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Agnese la forza della scoperta (racconto di Diabolik1)

La natura gioca alle persone degli strani scherzi. Agnese, la bella e sensuale Agnese è nata in Sicilia lei era il classico maschiaccio, giocava a pallone, correva sudava, non badava minimamente all’aspetto fisico.

Al liceo Agnese si infagottava tutta e non amava mostrarsi in pubblico, sembra quasi vergognarsi del suo florido seno e delle forme invidiabili dei suoi fianchi e del suo splendido culetto. Agnese sembrava una sorta di pulcino che appena era uscito dall’uovo si era ritrovata abbandonata a se stessa senza nessuno che la sapesse guidare. I genitori erano due brave persone, in particolar modo la madre era, anche una bella donna, che al contrario della figlia teneva molto al suo aspetto, ma era gente alla buona, per nulla montati e senza grilli per la testa, anche se estremamente danarosi, insomma nessuno aveva mai montato la figlia. La vita di Agnese cominciò a cambiare verso i 18 anni momento in cui, per la prima volta cercò la madre per chiederle se anche lei poteva diventare una ragazza carina. Alla madre non parve vero di poter, finalmente, modellare il corpo della figlia, ma soprattutto, non le parve vero di poterla vedere nuda senza gli orribili vestiti che abitualmente indossava e poi con dei vestiti degni di una giovane donna, anche di buona famiglia, e non di un maschiaccio.

Agnese e i suoi genitori vivevano in una villa sul mare e avevano anche una piscina in parte posizionata all’interno della casa e in parte, veramente la maggior parte della piscina, era all’esterno della villa circondata da una natura lussureggiante. Dalla camera da letto di Agnese si vedeva il mare e tutto il verde degli alberi che al mare scendevano.

Quando la madre le chiese di spogliarsi completamente nuda lei istintivamente si andò a coprire i seni, se ne vergognava, per lei erano troppo grossi la sua quarta le pareva un’esagerazione, fu allora che la madre si sbottonò la camicetta e si tolse il reggiseno per mostrare alla figlia il suo decolté florido e ben sostenuto da un seducente reggiseno a balconcino.

Le madre di Agnese le spiegò che per essere carina doveva cominciare a prendersi un po’ cura di se stessa, che doveva cominciare ad usare il reggiseno per metterlo in evidenza invece delle fasce per appiattirlo, doveva cominciare ad indossare delle mutandine sexy, il perizoma sarebbe stato l’ideale. Poi si offrì di portarla in centro estetico per farle assumere l’aspetto di una donna. Agnese cercò di forzarsi e iniziare una nuova fase della sua vita. Dopo circa dieci giorni in cui Agnese non uscì dalla proprietà di famiglia era un’altra ragazza, aveva imparato a indossare la gonna, anche gonne che mettessero in evidenza la sensualità delle sue gambe, lunghe, sode e ben tornite. Agnese aveva imparato ad accettare e a valorizzare il suo seno, importante e maestoso, come lo definì la madre. Agnese che per tutta la vita aveva indossato scarpe da ginnastica imparò a camminare con scarpe decisamente femminili, con tanto di tacco a spillo, la madre le fece indossare solo scarpe con il tacco di almeno 10 centimetri, ma per lei l’ideale erano quelle da quindici centimetri.
Il tocco finale fu, quando la nostra piccola Agnese imparò a truccarsi e in questo modo a mettere in evidenza i suoi belli e profondi occhi neri, con il rossetto, di giorno rosa e di sera rosso metteva in evidenza la sensuale carnosità delle sue labbra. Di li a pochi giorni tutti i maschi della sua scuola le caddero ai piedi stregati da tanta sconvolgente sensualità.

Così trasformata Agnese cominciò i suoi primi approcci al mondo dell’amore, i primi flirt, regolarmente la interessavano ragazzi più grandi di lei, ma certamente non si poteva dire che la lasciassero senza fiato. Le cose sembrava che stessero migliorando, quando incontrò un ragazzo di Verona che era venuto al mare, lui sembrava impazzito per lei, e a lei piaceva il modo in cui questo ragazzone biondo e così diverso da tutti quelli che aveva conosciuto fino a quel momento la toccava. Le sensazioni di agitazione e di fiato corto di quando con la mano le toccava le cosce, o di quando, sempre meno distrattamente, le sfiorava il seno fino quasi a stringerglielo in modo sempre gentile. Christian si tratteneva in Sicilia per circa un mese, le ferie estive e poi sarebbe tornato a casa, quindi apparve naturale che dopo un corteggiamento assiduo, ma pur sempre galante, lui le chiese se volessero fare l’amore insieme, tutti gli altri ragazzi avevano parlato di , di scopare, lui di fare l’amore e lei accettò felice di donarsi ad un uomo così dolce e tenero.

L’incontro amoroso avvenne, una sera di fine estate, nell’albergo di Christian, i due salirono in camera insieme e appena chiusa la porta lui iniziò a spogliarla, poi lui la fece adagiare sul letto e le disse che ci avrebbe pensato lui e che lei non si doveva preoccupare. Così avvenne, Agnese rientrò a casa tutta sconvolta, ma felice quasi alle 6 del mattino, lì trovò la madre che volle sapere come era andata a serata. Lei non tralasciò alcun particolare di quella notte d’amore. La madre fu felice di vedere la figlia così entusiasta e le due donne se ne andarono a letto soddisfatte per i cambiamenti che stavano avvenendo nel corpo di Agnese. Il giorno della partenza del traghetto da Palermo Agnese volle regalare il suo primo pompino al suo amore, il quale dopo aver abbondantemente goduto disse alla sua giovane amante che lui di li a pochi mesi si sarebbe sposato e che quindi la loro storia d’amore sarebbe finita lì. La nostra eroina era una persona tutta di un pezzo già da allora, e allora sciacquandosi la bocca dal suo gli disse che lei non aveva nessuna intenzione di innamorarsi di un uomo che viveva cos lontano da lei e che per lei era importante fare esperienza con un uomo vissuto, ma che il ragazzo della vita lo avrebbe voluto diverso.

L’estate finì senza grandi trambusti e Agnese si riprese dal dolore di essere stata abbandonata, in realtà nei mesi successivi si sentì altre volte con Christian e i due fecero la pace, a volte capitava che quando lui era solo a casa la chiamasse e che andava a finire che facessero a telefono, ma ad Agnese le cose andavano bene così.

Ormai la ragazzina tutta infagottata non esisteva più c’era solo la giovane e sensuale donna a cui piaceva essere ammirata dagli uomini e quindi capitava sempre più spesso che per andare a scuola indossasse seducenti minigonne e scarpe con il tacco molto alto e a volte si metteva delle camice di quando era più piccola in modo che i bottoni facessero fatica a contenere il suo splendido seno.

La svolta inaspettata e deflagrante avvenne un giorno di primavera quando si sparse la voce che era arrivata a scuola una giovane ricercatrice dell’Università di Milano che avrebbe fatto lezione, solamente agli studenti del V anno. Tutti ragazzi impazzirono per quella splendida e giovane donna. Angela era alta 1,75, per 50 chili, portava una terza di reggiseno e una seconda di mutandine. Angela era esattamente il contrario di Agnese per certi versi spigolosa e con i tratti somatici duri, non comunicava, a prima vista sensualità, ma in lei c’era una lato oscuro una certa luce che ad Agnese parve di intravedere in più circostanze. Angela era la classica donna settentrionale bionda, anche se affascinante, in senso assoluto, non era una donna che, quando vedeva un uomo cercava di farsi notare, a lei degli uomini non importava più di tanto.

Un giorno la classe di Agnese rimase per una lezione supplementare, quel giorno Agnese si era fatta prestare dalla madre un suo completo di pelle, che lei non poteva più mettere ma che alla figlia stava d’incanto, l’abbigliamento era completato da un paio di stivali con i tacchi a spillo di quindici centimetri, quando Angela la vide passare non riuscì a trattenere di leccarsi le labbra.

Agnese non riuscì più a pensare ad altro, sembrava incredibile, fino a quel momento l’unica cosa a cui lei aveva pensato era di fare colpo sugli uomini, anche alcuni amici ninfomani del padre, ma mai nella sua testa aveva pensato ad una donna. La sera tornata a casa prese l’enciclopedia e cominciò a cercare tutto quello che poteva sull’attrazione fisica tra donne, rimase stupita nel ricollegare il termine lesbica con la poetessa greca. La notte non riuscì a chiudere occhio fino a quando la madre non si accorse che la figlia era sveglia e volle sapere cosa stesse succedendo. Agnese allora raccontò alla madre il turbamento che provò, quando Angela si leccò le labbra con fare voluttuoso. Luisa non rimase stupita dal racconto della figlia e le disse che anche lei da giovane aveva avuto un’esperienza lesbica, ma che poi finì tutto di li a breve. Agnese sembrò confortata dallo scoprire che anche la madre aveva avuto un turbamento come il suo, ma che alla fine era rientrato nei canoni di quella normalità che tanto cercava.

Il giorno dopo, venerdì, Angela non venne a scuola, ma lasciò alla preside del liceo un biglietto chiuso in cui le scriveva che le avrebbe fatto piacere rivederla con quei pantaloni di pelle e magari con qualcosa di molto particolare sopra, nulla di più venne specificato, ma tanto valse che Agnese visse tutta la giornata, ma in realtà tutto il weekend in attesa di incontrare il suo chiodo fisso, non riusciva, ma in realtà non voleva ancora, chiamarla amore. Presto non ne avrebbe più fatto a meno. Approfittando del fatto che i genitori erano fuori per un matrimonio, Agnese passò tutto il weekend sdraiata al sole completamente nuda, alle soglie dell’estate poteva già vantare una splendida abbronzatura integrale, con la pelle lucida e scurita dal sole si sentiva ancora più bella e desiderabile del solito.

Lunedì mattina Agnese si alzò di buon ora si fece una lunga rilassante doccia, poi si asciugò e si cosparse il corpo di un olio al biancospino, che tanto successo aveva sui maschi, poi così oleata si infilò i pantaloni di pelle, quando li ebbe indossati si girò di trequarti e non potè fare a meno di notare che aveva proprio un gran bel culetto, poi si mise un bello strato di gel sui capelli che pettinò tutti all’indietro e li raccolse in un romanticissimo chignon, si truccò in maniera molto lieve a contrasto c’erano solo le labbra voluttuosamente rosse, anche le unghie delle mani e dei piedi erano rosso vermiglio, ai piedi indossava un paio di stivali con il tacco a spillo di 15 centimetri, sopra indossò una camicetta di pizzo bianca e un bolerino che si allacciava appena sotto le tette, tanto per evidenziare tutto quel ben di Dio, insomma una visione veramente mozzafiato.
Quando arrivò a scuola tutti i suoi compagni rimasero folgorati, Angela stava parlando con la preside, cercò di controllarsi, ma risultò molto difficile non gettarle uno sguardo lussurioso, Agnese notò quello sguardo e ne fu piacevolmente colpita. Il resto della mattinata, fino al memento della lezione di Angela trascorse più o meno in serenità, con tutti i maschi della scuola quasi sempre i erezione quando la vedevano passare.

La lezione di Angela fu un continuo giuoco di sguardi, di allusioni e di ammiccamenti. Spesso capitava che quando le due donne incrociavano gli sguardi gli ammiccamenti erano sempre più espliciti, ma per fortuna nessuno si accorse mai di niente. Finita la lezione Angela chiese ad Agnese di restare e li le due donne cominciarono le loro schermaglie amorose decisamente più esplicite. Angela convinse Agnese ad andare con lei a Palermo in macchina e in questo modo potevano passare un po’ di tempo insieme senza essere disturbati da nessuno. Il pomeriggio lo passarono per negozi, alcuni anche piuttosto espliciti, come quando Angela chiese alla sua nuova amica di accompagnarla a comprare un completino intimo sexy, Agnese fu molto felice di vedere Angela a seno scoperto, tutte le volte che provava un nuovo reggiseno, poi trovato quello giusto le chiese se le avrebbe fatto piacere toglierlo una di quelle notti. Agnese le sussurrò all’orecchio che non vedeva l’ora di toglierle tutto.

Le due si imbarcarono in macchina per tornare a casa di Agnese, la loro piccola gita palermitana si concluse con l’annuncio da parte di Angela che sarebbe andata Milano per qualche giorno e alla fine con il loro primo bacio dato prima timidamente sulle labbra e poi sempre più arrapate con le lingue che scavavano tutti i meandri più nascosti delle bocche dell’altra. Tornata a casa raccontò tutto alla madre, la quale la pregò di andarsi a cambiare prima dell’arrivo del padre e di certi suoi amici, troppo interessati alla sua avvenenza. Controvoglia Agnese accettò il consiglio della madre.

Quella sera non si fece vedere dagli amici del padre voleva sentire le labbra della sua amata sulle sue. Il resto della settimana trascorse senza grandi avvenimenti, ogni tanto si sentivano telefonicamente ed una notte Angela chiese ad Agnese di accarezzarsi e di raccontarle cosa avesse in dosso, sembrava che Angela fosse in preda ad una sorta di raptus sessuale. Poi le disse che le aveva mandato a scuola, con una busta dell’Università Statale di Milano le sue chiavi di casa, e che lei avrebbe dovuto, se voleva, aspettarla a casa e che si doveva mettere comoda, e con meno roba a dosso possibile. Il giorno dopo uscita da scuola andò dall’estetista per un’accurata depilazione della zona vaginale, poi si voleva far mettere bene lo smalto alle unghie sia delle mani che dei piedi e così li passò un paio d’ore poi andò a comprarsi un completino intimo che definire super sexy è definirlo casto e al termine del piccolo shopping finalmente arrivò a casa di Angela, si spogliò, mise lo champagne in frigo e poi aspettò l’arrivo dell’amica., la quale quando arrivò la trovò placidamente sdraiata su un divano, Agnese senza dire una parola si alzò andò verso l’amica le diede un bacio sulle labbra e poi con voce sognante ma carica di : “Ben tornata a casa amore!!!”, anche lei si stupì del saluto, ma poi le due si abbracciarono e si baciarono a lungo mentre Agnese spogliava Angela e si spostavano verso il letto. Nessuna delle due donne voleva perdersi in lunghi preliminari, ma entrambe volevano arrivare al sodo, il !!!

Arrivate sul letto Agnese si distese, mentre Angela le si mise sopra, i seni delle due donne a contatto diventavano sempre più duri. Non fecero l’amore, Angela con un supremo sforzo riuscì a fermarsi, proseguirono solo a darsi baci e a leccarsi i capezzoli. Angela propose ad Agnese di passare il weekend successivo a Taormina in modo da poter essere più libere di essere loro stesse, Angela aveva l’impressione di non essere sempre totalmente libera in quei luoghi. Agnese a malincuore dovette concordare che era meglio così.

La sera quando tornò a casa trovò i suoi genitori in compagnia di uno degli amici del padre sempre arrapati, Agnese aveva bisogno di sfogare la sua voglia di e la sua immensa carica erotica, allora propose all’amico dei suoi di far finta di andare via e poi, visto che anche i genitori passavano la serata e anche la nottata fuori casa, di rientrare per divertirsi insieme, all’uomo non parve vero e così fecero. Agnese rimase con il completino intimo che aveva comprato per Angela, quando l’uomo entrò in casa si eccitò ancora di più di quanto non fosse i due cominciarono subito a baciarsi lei sentita tutta l’eccitazione che l’uomo aveva in corpo decise di passare subito alle vie di fatto gli tirò giù i pantaloni e le mutande e gli fece una rapida sega e poi gli prese in bocca il suo uccello sempre più dritto e duro, contemporaneamente Agnese cominciò anche a farsi un ditalino, ma la cosa che le fece impressione fu che mentre si faceva il servizzietto lei pensava ad Angela e non al maschio che aveva di fronte, ma l’eccitazione ormai e talmente elevata che non le importava più se la sua mente sognava una femmina e il suo corpo possedeva un maschio. Quando giudicò che il dell’uomo davanti a lei era sufficientemente duro si sdraiò sul divano di pelle del salotto di casa e si fece penetrare dal dell’uomo. Ormai Agnese aveva completamente perso il controllo di se la doppia scena che lei stava vivendo la portò presto ad avere un fortissimo orgasmo, gli spasmi del suo utero e i continui gemiti che uscivano dalla sua bocca portarono anche l’uomo di fronte a lei all’orgasmo che anche in questo caso fu assolutamente sensazionale. I due si rivestirono si bevvero qualcosa e poi lui tornò dalla moglie e tutto finì li.

La scuola chiuse per dieci giorni e le due amiche decisero di dare seguito al loro proposito di passare una settimana da sole a Taormina. Il padre di Agnese acconsentì che la figlia andasse qualche giorno fuori con delle amiche a cui chiese il favore di coprirla inventandosi una storia con un uomo sposato. Al loro arrivo all’Hotel consegnarono le chiavi della loro stanza e le due donne si cominciarono a baciare prima teneramente poi con sempre maggiore passione e voluttà. Ad Agnese non parve vero di risentire il sapore delle labbra di Angela, nello stesso tempo anche nei momenti in cui chiaramente si percepiva quanto fossero arrapate il modo di baciare di Angela era sempre più delicato e foriero di dolcezza e di delicatezza di quanto non fossero mai stati i maschi con cui aveva avuto dei rapporti. Quando Agnese iniziò a spogliare la sua amante rimase affascinata dalla bellezza del corpo di Angela, dalla sensualità che promanava la sua pelle, Agnese si dedicò con tutta la passione di cui era capace alle magnifiche tette dell’amica, non avendo mai avuto a che fare con un seno femminile Agnese decise di fare all’amica tutto quello che lei avrebbe gradito ricevere, quel tipo di attenzioni e di dolcezza che nessun uomo era mai stato in grado di darle. Mentre con quel misto di avidità e di profonda dolcezza succhiava e strizzava i capezzoli di Angela, con le mani procedette al togliere i pantaloni e i collant alla sua donna per poi spogliarsi pure lei e andarsi a sdraiare sul letto pronta per fare l’amore con la sua donna. Quando si trovarono sdraiate a letto si misero immediatamente nella posizione de 69, Agnese disse ad Angela che lei non sapeva cosa fare, allora la donna le consigliò di chiudere gli occhi e di farle tutto quello che le avrebbe fatto piacere ricevere, poi le disse con un filo di malizia, come le aveva succhiato le tette. Agnese sprofondò in un mare di piacere, la lingua dell’amica la mandava in estasi e le dita della donna la toccavano ovunque in modo delicato e ritmato, ma senza mai arrivare ad un punto di monotonia. Sembrava sempre che Angela sapesse dove toccare la sua amante, sembra sempre che sapesse dove poterle provocare più piacere, Agnese si sentiva come un libro aperto, completamente alla mercè della sua amane, uno stato di abbandono e sudditanza che considerava sempre estremamente dolce e piacevole. Gli orgasmi ormai si susseguivano ad un ritmo vertiginoso. Agnese era entrata in un trip di grande . Smisero di fare l’amore dopo circa 3 ore e dopo che la passione e il desiderio di possedersi che le due avevano accumulato nei mesi di schermaglie aveva trovato un minimo di pace.

Angela ed Agnese allora si prepararono per la cena e poi pensarono di andarsene in discoteca, quindi si vestirono in modo molto sexy, ad entrambe piaceva essere ammirate dalle altre persone e a tutte e due piaceva, far girare la testa agli uomini, in fondo sapendo che mai avrebbero soddisfatto l’appetito erotico degli uomini che avrebbero provocato.

Il loro rapporto si interruppe solo i mesi estivi, in cui Agnese provò ad avere dei rapporti sessuali con dei maschi, quasi tutti gli amici del padre e alcuni ex compagni di classe, ma ormai era chiaro che per Agnese il non poteva che essere solo che declinato al femminile.

Agnese interruppe i rapporti con la sua famiglia prima di andare a vivere a Milano, lei non voleva più vivere in Sicilia lo disse chiaramente al padre il quale accettò la scelta della figlia non condividendola a pieno, ma quando lei era a Milano loro non l’avrebbero mai chiamata, e anche quando lei fosse tornata in Sicilia i loro rapporti non sarebbero mai stati troppo stretti. Agnese aveva paura che la sua diversità non sarebbe mai stata accettata a pieno dai genitori, la madre aveva fatto una volta con un’amica ma nulla di più ormai Agnese aveva intrapreso una certa strada che non riteneva che sarebbe mai stata capita. La nostra piccola Agnese si sbagliava di grosso, i genitori volevano solo la sua felicità e a loro andava bene che la figlia fosse lesbica purché felice e appagata.

All’Università si iscrisse alla facoltà di legge alla Cattolica di Milano, dove arrivò alcuni mesi prima dell’inizio delle lezioni e non disse nulla all’amica, lasciò le valige alla stazione e andò in facoltà. Arrivata si mise in fila per il ricevimento, come gli altri studenti. Angela era in stanza con una collega che essendo l’ora di pranzo dovette tornare a casa dai figli e quindi la nostra bella assistente rimase da sola, all’inizio non la vide, ma sentì l’odore, quel inconfondibile profumo di mandorle che le faceva perdere il controllo, allora chiese ad una studentessa che stava uscendo dalla stanza se poteva dire alla collega di nome Agnese di aspettare, che visto che avevano parecchie cose di cui discutere l’avrebbe ricevuta per ultima. Agnese non si scompose minimamente e rimase in attesa, poi quando dopo circa mezz’ora uscì l ultimo studente questi le disse che la dottoressa era andata un attimo in bagno e di entrare e di chiudere la porta. Agnese entro ed eseguì gli ordini ricevuti, poi dal bagno arrivò la voce calda e suadente di Angela che le disse di chiudere la porta chiave e di mettersi comoda, in genere questo voleva dire di spogliarsi, e così lei fece, appena rimase in reggiseno e tanga comparve subito Angela vestita, o forse è meglio dire svestita, allo stesso modo, le due donne si baciarono e si fecero uno primo ditalino giusto per allentare la tensione, le due vennero contemporaneamente. Poi si rivestirono e andarono alla stazione dove presero i bagagli e andarono a casa di Angela dove vissero per circa due anni. Poi la loro storia finì, una sera d’estate senza un vero perché nella seducente e calda Sicilia da cui tutto aveva avuto inizio.

Mi permetto di farvi ancora un piccolo accenno a quando Agnese incontrò la bella Sara.
L’incontro avvenne la prima volta in tribunale a Milano e poi nella severa formalità dello studio in cui Agnese lavorava da ormai 4 anni, all’inizio le due donne non provarono nulla per l’altra se non una certa antipatia, Agnese era diffidente nei confronti delle altre donne, aveva paura di essere scoperta e che la sua vera natura la mettesse in serie difficoltà, nel suo studio non amavano gli scandali e l’omosessualità sotto tutte le sue forme, non era tollerata. I rapporti tra le due si cominciarono ad allentare durante una cena di lavoro, ma soprattutto nel dopo cena, in discoteca dove vennero portate dai rispettivi capi, che cercavano in questo modo di costruire un clima più sereno e proficuo per la conclusione della trattativa che avevano intavolato per conto dei rispettivi clienti.

Al ritorno a casa in taxi le due donne cominciarono ad ammirare i rispettivi corpi, ma prima che potessero scogliere il ghiaccio arrivò il momento per Sara di scendere dal taxi per andare in albergo.

La mattina dopo Agnese telefonò a studio per annunciare che non si sentiva bene e che avrebbe preferito stare a casa, allora il titolare dello studio le disse che non c’erano problemi e che anche gli ospiti liguri avevano chiesto un giorno di tregua, poi il capo propose ad Agnese di cercare la collega e portarla a fare acquisti nelle strade eleganti di Milano e che questo avrebbe favorito il clima disteso che serviva per chiudere la trattativa. Agnese accettò e andò da Sara sperando di poter parlare con quella donna e capire se tra di loro poteva nascere qualcosa oppure non sarebbe nato proprio niente. Le due passarono tutta la giornata e la serata assieme e la loro intesa diventava sempre più profonda, ormai il weekend si avvicinava e Sara voleva portare Agnese in costa Azzurra per un weekend tranquillo, e nella speranza di Sara il fine settimana sarebbe dovuto essere come piatto a base di e con il contorno di , ovviamente tra donne. Quando Sara chiese ad Agnese se le avesse fatto piacere passare il weekend insieme in Costa Azzurra la bruna Agnese accettò con entusiasmo, poi colta dall’eccitazione per l’inaspettata richiesta diede un bacio sulle labbra dell’altra donna, la quale rispose con tutto l’entusiasmo del mondo al bacio.

Dopo quelle giornate calde e quelle notti bollenti in cui le due donne scoprirono quanto avevano in comune e quanto le loro differenze anche fisiche le affascinassero le due donne non si separarono mai più. Agnese lasciò Milano per Genova e, come detto, andarono a vivere assieme. Devo dire che passare del tempo con quelle due donne e la mia Roberta è veramente un’esperienza molto piacevole.

Fine

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Roberta (racconto di Diabolik1)

La mia vita con Roberta scorre serena e devo dire che dal punto di vista sessuale le cose vanno veramente molto bene. Roberta è una donna incredibile che mi ha riempito la vita, grazie a lei sono un uomo migliore, e quella sensazione di solitudine ormai è sparita. Ho, finalmente, quello che desideravo di più e mi sento finalmente appagato.

Vi vorrei ora raccontare come Roberta è diventata quello che è oggi, in queste poche righe cercherò di narrarvi i primi turbamenti sessuali di una ragazzina e come da essi sia sorta una donna la cui voglia di dopo tanti giri l’ha fatta arrivare tra le mie braccia. I rapporti sessuali tra adolescenti spesso sono brutti e fatti in modo e per ragioni sbagliate, infatti…

Roberta ha avuto un’iniziazione al mondo del , forse un po’ particolare, infatti, a 19 anni Roberta veniva da una relazione con un ragazzo da cui era uscita con le ossa rotte. Stavano insieme da almeno 3 anni e dallo stesso tempo facevano regolarmente , senza che Roberta avesse mai provato la sensazione dell’orgasmo.
Giacomo, questo era il suo nome, entrava in lei, si agitava un po’, poi rantolava, veniva e quindi usciva, si vestiva e la salutava, sempre con meno trasporto, perché doveva uscire per spassarsela con i suoi amici lasciando in Roberta, ogni giorno sempre di più, una sensazione di profonda tristezza e amarezza.
Roberta, come tutte le ragazze, forse un po’ romantiche sognava il grande amore e solo con lui fare l’amore, ma poi per accontentare il suo ragazzo e per dare seguito a quel irresistibile desiderio di fare che le cresceva nel cervello ed in mezzo alle cosce, accettò di accontentarlo. E lo faceva con entusiasmo pensando che tutto finisse lì con l’orgasmo maschile, Giacomo usava il preservativo e quindi per lei non c’erano mai conseguenze. Non capiva, però, come mai le sue amiche parlassero sempre di com’era stato bello, dolce, eccitante farlo con i loro ragazzi o, per le più spregiudicate, con degli amanti occasionali.

Poi Roberta, appunto un paio di giorni dopo aver compiuto 19 anni andò a trovare Giacomo a casa sua, voleva fargli una sorpresa, aveva comprato un completino intimo molto sexy, però quando arrivò a casa sua scoprì che il suo Giacomo era a letto con un’altra e i due si stavano divertendo moltissimo, e per quanto lei poteva sentire molto di più di quanto lei non si fosse mai divertita. Entrò in stanza, ma lui fece finta di non vederla, l’altra impallidì. Roberta fu gelida: “non ti voglio più vedere” e se ne andò.
Giacomo non si fece più vedere.
Dopo alcuni giorni in cui il dolore sembrava prevalere Roberta dette ascolto alla sua migliore amica Angelica che le diceva che non ci doveva rimanere male, che Giacomo era stato uno stronzo e che, anzi, doveva essere contenta di essersi liberata di quello, e che doveva capire che Giacomo non l’aveva mai amata. Roberta ci mise alcuni giorni ad accettare la nuova situazione, ma poi, come dice il proverbio, il tempo lenisce tutti i dolori e ogni mattina lei si svegliava sempre meglio, sempre più serena.

Dopo alcuni mesi in cui non ebbe alcun tipo di relazione sentimentale per Roberta cominciarono a cambiare le cose.
La madre, le chiese di andare dal loro medico perché aveva bisogno d’alcune ricette mediche, quando arrivò dal medico la sala d’aspetto era completamente piena tranne per un posto vicino ad una giovane donna. Roberta ci si sedette e cominciarono a parlare, Sara era di Milano, ma ormai viveva, da alcuni mesi, in Liguria dove lavorava in un piccolo studio legale che si occupava di diritto della navigazione.
La mia amata all’inizio non capiva cosa le stesse succedendo ma non riusciva più a toglierle gli occhi di dosso. Sara era vestita in modo classico, aveva un abito giacca doppio petto e pantaloni nero, sotto la giacca indossava solo il reggiseno, ai piedi portava delle scarpe eleganti con tacco vertiginoso, il trucco quel pomeriggio era semplice sui toni del rosa, nulla di eccitante, ma nel complesso quella donna la intrigava oltre misura. Dopo la visita Sara sparì dalla circolazione per un bel po’ di tempo.

Dopo la maturità Roberta andò al mare in Liguria con i suoi genitori e lì, proprio nello stabilimento balneare dove andavano da anni ritrovò Sara. Lei era la sdraiata, completamente ricoperta di olio abbronzante. Quando Roberta la vide ricoperta solo dal triangolino degli slip ebbe un moto di entusiasmo, e quando fu Sara a salutarla lei ne fu ancora più contenta. Sara e Roberta passarono tutta la giornata a prendere il sole, a ridere, a scherzare e a fare il bagno insieme.
I genitori di Roberta ne furono felici, finalmente la loro bambina sembrava che fosse tornata allegra e spensierata. Dopo 2 giorni i suoi genitori dovettero tornare a Milano per problemi di lavoro e Roberta restò sola con la sua amica. Al terzo giorno anche Sara dovette andare a Genova per lavoro e con l’occasione avrebbe portato al mare dei vestiti per le serate mondane che avrebbero trascorso insieme. Roberta rimase sola, e francamente, un po’ triste tutto il giorno e anche all’inizio della serata, poi intorno alle 11 di sera Roberta vide arrivare Sara, vestita con un abito molto corto di pelle lucida nera, i capelli castani erano pettinati tutti indietro con un uso abbondate di gel, Sara era truccata di tutto punto e aveva sulle labbra carnose un rossetto rosso scuro, le unghie erano dello stesso tono di rosso, lunghe e molto sexy, ai piedi aveva dei sandali neri di vernice con tacco almeno di 15 centimetri. Roberta rimase affascinata dalla bellezza della sua amica, la quale aveva un vestito pure per lei. Andarono nella stanza di Roberta e Sara fece spogliare Roberta poi la mandò a farsi una rapidissima doccia, in realtà doveva solo bagnarsi i capelli e il corpo. All’uscita della doccia Sara pettinò i capelli di Roberta più o meno come i suoi, in altre parole all’indietro, ma con la riga da una parte e legati dietro la nuca, anche in questo caso ci fu abbondante uso di gel, poi Sara truccò Roberta mettendole anche lo stesso rossetto e lo stesso smalto. Il vestito che doveva indossare Roberta era una tuta di pelle aderentissima che metteva in risalto l’abbondante seno oltre che il magnifico sedere. Il quadretto estremamente sexy era completato da un paio di stivali di vernice con il tacchi a spillo anch’esso di almeno 15 centimetri.
Le due donne scesero in discoteca così vestite e tutti i presenti sia maschi che femmine rimasero ammaliati dalla straordinaria bellezza delle due donne. La serata si concluse con un primo bacio che si diedero sulle labbra, ma nulla di più.

Il giorno dopo Sara non volle sentire ragioni, dovevano assolutamente prendere il sole in topless. E Roberta non oppose troppe resistenze voleva vedere il seno di Sara e voleva che Sara vedesse il suo. La giornata trascorse in grande serenità, ormai tra le due donne si era istaurato un rapporto di grande intimità ed amicizia che andava oltre le cose che si dicevano, e comprendeva tutti gli sguardi e le carezze che le due donne si davano quotidianamente. La sera Roberta sperava di riandare in discoteca con la sua Sara, ma lei le consigliò di andare a letto presto perché la giornata sarebbe stata molto pesante e Sara voleva che la sua giovane amica fosse in splendida forma. Quella sera Roberta indossò gli stivali che le aveva dato Sara e si mise il rossetto e poi si andò a sdraiare sul letto e per la prima volta in tutta la sua vita cominciò a toccarsi, venne interrotta da una telefonata dei suoi che volevano sapere come andavano le cose.

L’appuntamento per il giorno dopo era stato fissato dalle due amiche per le 9 del mattino per fare colazione ed iniziare la loro giornata. Sara si presentò all’appuntamento vestita con un completo da tennis che lasciò perplessa Roberta, lei aveva un paio di pantaloncini e sopra indossava una magliettina con sotto il reggiseno del costume. Sara chiese ai bagnini di caricare i due borsoni termici sul piccolo motoscafo su cui le due donne sarebbero salite dopo pochi secondi. Sara e Roberta cominciarono a navigare verso una non meglio identificata spiaggia accessibile solo dal mare. A circa metà del viaggio Sara cominciò a spogliarsi, rimanendo completamente nuda, Roberta aveva davanti agli occhi lo spettacolo voluttuoso del corpo nudo dell’amica, i seni perfetti, grandi e rotondi con i capezzoli completamente duri, la completamente depilata, con il clitoride in bella vista, a completare questa magnifica immagine il sedere di Sara di una bellezza sconvolgente. Roberta non perse un solo istante per imitare l’amica e nel giro di pochi secondi, anche lei, espose il suo scultoreo corpo ai raggi del sole e agli occhi estasiati dell’amica. Roberta, la sera prima, dopo essersi toccata, decise anche lei, di depilarsi completamente la patata. Del corpo di Roberta e del suo seno già vi ho narrato devo solo aggiungere che il mix tra la sua dolcezza, la sua ingenuità si trasformava in un’incredibile carica erotica che doveva essere assolutamente sconvolgente in quei momenti.

Sara fece molti complimenti all’amica per il magnifico corpo, arrivate alla piccola spiaggia, Sara ormeggiò il loro piccolo mezzo di trasporto e con l’aiuto di Roberta portò le vettovaglie a riva e si sdraiarono al sole, ad un certo punto Sara chiese a Roberta se le poteva fare piacere se le spalmava l’olio solare su tutto il corpo, lei accettò, le due donne si misero sedute sull’asciugamano di Roberta una dietro l’altra. Il massaggio di Sara iniziò in modo molto tranquillo, ma una volta resasi conto che all’amica il massaggio piaceva molto e quasi perdeva il controllo di se mentre le sue mani le accarezzavano la pelle liscia e vellutata, allora Sara si mise altro olio sulle mani e cominciò ad accarezzare le tette dell’amica, che al solo contatto delle sue mani diventarono come di marmo, e i capezzoli dritti e duri, Roberta bloccò le mani dell’amica e poi le chiese di non fermarsi, contemporaneamente allargò le gambe come per invitare l’amica a massaggiarla proprio li. Roberta indietreggiò per cercare sempre di più il contatto con l’amica e quando buttò la testa indietro lei cominciò a baciarla sul collo, con la schiena sentì i capezzoli della sua amante completamente duri. Sara non era un sadica, ma non voleva scoparla subito voleva che l’amica assaporasse ogni istante di quei preliminari, in fondo Roberta non era una vera lesbica come lei.
Sara fu introdotta al al femminile da una insegnante del suo liceo, la quale per punirla delle sue marachelle un giorno la convocò in classe, quando non c’era nessuno a scuola e cominciò a sculacciarla con un righello con dei piccoli colpetti facendole scoprire in culetto di diciassettenne. Dopo la sculacciata la professoressa cominciò a massaggiare il sedere di Sara che non riuscendo a capire il turbamento che provava, ma per lei era assolutamente chiaro che si stava eccitando molto di più di quanto non le fosse mai capitato con il suo ragazzo dell’epoca, poi la professoressa cominciò massaggiare la michetta depilata di Sara provocandole un incredibile orgasmo. Le due donne fecero in aula per alcune donne. La loro storia proseguì fino alla fine del liceo.
Dopo quell’insegnante Sara ebbe anche delle relazioni etero, ma la sua vera anima era lesbo e all’università si innamorò di una collega con cui visse alcuni anni.

Sara continuò con la mano destra a massaggiare il seno di Roberta, ma con l’altra mano le accarezzava tutto il corpo, mandandola in estasi. Per la prima volta nella sua vita lei ebbe un orgasmo. Un primo e sconvolgente orgasmo che le devastò il cervello e il corpo. Ora capiva perché per le sue amiche fare fosse così dolce e tenero e sconvolgente.

Sara ormai non ebbe più preoccupazioni, era evidente che Roberta, veramente, desiderasse fare l’amore con lei e che veramente Roberta fosse pronta per iniziare un rapporto saffico. Finalmente Sara aveva la possibilità di insegnare tutto quello che sapeva sull’amore ad una donna e poteva uscire con lei, andare in tutti i locali pubblici erano due belle e giovani donne molto complici e non destavano di certo sospetti. E quando fossero andati in certi locali, a quel punto, Sara non si sarebbe più vergognata, come spesso le capitava, a causa di donne non certamente affascinanti e sensuali come lei. Le due donne passarono l’intera giornata in quell’angolo di paradiso facendo l’amore e ridendo e scherzando, in quei momenti Roberta era di nuovo una ragazza felice.

Al loro ritorno in albergo, le due donne ebbero per così dire una brutta sorpresa, Sara doveva cambiare stanza, e l’unica libera era quella comunicate con quella di Roberta (quella era la stanza dei suoi genitori), Roberta aiutò immediatamente l’amica a traslocare e poi si fecero aprire la porta di comunicazione interna, in questo modo avevano a disposizione una suite e potevano girare liberamente nude e decidere in quale letto passare la notte. Si erano appena fatte la doccia e Sara stava spalmando il dopo sole sul corpo di Roberta, quando lei ricevette una telefonata dai suoi genitori parlò con la madre e poi si fece passare il padre a quel punto aveva voglia di Sara e si girò a pancia in su e cominciò a pomiciare con la sua Sara, i suoi non capirono perché Roberta divenne così strana, e decisero di chiudere la telefonata mandando un grande bacio alla figlia. Sara si alzò da Roberta e le disse che le voleva fare una sorpresa, si vestì e uscì di corsa, quando era fuori dalla porta intimò alla sua donna di chiudere gli occhi lei sarebbe tornata da li a poco, infatti, dopo circa venti minuti Sara fu di nuovo a casa dalla sua bella, in mano aveva una busta grande, da cui tirò fuori una busta più piccola da cui tirò fuori una completino intimo in pelle nero, il perizoma era talmente piccolo che era quasi un filo di pelle, il reggiseno era molto più strutturato, fatto a posta per contenere ed esaltare lo splendido seno di Roberta, poi visibilmente eccitata Sara tirò fuori un mini abito anch’esso di pelle nero che sembrava fatto a posta per mettere in evidenza, ancora una volta il corpo della giovane, il trucco sarebbe stato sicuramente pesante e molto affascinante Roberta scoprì quanto la eccitava avere le unghie laccate di rosso scuro o di color prugna, ormai non c’era più traccia di quella ragazzina timida che era tornata al mare con i suoi genitori, Sara quella sera decise che si sarebbe vestita di rosa, voleva evidenziare un contrasto con la sua amante. Roberta e Sara scesero, prima in sala da pranzo e poi andarono in discoteca facendosi guardare da tutti quanti, erano due giovani e eccitanti donne. Per tutta la sera non fecero altro che stuzzicarsi sfiorando i loro bellissimi corpi, quando arrivarono in camera fu evidente a tutte e due che era giunto il momento di dare sfogo alle loro più inconfessabili voglie. Sara voleva possedere la sua amante nei modi più completi, la sua sessualità aveva bisogno di più, ma ancora lei aveva paura che per Roberta fosse troppo presto, ma questo dubbio venne fugato immediatamente quando chiusero la porta della camera, Roberta chiese alla sua donna di possederla e le chiese se aveva un di gomma, a Sara quelle parole sembrarono miele.

Sara era una persona molto particolare e spesso amava giocare con i falli di gomma, anche se non amava essere penetrata dal , ma ogni tanto l’idea di possedere la compagna del momento come se fosse un uomo era quasi un desiderio inconfessabile ed inconfessato, quella sera Sara voleva indossare il suo strapp-on e possedere la sua donna in tutti modi possibili, Roberta quella notte ebbe un numero incalcolabile di orgasmi e diede piacere alla sua donna fino a sfinirla.

Il giorno dopo andarono a Genova per una piccola questione lavorativa di Sara, Roberta fece una sorpresa alla sua Sara e si presentò vestita da uomo, indossò il suo completino intimo più audace, quello di pelle, che le rendeva ancora più sodo e tonico il suo magnifico seno, sopra aveva un tailleur gessato, con sotto una camicia bianca, i capelli erano tutti ingellati e raccolti in uno chignon che sembrava fatto a posta per sconvolgere il suo prossimo, il look vagamente dark venne completato sa un paio di scarpe allacciate nere con il tacco di 20 centimetri. Il trucco era ovviamente molto pesante e scuro, quando Sara la vide pensò che era veramente fortunata. Il giorno passato a Genova fu un’autentica tortura, le due donne erano talmente tanto eccitate che bastava che si sfiorassero perché l’eccitazione crescesse in loro. La sera venne vista come una liberazione, infatti, non scesero nemmeno a cena passarono l’intera notte a fare , quello più sfrenato a tratti quasi violento, il loro amore le portava anche ad atti di infinita dolcezza e delicatezza ad ogni orgasmo e ve ne furono veramente tanti.

Le due donne in quei giorni aumentarono sempre di più la loro intesa sia sessuele che sentimentale, Roberta Aveva trovato finalmente l’amore e per nessun motivo al mondo avrebbe permesso a qualcuno o a qualcosa di frapporsi tra lei e la sua felicità

La loro storia d’amore andò avanti per tutto il resto della vacanza, poi le due donne si separarono Roberta tornava a Milano e Sara a Genova. Roberta fin da piccola voleva fare l’avvocato, credeva con tutta se stessa che quella sarebbe stata la strada per la felicità lavorativa e con Sara spesso parlavano di lavoro e di quanto fosse interessante il diritto della navigazione, quindi quando si doveva iniziare l’università la scelta della facoltà e dell’indirizzo di studi da prendere fu chiara per Roberta c’era solo una possibilità, cioé la facoltà di legge di Genova. Roberta telefonò a Sara per darle il lieto annuncio, ma Sara era a Milano, e quando rientrò e sentì il messaggio della sua Roberta la richiamò subito per proporle di andare a vivere assieme, i genitori ignari della loro storia pensarono che fosse bene che la loro bambina andasse a vivere con una persona del suo stesso e molto più grande di lei. Roberta arrivò a casa dell’amica con i genitori, i quali furono molto contenti di vedere che la loro bambina andava a vivere in una casa così bella e in un bel quartiere. Poco prima dell’ora di cena i genitori di Roberta tornarono per sempre a Milano e per le due donne fu solo amore, una storia che durò per tutto il tempo dell’università e che finì nel modo più dolce e delicato, come era stata la loro storia d’amore. Roberta nel corso degli anni si rese conto che le mancava qualcosa, anche se all’inizio no capì cosa fosse. Sara dal canto suo sentiva di avere bisogno di un altro tipo di rapporto, alle soglie dei 35 anni Sara aveva bisogno di avere accanto a se una donna e non solo una splendida ragazza, ma pur sempre troppo piccola per lei. Le due donne rimasero amiche per la pelle per sempre ed ancora oggi cercano di vedersi il più spesso possibile, ma l’intesa sessuale ormai no esiste più Sara convive con una donna della sua età di una bellezza e sensualità sconvolgenti, Agnese è il classico tipo mediterraneo alta bruna occhi neri penetranti e le labbra sono divine.

FINE

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Roberta (racconto di Diabolik1)

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Rossella (racconto di occhiverdeoliva)

Si chiamava Rossella. La incontrai un giorno in cui ero di turno per Servizio Clinico. Eravamo entrambe studentesse di medicina, lei al sesto anno, io al primo. Succede molte volte di incontrarsi in sala lettura, nei corridoi o stipate negli ascensori degli ospedali, di scambiarsi qualche normale formula di saluto cortese, ma infondo, non ci si conosce mai abbastanza. Così io non conoscevo Rossella, non la conoscevo nel suo carattere, nei suoi pensieri, nei suoi interessi, ma la conoscevo nel suo corpo. Sapevo delle pagliuzze azzurre nei suoi occhi verde intenso, sapevo del profumo di frutti che emanavano i suoi capelli al mattino. Era alta, snella e aveva il corpo tonico di un’amazzone.
Fu un Venerdì sera alla fine delle lezioni che le nostre strade si incrociarono, sotto un cielo blu notte incastonato in una trama di nuvole grigie, circondate da un vento pungente d’inizio gennaio, io e Rosella diventammo amanti.
Era affacciata sul motore della sua Fiat Croma che evidentemente l’aveva abbandonata. Aveva il viso contratto in un’espressione di disappunto. Per andare alla mia macchina dovevo passarle vicino. Eravamo sole nel parcheggio e la gendarmeria era lontana. Mi avvicinai.

“hai bisogno di una mano?” – le chiesi –
“si, ho la batteria scarica. Contavo di cambiarla domani mattina, ma ha deciso di lasciarmi prima” – rispose sorridendo gonfiando le gote sbiancate dal freddo.
“hai i cavetti?” –aggiunse-
“no mi dispiace, ma ho il numero di un elettrauto. Possiamo chiamarlo e chiedergli di venire” – risposi
Acconsentì. Chiamò l’elettrauto ma non rispondeva nessuno. Guardai l’orologio: erano già le 9 di sera, quando si dice il servizio italiano! Era evidente che non sarebbe venuto nessuno a quell’ora, così le proposi un passaggio.
“dove abiti? Ti do un passaggio fin dove posso”
“Abito ai Parioli” – rispose in tono amichevole, aggiungendo: “I miei mi hanno comprato un piccolo attico quando sono venuta a studiare a Roma”.
M risultò evidente ora perché, così giovane, avesse già una macchina così grande.
“Ma allora abitiamo vicine! Io sono del Nuovo Salario”.
Scoppiammo a ridere insieme. Prese le sue cose e saltammo in macchina.
Nello stesso momento scoppiò un violento temporale, e il vento era talmente forte che gli alberi si piegavano come un giovane virgulto scosso da un’impertinente mano infantile.
“ti dispiace se aspetto 10 minuti prima di partire? La strada è troppo pericolosa con questo tempo”. In effetti le uniche due strade che collegavano la nostra facoltà al resto del mondo erano entrambe di campagna, una con i tornanti, e un’altra senza illuminazione.
Restammo a chiacchierare per diversi minuti, scoprendo come i nostri interessi collimassero alla perfezione, come il mio amore per la danza del ventre completasse il suo per il folklore arabo, come la mia predilezione per il sushi, la sua infarinatura della lingua giapponese. Si creò un bellissimo feeling.
Un tuono caduto a 30 metri da noi ci fece sobbalzare.
Era passata più di mezz’ora d8al nostro incontro e già ci conoscevamo come amiche di sempre.
“non credo che sia il caso di partire. Non accenna a calmarsi, aspettiamo ancora 10 minuti. Intanto, vogliamo passare dietro che così stiamo più comode?” mi disse con uno sguardo talmente profondo che mi sentìi il cuore in gola. Con un’agilità degna di una ginnasta saltò sui sedili posteriori: aveva un sedere bellissimo. Mi sentii bagnata. “Ma non sono lesbica!”pensai. Quando fu il mio turno, notai che nel mentre sbirciò nella scollatura provocante del mio maglione. Li indossavo anche con il brutto tempo, adoravo il modo in cui mi esaltavano il punto vita.
C’era una strana luce, quel tanto che bastava per proiettare sulle nostre figure, le strisce che le gocce d’acqua disegnavano cadendo lungo i finestrini. Queste gocce fantasma scivolavano dal collo, dai capelli, lungo la mani e nell’incavo delle cosce. Ero stranamente agitata e non capivo da cosa.

“Sei fidanzata?” mi chiese Rossella.
“Si ma adesso è un periodo particolare, ci siamo presi una pausa di riflessione. Lui insiste sul fare certe cose che a me non vanno”.
“quali cose?Ti ha chiesto di partecipare a Miss Tette 2007? No perché il mio me lo propose!” Sorrisi e timidamente aggiunsi:”Vuole una prova d’amore, ma io non sono pronta”.
“Fai bene, nessuno ti costringe, sei tu che prima di tutto devi volerlo. Fallo solo se ti senti pronta e se credi che lui ti ami veramente”.
Un secondo fulmine cadde a pochi passi dall’auto:ci spaventammo a morte e in un secondo ci trovammo abbracciate l’una all’altra. Sentivo il suo seno da terza premere contro il mio e il calore delle sue braccia attorno alla mia vita. Era una doccia fredda. Tremavo per l’agitazione. Non so perché, iniziati a tremare e a piangere. Quello spavento aveva smosso tutta l’agitazione che mi portavo dentro come una corazza che piano piano, si stava sciogliendo. Rossella mi avvicinò a me, mi strinse al suo petto e non disse nulla. Sentivo premere sulla guancia il suo capezzolo enorme. Le mie mutandine erano completamente bagnate. Con un gesto delicatissimo, mi prese il viso tra le mani, lo avvicinò al suo e mi baciò. Quasi mi si fermò il cuore. Non dicemmo una parola. Avevo gli occhi pieni di lacrime, le labbra gonfie perché avevo pianto.
Mi guardò e disse: “Sei bellissima”.
Mi fece appoggiare dall’altro lato della macchina, e si sdraiò vicino a me. Infilò la sua mano sotto il maglione e si fece strada verso il reggiseno. Scostò il merletto e graffiò il mio capezzolo con la punta dell’indice laccato di rosa. Mi venne la pelle d’oca. Aveva capito che ero attratta da lei e che quell’odore che impregnava l’aria nell’auto già da diverso tempo, era l’odore del mio che ansimava di venire allo scoperto. Mi alzò il maglione fin sotto il mento e mi slacciò il reggiseno. Affondò il viso nei miei seni, facendo scivolare la sua lingua tra l’incavo delle ascelle e la prominenza delle tette. Sdraiata sopra di me come un predatore sulla sua innocente preda, serrava le sue labbra sopra il mio petto, stringendolo tra le dita e avvicinandolo al viso. Il mio clitoride era gonfio, aspettava solo che la sua amante scendesse a farle visita.
Le misi le mani tra i capelli e le massaggiai la cute, volevo guidarla verso il mio , avevo troppa voglia di lei. Feci scivolare una mano lungo la sinuosità della sua schiena e raggiungi il suo culo. Infilai una mano sotto i jeans ed accarezzai la pelle, strinsi le dita per sentire i suoi muscoli. Presi il filo del perizoma che le correva tra le chiappe e lo tirai verso di me. La stoffa si insinuò tra le labbra della sua micetta e questa volta, percepii il suo odore. Rossella si ritirò lontano da me, abbassò i miei pantaloni ed allargò le labbra del mio . Baciò il clitoride e con la punta della lingua iniziò a farlo saltare su e giù: lo prese in bocca e lo succhiò e lungo, con molta forza. Ebbi un orgasmo e le venni in faccia. Dal mio colava quel nettare che lei adorava, e continuava a leccarlo insinuando la lingua tra le pieghe della mia vagina. Tremavo dal piacere, ansimavo ed accarezzavo la sua testa per tenerla serrata contro il mio .
Poi la tirai verso di me e la baciai: le sue labbra avevano il mio sapore. Mi girò la testa. La feci sdraiare e le infilai due dita dentro, poi tre. Era bollente e molto umida, era un lago di piacere. Succhiai le sue tette con violenza perché volevo possederla, volevo avere un duro e grosso per aprirla e farla godere, ma avevo solo due mani ed una lingua. Presi tra i denti il clitoride e le riserbai lo stesso suo trattamento che pochi minuti prima mi aveva fatto godere come un puttana. Con un gridolino, mi riempì la bocca di sborra femminile. Assaporavo voracemente la sua perché volevo farla venire dieci, cento, mille volte per merito mio.
Adoravo il suo corpo, adoravo la sua .
Io e Rossella eravamo amanti.

FINE

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Rossella (racconto di occhiverdeoliva)

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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

Questo racconto racchiude la storia realmente vissuta da una coppia di amici. Li ho conosciuti perché si sono messi in contatto con me dopo la lettura dei miei . Mi hanno scritto sinteticamente la loro storia e mi hanno pregata di tirarne fuori qualcosa. Poiché la trama mi ha intrigata mi sono messa al lavoro ed è venuto fuori il racconto: “Le voglie di Anna” che si sviluppa in due puntata.
Loro l’hanno letto e sono rimasti contenti e mi hanno esortata a pubblicarlo. Ho esaudito il loro desiderio e spero che il racconto trovi il favore dei lettori.
È ovvio che questo racconto è dedicato all’amica protagonista e a suo marito.

È la storia di una coppia di coniugi. Lei Anna 48 anni, alta 1,65, una seconda di seno, un bel fisico interessante, un bel sederino che mette in mostra solamente quando indossa abiti molto aderenti.
Lui, Lorenzo 52 anni, alto 1,75, leggermente soprappeso ha una classica pancetta da commendatore.
Sono entrambi docenti in un Liceo della loro città. Lei, pur essendo una donna decisamente affascinante, è arrivata vergine al matrimonio. Lui non ha avuto con altre donne prima di sposarsi. In ciò avrà sicuramente influito la preoccupazione di avere un piccolino. Ha conosciuto Anna nel posto di lavoro. Erano e ancora oggi sono colleghi. Anche lei aveva le sue fisime e, pur avendo voglia di stare con un uomo, faceva di tutto per non farsi notare. Un giorno di pioggia Anna accettò il passaggio in macchina che le offrì Lorenzo e d’allora ebbe iniziò la loro storia. Il fidanzamento fu breve e, pur non essendo più giovanissimi, arrivarono al giorno fatidico entrambi vergini. Infatti il senso di rispetto di lui e la discrezione di lei non li hanno portati oltre allo scambio di qualche bacio.

Fino ad allora l’unico piacere sessuale che entrambi avevano provato era quella che veniva dalle masturbazioni.
Anna, pur non avendo avuta occasione di vedere altri cazzi, nella prima notte di nozze scopre che il fallo di suo marito non è un granché. Inoltre riscontra lui soffre pure di eiaculazione precoce. La prima notte non è un fiasco totale perché, finalmente, dopo la seconda venuta, lui riesce a scopare la moglie. Del suo primo rapporto sessuale Anna ha il ricordo di un leggerissimo fastidio, per la rottura dell’imene, e del di Lorenzo arrossato dal suo sangue. Cosa sia orgasmo e godimento inutile parlarne.
Lei, dopo la delusione della prima notte, ha fatto l’abitudine ai due difetti del marito e poiché non si vive di solo , è riuscita a conoscere meglio Lorenzo e a trovare insieme il modo di potere godere lo stesso. La lingua di lui è sempre stata un’alternativa al pene e da buon linguista è riuscito a dare alla compagna quello che il fallava.
Il loro menage ha vissuto un momento di crisi circa sei anni fa. Essendo entrambi persone intelligenti, sono riusciti a dare una scossa e superare il momento negativo grazie alla scoperta della visione di film hard. Dopo ogni visione sentivano la voglia e il desiderio di fare e in tal modo riuscivano a soddisfare le voglie dei loro sensi.
La loro vita coniugale scorre su questi binari fino a quando non decidono di fare una vacanza a Capo Verde.

Nel meraviglioso arcipelago posto nell’oceano Atlantico, Anna scopre la sua calda natura di donna. Conosce un ragazzo indigeno. Appena lo vede il suo corpo ha un fremito. Percepisce una fitta, a lei fino ad allora sconosciuta, nel basso ventre. Il ragazzo ogni volta che l’incontra la saluta servilmente e le sorride con i suoi meravigliosi denti bianchissimi. Ad ogni suo sguardo Anna rimane sconvolta. Verso quel bel giovane, dal corpo sodo e tutto muscoli, intuisce di avere un debole. Una notte svegliandosi inizia a pensare di trovarsi tra le braccia del ragazzo. Si meraviglia moltissimo che a tale pensiero la sua femminilità inizia a inumidirsi e a prudere. Scopre sensazioni mai provate ma che le risultano molto piacevoli. Allora per la prima volta da quando è sposata si trova a scandagliarsi la passera con le dita. Percepisce il clitoride teso e lentamente inizia a menarselo. Soffoca i suoi gemiti per non farsi sentire dal marito, che le dorme profondamente accanto, e quando soddisfatta e col corpo tutto tremante per il piacere provato viene mette la mano stretta e si tappa la per paura che i suoi succhi femminei possano macchiare le lenzuola. Si alza, va in bagno, si lava la e poi, col seno ancora palpitante dal piacere provato, si rimette a letto. Si addormenta poco dopo ma nel suo cervello è scattata una molla.

La mattina seguente avrebbero dovuto fare un’escursione. Lei con una scusa resta al villaggio mentre Lorenzo va a farsi la gitarella.
Ormai le sue idee sono chiare. Appena vede il ragazzo di colore invece di scansarlo, come ha fatto fino ad ora, si ferma e gli sorride affabilmente. Lui si avvicina e dice: la signora non è andata in escursione? … Vuole venire a vedere il villaggio con Jamel?
Anna accetta e in breve si trova in una insenatura meravigliosa e solitaria. Indossa un bikini e sopra un trasparente copricostume. Il ragazzo l’invita a fare il bagno. Lei sorridendo si leva il copricostume e entra nel meraviglioso azzurro mare. Jamel l’osserva e levatosi i pantaloncini si tuffa in acqua completamente nudo. Anna rimane abbagliata da quello che vede. Mai, dal vivo, aveva visto cazzi all’infuori di quello piccolino del marito. I cazzi grossi li aveva scoperti nei film hard che aveva visionato insieme a Lorenzo. Il del ragazzo è di una lunghezza e grossezza che mai avrebbe pensato.

Lui si avvicina e la prende tra le braccia. Percepisce le voglie della donna e insinua le mani sotto il reggiseno. Lei non si oppone. Le piacciono le dita che stuzzicano i capezzoli che al contatto diventano ancora più duri. Ansima e sospira di desiderio. Mai il suo corpo ha vibrato in tal modo. Ora una mano del ragazzo s’intrufola nello slip. Lei, ormai in trance, allarga le cosce e si fa toccare la . Il ragazzo sospirando la prende tra le braccia, esce dall’acqua e l’adagia sulla sabbia bianca e sottile. Prima le sgancia il reggiseno e poi le sfila lo slip. Anna lo lascia fare perché orami è decisa a godersi il piacere che sicuramente sarà capace di darle quel meraviglioso membro teso e che le palpita sotto il naso.
Si abbandona alle carezze di Jamel che la mandano in estasi. I suoi gemiti diventano incontrollati e liberi da freno quando lui la penetra con il suo immenso pene. Il sembra un martello pneumatico che la stantuffa a lungo instancabilmente e la fa venire copiosamente una marea di volte. Il membro le riempie tutta la vagina e lo sente urtare sul collo dell’utero. Ad ogni colpo il suo corpo viene percorso da scariche e vibra tutto. Dopo l’ennesima venuta sente che pure lui è sul punto di scoppiare. La sua preoccupazione è che gli venga dentro la . Invece Jamel, che ci sa fare, al momento giusto lo tira fuori e sborra i suoi infiniti fiotti sui peli del pube, sulla pancia, sulle tette e sul viso di Anna che inconsciamente lecca lo che si adagia nelle vicinanze della sua bocca e lo trova di suo gradimento.

Rimessi reggiseno, slip e copricostume rientrano al villaggio. Grande è la sua sorpresa quando scorge Lorenzo che l’aspetta seduto ad un tavolino del bar. Jamel è ancora vicino a lei e la sensazione che suo marito abbia capito tutto si fa strada nella sua testa. Infatti Lorenzo, vedendo lo splendore del suo viso fa una smorfia che lei non riesce a comprendere se di piacere o di fastidio. Ha paura che lui abbia intuito qualcosa di quello che è successo.
Saluta il ragazzo e si dirige verso il marito. Ha paura della sua reazione ma non succede nulla. Apprende che è tardissimo e arriva alla conclusione che quel ragazzo l’ha scopata e sollazzata per quasi 4 ore, cosa mai successa a lei. Il marito non sembra rabbuiato, le propone di prendere un aperitivo e lei accetta senza indugi. Dopo si recano in camera per vestirsi e recarsi al ristorante.
Durante il pranzo si accorge che Lorenzo la guarda con occhi particolari. Non sembra incazzato ma piuttosto sembra desideroso di conoscere quello che lei ha fatto.
Stanno passeggiando in riva al mare quando lui chiede: sei stata con quel ragazzo? Lei annuisce e cerca di bisbigliare qualcosa. Lui sorridendo dice: ti è piaciuto? La sua risposta è affermativa. Allora lui fa: dai! Raccontami cosa avete fatto. Anna, che non si aspettava questa richiesta, rimane un poco imbarazzata ma poi dopo veloce riflessione conclude che è meglio raccontargli tutto.

Mentre parla si accorge che il ricordo le provoca un bel prurito nella femminilità che inizia a inumidirsi e a farle venire la voglia di essere ancora presa dal ragazzo. Lui pende dalle sue labbra e ascoltandola l’osserva sorridendo. Quando lei termina lui tra lo stupore di Anna dice: il tuo viso mi dice che hai voglia di rifarlo, se devi incontrare nuovamente Jamel voglio esserci pure io presente. Oggi sono rientrato anzitempo dall’escursione e il portiere dell’albergo mi ha detto che ti eri allontanata con Jamel. Ti ho vista da lontano mentre lui ti scopava e la cosa mi ha eccitato tantissimo. Anna lo ascolta quasi incredula e poi dice: se a te piace vedermi mentre scopo col ragazzo per me sta bene, l’importante è che io godo come ho goduto questa mattina e tu non ti devi adombrare del mio godimento. Lorenzo sorridendo bofonchia: su questo potrai stare tranquilla. Vederti, anche se da lontano, mi ha data una gran carica erotica.
In camera lui le chiede di farlo. Anna acconsente e si rende conto della grande differenza che c’è tra il cazzetto del marito e il cazzone robusto del ragazzo.

Il pomeriggio scorre normalmente tra un bagno, una bibita al bar e una distensiva passeggiata. Dopo cena nel fare un giro attorno al villaggio s’imbattono nel ragazzo. Anna lasciando indietro il marito si avvicina a Jamel e gli dà appuntamento per l’indomani. Nel vederlo sente una fremito nella e chiudendo gli occhi non può trattenere un profondo sospiro.
Ora è nel letto e tarda a prendere sonno. Il lento russare di Lorenzo le fa capire che sta dormendo mentre lei si crogiola rimembrando la sua vera prima scopata. Il ricordo della carnosa bocca che le succhia i capezzoli e che lecca vigorosamente la le fa accapponare la pelle mentre un fremito la percorre per tutto il corpo. Sarebbe bello averlo accanto prendergli in mano il grosso e lucido e leccarlo tutto. Il pensiero la eccita ancora di più. Pensa che mai ha fatto un pompino completo a suo marito. Al ragazzo non solo lo farebbe ma si ciuccerebbe tutto lo che i suoi coglioni generosamente producono. Non riesce più a fermarsi. La sua mano è quasi tutta dentro la e lei si titilla vigorosamente piccole labbra e la clitoride. Geme soffocando i suoi lamenti di piacere per non svegliare Lorenzo. Finalmente l’orgasmo liberatorio l’invade e tremando tutta sente gli spruzzi della sua vagina che le imbrattano le cosce e bagnano il lenzuolo. Questa volta non si preoccupa di sporcare le lenzuola e si gode in pieno la venuta. Calmati i sensi il sonno ristoratore la coglie discintamente con le cosce oscenamente divaricate e tutte bagnate dei suoi succhi.

Il giorno seguente si sente decisamente di buon umore. È veramente tranquilla ed allegra. Dopo la colazione risale in camera e si prepara.
Cerca tra i costumi che ha portato quello più eccentrico e che non ha mai voluto mettere perché, essendo molto sgambato, si insinua nel solco del culo lasciandole nude tutte le natiche. Si guarda allo specchio e si rammarica di non avere mai voluto comprare un perizoma. Ora sarebbe stato bellissimo potere mostrare al ragazzo e al marito le sue sode natiche tutte scoperte. Pazienza! Si dice vedendo che lo slip indossato già incomincia a insinuarsi tra le sue chiappe. Il reggiseno non lo mette. Sente le sue piccole mammelle sode e decide di lasciarle libere. Si avvolge in un pareo multicolore e si trova pronta per andare incontro ad un’altra meravigliosa giornata di .
Il ragazzo si fa trovare fuori dell’hotel sopra a un fuoristrada. Vedendoli sorride in modo affabile. Si salutano e lei prende posto davanti, Lorenzo dietro. Anna sedendosi fa in modo che il pareo le scivoli leggermente dalle spalle col risultato che il ragazzo può ammirare le rotondità delle sue tette.
Jamel guida per una diecina di minuti lungo la spiaggia e si ferma davanti ad una capanna costruita con foglie di palma.
Scende e si precipita ad aiutare Anna. Materialmente la prende tra le sue braccia e la conduce proprio davanti l’ingresso della capanna. Lorenzo nel vedere come il ragazzo solleva la sua donna tra le bracca ha un fremito e sente il muoversi. Lei entra, la stanza è bella linda e con due giacigli ben ordinati. Si toglie il pareo e si piazza davanti al ragazzo. Questi la guarda le palpa entrambe le poppe e poi dice: signora tu essere veramente bella! Le sue parole la incitano ad osare e decisamente dice: levati il pantaloncino voglio vedere il tuo meraviglioso ! Lui sorridendo fa scivolare lo short e le mette sotto il naso il che tende ad alzarsi. Voglio succhiartelo tutto! Esclama Anna nel mentre si sfila lo slip.

Jamel si stende sul giaciglio. Il suo ora è bello consistente e teso. Lei si avvicina, s’inginocchia e lo stringe tra le mani. Le sue dita non riescono a cingerlo tutto in quanto è veramente grosso. Le mani riescono a coprire solamente poco più della metà di quel . Tasta i coglioni e li trova belli pieni. Ora le sue mani si muovono lentamente lungo tutta l’asta dura. Parte dai coglioni e arriva fino alla cappella. Mette la punta del suo indice nel buchetto del glande trasmettendo al giovane sensazioni piacevoli. Ora vuole conoscerne il sapore. Abbassa la testa, spalanca al massimo le labbra e finalmente realizza il sogno di averlo dentro la sua bocca infuocata. Lo sente che le arriva nella gola ma si rende conto di averne preso dentro appena un terzo. Percepisce il glande palpitante che le si muove in bocca ed immediatamente viene assalita dal suo primo orgasmo.
Per alcuni secondi si ferma come a voler assaporare il sapore del muscolo che le riempie la bocca, poi inizia a leccarlo per lungo. Dal buchino arriva giù fino ai coglioni, poi risale e con la punta della lingua solletica nuovamente il buchino. Nel frattempo il ragazzo le pastrugna la e il buco del culo con le sue dita enormi. Lei ansima e vibra di piacere. Con la coda dell’occhio vede il marito che ha il suo cazzetto in mano e si sta segando. Non gliene fotte niente di Lorenzo. Vuole godere da maiala e allora inizia a succhiare rumorosamente il che ha in bocca. Leccate, succhiate, pompate, le dita di lui nella e nel culo in breve la portano alla soglia del piacere al quale lei si abbandona completamente. In breve il piacere l’invade e gridando gioiosamente viene inondando con i suoi succhi vaginali le mani del ragazzo che non potendone più le scarica in bocca tutta la bianca e densa produzione dei coglioni. Lei ingoia tutto quello che può ma una buona parte le scivola sul mento e poi sulle tette.

Dopo l’orgasmo si sdraia sul giaciglio per riprendere fiato. Nota che il ragazzo, malgrado sia venuto e abbia sborrato a lungo, ha il ancora teso. Qualche gocciolina brilla sulla punta del pene allora, ingordamente, si solleva su un braccio, lecca con la lingua la gocciolina e poi, come a ringraziarlo scocca un sonoro bacio sulla lucida e immensa cappella.
Tutta nuda va a tuffarsi nel mare azzurro. Nuota per alcuni minuti mentre Jamel l’affianca e le sta vicino. Poi, come presa da un pensiero, si avvicina alla riva. Appena sente la sabbia sotto i piedi si solleva e si dirige verso il marito che si trova sulla battigia. Sembra Venere che esce dalla schiuma del mare. Non appena l’acqua le arriva sotto le mammelle percepisce due mani che l’abbrancano per i fianchi e subito dopo sente la punta del del ragazzo che si adagia nella fessura del suo culo. Ricominciano i brividi mentre la inizia nuovamente a palpitare. Il ragazzo la fa mettere in ginocchio la dove l’acqua le arriva a mezza gamba. Nella nuova posizione la sua eccitazione aumenta per due motivi:
1 la risacca del mare le carezza la e il culo provocandole nuove e piacevoli sensazioni;
2 le dita del ragazzo le percorrono in lungo lo spacco che dall’ano va all’estrema sommità della dove la clitoride si erge fantasticamente tesa.
Le viene il pensiero: per caso me lo vuole mettere nel culo? La riflessione le crea una scarica tra le cosce. È convinta! Vuole provare quel bel nel suo culo vergine. Sentirà dolore? Sicuramente sì! Poi le sovviene che alla fine pure il dolore porta piacere!
Il ragazzo sembra capire i suoi pensieri ed inizia a insinuare nel buchetto un dito. Capisce che ha il culo intatto e allora la solleva tra le braccia e la conduce nella capanna. Apre lo sportello di un mobile e prende un’ampollina. Bagna il dito con il liquido e poi lo insinua nel buco del culo di Anna. Ora va meglio e il dito scivola lentamente dentro. Il ragazzo ripete l’operazione ed ora sono due le dita che penetrano nel buco. Le ruota a lungo e quando capisce che l’ano si è allargato riunge le dita e questa volta ne ficca tre nel bel culetto di lei che aspetta ansiosa di godere.

Il ragazzo fa scivolare alcune gocce di olio d’argan nel buchetto e poi si unge per benino il . Il corpo di Anna vibra mentre lei aspetta la nuova esperienza con eccitazione e preoccupazione. Eccitazione perché ormai è convinta di farsi inculare, preoccupazione perché sa che avrà dolore. Sente il glande di lui che poggia sul buco e aspira profondamente aria. Durante l’aspirazione lui ha fatto pressione e il glande si è fatto strada nel buchetto. Si sente squarciare il buchetto ma stringe i denti e sopporta. Una nuova aspirazione e un altro pezzetto di le entra dentro. Sente dolore ma pure piacere. Anzi il piacere supera il dolore. Altra aspirazione ed ancora un altro pezzetto di si insinua dentro. In un film porno aveva visto che la protagonista per farsi inculare meglio si sforzava come se volesse evacuare. Allora succede quello che mai si sarebbe sognata. Buona parte di le entra nel culo e lei si sente come strappare le viscere. Un bruciore l’assale ma nello stesso tempo una sensazione piacevolissima le percorre le membra localizzandosi nella , nel culo e nelle tette.

Il ragazzo intuisce che non le può ficcare nel culo tutto il suo e allora si ferma a metà e comincia lentamente a fare dentro fuori. Anna non ce la fa più ed inizia a gridare e per il dolore ma anche per il piacere che prova. Grida: nooo! … Rimettilo dentro! … Quando lui glielo sfila lentamente. Il dentro fuori del del ragazzo la porta alla soglia di un sublime godimento anche perché Jamel le stuzzica contemporaneamente la clitoride e i capezzoli. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Appena lui le è di fronte gli grida di leccargli la . Ora la lingua di Lorenzo le lavora la , il del ragazzo le riempie il culo e lei si strizza i capezzoli. Questo piacere dura alcuni minuti. Poi non ce l’ha fa più e viene gridando come una baccante. Mentre i suoi schizzi femminei imbrattano il viso del marito il di Jamel scoppia dentro il suo culo. È un attimo. Ha la sensazione che il le stia squarciando il retto. Subito dopo percepisce i caldi fiotti di che le riempiono il canale e contemporaneamente una scarica per tutto il corpo le fa gridare al mondo tutto il suo godimento di donna.

In sala pranzo fa fatica a stare seduta Il culo le brucia un poco ma si aspettava di peggio. Il fastidio l’ha avuto ma il piacere ha offuscato il dolore.
I rimanenti giorni a Capo Verde sono stati per lei momenti di vera goduria. Non solo per lei però. Anche Lorenzo ha goduto moltissimo nel vedere la moglie tirare pompini al ragazzo, e si crogiolava menandosi quando Jamel la chiamava violentemente e la inculava altrettanto violentemente.
Prima di andare in aeroporto Anna saluta calorosamente Jamel e dicendogli: grazie di tutto, lo bacia nella bocca ficcandogli dentro la lingua.
L’aereo è decollato. Lei finge di leggere ma nella realtà è assorta nelle sue riflessioni. Un pensiero fa continuamente capolino nella sua testa: e ora? Come farò a soddisfare le mie voglie?
Pure Lorenzo finge di leggere ma invece pensa di essere inadeguato per soddisfare la moglie. Si ripromette: appena a casa debbo trovare un rimedio. Non posso lasciarla come ho fatto fino ad ora.
A casa lui gli confessa di essere felice di averla vista godere e che ora cercherà in tutti modi di trovare qualcuno che la possa farla godere cosi come l’ha fatta godere Jamel a Capo Verde.
Lei lo ascolta in silenzio e quelle parole le aprono uno spiraglio nel il suo futuro di donna.

- continua -

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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

Lorenzo è di parola. Incomincia a cercare, tramite internet, superdotati per la moglie ma non solo per lei. Il vedere la miriadi di cazzi che gli mandano in foto gli crea eccitazione e più di una volta è costretto a ricorrere alla masturbazione.
Contemporaneamente si rivolge pure ad una agenzia per la ricerca di un maschio di colore da assumere come domestico.
Con l’agenzia è più fortunato poiché dopo pochi giorni lo mettono in contatto con un nigeriano a cui sta scadendo il permesso di soggiorno. La corporatura di questo gli ricorda Jamel. Stessa altezza, stessa muscolatura stessi occhi intelligenti, … speriamo stesso pensa tra se. Prima di assumerlo però è deciso a controllargli di persona il .

Lo porta a casa quando sua moglie non c’è. Gli fa vedere la casa e la stanza a lui destinata. Rahid dà l’impressione di essere rimasto contento. Vedendogli nel viso un sorriso compiaciuto gli fa la richiesta: mi fai vedere il tuo : Rahid subito dà l’impressione di non avere capito. Lorenzo allora ripete la richiesta e si aiuta con dei gesti. Il ragazzo capisce e sorridendo si abbassa i pantaloni. Lorenzo rimane a bocca aperta nel vedere il gran che Rahid ha messo in mostra. Vorrebbe prenderlo tra le mani ma si trattiene. Con un sorrisino nervoso dice: ok puoi coprirti, penso che mia moglie sarà contenta di te.
Nel riaccompagnarlo gli fissa un appuntamento per l’indomani mattina. Tramite qualche amico accelera la pratica per la riconferma del soggiorno e lo porta in un ambulatorio di analisi cliniche. Vuole essere certo che Rahid non abbia malattie. Le analisi sono perfette, il permesso di soggiorno sta per essere rinnovato. Lorenzo la sera stessa ne parla con Anna e le racconta tutto.
Sono a letto e lei lo ascolta attentamente. Percepisce un fremito tra le cosce quando lui gli dice del . Anna sospira e in mancanza d’altro si contenta di fare un pompino al suo maritino che si è fatto in quattro per assicurargli delle splendide scopate.
Controllando tra le foto ricevute con le mail si rende conto che nessuno ha il come quello del ragazzo. Nondimeno si ripromette periodicamente di controllare la posta nella speranza che qualche bella novità possa uscire fuori.

Rahid assume servizio nel primo pomeriggio di un sabato. Anna sente il cuore in bocca quando Lorenzo apre la porta. Anche se sa quello che vuole, una certa agitazione la possiede. Essendo una calda giornata dei primi giorni di agosto ha addosso solamente una vestaglietta e un minuscolo perizoma. Il leggero tessuto dell’indumento lascia trasparire la rotondità delle tette con i capezzoli scuri già duri per l’eccitazione e la sagoma delle natiche che il perizoma lascia generosamente alla vista.
Dopo le presentazioni Anna accompagna Rahid nella stanza a lui destinata e gli mostra pure il bagno che potrà usare. Rahid dà l’impressione di essere molto educato e ringraziandola dice: ho capito padrona. Il viso della donna s’infervora e lei con calma gli dice che non vuole essere chiamata padrona. Lui l’ascolta è poi dice: allora come la debbo chiamare? Allora sorridendo risponde: o mi chiami Anna oppure, se proprio non ci riesci signora, io preferisco che tu mi chiami Anna!
Rahid è furbo e ricollegando pure la richiesta di Lorenzo di osservargli il e le analisi fatte fare ha capito che oltre a fare le pulizie dell’appartamento deve gestire la sua padrona.
Dopo cena Anna è inquieta. La sua femminilità prude all’impazzata. È nuda davanti allo specchio e nota che ha i capezzoli durissimi e la , oscenamente aperta, lascia vedere la rosata vagina e la clitoride turgida. Non resiste, bofonchiando: lo voglio subito, si dirige nel soggiorno. Rahid sta guardando la tv insieme a Lorenzo. Appena la vede tutta nuda ha un sussulto. Lei si avvicina, lo prende per la mano e gli sussurra: dai! Vieni con me! Aiutami a fare il bagno. Sìììì! … signoraaaa! … Mormora Rahid alzandosi. Anna lo prende per un braccio e lo guida non nel bagno ma bensì nella stanza da letto. Ti voglio subito! Il bagno me lo farai un’altra volta!

È lei che lo denuda completamente. Il è veramente grosso. Lei l’osserva e pensa: Lorenzo aveva ragione a descrivermelo fantastico. Lo prende tra le mani e inizia a soppesarlo. Ora è tutto teso e il glande ha assunto la forma della testa di un fungo. Mamma mia … quanto è bello! Esclama mentre con la lingua inizia a leccarlo. Lo percorre tutto dal buco del glande fino ai coglioni lasciando sopra la pelle la scia della sua saliva. Stringe le palle nelle mani e sente che sono belli pieni. Ora oltre a leccare inizia a succhiare quel palpitante. Lo prende tra le labbra e se lo fa arrivare fino in gola. Inizia un pompino e si scalda ancora di più quando le mani del ragazzo iniziano a scandagliarle la . Rahid non si limita e ficcarle dentro la due dita ma dopo avere raccolto parte degli umori che colano dalla sua vagina le infila pure un dito dentro il culo.
Lorenzo li osserva e sorride. Pure lui si è denudato completamente e osservandoli si sega il cazzetto.
Anna ansima di piacere ed emette mugolii che lasciano intuire la sua eccitazione. Alla sua non bastano più le due dita, allora lei si stacca da Rahid, si stende sul letto, allarga le cosce più che può incurante di mettere in mostra la , oscenamente divaricata, che lascia vedere il rosso bagliore dell’interno.
Ora è Rahid che gestisce le operazioni. Indirizza il nella fessura palpitante e lentamente inizia a farlo penetrare dentro. Anna sobbalza e malgrado ha la che cola di umori femminei si sente allargare il suo canale di donna. Il è decisamente grosso e le procura piacere immenso nel farsi strada nell’antro bollente. Grida di piacere e goduria nel percepire che quel membro enorme le sta dilatando la vagina al limite della sua elasticità. Sente ora che il fa pressione nel collo dell’utero e chiede con voce sommessa: molto ne manca per averlo ficcato tutto dentro? Qualche centimetro è la risposta che all’unisono danno sia Rahid che Lorenzo. Ficcamelo tutto dentro! Dai! Non preoccuparti! Sfondami! Al colpo secco ha la sensazione che il le debba uscire dalla bocca. La pressione sull’utero è aumentata ma le gioia di percepire i coglioni che ballano sul suo culo la manda in estasi.

Rahid inizia a fare dentro e fuori. Ogni entrata ed uscita ad Anna procura brividi enormi. Il ragazzo sembra instancabile. Continua per molto nel suo movimento di dentro fuori che producono in lei una infinità di orgasmi che si susseguono in continuazione. Ansima, grida, borbotta, dice parole incomprensibili mentre il suo corpo trema, vibra e sobbalza per l’intensità del piacere. L’ennesimo orgasmo la prende nel momento stesso che Rahid le esce il dalla ed inizia a riversarle su tutto il corpo la calda produzione dei suoi coglioni. I fiotti che il del ragazzo emette sembrano non terminare mai. Anna ha la prontezza di prendere quel che si impenna nella sua bocca avida e potere cosi conoscere il sapore dello del suo nuovo amante.
Proprio così. Rahid più che un domestico è l’amante di Anna. Lei se lo coccola e si gode le gioie sessuali che lui le sa dare. Lei, anche se Rahid era reticente temendo di farle del male, ha voluto provare a farselo mettere nel culo. Le è entrato dentro e con molta fatica, pur usando molta vaselina, solamente il glande. Il dolore è stato intenso e da allora è entrata nella determinazione di godersi quel meraviglioso esemplare di la dove le da piacere e gioia.
Lorenzo nel frattempo continua ad eccitarsi con la visione delle scopate e dei pompini della moglie con Rahid ma anche con i cazzi che ancora gli arrivano in foto per mail. Un giorno riceve una foto veramente interessante. Un bel impennato che si erge quasi a toccare l’ombellico del possessore. In tale posizione ne aveva visto qualcuno nei film hard. Lo fa vedere alla moglie che rimane entusiasta. Anna egoisticamente pensa che potrebbe avere trovato il da prendere nel culo mentre Rahid le scopa la .
Rahid stando in quella casa da quasi venti giorni ha capito tutto. È arrivato alla determinazione che il padrone gode nel sentirsi umiliato allora decide di dare pure a Lorenzo il godimento che non ha il coraggio di chiedere.

È a casa con Lorenzo. Sa che Anna rientrerà da li a poco ed allora si avvicina al “suo padrone” ed inizia a toccargli il culo e il . Lorenzo ci sta. Si spoglia completamente e chiede ad Rahid di fare altrettanto. Ora i due maschi completamente nudi sono l’uno di fronte all’altro. Il di Lorenzo al confronto di quello di Rahid sembra un piccolo modellino. Rahid inizia a palpargli il culo mentre mette il suo nelle mani dell’altro. Lorenzo geme ed allora il ragazzo gli dice: prendilo in bocca e fammi un pompino! Lorenzo s’inginocchia, prende tra le mani il che inizia ad indurirsi e lentamente se lo mette in bocca. Fa scorrere la lingua come ha visto fare alla moglie. Poi lo prende in bocca e incomincia a pomparlo. Rahid sente la porta che si apre ed allora dice: dai schiavetto succhia con più forza! … Così! … Bravo! … Sempre più forte! … Ma sai che mi sembri proprio una vera puttana! … Sei brava! … sai tirare dei bei pompini! … Anna sente Rahid e capisce che il godimento del marito è al massimo in quanto ha raggiunto il vertice della sua umiliazione.
Le umiliazioni sono cominciate a Capo Verde godendo nel vedere la moglie mentre viene scopata da Jamel. Sono continuate a casa osservando attentamente tutto quello che lei ha fatto con Rahid. Ora è lui che gode nel sentirsi chiamare puttana e pompinara. Il culmine arriva quando il ragazzo gli viene in bocca e gli fa ingoiare i succhi dei coglioni. Lorenzo beve e manifesta tutto il suo godimento nel menarsi mentre lo dell’altro gli si riversa nella gola.
Le umiliazioni subite piacciono a Lorenzo il quale fa capire ai due amanti che mentre loro godono scopando desidera che lui venga umiliato con parolacce di qualsiasi genere.
Anna in un primo momento cerca di dissuaderlo ma poi vista l’insistenza del marito si ci mette pure lei di buzzo buono ad apostrofarlo in modo adeguato.
La situazione nella casa è a questo punto quando Lorenzo riceve la mail con il che l’entusiasma.

Dopo l’assenso di Anna lui si premura a rispondere alla mail. La risposta dell’altro è immediata. Si presenta come , ha 33 anni e si scopre che abita nella stessa città. Appena Anna lo sente va in sollucchero e dice: ma allora possiamo organizzare un incontro a tempo breve! Si stabilisce per un sabato, cosi non c’è l’assillo per l’indomani poiché la giornata non è lavorativa.
Essendo alla fine di agosto i condomini iniziano a rientrare nelle rispettive abitazioni. Poiché loro non voglio crearsi impacci decidono di recarsi nella casetta di campagna che possiedono e cosi essere liberi di fare i loro comodi lontani da occhi indiscreti. Anna e Rahid danno l’ultima sistematina alla casa mentre Lorenzo si reca all’appuntamento fissato per incontrare e fargli conosce il posto.
Anna sente il rumore delle due auto che arrivano ed esce per accogliere il nuovo ospite. Nel vederlo ha un sussulto. È un suo ex alunno! Un poco di buono che andava dietro a tutte le gonnelle in movimento. Pure lui la riconosce e dopo un primo momento di sbalordimento si avvicina alla donna dicendo: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il viso di Anna è di brace. sa perché si trova la e lei ora teme che quel fottuto di alunno la sputtani con tutti. Rahid, che era stato informato di quello che dovevano fare, s’avvede del malumore della sua amante e le si avvicina. Pure Lorenzo intuisce che c’è qualcosa che non è andata per il verso giusto ma riesce a capacitarsi quando sente dire: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il grave silenzio viene rotto da che dice: Professoressa Anna stia tranquilla! In passato sono stato uno scavezzacollo e ancora lo sono. Nessuno saprà mai quello che faremo tra noi. Sono sposato e non mi va che mia moglie venga a sapere che mi diletto facendo con altri. Quindi se lei vuole possiamo portare avanti il rapporto che ancora deve iniziare, caso contrario io vado via e le garantisco che mai nessuno saprà nulla dalla mia bocca.
Queste parole tranquillizzano alquanto Anna che ora sentendosi più rilassata chiede alcune notizie al suo ex allievo.

Iniziano a discutere sul passato e le parole più per ricordare servono a rasserenare l’ambiente. Anna ora è tranquilla e sente che deve essere lei a rompere il ghiaccio. Infatti sedendosi su un divanetto scompostamente e mettendo volutamente le cosce in mostra dice a : poiché sai del perché ci stiamo incontrando mostraci il tuo capitale.
non si fa pregare, si alza, sfibbia la cintura, e in un colpo solo si sfila pantaloni e mutande. Il suo bianco risalta con la parte del corpo totalmente abbronzata. Ha un decisamente intraprendente perché appena sente la libertà inizia a vibrare mettendosi ad alzare la cresta. Contemporaneamente lei si sfila il leggero vestitino e rimane completamente nuda non avendo indossato nulla sotto. Si avvicina a , gli prende il nella mani e nota che già è bello e scappucciato. Ora il è come nella foto. Tutto alto e con il glande che tocca quasi l’ombellico. Lorenzo si lecca le labbra e lentamente si spoglia. Rahid aspetta un cenno della donna per iniziare a recitare la sua parte. Lei si delizia nel menare lentamente il pene del suo ex alunno. Lo sega e gli stringe i coglioni. È un bel e le darà delle soddisfazioni. Si porta nella stanza da letto e si mette a pecorina. Lui le tocca la , si accorge che è tutta bagnata e senza pensarci due volte dirige il suo attrezzo nella fenditura palpitante. ci sa fare. Mentre col le scopa la con movimenti decisi, portandola in breve alla soglia del godimento, con le mani le stuzzica i capezzoli e la clitoride. Lei ansima ed inizia a gridare. Grida senza ritegno sapendo che non la potrà sentire nessuno e riempie con i suoi succhi le mani del maschio che la cinge a se e le lavora la ardente in un modo fantastico. Anna si ritrae e contemporaneamente fa un cenno al sua amante. Rahid allora si stende sul letto. Lei si mette in ginocchio e s’impala nel mastodontico del suo stallone che suscita l’ammirazione del nuovo venuto. capisce che a lui tocca il culo e prendendo i succhi che colano dalla della sua ex professoressa, unge per bene il buco del culo della donna e il suo e poi lo poggia nel buco del culo. Lei sospira e lui inizia a pressare. Il dapprima fatica a entrare dentro il retto visto l’enorme che guazza dentro la ma poi , quasi con cattiveria, fa pressione e appena la cappella si fa strada, nell’ano caldo, la sodomizza senza farsi tanti scrupoli.

Lorenzo tutto nudo si mena l’uccellino e si mette un dito dentro il culo. lei grida come una pazza. Gode come una vacca. Di dietro le da gran colpi di e ad ogni colpo le grida: godi puttana! … Godi troia! … Grida il tuo piacere grandissima vacca e puttanona! … Godi pompinara! … Mai nessuno l’aveva apostrofata in tal modo. Il sentirsi rivolgere queste parole aumenta la sua libidine e il suo corpo continua a richiedere sempre di più. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Se lo fa mettere in bocca ed inizia a tirargli un bel pompino. Lui geme e poiché già è venuto riesce a godersi il pompino che la moglie generosamente gli elargisce.
Il piacere di Anna raggiunge il vertice del sublime quando i due maschi gli riempiono di sborra contemporaneamente la e il culo. Pure il marito fa il suo dovere e nel suo piccolo immette nella bocca della moglie le sue goccette di .
La serata è andata come Anna l’aveva sognata e il suo godimento è durato a lungo. Si è fermato quando sia lei che i suoi maschietti hanno esaurito le proprie forze.
Dopo più di un anno Rahid è ancora alle dipendenze di Anna e del marito. passa quasi tutti i fine settimana con loro e a lei il piacere è assicurato costantemente. È riuscita nel tempo a prendere nel culo poco più della metà del grosso di Rahid. Pure Lorenzo ha i suoi momenti di piacere perché oltre ad umiliarsi nel fare pompini ai due maschi, amanti di sua moglie, è riuscito a farsi inculare da . Col di Rahid non ha voluto provarci perché, sentendo le grida della moglie quando se lo prende nel secondo canale, ha il timore che quello il culo glielo spacca per sempre.
Il desiderio di Anna è quello di ritornare a Capo Verde e ringraziare “carnalmente” il suo primo amante temporaneo: Jamel.

FINE

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

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Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000)

Era ormai un anno che viveva nell’appartamento messo a disposizione da suo zio Gino. Era proprio vicino alla facoltà che aveva deciso di frequentare. In questo modo Luca non aveva bisogno di svegliarsi troppo presto la mattina. Poteva alzarsi con calma, preparare la colazione e…spiare da dietro le tende la sua dirimpettaia intenta nelle faccende domestiche mattutine.
Luca non conosceva il suo nome…la Signora la chiamava. Si trattava infatti di una donna di circa 50 anni , casalinga, madre e moglie magari irreprensibile. Non era particolarmente bella, non molto alta, mora, riccia, con due abbondanti seni, sempre strizzati in una vestaglietta da casa o in una canotta aderente, ma agli occhi Luca incredibilmente femmina. La Signora riusciva ad accenderlo di passione come Franca, la sua ragazza di allora, non sarebbe mai riuscita a fare. D’altronde Luca era ormai cosciente della sua passione per le donne mature. Non mancava infatti di fantasticare anche su Rossella, la mamma di Franca. In lei avvertiva tutta la carica erotica che la figlia non sembrava possedere e che lui tanto desiderava nella sua amante. Ma questa è un’altra storia.

Tutte le mattine la Signora alzava gli avvolgibili della camera da letto. La famiglia doveva essere uscita e lei aveva finalmente tutta la casa a sua disposizione. Cominciava sollevandola di non più di metro, in modo da lasciar uscire la pesante aria della notte. Luca rimaneva imbambolato a guardare il bordo della sua camicia da notte che le copriva a stento le ginocchia, le gambe bianchissime, le caviglie sottili e i suoi piedi nudi, inguainati da quelle pantofole di raso con il tacco e con una grossa piuma bianca sul dorso, che lasciavano intravedere dall’asola le sue unghie smaltate di rosso. In quelle occasioni Luca non poteva non immaginarsela mentre seduta sul letto con le ginocchia al mento si prendeva cura di se, forse fantasticando chissà quali avventure d’amore, di e passione e cercando di dimenticare un marito che ormai la ignorava. Eh si…non ci voleva molto a capire che il marito e la Signora erano travolti dall’abitudine e dalla noia e ormai vivevano da separati in casa. Che la Signora avesse un amante?
Dopo aver rassettato il letto ecco che il resto dell’avvolgibile veniva sollevato. Luca aguzzava lo sguardo. Era quello uno dei suoi momenti preferiti, che al di là di tutti i pensieri e le frustrazioni, era in grado di risollevargli la giornata e fargli esclamare dopo aver emesso un gran sospiro: “Che bella…la vita!”. Infatti puntualmente la Signora indossava una vestaglia di seta trasparente sulla camicia da notte e si faceva strada sul balcone fino a sporgersi dalla ringhiera come a scrutare qualcosa o qualcuno nella strada sottostante. In quest’atto i suoi grossi seni sembravano voler scivolare via dalla vestaglia obbedendo alla forza di gravità.
Luca non riusciva a capire come quei trenta secondi potessero scuoterlo così nel profondo e scatenargli portentose erezioni, che a volte, se gli impegni lo consentivano, trovavano sfogo in piacevoli seghe, fantasticando su quei grossi e accoglienti seni.
A questo punto Luca e la Signora riprendevano la propria giornata. Luca si preparava per uscire, mentre la Signora si organizzava per le sue quotidiane faccende domestiche. Per quelle indossava un vestitino da casa a fiori, di quelle che si chiudono sul davanti con una laccetto e che le strizzava i seni e i fianchi mettendone in risalto le grandi forme. Una ultima occhiata al balcone della Signora, Luca non mancava mai di darlo. Se era fortunato la trovava a spazzolare energicamente il terrazzo dimenando lascivamente il suo grosso culo. Era pazzo di lei…senza alcun dubbio, ma era troppo timido per dichiararsi con una donna così più grande di lui, una moglie, una mamma con dei figli che erano quasi suoi coetanei: non poteva. E così continuava la sua banale storia d’”amore” con la sua Franca, senza troppa convinzione. Intanto i suoi ormoni lo conducevano altrove.
A volte, tuttavia, capita che i propri più insperati e reconditi desideri trovino realizzazione in un modo inatteso e quanto mai insperato.

Era finalmente arrivata la primavera. Da un po’ di giorni Luca non vedeva più il marito della Signora. Pensò addirittura avessero divorziato! Quella mattina si era svegliato più tardi del solito. Franca aveva voluto essere scopata fino alle tre la sera prima, nel solito parcheggio in cui andavano a fare l’amore. La serata si era conclusa con un piacevole pompino durante il quale Luca aveva chiuso gli occhi e immaginato la calda lingua di Rossella alle prese con la sua rossa sugosa cappella. Ancora assonnato, dopo aver ingurgitato un caffè senza zucchero, uscì di corsa dal portone dell’edificio in cui abitava, dirigendosi frettolosamente verso la facoltà. Mentre procedeva a grandi passi per la sua strada scorse una figura familiare venirgli incontro. Era la Signora: indossava un completo bianco e dei sandali infradito ed era bellissima. La sua bocca era delineata da un rossetto rosso vermiglio che le faceva risaltare il nero degli occhi e dei capelli. Sopra il labbro superiore, da un lato, un neo che la rendeva ancora più sexy. Si stava avvicinando. Sentiva il suo odore fruttato e un fremito nel profondo del ventre lo fece trasalire. Chiuse gli occhi per fissarlo nella mente. E quando li riaprì lei era lì ad un passo…lo guardava e gli stava sorridendo. Anche Luca abbozzò un sorriso…non sapeva cosa pensare. Si fermò imbambolato. La Signora, dopo averlo superato, si voltò e gli disse: “Tu devi essere Luca…io sono Giovanna, piacere. Ho saputo dalla proprietaria del Bar in fondo alla strada che dai ripetizioni di Latino ai ragazzi delle scuole medie superiori..” Luca visibilmente emozionato, finalmente spiccicò parola: “ Bhè, sì è vero…prendo 30 euro l’ora”. E Giovanna: “Perfetto. Sei disponibile da domani a seguire mio figlio Paolo fino alla fine dell’anno scolastico?…ha bisogno d’aiuto…rischia di ripetere l’anno…”.
“Certo Signora Giovanna, non c’è problema…mi dica a che ora possiamo cominciare…”.
“Per te va bene domani pomeriggio alle 17?”
“Certo! Nessun problema”.
“Perfetto Luca…allora ti aspetto domani alle 17 a casa mia…abito in questo edificio al 5° piano…int.16”.
“A domani, allora…Buona giornata!”
“Buona giornata a te…”.
E così Luca sapeva finalmente il suo nome Giovanna…la Signora Giovanna.

Il giorno successivo con il cuore in gola Luca si presentò all’appuntamento con il dizionario sotto il braccio. Suonò il campanello e dopo alcuni secondi Giovanna si presentò alla porta. Era uno splendore: dalla camicetta di seta rosa si coglieva distintamente l’attaccatura delle sue grosse poppe. Indossava poi una gonnellina leggera e un paio di sandali bianchi che mettevano in mostra i suoi piedini ben curati. Non ci credeva di poterla vedere così da vicino. Era un sogno.
“Ciao Luca accomodati…Paolo ti aspetta in soggiorno… posso offrirti un caffè?.” disse Giovanna facendogli strada.
“Buongiorno Signora Giovanna..grazie lo prendo volentieri”.
E così la prima lezione si stava svolgendo tranquillamente.
Giovanna era in soggiorno con loro. Seduta in poltrona leggeva con attenzione un libro di Camilleri “La pensione Eva”, inforcando un paio di occhiali dalla montatura d’argento che le davano un aspetto da vera puttana. Luca aveva letto quel libro e conosceva il suo argomento scabroso. Si chiedeva come doveva interpretare quella situazione. Di tanto in tanto alzava gli occhi per scrutarne le caviglie, i piedi, le mani dalle lunga dita affusolate e nodose, che non nascondevano la sua età. In un paio di occasioni l’aveva colta nel sensualissimo gesto di succhiare la stanghetta degli occhiali e ciò gli aveva provocato una tale e portentosa erezione che aveva dovuto nascondere la patta con un libro sul tavolo. Le rughe del viso, in quell’esplicito atto di suzione, la rendevano ai suoi occhi ancora più desiderabile: avrebbe desiderato che ci fosse stato il suo al posto di quegli occhiali.

Paolo era un ragazzo un po’ svogliato, ma molto intelligente e Luca non ci mise molto a conquistarsi la sua fiducia e quella della Signora Giovanna. I risultati non tardarono ad arrivare e l’anno scolastico era ormai salvo.
Nel corso delle lezioni successive Luca colse l’occasione per osservare meglio quella casa che aveva avuto modo di scrutare solo da dietro le tende della sua abitazione. Con la scusa di dover andare in bagno aveva sbirciato dalla porta semiaperta la camera da letto di Giovanna. Su una seggiola aveva visto adagiata la vestaglia da notte e ai piedi di questa quelle fantastiche pantofole di raso bianco. Nel bagno spiò nel suo mobile scarpiera: c’erano scarpe, sandali e zoccoli che avrebbero scatenato la fantasia di un impotente. Non poté fare a meno di prendere tra le mani un paio di zoccoli di legno con il tacco dodici chiusi sul davanti da una fascetta nera lucida. Li portò al naso, tirò fuori l’uccello e con un paio di smanacciate si produsse in una copiosa sborrata. Li rimise a posto con cura, chiuse la scarpiera e mentre stava per uscire il suo occhio cadde sul cesto della biancheria riposto nel box doccia. Faceva bella mostra di sè un tanga bianco di pizzo. Luca si sentì svenire…lo prese e avidamente lo strofino sul viso: sentiva l’odore della sua …era proprio quell’odore fruttato che aveva sentito per la strada quel giorno in cui si era presentata a lui: era l’odore della sua . Luca tornò in sé…appallottolò il tanga e se lo mise in tasca prima di tornare al tavolo di Paolo: stava impazzendo.

L’estate non tardò ad arrivare e gli sforzi di Paolo sotto la sapiente guida di Luca tramutarono una insufficienza in un bel sette: l’obbiettivo era stato raggiunto.

Nei giorni successivi Giovanna chiamò Luca per ricordargli di passare da lei in modo che avesse la possibilità di saldare il suo debito e di ringraziarlo. Si misero d’accordo per l’indomani mattina.
Luca non poté fare a meno di fantasticare su quella situazione. Si rendeva conto che erano solo fantasie, ma gli odori e i sapori di Giovanna di cui si era “indebitamente” appropriato gli permettevano di farle sembrare quasi reali. Attaccato il telefono infatti, aprì il cassetto, e portò al naso il tanga accarezzandosi dolcemente fino all’orgasmo.

L’indomani mattina si presentò puntuale all’appuntamento e proprio mentre stava per suonare si sentì chiamare per nome:
“Luca!”. Si voltò e vide Giovanna che si avvicinava al portone con due enormi sporte della spesa…”Capiti a proposito…” aggiunse. Purtroppo l’ascensore è rotto e devo portare a casa la spesa: mi daresti una mano?”. “Certo signora…” e prontamente le tolse dalle mani le pesanti sporte. Giovanna si sentì sollevata, cercò le chiavi nella borsetta e apri il cancello dell’edificio. Quindi, percorso l’androne cominciò ad arrampicarsi per le scale, facendo strada al ragazzo e ondeggiando il suo grosso culo, inguainato da una gonna elastica, ad un palmo dal viso del ragazzo, che ad intervalli regolari annusava l’aria con la speranza di carpire il sottile afrore della sua . Giovanna indossava proprio quegli zoccoletti di legno con il tacco in cui Luca felice aveva infilato il naso qualche tempo prima. Questi con il con il loro ritmico ticchettio scandivano quell’amplesso mancato che si stava consumando. Ad un certo punto i loro sguardi si incrociarono all’altezza del pianerottolo. Giovanna sorrise e Luca capì che stava accadendo sul serio…tutto quello era per lui, forse lo era sempre stato. Arrivarono all’appartamento di Giovanna. Lei aprì la porta ed entrarono. Luca aveva ancora le sporte in mano, quando nel buio dell’ingresso sentì contemporaneamente una mano afferrargli e massaggiargli la patta e la lingua umida di Giovanna che gli frugava nella bocca.
Lasciò cadere le sporte e, senza dire una parola, come un lupo affamato si gettò sull’oggetto del suo desiderio con una passione feroce e scomposta. Le strappò quasi la camicetta facendo uscire i suoi grossi seni bianchi. Una vena azzurra si intravedeva sotto il grosso capezzolo scuro a cui Luca si attacco ciucciandolo come un neonato affamato mentre le titillava l’altro con la punta delle dita.
Dopo qualche minuto di quel tormento Giovanna mugolava affannosamente; un mugolio roco e profondo che sembrava le salisse direttamente dalla . Staccò il ragazzo dalle sue poppe e lo condusse in salotto dove lo fece sedere su una poltroncina. A quel punto guardandolo negli occhi gli sbottonò la cerniera e il suo svettò fuori in una poderosa erezione. Lo prese in mano accarezzandolo qualche secondo, quindi cominciò a coprirlo con una serie di piccoli e preziosi baci lungo tutta l’asta, fino ad arrivare alla punta. Luca era in estasi e si sentì svenire quando Giovanna avvolse la sua cappella con la sua lingua morbida e bagnata e se lo cacciò in bocca.
Giovanna cominciò un lungo e sapiente pompino, fatto di leccate, succhiate e carezze sui testicoli che in qualche minuto condussero Luca ad un passo dall’orgasmo.
Lui glielo disse: “Sto per venire..”. “Non ora” rispose lei e si alzo in piedi. Fece due passi indietro e sempre guardandolo negli occhi alzò la gonna e afferrò i bordi del tanga che indossava e lo sfilò sorridendo in modo assai femminile. Quando lo ebbe in mano, con delicatezza e ironia lo lanciò verso Luca che lo prese al volo. “Questo è per te…riportami l’altro però, per favore…”. Luca sorrise e se lo portò al naso. Lei allora si avvicinò di nuovo al ragazzo e al suo ritto e gli salì a cavalcioni impalandosi con estrema facilità. Giovanna cominciò una furiosa cavalcata su quel giovane , offrendo al contempo a Luca le sue tette da leccare. Dopo qualche minuto Luca le afferrò le grosse natiche e stringendole con tutta la forza che aveva diete gli ultimi due poderosi colpi prima di scaricare nella di Giovanna almeno un litro di sborra. Anche lei, sentendo quegli schizzi caldi che le salivano nel ventre raggiunse un poderoso orgasmo e nello stesso istante piantò le unghie laccate di rosso nella schiena di Luca. Erano sudati, stanchi e soddisfatti. Rimasero in quella posizione per qualche minuto accarezzandosi teneramente fino a quando Giovanna gli disse: “ E’ tanto tempo che lo desideravo. Sentirmi spiata da te mi faceva sentire così viva…così desiderata, così troia. Ora scopami di nuovo, ti prego. Ho bisogno di sentirmi viva…trattami come una puttana…la tua puttana. Fa di me ciò che vuoi”.
Luca non se lo fece ripetere due volte. La fece girare e dopo averle sfilato la gonna, ancora con gli zoccoli ai piedi, la fece appoggiare al muro, le fece alzare leggermente la gamba e riprese a stantuffarla da dietro nella , accarezzandolo con l’altra mano il clitoride e le tette ballonzolanti.
Giovanna era tutta rossa in viso e mugolava intensamente; sembrava quasi piangesse. Ad un certo punto gli disse: “erano anni che quello stronzo di mio marito non mi scopava così…sei divino…continua ti prego!”. Luca non si risparmiò e quando stava per prodursi in una seconda poderosa sborrata, volle prendersi un’altra soddisfazione. Mise un cuscino del divano a terra e ci fece inginocchiare sopra Giovanna, quindi dopo aver bagnato due dita, cominciò a prepararla per il rapporto anale. Giovanna non protestò, anzi sembrava non vedesse l’ora. Dopo averla lavorata per bene con le dita Luca appoggio il suo sul fiorellino di Giovanna e questo in un attimo fu risucchiato dentro. “Ne deve aver presi tanti di cazzi nel culo la Signora…” pensò divertito Luca. Cominciò quindi a pomparla con foga. Ad ogni schiocco sul suo culo, Giovanna emetteva piccoli urletti di piacere che eccitavano sempre di più Luca, deciso a svuotare i coglioni nel culo della sua bella Signora. L’orgasmo non tardò ad arrivare e Luca rimase nel caldo culo di Giovanna fino a che l’ultima goccia di non ebbe trovato la sua strada. Quando lo tirò fuori Giovanna si voltò e lo abbraccio baciandolo, quindi si chinò a leccare il suo , quasi a ringraziarlo della fantastica mattinata.
Dopo essersi rivestita la Signora andò in camera da letto e tornò da Luca con il denaro che gli doveva: “Tieni disse, questi sono tuoi…e se saprai essere discreto ci saranno ancora tante mattine come queste…dipende tutto da te…ricordati che io ho una reputazione da difendere…disse con aria non troppo convinta, altrimenti cosa direbbero i vicini a quel cornuto di mio marito in quei pochi mesi che non è imbarcato?”.
Luca sorrise…aveva appena scopato selvaggiamente la mogli annoiata di un vecchio lupo di mare, realizzando in una mattinata il suo sogno erotico più profondo.
La cosa in fondo lo divertiva e sperava avrebbe continuato a divertirlo in futuro.

FINE

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Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000)

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Il vecchio e la pioggia (racconto di paoladelta)

Era una bellissima domenica mattina di fine luglio. Il cielo era di un azzurro intenso, puntellato qua e là da bianche nuvolette. Avevo deciso di andare a fare una bella corsetta tra i prati. Indossai una tuta con i pantaloni aderenti (tipo fuseaux) bianchi con una felpa rossa, una canotta sportiva sotto, e le mie scarpe da tennis preferite bianche e rosse. Legai i capelli a coda e misi una visiera sportiva. I.pod in tasca e via! Prima di uscire mi guardai un ultima volta allo specchio: la mia nuova tuta mi stava proprio bene, i pantaloni aderivano alle mie gambe seguendo la forma del mio culetto e disegnando perfettamente la forma della patatina. Per non creare segni avevo indossato sotto un microtanga bianco. Sotto la maglietta un reggiseno sportivo per contenere al meglio le mie tettone, cosicché la maglietta disegnava due grosse e morbide curve. Chiudendo la porta alle spalle cominciai a correre per i sentieri. Una delle cose belle del Trentino sono proprio le piste create per correre in pace, lontano da traffico e smog. Mi allontanai abbastanza rapidamente dal centro abitato seguendo il sentiero che costeggia da una parte il fiume e dall’altra il bosco. Era abbastanza presto e in giro non c’era quasi nessuno: due ciclisti, una signora a spasso col cane e poi gli animali del bosco, scoiattoli ed uccellini. Avevo già corso un po’ quando il sole iniziò ad oscurarsi, banchi di nuvole si addensavano sulle montagne. Una delle caratteristiche della montagna è che il tempo varia rapidamente, dal sole si passa rapidamente alla pioggia. Potevo tornare indietro ma pensai che in ogni caso i temporali estivi durano poco, bastava cercare un riparo. Mi affrettai. In lontananza vidi una vecchia costruzione in legno e ancor prima di pensare sentì le prime gocce d’acqua sulla faccia. Iniziai a correre mentre le gocce pian piano si trasformavano in cascate d’acqua che scendevano dal cielo. Arrivai senza respiro alla vecchia capanna. La capanna era in realtà un vecchio fienile a ridosso del bosco, usato probabilmente come riparo dai pastori. Era un unico locale con pareti fatte con vecchie assi e travi, il pavimento era di tavole, così come il tetto, dal quale filtrava gocciolando acqua in vari punti. La porta ormai erosa dal tempo era stata completamente scardinata e appoggiata ad una parete, e due finestre oramai senza vetri alle pareti. Dentro vi erano ancora mucchi di fieno, una rudimentale panca fatta con tavole, mozziconi di sigarette, e un puzzo di piscio proveniente da un angolo, segno che veniva usata anche come latrina da qualcuno. Fuori il temporale infuriava con tuoni e fulmini facendomi temere che quel rudere potesse cadermi addosso. All’improvviso entrò zoppicando un uomo. Mi girai di scatto. Era un signore anziano, avrà avuto circa 70 anni, indossava una tuta grigia, un capellino da baseball da cui fuoriuscivano capelli bianchi come la neve, e scarpe da tennis ai piedi. Appena entrò mi salutò gentilmente togliendosi il cappello. “Mamma mia che pioggia!” esclamò con voce allegra. “Meno male che c’è questo riparo” risposi io. Andò a sedersi sulla vecchia panca, non prima di averci steso un giornale che teneva in tasca. Mi disse che era uscito per fare la solita passeggiata domenicale e che, sorpreso dalla pioggia, non era riuscito a tornare a casa in tempo. Notai subito che fissava le mie gambe. Abbassai anche io lo sguardo e ne capì il motivo: tra il sudore e la pioggia i miei fuseaux erano diventati quasi trasparenti. Si notava benissimo la mia passerina, con in mezzo uno spacchetto in cui rientrava il tessuto! Il vecchietto appena vide che lo guardavo distolse lo sguardo imbarazzato. Mi fece quasi tenerezza. Mi sedetti anche io per non imbarazzarlo ancora, anche se devo confessare che la cosa stuzzicò un pochino il mio esibizionismo. Il vecchietto cominciò a parlare. Ci presentammo, lui si chiamava Franco, ed era un ferroviere in pensione. Mi raccontò di essere ormai vedovo da tanti anni, e che il suo unico figlio era in Germania dove lavorava e dove viveva con la famiglia. Aveva una nipote di 20 anni che studiava medicina. Ma disse pure di soffrire la solitudine e che per far passare le giornate aveva preso l’abitudine di far lunghe passeggiate nei boschi. Comunque era molto allegro e solare. Mi raccontò un paio di barzellette che mi fecero ridere tantissimo. Vedendo la mia partecipazione iniziò a raccontare qualche storiella a doppio senso e iniziò a farmi complimenti: “come sei bella”, “mi ricordi una ragazza della mia gioventù” “magari avessi vent’anni” e così via. Mi chiese se ero fidanzata, risposi di sì ma che il mio ragazzo lavorava in un’altra città e che ci vedevamo poche volte al mese. E lui: “ma come? Con un pezzo di ragazza come te! Come resiste? E tu, tu resisti senza un uomo per tanto tempo?” . “Bhè, manca pure a me, specialmente la notte….” dissi con una punte di malizia. “Capisco” disse lui, e con fare indifferente mi appoggiò una mano sulla coscia. Pensai subito a quanto fosse intraprendente quel vecchietto. Lo guardai meglio. Aveva gli occhi di un azzurro intenso che risaltava sotto quelle folte sopracciglia bianche, un bel sorriso e delle belle labbra. Da giovane sarà stato veramente un bell’ uomo. E non dispiaceva neanche adesso! Ripensai subito alla sua età, e cercai di togliermi dalla testa strani pensieri. Lui continuava a tenere la mano sulla mia coscia sinistra e vedendo che stavo al gioco e ridevo alle sue battutine maliziose si fece un pochino più audace. Con fare indifferente cominciò a far risalire la sua mano, sempre facendo battute e ridendo. Il suo mignolo arrivò a sfiorarmi la passera. Si fermò per vedere la mia reazione. Io non sapevo che fare. Pensai di alzarmi e mettere fine al gioco, ma sapevo benissimo che mi stavo eccitando. Allora allargai le gambe. Lui capì e guardandomi senza dire nulla, delicatamente fece scivolare la sua mano sulla mia figa. Con il dito medio iniziò a massaggiarmi con un movimento circolare e poi verticale, scorrendo nel mio solco umido e premendo per entrare. Iniziai ad abbandonarmi a quel massaggio. Lui continuava a parlarmi con voce calda e suadente. Con l’altra mano si infilò sotto la maglietta e cominciò a toccarmi le tette. Le stringeva delicatamente strizzandomi i capezzoli induriti tra le dita. In preda all’eccitazione mi appoggiai con le spalle al vecchio muro, divaricando completamente le cosce. Franco smise di accarezzarmi e con la mano entrò dentro i fuseaux, sollevò l’elastico e raggiunse la mia figa pulsante. Appoggiò il dito che subito scivolò dentro. Iniziò a farlo entrare ed uscire ritmicamente. Mi stava facendo un ditalino fantastico. “Sei tutta bagnata. Ti piace vero?” Ed io “Sii….ancora….ancora…..mmhhh…..sto per venire”! “Aspetta” mi disse, “abbiamo appena iniziato”! Tolse la mano e mi fece alzare. Mi mise davanti a lui e con un rapido gesto mi abbassò completamente fuseaux e mutandine. Avvicinò il viso alla mia passera ed esclamò “fantastica, sei bellissima”! Si alzò e mi fece sedere al suo posto, sul giornale. Mi tolse completamente fuseaux e mutandine, poi mi prese per le caviglie e mi alzò i piedi fino a metterli sulla panca. Lui si inginocchiò faticosamente a terra. Si avvicinò con la faccia alla mia figa completamente spalancata. La annusò profondamente. Pensai in quell’istante che avevo corso e sudato per tutta la mattina, e che probabilmente avevo un odore non proprio fresco. Ma a Franco non sembrava dispiacere, anzi. Appoggiò la bocca e cominciò a leccarmi. La aprì con i pollici e mi penetrò con la lingua. Fantastico! Era come essere penetrata da un piccolo cazzetto umido. Poi mi penetrò con un dito, facendolo entrare ed uscire sempre più velocemente. Gridai “Mmhhh…..ssiii….siiii…vengo….vengooo”!!! E venni in un intenso orgasmo bagnando il giornale sotto di me. Franco si mise subito a succhiare la mia figa. Quando si alzò da terra aveva tutta la bocca impasticciata dei miei umori che aveva succhiato fino all’ultima goccia. Vidi un discreto rigonfiamento della sua tuta. Lo feci avvicinare e come lui aveva fatto con me gli abbassai tuta e mutande in un colpo. Mi stupì il suo : era corto ma molto grosso, non avevo mai visto un arnese di quella circonferenza. Circondato da un pelo bianco, aveva la cappella ancora dentro la pelle e dava l’impressione di un grosso hot dog! Le palle gli pendevano molto, gliele presi in mano e le massaggiai. Erano molli ma consistenti. Presi il suo e cominciai a segarlo, tirai fuori la cappella e la portai alla bocca. Aveva un odore intenso, un misto tra sudore e piscio, ma visto il mio eccitamento non mi dispiaceva affatto. La leccai piano insistendo sulla punta, tentando di farlo entrare in bocca, ma non c’era verso, era troppo grosso per la mia piccola bocca. Mi accontentai di leccarlo come un gelato, facendo scorrere la lingua per la sua lunghezza. Al vecchietto sembrava proprio piacere, socchiudeva gli occhi e mugolava, cambiò registro e dopo i complimenti adesso mi diceva “Troietta….leccalo….ti piace……sei una vacca”. Quel linguaggio mi eccitò ancora di più, era strano sentir parlare così una persona così distinta. Ad un tratto mi prese per i capelli e mi allontanò dal suo . Mi sdraiò completamente sulla panca. Voleva scoparmi. Tentò di infilarlo ma le gambe gli cedevano e non riusciva a tenersi alla giusta altezza. Provò un’altra volta ma non c’era verso. Imprecò maledicendo la vecchiaia. Allora mi alzai io. Lo feci sedere al mio posto. Montai su di lui, con la mano tenni il dritto, lo puntai sulla figa e lo feci scivolare dentro sedendomi a cavallo del vecchio. Mi sfilai la maglietta e il reggiseno e gli sbattei le tette in faccia. Cominciai a cavalcarlo stringendo le cosce alle sue reni e abbracciandomi a lui. Il suo entrava e usciva allargandomi la figa, mentre mi leccava le tette che saltavano su e giù. Il ritmo della scopata lo decidevo io. Ora piano, ora veloce. Stavo per venire. Gli leccai la bocca. Lui la aprì e gli ficcai dentro la lingua. Ci baciammo a lungo mentre con le mani mi allargava le chiappe spingendomi su e giù. “ Così…..siii…cavalca troia…….” Poi si irrigidì e sentì dentro di me fiotti di caldo liquido. Venni anch’io urlando il mio piacere mentre fuori un tuono squarciò l’aria. Rallentai il ritmo fino a fermarmi. Eravamo tutti sudati. Mi sfilai dal suo che stava afflosciandosi. Dalla mia figa colavano ed umori. “E’ stata la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi vent’anni” mi disse, “ti ringrazio”. Fuori smise di piovere. Mi rivestì mentre lui era ancora in estasi, seduto con il floscio che ancora colava di . Mi avvicinai e lo salutai con un bacio sulle labbra. Si risvegliò improvvisamente dal suo torpore e disse che voleva ancora rivedermi, che voleva sapere dove abitavo. Ma io per tutta risposta gli chiesi il suo numero di telefono, e dissi che mi sarei fatta sentire io. Non appena lo memorizzai uscì fuori dalla vecchia stalla. Il sole faceva capolino dietro una nuvola. Questo è il bello del Trentino: non sai mai che tempo farà.

FINE

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In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)

Con la mia lei, abbiamo l’abitudine, di fare in auto.
In particolare, di solito ci appartiamo in una zona isolata, circondata da ville e tra i ruderi di antiche mura.
Fin da diciottenni, quando non avevamo che la macchina come nostra alcova, questi luoghi ci hanno aiutato a compiere le nostre evoluzioni, protetti da sguardi indiscreti.
O perlomeno così pensavamo.
Invece, per molto tempo ignari della cosa, eravamo lo spettacolo preferito dei guardoni della zona.
Chissà quante volte si saranno masturbati guardandoci e chissà quante volte hanno sognato la mia lei in certi atteggiamenti.
Quasi ogni giorno verso la sera, d’inverno e d’estate, quindi col buio o con la luce, ci rifugiavamo dietro quei cespugli e quelle mura, ed all’interno dell’abitacolo della mia utilitaria ci regalavamo un’oretta di .
Dopo i primi periodi però mi accorsi che ci spiavano.
Teste che uscivano di nascosto dai cespugli, movimenti sospetti dietro i ruderi, passi che frusciavano tra l’erba.
Sempre, ogni volta.
Le prime scoperte di questi ospiti ci bloccavano, con la conseguenza che ci spostavamo di posto oppure smettevamo proprio.
Una volta, dopo che lei mi fece il solito gran pompino con tanto di sborrata in gola, mi venne immediatamente da pisciare e di corsa mi fiondai dietro il cespuglio accanto al finestrino aperto della nostra auto e vidi un tizio con il in mano che scappava a nascondersi dietro un muretto.
In quel momento ebbi la certezza che quell’uomo era rimasto per tutto il tempo a non più di un metro dal finestrino.
Ci aveva guardato ed anche ascoltato per tutto il tempo.
A lei non dissi nulla, sapere che qualcuno si sparava le seghe guardandola fare pompini, con le tette di fuori ed il culo a favore dei loro sguardi, mentre io la sditalinavo da dietro, non credevo le facesse piacere.
Poi qualcosa cambiò.
Una sera d’estate sempre, eravamo appartati in un parcheggio antistante ad un parco, e dietro ad un albero, di fronte la nostra macchina vi si appostò un uomo di colore.
Lei lo vide, me ne accorsi, ma non disse nulla ed iniziò a toccarmi con foga.
Poi lui si tirò fuori il ed iniziò a menarselo.
E lei come in trance si gettò a capofitto sul mio spompinandomi fino alla morte.
Aprì lo sportello e sputò tutta la mia sborra sull’asfalto, in modo che l’uomo potesse capire bene quello che aveva fatto.
Quella volta fui io a non volere indagare oltre, però la cosa mi eccitò.
Avevo capito che le piaceva essere guardata.
Da allora, ogni volta la stuzzicavo.
Le dicevo sempre di aver visto qualcuno dietro il cespuglio o dietro i muretti che ci guardava, anche quando non era vero, e lei si eccitava terribilmente, ma non smetteva certo le sue prestazioni.
Amplessi, pompini, dita nel culo, tutto alla luce del sole, tutto sotto gli occhi dei guardoni, che avevano capito oramai che l’unica accortezza che dovevano usare era quella di non farsi vedere da lei.
E lei troiona si scatenava, il solo pensiero la mandava in bambola.
“Mi è sembrato di vedere qualcuno là dietro, stai ferma”
“Perché, sei sicuro? Ma che ti importa, tanto oramai ci avranno visto tutti?”
“ se non ti interessa a te, per me continua pure”
“Ma non sei geloso che mi possano vedere nuda?”
“No, anzi adesso ti spoglio tutta”
E lei si faceva togliere tutto, rimanendo completamente nuda in macchina, con la in bella vista ed il culo che, quando si abbassava per farmi i pompini, lo porgeva dal finestrino, proprio in faccia ai guardoni.
E mi spogliava anche lei, mi leccava dai capezzoli fin sotto le palle, fino al buco del culo.
E spesso la leccavo anche io, facendola mettere con il cambio tra il culo e la e facendola muovere sul pomello.
Godeva come una forsennata.
Il tutto si concludeva sempre con una mega sborrata in gola che lei puntualmente sputava fuori dallo sportello.
Un giorno capitò di più però.
Quella volta, dietro ai cespugli c’era veramente qualcuno.
E mentre lei pensava che anche stavolta stessi inventandomi tutto per eccitarla, quel tizio non solo si gustò le nostre acrobazie, ma preso dall’eccitazione si avvicinò all’auto di nascosto.
Evidentemente era nuovo, oppure era un nostro ammiratore che non ce la faceva più a trattenersi.
Io non me ne accorsi subito, mi resi conto di questa presenza solo quando lo vidi affacciato dal finestrino aperto.
Solo la testa, che ripiegava in basso ad ogni movimento di lei, che potesse preludere ad un cambio di posizione.
Ma mentre spompinava, lei rimaneva con la testa affossata tra le mie gambe senza sapere cosa stesse succedendo attorno.
Era nuda anche quella volta.
Ed allora approfittai, mi insalivai il dito e lo infilai piano piano nel suo culo.
Lei ebbe un sussulto ma non smise di pompare.
Presi coraggio e le infilai contemporaneamente anche un dito in .
“Ti prendo dappertutto, in , in culo ed in bocca, ti piacerebbe avere tre cazzi a tua disposizione ora vero?”
“Si, continua, continua”
“Sei una succhiacazzi lo sai?”
“Si lo so me lo dicono tutti”
“Ah si e chi te lo dice? Quanti cazzi hai succhiato?”
“Tutti me lo dicono tutti”
“Sei una pompinara”
“Siiiii”
A queste parole il guardone si eccitò oltre misura e si fece più audace.
Io le sfilai il dito dal culo, e dopo nemmeno un secondo fu penetrata da un altro dito, diverso, più grande, nodoso, più adulto.
Lei sussultò ma non capì.
“Ahi mi fai male, fai piano”
Le afferrai le tette.
Troppe mani in giro, lei si voltò all’improvviso e vide la scena.
Un uomo sui sessant’anni stava affacciato dal finestrino, con un braccio dentro la nostra auto, un dito nel suo culo ed una mano che si masturbava un in tiro di dimensioni notevoli, con due palle gigantesche attaccate.
Strabuzzò gli occhi, lei.
La presi la testa per i capelli e la riaffondai tra le mie gambe.
Lei fece resistenza ma una volta col in bocca riprese il suo meraviglioso pompino.
Oramai non poteva opporsi, era completamente persa nei sensi e nel godimento di quella situazione.
L’uomo capì che poteva osare di più e provò, molto silenziosamente ad aprire lo sportello.
Lei mi sbocchinava come un’ossessa, ansimava, ed io continuavo a chiamarla nei modi più osceni.
“Che troia che sei, ti piace con due cazzi, finalmente”
“Zitto porco”
Roteava il culo per farsi entrare meglio il dito che le stava provocando un godimento mai visto.
Lo sportello era aperto, ora l’uomo si avvicinò notevolmente a lei, appoggiò anche l’altra mano sulle sue chiappe per allargarle e facilitare la penetrazione del suo grosso dito.
Oramai tutto dentro, fino alla nocchia.
Lei sollevò lo sguardo verso di me, impugno il alla base con una mano, aprì la bocca, se lo appoggiò alle labbra ed inizio a sbatterselo come una troia da film porno.
Sapeva che mi faceva impazzire e che non avrei resistito a tale trattamento.
L’uomo si fece più coraggioso ed iniziò a sfiorarle il corpo con il suo gigantesco.
Vedevo la cappella rossa e turgida strisciare sul culo, sulla schiena, sulle gambe, tra le ginocchia.
Poi le tolse le scarpe e appoggiò il sui piedi di lei, che flettendo le ginocchia iniziò a masturbarlo.
Stava scomoda.
Si rialzò sedendosi sul sedile.
Tutta nuda con un uomo alla sua sinistra ed uno alla sua destra.
Ebbe un colpo di genio.
Si spostò al centro, si posizionò con il buco del culo sul bottone del freno a mano e lasciò liberò il sedile di sinistra.
L’uomo ne approfittò subito per entrare.
Una volta dentro l’auto non perse tempo e si gettò ad accarezzarle la figa.
Lei si muoveva e mentre l’uomo la masturbava vedevo che il freno a mano sfregava sul suo culo.
Allora presi l’iniziativa e pigiando sulla frizione innestai la quarta marcia.
In questo modo, il pomello del cambio, arretrando, le sfiorava anche la figa e con i sui movimenti era come se stesse subendo una quasi doppia penetrazione.
L’uomo le prese una mano e la indirizzò verso il suo .
Lei lo afferrò alla base ed iniziò a fargli una sega.
Prima piano, poi veloce, sempre di più.
Con l’altra mano afferrò il mio e fece lo stesso.
Era straeccitata.
Il vecchio le prese il viso e lo portò verso di lui.
Con la lingua di fuori la leccò in faccia, sulle labbra chiuse di lei, quasi a respingerlo.
La forzò a socchiuderle e le infilò la lingua in bocca.
Ed anche lei iniziò a baciarlo con la lingua, la vedevo che spuntava fuori e si incrociava con quella del vecchio.
Non lo baciava ma lo leccava, la porcona.
Oramai era partita di lingua, ed il vecchio che aveva capito, slacciandosi la camicia, e prendendola per la nuca la piegava verso il suo petto.
E lei leccava, il pelo, i capezzoli, lo sterno e poi giù fino all’ombelico.
Mentre teneva il suo in mano.
Lei prese la cinta, la slacciò, sbottonò i pantaloni e li calò fino alle caviglie.
Anche il vecchio era tutto nudo ora.
Sapevo che glielo avrebbe preso in bocca ora.
Fa sempre così la zoccola.
Ed infatti, il vecchio, tenendole la testa la spinse verso il pube.
Lei leccò dapprima tutto intorno, i peli, l’interno coscia e poi iniziò con le palle.
Le leccò tutte, fino all’attaccatura del buco del culo.
Poi ad una ad una se le mise in bocca e le succhiò, erano gigantesche.
Il vecchio tirò la testa indietro dal godimento.
Smise con le palle e risalì l’asta, per intero.
La insalivò ben bene, leccandola come fosse un gelato.
Arrivò alla cappella e la ingoiò lentamente.
Poi giù, tutta.
Poi ancora più giù, fino a metà .
Ed inizio a pompare.
Io la presi da dietro, nella figa, e la sbattevo mentre lei con quel in bocca quasi soffocava ad ogni mio colpo.
Pompava talmente bene che l’uomo urlò “che pompinara la tua ragazza, continua troiona, continua che ti sborro in bocca”
E detto ciò venne a fiotti nella bocca di lei che trangugiava sborra e non riusciva a trattenerla per quanta glie ne aveva rovesciata.
Piano piano si staccò da quel facendo in modo che non colasse nulla.
A bocca piena e passando sopra il vecchio, sporse la testa dal finestrino e sputò tutto in terra.
Aveva la sborra che le colava dalla bocca per quanta ne aveva succhiata.
E continuava a tossire, erano quasi conati di vomito invece che tentativi di sputare tutto.
Il vecchio nel frattempo, approfittava della posizione per palparla ancora ovunque.
Poi prese un fazzolettino di carta e glielo passò sulle labbra per pulirle.
Lei lo lasciò fare ma sapeva che non era finita.
Lui le strizzava le tette ed aveva il ancora in tiro.
E lei lo sentiva perché per sputare tutto si era messa quasi in braccio a lui.
Mentre si ricomponeva si sentì bloccata per i fianchi e sentì la cappella di lui che spingeva già sulla sua figa.
E la infilzò con un solo colpo, secco.
Lei aprì la bocca e trattenne il respiro per il dolore che presto si tramutò in godimento però.
La macchina oscillava, e lei a smorzacandela ingoiava il suo facendo sbattersi fino alle palle, come una cagna.
Sdraiai il loro sedile per farli stare più comodi, visto che lei sbatteva la testa sul tettino quando oscillava.
Mi misi dietro di lei, con il culo sul cruscotto e puntai il mio verso il suo buchino.
E come si piegò di più in avanti la inculai senza troppi preliminari, tanto il vecchio l’aveva dilatata bene con il dito ed io avevo il umido dei suoi umori.
Dopo pochi colpi la inondammo di sborra nuovamente, sfilandoci da lei e facendole bere tutto di nuovo.
E stavolta bevve.
Era la prima volta.
Oramai sfiniti ci abbandonammo sui sedili della macchina, il vecchio la toccò ancora una volta e poi se ne andò.
Credo che ci guarderà ancora le prossime volte.

FINE

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In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)

….. Sono letteralmente in sua balia. Mi poggia lentamente le sue labbra e la sua lingua sul clitoride e comincia a sollecitarmelo con linguate rapidissime. Con le mani tiene costantemente divaricate le grandi labbra, e con la lingua esplora tutto l’interno. E’ incredibile quello che mi sta facendo provare!….,di fronte a ciò, inarco la schiena e spalanco completamente le gambe e le cosce…… comincio ad avere sussulti con il ventre … emetto gemiti di godimento, mi contorco come un serpente ed inizio ad ansimare……Appoggio entrambe le mie mani sul suo capo e comincio a spingerlo con forza verso la mia figa per fargli capire che deve andare sempre più in profondità. Lui mi capisce immediatamente e lo spinge con forza sempre più dentro. Ho un gemito lunghissimo di piacere “uuuhh ……oooooohhh”, ……. dalla espressione dei miei occhi capisce che lo sto’ ora supplicando di infilarmi il suo membro nella mia vagina. Lo fa subito dopo con la facilità di un coltello che affonda lentamente nel burro tiepido. Sento il suo nella mia figa che affonda sempre più per effetto dei suoi colpi violenti e decisi. Per penetrarmi meglio mi prende dai fianchi e mi tira verso di sé facendomi scivolare sul cuscino del divano. Sono sempre più incredula e meravigliata!…… Mi trovo sostanzialmente con le gambe divaricate al massimo, la figa ed il mio culetto aperti e protesi verso l’alto. In quella posizione mi può praticamente penetrare completamente. Cosa che puntualmente fa con grande energia. Emetto un grido ed un gemito di piacere. Mi tolgo velocemente anche la camicetta per offrirgli il mio corpo oramai nudo. Dopo circa dieci minuti passati a scopare in quella posizione, mi abbandono completamente rilassandomi un po’…… sento il suo durissimo che con l’aiuto della mio liquido vaginale mi è oramai entrato fino all’utero e continua a stantuffarmi ancora,…… vengo altre due volte……. poi mi abbandono definitivamente sul divano esausta. Rifletto un po’ sull’esperienza appena conclusa e sulle sensazioni meravigliose che Francesco mi aveva fatto provare,….anche io volevo adesso fargli provare sensazioni piacevoli in segno di riconoscenza nei suoi confronti. Ci riposiamo un po’ e dopo qualche minuto mi alzo lentamente, lo prendo per mano ed insieme andiamo verso la cucina. Mi cinge il fianco con un braccio e mi dà un bacio dolcissimo, io gli sorrido e così camminiamo fino alla cucina, le mie cosce nude con i miei fianchi urtano i suoi durante il cammino, e ciò mi eccita ancora. Gli offro una coca che beve subito con gradimento mentre io mi allontano un attimo per andare al bagno. Ritorno poco dopo e mi avvicino a lui,.. mi seggo su di una sedia e lo faccio avvicinare a me. Prendo il suo pene nelle mie mani e guardandolo negli occhi lo comincio a baciare e a dargli rapide leccate sulla cappella che subito diviene turgida e dura. Lui mi sorride apprezzando molto l’iniziativa, ma ora con gemiti e con espressioni di intenso piacere comincia a muovere rapidamente i suoi fianchi scopandomi in bocca. La mia bocca non regge i colpi violenti del suo , sono infatti costretta ad estrarlo frequentemente, leccarlo fino ai testicoli per poi riprendermelo in bocca. Questa volta è lui che va in estasi senza capire più niente…… . la sorpresa però gli e l’ho riservata alla fine. Mi tolgo dalla bocca il suo membro eretto e gli spalmo su un bel quantitativo di detergente intimo liquido. Francesco mi guarda con aria interrogativa, poi comincio a spalmarmelo anche sul mio culetto, quindi dopo uno sguardo invitante mi distendo a pancia in giù sul tavolo del soggiorno con le gambe per terra divaricate e mi apro con le mani le mie natiche fino a mettere a nudo completamente il buco del mio culetto. Lui capisce immediatamente cosa gli sto offrendo e con un sorriso di riconoscenza appoggia subito la punta turgida del suo pene sul mio sedere; non indugia un secondo e comincia immediatamente a spingerlo dentro. Lo prego di farlo delicatamente per non arrecarmi dolore, lui annuisce ma, preso dalla forte eccitazione, comincia a premere prepotentemente con il suo bastone sul buco del mio culetto, sento all’inizio un po’ di fastidio poi dolcemente lo sento penetrare sempre di più. Questa volta è lui che comincia ad ansimare sempre più freneticamente, i suoi colpi si fanno sempre più intensi e veloci, sento le viscere che si allargano sempre più ed il suo che mi penetra con potenza crescente. Con un ritmo oramai frenetico mi sta inculando meravigliosamente,.. con le mani appoggiate sulle mie natiche tiene aperto quanto più possibile il buco dell’ano, io non reagisco più ormai…., é un insieme di godimento e dolore…., comincio ad urlare per il piacere, questo eccita il ragazzo ancora di più fino a quando non sento un gettito di sborra calda che entra nel mio corpo, poi un secondo, …un terzo, …… ed è allora che avverto tutta la potenza del suo bastone che, agevolato dalla sborra, mi scivola ora tutto dentro le mie viscere fino a farmi sentire le sue palle sbattere freneticamente sulle mie cosce. Quando estrae il suo pene dal mio culetto io mi adagio sulla poltrona li vicina, sono piena di ….. mi sdraio con le gambe aperte e gli occhi chiusi. Il giovane, accarezzandomi dolcemente la figa, mi bacia sulle labbra e rivestendosi mi chiede se in seguito ci potevamo continuare a vedere. “Certo !!” gli rispondo, “sono felicissima di aver avuto questa avventura con te!….. e non voglio che resti l’unica volta!”…… acqua in bocca con tutti però!!

FINE

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro.
Mi piace avere la casa sempre in ordine, ed è appunto per questo che mi ero sempre ripromessa di riporre nella scaffalatura della libreria della sala da pranzo, quei libri e volumi pesanti sparsi un pò per tutta la casa.
Non potevo farlo da sola, e quindi lo avevo sempre rimandato.
Una mattina esco di casa per le solite faccende ed al ritorno trovo nel portone il figlio del nostro portiere, “Francesco”… Gli chiedo: “cosa ci fai tu qui ?”,.. “non dovresti essere al lavoro?”… Lui è infermiere professionista presso la ASL…. “signora non ci sono andato perché non mi sentivo tanto bene stamattina e quindi ho preso un giorno di malattia ”. “Bene !” gli dico, “allora… puoi venire su a casa con me?”……. vorrei un aiuto per sistemare alcuni libri pesanti in libreria !…. da sola non ci riesco”……tu stai comunque abbastanza bene per darmi una mano?” “Certo signora”,…..mi risponde “è stato solo un lieve malessere,… ma… adesso va molto meglio!” Dopo qualche minuto Francesco suona alla porta ed io lo faccio entrare.
“Sto preparando il caffé”, gli dico,… “tu intanto prendi la scala dal ripostiglio!” Francesco mi raggiunge in cucina per prendere un caffé con me , mi guarda la camicetta scollata e non riesce a staccare la vista dal mio seno semiscoperto. “Bene”, penso tra me,.. “significa che nonostante la mia non più giovane età, sono ancora attraente,.. anche per un giovane di 24-25 anni!. Cominciamo quindi a collocare insieme i libri negli scaffali della libreria; Francesco me li porge, ed io salendo sulla scala li depongo sulle mensole. Mentre depongo il primo libro, stando sull’ultimo gradino in alto della scala, mi accorgo dello spettacolo che sicuramente stavo dando al giovanotto che dai piedi della scala, vedeva tutto quello che c’era sotto la mia gonna: le mie gambe coperte solo con calze e reggicalze, le mie cosce e le mie natiche coperte (si fa per dire) da un microscopico slip. Ero un po’ preoccupata ed imbarazzata perché Francesco era una persona conosciuta nel palazzo e conosceva benissimo anche mio marito. “Che faccio?”….penso tra di me…….”mi copro le gambe?”…… “scendo immediatamente dalla scala?”…….. gli dico di andarsene?” …….ma….. oramai era fatta!: Aveva già visto tutto sotto la mia gonna!……. decido quindi di continuare così a deporre i libri negli scaffali senza dare molta importanza a quello che oramai lui aveva visto e poteva continuare a vedere. E così salgo e scendo dalla scala con il primo, il secondo, il terzo libro,…….ecc. ecc. Ogni volta però che scendevo dalla scala, notavo in lui un evidente pallore sul viso e la fronte imperlata da gocce di sudore; lo guardo negli occhi e gli faccio un mezzo sorriso di circostanza. Continuo quindi così fino a quando, prima di scendere nuovamente dalla scala…. mi sento le sue mani che mi sfiorano le gambe salendo fino alle mie cosce e terminando il loro cammino con carezze ritmiche sui miei glutei. Resto impietrita sulla scala……. non so che fare… se mostrarmi contrariata ed arrabbiata con lui, ….. metterlo energicamente alla porta….. se minacciarlo infine di dire tutto a suo padre ……..nel frattempo però le sue mani avevano ora delicatamente cominciato a scostare il mio slip rimuovendolo dalla fessura che separa le mie natiche, mettendo quindi completamente allo scoperto il mio sedere. Sento il suo viso che preme sui miei glutei,…. la sua bocca che comincia a baciare teneramente le mie cosce…. Resto ancora ferma…….penso a mio marito verso il quale sono stata sempre fedele! ………. ma comincio a sentire dei brividi lungo la schiena e sulle cosce,…. i miei seni diventano turgidi, ed avverto che la mia fighetta comincia ad inumidirsi. Nessuno di noi due dice una parola…… Mi contorco con movimenti lenti agitando il mio bacino e spingendo il mio posteriore sul suo viso. Non riesco a fermare i miei movimenti,…..nella mia testa ora regna un pensiero martellante: togliermi immediatamente le mutandine per assecondare i desideri di Francesco, e forse…. anche miei. Fantastico !!….come se avesse captato il mio pensiero , lui comincia infatti a sfilarmi ed ad abbassarmi gli slip fino al ginocchio, mettendo così a nudo completamente il mio culetto. Comincio a fremere,… ed un brivido mi attraversa tutto il corpo,… sento che mi prende dai fianchi e posa il suo viso in mezzo alle mie cosce. Sona assalita dal rimorso per quello che gli sto permettendo di fare,…. ho un sentimento di vergogna misto a preoccupazione,……ora mi alza la gonna, ed allargandomi le gambe, comincia ad aprire le mie natiche in modo da scoprire di più la mia figa lì davanti che nel frattempo si era tutta già bagnata. Quindi inizia a leccarmela lentamente e meravigliosamente. Non sapevo che fare!….ero immobile…… pensavo di nuovo a mio marito ed a quello che di lì a poco sarebbe accaduto…… mi stavo però eccitando….. e lui lo aveva capito dal movimento convulso del mio bacino che era in perfetta armonia con la sua lingua. Sono bastati pochi minuti per farmi raggiungere l’orgasmo terminato con un gemito strozzato. “Uuuuhhh, …..mmmhhh,….ooohhh …..Francesco se ne accorge e con grande tenerezza mi bacia le cosce,… poi, prendendomi per i fianchi, mi aiuta a scendere dalla scala. Sento che sto vivendo una esperienza stranissima,… non mi rendo conto se è un sogno o una realtà,… una volta giunta a terra pero lui mi fa capire che non si tratta di un sogno in quanto pian piano mi sfila completamente gli slip, lo lascio fare, mi cinge il corpo con le sue braccia ponendo le sue mani sul mio seno turgido ed accarezzando dolcemente i miei capezzoli. Questa volta sento il mio posteriore premere sul suo bacino, e avverto tra le mie cosce il suo membro già eretto che, attraversando le mie natiche, si stava appoggiando sulla mia figa bagnatissima. Ero incapace di prendere qualsiasi decisione, ero come ipnotizzata da un piacere immenso. Francesco ora mi preme leggermente sulle spalle per farmi capire che dovevo curvarmi in avanti e appoggiarmi alla scala sollevando il bacino verso di lui. Appena lo faccio sento immediatamente il suo pene che si infila prepotentemente da dietro tra le mie cosce e penetra decisamente la mia figa. non capisco più niente! Resto così ancora ferma sotto i suoi colpi di bacino dolcissimi ma decisi, mi sta chiavando in un modo impietoso, comincio anche io a muovermi tra mille fremiti e sussulti assecondando quei colpi. Dopo qualche minuto, con qualche altro gemito raggiungo un altro orgasmo. “uuuuhh,…uuuuuhhh, ……aaaahhh,… Lui se ne accorge ancora, e, come per compiacersi, mi gira verso di lui e comincia a mettermi la lingua in bocca esplorando tutti i punti più nascosti della mia bocca. E’ successo tutto così in fretta!….e francamente non avrei mai immaginato di avere un rapporto sessuale al di fuori della mia vita coniugale, soprattutto con una persona che dimorasse nel mio stesso palazzo!… Mi chiedo per un attimo se quello che sto facendo mi potrà lasciare rimorsi… Ora ci guardiamo e stiamo di fronte l’uno con l’altro,… mi prende le braccia e se le butta al collo mentre sento questa volta il mio ventre che preme sul suo membro rigidissimo. Stiamo così per un po’ di tempo fino a quando comincia a spingermi delicatamente contro il mobile del soggiorno togliendomi la gonna. Sono rimasta oramai solo con la mia camicetta, il reggicalze e le mie calze. Provo un po’ di vergogna,….. Francesco nel contempo mi alza con un braccio la gamba sinistra divaricandola dall’altra, mi preme contro il mobile e mi infila il suo impietosamente nella figa che oramai grondava succhi vaginali. Lancio un urlo di piacere e stupore…i suoi colpi di reni mi fanno sbattere contro il mobile, ed ad ogni urto sento il tintinnio dei bicchieri nella vetrinetta che portano il ritmo della nostra scopata. Ho gli occhi chiusi e godo intensamente quando, teneramente mi prende la mano baciandola e mi conduce verso il divano. Per timidezza o vergogna, pur essendo oramai quasi nuda, mi siedo con le gambe chiuse e piegate verso di me. Lui però si inginocchia davanti a me e con tenerezza me le apre lentamente. Mi sento tra le nuvole…., oramai in estasi,….. ricomincio a fremere…….., lui con le mani comincia ad accarezzarmi i foltissimi peli neri che coprono il mio basso ventre,… li scosta sapientemente e quindi scopre la mia figa che ora é completamente aperta e lascia intravedere il colore rosa del suo interno.

- continua -

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

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