VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI

DIAPASON (hard)

A ripensarci, quella era stata la prima volta in vita mia che avevo deciso di passare la serata in un locale del genere.
Lussuoso e raffinato come mi era stato detto, un ambiente adatto a rendere più facile quel tipo di esperienza ad una neofita come me.
Malgrado mi sentissi abbastanza tranquilla, c’era però un qualcosa nell’aria che solleticava maliziosamente la mia mente di nuove ed insolite sensazioni.
Avevo scelto la serata riservata alle sole donne, la serata lesbo, come avevo letto su internet, anche se la cosa un po’ mi dava fastidio, certa di perdermi altre emozioni che la presenza di uomini mi avrebbe garantito; ma non volevo iniziare dalla fine, almeno non quella prima volta che mi accingevo a provare il allo stato puro, senza coinvolgimenti sentimentali e implicazioni affettive.

Mi resi conto sin dal primo momento che il fine ultimo delle donne e delle ragazze presenti era fondamentalmente quello di trovare una compagna di giochi da coinvolgere con il marito o fidanzato di turno.
a tre, insomma, con implicazioni saffiche solo complementari.
Ed infatti la conferma a quei miei sospetti venne da Monike, una bionda dal fisico prorompente e sensuale, simpatica ed estroversa al punto da incuriosirmi all’istante.
Con il pretesto della gran confusione e della musica, che in verità avrebbero impedito una qualunque chiacchiera, la donna mi convinse a seguirla in uno dei salottini situati nel retro del locale, dove, una volta seduta sullo stretto divano di fronte al mio, evitò però accuratamente ogni approccio fisico.
Passarono così lunghi minuti di futili discorsi prima che la donna si decidesse ad invitarmi nel suo appartamento alla periferia di Salonicco, facendomi chiaramente intendere che sarebbe stato presente anche il marito, e che entrambi avrebbero gradito la mia presenza nel loro letto, magari anche soltanto come spettatrice delle loro evoluzioni sessuali.
Quell’improvvisa proposta mi era apparsa subito molto intrigante: Monike era di una bellezza unica, e la presenza anche di un maschio avrebbe dissolto quelle perplessità che un po’ mi avevano turbata all’inizio della serata.

Era da poco passata l’una di notte quando entrai con Monike nell’ascensore del suo palazzo.
Fu solo in quel momento che, accorgendosi di un mio attimo d’indecisione, lei mi si accostò con fare volutamente sensuale, sfiorandomi il lobo dell’orecchio con le umide: mi sussurrò che sarei stata libera di andarmene quando avrei voluto, e che non c’era proprio nulla di cui aver paura.
Aveva ragione lei, ovviamente.
Era stata una mia libera scelta ritrovarmi con lei in quell’ascensore.
Ma l’imbarazzo e il turbamento mi assalirono nuovamente nel momento stesso in cui entrammo in un lussuoso salone dalla luce calda e rarefatta: , il marito di Monike, mi venne incontro sorridente, cercando in ogni modo di mettermi a mio agio, offrendomi da bere e trattandomi come fossi una loro vecchia amica.
Malgrado ciò, l’atmosfera restava permeata di una intensa tensione erotica, che si avvertiva palpabile in ogni sguardo o movimento.
Il cuore mi andava a mille, e le spiegazioni, fra me e la coppia che mi aveva rimorchiata, erano francamente inutili: sapevamo tutti e tre quello che volevamo.

Monike e , un bell’uomo sulla quarantina, dal fisico prestante e atletico, si sedettero su un divano di pelle bianca, ed io mi accomodai su una poltrona dello stesso colore, proprio di fronte a loro, con in mano un calice di vino bianco, fresco e appena frizzante.
La musica di sottofondo aiutava a calmare i miei sensi, mentre la donna si stringeva, in maniera decisamente provocante, al suo uomo.

La osservai slacciare con esasperante lentezza i bottoni dei pantaloni del marito, e poi la mano di Monike, una mano snella e dalle lunghe unghie smaltate di rosso, scomparve tra le pieghe della stoffa, mostrando subito dopo ai miei occhi il cazzo di , finalmente libero dalla prigione degli indumenti.
La vidi far scorrere le dita su quel membro pulsante: pochi attimi appena, quindi Monike si chinò su di esso, stringendolo tra le umide .

La mia eccitazione, fino a quel momento velata dall’imbarazzo, esplose dirompente come le acque di un fiume in piena.
Mi ritrovai d’improvviso fradicia dei miei umori, e il desiderio di masturbarmi di fronte ai loro sguardi si fece quasi insopportabile, anche se un briciolo d’indecisione continuava ad affacciarsi alla mia mente.

teneva gli occhi fissi su di me, divorandomi con lo sguardo, mentre i miei si alternavano far lui e il movimento della testa di Monike, che di frequente si girava verso di me, per consentirmi una vista migliore di quel suo pompino da favola.

Sul basso tavolino in cristallo, che separava la mia poltrona dal loro divano, c’era una coppa colma di fragole: lui me la indicò con un movimento del capo, invitandomi ad uscire da quello stato d’inerzia dal quale non mi riusciva di liberarmi.
E le di Monike m’indicarono quale fosse la strada.
Forse per analogia, ma in quella rossa che spariva e riappariva dalla di Monike, lucida e bagnata di saliva, rivedevo quei frutti che avevo davanti ai miei occhi: presi tra le dita una grossa fragola e l’assaporai, la leccai, la succhiai, come se nella mia entrasse davvero quello splendido cazzo eccitato.

Ora lo volevo per me, tutto per me, e mi sarei gettata tra di loro rubando a Monike il piacere di gustare sino in fondo alla gola quella verga affamata di piacere; marito e moglie lo sapevano, e prolungavano di proposito la mia dolce agonia, aumentando a dismisura il desiderio che pulsava sempre più intenso nel mio ventre.

Alla fine le mia mano abbandonò ogni timore e raggiunse fremente quel calore che s’irradiava tra le mie cosce: scostai appena le mutandine e avvertii sotto le dita il bagnato dei miei umori che fuoriuscivano abbondanti dalla mia fica bollente.
Il clitoride, teso allo spasimo, era sensibile alla minima carezza: stavo letteralmente impazzendo per il folle desiderio, e di certo e Monike erano consapevoli della cosa.

In un attimo fummo tutti e tre nudi.
La donna si distese con il busto sul basso tavolino, le tette premute sul cristallo: prese ad accarezzarmi le gambe, mentre la penetrava, iniziando a scoparla con frenesia.
Presi a masturbarmi velocemente, ma Monike bloccò quasi subito la mia mano, sostituendola con la sua lingua guizzante: allargai al massimo le gambe e mi abbandonai a quella straordinaria carezza.
Il clitoride, le grandi , l’interno delle cosce… la di Monike mi aveva proiettato in paradiso, e lo spettacolo dei muscoli di , tesi allo spasimo nell’atto sessuale, rappresentava la classica goccia che faceva traboccare il vaso.

Godetti in pochi secondi, in un delirio di oscenità che mai avrei pensato di pronunciare, mentre Monike si agitava sotto i colpi possenti del cazzo di .
Ma ora lo desideravo io quel cazzo: volevo sentirlo che mi riempisse la , che scorresse tra le mie , volevo accarezzarlo e lambirlo con la lingua, ancora bagnato del piacere della moglie.
Mi divincolai da Monike, inginocchiandomi di fianco a loro: non mi fece attendere troppo, uscendo rapidamente dalla moglie, rialzandosi e offrendomi quella meraviglia congestionata.
Afferrai con le mani le natiche muscolose dell’uomo, stringendole e quasi graffiandole con le unghie. Ingoiai quel cazzo che mi si offriva, quasi per intero, e si abbandonò alla mia , assecondando il ritmo che dettavo al pompino.

Monike, nel frattempo, aveva preso a leccarmi le tette, a tormentarmi i con i denti, mentre la sua elegante ed erotica mano s’intrufolava diabolica tra le mie gambe.
Scossa da brividi di puro piacere, sentii tra le che anche stava per esplodere.
Leccai la e quindi strinsi ancor di più le attorno al cazzo di , aumentando l’intensità del pompino, stringendo nella mano i suoi testicoli, quasi a voler contrastare la spinta dello sperma che pulsava come il sangue nelle arterie.
L’ di si liberò con un vero e proprio urlo, proiettandomi oltre i miei stessi limiti del piacere, mentre le dita di Monike continuavano a penetrarmi sempre più a fondo: mi riempii la di quel getto denso e caldo, bevendo avidamente l’eiaculazione dell’uomo…

Pochi secondi, il tempo di lasciare il cazzo di , e la lingua di Monike s’insinuò nella mia , mischiando la sua saliva allo sperma del marito
Fu un bacio lungo e profondo.
Dolce promessa di una notte indimenticabile.

FINE

SCEGLI UN ALTRO RACCONTO

Archiviato in:Racconti hard Tagged: bocca, capezzoli, cappella, cazzo, clitoride, eros, erostorie, erotismo, foto di nudo, foto erotiche, foto sexy, hard, orgasmo, playmate, racconti, racconti dell’eros, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno

See original here:
DIAPASON (hard)

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati



VAI ALL’ELENCO DEI RACCONTI

Le luci di Ixia (hard)

Adoro laccarmi le unghie dei piedi e delle mani.
Lo faccio di frequente, con grande cura e attenzione.
Trovo le mie mani particolarmente aggraziate e sensuali, i miei piedi diabolicamente erotici, e valorizzare queste parti del mio corpo mi regala un piacere intenso e particolare.
Poi, una volta finito di passare lo smalto, mi piace guardarmi le mani che sfiorano le caviglie, che accarezzano e risalgono lentamente, in punta di dita, la morbida pelle dei polpacci, che lambiscono l’interno delle ginocchia, che scivolano bramose sulle mie cosce, per poi deviare verso l’esterno a toccare i fianchi e quindi risalire adagio verso il seno.
Mi piace lasciare che i si inturgidiscano, ma senza neppure sfiorarli, stuzzicare appena la pelle attorno in una danza di dita ed unghie smaltate.
Poi mi accarezzo con gentilezza le guance, mi solletico facendo ricadere i miei lunghi capelli corvini sulle spalle, abbracciandomi e stringendomi forte da sola.
E’ in quegli istanti che mi sento felice: lascio che le emozioni dilaghino nella mia anima e sulla mia pelle, osservando il mio riflesso nel grande specchio, il viso perfetto, la linea sottile delle sopracciglia, l’intensità e la bellezza dei miei occhi azzurri, il disegno armonioso delle mie , che sembrano essere state dipinte per dispensare baci al mondo intero.
E’ questo il mio rito, tutte le sere che esco, prima di prepararmi alle ore di divertimento che mi attendono: allacciarmi il cinturino dei sandali alle caviglie, infilarmi in un vestitino comodo ma che metta in risalto le mie gradevoli forme, lasciare che la mia serica pelle mostri tutta la sua tonicità, senza tutti quegli artifici che usa Melina, senza neanche un filo di rimmel.
Forse potrei apparire ancora più bella con un po’ di trucco, ma non mi interessa più di tanto.
Sono certa di stare bene così.

Soddisfatta dal mio consolidato rito personale, finalmente esco.
Anzi, per essere più precisi, usciamo.
Melina ed io.
Questa sera guida lei.
Sprofondata nei miei pensieri, attendo di conoscere la destinazione della nostra serata.
Con Melina ci si può aspettare di tutto.
Il caldo di questa interminabile estate è particolarmente afoso.
Le decine di locali dell’isola pullulano di gente.
Sarebbe facile fare incontri interessanti.
Ma Melina mi trascina (e quando me ne accorgo è ormai troppo tardi) alla festa di Ixia, un villaggio con più alberghi che case.
- Forse potremmo trovare qualcosa di meglio da fare, no ? – le chiedo quando lei ferma la macchina tra il banco di un venditore ambulante di giocattoli ed il chiosco dei panini con le salsicce.
Melina mi guarda e sorride.
- Non mi dirai che vuoi un panino… – le dico.
- E se anche fosse ? – mi risponde lei con fare beffardo e evasivo.
Biondissima, slanciata, di una bellezza da mozzare il fiato.
Melina è stupenda.
Quando la guardo e mi perdo nel suo fascino mi sento un vuoto alla dello stomaco.
Sono sicura che lei si diverta a provocarmi in modo a dir poco sfacciato.
Tempo fa, complice un bicchiere di troppo, ci siamo baciate.
Ricordo la sua lingua scivolarmi rapida in , esplorarmi denti e gengive, mentre io perdevo quel poco di controllo che ero certa di avere e le accarezzavo beata i .
Sono stati solo pochi attimi, in realtà.
Perché poi ci siamo guardate, forse imbarazzate dall’imprevista situazione, prendendo a ridere come due isteriche.
Non abbiamo fatto più parola dell’accaduto.

Melina continua a fissarmi, mentre con il dorso di una mano mi accarezza la guancia.
- Irini… sei favolosa, stasera… -
Non mi torturare, ti prego, vorrei dirle.
Vorrei urlarle di non accostare il fuoco alla benzina.
Ma resto in silenzio, il cuore in gola.

Scendiamo dall’auto e percorriamo qualche decina di metri.
La confusione della festa di strada ci sommerge.
Ci prendiamo per mano per non perderci nel caos.
Odori di spezie, colori sgargianti, musiche e grida… non mi accorgo di nulla.
Ci sono solo i suoi meravigliosi capelli biondi, la linea della sua schiena che si perde nel corto vestito, le sue gambe, nude e slanciate, i suoi piedi, in bilico su sandali dal tacco esagerato…
Ma dove mi stai portando, adesso che stringo la tua mano così forte da sembrare unita a te ?

Arriviamo in una stradina secondaria, lasciandoci alle spalle la confusione della festa.
Ci avviciniamo ad un’anonima porta azzurra, incastonata in un muro di un bianco assoluto.
Melina suona il campanello.
Passano i secondi e nulla accade.
Nessuno risponde.
Si sente solo lo scatto della serratura.
Sono nervosa e faccio l’atto di girarmi per andare via.
Ma lei mi blocca e mi abbraccia, sussurrandomi parole dolci.
Non capisco più nulla.
Non so nemmeno dove mi trovo.
Melina mi prende il viso tra le mani e appoggia le sue alle mie, mi bacia gli occhi e con la lingua asciuga dal mio viso quelle lacrime che la rabbia ed il nervoso mi hanno spremuto.
Quindi la sua lingua torna alle mie , le lecca dolcemente, per tutto il loro contorno: bramosa di lei, apro la e lei mi è subito dentro, languida come un cioccolatino.
Cerco di entrare con la mia lingua nella sua , ma mi sposta di lato.
- Non temere… vieni con me… -

Entriamo e saliamo una rampa di scale buie.
- Non mi piace – mormoro impaurita – sai che odio il buio… -
Lei non mi risponde.
Apre una porta dalla quale filtra una luce dal colore indefinibile.
Melina c’è già stata qui, è evidente: l’invidia per questo suo segreto, ma anche la curiosità di scoprire cosa ci sia dietro quella porta, si mischiano alla paura che ancora mi stringe le viscere.
Docile, la seguo dietro quella porta.
Le pareti sono spoglie, arredate solo da giochi di luce bianca e gialla che le colorano, con lampade che escono dal basso, di lato, dall’alto, in una confusione incredibilmente luminosa e d’effetto: è solamente un corridoio di pochi metri di lunghezza, ma che si apre in un ampio locale illuminato di un blu soffuso, con al centro una colonna rivestita di legno e dalla quale piove un’intensa luce rossa.
Per il resto l’ambiente è completamente vuoto.

- Perché siamo venute qui ? – chiedo nervosamente a Melina
- Per fare quello che hai sempre desiderato… -
Stringo ancora nella mia mano quella di Melina, e mentre mi chiedo cosa lei abbia voluto dire, vedo un’ombra muoversi verso di noi.
Mi aggrappo alla mano della mia amica e l’ombra prende consistenza.
E che consistenza.

E’ decisamente alto, ma non in modo esagerato.
I pettorali sembrano scolpiti, così come gli addominali.
E’ completamente nudo.
Un fondoschiena da lasciarmi tramortita, due gambe dritte, sottili ma forti.
Risalgo con gli occhi lungo quel corpo maschile favoloso.
E quello che vedo mi strappa un sospiro di desiderio.
Il pene non è eretto, dalle dimensioni perfette, ed i testicoli che mostrano di dover essere svuotati urgentemente.
E’ un ragazzo bello anche di viso, sinuoso nei gesti quando si muove.

Con dolcezza stacca la mia mano da quella di Melina, che ora mi guarda con occhi carichi di libidine, la socchiusa, il respiro affannoso.
E’ visibilmente eccitata.
Il ragazzo si porta la mia mano sul petto e con una gamba s’intrufola tra le mie.
Lo cingo con le braccia mentre mi abbasso a misurare la consistenza del suo cazzo.
Gli disegno una scia di saliva, dai all’ombelico, con il quale gioco per alcuni istanti; e poi, dall’ombelico sino ai peli del pube.
Infine risalgo quella meraviglia, ora pienamente eretta, con la punta della lingua, fino a trovarmi a scivolare sull’asta avanti e indietro, con una lentezza esasperante.
Melina, nel frattempo, mi spoglia, mentre alla lingua io sostituisco le , non usando le mani.
Deve essere solo un gioco di .

Lo tengo su posandogli le mie sensibile alla base, e poi risalendo, sempre da sotto, con piccoli e ardenti baci.
Melina ci guarda e si accarezza il seno: quindi viene a mettersi di fronte a me, e dal suo pube perfettamente depilato vedo la fica già umida per l’eccitazione.
Siamo nude entrambe.
Gli unici capi di abbigliamento che ancora indossiamo sono i sandali con i tacchi alti.

Il ragazzo si è afferrato il cazzo e si fa scivolare la mano su e giù, lentamente: io gliela stacco con uno sguardo di rimprovero e prendo a girargli attorno, eccitata come poche volte in vita mia.
Mi sento il fuoco tra le gambe.
Non mi tocco, e non mi lascio toccare: qualunque cosa mi sfiorasse la fica ora, in pochi istanti tutto sarebbe finito, ed io starei urlando il mio .
No.
Devo assaporare ogni istante, prolungare il piacere fino e oltre il limite del consentito.

Volto il ragazzo di spalle e gli sussurro di non toccarsi.
E di non toccarmi.
Lui accetta quel mio dolce ordine senza battere ciglio.
Lo bacio sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, torno verso i capelli, scendo nuovamente.
Melina ha il viso congestionato, soffre, vuole perdere il controllo, ma ha capito quale sia il mio gioco, e rimane seduta, per terra, a gambe spalancate, fissando il ragazzo negli occhi ed eccitandolo umettandosi le con la lingua.
Ora lo sento tremare; per rilassarlo un po’ gli massaggio la schiena, poi scendo ancora e con la lingua gli percorro tutto il filo della spina dorsale, vertebra dopo vertebra.
Ritorno in su, centimetro per centimetro, e poi, con la stessa esasperante lentezza, vado di nuovo verso i suoi magnifici glutei.
Prendo ad accarezzarli e a leccarlo nell’attaccatura in alto.
Melina geme sempre più forte: sta godendo senza nemmeno toccarsi, o magari non ce la fa più a trattenersi.
Sembra quasi piagnucolare, ma ad un mio sguardo supplichevole lei china la testa e poi la tira di scatto all’indietro, facendo volare nell’aria i suoi splendidi capelli biondi.
E’seduta sulla moquette, le gambe oscenamente aperte, ed il ragazzo è ora scosso da brividi per il desiderio animale di possederci entrambe; ma io lo costringo a stare ancora fermo, mentre con due dita inizio a sodomizzarlo.
Melina non si trattiene oltre, e prende a masturbarsi con frenesia, tormentandosi il clitoride e penetrandosi con le dita, fino ad arrivare a contorcersi dal piacere, preda di un incontenibile.

E’ in quell’istante che vedo scendere alcune gocce da quel magnifico cazzo e, mentre Melina è stesa in terra, sconvolta dall’, infilo di nuovo tre dita nel culo del ragazzo, quasi con sadica violenza, e gli mordicchio un testicolo, bloccando l’eiaculazione che sta per iniziare.
Mi sento capricciosa e lo voglio punire, non so nemmeno io per che cosa.
Melina solleva appena la testa e rimane esterrefatta per quello che si mostra ai suoi occhi: con la punta dei capelli solletico i di quel petto virile, scendo, salgo, scendo di nuovo, finché lui non ce la fa più a trattenersi, e capisce che mi sto allagando, che il mio clitoride è duro e teso allo spasimo, che la mia non chiede altro che il suo cazzo e, con astuzia e perfidia, si tira indietro. Io cerco di toccarlo, di accarezzarlo, si sentire sotto le dita la sua pelle, e lui si sposta.
Forse lo fa per riacquistare un minimo di equilibrio, quell’equilibrio che Melina, con la sua straordinaria bellezza e con il suo fantastico spettacolo di autoerotismo, masturbandosi e godendo davanti a lui, gli ha incrinato.
O forse lo fa per punire me, rea di averlo sodomizzato con le dita.
Non so.
Potrebbe essere un insieme di tutto questo.

Tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare.
Anche Melina ora si diverte con me, accarezzandomi la schiena e le natiche con mani leggere e dita delicate.
Vogliono entrambi farmi impazzire di desiderio.
E io sto al loro gioco, e lascio che Melina inizi a percorrere la mia pelle infuocata con la sua sapiente lingua.
Scivola lieve su di me, senza sfiorare neppure i turgidi e la fica palpitante, indugiando invece su altri centimetri della mia pelle, strappandomi brividi di pura passione.
Lui, intanto, osserva i nostri corpi nudi e si masturba lentamente, avvicinandomi di tanto in tanto il suo cazzo svettante: ora mi permette di allungare una mano, di afferrarlo e di tirarmelo tra le . Sono felice di poter nuovamente scorrere con la lingua su tutta l’asta congestionata.
Chiudo gli occhi e assaporo la

D’improvviso esce dalla mia .
Il vuoto.
Solo il suo sapore sulle umide, e che mi passo con la lingua in continuazione.
E’dietro di me.
Sono in ginocchio, preda della sua volontà.
Sento due mani forti che mi afferrano per i fianchi, poi un dolore lancinante quando il suo cazzo mi penetra, sodomizzandomi senza riguardi.
In quel momento potrei svenire, afflosciarmi come una bambola di pezza.
Mi appoggio sui gomiti, e le braccia sembrano cedere.
Lentamente il dolore si trasforma in piacere, e l’ non tarda ad arrivare, impetuoso e straripante.
E’ una sensazione strana, mai provata con questa intensità, ma mi sento infinitamente felice.
Il ragazzo sta dando sfogo a tutta la sua tensione erotica, così a lungo trattenuta: ma io non voglio farlo venire, anche se non ho i mezzi per impedirglielo.
E’ Melina, che continua ad esplorare il mio corpo con la lingua, ad avvertire la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi lombi stanno aumentando vertiginosamente il ritmo.
Dalla mia escono solo gemiti convulsi.
Sicuramente sono venuta più volte, di certo non nel modo che conosco, ma ogni singola fibra del mio corpo sta godendo come non mai.

Lo sento bloccarsi di colpo, e mi dispiace da morire non sentire più il suo fallo scivolare nel mio culo.
Noto Melina sdraiarsi a terra e farmi segno di salirle sopra.
Lo sento uscire da me.
Mi volto e lo guardo: è sudato, stravolto, il volto arrossato.
E’ bellissimo.
Gli tremano impercettibilmente le .
Sta per esplodere.
Guardo Melina sdraiata che si masturba di nuovo: vuole me, ma di certo vuole anche lui.
Mi volto verso il ragazzo e gli faccio cenno di andare da lei.
Era quello che aspettava.
S’inginocchia, con le mani le allarga ancor di più le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che rovescia la testa all’indietro.
I seni si Melina sobbalzano e la le si deforma in mille smorfie di puro piacere.
Mi accosto a quei due corpi uniti e sfilo il sandalo dal piede sinistro della mia amica.
La cavigliera dorata dondola ritmicamente sul collo del piede, ed io prendo a leccarla, metallo e pelle, le sue unghie del piede laccate di rosso nelle mie pupille.
I suoi sospiri diventano mugolii animali.
Poi i mugolii si trasformano in grida d’estasi.
Dalla caviglia risalgo fino al clitoride, ed alterno la mia lingua tra lei e quel cazzo durissimo che la sta scopando.
Melina irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo lucido di sudore.
S’inarca con un paio di colpi del bacino, distende le braccia all’indietro e vola in paradiso, travolta da un altro che la lascia senza fiato, i muscoli ancora contratti.
Lui si stacca dalla mia amica ed entra di prepotenza nella mia .

Sono fuori di me, ma non mi permetto di toccarmi.
Continuo a leccare e a succhiare quella mazza fantastica per lunghi minuti, aiutata dalla lingua di Melina, che sembra trasfigurata dal piacere.
E finalmente arrivo al capolinea della sopportazione.
Con una mano lo spingo per terra e gli salgo addosso.
Quando entra in me ha le dimensioni di un palo: sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad abituarmi a quella meraviglia che lui, con una possente spinta verso l’alto, mi fa vedere tutte le stelle del firmamento.
Sono come impazzita.
Inizio ad agitarmi sui suoi fianchi, sempre più spasmodicamente, e non mi accorgo quasi di Melina che se la fa leccare in ginocchio di fronte a me, continuando a godere senza sosta.
M’impalo sempre di più, sempre con maggiore velocità, insisto, spingo con tutta me stessa, mi arruffo i capelli per il piacere, rallento un attimo cercando un briciolo di lucidità, ma è troppo, non ce la faccio: mi accarezzo il seno, uso la lingua per inumidirmi la punta dell’indice e vado a torturarmi i .
Getto la testa all’indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le mani sui pettorali, e godo in modo così travolgente che con le unghie lo faccio sanguinare.
Me ne accorgo e serro i pugni sui suoi polsi, e spingo, spingo così forte da urlare oscenità e frasi sconnesse, spingo senza mai un attimo di pausa, un calore quasi insopportabile che s’irradia dal basso ventre, e mi gira la testa, non capisco più niente, mi accanisco su quel cazzo infinito.
Lo sento ingrossarsi a dismisura e cavalco, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un’improvvisa esalazione dell’anima, un colpo alla dello stomaco.
Ed urlo.
Impazzita.
Non più collegata alla realtà che mi circonda.

Quando torno in me, dopo un tempo che non so quantificare, mi fermo un attimo.
Riprendo fiato.
Vedo Melina che freme di piacere nella del ragazzo.
Vado nuovamente in estasi e ricomincio, più veloce di prima: sono tutta indolenzita ma continuo nella mia cavalcata, ed esplodo ancora, e poi ancora, e poi di nuovo.
Ma non riesco a staccarmi da lui.
Solo quando sento i miei muscoli cedere capisco che è arrivato il momento.
Mi lascio cadere di lato.
Lui si alza e si allontana di qualche decina di centimetri.
Melina si mette in ginocchio sopra la mia , e mi ritrovo il suo clitoride tra le mie .
La lingua saetta famelica, e lecco le grandi , e bevo quel fiume di piacere che la inzuppa; la penetro con una, due, tre dita, mentre quel palo stupendo va a riempirla da dietro, inculandola poderosamente, strappandole altri orgasmi irrefrenabili.
Ora la fa urlare, muovendo i fianchi instancabili con crescente velocità, finché un suo rantolo, a stento represso, non mi annuncia l’imminente ondata.
Tutto avviene in un attimo.
Esce da una Melina ipnotizzata e sconvolta e schizza il suo seme caldo sul mio viso, sul mio seno, sui miei capelli.
Si siede, esausto, sfinito nel corpo e nella mente.
Melina si accosta a me e mi spalma sul corpo con quel liquido bianco e denso, per poi ripulirmi tutta, leccandolo fino all’ultima goccia.
Sono in trance.
Credo di morire.

Quando ci svegliamo il sole è già alto.
La stanza ora mi appare più piccola della sera prima.
Il ragazzo è sparito.
Vedo Melina, ancora esausta, che mi sorride.
- Ti è piaciuto ? -
- Sì – mormoro in risposta, godendo della sua splendida bellezza e sapendo di amarla.
Sorride.
Si sdraia al mio fianco ed inizia ad accarezzarmi il seno.
Poi la sua mano scivola sul mio ventre.
E’ pronta a ricominciare.

FINE

SCEGLI UN ALTRO RACCONTO

Archiviato in:Racconti hard Tagged: bocca, capezzoli, cazzo, clitoride, eccitazione, eros, erostorie, erotismo, foto erotiche, foto hard, foto porno, foto sexy, hard, labbra, orgasmo, racconti, racconti dell’eros, racconti di sesso, racconti di sesso a tre, racconti di sesso di gruppo, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, sperma, storie, storie di sesso, storie di sesso a tre, storie erotiche, storie hard, storie porno

Read this article:
Le luci di Ixia (hard)

Tags: , , , , , , , , , , ,

Post correlati