Un’occhiata veloce all’orologio: le 7. Laura si rigirò sull’altro lato pensando di concedersi altri 10 minuti di sonno. I pensieri iniziarono però ad affollarle la mente impedendole di riprendere sonno come spesso le capitava di lunedì. Un’altra settimana di lavoro, altre riunioni, nuove persone a cui sorridere e a cui dare una buona impressione, nuovi maschietti da far impazzire così giusto per passare un po’ il tempo. Fare la receptionist seppur nella più rinomata banca d’affari italiana, non era la sua ambizione primaria ma lo stipendio era ottimo e con una laurea in lettere non poteva far altro che accontentarsi. Certo era un po’frustrante dover assecondare i capricci di manager e segretarie petulanti. Per la verità, i manager di sesso maschile lei se li rigirava come voleva: le era sufficiente slacciarsi un bottone della camicia, piegarsi leggermente e lasciar intravedere l’attaccatura dei seni fingendo indifferenza per mandarli in visibilio, per farli arrossire e per farli diventare duri come il marmo. Le piaceva vedere quanto si eccitassero davanti alla sua sensuale camminata, quanto poco professionali diventassero quando accavallava le gambe sullo sgabello lasciando intravedere gli slip per poi accarezzarsi le caviglie fasciate da eleganti e costose scarpe alla moda. In questi momenti si sentiva potente più di quanto lo fossero loro con i loro titoli e i loro successi finanziari.
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