|
Agnese la forza della scoperta (racconto di Diabolik1) La natura gioca alle persone degli strani scherzi. Agnese, la bella e sensuale Agnese è nata in Sicilia lei era il classico maschiaccio, giocava a pallone, correva sudava, non badava minimamente all’aspetto fisico. Al liceo Agnese si infagottava tutta e non amava mostrarsi in pubblico, sembra quasi vergognarsi del suo florido seno e delle forme invidiabili dei suoi fianchi e del suo splendido culetto. Agnese sembrava una sorta di pulcino che appena era uscito dall’uovo si era ritrovata abbandonata a se stessa senza nessuno che la sapesse guidare. I genitori erano due brave persone, in particolar modo la madre era, anche una bella donna, che al contrario della figlia teneva molto al suo aspetto, ma era gente alla buona, per nulla montati e senza grilli per la testa, anche se estremamente danarosi, insomma nessuno aveva mai montato la figlia. La vita di Agnese cominciò a cambiare verso i 18 anni momento in cui, per la prima volta cercò la madre per chiederle se anche lei poteva diventare una ragazza carina. Alla madre non parve vero di poter, finalmente, modellare il corpo della figlia, ma soprattutto, non le parve vero di poterla vedere nuda senza gli orribili vestiti che abitualmente indossava e poi con dei vestiti degni di una giovane donna, anche di buona famiglia, e non di un maschiaccio. Agnese e i suoi genitori vivevano in una villa sul mare e avevano anche una piscina in parte posizionata all’interno della casa e in parte, veramente la maggior parte della piscina, era all’esterno della villa circondata da una natura lussureggiante. Dalla camera da letto di Agnese si vedeva il mare e tutto il verde degli alberi che al mare scendevano. Quando la madre le chiese di spogliarsi completamente nuda lei istintivamente si andò a coprire i seni, se ne vergognava, per lei erano troppo grossi la sua quarta le pareva un’esagerazione, fu allora che la madre si sbottonò la camicetta e si tolse il reggiseno per mostrare alla figlia il suo decolté florido e ben sostenuto da un seducente reggiseno a balconcino. Le madre di Agnese le spiegò che per essere carina doveva cominciare a prendersi un po’ cura di se stessa, che doveva cominciare ad usare il reggiseno per metterlo in evidenza invece delle fasce per appiattirlo, doveva cominciare ad indossare delle mutandine sexy, il perizoma sarebbe stato l’ideale. Poi si offrì di portarla in centro estetico per farle assumere l’aspetto di una donna. Agnese cercò di forzarsi e iniziare una nuova fase della sua vita. Dopo circa dieci giorni in cui Agnese non uscì dalla proprietà di famiglia era un’altra ragazza, aveva imparato a indossare la gonna, anche gonne che mettessero in evidenza la sensualità delle sue gambe, lunghe, sode e ben tornite. Agnese aveva imparato ad accettare e a valorizzare il suo seno, importante e maestoso, come lo definì la madre. Agnese che per tutta la vita aveva indossato scarpe da ginnastica imparò a camminare con scarpe decisamente femminili, con tanto di tacco a spillo, la madre le fece indossare solo scarpe con il tacco di almeno 10 centimetri, ma per lei l’ideale erano quelle da quindici centimetri. Così trasformata Agnese cominciò i suoi primi approcci al mondo dell’amore, i primi flirt, regolarmente la interessavano ragazzi più grandi di lei, ma certamente non si poteva dire che la lasciassero senza fiato. Le cose sembrava che stessero migliorando, quando incontrò un ragazzo di Verona che era venuto al mare, lui sembrava impazzito per lei, e a lei piaceva il modo in cui questo ragazzone biondo e così diverso da tutti quelli che aveva conosciuto fino a quel momento la toccava. Le sensazioni di agitazione e di fiato corto di quando con la mano le toccava le cosce, o di quando, sempre meno distrattamente, le sfiorava il seno fino quasi a stringerglielo in modo sempre gentile. Christian si tratteneva in Sicilia per circa un mese, le ferie estive e poi sarebbe tornato a casa, quindi apparve naturale che dopo un corteggiamento assiduo, ma pur sempre galante, lui le chiese se volessero fare l’amore insieme, tutti gli altri ragazzi avevano parlato di sesso, di scopare, lui di fare l’amore e lei accettò felice di donarsi ad un uomo così dolce e tenero. L’incontro amoroso avvenne, una sera di fine estate, nell’albergo di Christian, i due salirono in camera insieme e appena chiusa la porta lui iniziò a spogliarla, poi lui la fece adagiare sul letto e le disse che ci avrebbe pensato lui e che lei non si doveva preoccupare. Così avvenne, Agnese rientrò a casa tutta sconvolta, ma felice quasi alle 6 del mattino, lì trovò la madre che volle sapere come era andata a serata. Lei non tralasciò alcun particolare di quella notte d’amore. La madre fu felice di vedere la figlia così entusiasta e le due donne se ne andarono a letto soddisfatte per i cambiamenti che stavano avvenendo nel corpo di Agnese. Il giorno della partenza del traghetto da Palermo Agnese volle regalare il suo primo pompino al suo amore, il quale dopo aver abbondantemente goduto disse alla sua giovane amante che lui di li a pochi mesi si sarebbe sposato e che quindi la loro storia d’amore sarebbe finita lì. La nostra eroina era una persona tutta di un pezzo già da allora, e allora sciacquandosi la bocca dal suo sperma gli disse che lei non aveva nessuna intenzione di innamorarsi di un uomo che viveva cos lontano da lei e che per lei era importante fare esperienza con un uomo vissuto, ma che il ragazzo della vita lo avrebbe voluto diverso. L’estate finì senza grandi trambusti e Agnese si riprese dal dolore di essere stata abbandonata, in realtà nei mesi successivi si sentì altre volte con Christian e i due fecero la pace, a volte capitava che quando lui era solo a casa la chiamasse e che andava a finire che facessero sesso a telefono, ma ad Agnese le cose andavano bene così. Ormai la ragazzina tutta infagottata non esisteva più c’era solo la giovane e sensuale donna a cui piaceva essere ammirata dagli uomini e quindi capitava sempre più spesso che per andare a scuola indossasse seducenti minigonne e scarpe con il tacco molto alto e a volte si metteva delle camice di quando era più piccola in modo che i bottoni facessero fatica a contenere il suo splendido seno. La svolta inaspettata e deflagrante avvenne un giorno di primavera quando si sparse la voce che era arrivata a scuola una giovane ricercatrice dell’Università di Milano che avrebbe fatto lezione, solamente agli studenti del V anno. Tutti ragazzi impazzirono per quella splendida e giovane donna. Angela era alta 1,75, per 50 chili, portava una terza di reggiseno e una seconda di mutandine. Angela era esattamente il contrario di Agnese per certi versi spigolosa e con i tratti somatici duri, non comunicava, a prima vista sensualità, ma in lei c’era una lato oscuro una certa luce che ad Agnese parve di intravedere in più circostanze. Angela era la classica donna settentrionale bionda, anche se affascinante, in senso assoluto, non era una donna che, quando vedeva un uomo cercava di farsi notare, a lei degli uomini non importava più di tanto. Un giorno la classe di Agnese rimase per una lezione supplementare, quel giorno Agnese si era fatta prestare dalla madre un suo completo di pelle, che lei non poteva più mettere ma che alla figlia stava d’incanto, l’abbigliamento era completato da un paio di stivali con i tacchi a spillo di quindici centimetri, quando Angela la vide passare non riuscì a trattenere di leccarsi le labbra. Agnese non riuscì più a pensare ad altro, sembrava incredibile, fino a quel momento l’unica cosa a cui lei aveva pensato era di fare colpo sugli uomini, anche alcuni amici ninfomani del padre, ma mai nella sua testa aveva pensato ad una donna. La sera tornata a casa prese l’enciclopedia e cominciò a cercare tutto quello che poteva sull’attrazione fisica tra donne, rimase stupita nel ricollegare il termine lesbica con la poetessa greca. La notte non riuscì a chiudere occhio fino a quando la madre non si accorse che la figlia era sveglia e volle sapere cosa stesse succedendo. Agnese allora raccontò alla madre il turbamento che provò, quando Angela si leccò le labbra con fare voluttuoso. Luisa non rimase stupita dal racconto della figlia e le disse che anche lei da giovane aveva avuto un’esperienza lesbica, ma che poi finì tutto di li a breve. Agnese sembrò confortata dallo scoprire che anche la madre aveva avuto un turbamento come il suo, ma che alla fine era rientrato nei canoni di quella normalità che tanto cercava. Il giorno dopo, venerdì, Angela non venne a scuola, ma lasciò alla preside del liceo un biglietto chiuso in cui le scriveva che le avrebbe fatto piacere rivederla con quei pantaloni di pelle e magari con qualcosa di molto particolare sopra, nulla di più venne specificato, ma tanto valse che Agnese visse tutta la giornata, ma in realtà tutto il weekend in attesa di incontrare il suo chiodo fisso, non riusciva, ma in realtà non voleva ancora, chiamarla amore. Presto non ne avrebbe più fatto a meno. Approfittando del fatto che i genitori erano fuori per un matrimonio, Agnese passò tutto il weekend sdraiata al sole completamente nuda, alle soglie dell’estate poteva già vantare una splendida abbronzatura integrale, con la pelle lucida e scurita dal sole si sentiva ancora più bella e desiderabile del solito. Lunedì mattina Agnese si alzò di buon ora si fece una lunga rilassante doccia, poi si asciugò e si cosparse il corpo di un olio al biancospino, che tanto successo aveva sui maschi, poi così oleata si infilò i pantaloni di pelle, quando li ebbe indossati si girò di trequarti e non potè fare a meno di notare che aveva proprio un gran bel culetto, poi si mise un bello strato di gel sui capelli che pettinò tutti all’indietro e li raccolse in un romanticissimo chignon, si truccò in maniera molto lieve a contrasto c’erano solo le labbra voluttuosamente rosse, anche le unghie delle mani e dei piedi erano rosso vermiglio, ai piedi indossava un paio di stivali con il tacco a spillo di 15 centimetri, sopra indossò una camicetta di pizzo bianca e un bolerino che si allacciava appena sotto le tette, tanto per evidenziare tutto quel ben di Dio, insomma una visione veramente mozzafiato. La lezione di Angela fu un continuo giuoco di sguardi, di allusioni e di ammiccamenti. Spesso capitava che quando le due donne incrociavano gli sguardi gli ammiccamenti erano sempre più espliciti, ma per fortuna nessuno si accorse mai di niente. Finita la lezione Angela chiese ad Agnese di restare e li le due donne cominciarono le loro schermaglie amorose decisamente più esplicite. Angela convinse Agnese ad andare con lei a Palermo in macchina e in questo modo potevano passare un po’ di tempo insieme senza essere disturbati da nessuno. Il pomeriggio lo passarono per negozi, alcuni anche piuttosto espliciti, come quando Angela chiese alla sua nuova amica di accompagnarla a comprare un completino intimo sexy, Agnese fu molto felice di vedere Angela a seno scoperto, tutte le volte che provava un nuovo reggiseno, poi trovato quello giusto le chiese se le avrebbe fatto piacere toglierlo una di quelle notti. Agnese le sussurrò all’orecchio che non vedeva l’ora di toglierle tutto. Le due si imbarcarono in macchina per tornare a casa di Agnese, la loro piccola gita palermitana si concluse con l’annuncio da parte di Angela che sarebbe andata Milano per qualche giorno e alla fine con il loro primo bacio dato prima timidamente sulle labbra e poi sempre più arrapate con le lingue che scavavano tutti i meandri più nascosti delle bocche dell’altra. Tornata a casa raccontò tutto alla madre, la quale la pregò di andarsi a cambiare prima dell’arrivo del padre e di certi suoi amici, troppo interessati alla sua avvenenza. Controvoglia Agnese accettò il consiglio della madre. Quella sera non si fece vedere dagli amici del padre voleva sentire le labbra della sua amata sulle sue. Il resto della settimana trascorse senza grandi avvenimenti, ogni tanto si sentivano telefonicamente ed una notte Angela chiese ad Agnese di accarezzarsi e di raccontarle cosa avesse in dosso, sembrava che Angela fosse in preda ad una sorta di raptus sessuale. Poi le disse che le aveva mandato a scuola, con una busta dell’Università Statale di Milano le sue chiavi di casa, e che lei avrebbe dovuto, se voleva, aspettarla a casa e che si doveva mettere comoda, e con meno roba a dosso possibile. Il giorno dopo uscita da scuola andò dall’estetista per un’accurata depilazione della zona vaginale, poi si voleva far mettere bene lo smalto alle unghie sia delle mani che dei piedi e così li passò un paio d’ore poi andò a comprarsi un completino intimo che definire super sexy è definirlo casto e al termine del piccolo shopping finalmente arrivò a casa di Angela, si spogliò, mise lo champagne in frigo e poi aspettò l’arrivo dell’amica., la quale quando arrivò la trovò placidamente sdraiata su un divano, Agnese senza dire una parola si alzò andò verso l’amica le diede un bacio sulle labbra e poi con voce sognante ma carica di erotismo: “Ben tornata a casa amore!!!”, anche lei si stupì del saluto, ma poi le due si abbracciarono e si baciarono a lungo mentre Agnese spogliava Angela e si spostavano verso il letto. Nessuna delle due donne voleva perdersi in lunghi preliminari, ma entrambe volevano arrivare al sodo, il sesso!!! Arrivate sul letto Agnese si distese, mentre Angela le si mise sopra, i seni delle due donne a contatto diventavano sempre più duri. Non fecero l’amore, Angela con un supremo sforzo riuscì a fermarsi, proseguirono solo a darsi baci e a leccarsi i capezzoli. Angela propose ad Agnese di passare il weekend successivo a Taormina in modo da poter essere più libere di essere loro stesse, Angela aveva l’impressione di non essere sempre totalmente libera in quei luoghi. Agnese a malincuore dovette concordare che era meglio così. La sera quando tornò a casa trovò i suoi genitori in compagnia di uno degli amici del padre sempre arrapati, Agnese aveva bisogno di sfogare la sua voglia di sesso e la sua immensa carica erotica, allora propose all’amico dei suoi di far finta di andare via e poi, visto che anche i genitori passavano la serata e anche la nottata fuori casa, di rientrare per divertirsi insieme, all’uomo non parve vero e così fecero. Agnese rimase con il completino intimo che aveva comprato per Angela, quando l’uomo entrò in casa si eccitò ancora di più di quanto non fosse i due cominciarono subito a baciarsi lei sentita tutta l’eccitazione che l’uomo aveva in corpo decise di passare subito alle vie di fatto gli tirò giù i pantaloni e le mutande e gli fece una rapida sega e poi gli prese in bocca il suo uccello sempre più dritto e duro, contemporaneamente Agnese cominciò anche a farsi un ditalino, ma la cosa che le fece impressione fu che mentre si faceva il servizzietto lei pensava ad Angela e non al maschio che aveva di fronte, ma l’eccitazione ormai e talmente elevata che non le importava più se la sua mente sognava una femmina e il suo corpo possedeva un maschio. Quando giudicò che il cazzo dell’uomo davanti a lei era sufficientemente duro si sdraiò sul divano di pelle del salotto di casa e si fece penetrare dal cazzo dell’uomo. Ormai Agnese aveva completamente perso il controllo di se la doppia scena che lei stava vivendo la portò presto ad avere un fortissimo orgasmo, gli spasmi del suo utero e i continui gemiti che uscivano dalla sua bocca portarono anche l’uomo di fronte a lei all’orgasmo che anche in questo caso fu assolutamente sensazionale. I due si rivestirono si bevvero qualcosa e poi lui tornò dalla moglie e tutto finì li. La scuola chiuse per dieci giorni e le due amiche decisero di dare seguito al loro proposito di passare una settimana da sole a Taormina. Il padre di Agnese acconsentì che la figlia andasse qualche giorno fuori con delle amiche a cui chiese il favore di coprirla inventandosi una storia con un uomo sposato. Al loro arrivo all’Hotel consegnarono le chiavi della loro stanza e le due donne si cominciarono a baciare prima teneramente poi con sempre maggiore passione e voluttà. Ad Agnese non parve vero di risentire il sapore delle labbra di Angela, nello stesso tempo anche nei momenti in cui chiaramente si percepiva quanto fossero arrapate il modo di baciare di Angela era sempre più delicato e foriero di dolcezza e di delicatezza di quanto non fossero mai stati i maschi con cui aveva avuto dei rapporti. Quando Agnese iniziò a spogliare la sua amante rimase affascinata dalla bellezza del corpo di Angela, dalla sensualità che promanava la sua pelle, Agnese si dedicò con tutta la passione di cui era capace alle magnifiche tette dell’amica, non avendo mai avuto a che fare con un seno femminile Agnese decise di fare all’amica tutto quello che lei avrebbe gradito ricevere, quel tipo di attenzioni e di dolcezza che nessun uomo era mai stato in grado di darle. Mentre con quel misto di avidità e di profonda dolcezza succhiava e strizzava i capezzoli di Angela, con le mani procedette al togliere i pantaloni e i collant alla sua donna per poi spogliarsi pure lei e andarsi a sdraiare sul letto pronta per fare l’amore con la sua donna. Quando si trovarono sdraiate a letto si misero immediatamente nella posizione de 69, Agnese disse ad Angela che lei non sapeva cosa fare, allora la donna le consigliò di chiudere gli occhi e di farle tutto quello che le avrebbe fatto piacere ricevere, poi le disse con un filo di malizia, come le aveva succhiato le tette. Agnese sprofondò in un mare di piacere, la lingua dell’amica la mandava in estasi e le dita della donna la toccavano ovunque in modo delicato e ritmato, ma senza mai arrivare ad un punto di monotonia. Sembrava sempre che Angela sapesse dove toccare la sua amante, sembra sempre che sapesse dove poterle provocare più piacere, Agnese si sentiva come un libro aperto, completamente alla mercè della sua amane, uno stato di abbandono e sudditanza che considerava sempre estremamente dolce e piacevole. Gli orgasmi ormai si susseguivano ad un ritmo vertiginoso. Agnese era entrata in un trip di grande erotismo. Smisero di fare l’amore dopo circa 3 ore e dopo che la passione e il desiderio di possedersi che le due avevano accumulato nei mesi di schermaglie aveva trovato un minimo di pace. Angela ed Agnese allora si prepararono per la cena e poi pensarono di andarsene in discoteca, quindi si vestirono in modo molto sexy, ad entrambe piaceva essere ammirate dalle altre persone e a tutte e due piaceva, far girare la testa agli uomini, in fondo sapendo che mai avrebbero soddisfatto l’appetito erotico degli uomini che avrebbero provocato. Il loro rapporto si interruppe solo i mesi estivi, in cui Agnese provò ad avere dei rapporti sessuali con dei maschi, quasi tutti gli amici del padre e alcuni ex compagni di classe, ma ormai era chiaro che per Agnese il sesso non poteva che essere solo che declinato al femminile. Agnese interruppe i rapporti con la sua famiglia prima di andare a vivere a Milano, lei non voleva più vivere in Sicilia lo disse chiaramente al padre il quale accettò la scelta della figlia non condividendola a pieno, ma quando lei era a Milano loro non l’avrebbero mai chiamata, e anche quando lei fosse tornata in Sicilia i loro rapporti non sarebbero mai stati troppo stretti. Agnese aveva paura che la sua diversità non sarebbe mai stata accettata a pieno dai genitori, la madre aveva fatto sesso una volta con un’amica ma nulla di più ormai Agnese aveva intrapreso una certa strada che non riteneva che sarebbe mai stata capita. La nostra piccola Agnese si sbagliava di grosso, i genitori volevano solo la sua felicità e a loro andava bene che la figlia fosse lesbica purché felice e appagata. All’Università si iscrisse alla facoltà di legge alla Cattolica di Milano, dove arrivò alcuni mesi prima dell’inizio delle lezioni e non disse nulla all’amica, lasciò le valige alla stazione e andò in facoltà. Arrivata si mise in fila per il ricevimento, come gli altri studenti. Angela era in stanza con una collega che essendo l’ora di pranzo dovette tornare a casa dai figli e quindi la nostra bella assistente rimase da sola, all’inizio non la vide, ma sentì l’odore, quel inconfondibile profumo di mandorle che le faceva perdere il controllo, allora chiese ad una studentessa che stava uscendo dalla stanza se poteva dire alla collega di nome Agnese di aspettare, che visto che avevano parecchie cose di cui discutere l’avrebbe ricevuta per ultima. Agnese non si scompose minimamente e rimase in attesa, poi quando dopo circa mezz’ora uscì l ultimo studente questi le disse che la dottoressa era andata un attimo in bagno e di entrare e di chiudere la porta. Agnese entro ed eseguì gli ordini ricevuti, poi dal bagno arrivò la voce calda e suadente di Angela che le disse di chiudere la porta chiave e di mettersi comoda, in genere questo voleva dire di spogliarsi, e così lei fece, appena rimase in reggiseno e tanga comparve subito Angela vestita, o forse è meglio dire svestita, allo stesso modo, le due donne si baciarono e si fecero uno primo ditalino giusto per allentare la tensione, le due vennero contemporaneamente. Poi si rivestirono e andarono alla stazione dove presero i bagagli e andarono a casa di Angela dove vissero per circa due anni. Poi la loro storia finì, una sera d’estate senza un vero perché nella seducente e calda Sicilia da cui tutto aveva avuto inizio. Mi permetto di farvi ancora un piccolo accenno a quando Agnese incontrò la bella Sara. Al ritorno a casa in taxi le due donne cominciarono ad ammirare i rispettivi corpi, ma prima che potessero scogliere il ghiaccio arrivò il momento per Sara di scendere dal taxi per andare in albergo. La mattina dopo Agnese telefonò a studio per annunciare che non si sentiva bene e che avrebbe preferito stare a casa, allora il titolare dello studio le disse che non c’erano problemi e che anche gli ospiti liguri avevano chiesto un giorno di tregua, poi il capo propose ad Agnese di cercare la collega e portarla a fare acquisti nelle strade eleganti di Milano e che questo avrebbe favorito il clima disteso che serviva per chiudere la trattativa. Agnese accettò e andò da Sara sperando di poter parlare con quella donna e capire se tra di loro poteva nascere qualcosa oppure non sarebbe nato proprio niente. Le due passarono tutta la giornata e la serata assieme e la loro intesa diventava sempre più profonda, ormai il weekend si avvicinava e Sara voleva portare Agnese in costa Azzurra per un weekend tranquillo, e nella speranza di Sara il fine settimana sarebbe dovuto essere come piatto a base di sesso e con il contorno di sesso, ovviamente tra donne. Quando Sara chiese ad Agnese se le avesse fatto piacere passare il weekend insieme in Costa Azzurra la bruna Agnese accettò con entusiasmo, poi colta dall’eccitazione per l’inaspettata richiesta diede un bacio sulle labbra dell’altra donna, la quale rispose con tutto l’entusiasmo del mondo al bacio. Dopo quelle giornate calde e quelle notti bollenti in cui le due donne scoprirono quanto avevano in comune e quanto le loro differenze anche fisiche le affascinassero le due donne non si separarono mai più. Agnese lasciò Milano per Genova e, come detto, andarono a vivere assieme. Devo dire che passare del tempo con quelle due donne e la mia Roberta è veramente un’esperienza molto piacevole. Fine
Filed under: Gli scritti dei lettori Tagged: racconti erotici
See the original post here: Post correlati
Roberta (racconto di Diabolik1) La mia vita con Roberta scorre serena e devo dire che dal punto di vista sessuale le cose vanno veramente molto bene. Roberta è una donna incredibile che mi ha riempito la vita, grazie a lei sono un uomo migliore, e quella sensazione di solitudine ormai è sparita. Ho, finalmente, quello che desideravo di più e mi sento finalmente appagato. Vi vorrei ora raccontare come Roberta è diventata quello che è oggi, in queste poche righe cercherò di narrarvi i primi turbamenti sessuali di una ragazzina e come da essi sia sorta una donna la cui voglia di sesso dopo tanti giri l’ha fatta arrivare tra le mie braccia. I rapporti sessuali tra adolescenti spesso sono brutti e fatti in modo e per ragioni sbagliate, infatti… Roberta ha avuto un’iniziazione al mondo del sesso, forse un po’ particolare, infatti, a 19 anni Roberta veniva da una relazione con un ragazzo da cui era uscita con le ossa rotte. Stavano insieme da almeno 3 anni e dallo stesso tempo facevano regolarmente sesso, senza che Roberta avesse mai provato la sensazione dell’orgasmo. Poi Roberta, appunto un paio di giorni dopo aver compiuto 19 anni andò a trovare Giacomo a casa sua, voleva fargli una sorpresa, aveva comprato un completino intimo molto sexy, però quando arrivò a casa sua scoprì che il suo Giacomo era a letto con un’altra e i due si stavano divertendo moltissimo, e per quanto lei poteva sentire molto di più di quanto lei non si fosse mai divertita. Entrò in stanza, ma lui fece finta di non vederla, l’altra impallidì. Roberta fu gelida: “non ti voglio più vedere” e se ne andò. Dopo alcuni mesi in cui non ebbe alcun tipo di relazione sentimentale per Roberta cominciarono a cambiare le cose. Dopo la maturità Roberta andò al mare in Liguria con i suoi genitori e lì, proprio nello stabilimento balneare dove andavano da anni ritrovò Sara. Lei era la sdraiata, completamente ricoperta di olio abbronzante. Quando Roberta la vide ricoperta solo dal triangolino degli slip ebbe un moto di entusiasmo, e quando fu Sara a salutarla lei ne fu ancora più contenta. Sara e Roberta passarono tutta la giornata a prendere il sole, a ridere, a scherzare e a fare il bagno insieme. Il giorno dopo Sara non volle sentire ragioni, dovevano assolutamente prendere il sole in topless. E Roberta non oppose troppe resistenze voleva vedere il seno di Sara e voleva che Sara vedesse il suo. La giornata trascorse in grande serenità, ormai tra le due donne si era istaurato un rapporto di grande intimità ed amicizia che andava oltre le cose che si dicevano, e comprendeva tutti gli sguardi e le carezze che le due donne si davano quotidianamente. La sera Roberta sperava di riandare in discoteca con la sua Sara, ma lei le consigliò di andare a letto presto perché la giornata sarebbe stata molto pesante e Sara voleva che la sua giovane amica fosse in splendida forma. Quella sera Roberta indossò gli stivali che le aveva dato Sara e si mise il rossetto e poi si andò a sdraiare sul letto e per la prima volta in tutta la sua vita cominciò a toccarsi, venne interrotta da una telefonata dei suoi che volevano sapere come andavano le cose. L’appuntamento per il giorno dopo era stato fissato dalle due amiche per le 9 del mattino per fare colazione ed iniziare la loro giornata. Sara si presentò all’appuntamento vestita con un completo da tennis che lasciò perplessa Roberta, lei aveva un paio di pantaloncini e sopra indossava una magliettina con sotto il reggiseno del costume. Sara chiese ai bagnini di caricare i due borsoni termici sul piccolo motoscafo su cui le due donne sarebbero salite dopo pochi secondi. Sara e Roberta cominciarono a navigare verso una non meglio identificata spiaggia accessibile solo dal mare. A circa metà del viaggio Sara cominciò a spogliarsi, rimanendo completamente nuda, Roberta aveva davanti agli occhi lo spettacolo voluttuoso del corpo nudo dell’amica, i seni perfetti, grandi e rotondi con i capezzoli completamente duri, la fica completamente depilata, con il clitoride in bella vista, a completare questa magnifica immagine il sedere di Sara di una bellezza sconvolgente. Roberta non perse un solo istante per imitare l’amica e nel giro di pochi secondi, anche lei, espose il suo scultoreo corpo ai raggi del sole e agli occhi estasiati dell’amica. Roberta, la sera prima, dopo essersi toccata, decise anche lei, di depilarsi completamente la patata. Del corpo di Roberta e del suo seno già vi ho narrato devo solo aggiungere che il mix tra la sua dolcezza, la sua ingenuità si trasformava in un’incredibile carica erotica che doveva essere assolutamente sconvolgente in quei momenti. Sara fece molti complimenti all’amica per il magnifico corpo, arrivate alla piccola spiaggia, Sara ormeggiò il loro piccolo mezzo di trasporto e con l’aiuto di Roberta portò le vettovaglie a riva e si sdraiarono al sole, ad un certo punto Sara chiese a Roberta se le poteva fare piacere se le spalmava l’olio solare su tutto il corpo, lei accettò, le due donne si misero sedute sull’asciugamano di Roberta una dietro l’altra. Il massaggio di Sara iniziò in modo molto tranquillo, ma una volta resasi conto che all’amica il massaggio piaceva molto e quasi perdeva il controllo di se mentre le sue mani le accarezzavano la pelle liscia e vellutata, allora Sara si mise altro olio sulle mani e cominciò ad accarezzare le tette dell’amica, che al solo contatto delle sue mani diventarono come di marmo, e i capezzoli dritti e duri, Roberta bloccò le mani dell’amica e poi le chiese di non fermarsi, contemporaneamente allargò le gambe come per invitare l’amica a massaggiarla proprio li. Roberta indietreggiò per cercare sempre di più il contatto con l’amica e quando buttò la testa indietro lei cominciò a baciarla sul collo, con la schiena sentì i capezzoli della sua amante completamente duri. Sara non era un sadica, ma non voleva scoparla subito voleva che l’amica assaporasse ogni istante di quei preliminari, in fondo Roberta non era una vera lesbica come lei. Sara continuò con la mano destra a massaggiare il seno di Roberta, ma con l’altra mano le accarezzava tutto il corpo, mandandola in estasi. Per la prima volta nella sua vita lei ebbe un orgasmo. Un primo e sconvolgente orgasmo che le devastò il cervello e il corpo. Ora capiva perché per le sue amiche fare sesso fosse così dolce e tenero e sconvolgente. Sara ormai non ebbe più preoccupazioni, era evidente che Roberta, veramente, desiderasse fare l’amore con lei e che veramente Roberta fosse pronta per iniziare un rapporto saffico. Finalmente Sara aveva la possibilità di insegnare tutto quello che sapeva sull’amore ad una donna e poteva uscire con lei, andare in tutti i locali pubblici erano due belle e giovani donne molto complici e non destavano di certo sospetti. E quando fossero andati in certi locali, a quel punto, Sara non si sarebbe più vergognata, come spesso le capitava, a causa di donne non certamente affascinanti e sensuali come lei. Le due donne passarono l’intera giornata in quell’angolo di paradiso facendo l’amore e ridendo e scherzando, in quei momenti Roberta era di nuovo una ragazza felice. Al loro ritorno in albergo, le due donne ebbero per così dire una brutta sorpresa, Sara doveva cambiare stanza, e l’unica libera era quella comunicate con quella di Roberta (quella era la stanza dei suoi genitori), Roberta aiutò immediatamente l’amica a traslocare e poi si fecero aprire la porta di comunicazione interna, in questo modo avevano a disposizione una suite e potevano girare liberamente nude e decidere in quale letto passare la notte. Si erano appena fatte la doccia e Sara stava spalmando il dopo sole sul corpo di Roberta, quando lei ricevette una telefonata dai suoi genitori parlò con la madre e poi si fece passare il padre a quel punto aveva voglia di Sara e si girò a pancia in su e cominciò a pomiciare con la sua Sara, i suoi non capirono perché Roberta divenne così strana, e decisero di chiudere la telefonata mandando un grande bacio alla figlia. Sara si alzò da Roberta e le disse che le voleva fare una sorpresa, si vestì e uscì di corsa, quando era fuori dalla porta intimò alla sua donna di chiudere gli occhi lei sarebbe tornata da li a poco, infatti, dopo circa venti minuti Sara fu di nuovo a casa dalla sua bella, in mano aveva una busta grande, da cui tirò fuori una busta più piccola da cui tirò fuori una completino intimo in pelle nero, il perizoma era talmente piccolo che era quasi un filo di pelle, il reggiseno era molto più strutturato, fatto a posta per contenere ed esaltare lo splendido seno di Roberta, poi visibilmente eccitata Sara tirò fuori un mini abito anch’esso di pelle nero che sembrava fatto a posta per mettere in evidenza, ancora una volta il corpo della giovane, il trucco sarebbe stato sicuramente pesante e molto affascinante Roberta scoprì quanto la eccitava avere le unghie laccate di rosso scuro o di color prugna, ormai non c’era più traccia di quella ragazzina timida che era tornata al mare con i suoi genitori, Sara quella sera decise che si sarebbe vestita di rosa, voleva evidenziare un contrasto con la sua amante. Roberta e Sara scesero, prima in sala da pranzo e poi andarono in discoteca facendosi guardare da tutti quanti, erano due giovani e eccitanti donne. Per tutta la sera non fecero altro che stuzzicarsi sfiorando i loro bellissimi corpi, quando arrivarono in camera fu evidente a tutte e due che era giunto il momento di dare sfogo alle loro più inconfessabili voglie. Sara voleva possedere la sua amante nei modi più completi, la sua sessualità aveva bisogno di più, ma ancora lei aveva paura che per Roberta fosse troppo presto, ma questo dubbio venne fugato immediatamente quando chiusero la porta della camera, Roberta chiese alla sua donna di possederla e le chiese se aveva un cazzo di gomma, a Sara quelle parole sembrarono miele. Sara era una persona molto particolare e spesso amava giocare con i falli di gomma, anche se non amava essere penetrata dal cazzo, ma ogni tanto l’idea di possedere la compagna del momento come se fosse un uomo era quasi un desiderio inconfessabile ed inconfessato, quella sera Sara voleva indossare il suo strapp-on e possedere la sua donna in tutti modi possibili, Roberta quella notte ebbe un numero incalcolabile di orgasmi e diede piacere alla sua donna fino a sfinirla. Il giorno dopo andarono a Genova per una piccola questione lavorativa di Sara, Roberta fece una sorpresa alla sua Sara e si presentò vestita da uomo, indossò il suo completino intimo più audace, quello di pelle, che le rendeva ancora più sodo e tonico il suo magnifico seno, sopra aveva un tailleur gessato, con sotto una camicia bianca, i capelli erano tutti ingellati e raccolti in uno chignon che sembrava fatto a posta per sconvolgere il suo prossimo, il look vagamente dark venne completato sa un paio di scarpe allacciate nere con il tacco di 20 centimetri. Il trucco era ovviamente molto pesante e scuro, quando Sara la vide pensò che era veramente fortunata. Il giorno passato a Genova fu un’autentica tortura, le due donne erano talmente tanto eccitate che bastava che si sfiorassero perché l’eccitazione crescesse in loro. La sera venne vista come una liberazione, infatti, non scesero nemmeno a cena passarono l’intera notte a fare sesso, quello più sfrenato a tratti quasi violento, il loro amore le portava anche ad atti di infinita dolcezza e delicatezza ad ogni orgasmo e ve ne furono veramente tanti. Le due donne in quei giorni aumentarono sempre di più la loro intesa sia sessuele che sentimentale, Roberta Aveva trovato finalmente l’amore e per nessun motivo al mondo avrebbe permesso a qualcuno o a qualcosa di frapporsi tra lei e la sua felicità La loro storia d’amore andò avanti per tutto il resto della vacanza, poi le due donne si separarono Roberta tornava a Milano e Sara a Genova. Roberta fin da piccola voleva fare l’avvocato, credeva con tutta se stessa che quella sarebbe stata la strada per la felicità lavorativa e con Sara spesso parlavano di lavoro e di quanto fosse interessante il diritto della navigazione, quindi quando si doveva iniziare l’università la scelta della facoltà e dell’indirizzo di studi da prendere fu chiara per Roberta c’era solo una possibilità, cioé la facoltà di legge di Genova. Roberta telefonò a Sara per darle il lieto annuncio, ma Sara era a Milano, e quando rientrò e sentì il messaggio della sua Roberta la richiamò subito per proporle di andare a vivere assieme, i genitori ignari della loro storia pensarono che fosse bene che la loro bambina andasse a vivere con una persona del suo stesso sesso e molto più grande di lei. Roberta arrivò a casa dell’amica con i genitori, i quali furono molto contenti di vedere che la loro bambina andava a vivere in una casa così bella e in un bel quartiere. Poco prima dell’ora di cena i genitori di Roberta tornarono per sempre a Milano e per le due donne fu solo amore, una storia che durò per tutto il tempo dell’università e che finì nel modo più dolce e delicato, come era stata la loro storia d’amore. Roberta nel corso degli anni si rese conto che le mancava qualcosa, anche se all’inizio no capì cosa fosse. Sara dal canto suo sentiva di avere bisogno di un altro tipo di rapporto, alle soglie dei 35 anni Sara aveva bisogno di avere accanto a se una donna e non solo una splendida ragazza, ma pur sempre troppo piccola per lei. Le due donne rimasero amiche per la pelle per sempre ed ancora oggi cercano di vedersi il più spesso possibile, ma l’intesa sessuale ormai no esiste più Sara convive con una donna della sua età di una bellezza e sensualità sconvolgenti, Agnese è il classico tipo mediterraneo alta bruna occhi neri penetranti e le labbra sono divine. FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erotismo, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti lesbo, racconti porno, sesso, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie lesbo, storie porno
See the article here: Post correlati
Rossella (racconto di occhiverdeoliva) Si chiamava Rossella. La incontrai un giorno in cui ero di turno per Servizio Clinico. Eravamo entrambe studentesse di medicina, lei al sesto anno, io al primo. Succede molte volte di incontrarsi in sala lettura, nei corridoi o stipate negli ascensori degli ospedali, di scambiarsi qualche normale formula di saluto cortese, ma infondo, non ci si conosce mai abbastanza. Così io non conoscevo Rossella, non la conoscevo nel suo carattere, nei suoi pensieri, nei suoi interessi, ma la conoscevo nel suo corpo. Sapevo delle pagliuzze azzurre nei suoi occhi verde intenso, sapevo del profumo di frutti che emanavano i suoi capelli al mattino. Era alta, snella e aveva il corpo tonico di un’amazzone. “hai bisogno di una mano?” – le chiesi – “Sei fidanzata?” mi chiese Rossella. FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: racconti, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti lesbo, racconti porno, storie, storie erotiche, storie hard, storie lesbo, storie porno, storie saffiche
See the rest here: Post correlati
Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28) Questo racconto racchiude la storia realmente vissuta da una coppia di amici. Li ho conosciuti perché si sono messi in contatto con me dopo la lettura dei miei racconti. Mi hanno scritto sinteticamente la loro storia e mi hanno pregata di tirarne fuori qualcosa. Poiché la trama mi ha intrigata mi sono messa al lavoro ed è venuto fuori il racconto: “Le voglie di Anna” che si sviluppa in due puntata. È la storia di una coppia di coniugi. Lei Anna 48 anni, alta 1,65, una seconda di seno, un bel fisico interessante, un bel sederino che mette in mostra solamente quando indossa abiti molto aderenti. Fino ad allora l’unico piacere sessuale che entrambi avevano provato era quella che veniva dalle masturbazioni. Nel meraviglioso arcipelago posto nell’oceano Atlantico, Anna scopre la sua calda natura di donna. Conosce un ragazzo indigeno. Appena lo vede il suo corpo ha un fremito. Percepisce una fitta, a lei fino ad allora sconosciuta, nel basso ventre. Il ragazzo ogni volta che l’incontra la saluta servilmente e le sorride con i suoi meravigliosi denti bianchissimi. Ad ogni suo sguardo Anna rimane sconvolta. Verso quel bel giovane, dal corpo sodo e tutto muscoli, intuisce di avere un debole. Una notte svegliandosi inizia a pensare di trovarsi tra le braccia del ragazzo. Si meraviglia moltissimo che a tale pensiero la sua femminilità inizia a inumidirsi e a prudere. Scopre sensazioni mai provate ma che le risultano molto piacevoli. Allora per la prima volta da quando è sposata si trova a scandagliarsi la passera con le dita. Percepisce il clitoride teso e lentamente inizia a menarselo. Soffoca i suoi gemiti per non farsi sentire dal marito, che le dorme profondamente accanto, e quando soddisfatta e col corpo tutto tremante per il piacere provato viene mette la mano stretta e si tappa la fica per paura che i suoi succhi femminei possano macchiare le lenzuola. Si alza, va in bagno, si lava la fica e poi, col seno ancora palpitante dal piacere provato, si rimette a letto. Si addormenta poco dopo ma nel suo cervello è scattata una molla. La mattina seguente avrebbero dovuto fare un’escursione. Lei con una scusa resta al villaggio mentre Lorenzo va a farsi la gitarella. Lui si avvicina e la prende tra le braccia. Percepisce le voglie della donna e insinua le mani sotto il reggiseno. Lei non si oppone. Le piacciono le dita che stuzzicano i capezzoli che al contatto diventano ancora più duri. Ansima e sospira di desiderio. Mai il suo corpo ha vibrato in tal modo. Ora una mano del ragazzo s’intrufola nello slip. Lei, ormai in trance, allarga le cosce e si fa toccare la fica. Il ragazzo sospirando la prende tra le braccia, esce dall’acqua e l’adagia sulla sabbia bianca e sottile. Prima le sgancia il reggiseno e poi le sfila lo slip. Anna lo lascia fare perché orami è decisa a godersi il piacere che sicuramente sarà capace di darle quel meraviglioso membro teso e che le palpita sotto il naso. Rimessi reggiseno, slip e copricostume rientrano al villaggio. Grande è la sua sorpresa quando scorge Lorenzo che l’aspetta seduto ad un tavolino del bar. Jamel è ancora vicino a lei e la sensazione che suo marito abbia capito tutto si fa strada nella sua testa. Infatti Lorenzo, vedendo lo splendore del suo viso fa una smorfia che lei non riesce a comprendere se di piacere o di fastidio. Ha paura che lui abbia intuito qualcosa di quello che è successo. Mentre parla si accorge che il ricordo le provoca un bel prurito nella femminilità che inizia a inumidirsi e a farle venire la voglia di essere ancora presa dal ragazzo. Lui pende dalle sue labbra e ascoltandola l’osserva sorridendo. Quando lei termina lui tra lo stupore di Anna dice: il tuo viso mi dice che hai voglia di rifarlo, se devi incontrare nuovamente Jamel voglio esserci pure io presente. Oggi sono rientrato anzitempo dall’escursione e il portiere dell’albergo mi ha detto che ti eri allontanata con Jamel. Ti ho vista da lontano mentre lui ti scopava e la cosa mi ha eccitato tantissimo. Anna lo ascolta quasi incredula e poi dice: se a te piace vedermi mentre scopo col ragazzo per me sta bene, l’importante è che io godo come ho goduto questa mattina e tu non ti devi adombrare del mio godimento. Lorenzo sorridendo bofonchia: su questo potrai stare tranquilla. Vederti, anche se da lontano, mi ha data una gran carica erotica. Il pomeriggio scorre normalmente tra un bagno, una bibita al bar e una distensiva passeggiata. Dopo cena nel fare un giro attorno al villaggio s’imbattono nel ragazzo. Anna lasciando indietro il marito si avvicina a Jamel e gli dà appuntamento per l’indomani. Nel vederlo sente una fremito nella fica e chiudendo gli occhi non può trattenere un profondo sospiro. Il giorno seguente si sente decisamente di buon umore. È veramente tranquilla ed allegra. Dopo la colazione risale in camera e si prepara. Jamel si stende sul giaciglio. Il suo cazzo ora è bello consistente e teso. Lei si avvicina, s’inginocchia e lo stringe tra le mani. Le sue dita non riescono a cingerlo tutto in quanto è veramente grosso. Le mani riescono a coprire solamente poco più della metà di quel cazzo. Tasta i coglioni e li trova belli pieni. Ora le sue mani si muovono lentamente lungo tutta l’asta dura. Parte dai coglioni e arriva fino alla cappella. Mette la punta del suo indice nel buchetto del glande trasmettendo al giovane sensazioni piacevoli. Ora vuole conoscerne il sapore. Abbassa la testa, spalanca al massimo le labbra e finalmente realizza il sogno di averlo dentro la sua bocca infuocata. Lo sente che le arriva nella gola ma si rende conto di averne preso dentro appena un terzo. Percepisce il glande palpitante che le si muove in bocca ed immediatamente viene assalita dal suo primo orgasmo. Dopo l’orgasmo si sdraia sul giaciglio per riprendere fiato. Nota che il ragazzo, malgrado sia venuto e abbia sborrato a lungo, ha il sesso ancora teso. Qualche gocciolina brilla sulla punta del pene allora, ingordamente, si solleva su un braccio, lecca con la lingua la gocciolina e poi, come a ringraziarlo scocca un sonoro bacio sulla lucida e immensa cappella. Il ragazzo fa scivolare alcune gocce di olio d’argan nel buchetto e poi si unge per benino il cazzo. Il corpo di Anna vibra mentre lei aspetta la nuova esperienza con eccitazione e preoccupazione. Eccitazione perché ormai è convinta di farsi inculare, preoccupazione perché sa che avrà dolore. Sente il glande di lui che poggia sul buco e aspira profondamente aria. Durante l’aspirazione lui ha fatto pressione e il glande si è fatto strada nel buchetto. Si sente squarciare il buchetto ma stringe i denti e sopporta. Una nuova aspirazione e un altro pezzetto di cazzo le entra dentro. Sente dolore ma pure piacere. Anzi il piacere supera il dolore. Altra aspirazione ed ancora un altro pezzetto di cazzo si insinua dentro. In un film porno aveva visto che la protagonista per farsi inculare meglio si sforzava come se volesse evacuare. Allora succede quello che mai si sarebbe sognata. Buona parte di cazzo le entra nel culo e lei si sente come strappare le viscere. Un bruciore l’assale ma nello stesso tempo una sensazione piacevolissima le percorre le membra localizzandosi nella fica, nel culo e nelle tette. Il ragazzo intuisce che non le può ficcare nel culo tutto il suo cazzo e allora si ferma a metà e comincia lentamente a fare dentro fuori. Anna non ce la fa più ed inizia a gridare e per il dolore ma anche per il piacere che prova. Grida: nooo! … Rimettilo dentro! … Quando lui glielo sfila lentamente. Il dentro fuori del cazzo del ragazzo la porta alla soglia di un sublime godimento anche perché Jamel le stuzzica contemporaneamente la clitoride e i capezzoli. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Appena lui le è di fronte gli grida di leccargli la fica. Ora la lingua di Lorenzo le lavora la fica, il cazzo del ragazzo le riempie il culo e lei si strizza i capezzoli. Questo piacere dura alcuni minuti. Poi non ce l’ha fa più e viene gridando come una baccante. Mentre i suoi schizzi femminei imbrattano il viso del marito il cazzo di Jamel scoppia dentro il suo culo. È un attimo. Ha la sensazione che il cazzo le stia squarciando il retto. Subito dopo percepisce i caldi fiotti di sperma che le riempiono il canale e contemporaneamente una scarica per tutto il corpo le fa gridare al mondo tutto il suo godimento di donna. In sala pranzo fa fatica a stare seduta Il culo le brucia un poco ma si aspettava di peggio. Il fastidio l’ha avuto ma il piacere ha offuscato il dolore. - continua -
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, culo, erotismo, fica, racconti di sesso, racconti di sesso di gruppo, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, sperma, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno
Continued here: Post correlati
Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28) Lorenzo è di parola. Incomincia a cercare, tramite internet, superdotati per la moglie ma non solo per lei. Il vedere la miriadi di cazzi che gli mandano in foto gli crea eccitazione e più di una volta è costretto a ricorrere alla masturbazione. Lo porta a casa quando sua moglie non c’è. Gli fa vedere la casa e la stanza a lui destinata. Rahid dà l’impressione di essere rimasto contento. Vedendogli nel viso un sorriso compiaciuto gli fa la richiesta: mi fai vedere il tuo sesso: Rahid subito dà l’impressione di non avere capito. Lorenzo allora ripete la richiesta e si aiuta con dei gesti. Il ragazzo capisce e sorridendo si abbassa i pantaloni. Lorenzo rimane a bocca aperta nel vedere il gran cazzo che Rahid ha messo in mostra. Vorrebbe prenderlo tra le mani ma si trattiene. Con un sorrisino nervoso dice: ok puoi coprirti, penso che mia moglie sarà contenta di te. Rahid assume servizio nel primo pomeriggio di un sabato. Anna sente il cuore in bocca quando Lorenzo apre la porta. Anche se sa quello che vuole, una certa agitazione la possiede. Essendo una calda giornata dei primi giorni di agosto ha addosso solamente una vestaglietta e un minuscolo perizoma. Il leggero tessuto dell’indumento lascia trasparire la rotondità delle tette con i capezzoli scuri già duri per l’eccitazione e la sagoma delle natiche che il perizoma lascia generosamente alla vista. È lei che lo denuda completamente. Il cazzo è veramente grosso. Lei l’osserva e pensa: Lorenzo aveva ragione a descrivermelo fantastico. Lo prende tra le mani e inizia a soppesarlo. Ora è tutto teso e il glande ha assunto la forma della testa di un fungo. Mamma mia … quanto è bello! Esclama mentre con la lingua inizia a leccarlo. Lo percorre tutto dal buco del glande fino ai coglioni lasciando sopra la pelle la scia della sua saliva. Stringe le palle nelle mani e sente che sono belli pieni. Ora oltre a leccare inizia a succhiare quel cazzo palpitante. Lo prende tra le labbra e se lo fa arrivare fino in gola. Inizia un pompino e si scalda ancora di più quando le mani del ragazzo iniziano a scandagliarle la fica. Rahid non si limita e ficcarle dentro la fica due dita ma dopo avere raccolto parte degli umori che colano dalla sua vagina le infila pure un dito dentro il culo. Rahid inizia a fare dentro e fuori. Ogni entrata ed uscita ad Anna procura brividi enormi. Il ragazzo sembra instancabile. Continua per molto nel suo movimento di dentro fuori che producono in lei una infinità di orgasmi che si susseguono in continuazione. Ansima, grida, borbotta, dice parole incomprensibili mentre il suo corpo trema, vibra e sobbalza per l’intensità del piacere. L’ennesimo orgasmo la prende nel momento stesso che Rahid le esce il cazzo dalla fica ed inizia a riversarle su tutto il corpo la calda produzione dei suoi coglioni. I fiotti che il cazzo del ragazzo emette sembrano non terminare mai. Anna ha la prontezza di prendere quel cazzo che si impenna nella sua bocca avida e potere cosi conoscere il sapore dello sperma del suo nuovo amante. È a casa con Lorenzo. Sa che Anna rientrerà da li a poco ed allora si avvicina al “suo padrone” ed inizia a toccargli il culo e il cazzo. Lorenzo ci sta. Si spoglia completamente e chiede ad Rahid di fare altrettanto. Ora i due maschi completamente nudi sono l’uno di fronte all’altro. Il cazzo di Lorenzo al confronto di quello di Rahid sembra un piccolo modellino. Rahid inizia a palpargli il culo mentre mette il suo cazzo nelle mani dell’altro. Lorenzo geme ed allora il ragazzo gli dice: prendilo in bocca e fammi un pompino! Lorenzo s’inginocchia, prende tra le mani il cazzo che inizia ad indurirsi e lentamente se lo mette in bocca. Fa scorrere la lingua come ha visto fare alla moglie. Poi lo prende in bocca e incomincia a pomparlo. Rahid sente la porta che si apre ed allora dice: dai schiavetto succhia con più forza! … Così! … Bravo! … Sempre più forte! … Ma sai che mi sembri proprio una vera puttana! … Sei brava! … sai tirare dei bei pompini! … Anna sente Rahid e capisce che il godimento del marito è al massimo in quanto ha raggiunto il vertice della sua umiliazione. Dopo l’assenso di Anna lui si premura a rispondere alla mail. La risposta dell’altro è immediata. Si presenta come Marco, ha 33 anni e si scopre che abita nella stessa città. Appena Anna lo sente va in sollucchero e dice: ma allora possiamo organizzare un incontro a tempo breve! Si stabilisce per un sabato, cosi non c’è l’assillo per l’indomani poiché la giornata non è lavorativa. Iniziano a discutere sul passato e le parole più per ricordare servono a rasserenare l’ambiente. Anna ora è tranquilla e sente che deve essere lei a rompere il ghiaccio. Infatti sedendosi su un divanetto scompostamente e mettendo volutamente le cosce in mostra dice a Marco: poiché sai del perché ci stiamo incontrando mostraci il tuo capitale. Lorenzo tutto nudo si mena l’uccellino e si mette un dito dentro il culo. lei grida come una pazza. Gode come una vacca. Di dietro Marco le da gran colpi di cazzo e ad ogni colpo le grida: godi puttana! … Godi troia! … Grida il tuo piacere grandissima vacca e puttanona! … Godi pompinara! … Mai nessuno l’aveva apostrofata in tal modo. Il sentirsi rivolgere queste parole aumenta la sua libidine e il suo corpo continua a richiedere sempre di più. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Se lo fa mettere in bocca ed inizia a tirargli un bel pompino. Lui geme e poiché già è venuto riesce a godersi il pompino che la moglie generosamente gli elargisce. FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, culo, fica, racconti dell’eros, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, scopare, sesso a tre, sesso di gruppo, storie erotiche, storie hard, storie porno, tette
See the rest here: Post correlati
Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000) Era ormai un anno che viveva nell’appartamento messo a disposizione da suo zio Gino. Era proprio vicino alla facoltà che aveva deciso di frequentare. In questo modo Luca non aveva bisogno di svegliarsi troppo presto la mattina. Poteva alzarsi con calma, preparare la colazione e…spiare da dietro le tende la sua dirimpettaia intenta nelle faccende domestiche mattutine. Tutte le mattine la Signora alzava gli avvolgibili della camera da letto. La famiglia doveva essere uscita e lei aveva finalmente tutta la casa a sua disposizione. Cominciava sollevandola di non più di metro, in modo da lasciar uscire la pesante aria della notte. Luca rimaneva imbambolato a guardare il bordo della sua camicia da notte che le copriva a stento le ginocchia, le gambe bianchissime, le caviglie sottili e i suoi piedi nudi, inguainati da quelle pantofole di raso con il tacco e con una grossa piuma bianca sul dorso, che lasciavano intravedere dall’asola le sue unghie smaltate di rosso. In quelle occasioni Luca non poteva non immaginarsela mentre seduta sul letto con le ginocchia al mento si prendeva cura di se, forse fantasticando chissà quali avventure d’amore, di sesso e passione e cercando di dimenticare un marito che ormai la ignorava. Eh si…non ci voleva molto a capire che il marito e la Signora erano travolti dall’abitudine e dalla noia e ormai vivevano da separati in casa. Che la Signora avesse un amante? Era finalmente arrivata la primavera. Da un po’ di giorni Luca non vedeva più il marito della Signora. Pensò addirittura avessero divorziato! Quella mattina si era svegliato più tardi del solito. Franca aveva voluto essere scopata fino alle tre la sera prima, nel solito parcheggio in cui andavano a fare l’amore. La serata si era conclusa con un piacevole pompino durante il quale Luca aveva chiuso gli occhi e immaginato la calda lingua di Rossella alle prese con la sua rossa sugosa cappella. Ancora assonnato, dopo aver ingurgitato un caffè senza zucchero, uscì di corsa dal portone dell’edificio in cui abitava, dirigendosi frettolosamente verso la facoltà. Mentre procedeva a grandi passi per la sua strada scorse una figura familiare venirgli incontro. Era la Signora: indossava un completo bianco e dei sandali infradito ed era bellissima. La sua bocca era delineata da un rossetto rosso vermiglio che le faceva risaltare il nero degli occhi e dei capelli. Sopra il labbro superiore, da un lato, un neo che la rendeva ancora più sexy. Si stava avvicinando. Sentiva il suo odore fruttato e un fremito nel profondo del ventre lo fece trasalire. Chiuse gli occhi per fissarlo nella mente. E quando li riaprì lei era lì ad un passo…lo guardava e gli stava sorridendo. Anche Luca abbozzò un sorriso…non sapeva cosa pensare. Si fermò imbambolato. La Signora, dopo averlo superato, si voltò e gli disse: “Tu devi essere Luca…io sono Giovanna, piacere. Ho saputo dalla proprietaria del Bar in fondo alla strada che dai ripetizioni di Latino ai ragazzi delle scuole medie superiori..” Luca visibilmente emozionato, finalmente spiccicò parola: “ Bhè, sì è vero…prendo 30 euro l’ora”. E Giovanna: “Perfetto. Sei disponibile da domani a seguire mio figlio Paolo fino alla fine dell’anno scolastico?…ha bisogno d’aiuto…rischia di ripetere l’anno…”. Il giorno successivo con il cuore in gola Luca si presentò all’appuntamento con il dizionario sotto il braccio. Suonò il campanello e dopo alcuni secondi Giovanna si presentò alla porta. Era uno splendore: dalla camicetta di seta rosa si coglieva distintamente l’attaccatura delle sue grosse poppe. Indossava poi una gonnellina leggera e un paio di sandali bianchi che mettevano in mostra i suoi piedini ben curati. Non ci credeva di poterla vedere così da vicino. Era un sogno. Paolo era un ragazzo un po’ svogliato, ma molto intelligente e Luca non ci mise molto a conquistarsi la sua fiducia e quella della Signora Giovanna. I risultati non tardarono ad arrivare e l’anno scolastico era ormai salvo. L’estate non tardò ad arrivare e gli sforzi di Paolo sotto la sapiente guida di Luca tramutarono una insufficienza in un bel sette: l’obbiettivo era stato raggiunto. Nei giorni successivi Giovanna chiamò Luca per ricordargli di passare da lei in modo che avesse la possibilità di saldare il suo debito e di ringraziarlo. Si misero d’accordo per l’indomani mattina. L’indomani mattina si presentò puntuale all’appuntamento e proprio mentre stava per suonare si sentì chiamare per nome: FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, culo, erotismo, figa, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, sperma, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, tette
Visit link: Post correlati
Il vecchio e la pioggia (racconto di paoladelta) Era una bellissima domenica mattina di fine luglio. Il cielo era di un azzurro intenso, puntellato qua e là da bianche nuvolette. Avevo deciso di andare a fare una bella corsetta tra i prati. Indossai una tuta con i pantaloni aderenti (tipo fuseaux) bianchi con una felpa rossa, una canotta sportiva sotto, e le mie scarpe da tennis preferite bianche e rosse. Legai i capelli a coda e misi una visiera sportiva. I.pod in tasca e via! Prima di uscire mi guardai un ultima volta allo specchio: la mia nuova tuta mi stava proprio bene, i pantaloni aderivano alle mie gambe seguendo la forma del mio culetto e disegnando perfettamente la forma della patatina. Per non creare segni avevo indossato sotto un microtanga bianco. Sotto la maglietta un reggiseno sportivo per contenere al meglio le mie tettone, cosicché la maglietta disegnava due grosse e morbide curve. Chiudendo la porta alle spalle cominciai a correre per i sentieri. Una delle cose belle del Trentino sono proprio le piste create per correre in pace, lontano da traffico e smog. Mi allontanai abbastanza rapidamente dal centro abitato seguendo il sentiero che costeggia da una parte il fiume e dall’altra il bosco. Era abbastanza presto e in giro non c’era quasi nessuno: due ciclisti, una signora a spasso col cane e poi gli animali del bosco, scoiattoli ed uccellini. Avevo già corso un po’ quando il sole iniziò ad oscurarsi, banchi di nuvole si addensavano sulle montagne. Una delle caratteristiche della montagna è che il tempo varia rapidamente, dal sole si passa rapidamente alla pioggia. Potevo tornare indietro ma pensai che in ogni caso i temporali estivi durano poco, bastava cercare un riparo. Mi affrettai. In lontananza vidi una vecchia costruzione in legno e ancor prima di pensare sentì le prime gocce d’acqua sulla faccia. Iniziai a correre mentre le gocce pian piano si trasformavano in cascate d’acqua che scendevano dal cielo. Arrivai senza respiro alla vecchia capanna. La capanna era in realtà un vecchio fienile a ridosso del bosco, usato probabilmente come riparo dai pastori. Era un unico locale con pareti fatte con vecchie assi e travi, il pavimento era di tavole, così come il tetto, dal quale filtrava gocciolando acqua in vari punti. La porta ormai erosa dal tempo era stata completamente scardinata e appoggiata ad una parete, e due finestre oramai senza vetri alle pareti. Dentro vi erano ancora mucchi di fieno, una rudimentale panca fatta con tavole, mozziconi di sigarette, e un puzzo di piscio proveniente da un angolo, segno che veniva usata anche come latrina da qualcuno. Fuori il temporale infuriava con tuoni e fulmini facendomi temere che quel rudere potesse cadermi addosso. All’improvviso entrò zoppicando un uomo. Mi girai di scatto. Era un signore anziano, avrà avuto circa 70 anni, indossava una tuta grigia, un capellino da baseball da cui fuoriuscivano capelli bianchi come la neve, e scarpe da tennis ai piedi. Appena entrò mi salutò gentilmente togliendosi il cappello. “Mamma mia che pioggia!” esclamò con voce allegra. “Meno male che c’è questo riparo” risposi io. Andò a sedersi sulla vecchia panca, non prima di averci steso un giornale che teneva in tasca. Mi disse che era uscito per fare la solita passeggiata domenicale e che, sorpreso dalla pioggia, non era riuscito a tornare a casa in tempo. Notai subito che fissava le mie gambe. Abbassai anche io lo sguardo e ne capì il motivo: tra il sudore e la pioggia i miei fuseaux erano diventati quasi trasparenti. Si notava benissimo la mia passerina, con in mezzo uno spacchetto in cui rientrava il tessuto! Il vecchietto appena vide che lo guardavo distolse lo sguardo imbarazzato. Mi fece quasi tenerezza. Mi sedetti anche io per non imbarazzarlo ancora, anche se devo confessare che la cosa stuzzicò un pochino il mio esibizionismo. Il vecchietto cominciò a parlare. Ci presentammo, lui si chiamava Franco, ed era un ferroviere in pensione. Mi raccontò di essere ormai vedovo da tanti anni, e che il suo unico figlio era in Germania dove lavorava e dove viveva con la famiglia. Aveva una nipote di 20 anni che studiava medicina. Ma disse pure di soffrire la solitudine e che per far passare le giornate aveva preso l’abitudine di far lunghe passeggiate nei boschi. Comunque era molto allegro e solare. Mi raccontò un paio di barzellette che mi fecero ridere tantissimo. Vedendo la mia partecipazione iniziò a raccontare qualche storiella a doppio senso e iniziò a farmi complimenti: “come sei bella”, “mi ricordi una ragazza della mia gioventù” “magari avessi vent’anni” e così via. Mi chiese se ero fidanzata, risposi di sì ma che il mio ragazzo lavorava in un’altra città e che ci vedevamo poche volte al mese. E lui: “ma come? Con un pezzo di ragazza come te! Come resiste? E tu, tu resisti senza un uomo per tanto tempo?” . “Bhè, manca pure a me, specialmente la notte….” dissi con una punte di malizia. “Capisco” disse lui, e con fare indifferente mi appoggiò una mano sulla coscia. Pensai subito a quanto fosse intraprendente quel vecchietto. Lo guardai meglio. Aveva gli occhi di un azzurro intenso che risaltava sotto quelle folte sopracciglia bianche, un bel sorriso e delle belle labbra. Da giovane sarà stato veramente un bell’ uomo. E non dispiaceva neanche adesso! Ripensai subito alla sua età, e cercai di togliermi dalla testa strani pensieri. Lui continuava a tenere la mano sulla mia coscia sinistra e vedendo che stavo al gioco e ridevo alle sue battutine maliziose si fece un pochino più audace. Con fare indifferente cominciò a far risalire la sua mano, sempre facendo battute e ridendo. Il suo mignolo arrivò a sfiorarmi la passera. Si fermò per vedere la mia reazione. Io non sapevo che fare. Pensai di alzarmi e mettere fine al gioco, ma sapevo benissimo che mi stavo eccitando. Allora allargai le gambe. Lui capì e guardandomi senza dire nulla, delicatamente fece scivolare la sua mano sulla mia figa. Con il dito medio iniziò a massaggiarmi con un movimento circolare e poi verticale, scorrendo nel mio solco umido e premendo per entrare. Iniziai ad abbandonarmi a quel massaggio. Lui continuava a parlarmi con voce calda e suadente. Con l’altra mano si infilò sotto la maglietta e cominciò a toccarmi le tette. Le stringeva delicatamente strizzandomi i capezzoli induriti tra le dita. In preda all’eccitazione mi appoggiai con le spalle al vecchio muro, divaricando completamente le cosce. Franco smise di accarezzarmi e con la mano entrò dentro i fuseaux, sollevò l’elastico e raggiunse la mia figa pulsante. Appoggiò il dito che subito scivolò dentro. Iniziò a farlo entrare ed uscire ritmicamente. Mi stava facendo un ditalino fantastico. “Sei tutta bagnata. Ti piace vero?” Ed io “Sii….ancora….ancora…..mmhhh…..sto per venire”! “Aspetta” mi disse, “abbiamo appena iniziato”! Tolse la mano e mi fece alzare. Mi mise davanti a lui e con un rapido gesto mi abbassò completamente fuseaux e mutandine. Avvicinò il viso alla mia passera ed esclamò “fantastica, sei bellissima”! Si alzò e mi fece sedere al suo posto, sul giornale. Mi tolse completamente fuseaux e mutandine, poi mi prese per le caviglie e mi alzò i piedi fino a metterli sulla panca. Lui si inginocchiò faticosamente a terra. Si avvicinò con la faccia alla mia figa completamente spalancata. La annusò profondamente. Pensai in quell’istante che avevo corso e sudato per tutta la mattina, e che probabilmente avevo un odore non proprio fresco. Ma a Franco non sembrava dispiacere, anzi. Appoggiò la bocca e cominciò a leccarmi. La aprì con i pollici e mi penetrò con la lingua. Fantastico! Era come essere penetrata da un piccolo cazzetto umido. Poi mi penetrò con un dito, facendolo entrare ed uscire sempre più velocemente. Gridai “Mmhhh…..ssiii….siiii…vengo….vengooo”!!! E venni in un intenso orgasmo bagnando il giornale sotto di me. Franco si mise subito a succhiare la mia figa. Quando si alzò da terra aveva tutta la bocca impasticciata dei miei umori che aveva succhiato fino all’ultima goccia. Vidi un discreto rigonfiamento della sua tuta. Lo feci avvicinare e come lui aveva fatto con me gli abbassai tuta e mutande in un colpo. Mi stupì il suo cazzo: era corto ma molto grosso, non avevo mai visto un arnese di quella circonferenza. Circondato da un pelo bianco, aveva la cappella ancora dentro la pelle e dava l’impressione di un grosso hot dog! Le palle gli pendevano molto, gliele presi in mano e le massaggiai. Erano molli ma consistenti. Presi il suo cazzo e cominciai a segarlo, tirai fuori la cappella e la portai alla bocca. Aveva un odore intenso, un misto tra sudore e piscio, ma visto il mio eccitamento non mi dispiaceva affatto. La leccai piano insistendo sulla punta, tentando di farlo entrare in bocca, ma non c’era verso, era troppo grosso per la mia piccola bocca. Mi accontentai di leccarlo come un gelato, facendo scorrere la lingua per la sua lunghezza. Al vecchietto sembrava proprio piacere, socchiudeva gli occhi e mugolava, cambiò registro e dopo i complimenti adesso mi diceva “Troietta….leccalo….ti piace……sei una vacca”. Quel linguaggio mi eccitò ancora di più, era strano sentir parlare così una persona così distinta. Ad un tratto mi prese per i capelli e mi allontanò dal suo cazzo. Mi sdraiò completamente sulla panca. Voleva scoparmi. Tentò di infilarlo ma le gambe gli cedevano e non riusciva a tenersi alla giusta altezza. Provò un’altra volta ma non c’era verso. Imprecò maledicendo la vecchiaia. Allora mi alzai io. Lo feci sedere al mio posto. Montai su di lui, con la mano tenni il cazzo dritto, lo puntai sulla figa e lo feci scivolare dentro sedendomi a cavallo del vecchio. Mi sfilai la maglietta e il reggiseno e gli sbattei le tette in faccia. Cominciai a cavalcarlo stringendo le cosce alle sue reni e abbracciandomi a lui. Il suo cazzo entrava e usciva allargandomi la figa, mentre mi leccava le tette che saltavano su e giù. Il ritmo della scopata lo decidevo io. Ora piano, ora veloce. Stavo per venire. Gli leccai la bocca. Lui la aprì e gli ficcai dentro la lingua. Ci baciammo a lungo mentre con le mani mi allargava le chiappe spingendomi su e giù. “ Così…..siii…cavalca troia…….” Poi si irrigidì e sentì dentro di me fiotti di caldo liquido. Venni anch’io urlando il mio piacere mentre fuori un tuono squarciò l’aria. Rallentai il ritmo fino a fermarmi. Eravamo tutti sudati. Mi sfilai dal suo cazzo che stava afflosciandosi. Dalla mia figa colavano sperma ed umori. “E’ stata la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi vent’anni” mi disse, “ti ringrazio”. Fuori smise di piovere. Mi rivestì mentre lui era ancora in estasi, seduto con il cazzo floscio che ancora colava di sperma. Mi avvicinai e lo salutai con un bacio sulle labbra. Si risvegliò improvvisamente dal suo torpore e disse che voleva ancora rivedermi, che voleva sapere dove abitavo. Ma io per tutta risposta gli chiesi il suo numero di telefono, e dissi che mi sarei fatta sentire io. Non appena lo memorizzai uscì fuori dalla vecchia stalla. Il sole faceva capolino dietro una nuvola. Questo è il bello del Trentino: non sai mai che tempo farà. FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, figa, godere, pioggia, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sperma, storie di sesso, storie hard, storie porno, vecchio
Read more: Post correlati
In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82) Con la mia lei, abbiamo l’abitudine, di fare sesso in auto. FINE
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: cazzo, erotismo, figa, guardone, racconti, racconti di sesso, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, voyeur
See the original post here: Post correlati
Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary) ….. Sono letteralmente in sua balia. Mi poggia lentamente le sue labbra e la sua lingua sul clitoride e comincia a sollecitarmelo con linguate rapidissime. Con le mani tiene costantemente divaricate le grandi labbra, e con la lingua esplora tutto l’interno. E’ incredibile quello che mi sta facendo provare!….,di fronte a ciò, inarco la schiena e spalanco completamente le gambe e le cosce…… comincio ad avere sussulti con il ventre … emetto gemiti di godimento, mi contorco come un serpente ed inizio ad ansimare……Appoggio entrambe le mie mani sul suo capo e comincio a spingerlo con forza verso la mia figa per fargli capire che deve andare sempre più in profondità. Lui mi capisce immediatamente e lo spinge con forza sempre più dentro. Ho un gemito lunghissimo di piacere “uuuhh ……oooooohhh”, ……. dalla espressione dei miei occhi capisce che lo sto’ ora supplicando di infilarmi il suo membro nella mia vagina. Lo fa subito dopo con la facilità di un coltello che affonda lentamente nel burro tiepido. Sento il suo cazzo nella mia figa che affonda sempre più per effetto dei suoi colpi violenti e decisi. Per penetrarmi meglio mi prende dai fianchi e mi tira verso di sé facendomi scivolare sul cuscino del divano. Sono sempre più incredula e meravigliata!…… Mi trovo sostanzialmente con le gambe divaricate al massimo, la figa ed il mio culetto aperti e protesi verso l’alto. In quella posizione mi può praticamente penetrare completamente. Cosa che puntualmente fa con grande energia. Emetto un grido ed un gemito di piacere. Mi tolgo velocemente anche la camicetta per offrirgli il mio corpo oramai nudo. Dopo circa dieci minuti passati a scopare in quella posizione, mi abbandono completamente rilassandomi un po’…… sento il suo cazzo durissimo che con l’aiuto della mio liquido vaginale mi è oramai entrato fino all’utero e continua a stantuffarmi ancora,…… vengo altre due volte……. poi mi abbandono definitivamente sul divano esausta. Rifletto un po’ sull’esperienza appena conclusa e sulle sensazioni meravigliose che Francesco mi aveva fatto provare,….anche io volevo adesso fargli provare sensazioni piacevoli in segno di riconoscenza nei suoi confronti. Ci riposiamo un po’ e dopo qualche minuto mi alzo lentamente, lo prendo per mano ed insieme andiamo verso la cucina. Mi cinge il fianco con un braccio e mi dà un bacio dolcissimo, io gli sorrido e così camminiamo fino alla cucina, le mie cosce nude con i miei fianchi urtano i suoi durante il cammino, e ciò mi eccita ancora. Gli offro una coca che beve subito con gradimento mentre io mi allontano un attimo per andare al bagno. Ritorno poco dopo e mi avvicino a lui,.. mi seggo su di una sedia e lo faccio avvicinare a me. Prendo il suo pene nelle mie mani e guardandolo negli occhi lo comincio a baciare e a dargli rapide leccate sulla cappella che subito diviene turgida e dura. Lui mi sorride apprezzando molto l’iniziativa, ma ora con gemiti e con espressioni di intenso piacere comincia a muovere rapidamente i suoi fianchi scopandomi in bocca. La mia bocca non regge i colpi violenti del suo cazzo, sono infatti costretta ad estrarlo frequentemente, leccarlo fino ai testicoli per poi riprendermelo in bocca. Questa volta è lui che va in estasi senza capire più niente…… . la sorpresa però gli e l’ho riservata alla fine. Mi tolgo dalla bocca il suo membro eretto e gli spalmo su un bel quantitativo di detergente intimo liquido. Francesco mi guarda con aria interrogativa, poi comincio a spalmarmelo anche sul mio culetto, quindi dopo uno sguardo invitante mi distendo a pancia in giù sul tavolo del soggiorno con le gambe per terra divaricate e mi apro con le mani le mie natiche fino a mettere a nudo completamente il buco del mio culetto. Lui capisce immediatamente cosa gli sto offrendo e con un sorriso di riconoscenza appoggia subito la punta turgida del suo pene sul mio sedere; non indugia un secondo e comincia immediatamente a spingerlo dentro. Lo prego di farlo delicatamente per non arrecarmi dolore, lui annuisce ma, preso dalla forte eccitazione, comincia a premere prepotentemente con il suo bastone sul buco del mio culetto, sento all’inizio un po’ di fastidio poi dolcemente lo sento penetrare sempre di più. Questa volta è lui che comincia ad ansimare sempre più freneticamente, i suoi colpi si fanno sempre più intensi e veloci, sento le viscere che si allargano sempre più ed il suo cazzo che mi penetra con potenza crescente. Con un ritmo oramai frenetico mi sta inculando meravigliosamente,.. con le mani appoggiate sulle mie natiche tiene aperto quanto più possibile il buco dell’ano, io non reagisco più ormai…., é un insieme di godimento e dolore…., comincio ad urlare per il piacere, questo eccita il ragazzo ancora di più fino a quando non sento un gettito di sborra calda che entra nel mio corpo, poi un secondo, …un terzo, …… ed è allora che avverto tutta la potenza del suo bastone che, agevolato dalla sborra, mi scivola ora tutto dentro le mie viscere fino a farmi sentire le sue palle sbattere freneticamente sulle mie cosce. Quando estrae il suo pene dal mio culetto io mi adagio sulla poltrona li vicina, sono piena di sperma….. mi sdraio con le gambe aperte e gli occhi chiusi. Il giovane, accarezzandomi dolcemente la figa, mi bacia sulle labbra e rivestendosi mi chiede se in seguito ci potevamo continuare a vedere. “Certo !!” gli rispondo, “sono felicissima di aver avuto questa avventura con te!….. e non voglio che resti l’unica volta!”…… acqua in bocca con tutti però!! FINE Per commenti: anno1954m@libero.it
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erotismo, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, sesso, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno
Read more: Post correlati
Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m) Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro. - continua -
Posted in Gli scritti dei lettori Tagged: erostorie, racconti, racconti di sesso, racconti ero, racconti erotici, Racconti hard, racconti porno, storie, storie di sesso, storie erotiche, storie hard, storie porno, tradimento
Go here to read the rest: Post correlati
|
|