia è vicina e occorre la macchina per recarsi a fare il bagno. Per questo la pensione è dotata di piscina – una bella piscina dove, grazie al sole, l’acqua è sempre calda – come subito hanno fatto notare i proprietari del piccolo albergo.

Dopo un paio di giorni si è già disperatamente annoiato. Gli ospiti della pensione sono tutti anziani o famiglie con bambini piccoli e lui non ha nessuno con cui stringere amicizia. I suoi lo hanno portato sulla spiaggia più vicina – venti minuti di macchina – ma anche lì non ha trovato nessuno di suo gusto ed è rimasto vicino alla madre, sdraiato a prendere il sole e a leggere un romanzo di Camilleri.

Un pomeriggio, mentre i suoi genitori sono in camera per il riposino pomeridiano, , sempre più annoiato, apre la finestra della sua stanza e lascia entrare l’aria caldissima che gli soffia in faccia come se avesse un asciugacapelli di fronte. Guarda annoiato verso il basso e scorge il bel figlio dei proprietari che si sta avvicinando alla piscina. E’ un ragazzo di vent’anni dal fisico robusto che, naturalmente, aveva già notato e apprezzato. Si muove con passo elastico, dondolandosi lentamente e tenendo le braccia lievemente scostate dal corpo. Arrivato sul bordo della piscina comincia a togliersi le scarpe da ginnastica chinandosi e allungando la mano mentre saltella in precario equilibrio.

Si spoglia? Vuol fare il bagno. Meno male che ho guardato fuori. Dai dai spogliati ecco così sfila la maglietta che fisico! E che bella abbronzatura! L’ho sempre osservato vestito da cameriere ci serve durante il pranzo sempre imbronciato senza sorridere. Oh, si sta carezzando il petto che libidine. Ora i jeans, sì ecco che se li sfila. Attento cadi! No ha un buon equilibrio. Li scuote li ripiega ordinato il tipo! Ha anche un bel sedere. Peccato che porti già il costume e meno male che è molto piccolo …. Ha ha ha vorrei sfilarglielo permetti Ermo? Ha anche un bel nome. Penso sia un’abbreviazione di Ermete che era un dio delle acque, ma anche il bello, l’amante … sì mi sembra di ricordare. Ecco si tuffa in quel brodo che è l’acqua della piscina.

Il bell’Ermo nuota avanti e indietro nell’acqua e si sforza di osservarlo, ma spesso il nuotatore è fuori dalla visuale e allora decide di scendere in giardino. Richiude la finestra ed esce dalla stanza. Scende le scale saltando i gradini due a due e poco dopo si trova sul bordo della piscina. Porta una sedia di tela fin lì e finge di essere interessato soltanto ad abbronzarsi la faccia. Socchiude gli occhi ma li mantiene abbastanza aperti da non perdere un attimo di vista il nuotatore che pare quasi di essere impegnato in una gara, tanto forza le bracciate. Dopo un po’ Ermo rallenta e si ferma, si allunga nell’acqua mettendosi sdraiato, galleggiando, languidamente in mostra e non può fare a meno di alzare la testa per osservarlo meglio.

Come sei bello! Guarda i pettorali, proprio come piacciono a me possenti e con le areole piccole e scure. Baciargli i capezzoli! Sentirli eretti sotto la preludio a … Ora che il mio sguardo scende verso il basso verso il basso verso il basso il piccolo costume lascia intravedere i peli un’esile lancia di peli indica il posto segreto si insinua sotto al costume … guarda, il calore del sole deve aver risvegliato qualcosa al bell’Ermete. Ops, anche a me è successo lo stesso come faccio? Lo tocco o no? La mano scivola …. Ma dov’è finito il nuotatore? Non lo vedo più. Basta distrarsi un attimo che le visioni svaniscono.

«Che fai solo solo? Ti stai facendo una sega?»

Ermo compare con le braccia poggiate al bordo della piscina, poi si tira su e l’acqua gli scorre via dal corpo raccogliendosi in una pozza ai suoi piedi. Scuote la testa mandando alcune gocce addosso al ragazzo che resta muto, con gli occhi spalancati per la sorpresa. Poi fa scivolare via la mano che teneva stretta all’inguine e riesce a mormorare, imbarazzato: « Stavo quasi addormentandomi qui sotto al sole … ­­­­– poi con maggiore vivacità – Sai che nuoti proprio bene?».

«Lo so, partecipo anche ai campionati provinciali. Vuoi tuffarti? Io torno in acqua» dice Ermo mentre si strizza il costume agguantandosi stoffa e palle facendo ruscellare a terra una piccola cascata. Il gesto fa balzare in piedi che è arrossito in volto. «No, no, non posso …. Devo tornare in camera, grazie comunque, ma non nuoto poi molto bene. E non ho il costume, ero sceso a prendere un po’ d’aria, ma forse …» Ermo non lo sta a sentire e già si è tuffato e riprende a nuotare vigorosamente.

Avrei dovuto andare? Stavo per farlo, lui non ha aspettato. Ma non ho il costume, come facevo? Per di più ho il coso ritto. Come si fa? Mi ha parlato, come è bello! Non ho mai visto un ragazzo così bello, affascinante affascinante affascinante.

Si volta di malavoglia dopo aver lanciato un altro sguardo verso Ermo e si incammina lentamente verso la pensione. Arrivato in camera si toglie la maglietta che indossa, si sfila i pantaloncini e gli slip e si sdraia con un sospiro. E’ ancora in erezione. Ammira per un momento il che mostra già alcune gocce di desiderio, poi lo agguanta con entrambe le e comincia a masturbarsi con violenza. La testa si piega all’indietro forzando sul cuscino, il suo ciuffo biondo si allarga coprendogli buona parte del volto, un lieve rantolare esce dalla bocca socchiusa. Ben presto si levano dei lunghi spruzzi che in parte gli arrivano sul volto e sui capelli. Si distende rilassato e dopo qualche minuto si addormenta.

si sveglia resta un momento confuso, si stira, si passa una mano sui capelli e li trova tutti incollati dal suo sperma. Si ricorda all’improvviso e scende dal letto precipitandosi alla finestra per cercare l’atletica figura di Ermo. Non lo vede, la piscina ora è affollata, vede molti ospiti della pensione, ragazzini che si tuffano producendo grandi schizzi, li sente gridare allegri, ma lui se n’è andato. Si infila i pantaloni e corre in bagno dove cerca di eliminare le tracce di sperma che denunciano le sue azioni “impure”, si sciacqua senza molta convinzione, poi torna in camera dove indossa anche una maglietta pulita. Tra non molto qualcuno dei suoi verrà a cercarlo e lui deve trovare una scusa per non accompagnarli al mare. Dirà che ha mal di testa e che non vuole prendere ancora del sole. Dirà che vuole sedersi all’ombra nel giardino, a leggere …. Qualcosa dirà, ma ora vuole trovare un espediente per avere un incontro con Ermo. Non sarà facile, ma deve avere il suo primo incontro d’amore. A pensare alla parola amore sente un brivido corrergli per la schiena e una mano corre a toccare il già sveglio e pronto. Ma che può fare? E’ anche timido, non riuscirà mai a dichiararsi. Si siede al tavolino sopra il quale tiene dei libri e un blocchetto su cui inizia a fare degli scarabocchi. La mano corre quasi da sola e dopo un po’ sta scrivendo delle parole. Tu non sai chi sono e non devi saperlo. Se stanotte alle due verrai nel capanno degli attrezzi e mi aspetterai bendato, io ti procurerò il più grande piacere che tu abbia mai provato. Allarga le gambe e lasciami fare. La mia bocca è dolce e saprà addolcirti la notte. Un ammiratore segreto. Vieni!

rilegge quanto ha scritto. E’ una stupidaggine? Ma lui deve pur fare qualcosa. Riflette sulla firma che ha messo: “un ammiratore segreto”. Capisce che così Ermo saprà che lui è un maschio, ma non vuole sostituire “ammiratore” con “ammiratrice”. Riflette a lungo sul problema e alla fine si firma: “Chi ti ammira in segreto”. Soddisfatto della scappatoia trovata, ricopia con cura il biglietto, lo piega in quattro e se lo mette in una tasca. E ora? Come fare a consegnarlo? Va a bussare alla porta dei genitori e li informa che resterà alla pensione a leggere. Emozionato, scende di nuovo in giardino e si avvicina alle persone che attorniano la piscina. Scova una sedia a sdraio dimenticata sotto a una palma rinsecchita, la trascina verso la piscina – non troppo vicino né tanto lontano da non potersi accorgere dell’arrivo del bell’Ermete.

No, lui non c’è, ci sono soltanto panzoni e ragazzini indiavolati. Ma chissà che non venga, deve venire, io sto qui ad aspettarlo. Guarda, pensare a lui me lo fa rizzare di nuovo. Ci pianto sopra il libro non vorrei destare scandalo ma poi che faccio se non posso neppure leggere? Mi annoio mi annoierò devo restare devo restare.

Dopo poco, però, l’attenzione di cala drasticamente, addirittura lui si appisola. E’ un pallone che gli cade addosso a risvegliarlo e lui arrabbiato si alza borbottando e lo scalcia lontano destando le proteste di un gruppo di ragazzini . Il pomeriggio trascorre lentamente e man mano che il tempo passa le piscina si svuota. Ormai restano poche persone e a un tratto lo vede: Il bel giovane è uscito da una porta usata solo dalla servitù, ha un asciugamano sul braccio , indossa dei pantaloncini corti e una maglietta di cotone molto attillata che mette in luce i suoi pettorali. Cammina con scioltezza e a testa alta, come un dio che passa attraverso una folla di fedeli. è quasi tentato di alzarsi in piedi per tributargli il rispetto che il dio merita, ma poi resta immobile e lo segue con lo sguardo.

Si avvicina mi passerà accanto che cosce possenti intravedo i capezzoli che premono sulla maglietta ecco è qui hai! Allora mi ha riconosciuto, mi ha colpito con l’asciugamano e si è volto verso di me ha sorriso? Un po’, mi ha anche sorriso!

Il ragazzo osserva affascinato il suo idolo. Lo vede togliersi le scarpe da ginnastica, sfilarsi la maglietta e i pantaloncini e deporre i suoi indumenti in disparte, sull’erba, poi correre verso l’acqua e tuffarsi. Nuota veloce e i ragazzini rimasti in piscina si fermano per guardarlo. Un paio applaudono. , cercando di dimostrare indifferenza, si incammina verso gli abiti di Ermo. Si ferma guardandosi attorno, nessuno bada a lui. Rapido si china e infila il suo biglietto dentro a una scarpa. Non potrà non vederlo. Si allontana con le gambe che gli tremano dal luogo dell’audace misfatto. E’ sudato, sente il sudore sotto le ascelle, il suo cuore batte all’impazzata ma si sente vivo come non mai. L’ha fatto! Ora Ermo leggerà il suo biglietto. E poi? Poi quello che deve essere sarà. E’ eccitato ed emozionato. Corre in camera dove si fa una doccia.

Dopo aver cenato assieme ai suoi torna subito in camera rifiutando di accompagnare i genitori nella solita noiosa camminata. Ha altro da pensare lui! Cerca di leggere ma è distratto, volta pagina ma non ricorda niente di quanto ha letto, torna indietro, ma poi abbandona il libro. E’ nervoso, forse impaurito. Andrà all’appuntamento? Ma il problema è se ci andrà Ermo. Avrà sul serio gli occhi bendati? Difficile pensarlo. Prova a immaginarsi diverse scene relative a diversi possibili atteggiamenti di Ermo e arriva anche a quella in cui lui viene preso a pugni per averlo fatto venire nel ripostiglio alle due di notte. Certo che se non trova chi si aspettava …

Dunque ricapitoliamo: Ci sono soltanto un paio di ragazze qui nella pensione. Non so se erano in piscina oggi. Io c’ero e mi ha visto mi ha colpito pure con l’asciugamano. Allora si immaginerà che il biglietto sia il mio? Se sì e viene all’appuntamento sono al sicuro e potrò affondare le la bocca la sul suo … lo leccherei tutto. Guarda lì sono già eccitato è duro come un piolo che faccio? A pensare quello che stasera potrebbe capitare non riesco a tenere le lontane dal . Già che ci sono che c’è di male? Sono a letto in camera mia eccitato e nervoso …. Mi farà bene.

Dopo, rilassato, si addormenta e dome come un angioletto, resta tra i suoi sogni (poco angelici) fino all’una si sveglia di soprassalto e guarda immediatamente l’orologio. Si è svegliato in tempo, per fortuna. Senza pensare ad altro va in bagno a lavarsi la faccia, si pettina con cura e si sistema il ciuffo con un po’ di gel finché non è soddisfatto della sua immagine. Si veste con attenzione, indossando la maglietta che più gli piace, dei bermuda e un paio di scarpe di corda. Si è anche messo un paio di mutande quasi nuove che ritiene gli mettano bene in evidenza gli attributi. Davanti allo specchio si è rammaricato per le natiche un po’ magre che a confronto alle rotondità “barocche” di Ermo fanno davvero una misera figura. Alla fine scende le scale con cautela sperando di non essere sorpreso da qualcuno, esce dall’edificio e attraversa il giardino. Il ripostiglio degli attrezzi è là, addossato al muro di cinta oltre il quale c’è la strada. Arriva davanti alla porta del ripostiglio che ha sempre la chiave infilata nella toppa, visto che all’interno ci sono soltanto sedie di plastica e qualche attrezzo per la pulizia della piscina ed entra con il cuore in gola.

Tranquillo, ancora non può essere arrivato, è presto. Be’, mica tanto presto. Dentro è buio, ma è meglio non accendere la luce. Chissà poi se c’è una lampada qui. Lascio la porta spalancata così lui vedrà che sono già qui e un po’ di luce entra dentro anche. No non c’è nessuno. Mi siedo e l’aspetto. Ecco sistemiamo una sedia qui dove poi dovrà mettersi lui mentre io sarò inginocchiato tra le sue gambe occupato sì impegnato a dargli piacere. Gli farò sfilare i pantaloni e gli carezzerò le cosce che meraviglia le sue cosce muscolose coperte di un’erotica peluria le leccherei salendo poi mi dedicherei alle palle e lui rovescerebbe la testa gemendo chissà che sapore hanno ho letto in un libro che sanno di muffa no di muschio ma scommetto che sono saporite la natura le condisce per renderle attraenti ma non ce la faccio più giù i bermuda giù le mutande oh, eccolo qui agitiamolo un po’ oddio la porta è aperta se passa qualcuno mi vede e se arriva lui? Chissà che ore sono è presto non c’è nessuno avanti con una mano mi strizzo le palle con l’altra su e giù su e giù … e se provassi a infilare un dito nel buchino? Entra sì ma è difficile ci vorrebbe qualche unguento …

si masturba tre volte prima di convincersi che il bel giovane che aspetta non verrà. finalmente esce dal ripostiglio un po’ barcollante è quasi contento che la sua attesa sia stata vana. In realtà è soddisfatto così. Ha inventato un nuovo gioco a cui si dedica totalmente. Nei giorni seguenti mette altre tre volte un biglietto nella scarpa di Ermo ripetendo poi tutta la scena dell’appuntamento notturno durante la quale si masturba con passione.

L’ultimo giorno di permanenza nella pensione si reca ancora una volta in piscina nell’ora in cui è probabile incontrarvi l’oggetto della sua passione. Ormai sa che nelle prime ore del pomeriggio, quasi nessuno è in acqua, Ermo si allena con potenti bracciate. Infatti eccolo lì. Che spettacolo! Anche Ermo lo vede e, per la prima volta, lo saluta con la mano e gli grida: «Le mie scarpe sono là, sotto la palma». E poi riprende a nuotare come se niente fosse.

Allora sa che ero io lo sa ma non è venuto va bene lo stesso c’è stato un contatto avrà pensato qualche volta cosa volevo fargli non è arrabbiato anzi è spiritoso ma se viene fuori dall’acqua mi vergogno non so che dire.

corre verso l’edificio e sale precipitosamente le scale. Sta sorridendo e continuerà a lungo a tenersi il sorriso stampato in faccia.

FINE

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

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Alla fermata dell’autobus (racconto di Diabolik1)

Ci sono delle giornate che iniziano male e finiscono anche peggio.
E ci sono giornate che iniziano male, che non lasciano promettere niente di buono, ma che poi improvvisamente si aprono in un barlume, facendoti uscire dall’oscurità della sfortuna e iniziare a percorrere un tratto di strada soleggiato.
Quel giorno era destino che fosse proprio così.

Al mattino, uscii di casa, scoprii che mi avevano rubato la macchina: di conseguenza, dapprima la denuncia a carabinieri e poi, con tutte le difficoltà del caso, l’inizio delle attività di tutti i giorni, con l’ufficio e tutto quello che ne consegue.
Nel pomeriggio, verso le sei, decisi che era giunto il momento di interrompere la monotonia di una giornata sfigata (come dicevo la giornata era iniziata male e durante la giornata nulla lasciava presagire niente di meglio) e quindi di andare in piscina per farmi una nuotata e non pensare più a tutto quello che mi era capitato.

Laura.
Laura era ormai un lontano ricordo.
Non ho più avuto il piacere di avere rapporti, anche solo epistolari o telefonici, con lei, dopo che mi aveva chiamato per farmi conoscere Elisabetta, come ho già raccontato
Da allora non ebbi più alcun contatto con lei.
Appariva sempre più evidente come un capitolo molto importante della mia vita si era definitivamente concluso.
Anche di Olga non seppi più assolutamente nulla, volatilizzata nel vento, solamente un gran bel ricordo.
pensavo a lei, spesso il mi diventava duro, ma più passava il tempo meno pensavo a quell’affascinante donna di nome Olga.
E di Elisabetta cosa vi devo dire di più di quanto vi ho già raccontato ?
tornai dal suo matrimonio, ogni giorno che passava avvertivo che le mie sensazioni erano sempre più contrastanti: non sapevo più se essere felice per lei oppure no, non sapevo se dovevo sentirmi triste perché la più importante storia d’amore della mia vita era finita ed io ero di nuovo solo, forse ancora più solo di prima.
Vi ho detto di quanto lei fosse stata importante per me, e quindi era normale che nel mio cuore fosse sceso un velo di tristezza, tristezza e malinconia.
Sicuramente non ero depresso, questo no, ma, per circa un anno, non cercai nessuna donna, e non ero interessato ad intessere una nuova relazione.

Diciamo che non ero sul mercato.

Ma il destino è strano e a volte ti gioca scherzi curiosi.
In piscina, quel pomeriggio, c’era il solito gruppetto di donne, non voglio dire in adorazione, ma certamente molto interessate alla mia persona (Elisabetta ci aveva tenuto molto che io curassi il mio aspetto, perchè, diceva, era un segno di distinzione e solo le persone con poco amor proprio non curano il loro corpo; e solo chi nutre rispetto e amore del proprio corpo può effettivamente amare la propria donna. La logica conseguenza di tutto questo era che se io l’amavo veramente dovevo sempre essere in forma, e, da allora, non ho più smesso di curarmi, nemmeno dopo che lei non era più con me).
Malgrado l’evidente interesse delle donne presenti, non ero minimamente interessato a loro, tanto meno all’idea di uscire con una di loro.
Elisabetta per me era stata molto importante e la mia razionalità m’imponeva di rimanere fedele al ricordo di quella magnifica donna. Capitava che la notte mi svegliassi completamente bagnato perché sognavo di fare l’amore con lei, e in quei momenti ci restavo malissimo, rendendomi conto che lei non era più accanto a me.

Quella sera, uscii dalla piscina dopo aver lungamente nuotato, ero veramente arrabbiato: avrei dovuto prendere i mezzi pubblici per tornare a casa e non ne avevo alcuna voglia, perchè il nuoto mi aveva stancato e desideravo soltanto rilassarmi.
Non volevo in alcuno modo affrontare la calca dell’autobus nell’ora di punta.
Ma non c’erano alternative.
Dovevo farlo.
stavo per arrivare alla fermata mi vidi passare davanti l’autobus, e quindi mi si prospettava una lunga attesa.
Solo pochi secondi dopo di me arrivò una giovane ed avvenente donna sulla trentina, dall’aspetto molto curato, che dopo avermi squadrato per alcuni secondi mi si sedette accanto sul muretto, aspettando anche lei l’autobus successivo.
All’inizio non ci scambiammo nemmeno una parola.
Poi, forse per vincere la noia, cominciammo a parlare, e così scoprii che abitavamo nello stesso palazzo, e che lei era venuta a vivere nella mia città da poco; era milanese, e tutta la sua vita l’aveva passata in quella città.
A Milano, mi disse, lei conviveva con un uomo ancora sposato, e le venne detto del suo momentaneo trasferimento in un’altra città, fu proprio il suo uomo a convincerla ad accettare la proposta di lavoro.

Dopo circa un’ora di attesa, alcuni passanti c’informarono che c’era stato un grave incidente stradale solo cinque chilometri prima di dove ci trovavamo noi, e che l’attesa non sarebbe stata di certo breve.
finalmente arrivò, l’autobus era strapieno, ma noi decidemmo comunque di prenderlo, esasperati per il ritardo.
Salimmo dunque sul mezzo pubblico, e la ragazza mi chiese se si poteva accostare a me, perchè non si fidava delle altre persone, avendo già sperimentato in quanti allungassero le mani,
Ovviamente le dissi che non c’erano problemi.
Continuammo così a chiacchierare.
Le chiesi quale fosse il suo nome, e lei mi rispose che si chiamava Roberta.
A causa degli scossoni dell’autobus, spesso venivamo in contatto, e altrettanto spesso capitava che una mia mano le sfiorasse le tette (in maniera del tutto involontaria, visto che gesticolavo e l’autobus frenava, lei perdeva l’equilibrio e mi cadeva addosso) e una volta fu lei ad appoggiare (nella medesima situazione mia) la sua mano sul mio .
La cosa finì lì, perchè io non avevo alcuna intenzione di invischiarmi in una storia che sapevo essere perdente fin dall’inizio.
Roberta reagì in maniera evidente al contatto con il mio membro, e devo dire che nemmeno io rimasi indifferente al contatto con le sue tette.
Sembrava chiaro, però, che si trattasse solo di quel piacere che una donna, evidentemente disinibita e sessualmente libera, prova al contatto con l’uccello di un uomo.
Arrivati a destinazione, scendemmo dall’autobus e ce ne andammo nelle rispettive case, quasi senza scambiare una parola.

Dopo una rilassante e tonificante doccia, pensai ad organizzare la serata: un film ed una pizza sembravano una prospettiva abbastanza allettante:
Stavo ormai per uscire di casa, sentii delle urla provenire dall’appartamento di Roberta.
Origliando vicino al muro, sentii che lei era inferocita perchè il suo uomo le stava comunicando la decisione di tornare con la moglie, e che perciò le avrebbe spedito tutti i suoi vestiti al suo nuovo indirizzo, e che non si sarebbero più rivisti.
Le grida della ragazza crescevano sempre di più.
Poi, d’improvviso, cessarono.
In cuor mio pensai a quanto il mondo fosse strano: Roberta era veramente attraente ed era rimasta sola… ed io… beh… di me sapete già tutto quello che serve sapere.
Mi era comunque passata la voglia di uscire.
Mi cambiai, togliendomi gli abiti che avevo indossato per uscire, accesi la televisione e continuai a pensare alla ragazza.

Mentre sprofondavo in quei pensieri, mi addormentai come un sasso.
Dopo circa due ore di sonno, sentii che il campanello di casa suonava con insistenza.
Pensai subito a qualche vecchio vicino rompicoglioni, pronto a lamentarsi per il volume della televisione, anche se l’audio era molto basso.
Insonnolito andai ad aprire alla porta e…

Per un attimo mi chiesi se aprire, visto che ero in pantaloncini corti e nient’altro, ma andai lo stesso a socchiudere la porta: di fronte a me, e con mia grande sorpresa, c’era Roberta.
Lei era magnifica.
Indossava una minigonna attillata nera (di quelle che si usano nelle serate in cui vuoi fare colpo su qualcuno ma non ti vuoi impegnare troppo) con delle calze leggerissime e che mostravano tutta l’avvenenza delle sue splendide gambe: sopra portava un body bianco senza reggiseno, da cui trasparivano i capezzoli.
La ragazza aveva un seno magnifico, sodo e dalla forma perfetta, e dalle proporzioni veramente molto interessanti.
Roberta era truccata di tutto punto.
Le labbra erano di un rosso intenso, quasi scuro, e le mani erano lunghe e sottili: alle dita non portava anelli, mentre le unghie erano laccate di un rosso intenso, della stessa gradazione del rossetto.
Ai piedi calzava un paio di scarpe con il tacco a spillo, di almeno una decina di centimetri, e i capelli erano di un biondo lucente, pettinati con la riga da una parte, e legati dietro in un romantico e sensuale chignon.
Era una visone veramente straordinaria.
Roberta sembrava quasi una donna uscita da un film di Bogart: sensuale ed altera allo stesso tempo.

Io, mi sveglio, ho un piccolo problemino, che a volte diventa l’artefice di situazioni molto interessanti: ho il sempre in erezione e anche quella sera era così, e dai pantaloncini il tutto veniva sottolineato in maniera assolutamente evidente.
Per nulla imbarazzata dal fatto che io fossi in quelle condizioni, Roberta entrò chiedendomi se avevo dello champagne perché voleva festeggiare; io le domandai che cosa lei volesse festeggiare, e lei mi rispose che io, senza dubbio, avevo ascoltato la sua litigata con il compagno che aveva a Milano. Dopo aver pianto ed essersi disperata per una buona ora, aveva deciso che bisognava festeggiare, sia la sua liberazione da uno stronzo, sia il fatto che lei era tornata single.
Le chiesi un attimo per indossare qualcosa di più appropriato per l’occasione, ma lei senza scomporsi più di tanto mi disse che i bei corpi vanno mostrati senza vergogna e che a lei faceva piacere vedere un bel corpo maschile.
Poi mi disse che nel pomeriggio il suo capo le aveva chiesto di rimanere a lavorare nell’ufficio della mia città, e che però le aveva dato dei giorni per pensarci, ma ormai lei era sempre più orientata orientata ad accettare la proposta del suo capo.

Da parte mia le dissi che ero felice che lei avesse deciso di non tornare a Milano.
Andai a prendere lo champagne e le dissi che dovevo prendere i calici, ma lei mi interruppe e maliziosamente mi provocò, dicendomi che avremmo bevuto dalla sua nuova: la cosa mi fece ulteriormente drizzare l’uccello.

Quella donna emanava una carica erotica pazzesca, e l’avevo percepita anche sull’autobus, ma allora sembrava trattenuta come se si stesse sforzando di rimanere calma: ora i freni inibitori, evidentemente, non avevano più ragione di rimanere tali e la straordinaria sensualità di Roberta esplose in tutta la sua intensità.
La vidi prendere la bottiglia e mettersela in mezzo alle tette e allontanarsi da me, dandomi le spalle: io, per parte mia, non riuscivo più a controllarmi. Era da più di un anno che non toccavo una donna e dallo stesso tempo che non provavo un desiderio sessuale così forte e dirompente.
Andai verso di lei, la voltai verso di me e poi, prendendola per i fianchi, la tirai verso di me: poi, presa la bottiglia e posatala su un tavolino, baciai la ragazza sulla , e lei si fece trasportare dal mio bacio fino al punto che, mentre le nostre labbra erano ancora unite, le sue mani mi tolsero i pantaloncini, iniziando a farmi un’incredibile sega.

Ormai il dado era tratto.
In me un pò di senso di colpa si affacciò, ma poi mi ricordai di una mail di Elisabetta che mi annunciava di essere incinta, dimostrandomi che la sua vita matrimoniale andava a gonfie vele; e allora perché io dovevo continuare a fare il cretino e perdermi tutte quelle occasioni? Ma, soprattutto, perché dovevo perdermi una donna sicuramente attraente, giovane, sexy e così incredibilmente infoiata? Non riuscii a trovare una risposta adeguata a quelle domande, perché di fatto non ne esistevano.

Le tirai giù la gonna e poi le slacciai il body, infilandole un dito nella fica già bagnata dei suoi umori.
la penetrai con il dito lei lasciò le mie labbra e mi sussurrò che nessuno l’aveva mai penetrata con tanta sicurezza prima e che mi voleva dentro di se.
Lei s’inginocchiò ai miei piedi, e iniziò a spompinarmi il ormai duro come il marmo: quindi si distese sul divano ed io le andai sopra e senza dire nulla, con un unico e deciso colpo, entrai in lei.
Roberta emise un urletto di piacere e poi mi disse, senza troppi giri di parole, di scoparla tutta.
Dopo alcuni minuti in cui la penetravo in quel modo, uscii da lei e le dissi di mettersi a pecorina; lei mi assecondò, senza alcuna vergogna o pudore, mostrandomi il suo magnifico culo.
Ma il mio bersaglio, in quel momento, era ancora la sua incredibile fica: entrai in lei senza difficoltà dal momento che era completamente fradicia.
Mi muovevo in lei senza problemi, provocandole continui orgasmi.
Ripensai per l’ultima volta alla mia Elisabetta, e pensai a le feci perdere il controllo, facendola godere senza vergogna e facendole fare delle cose incredibili per una donna come lei.

Roberta continuava a venire senza più interruzione, ma ormai era giunto anche il mio momento: le esplosi tutto il mio piacere dentro, con lei che mentre venivo quasi urlava “… si amore inondami tutta con il tuo sperma… sii… ti amo…” (beh, scritto così non sembra niente, ma sentito dire in quell’incredibile eccitazione mi regalò momenti di grande emozione).

A Roberta tutto questo non poteva bastare.
Festeggiammo la fenomenale scopata bevendo lo champagne, e poi lei mi chiese di farci una foto e di mandarla per mail al suo ex.
Il testo era di una crudeltà unica: gli diceva che con me era finalmente riuscita ad avere degli orgasmi, e che poteva tornarsene da quella cornuta della moglie, perchè a lei non importava più niente di lui.

ebbi di nuovo le pile cariche, presi dal comodino della camera da letto un gel per massaggi erotici e cominciai a massaggiarla tutta; arrivai ai seni, prima di spalmarle il gel, le succhiai con avidità i capezzoli, facendola rabbrividire di piacere.
Quindi ricominciai il mio massaggio, scivolando velocemente sul ventre piatto e teso, per poi dedicarmi alla fica e al culo di quell’instancabile dea del .
Nel momento in cui iniziai a giocare con il suo clitoride, Roberta perse la testa: sembrava proprio essere ripiombata in quell’abissso di desiderio e di passione in cui si trovava solo qualche minuto prima.
Dopo un pò mi chiese di penetrarla: voleva sentire le mie dita dentro di lei.
Non ragionava più: era solo il piacere a guidarla, solo il desiderio sessuale spinto al parossismo.
La penetrai come lei voleva e, dopo alcuni interminabili secondi, uscii da lei ed iniziai a massaggiarle il culetto, quel suo magnifico culetto, elastico e pieno di vita, un culetto assolutamente perfetto e per questo assolutamente desiderabile.

Prima le massaggiai le natiche e poi iniziai ad affrontare l’abisso dello spacco, il canyon del piacere e della lussuria: e poi, con molta circospezione, lei mi disse di essere vergine. Sembrava quasi vergognarsi di questo, e io le dissi che la cosa mi faceva impazzire e che se lei me lo permetteva le avrei fatto conoscere il lato B dell’amore, la ragazza m’invitò a non indugiare oltre e a farla impazzire.
Ormai avevo le dita completamente unte di gel e quindi entrai dentro di lei senza farle male, prima con un dito, poi con due.
Decisi di interrompere per qualche istante di occuparmi del suo culetto per penetrarla con forza: anche io non ero più tanto lucido e visto che volevo perdere il controllo entrai in lei senza indugi.
Più mi muovevo e più lei urlava e mi implorava di farla godere.
E fu allora che decisi d’incularla di nuovo con le dita: lei urlò dal piacere, e poi mi confessò che quella doppia penetrazione era per lei un sogno erotico che andava avanti da anni, ma che non aveva mai avuto il coraggio di confessare a nessuno, e che nessuno prima di me aveva avuto l’ardire di farle provare.
Dopo alcuni minuti di quel trattamento decisi di invertire le parti: con le dita avrei dato piacere alla fica e con il mio membro, di nuovo duro come l’acciaio, mi sarei infilato nel culetto di Roberta.
Devo dire che mantenere il controllo fu veramente difficile, ma io non volevo farle male, desideravo che anche per lei fosse un piacere incredibile, visto soprattutto che per Roberta era una sorte di desiderio inconfessato e inconfessabile, insomma il suo sogno erotico segreto.
mi accorsi che ormai il suo posteriore mi aveva accettato, presi a muovermi con sempre maggiore sicurezza, e allora prima lei e poi io perdemmo nuovamente il controllo regalandoci il più profondo e autentico piacere.
In quei lunghi momenti le regalai una quantità di orgasmi, uno più forte e prolungato dell’altro:
Alla fine, venni pure io, cademmo esausti e totalmente appagati: Roberta mi disse che nella sua vita non aveva mai provato un piacere così intenso e profondo che le sconquassasse l’anima e che, cosa per lei veramente inaspettata, si era innamorata di me. Anche io le confessai di provare dei sentimenti profondi e inattesi.

Sono passati 3 anni da quella notte di sfrenato e molte altre ne sono seguite.
Io e Roberta viviamo insieme da allora: dopo pochi giorni lei si trasferì a casa mia, che da allora è diventata la nostra casa.

Le mie sensazioni riguardanti la fine dell’epoca del sfrenato e selvaggio, e fatto sempre con donne diverse, si rivelarono corrette.
Ora la mia vita è con Roberta, e siamo felici e sessualmente appagati.
Ci confessiamo tutti i nostri desideri e li realizziamo insieme.
In fondo, anche raccontarvi questi avvenimenti della mia vita fa parte del nostro comune percorso di vita erotica.
E forse ancora altri racconti seguiranno…

FINE

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Alla fermata dell’autobus (racconto di Diabolik1)

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