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TRAMONTO A ZAKROS (hard)
I raggi del sole al tramonto coloravano di un tenue arancione i nostri corpi completamente nudi, quasi un pittore si fosse divertito a far scorrere il suo pennello sulla nostra pelle abbronzata.
L’ora del tramonto, qui a Zakros, è sempre stata un momento di pura magia, in cui l’aria stessa sembra cambiare colore di minuto in minuto, passando attraverso sfumature cromatiche impossibili a descriversi, e stemperandosi, dall’accecante bagliore del pieno giorno, prima nell’oro e arancio del sole calante, poi nell’impalpabile viola del crepuscolo, e quindi nel blu della notte incipiente.
Ed anche quel giorno l’incantata luce del tramonto si rifletteva sulla nostra pelle sudata, fremente e sensibile in quegli attimi di sesso e passione ormai incontrollabili.
L’avevamo incontrata così, per caso, quella stessa mattina, sulla spiaggia che si apre poco fuori il villaggio.
Sdraiata su un telo bianco, la donna prendeva il sole, immobile, forse assopita, il seno scoperto ed un minuscolo costumino giallo a coprirle deliziosamente le parti intime.
Anastasios ed io eravamo scesi al mare per un bagno, un rapido tuffo tra le onde per sfuggire al caldo opprimente di quella giornata, ma i nostri sguardi erano stati subito catturati da quella splendida e solitaria figura distesa sulla sabbia, così abbronzata ed affascinante da eccitarci in un solo battere di ciglia.
E così c’eravamo immersi nell’acqua fresca e cristallina, ma i nostri occhi erano stati inesorabilmente calamitati da quel corpo da favola, tanto che il bagno si era ridotto a qualche rapida bracciata a stile libero, desiderosi com’eravamo di fare la conoscenza di quella misteriosa e bellissima forestiera.
Una volta che eravamo usciti dall’acqua, non avevamo perciò perso tempo.
Con una banalissima scusa avevamo attaccato abilmente discorso con lei, e la donna si era subito dimostrata ben lieta di avere un pò di compagnia.
Iris, questo il suo nome, era certamente più grande di noi.
Non si chiede mai l’età ad una signora, e quindi, ovviamente, non lo avevamo fatto, ma la donna doveva essere abbondantemente oltre i quaranta, almeno una ventina d’anni in più di noi due.
Ma la sua età anagrafica, ai nostri sguardi, nulla poteva contare in quel momento.
Anzi.
Erotica e sensuale, e per nulla imbarazzata della sua quasi completa nudità, Iris aveva chiacchierato con noi per ore, e, insieme con lei, Anastasios ed io avevamo fatto più volte il bagno, scherzando e ridendo come fossimo già vecchi amici.
E più le ore di quella giornata trascorrevano, più noi ce la mangiavamo letteralmente con gli occhi.
E non poteva essere in altro modo.
La pelle liscia e resa scurissima dalla lunga esposizione al sole, senza la minima imperfezione, il seno abbondante e dai grandi capezzoli, il ventre ancora piatto ed elastico, le natiche flessuose, armoniose e senza smagliature, le gambe affusolate e che aspettavano solo di essere accarezzate: il corpo di Iris era una continua tentazione per i nostri giovanili ormoni in subbuglio.
Ed anche il viso della donna non era certo da meno: capelli castani e lunghi, sciolti sulle spalle, occhi grigi e maliziosi, denti bianchissimi e perfetti in una bocca dalle labbra generose e sensuali.
Una donna splendida, insomma, a cui gli anni donavano un fascino ancora maggiore ed intenso, rendendola incredibilmente sexy ed ambigua, attraente e misteriosa.
E poi, nel tardo pomeriggio, quell’invito improvviso e assolutamente inaspettato, a bere una bibita da lei, in quella casa poco lontano lungo la costa, casa che Iris aveva affittato per due settimane di vacanza: un invito che non poteva di certo essere frainteso, perché era più che lampante cosa la donna volesse da noi, vista l’atmosfera sempre più torrida ed infuocata che si era andata creando in quelle ore; sguardi espliciti, battute solo apparentemente casuali, un rapido sfiorarsi delle mani… era stato un crescendo continuo, fino a far giungere la tensione erotica fra noi a livelli di guardia.
E i desideri e le voglie più recondite di Iris coincidevano alla perfezione con quello a cui anche noi anelavamo, perché era da ore che Anastasios ed io, anche se convinti di non avere speranza alcuna, sognavamo di fare sesso con lei.
Avevamo lasciato dunque la spiaggia, in quell’ora in cui il sole ancora dardeggia incontrastato nel cielo, ma che, a breve, inizierà la sua discesa verso il tramonto incipiente.
La casa, ad un piano, in posizione solitaria e circondata da una fitta vegetazione mediterranea, si apriva, sul lato posteriore, opposto a quello affacciato sulla strada costiera, su una larga terrazza in porfido, arredata con un tavolo e alcune sedie di ferro battuto, e un largo ombrellone bianco circondato da poltroncine di vimini con cuscini colorati.
Tra le fronde degli alberi, mosse dalla brezza marina, e che, di fatto, schermavano e ombreggiavano la terrazza, s’intravedeva l’azzurro intenso dell’Egeo.
In un angolo, una rudimentale doccia, costituita da un semplice tubo di metallo ed una griglia di scarico nel pavimento, permetteva di lavarsi via la sabbia ed il sale di dosso al momento di entrare in casa.
Ed era proprio sotto il getto tiepido di quella doccia che Iris, non appena arrivati, si era subito diretta: Anastasios ed io eravamo rimasti a guardarla imbambolati, mentre lei si spogliava del pareo e del costume, come fosse completamente sola, mostrandoci il suo corpo interamente nudo, così eccitante e desiderabile alla nostra vista.
Iris sapeva bene di essere uno splendore, e si lasciava maliziosamente divorare dai nostri sguardi carichi di giovanile e straripante eccitazione.
L’acqua le scorreva sulla pelle, impreziosendola ed esaltandone la straordinaria perfezione, mentre le sue mani si accarezzavano voluttuosamente il corpo, senza un attimo di sosta: quella di Iris era un’esibizione di un erotismo che mi toglieva letteralmente il fiato, uno spettacolo che non era di certo una sorpresa, perchè la sua offerta di accompagnarla a casa era stata così esplicita da non lasciar alcun dubbio su quello che lei realmente aveva in mente di fare con noi.
Restammo così a guardarla per alcuni minuti, mentre il nostro desiderio di lei cresceva in modo esponenziale.
Finalmente, e con un sorriso che era al tempo stesso una promessa e un impegno, la donna ci invitò ad unirci a lei, sotto il getto dell’acqua, e a dare così inizio a quell’orgia di sesso che i nostri sensi reclamavano con sempre maggiore forza.
Anastasios ed io c’eravamo subito sfilati i costumi, accostandoci quindi a lei e mostrandole le nostre prepotenti erezioni, stringendola tra i nostri corpi frementi nello stretto spazio della doccia.
Le avevamo spalmato il bagnoschiuma sulla serica pelle, sfiorandola ed accarezzandola a quattro mani, esplorando le più nascoste e sensibili zone del suo corpo, e facendo crescere la sua e la nostra eccitazione sempre di più, istante dopo istante, carezza dopo carezza.
Le mani di Iris, dalle unghie lunghe e laccate di un rosso scuro, avevano preso a scorrere impazienti sulle nostre aste turgide, che quasi sembravano sfidarla ad andare oltre: un cazzo stretto in ogni mano, Iris si abbandonava ad occhi chiusi al piacere, saggiando la durezza dei nostri membri, scoprendo le cappelle bollenti, palpando i testicoli rigonfi…
Iris si era rivelata una donna così diabolicamente esperta che le sue mani, con pochi ed abili movimenti, ci avevano condotto pericolosamente vicino all’orgasmo, anche perché le sue carezze iniziali si erano presto trasformate in due seghe semplicemente divine.
Giunti al limite massimo di sopportazione, e non volendo in alcun modo venirle tra le dita, Anastasios aveva preso l’iniziativa chiudendo l’acqua della doccia, mentre io mi affrettavo a stendere, sul pavimento della terrazza, una larga stuoia che avevo visto arrotolata vicino al tavolo, e sulla quale, con Iris, c’eravamo immediatamente andati a sdraiare tutti e tre.
Stretta fra noi, i corpi bagnati ed incredibilmente eccitati, Iris divenne subito preda delle nostre bocche e delle nostre mani: prendemmo a baciarla, a leccare ed a mordere con delicatezza i suoi capezzoli, a sfiorare in punta di dita la sua pelle e a stordire i nostri sensi con quel contatto magico, a strofinare, lungo l’esterno delle sue cosce, i nostri cazzi mai così duri ed eretti.
Iris gemeva, travolta da quell’assalto appassionato, passandoci le mani tra i capelli e carezzando le nostre schiene, le sue unghie quasi a graffiarci, mai sazia di quelle nostre erotiche attenzioni.
Insieme con Anastasios le leccammo la fica, bevendo i suoi umori ed inebriandoci del suo fantastico profumo.
Ma l’esaltazione di quei momenti non poteva permetterci di prolungare troppo a lungo quel gioco erotico con il corpo di Iris: Anastasios ed io volevamo entrare in lei, affondare i nostri cazzi in quella carne rovente, ed anche la donna, a quel punto, non chiedeva altro che di essere scopata.
Iris si alzò rapidamente dalla stuoia, divincolandosi a fatica e controvoglia dalle nostre bocche, e sparì dentro casa, per tornare da noi però quasi immediatamente, tenendo nel palmo di una mano due profilattici: subito
s’inginocchiò tra noi, aprì una delle confezioni e, tenendo il preservativo in mano, piegò la testa, ingoiando per intero il cazzo del mio amico, stringendolo e succhiandolo con le labbra, stimolandolo favolosamente davanti ai miei occhi.
A quell’improvviso contatto, Anastasios aveva preso a sospirare, impazzito dal desiderio, abbracciato da quella bocca così fantastica e straordinaria.
Il pompino di Iris s’interruppe nel momento in cui la sua mano applicò il profilattico sull’asta palpitante che aveva davanti: poi, salendo a cavalcioni su Anastasios, la donna si fece scivolare in corpo quel cazzo in piena erezione, iniziando a muovere sinuosamente il bacino con movimenti lenti e circolari, e impalandosi fino in fondo.
Le gambe che mi tremavano per l’eccitazione, in piedi di fronte a lei, le accostai il cazzo alle labbra: Iris prontamente le socchiuse e se lo fece sparire in bocca, riservandomi lo stesso delizioso trattamento fatto poco prima al mio amico.
Sentivo la sua lingua scivolarmi sulla cappella, i denti sfiorarla, le labbra abbracciarmi l’asta rigonfia, le sue dita stringermi i testicoli: brividi d’erotismo dilagavano in me, e la mia eccitazione era ancor più sollecitata dai mugolii di piacere della donna, soffocati dal mio cazzo che le riempiva interamente la bocca.
Poi, com’era già accaduto ad Anastasios, le labbra della donna mi abbandonarono, e quelle erotiche dita delle sue mani infilarono abilmente un profilattico anche sul mio cazzo.
Mentre il mio amico continuava a scoparla, tenendola per i fianchi e guidandola nella penetrazione, sollevandola e facendola ridiscendere sul cazzo che la riempiva, io mi appoggiai alla schiena di Iris, facendo aderire i miei pettorali alla sua pelle e, contemporaneamente, abbracciandola e stringendole i seni nelle mie mani, sovrapponendole di fatto alle sue che già si stavano pizzicando i capezzoli, così eccezionalmente duri e sporgenti.
Poi, spingendola gentilmente verso Anastasios, l’afferrai per le natiche, allargandole, ed esponendo alla mia vista l’orifizio posteriore della donna.
Iris era scesa con il busto sul petto di Anastasios e le loro bocche si erano unite in un bacio senza respiro.
Davanti ai miei occhi, il culo di Iris era un invito terribilmente irresistibile: v’infilai un dito, umettandolo prima negli abbondanti umori che fluivano incessanti dalla fica della donna, trovando le sue carni già pronte alla penetrazione.
Con la mente in fiamme, travolto da un desiderio quasi animale, accostai la punta del cazzo a quel buco che doveva regalarmi il primo orgasmo di quel pomeriggio, spinsi con forza, privo di qualsiasi riguardo, ed entrai profondamente in lei, senza incontrare ostacolo alcuno, segno inequivocabile di come quella strada del corpo di Iris, in passato, non fosse di certo rimasta inviolata.
Anastasios la scopava ed io l’inculavo, i due cazzi che si sfioravano nel suo corpo, mentre le urla dell’orgasmo di Iris dilagavano per tutta la terrazza, nel momento in cui i raggi del sole al tramonto iniziavano a colorare i nostri corpi sudati di un tenue arancione.
Quando a Zakros scese la notte, furono i raggi della luna ad illuminare con il loro chiarore il corpo di Iris, ad accarezzare con la loro pallida luce la pelle di quella splendida dea del sesso.
FINE
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TRAMONTO A ZAKROS (hard)
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IL VOYEUR (hard)
L’avevo adocchiata nella tenue penombra della sera incipiente, in quella magica ora in cui gli ultimi raggi del sole estivo sono spariti da un pezzo ed i lampioni stradali restano ancora spenti.
Seduto su una panchina del lungomare di Loutsa, mentre osservavo con sguardo distratto i turisti a passeggio, gli occhi mi erano scivolati improvvisamente su di lei.
I lunghi e lisci capelli neri, gli occhi incredibilmente azzurri, il viso cesellato e così attraente, una spessa catena di bigiotteria a circondarle il collo, un corto e attillato top nero a lasciarle scoperte parti della schiena e della pancia, pantaloncini di jeans ad evidenziarle le lunghe e tornite gambe nude, i sandali dal tacco alto a slanciarle meravigliosamente la figura.
Ventidue, ventitrè anni.
Non di più.
Bella e affascinante. A dir poco.
Forse una straniera.
Di certo una puttana alla ricerca del prossimo cliente.
Ero rimasto a guardarla con insistenza, studiandone le fattezze, cercando un qualunque difetto che potesse farmela apparire meno bella: l’avevo scrutata così a lungo che lei si era ovviamente accorta del mio sguardo, ricambiandomelo e valutandomi come un potenziale cliente.
La ragazza, però, non lo poteva sapere.
Ma con me sarebbe caduta male.
Erano ben altre le emozioni che stavo cercando in quel momento.
Era soltanto questione di attendere gli sviluppi di quella serata che, grazie a lei, si era fatta di colpo molto promettente.
Considerata la sua straordinaria bellezza, ero sicuro che l’attesa sarebbe stata breve.
E non mi sbagliavo, perché avevo dovuto aspettare solo pochi minuti.
I due, sulla trentina, elegantemente vestiti e di bell’aspetto, arrivavano con passo annoiato, lentamente, guardandosi attorno, alla evidente ricerca di quello che la ragazza poteva offrire loro.
E, infatti, giunti alla sua altezza, si erano fermati, rivolgendole subito la parola e intessendo con lei la trattativa sul prezzo della prestazione.
Dai sorrisi dei tre, avevo ben presto intuito come l’accordo tra loro fosse stato rapidamente raggiunto.
Alzandomi dalla panchina, mi ero dunque diretto verso la mia auto, parcheggiata poche decine di metri più indietro.
Quindi, seduto al volante, avevo atteso le loro successive mosse.
Erano passati solo un paio di minuti, quando i tre si erano avviati sul marciapiede del lungomare, la ragazza in mezzo ai due uomini: misi in moto e lentamente presi a seguirli, gli occhi sul fondoschiena ancheggiante e provocante della donna.
Nel momento in cui, finalmente, li vidi salire sull’auto dei due uomini, capii all’istante che la meta più probabile sarebbe stata la vicina pineta di Klepa, un luogo di certo isolato a quell’ora della sera per quello che i tre avevano in animo di fare, e perfetto per quello che, invece, avevo in mente io.
Lasciai che un paio d’auto s’interponessero tra la mia e la loro, e presi a seguirli.
La pineta di Klepa era a solo due chilometri di distanza dal lungomare, ed in pochi minuti eravamo già arrivati. Li osservai parcheggiare in uno spiazzo, scendere dalla macchina e quindi inoltrarsi nel bosco, fino a scomparire nella fitta vegetazione.
Superai la loro auto ferma e, duecento metri dopo, accostai sul margine della strada, inoltrandomi di qualche metro tra i pini, e celando così quasi completamente la mia macchina agli sguardi dei passanti: scesi, chiusi le portiere, e m’infilai tra i cespugli, tornando silenziosamente indietro.
La luce del giorno era ormai scarsa e, nel bosco, le ombre si allungavano ogni istante di più, ma conoscevo la zona come le mie tasche, vista la mia assidua frequentazione di quei luoghi, e non avevo alcuna difficoltà a muovermi e ad orientarmi.
Facendo estrema attenzione mi avvicinai furtivamente alla zona in cui presumevo i tre si fossero diretti; e, infatti, ben presto la voce di uno dei due uomini, anche se solamente per un attimo, mi giunse in modo chiaro alle orecchie.
Ora sapevo esattamente dove dirigermi.
Raddoppiando le precauzioni, e cercando di evitare qualsiasi rumore che potesse metterli in allarme, giunsi alla fine a vederli, in tempo per godermi lo spettacolo che stava per andare in scena.
I due uomini e la ragazza si erano appartati in una piccola radura, circondata quasi su ogni lato da fittissimi cespugli spinosi; muovendomi con circospezione, mi appostai, a loro insaputa, a non più di cinque metri dalla donna e dai suoi due clienti.
Anche se la luce non era delle migliori, quella posizione mi consentiva di vedere più che a sufficienza il gioco che i tre avevano preso a fare.
I due uomini si trovavano in piedi, i pantaloni abbassati alle caviglie, i cazzi in erezione e protesi verso la donna: lei, in ginocchio tra loro, il top nero rialzato a scoprirle i seni abbondanti e dai larghi capezzoli rosa, impugnava le due verghe, carezzandole e lisciandole con le dita dalle lunghe unghie senza smalto.
Tra il frinire dei grilli, mi giungevano i primi sospiri e gemiti di piacere dei suoi due clienti.
Le mani della ragazza scivolavano esperte ed erotiche sulle erezioni, solleticando le cappelle con delicatezza e sfiorando i testicoli rigonfi, in un andirivieni tremendamente sensuale e lussurioso.
Silenziosamente mi aprii i pantaloni, liberai il pene, duro e fremente per la crescente eccitazione, e presi a masturbarmi, gli occhi incollati a quelle dita fatate al lavoro su quei due cazzi.
I secondi che passavano mi sembravano interminabili, nella spasmodica attesa che la ragazza si spingesse più oltre.
Finalmente, e quando la mia eiaculazione già premeva impetuosa per esplodere, la vidi accostare le labbra ad uno dei due cazzi, sfiorarne la cappella con la punta della lingua, sempre impugnando saldamente i due membri tesi allo spasimo.
Quando avevo visto la ragazza per la prima volta sul lungomare, naturalmente avevo sperato di assistere ad un qualcosa d’eccitante, ma quello che i miei occhi vedevano in quel momento andava oltre la più rosea delle speranze.
Le labbra circondarono la cappella, ed una buona metà del cazzo dell’uomo sparì nella bocca della ragazza.
La vidi iniziare a succhiare abilmente quel palo di carne che le scivolava tra le labbra, strappando intensi mugolii di piacere all’uomo che riceveva quelle splendide attenzioni, mentre l’altro, anch’esso eccitato al parossismo, si accontentava ancora del caldo contatto con la mano della donna.
Il pompino non durò a lungo: sfilandosi il pene dalla bocca, la donna voltò il viso verso la sua sinistra e, con un unico e fluido movimento, ingoiò il secondo cazzo, riservandogli da subito le stesse cure elargite al primo.
Accelerando il ritmo della sega, schizzai violentemente sugli aghi di pino che ricoprivano il terreno, godendo in maniera straordinariamente intensa.
Con il petto ansante rimasi ad osservare quella fantastica bocca al lavoro.
Ora la ragazza passava di continuo da un cazzo all’altro, riempiendosi completamente la bocca di quelle carni frementi, e conducendo, in modo inesorabile, i due uomini verso l’orgasmo.
Ad un tratto la vidi accostare entrambe le cappelle alle sue labbra, per poi leccarle contemporaneamente, le mani strette a pugno sulle aste sensibili.
Sollecitati da quella favolosa bocca, i due uomini vennero quasi contemporaneamente, gridando senza ritegno il loro piacere, e inondandole il viso con i loro getti densi e bollenti.
Nella quasi totale oscurità della sera, lo sperma bianco, che colava dalle labbra e sulle guance della ragazza, aveva assunto una tonalità così chiara da apparire quasi fosforescente, rendendo indimenticabile quell’erotica immagine ai miei attenti occhi.
Con estrema cautela mi allontanai dal mio posto d’osservazione, tornando silenziosamente alla mia auto.
Mentre tornavo verso casa, mi congratulai con me stesso per l’ottima scelta che avevo fatto: alla fine si era rivelata essere una serata eccezionale, una di quelle serate da incorniciare nel personalissimo album di ricordi della mia vita da voyeur.
FINE
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IL VOYEUR (hard)
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SEXY DREAMS – 4th (hard)
Quando, solamente tre ore fa, sono arrivato con la macchina al parcheggio del motel, lei si era appena registrata alla reception, e, tenendo in mano le chiavi della camera che le era stata assegnata, era passata davanti a me.
Io l’avevo guardata con interesse, e anche lei non mi aveva di certo ignorato, ricambiando il mio sguardo senza alcun imbarazzo.
Con passo sicuro e andatura elegante, un nero borsone da viaggio nella destra, la coda di capelli biondi ondeggiante sulla schiena, la donna si era diretta alla porta della camera a lei riservata, aprendola rapidamente e sparendovi in un attimo all’interno.
Una donna veramente attraente, avevo subito pensato, mentre anch’io mi registravo per la notte, ancora ignaro degli straordinari sviluppi di quell’insolita serata.
La mia camera era tre porte dopo la sua.
Il tempo di una rapida doccia ed un altrettanto veloce cambio d’abiti, ed ero uscito alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti.
Cento metri dopo il motel, lungo la grande strada statale, l’insegna illuminata di una rosticceria mi aveva immediatamente attirato: esattamente come una farfalla notturna è attratta dalla luce di un lampione.
Avevo aperto la porta del locale e…
E lei era lì, in un tavolo d’angolo, nell’attesa di essere servita.
Per la seconda volta in quella serata i nostri sguardi si erano incrociati all’istante, gli occhi dell’uno magneticamente attratti da quelli dell’altra.
Il locale era in pratica deserto, a parte un paio di tavoli occupati da camionisti di passaggio e diretti verso l’ancora lontana Salonicco.
Senza alcun’incertezza, mi ero diretto verso il tavolo occupato della donna, scostando la sedia e sedendomi di fronte a lei.
In silenzio c’eravamo guardati per lunghi istanti, e nei suoi occhi avevo letto la mia stessa curiosità ed il mio stesso desiderio.
Un’attrazione reciproca.
Di questo si trattava, dunque.
Un’attrazione fisica improvvisa, tanto irrazionale quanto irrefrenabile.
Avevamo quindi mangiato, quasi in assoluto silenzio, le poche frasi intessute di banalità: ma gli occhi… i nostri occhi non si erano lasciati un attimo soltanto, iniziando loro a fare l’amore prima dei nostri corpi frementi.
Dopo la cena, lei era venuta direttamente in camera mia, come si trattasse della cosa più logica e scontata.
Avevo chiuso a chiave la porta della camera, l’avevo baciata inebriandomi del suo profumo, e l’avevo lentamente spogliata, scoprendo un corpo di una grazia e di un’armonia assolutamente fuori del comune.
Quindi l’avevo accarezzata a lungo, riempiendomi le mani della sua pelle liscia e vellutata.
Alla fine era stata lei stessa a togliermi gli abiti, restituendomi tutte le carezze che io le avevo appena regalato.
Completamente nudi, eravamo crollati sul letto, travolti dalla passione e dal desiderio: in un attimo ero entrato in lei, penetrandola e riempiendola della mia eccitazione e della mia voglia di sesso.
Avevamo scopato a lungo, in una girandola di sensazioni e di posizioni, in un’esplosione continua d’orgasmi senza fine.
Ora, seduto su questo consunto e vetusto divano, dall’improponibile color aragosta, la schiena comodamente appoggiata alla spalliera e le gambe divaricate, la osservo con compiacimento, meravigliandomi ancora una volta del suo splendido corpo.
Siamo entrambi ancora completamente nudi.
Lei è sdraiata accanto a me, distesa sull’altra seduta del divano, le gambe appoggiate di traverso sulle mie: la bottiglia di vino gelato che avevo comprato prima di uscire dalla rosticceria è quasi vuota, ed i bicchieri sono appoggiati sul pavimento.
Nuda, rilassata, e così abbandonata dopo il sesso appena consumato, lei è semplicemente stupenda.
E la sola vista del suo sensuale corpo mi accende ancora una volta il desiderio.
Ho il cazzo nuovamente in erezione, così duro e pulsante come non mi succedeva da troppo tempo.
Sento ancora un’incontenibile voglia di lei, di sdraiarmi e di perdermi su quel corpo invitante che sembra solo aspettarmi.
Faccio scorrere gli occhi su di lei, gettando altra benzina sul fuoco ardente del desiderio.
I biondi capelli, ora sciolti, le incorniciano il volto dai tratti regolari, quasi cesellati dalla mano di un artista: gli occhi, grigi e profondi, le labbra, piene e sensuali, a circondare denti piccoli e così meravigliosamente candidi.
I lunghi orecchini dorati che terminano in un ciondolo azzurro, lo stesso ciondolo della collana che lei indossa: sembra essere quasi una pallina azzurra, che ora è appoggiata nell’incavo tra i generosi seni.
La sua mano sinistra è abbandonata sul divano: una mano elegante, dalle dita snelle e dalle lunghe unghie laccate di rosso molto scuro.
La destra, invece, circonda delicatamente un seno, mentre le dita pizzicano in modo malizioso il capezzolo eretto.
Scendo con lo sguardo lungo il suo corpo, sul ventre e sulla fica, appena velata da una rada peluria chiara: per un attimo penso di masturbarmi di fronte a lei, eccitandomi al solo guardarla.
Godrei intensamente, affascinato e turbato dalla sua bellezza.
Ma è il pensiero di un solo istante.
Perché è lei che vuole continuare a donarmi il piacere.
La vedo muovere le gambe: le sue cosce si allargano, mostrandomi il sesso aperto e grondante d’umori, mentre, dalle ginocchia in giù, le gambe si piegano e tornano ad avvicinarsi, fino a che i suoi piedi mi abbracciano il cazzo, in una stretta leggera e di un erotismo sconvolgente.
Ora la sua mano ha lasciato il seno, è scesa al sesso che sembra offrirsi ancora più invitante di prima, e l’indice ha preso a premere sul clitoride, con delicatezza ma senza esitazione.
Immediatamente il suo respiro torna a farsi affannoso, carico di desiderio e di libidine.
I suoi piedi sono bellissimi: affascinanti e seducenti, mi accarezzano, e quello smalto rosso così scuro, lo stesso che ha sulle unghie delle mani, e che contrasta meravigliosamente con il rosa della pelle del mio cazzo, è l’ultimo tocco che mi proietta verso il delirio finale.
Volto il viso e inizio a leccarle il ginocchio, e con la mano le accarezzo il seno.
Mentre lei si masturba, i suoi piedi scivolano esperti sul mio pene fremente, scappellandomelo sempre più a fondo, gli alluci a strofinarmi la pelle sensibile della punta.
La vedo sussultare all’intima carezza della sua mano sulla fica, preda dell’ennesimo orgasmo di quell’incredibile notte.
I piedi hanno aumentato il ritmo, masturbandomi deliziosamente: provo a resistere, ma ben presto capitolo di fronte a quel dolce supplizio.
Dalla punta del mio cazzo esplode tutta la mia eccitazione, in un fiotto di sperma, denso, bianco e bollente, e che cola eroticamente sulle dita e sulle unghie di quei due piedi da favola.
Senza fiato, svuotato d’ogni energia, resto immobile ad osservare le sue fantastiche estremità, ancora strette attorno al mio cazzo.
Mi porto un suo piede alla bocca e inizio a leccarle le dita, lentamente, accuratamente, ripulendo del mio sperma le sue unghie laccate; e, solo in quel momento di folle passione, mi accorgo di non conoscere nemmeno il nome di questa splendida creatura, meravigliosa ed unica amante di una notte qualunque.
FINE
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SEXY DREAMS – 4th (hard)
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SEXY DREAMS – 5th (hard)
Fino a quel momento la festa si era rivelata mortalmente noiosa, e non avevo più alcuna speranza che la serata potesse cambiare in meglio.
Gli invitati, quasi tutti colleghi dell’ufficio dove da anni io lavoravo, avevano fatto a gara per renderla la più classica ed ammorbante delle feste aziendali, non smettendo un solo minuto di parlare del lavoro o di spettegolare sul collega che, povero disgraziato, proprio in quell’istante si era allontanato per andare a prendersi da bere, o magari della collega che si era andata a chiudere nel bagno per rifarsi il trucco.
Malignità e maldicenze, battute pesanti e di pessimo gusto, cattiverie in quantità industriale, e quel falso senso d’allegria che in quelle occasioni sembrava non poter mai mancare.
Insomma, mi ero pentito quasi subito dall’aver accettato l’invito a quella riunione di emeriti cazzari e di idiote segretarie tirate a lucido, neanche fosse quello il ballo delle debuttanti.
D’altronde, a Patrasso c’illudiamo di essere cittadini evoluti e smaliziati, ma, in realtà, siamo più gretti e ignoranti dei contadini che vivono nel più sperduto paese del Peloponneso.
Quell’invito, però, non avevo potuto proprio evitarlo: la festa era stata organizzata dal mio collega di stanza, che voleva festeggiare (udite ! udite !) nientemeno che i dieci anni di matrimonio con quell’arpia segaligna e antipatica della moglie.
Ma questi erano affari suoi: se l’era sposata e ora se la teneva, volente o nolente.
Contento lui…
Di certo, però, si sarebbe offeso se proprio io avessi declinato quell’invito.
E la pacifica convivenza, in un ufficio, è alla base della stessa sopravvivenza impiegatizia.
- Una gran noia, vero ? -
Agnes era la segretaria personale di uno dei direttori più importanti dell’area tecnica.
Era pur vero che entrambi lavoravamo da tempo nella stessa azienda, operando, però, in settori completamente diversi: di conseguenza non avevo molta familiarità con la donna che mi stava rivolgendo la parola.
Le rarissime volte che c’era capitato di mangiare insieme alla mensa, allo stesso tavolo, la nostra conversazione era rimasta sempre a livelli di estrema formalità, non addentrandosi mai in confidenze particolarmente intime.
Insomma, fra noi non vi era una particolare conoscenza.
- Già… una vera e propria serata a dir poco ammorbante… – le risposi, azzannando l’ennesima tartina al salmone.
Agnes era sicuramente oltre la quarantina, dunque non più giovanissima, anche se bisognava riconoscere che la donna portava magnificamente la sua età.
Sposata con un pilota dell’Olympic, Agnes lavorava nell’azienda da moltissimi anni, e da sei era diventata segretaria personale di quell’alto dirigente di cui vi accennavo prima.
Malgrado lei avesse almeno una decina d’anni più di me, da un punto di vista fisico la donna non mi era di certo indifferente: notevolmente più alta della media, aveva un corpo slanciato e dalle forme decisamente provocanti, permeato di un fascino latente, quell’erotismo che solo le belle donne di una certa età possono irradiare.
L’unica parte di lei che non mi faceva impazzire, e che consideravo non proprio all’altezza del resto, era il suo viso, dalla forma un pò troppo allungata e dalla bocca eccessivamente grande.
I lunghi e lisci capelli castani le ricadevano sulle spalle, accentuando, se possibile, le caratteristiche così particolari del suo volto.
Nel complesso, però, la donna non passava di certo inosservata, e considerandone anche l’età, non era difficile ammettere che desse dei punti a molte delle più giovani e intraprendenti colleghe.
Fu così che rimasi ad osservarla, forse per la prima volta con maggiore attenzione, mentre sorseggiava il bicchiere pieno di succo d’arancia che teneva nella mano, una mano dalle dita ornate di anelli e dalle lunghe unghie smaltate di un rosso scurissimo.
- Non partecipi anche tu alla fiera del pettegolezzo ? – le chiesi, guardando la confusione che ci circondava.
- No… grazie… sopporto già a fatica tutti quelli che girano in ufficio tutto il giorno… adesso, poi… che sono quasi tutti ubriachi… -.
- Già… in effetti potresti anche togliere il quasi… tra poco vedremo qualcuno addormentarsi su un divano… -.
- Senti… ti va di fare un giro in giardino ? Ho le orecchie che mi dolgono per tutto questo vociare senza senso… -.
- Perché no ? – le risposi, contento di potermi allontanare per qualche minuto dal vuoto pneumatico di quella festa.
Uscimmo da una delle grandi portefinestre che davano sull’ampia veranda della casa del mio collega
Ci trovavamo in un quartiere periferico di Patrasso, e le ville, anche se non particolarmente grandi, erano però circondate da un ampio giardino.
Agnes camminava davanti a me, e le forme del suo corpo calamitavano in modo indiscutibile tutta la mia attenzione.
La donna indossava un pantalone blu di cotone leggero ed un top bianco, che le lasciava interamente scoperte le spalle: sandali neri dal tacco alto ne slanciavano divinamente la sensuale figura.
Forse, in altre occasioni, non mi sarei attardato a guardarla con così grande interesse, anche in considerazione del fatto che lei era notevolmente più grande di me, e molto di rado mi era successo di provare un qualche interesse per donne che avessero superato la quarantina.
Ma quella sera, complice la monotonia di quella dannata festa, i miei occhi erano magneticamente attratti da quella seducente signora.
Scendemmo i gradini della veranda e c’inoltrammo nel grande giardino: mi ricordai che qualcuno mi aveva detto che si estendeva per oltre duemila metri quadrati attorno alla casa.
Appassionati di giardinaggio, il mio collega e la moglie avevano creato un vero e proprio parco, con tratti di prato verdissimo, cespugli di fiori colorati e alberi d’alto fusto.
Era un giardino da vivere di giorno, perché a quell’ora della sera risultava essere troppo buio, a parte la zona circostante la casa, che veniva illuminata dalle luci della stessa e da alcuni bassi lampioncini.
Mi affiancai ad Agnes, e ci avviammo sul prato, l’aria fresca della sera a stemperare il caldo dell’interno della casa, raggiungendo, dopo poche decine di metri, i primi alberi di quello che voleva essere un piccolo boschetto.
Mi accesi una sigaretta, rischiarando così la fitta oscurità che in quel momento ci circondava.
- Quanto pensi che andrà avanti ancora la festa ? – mi chiese Agnes, inoltrandosi sotto gli alberi e tra i rigogliosi cespugli di sempreverdi.
- Sicuramente ancora troppo per i miei gusti – le dissi, soffiando via il fumo e la nicotina.
Adesso ci trovavamo ad una settantina di metri dalla casa, ed i rumori ci giungevano finalmente più attutiti, sostituiti, in gran parte, dal debole fruscio delle foglie, agitate da una lieve brezza notturna.
Dietro un fitto cespuglio di rose, in un angolo, intravidi la forma di una panchina in legno.
- Vieni… mettiamoci seduti un istante… – le proposi, avviandomi in quella direzione.
Lei mi seguì senza parlare, i suoi sandali che facevano scricchiolare le foglie cadute in terra.
Il buio che ci circondava era pressoché assoluto.
Schiacciai il mozzicone sotto la suola della scarpa e… improvvisamente mi accorsi della vicinanza di Agnes.
Potrà apparire curioso, ma fino a quel momento non avevo avvertito come la situazione si fosse fatta, d’un tratto, notevolmente imbarazzante.
Da soli, al buio, seduti su quella panchina nascosta, Agnes ed io sembravamo proprio una coppietta alla ricerca di un posto dove…
Sentii la mano di Agnes sfiorarmi una coscia.
Sorpreso da quella sua iniziativa, mi voltai a guardarla.
I miei occhi si erano finalmente abituati all’oscurità, e quello che mi era sembrato come un buio impenetrabile fino a poco prima, ora mi appariva come una gradevole e complice penombra.
- Agnes, io… -.
Le mie parole furono interrotte dal contatto delle sue morbide labbra, che mi baciarono, dapprima esitanti, poi con sempre maggior trasporto.
Quella che avevo al mio fianco era una donna non più giovane, certo, ma ancora bellissima e affascinante, e la mia reazione a quella sua chiara proposta fu immediata: ricambiai, e senza indugi, il suo inatteso bacio.
Quando le nostre labbra alla fine si staccarono, senza la necessità di dire una sola parola, ci alzammo dalla panchina e, rapidamente, io le abbassai il top, scoprendole le tette, grandi e dai larghi capezzoli, e ancora sicuramente toniche per la sua non più giovane età.
Le accarezzai per alcuni lunghi secondi, indugiando sensualmente con le mani sulla sua pelle, fino a quando i capezzoli si inturgidirono, mostrandomi, se mai ce ne fosse stato bisogno, lo stato di estrema eccitazione di Agnes.
Mentre i rumori della festa mi giungevano sempre più lontani e indistinti, mi appoggiai con la schiena al tronco di una quercia che si trovava lì accanto.
Cercai di attirare a me la donna, afferrandola per la vita, con l’intenzione di riprendere a baciarla e di godere del contatto con quelle sue morbide e sensuali labbra.
Ma Agnes era di tutt’altro avviso: inginocchiandosi di fronte a me, iniziò ad allentarmi la cinta dei pantaloni, fissandomi in volto con sguardo torbido e occhi maliziosi.
Nella poca luce, che debolmente rischiarava quella parvenza di bosco nella quale ci trovavamo, riuscivo però a vedere i movimenti delle sue mani, belle ed eleganti, dalle dita snelle e dalle lunghe unghie laccate di quella scura tonalità di smalto rosso che, a causa della scarsa illuminazione, mi dava l’impressione di essere quasi nero.
Con gesti abili e decisi, Agnes mi sbottonò i pantaloni, facendomeli scivolare, insieme ai boxer, all’altezza delle ginocchia: quindi, sospirando eccitata, lasciò vagare le mani sulla mia erezione, spasmodicamente protesa verso di lei, lisciandomi la verga e palpandomi i testicoli.
Il solo contatto delle sue dita mi aveva fatto rabbrividire e sussultare di piacere: socchiusi gli occhi, godendomi le sue meravigliose e delicate carezze.
Agnes iniziò a masturbarmi, in maniera lenta ed esasperante: sapeva usare le mani in modo fantastico, sfiorando abilmente i punti più sensibili del mio cazzo, dimostrandomi quanto lei fosse una donna esperta e smaliziata.
Ripensai a quello che si diceva di lei in ufficio, di quanto Agnes apparisse schiva ed estremamente seria agli occhi dei colleghi, di come si mormorasse che nessuno ci avesse mai provato veramente proprio per quel suo carattere freddo e un pò scontroso: sotto quella parvenza di distacco, però, ardeva intenso il fuoco della passione, come la situazione in cui mi ero venuto a trovare ampiamente dimostrava.
Tutti quei miei pensieri vennero spazzati via nel momento stesso in cui la bocca della donna s’impossessò della mia cappella.
Sentii le sue soffici labbra schiudersi e scivolare bollenti sulla mia carne, prendendo a succhiarmi l’asta in maniera divina.
Una mano posata sui miei testicoli, la bocca di Agnes iniziò quello che poi si sarebbe rivelato il miglior pompino che una donna mi avesse mai fatto.
Di tanto in tanto la vedevo sfilarselo dalla bocca, per farselo scorrere lungo la pelle delle guance, alternando questo erotico trattamento con sapienti carezze della lingua, e con torride leccate della cappella, strappandomi ansiti e sospiri sempre crescenti.
Le labbra di Agnes mi trascinarono in paradiso, istante dopo istante, scatenando in me un vero e proprio delirio dei sensi.
Tutto si era verificato in maniera così rapida e inaspettata che le mie deboli difese ne risultarono travolte: sentii l’orgasmo salire irrefrenabile, mentre gli occhi di Agnes si fissavano nei miei, quasi a non voler perdere un solo istante della mia esplosiva eccitazione.
L’ultimo e fugace pensiero che mi attraversò la mente, prima di abbandonarmi definitivamente alla sua bocca ed alle sue mani, fu d’assoluta meraviglia per quanto lei fosse erotica ed affascinante in quel momento, in ginocchio davanti a me, il mio cazzo nella sua bocca, la pelle chiara del suo seno che debolmente risaltava nell’oscurità.
Nel momento in cui schizzai tutto il mio orgasmo, Agnes si sfilò il pene dalla bocca, lasciandovi però le labbra posate sensualmente sulla cappella: con la mano mi strinse il pene e accelerò il movimento, masturbandomi divinamente.
Esplosi la mia eiaculazione in lunghi e bianchi schizzi, inondandole le labbra ed il mento: lo sperma, denso e caldo, iniziò a colarle sui seni ed Agnes, preda di un’eccitazione senza confini, con le sue erotiche mani se lo spalmò sulla pelle, regalandomi un’ultima e straordinariamente eccitante immagine di quella serata indimenticabile…
Sono tre anni che Agnes ed io, all’insaputa di tutti i colleghi dell’azienda, e ovviamente anche del marito di lei, spesso assente per qualche volo all’altro capo del mondo, siamo diventati amanti.
Il nostro rapporto si basa esclusivamente sul sesso, che ci regaliamo senza inibizioni e in assoluta complicità; il fatto che Agnes si avvii verso i cinquanta contribuisce, ai miei occhi, ad accrescere ancor di più il mio desiderio di lei.
E, a volerla dire tutta fino in fondo, è stata Agnes a farmi conoscere i più remoti luoghi della lussuria, i giochi erotici più intriganti e coinvolgenti, e le fantasie sessuali più estreme ed appaganti.
Credo proprio che a questo punto della mia vita, io non potrei fare a meno di lei, e tanto meno della sua dirompente ed eccezionale carica erotica.
FINE
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SEXY DREAMS – 5th (hard)
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