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Le luci di Ixia (hard)

Adoro laccarmi le unghie dei piedi e delle mani.
Lo faccio di frequente, con grande cura e attenzione.
Trovo le mie mani particolarmente aggraziate e sensuali, i miei piedi diabolicamente erotici, e valorizzare queste parti del mio corpo mi regala un piacere intenso e particolare.
Poi, una volta finito di passare lo smalto, mi piace guardarmi le mani che sfiorano le caviglie, che accarezzano e risalgono lentamente, in punta di dita, la morbida pelle dei polpacci, che lambiscono l’interno delle ginocchia, che scivolano bramose sulle mie cosce, per poi deviare verso l’esterno a toccare i fianchi e quindi risalire adagio verso il seno.
Mi piace lasciare che i capezzoli si inturgidiscano, ma senza neppure sfiorarli, stuzzicare appena la pelle attorno in una danza di dita ed unghie smaltate.
Poi mi accarezzo con gentilezza le guance, mi solletico facendo ricadere i miei lunghi capelli corvini sulle spalle, abbracciandomi e stringendomi forte da sola.
E’ in quegli istanti che mi sento felice: lascio che le emozioni dilaghino nella mia anima e sulla mia pelle, osservando il mio riflesso nel grande specchio, il viso perfetto, la linea sottile delle sopracciglia, l’intensità e la bellezza dei miei occhi azzurri, il disegno armonioso delle mie labbra, che sembrano essere state dipinte per dispensare baci al mondo intero.
E’ questo il mio rito, tutte le sere che esco, prima di prepararmi alle ore di divertimento che mi attendono: allacciarmi il cinturino dei sandali alle caviglie, infilarmi in un vestitino comodo ma che metta in risalto le mie gradevoli forme, lasciare che la mia serica pelle mostri tutta la sua tonicità, senza tutti quegli artifici che usa Melina, senza neanche un filo di rimmel.
Forse potrei apparire ancora più bella con un po’ di trucco, ma non mi interessa più di tanto.
Sono certa di stare bene così.

Soddisfatta dal mio consolidato rito personale, finalmente esco.
Anzi, per essere più precisi, usciamo.
Melina ed io.
Questa sera guida lei.
Sprofondata nei miei pensieri, attendo di conoscere la destinazione della nostra serata.
Con Melina ci si può aspettare di tutto.
Il caldo di questa interminabile estate è particolarmente afoso.
Le decine di locali dell’isola pullulano di gente.
Sarebbe facile fare incontri interessanti.
Ma Melina mi trascina (e quando me ne accorgo è ormai troppo tardi) alla festa di Ixia, un villaggio con più alberghi che case.
- Forse potremmo trovare qualcosa di meglio da fare, no ? – le chiedo quando lei ferma la macchina tra il banco di un venditore ambulante di giocattoli ed il chiosco dei panini con le salsicce.
Melina mi guarda e sorride.
- Non mi dirai che vuoi un panino… – le dico.
- E se anche fosse ? – mi risponde lei con fare beffardo e evasivo.
Biondissima, slanciata, di una bellezza da mozzare il fiato.
Melina è stupenda.
Quando la guardo e mi perdo nel suo fascino mi sento un vuoto alla dello stomaco.
Sono sicura che lei si diverta a provocarmi in modo a dir poco sfacciato.
Tempo fa, complice un bicchiere di troppo, ci siamo baciate.
Ricordo la sua scivolarmi rapida in , esplorarmi denti e gengive, mentre io perdevo quel poco di controllo che ero certa di avere e le accarezzavo beata i capezzoli.
Sono stati solo pochi attimi, in realtà.
Perché poi ci siamo guardate, forse imbarazzate dall’imprevista situazione, prendendo a ridere come due isteriche.
Non abbiamo fatto più parola dell’accaduto.

Melina continua a fissarmi, mentre con il dorso di una mano mi accarezza la guancia.
- Irini… sei favolosa, stasera… -
Non mi torturare, ti prego, vorrei dirle.
Vorrei urlarle di non accostare il fuoco alla benzina.
Ma resto in silenzio, il cuore in gola.

Scendiamo dall’auto e percorriamo qualche decina di metri.
La confusione della festa di strada ci sommerge.
Ci prendiamo per mano per non perderci nel caos.
Odori di spezie, colori sgargianti, musiche e grida… non mi accorgo di nulla.
Ci sono solo i suoi meravigliosi capelli biondi, la linea della sua schiena che si perde nel corto vestito, le sue gambe, nude e slanciate, i suoi piedi, in bilico su sandali dal tacco esagerato…
Ma dove mi stai portando, adesso che stringo la tua mano così forte da sembrare unita a te ?

Arriviamo in una stradina secondaria, lasciandoci alle spalle la confusione della festa.
Ci avviciniamo ad un’anonima porta azzurra, incastonata in un muro di un bianco assoluto.
Melina suona il campanello.
Passano i secondi e nulla accade.
Nessuno risponde.
Si sente solo lo scatto della serratura.
Sono nervosa e faccio l’atto di girarmi per andare via.
Ma lei mi blocca e mi abbraccia, sussurrandomi parole dolci.
Non capisco più nulla.
Non so nemmeno dove mi trovo.
Melina mi prende il viso tra le mani e appoggia le sue labbra alle mie, mi bacia gli occhi e con la asciuga dal mio viso quelle lacrime che la rabbia ed il nervoso mi hanno spremuto.
Quindi la sua torna alle mie labbra, le lecca dolcemente, per tutto il loro contorno: bramosa di lei, apro la e lei mi è subito dentro, languida come un cioccolatino.
Cerco di entrare con la mia nella sua , ma mi sposta di lato.
- Non temere… vieni con me… -

Entriamo e saliamo una rampa di scale buie.
- Non mi piace – mormoro impaurita – sai che odio il buio… -
Lei non mi risponde.
Apre una porta dalla quale filtra una luce dal colore indefinibile.
Melina c’è già stata qui, è evidente: l’invidia per questo suo segreto, ma anche la curiosità di scoprire cosa ci sia dietro quella porta, si mischiano alla paura che ancora mi stringe le viscere.
Docile, la seguo dietro quella porta.
Le pareti sono spoglie, arredate solo da giochi di luce bianca e gialla che le colorano, con lampade che escono dal basso, di lato, dall’alto, in una confusione incredibilmente luminosa e d’effetto: è solamente un corridoio di pochi metri di lunghezza, ma che si apre in un ampio locale illuminato di un blu soffuso, con al centro una colonna rivestita di legno e dalla quale piove un’intensa luce rossa.
Per il resto l’ambiente è completamente vuoto.

- Perché siamo venute qui ? – chiedo nervosamente a Melina
- Per fare quello che hai sempre desiderato… -
Stringo ancora nella mia mano quella di Melina, e mentre mi chiedo cosa lei abbia voluto dire, vedo un’ombra muoversi verso di noi.
Mi aggrappo alla mano della mia amica e l’ombra prende consistenza.
E che consistenza.

E’ decisamente alto, ma non in modo esagerato.
I pettorali sembrano scolpiti, così come gli addominali.
E’ completamente nudo.
Un fondoschiena da lasciarmi tramortita, due gambe dritte, sottili ma forti.
Risalgo con gli occhi lungo quel corpo maschile favoloso.
E quello che vedo mi strappa un sospiro di desiderio.
Il pene non è eretto, dalle dimensioni perfette, ed i testicoli che mostrano di dover essere svuotati urgentemente.
E’ un ragazzo bello anche di viso, sinuoso nei gesti quando si muove.

Con dolcezza stacca la mia mano da quella di Melina, che ora mi guarda con occhi carichi di libidine, la socchiusa, il respiro affannoso.
E’ visibilmente eccitata.
Il ragazzo si porta la mia mano sul petto e con una gamba s’intrufola tra le mie.
Lo cingo con le braccia mentre mi abbasso a misurare la consistenza del suo .
Gli disegno una scia di saliva, dai capezzoli all’ombelico, con il quale gioco per alcuni istanti; e poi, dall’ombelico sino ai peli del pube.
Infine risalgo quella meraviglia, ora pienamente eretta, con la punta della , fino a trovarmi a scivolare sull’asta avanti e indietro, con una lentezza esasperante.
Melina, nel frattempo, mi spoglia, mentre alla io sostituisco le labbra, non usando le mani.
Deve essere solo un gioco di .

Lo tengo su posandogli le mie labbra sensibile alla base, e poi risalendo, sempre da sotto, con piccoli e ardenti baci.
Melina ci guarda e si accarezza il seno: quindi viene a mettersi di fronte a me, e dal suo pube perfettamente depilato vedo la fica già umida per l’eccitazione.
Siamo nude entrambe.
Gli unici capi di abbigliamento che ancora indossiamo sono i sandali con i tacchi alti.

Il ragazzo si è afferrato il e si fa scivolare la mano su e giù, lentamente: io gliela stacco con uno sguardo di rimprovero e prendo a girargli attorno, eccitata come poche volte in vita mia.
Mi sento il fuoco tra le gambe.
Non mi tocco, e non mi lascio toccare: qualunque cosa mi sfiorasse la fica ora, in pochi istanti tutto sarebbe finito, ed io starei urlando il mio orgasmo.
No.
Devo assaporare ogni istante, prolungare il piacere fino e oltre il limite del consentito.

Volto il ragazzo di spalle e gli sussurro di non toccarsi.
E di non toccarmi.
Lui accetta quel mio dolce ordine senza battere ciglio.
Lo bacio sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, torno verso i capelli, scendo nuovamente.
Melina ha il viso congestionato, soffre, vuole perdere il controllo, ma ha capito quale sia il mio gioco, e rimane seduta, per terra, a gambe spalancate, fissando il ragazzo negli occhi ed eccitandolo umettandosi le labbra con la .
Ora lo sento tremare; per rilassarlo un po’ gli massaggio la schiena, poi scendo ancora e con la gli percorro tutto il filo della spina dorsale, vertebra dopo vertebra.
Ritorno in su, centimetro per centimetro, e poi, con la stessa esasperante lentezza, vado di nuovo verso i suoi magnifici glutei.
Prendo ad accarezzarli e a leccarlo nell’attaccatura in alto.
Melina geme sempre più forte: sta godendo senza nemmeno toccarsi, o magari non ce la fa più a trattenersi.
Sembra quasi piagnucolare, ma ad un mio sguardo supplichevole lei china la testa e poi la tira di scatto all’indietro, facendo volare nell’aria i suoi splendidi capelli biondi.
E’seduta sulla moquette, le gambe oscenamente aperte, ed il ragazzo è ora scosso da brividi per il desiderio animale di possederci entrambe; ma io lo costringo a stare ancora fermo, mentre con due dita inizio a sodomizzarlo.
Melina non si trattiene oltre, e prende a masturbarsi con frenesia, tormentandosi il e penetrandosi con le dita, fino ad arrivare a contorcersi dal piacere, preda di un orgasmo incontenibile.

E’ in quell’istante che vedo scendere alcune gocce da quel magnifico e, mentre Melina è stesa in terra, sconvolta dall’orgasmo, infilo di nuovo tre dita nel del ragazzo, quasi con sadica violenza, e gli mordicchio un testicolo, bloccando l’eiaculazione che sta per iniziare.
Mi sento capricciosa e lo voglio punire, non so nemmeno io per che cosa.
Melina solleva appena la testa e rimane esterrefatta per quello che si mostra ai suoi occhi: con la punta dei capelli solletico i capezzoli di quel petto virile, scendo, salgo, scendo di nuovo, finché lui non ce la fa più a trattenersi, e capisce che mi sto allagando, che il mio è duro e teso allo spasimo, che la mia non chiede altro che il suo e, con astuzia e perfidia, si tira indietro. Io cerco di toccarlo, di accarezzarlo, si sentire sotto le dita la sua pelle, e lui si sposta.
Forse lo fa per riacquistare un minimo di equilibrio, quell’equilibrio che Melina, con la sua straordinaria bellezza e con il suo fantastico spettacolo di autoerotismo, masturbandosi e godendo davanti a lui, gli ha incrinato.
O forse lo fa per punire me, rea di averlo sodomizzato con le dita.
Non so.
Potrebbe essere un insieme di tutto questo.

Tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare.
Anche Melina ora si diverte con me, accarezzandomi la schiena e le natiche con mani leggere e dita delicate.
Vogliono entrambi farmi impazzire di desiderio.
E io sto al loro gioco, e lascio che Melina inizi a percorrere la mia pelle infuocata con la sua sapiente .
Scivola lieve su di me, senza sfiorare neppure i capezzoli turgidi e la fica palpitante, indugiando invece su altri centimetri della mia pelle, strappandomi brividi di pura passione.
Lui, intanto, osserva i nostri corpi nudi e si masturba lentamente, avvicinandomi di tanto in tanto il suo svettante: ora mi permette di allungare una mano, di afferrarlo e di tirarmelo tra le labbra. Sono felice di poter nuovamente scorrere con la su tutta l’asta congestionata.
Chiudo gli occhi e assaporo la cappella…

D’improvviso esce dalla mia .
Il vuoto.
Solo il suo sapore sulle labbra umide, e che mi passo con la in continuazione.
E’dietro di me.
Sono in ginocchio, preda della sua volontà.
Sento due mani forti che mi afferrano per i fianchi, poi un dolore lancinante quando il suo mi penetra, sodomizzandomi senza riguardi.
In quel momento potrei svenire, afflosciarmi come una bambola di pezza.
Mi appoggio sui gomiti, e le braccia sembrano cedere.
Lentamente il dolore si trasforma in piacere, e l’orgasmo non tarda ad arrivare, impetuoso e straripante.
E’ una sensazione strana, mai provata con questa intensità, ma mi sento infinitamente felice.
Il ragazzo sta dando sfogo a tutta la sua tensione erotica, così a lungo trattenuta: ma io non voglio farlo venire, anche se non ho i mezzi per impedirglielo.
E’ Melina, che continua ad esplorare il mio corpo con la , ad avvertire la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi lombi stanno aumentando vertiginosamente il ritmo.
Dalla mia escono solo gemiti convulsi.
Sicuramente sono venuta più volte, di certo non nel modo che conosco, ma ogni singola fibra del mio corpo sta godendo come non mai.

Lo sento bloccarsi di colpo, e mi dispiace da morire non sentire più il suo fallo scivolare nel mio .
Noto Melina sdraiarsi a terra e farmi segno di salirle sopra.
Lo sento uscire da me.
Mi volto e lo guardo: è sudato, stravolto, il volto arrossato.
E’ bellissimo.
Gli tremano impercettibilmente le labbra.
Sta per esplodere.
Guardo Melina sdraiata che si masturba di nuovo: vuole me, ma di certo vuole anche lui.
Mi volto verso il ragazzo e gli faccio cenno di andare da lei.
Era quello che aspettava.
S’inginocchia, con le mani le allarga ancor di più le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che rovescia la testa all’indietro.
I seni si Melina sobbalzano e la le si deforma in mille smorfie di puro piacere.
Mi accosto a quei due corpi uniti e sfilo il sandalo dal piede sinistro della mia amica.
La cavigliera dorata dondola ritmicamente sul collo del piede, ed io prendo a leccarla, metallo e pelle, le sue unghie del piede laccate di rosso nelle mie pupille.
I suoi sospiri diventano mugolii animali.
Poi i mugolii si trasformano in grida d’estasi.
Dalla caviglia risalgo fino al , ed alterno la mia tra lei e quel durissimo che la sta scopando.
Melina irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo lucido di sudore.
S’inarca con un paio di colpi del bacino, distende le braccia all’indietro e vola in paradiso, travolta da un altro orgasmo che la lascia senza fiato, i muscoli ancora contratti.
Lui si stacca dalla mia amica ed entra di prepotenza nella mia .

Sono fuori di me, ma non mi permetto di toccarmi.
Continuo a leccare e a succhiare quella mazza fantastica per lunghi minuti, aiutata dalla di Melina, che sembra trasfigurata dal piacere.
E finalmente arrivo al capolinea della sopportazione.
Con una mano lo spingo per terra e gli salgo addosso.
Quando entra in me ha le dimensioni di un palo: sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad abituarmi a quella meraviglia che lui, con una possente spinta verso l’alto, mi fa vedere tutte le stelle del firmamento.
Sono come impazzita.
Inizio ad agitarmi sui suoi fianchi, sempre più spasmodicamente, e non mi accorgo quasi di Melina che se la fa leccare in ginocchio di fronte a me, continuando a godere senza sosta.
M’impalo sempre di più, sempre con maggiore velocità, insisto, spingo con tutta me stessa, mi arruffo i capelli per il piacere, rallento un attimo cercando un briciolo di lucidità, ma è troppo, non ce la faccio: mi accarezzo il seno, uso la per inumidirmi la punta dell’indice e vado a torturarmi i capezzoli.
Getto la testa all’indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le mani sui pettorali, e godo in modo così travolgente che con le unghie lo faccio sanguinare.
Me ne accorgo e serro i pugni sui suoi polsi, e spingo, spingo così forte da urlare oscenità e frasi sconnesse, spingo senza mai un attimo di pausa, un calore quasi insopportabile che s’irradia dal basso ventre, e mi gira la testa, non capisco più niente, mi accanisco su quel infinito.
Lo sento ingrossarsi a dismisura e cavalco, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un’improvvisa esalazione dell’anima, un colpo alla dello stomaco.
Ed urlo.
Impazzita.
Non più collegata alla realtà che mi circonda.

Quando torno in me, dopo un tempo che non so quantificare, mi fermo un attimo.
Riprendo fiato.
Vedo Melina che freme di piacere nella del ragazzo.
Vado nuovamente in estasi e ricomincio, più veloce di prima: sono tutta indolenzita ma continuo nella mia cavalcata, ed esplodo ancora, e poi ancora, e poi di nuovo.
Ma non riesco a staccarmi da lui.
Solo quando sento i miei muscoli cedere capisco che è arrivato il momento.
Mi lascio cadere di lato.
Lui si alza e si allontana di qualche decina di centimetri.
Melina si mette in ginocchio sopra la mia , e mi ritrovo il suo tra le mie labbra.
La saetta famelica, e lecco le grandi labbra, e bevo quel fiume di piacere che la inzuppa; la penetro con una, due, tre dita, mentre quel palo stupendo va a riempirla da dietro, inculandola poderosamente, strappandole altri orgasmi irrefrenabili.
Ora la fa urlare, muovendo i fianchi instancabili con crescente velocità, finché un suo rantolo, a stento represso, non mi annuncia l’imminente ondata.
Tutto avviene in un attimo.
Esce da una Melina ipnotizzata e sconvolta e schizza il suo seme caldo sul mio viso, sul mio seno, sui miei capelli.
Si siede, esausto, sfinito nel corpo e nella mente.
Melina si accosta a me e mi spalma sul corpo con quel liquido bianco e denso, per poi ripulirmi tutta, leccandolo fino all’ultima goccia.
Sono in trance.
Credo di morire.

Quando ci svegliamo il sole è già alto.
La stanza ora mi appare più piccola della sera prima.
Il ragazzo è sparito.
Vedo Melina, ancora esausta, che mi sorride.
- Ti è piaciuto ? -
- Sì – mormoro in risposta, godendo della sua splendida bellezza e sapendo di amarla.
Sorride.
Si sdraia al mio fianco ed inizia ad accarezzarmi il seno.
Poi la sua mano scivola sul mio ventre.
E’ pronta a ricominciare.

FINE

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Rossella (racconto di occhiverdeoliva)

Si chiamava Rossella. La incontrai un giorno in cui ero di turno per Servizio Clinico. Eravamo entrambe studentesse di medicina, lei al sesto anno, io al primo. Succede molte volte di incontrarsi in sala lettura, nei corridoi o stipate negli ascensori degli ospedali, di scambiarsi qualche normale formula di saluto cortese, ma infondo, non ci si conosce mai abbastanza. Così io non conoscevo Rossella, non la conoscevo nel suo carattere, nei suoi pensieri, nei suoi interessi, ma la conoscevo nel suo corpo. Sapevo delle pagliuzze azzurre nei suoi occhi verde intenso, sapevo del profumo di frutti che emanavano i suoi capelli al mattino. Era alta, snella e aveva il corpo tonico di un’amazzone.
Fu un Venerdì sera alla fine delle lezioni che le nostre strade si incrociarono, sotto un cielo blu notte incastonato in una trama di nuvole grigie, circondate da un vento pungente d’inizio gennaio, io e Rosella diventammo amanti.
Era affacciata sul motore della sua Fiat Croma che evidentemente l’aveva abbandonata. Aveva il viso contratto in un’espressione di disappunto. Per andare alla mia macchina dovevo passarle vicino. Eravamo sole nel parcheggio e la gendarmeria era lontana. Mi avvicinai.

“hai bisogno di una mano?” – le chiesi –
“si, ho la batteria scarica. Contavo di cambiarla domani mattina, ma ha deciso di lasciarmi prima” – rispose sorridendo gonfiando le gote sbiancate dal freddo.
“hai i cavetti?” –aggiunse-
“no mi dispiace, ma ho il numero di un elettrauto. Possiamo chiamarlo e chiedergli di venire” – risposi
Acconsentì. Chiamò l’elettrauto ma non rispondeva nessuno. Guardai l’orologio: erano già le 9 di sera, quando si dice il servizio italiano! Era evidente che non sarebbe venuto nessuno a quell’ora, così le proposi un passaggio.
“dove abiti? Ti do un passaggio fin dove posso”
“Abito ai Parioli” – rispose in tono amichevole, aggiungendo: “I miei mi hanno comprato un piccolo attico quando sono venuta a studiare a Roma”.
M risultò evidente ora perché, così giovane, avesse già una macchina così grande.
“Ma allora abitiamo vicine! Io sono del Nuovo Salario”.
Scoppiammo a ridere insieme. Prese le sue cose e saltammo in macchina.
Nello stesso momento scoppiò un violento temporale, e il vento era talmente forte che gli alberi si piegavano come un giovane virgulto scosso da un’impertinente mano infantile.
“ti dispiace se aspetto 10 minuti prima di partire? La strada è troppo pericolosa con questo tempo”. In effetti le uniche due strade che collegavano la nostra facoltà al resto del mondo erano entrambe di campagna, una con i tornanti, e un’altra senza illuminazione.
Restammo a chiacchierare per diversi minuti, scoprendo come i nostri interessi collimassero alla perfezione, come il mio amore per la danza del ventre completasse il suo per il folklore arabo, come la mia predilezione per il sushi, la sua infarinatura della giapponese. Si creò un bellissimo feeling.
Un tuono caduto a 30 metri da noi ci fece sobbalzare.
Era passata più di mezz’ora d8al nostro incontro e già ci conoscevamo come amiche di sempre.
“non credo che sia il caso di partire. Non accenna a calmarsi, aspettiamo ancora 10 minuti. Intanto, vogliamo passare dietro che così stiamo più comode?” mi disse con uno sguardo talmente profondo che mi sentìi il cuore in gola. Con un’agilità degna di una ginnasta saltò sui sedili posteriori: aveva un sedere bellissimo. Mi sentii bagnata. “Ma non sono lesbica!”pensai. Quando fu il mio turno, notai che nel mentre sbirciò nella scollatura provocante del mio maglione. Li indossavo anche con il brutto tempo, adoravo il modo in cui mi esaltavano il punto vita.
C’era una strana luce, quel tanto che bastava per proiettare sulle nostre figure, le strisce che le gocce d’acqua disegnavano cadendo lungo i finestrini. Queste gocce fantasma scivolavano dal collo, dai capelli, lungo la mani e nell’incavo delle cosce. Ero stranamente agitata e non capivo da cosa.

“Sei fidanzata?” mi chiese Rossella.
“Si ma adesso è un periodo particolare, ci siamo presi una pausa di riflessione. Lui insiste sul fare certe cose che a me non vanno”.
“quali cose?Ti ha chiesto di partecipare a Miss 2007? No perché il mio me lo propose!” Sorrisi e timidamente aggiunsi:”Vuole una prova d’amore, ma io non sono pronta”.
“Fai bene, nessuno ti costringe, sei tu che prima di tutto devi volerlo. Fallo solo se ti senti pronta e se credi che lui ti ami veramente”.
Un secondo fulmine cadde a pochi passi dall’auto:ci spaventammo a morte e in un secondo ci trovammo abbracciate l’una all’altra. Sentivo il suo seno da terza premere contro il mio e il calore delle sue braccia attorno alla mia vita. Era una doccia fredda. Tremavo per l’agitazione. Non so perché, iniziati a tremare e a piangere. Quello spavento aveva smosso tutta l’agitazione che mi portavo dentro come una corazza che piano piano, si stava sciogliendo. Rossella mi avvicinò a me, mi strinse al suo petto e non disse nulla. Sentivo premere sulla guancia il suo capezzolo enorme. Le mie mutandine erano completamente bagnate. Con un gesto delicatissimo, mi prese il viso tra le mani, lo avvicinò al suo e mi baciò. Quasi mi si fermò il cuore. Non dicemmo una parola. Avevo gli occhi pieni di lacrime, le labbra gonfie perché avevo pianto.
Mi guardò e disse: “Sei bellissima”.
Mi fece appoggiare dall’altro lato della macchina, e si sdraiò vicino a me. Infilò la sua mano sotto il maglione e si fece strada verso il reggiseno. Scostò il merletto e graffiò il mio capezzolo con la punta dell’indice laccato di rosa. Mi venne la pelle d’oca. Aveva capito che ero attratta da lei e che quell’odore che impregnava l’aria nell’auto già da diverso tempo, era l’odore del mio sesso che ansimava di venire allo scoperto. Mi alzò il maglione fin sotto il mento e mi slacciò il reggiseno. Affondò il viso nei miei seni, facendo scivolare la sua tra l’incavo delle ascelle e la prominenza delle . Sdraiata sopra di me come un predatore sulla sua innocente preda, serrava le sue labbra sopra il mio petto, stringendolo tra le dita e avvicinandolo al viso. Il mio era gonfio, aspettava solo che la sua amante scendesse a farle visita.
Le misi le mani tra i capelli e le massaggiai la cute, volevo guidarla verso il mio sesso, avevo troppa voglia di lei. Feci scivolare una mano lungo la sinuosità della sua schiena e raggiungi il suo culo. Infilai una mano sotto i jeans ed accarezzai la pelle, strinsi le dita per sentire i suoi muscoli. Presi il filo del perizoma che le correva tra le chiappe e lo tirai verso di me. La stoffa si insinuò tra le labbra della sua micetta e questa volta, percepii il suo odore. Rossella si ritirò lontano da me, abbassò i miei pantaloni ed allargò le labbra del mio sesso. Baciò il e con la punta della iniziò a farlo saltare su e giù: lo prese in e lo succhiò e lungo, con molta forza. Ebbi un orgasmo e le venni in faccia. Dal mio sesso colava quel nettare che lei adorava, e continuava a leccarlo insinuando la tra le pieghe della mia vagina. Tremavo dal piacere, ansimavo ed accarezzavo la sua testa per tenerla serrata contro il mio sesso.
Poi la tirai verso di me e la baciai: le sue labbra avevano il mio sapore. Mi girò la testa. La feci sdraiare e le infilai due dita dentro, poi tre. Era bollente e molto umida, era un lago di piacere. Succhiai le sue con violenza perché volevo possederla, volevo avere un duro e grosso per aprirla e farla godere, ma avevo solo due mani ed una . Presi tra i denti il e le riserbai lo stesso suo trattamento che pochi minuti prima mi aveva fatto godere come un puttana. Con un gridolino, mi riempì la di sborra femminile. Assaporavo voracemente la sua perché volevo farla venire dieci, cento, mille volte per merito mio.
Adoravo il suo corpo, adoravo la sua .
Io e Rossella eravamo amanti.

FINE

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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

Questo racconto racchiude la storia realmente vissuta da una coppia di amici. Li ho conosciuti perché si sono messi in contatto con me dopo la lettura dei miei racconti. Mi hanno scritto sinteticamente la loro storia e mi hanno pregata di tirarne fuori qualcosa. Poiché la trama mi ha intrigata mi sono messa al lavoro ed è venuto fuori il racconto: “Le voglie di Anna” che si sviluppa in due puntata.
Loro l’hanno letto e sono rimasti contenti e mi hanno esortata a pubblicarlo. Ho esaudito il loro desiderio e spero che il racconto trovi il favore dei lettori.
È ovvio che questo racconto è dedicato all’amica protagonista e a suo marito.

È la storia di una coppia di coniugi. Lei Anna 48 anni, alta 1,65, una seconda di seno, un bel fisico interessante, un bel sederino che mette in mostra solamente quando indossa abiti molto aderenti.
Lui, Lorenzo 52 anni, alto 1,75, leggermente soprappeso ha una classica pancetta da commendatore.
Sono entrambi docenti in un Liceo della loro città. Lei, pur essendo una donna decisamente affascinante, è arrivata vergine al matrimonio. Lui non ha avuto storie con altre donne prima di sposarsi. In ciò avrà sicuramente influito la preoccupazione di avere un cazzo piccolino. Ha conosciuto Anna nel posto di lavoro. Erano e ancora oggi sono colleghi. Anche lei aveva le sue fisime e, pur avendo voglia di stare con un uomo, faceva di tutto per non farsi notare. Un giorno di pioggia Anna accettò il passaggio in macchina che le offrì Lorenzo e d’allora ebbe iniziò la loro storia. Il fidanzamento fu breve e, pur non essendo più giovanissimi, arrivarono al giorno fatidico entrambi vergini. Infatti il senso di rispetto di lui e la discrezione di lei non li hanno portati oltre allo scambio di qualche bacio.

Fino ad allora l’unico piacere sessuale che entrambi avevano provato era quella che veniva dalle masturbazioni.
Anna, pur non avendo avuta occasione di vedere altri cazzi, nella prima notte di nozze scopre che il fallo di suo marito non è un granché. Inoltre riscontra lui soffre pure di eiaculazione precoce. La prima notte non è un fiasco totale perché, finalmente, dopo la seconda venuta, lui riesce a scopare la moglie. Del suo primo rapporto sessuale Anna ha il ricordo di un leggerissimo fastidio, per la rottura dell’imene, e del cazzo di Lorenzo arrossato dal suo sangue. Cosa sia e godimento inutile parlarne.
Lei, dopo la delusione della prima notte, ha fatto l’abitudine ai due difetti del marito e poiché non si vive di solo cazzo, è riuscita a conoscere meglio Lorenzo e a trovare insieme il modo di potere godere lo stesso. La lingua di lui è sempre stata un’alternativa al pene e da buon linguista è riuscito a dare alla compagna quello che il cazzo fallava.
Il loro menage ha vissuto un momento di crisi circa sei anni fa. Essendo entrambi persone intelligenti, sono riusciti a dare una scossa e superare il momento negativo grazie alla scoperta della visione di film hard. Dopo ogni visione sentivano la voglia e il desiderio di fare e in tal modo riuscivano a soddisfare le voglie dei loro sensi.
La loro vita coniugale scorre su questi binari fino a quando non decidono di fare una vacanza a Capo Verde.

Nel meraviglioso arcipelago posto nell’oceano Atlantico, Anna scopre la sua calda natura di donna. Conosce un ragazzo indigeno. Appena lo vede il suo corpo ha un fremito. Percepisce una fitta, a lei fino ad allora sconosciuta, nel basso ventre. Il ragazzo ogni volta che l’incontra la saluta servilmente e le sorride con i suoi meravigliosi denti bianchissimi. Ad ogni suo sguardo Anna rimane sconvolta. Verso quel bel giovane, dal corpo sodo e tutto muscoli, intuisce di avere un debole. Una notte svegliandosi inizia a pensare di trovarsi tra le braccia del ragazzo. Si meraviglia moltissimo che a tale pensiero la sua femminilità inizia a inumidirsi e a prudere. Scopre sensazioni mai provate ma che le risultano molto piacevoli. Allora per la prima volta da quando è sposata si trova a scandagliarsi la passera con le dita. Percepisce il clitoride teso e lentamente inizia a menarselo. Soffoca i suoi gemiti per non farsi sentire dal marito, che le dorme profondamente accanto, e quando soddisfatta e col corpo tutto tremante per il piacere provato viene mette la mano stretta e si tappa la per paura che i suoi succhi femminei possano macchiare le lenzuola. Si alza, va in bagno, si lava la e poi, col seno ancora palpitante dal piacere provato, si rimette a letto. Si addormenta poco dopo ma nel suo cervello è scattata una molla.

La mattina seguente avrebbero dovuto fare un’escursione. Lei con una scusa resta al villaggio mentre Lorenzo va a farsi la gitarella.
Ormai le sue idee sono chiare. Appena vede il ragazzo di colore invece di scansarlo, come ha fatto fino ad ora, si ferma e gli sorride affabilmente. Lui si avvicina e dice: la signora non è andata in escursione? … Vuole venire a vedere il villaggio con ?
Anna accetta e in breve si trova in una insenatura meravigliosa e solitaria. Indossa un bikini e sopra un trasparente copricostume. Il ragazzo l’invita a fare il bagno. Lei sorridendo si leva il copricostume e entra nel meraviglioso azzurro mare. l’osserva e levatosi i pantaloncini si tuffa in acqua completamente nudo. Anna rimane abbagliata da quello che vede. Mai, dal vivo, aveva visto cazzi all’infuori di quello piccolino del marito. I cazzi grossi li aveva scoperti nei film hard che aveva visionato insieme a Lorenzo. Il cazzo del ragazzo è di una lunghezza e grossezza che mai avrebbe pensato.

Lui si avvicina e la prende tra le braccia. Percepisce le voglie della donna e insinua le sotto il reggiseno. Lei non si oppone. Le piacciono le dita che stuzzicano i capezzoli che al contatto diventano ancora più duri. Ansima e sospira di desiderio. Mai il suo corpo ha vibrato in tal modo. Ora una mano del ragazzo s’intrufola nello slip. Lei, ormai in trance, allarga le cosce e si fa toccare la . Il ragazzo sospirando la prende tra le braccia, esce dall’acqua e l’adagia sulla sabbia bianca e sottile. Prima le sgancia il reggiseno e poi le sfila lo slip. Anna lo lascia fare perché orami è decisa a godersi il piacere che sicuramente sarà capace di darle quel meraviglioso membro teso e che le palpita sotto il naso.
Si abbandona alle carezze di che la mandano in estasi. I suoi gemiti diventano incontrollati e liberi da freno quando lui la penetra con il suo immenso pene. Il cazzo sembra un martello pneumatico che la stantuffa a lungo instancabilmente e la fa venire copiosamente una marea di volte. Il membro le riempie tutta la vagina e lo sente urtare sul collo dell’utero. Ad ogni colpo il suo corpo viene percorso da scariche e vibra tutto. Dopo l’ennesima venuta sente che pure lui è sul punto di scoppiare. La sua preoccupazione è che gli venga dentro la . Invece , che ci sa fare, al momento giusto lo tira fuori e sborra i suoi infiniti fiotti sui peli del pube, sulla pancia, sulle tette e sul viso di Anna che inconsciamente lecca lo sperma che si adagia nelle vicinanze della sua e lo trova di suo gradimento.

Rimessi reggiseno, slip e copricostume rientrano al villaggio. Grande è la sua sorpresa quando scorge Lorenzo che l’aspetta seduto ad un tavolino del bar. è ancora vicino a lei e la sensazione che suo marito abbia capito tutto si fa strada nella sua testa. Infatti Lorenzo, vedendo lo splendore del suo viso fa una smorfia che lei non riesce a comprendere se di piacere o di fastidio. Ha paura che lui abbia intuito qualcosa di quello che è successo.
Saluta il ragazzo e si dirige verso il marito. Ha paura della sua reazione ma non succede nulla. Apprende che è tardissimo e arriva alla conclusione che quel ragazzo l’ha scopata e sollazzata per quasi 4 ore, cosa mai successa a lei. Il marito non sembra rabbuiato, le propone di prendere un aperitivo e lei accetta senza indugi. Dopo si recano in camera per vestirsi e recarsi al ristorante.
Durante il pranzo si accorge che Lorenzo la guarda con occhi particolari. Non sembra incazzato ma piuttosto sembra desideroso di conoscere quello che lei ha fatto.
Stanno passeggiando in riva al mare quando lui chiede: sei stata con quel ragazzo? Lei annuisce e cerca di bisbigliare qualcosa. Lui sorridendo dice: ti è piaciuto? La sua risposta è affermativa. Allora lui fa: dai! Raccontami cosa avete fatto. Anna, che non si aspettava questa richiesta, rimane un poco imbarazzata ma poi dopo veloce riflessione conclude che è meglio raccontargli tutto.

Mentre parla si accorge che il ricordo le provoca un bel prurito nella femminilità che inizia a inumidirsi e a farle venire la voglia di essere ancora presa dal ragazzo. Lui pende dalle sue e ascoltandola l’osserva sorridendo. Quando lei termina lui tra lo stupore di Anna dice: il tuo viso mi dice che hai voglia di rifarlo, se devi incontrare nuovamente voglio esserci pure io presente. Oggi sono rientrato anzitempo dall’escursione e il portiere dell’albergo mi ha detto che ti eri allontanata con . Ti ho vista da lontano mentre lui ti scopava e la cosa mi ha eccitato tantissimo. Anna lo ascolta quasi incredula e poi dice: se a te piace vedermi mentre scopo col ragazzo per me sta bene, l’importante è che io godo come ho goduto questa mattina e tu non ti devi adombrare del mio godimento. Lorenzo sorridendo bofonchia: su questo potrai stare tranquilla. Vederti, anche se da lontano, mi ha data una gran carica erotica.
In camera lui le chiede di farlo. Anna acconsente e si rende conto della grande differenza che c’è tra il cazzetto del marito e il cazzone robusto del ragazzo.

Il pomeriggio scorre normalmente tra un bagno, una bibita al bar e una distensiva passeggiata. Dopo cena nel fare un giro attorno al villaggio s’imbattono nel ragazzo. Anna lasciando indietro il marito si avvicina a e gli dà appuntamento per l’indomani. Nel vederlo sente una fremito nella e chiudendo gli occhi non può trattenere un profondo sospiro.
Ora è nel letto e tarda a prendere sonno. Il lento russare di Lorenzo le fa capire che sta dormendo mentre lei si crogiola rimembrando la sua vera prima scopata. Il ricordo della carnosa che le succhia i capezzoli e che lecca vigorosamente la le fa accapponare la pelle mentre un fremito la percorre per tutto il corpo. Sarebbe bello averlo accanto prendergli in mano il grosso e lucido cazzo e leccarlo tutto. Il pensiero la eccita ancora di più. Pensa che mai ha fatto un pompino completo a suo marito. Al ragazzo non solo lo farebbe ma si ciuccerebbe tutto lo sperma che i suoi coglioni generosamente producono. Non riesce più a fermarsi. La sua mano è quasi tutta dentro la e lei si titilla vigorosamente piccole e la clitoride. Geme soffocando i suoi lamenti di piacere per non svegliare Lorenzo. Finalmente l’ liberatorio l’invade e tremando tutta sente gli spruzzi della sua vagina che le imbrattano le cosce e bagnano il lenzuolo. Questa volta non si preoccupa di sporcare le lenzuola e si gode in pieno la venuta. Calmati i sensi il sonno ristoratore la coglie discintamente con le cosce oscenamente divaricate e tutte bagnate dei suoi succhi.

Il giorno seguente si sente decisamente di buon umore. È veramente tranquilla ed allegra. Dopo la colazione risale in camera e si prepara.
Cerca tra i costumi che ha portato quello più eccentrico e che non ha mai voluto mettere perché, essendo molto sgambato, si insinua nel solco del culo lasciandole nude tutte le natiche. Si guarda allo specchio e si rammarica di non avere mai voluto comprare un perizoma. Ora sarebbe stato bellissimo potere mostrare al ragazzo e al marito le sue sode natiche tutte scoperte. Pazienza! Si dice vedendo che lo slip indossato già incomincia a insinuarsi tra le sue chiappe. Il reggiseno non lo mette. Sente le sue piccole mammelle sode e decide di lasciarle libere. Si avvolge in un pareo multicolore e si trova pronta per andare incontro ad un’altra meravigliosa giornata di .
Il ragazzo si fa trovare fuori dell’hotel sopra a un fuoristrada. Vedendoli sorride in modo affabile. Si salutano e lei prende posto davanti, Lorenzo dietro. Anna sedendosi fa in modo che il pareo le scivoli leggermente dalle spalle col risultato che il ragazzo può ammirare le rotondità delle sue tette.
guida per una diecina di minuti lungo la spiaggia e si ferma davanti ad una capanna costruita con foglie di palma.
Scende e si precipita ad aiutare Anna. Materialmente la prende tra le sue braccia e la conduce proprio davanti l’ingresso della capanna. Lorenzo nel vedere come il ragazzo solleva la sua donna tra le bracca ha un fremito e sente il muoversi. Lei entra, la stanza è bella linda e con due giacigli ben ordinati. Si toglie il pareo e si piazza davanti al ragazzo. Questi la guarda le palpa entrambe le poppe e poi dice: signora tu essere veramente bella! Le sue parole la incitano ad osare e decisamente dice: levati il pantaloncino voglio vedere il tuo meraviglioso cazzo! Lui sorridendo fa scivolare lo short e le mette sotto il naso il cazzo che tende ad alzarsi. Voglio succhiartelo tutto! Esclama Anna nel mentre si sfila lo slip.

si stende sul giaciglio. Il suo cazzo ora è bello consistente e teso. Lei si avvicina, s’inginocchia e lo stringe tra le . Le sue dita non riescono a cingerlo tutto in quanto è veramente grosso. Le riescono a coprire solamente poco più della metà di quel cazzo. Tasta i coglioni e li trova belli pieni. Ora le sue si muovono lentamente lungo tutta l’asta dura. Parte dai coglioni e arriva fino alla cappella. Mette la punta del suo indice nel buchetto del glande trasmettendo al giovane sensazioni piacevoli. Ora vuole conoscerne il sapore. Abbassa la testa, spalanca al massimo le e finalmente realizza il sogno di averlo dentro la sua infuocata. Lo sente che le arriva nella gola ma si rende conto di averne preso dentro appena un terzo. Percepisce il glande palpitante che le si muove in ed immediatamente viene assalita dal suo primo .
Per alcuni secondi si ferma come a voler assaporare il sapore del muscolo che le riempie la , poi inizia a leccarlo per lungo. Dal buchino arriva giù fino ai coglioni, poi risale e con la punta della lingua solletica nuovamente il buchino. Nel frattempo il ragazzo le pastrugna la e il buco del culo con le sue dita enormi. Lei ansima e vibra di piacere. Con la coda dell’occhio vede il marito che ha il suo cazzetto in mano e si sta segando. Non gliene fotte niente di Lorenzo. Vuole godere da maiala e allora inizia a succhiare rumorosamente il cazzo che ha in . Leccate, succhiate, pompate, le dita di lui nella e nel culo in breve la portano alla soglia del piacere al quale lei si abbandona completamente. In breve il piacere l’invade e gridando gioiosamente viene inondando con i suoi succhi vaginali le del ragazzo che non potendone più le scarica in tutta la bianca e densa produzione dei coglioni. Lei ingoia tutto quello che può ma una buona parte le scivola sul mento e poi sulle tette.

Dopo l’ si sdraia sul giaciglio per riprendere fiato. Nota che il ragazzo, malgrado sia venuto e abbia sborrato a lungo, ha il ancora teso. Qualche gocciolina brilla sulla punta del pene allora, ingordamente, si solleva su un braccio, lecca con la lingua la gocciolina e poi, come a ringraziarlo scocca un sonoro bacio sulla lucida e immensa cappella.
Tutta nuda va a tuffarsi nel mare azzurro. Nuota per alcuni minuti mentre l’affianca e le sta vicino. Poi, come presa da un pensiero, si avvicina alla riva. Appena sente la sabbia sotto i piedi si solleva e si dirige verso il marito che si trova sulla battigia. Sembra Venere che esce dalla schiuma del mare. Non appena l’acqua le arriva sotto le mammelle percepisce due che l’abbrancano per i fianchi e subito dopo sente la punta del cazzo del ragazzo che si adagia nella fessura del suo culo. Ricominciano i brividi mentre la inizia nuovamente a palpitare. Il ragazzo la fa mettere in ginocchio la dove l’acqua le arriva a mezza gamba. Nella nuova posizione la sua eccitazione aumenta per due motivi:
1 la risacca del mare le carezza la e il culo provocandole nuove e piacevoli sensazioni;
2 le dita del ragazzo le percorrono in lungo lo spacco che dall’ano va all’estrema sommità della dove la clitoride si erge fantasticamente tesa.
Le viene il pensiero: per caso me lo vuole mettere nel culo? La riflessione le crea una scarica tra le cosce. È convinta! Vuole provare quel bel cazzo nel suo culo vergine. Sentirà dolore? Sicuramente sì! Poi le sovviene che alla fine pure il dolore porta piacere!
Il ragazzo sembra capire i suoi pensieri ed inizia a insinuare nel buchetto un dito. Capisce che ha il culo intatto e allora la solleva tra le braccia e la conduce nella capanna. Apre lo sportello di un mobile e prende un’ampollina. Bagna il dito con il liquido e poi lo insinua nel buco del culo di Anna. Ora va meglio e il dito scivola lentamente dentro. Il ragazzo ripete l’operazione ed ora sono due le dita che penetrano nel buco. Le ruota a lungo e quando capisce che l’ano si è allargato riunge le dita e questa volta ne ficca tre nel bel culetto di lei che aspetta ansiosa di godere.

Il ragazzo fa scivolare alcune gocce di olio d’argan nel buchetto e poi si unge per benino il cazzo. Il corpo di Anna vibra mentre lei aspetta la nuova esperienza con eccitazione e preoccupazione. Eccitazione perché ormai è convinta di farsi inculare, preoccupazione perché sa che avrà dolore. Sente il glande di lui che poggia sul buco e aspira profondamente aria. Durante l’aspirazione lui ha fatto pressione e il glande si è fatto strada nel buchetto. Si sente squarciare il buchetto ma stringe i denti e sopporta. Una nuova aspirazione e un altro pezzetto di cazzo le entra dentro. Sente dolore ma pure piacere. Anzi il piacere supera il dolore. Altra aspirazione ed ancora un altro pezzetto di cazzo si insinua dentro. In un film porno aveva visto che la protagonista per farsi inculare meglio si sforzava come se volesse evacuare. Allora succede quello che mai si sarebbe sognata. Buona parte di cazzo le entra nel culo e lei si sente come strappare le viscere. Un bruciore l’assale ma nello stesso tempo una sensazione piacevolissima le percorre le membra localizzandosi nella , nel culo e nelle tette.

Il ragazzo intuisce che non le può ficcare nel culo tutto il suo cazzo e allora si ferma a metà e comincia lentamente a fare dentro fuori. Anna non ce la fa più ed inizia a gridare e per il dolore ma anche per il piacere che prova. Grida: nooo! … Rimettilo dentro! … Quando lui glielo sfila lentamente. Il dentro fuori del cazzo del ragazzo la porta alla soglia di un sublime godimento anche perché le stuzzica contemporaneamente la clitoride e i capezzoli. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Appena lui le è di fronte gli grida di leccargli la . Ora la lingua di Lorenzo le lavora la , il cazzo del ragazzo le riempie il culo e lei si strizza i capezzoli. Questo piacere dura alcuni minuti. Poi non ce l’ha fa più e viene gridando come una baccante. Mentre i suoi schizzi femminei imbrattano il viso del marito il cazzo di scoppia dentro il suo culo. È un attimo. Ha la sensazione che il cazzo le stia squarciando il retto. Subito dopo percepisce i caldi fiotti di sperma che le riempiono il canale e contemporaneamente una scarica per tutto il corpo le fa gridare al mondo tutto il suo godimento di donna.

In sala pranzo fa fatica a stare seduta Il culo le brucia un poco ma si aspettava di peggio. Il fastidio l’ha avuto ma il piacere ha offuscato il dolore.
I rimanenti giorni a Capo Verde sono stati per lei momenti di vera goduria. Non solo per lei però. Anche Lorenzo ha goduto moltissimo nel vedere la moglie tirare pompini al ragazzo, e si crogiolava menandosi quando la chiamava violentemente e la inculava altrettanto violentemente.
Prima di andare in aeroporto Anna saluta calorosamente e dicendogli: grazie di tutto, lo bacia nella ficcandogli dentro la lingua.
L’aereo è decollato. Lei finge di leggere ma nella realtà è assorta nelle sue riflessioni. Un pensiero fa continuamente capolino nella sua testa: e ora? Come farò a soddisfare le mie voglie?
Pure Lorenzo finge di leggere ma invece pensa di essere inadeguato per soddisfare la moglie. Si ripromette: appena a casa debbo trovare un rimedio. Non posso lasciarla come ho fatto fino ad ora.
A casa lui gli confessa di essere felice di averla vista godere e che ora cercherà in tutti modi di trovare qualcuno che la possa farla godere cosi come l’ha fatta godere a Capo Verde.
Lei lo ascolta in silenzio e quelle parole le aprono uno spiraglio nel il suo futuro di donna.

- continua -

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Le voglie di Anna – parte prima (racconto di Paola28)

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

Lorenzo è di parola. Incomincia a cercare, tramite internet, superdotati per la moglie ma non solo per lei. Il vedere la miriadi di cazzi che gli mandano in foto gli crea eccitazione e più di una volta è costretto a ricorrere alla masturbazione.
Contemporaneamente si rivolge pure ad una agenzia per la ricerca di un maschio di colore da assumere come domestico.
Con l’agenzia è più fortunato poiché dopo pochi giorni lo mettono in contatto con un nigeriano a cui sta scadendo il permesso di soggiorno. La corporatura di questo gli ricorda Jamel. Stessa altezza, stessa muscolatura stessi occhi intelligenti, … speriamo stesso cazzo pensa tra se. Prima di assumerlo però è deciso a controllargli di persona il sesso.

Lo porta a casa quando sua moglie non c’è. Gli fa vedere la casa e la stanza a lui destinata. dà l’impressione di essere rimasto contento. Vedendogli nel viso un sorriso compiaciuto gli fa la richiesta: mi fai vedere il tuo sesso: subito dà l’impressione di non avere capito. Lorenzo allora ripete la richiesta e si aiuta con dei gesti. Il ragazzo capisce e sorridendo si abbassa i pantaloni. Lorenzo rimane a bocca aperta nel vedere il gran cazzo che ha messo in mostra. Vorrebbe prenderlo tra le mani ma si trattiene. Con un sorrisino nervoso dice: ok puoi coprirti, penso che mia moglie sarà contenta di te.
Nel riaccompagnarlo gli fissa un appuntamento per l’indomani mattina. Tramite qualche amico accelera la pratica per la riconferma del soggiorno e lo porta in un ambulatorio di analisi cliniche. Vuole essere certo che non abbia malattie. Le analisi sono perfette, il permesso di soggiorno sta per essere rinnovato. Lorenzo la sera stessa ne parla con Anna e le racconta tutto.
Sono a letto e lei lo ascolta attentamente. Percepisce un fremito tra le cosce quando lui gli dice del cazzo. Anna sospira e in mancanza d’altro si contenta di fare un pompino al suo maritino che si è fatto in quattro per assicurargli delle splendide scopate.
Controllando tra le foto ricevute con le mail si rende conto che nessuno ha il cazzo come quello del ragazzo. Nondimeno si ripromette periodicamente di controllare la posta nella speranza che qualche bella novità possa uscire fuori.

assume servizio nel primo pomeriggio di un sabato. Anna sente il cuore in bocca quando Lorenzo apre la porta. Anche se sa quello che vuole, una certa agitazione la possiede. Essendo una calda giornata dei primi giorni di agosto ha addosso solamente una vestaglietta e un minuscolo perizoma. Il leggero tessuto dell’indumento lascia trasparire la rotondità delle tette con i capezzoli scuri già duri per l’eccitazione e la sagoma delle natiche che il perizoma lascia generosamente alla vista.
Dopo le presentazioni Anna accompagna nella stanza a lui destinata e gli mostra pure il bagno che potrà usare. dà l’impressione di essere molto educato e ringraziandola dice: ho capito padrona. Il viso della donna s’infervora e lei con calma gli dice che non vuole essere chiamata padrona. Lui l’ascolta è poi dice: allora come la debbo chiamare? Allora sorridendo risponde: o mi chiami Anna oppure, se proprio non ci riesci signora, io preferisco che tu mi chiami Anna!
è furbo e ricollegando pure la richiesta di Lorenzo di osservargli il cazzo e le analisi fatte fare ha capito che oltre a fare le pulizie dell’appartamento deve gestire la sua padrona.
Dopo cena Anna è inquieta. La sua femminilità prude all’impazzata. È nuda davanti allo specchio e nota che ha i capezzoli durissimi e la fica, oscenamente aperta, lascia vedere la rosata vagina e la turgida. Non resiste, bofonchiando: lo voglio subito, si dirige nel soggiorno. sta guardando la tv insieme a Lorenzo. Appena la vede tutta nuda ha un sussulto. Lei si avvicina, lo prende per la mano e gli sussurra: dai! Vieni con me! Aiutami a fare il bagno. Sìììì! … signoraaaa! … Mormora alzandosi. Anna lo prende per un braccio e lo guida non nel bagno ma bensì nella stanza da letto. Ti voglio subito! Il bagno me lo farai un’altra volta!

È lei che lo denuda completamente. Il cazzo è veramente grosso. Lei l’osserva e pensa: Lorenzo aveva ragione a descrivermelo fantastico. Lo prende tra le mani e inizia a soppesarlo. Ora è tutto teso e il glande ha assunto la forma della testa di un fungo. Mamma mia … quanto è bello! Esclama mentre con la lingua inizia a leccarlo. Lo percorre tutto dal buco del glande fino ai coglioni lasciando sopra la pelle la scia della sua saliva. Stringe le palle nelle mani e sente che sono belli pieni. Ora oltre a leccare inizia a succhiare quel cazzo palpitante. Lo prende tra le e se lo fa arrivare fino in gola. Inizia un pompino e si scalda ancora di più quando le mani del ragazzo iniziano a scandagliarle la fica. non si limita e ficcarle dentro la fica due dita ma dopo avere raccolto parte degli umori che colano dalla sua vagina le infila pure un dito dentro il culo.
Lorenzo li osserva e sorride. Pure lui si è denudato completamente e osservandoli si sega il cazzetto.
Anna ansima di piacere ed emette mugolii che lasciano intuire la sua eccitazione. Alla sua fica non bastano più le due dita, allora lei si stacca da , si stende sul letto, allarga le cosce più che può incurante di mettere in mostra la fica, oscenamente divaricata, che lascia vedere il rosso bagliore dell’interno.
Ora è che gestisce le operazioni. Indirizza il cazzo nella fessura palpitante e lentamente inizia a farlo penetrare dentro. Anna sobbalza e malgrado ha la fica che cola di umori femminei si sente allargare il suo canale di donna. Il cazzo è decisamente grosso e le procura piacere immenso nel farsi strada nell’antro bollente. Grida di piacere e goduria nel percepire che quel membro enorme le sta dilatando la vagina al limite della sua elasticità. Sente ora che il cazzo fa pressione nel collo dell’utero e chiede con voce sommessa: molto ne manca per averlo ficcato tutto dentro? Qualche centimetro è la risposta che all’unisono danno sia che Lorenzo. Ficcamelo tutto dentro! Dai! Non preoccuparti! Sfondami! Al colpo secco ha la sensazione che il cazzo le debba uscire dalla bocca. La pressione sull’utero è aumentata ma le gioia di percepire i coglioni che ballano sul suo culo la manda in estasi.

inizia a fare dentro e fuori. Ogni entrata ed uscita ad Anna procura brividi enormi. Il ragazzo sembra instancabile. Continua per molto nel suo movimento di dentro fuori che producono in lei una infinità di orgasmi che si susseguono in continuazione. Ansima, grida, borbotta, dice parole incomprensibili mentre il suo corpo trema, vibra e sobbalza per l’intensità del piacere. L’ennesimo orgasmo la prende nel momento stesso che le esce il cazzo dalla fica ed inizia a riversarle su tutto il corpo la calda produzione dei suoi coglioni. I fiotti che il cazzo del ragazzo emette sembrano non terminare mai. Anna ha la prontezza di prendere quel cazzo che si impenna nella sua bocca avida e potere cosi conoscere il sapore dello del suo nuovo amante.
Proprio così. più che un domestico è l’amante di Anna. Lei se lo coccola e si gode le gioie sessuali che lui le sa dare. Lei, anche se era reticente temendo di farle del male, ha voluto provare a farselo mettere nel culo. Le è entrato dentro e con molta fatica, pur usando molta vaselina, solamente il glande. Il dolore è stato intenso e da allora è entrata nella determinazione di godersi quel meraviglioso esemplare di cazzo la dove le da piacere e gioia.
Lorenzo nel frattempo continua ad eccitarsi con la visione delle scopate e dei pompini della moglie con ma anche con i cazzi che ancora gli arrivano in foto per mail. Un giorno riceve una foto veramente interessante. Un bel cazzo impennato che si erge quasi a toccare l’ombellico del possessore. In tale posizione ne aveva visto qualcuno nei film hard. Lo fa vedere alla moglie che rimane entusiasta. Anna egoisticamente pensa che potrebbe avere trovato il cazzo da prendere nel culo mentre le scopa la fica.
stando in quella casa da quasi venti giorni ha capito tutto. È arrivato alla determinazione che il padrone gode nel sentirsi umiliato allora decide di dare pure a Lorenzo il godimento che non ha il coraggio di chiedere.

È a casa con Lorenzo. Sa che Anna rientrerà da li a poco ed allora si avvicina al “suo padrone” ed inizia a toccargli il culo e il cazzo. Lorenzo ci sta. Si spoglia completamente e chiede ad di fare altrettanto. Ora i due maschi completamente nudi sono l’uno di fronte all’altro. Il cazzo di Lorenzo al confronto di quello di sembra un piccolo modellino. inizia a palpargli il culo mentre mette il suo cazzo nelle mani dell’altro. Lorenzo geme ed allora il ragazzo gli dice: prendilo in bocca e fammi un pompino! Lorenzo s’inginocchia, prende tra le mani il cazzo che inizia ad indurirsi e lentamente se lo mette in bocca. Fa scorrere la lingua come ha visto fare alla moglie. Poi lo prende in bocca e incomincia a pomparlo. sente la porta che si apre ed allora dice: dai schiavetto succhia con più forza! … Così! … Bravo! … Sempre più forte! … Ma sai che mi sembri proprio una vera puttana! … Sei brava! … sai tirare dei bei pompini! … Anna sente e capisce che il godimento del marito è al massimo in quanto ha raggiunto il vertice della sua umiliazione.
Le umiliazioni sono cominciate a Capo Verde godendo nel vedere la moglie mentre viene scopata da Jamel. Sono continuate a casa osservando attentamente tutto quello che lei ha fatto con . Ora è lui che gode nel sentirsi chiamare puttana e pompinara. Il culmine arriva quando il ragazzo gli viene in bocca e gli fa ingoiare i succhi dei coglioni. Lorenzo beve e manifesta tutto il suo godimento nel menarsi mentre lo dell’altro gli si riversa nella gola.
Le umiliazioni subite piacciono a Lorenzo il quale fa capire ai due amanti che mentre loro godono scopando desidera che lui venga umiliato con parolacce di qualsiasi genere.
Anna in un primo momento cerca di dissuaderlo ma poi vista l’insistenza del marito si ci mette pure lei di buzzo buono ad apostrofarlo in modo adeguato.
La situazione nella casa è a questo punto quando Lorenzo riceve la mail con il cazzo che l’entusiasma.

Dopo l’assenso di Anna lui si premura a rispondere alla mail. La risposta dell’altro è immediata. Si presenta come , ha 33 anni e si scopre che abita nella stessa città. Appena Anna lo sente va in sollucchero e dice: ma allora possiamo organizzare un incontro a tempo breve! Si stabilisce per un sabato, cosi non c’è l’assillo per l’indomani poiché la giornata non è lavorativa.
Essendo alla fine di agosto i condomini iniziano a rientrare nelle rispettive abitazioni. Poiché loro non voglio crearsi impacci decidono di recarsi nella casetta di campagna che possiedono e cosi essere liberi di fare i loro comodi lontani da occhi indiscreti. Anna e danno l’ultima sistematina alla casa mentre Lorenzo si reca all’appuntamento fissato per incontrare e fargli conosce il posto.
Anna sente il rumore delle due auto che arrivano ed esce per accogliere il nuovo ospite. Nel vederlo ha un sussulto. È un suo ex alunno! Un poco di buono che andava dietro a tutte le gonnelle in movimento. Pure lui la riconosce e dopo un primo momento di sbalordimento si avvicina alla donna dicendo: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il viso di Anna è di brace. sa perché si trova la e lei ora teme che quel fottuto di alunno la sputtani con tutti. , che era stato informato di quello che dovevano fare, s’avvede del malumore della sua amante e le si avvicina. Pure Lorenzo intuisce che c’è qualcosa che non è andata per il verso giusto ma riesce a capacitarsi quando sente dire: che piacere incontrare la mia ex professoressa!
Il grave silenzio viene rotto da che dice: Professoressa Anna stia tranquilla! In passato sono stato uno scavezzacollo e ancora lo sono. Nessuno saprà mai quello che faremo tra noi. Sono sposato e non mi va che mia moglie venga a sapere che mi diletto facendo sesso con altri. Quindi se lei vuole possiamo portare avanti il rapporto che ancora deve iniziare, caso contrario io vado via e le garantisco che mai nessuno saprà nulla dalla mia bocca.
Queste parole tranquillizzano alquanto Anna che ora sentendosi più rilassata chiede alcune notizie al suo ex allievo.

Iniziano a discutere sul passato e le parole più per ricordare servono a rasserenare l’ambiente. Anna ora è tranquilla e sente che deve essere lei a rompere il ghiaccio. Infatti sedendosi su un divanetto scompostamente e mettendo volutamente le cosce in mostra dice a : poiché sai del perché ci stiamo incontrando mostraci il tuo capitale.
non si fa pregare, si alza, sfibbia la cintura, e in un colpo solo si sfila pantaloni e mutande. Il suo cazzo bianco risalta con la parte del corpo totalmente abbronzata. Ha un cazzo decisamente intraprendente perché appena sente la libertà inizia a vibrare mettendosi ad alzare la cresta. Contemporaneamente lei si sfila il leggero vestitino e rimane completamente nuda non avendo indossato nulla sotto. Si avvicina a , gli prende il cazzo nella mani e nota che già è bello e scappucciato. Ora il cazzo è come nella foto. Tutto alto e con il glande che tocca quasi l’ombellico. Lorenzo si lecca le e lentamente si spoglia. aspetta un cenno della donna per iniziare a recitare la sua parte. Lei si delizia nel menare lentamente il pene del suo ex alunno. Lo sega e gli stringe i coglioni. È un bel cazzo e le darà delle soddisfazioni. Si porta nella stanza da letto e si mette a pecorina. Lui le tocca la fica, si accorge che è tutta bagnata e senza pensarci due volte dirige il suo attrezzo nella fenditura palpitante. ci sa fare. Mentre col cazzo le scopa la fica con movimenti decisi, portandola in breve alla soglia del godimento, con le mani le stuzzica i capezzoli e la . Lei ansima ed inizia a gridare. Grida senza ritegno sapendo che non la potrà sentire nessuno e riempie con i suoi succhi le mani del maschio che la cinge a se e le lavora la fica ardente in un modo fantastico. Anna si ritrae e contemporaneamente fa un cenno al sua amante. allora si stende sul letto. Lei si mette in ginocchio e s’impala nel mastodontico cazzo del suo stallone che suscita l’ammirazione del nuovo venuto. capisce che a lui tocca il culo e prendendo i succhi che colano dalla fica della sua ex professoressa, unge per bene il buco del culo della donna e il suo cazzo e poi lo poggia nel buco del culo. Lei sospira e lui inizia a pressare. Il cazzo dapprima fatica a entrare dentro il retto visto l’enorme sesso che guazza dentro la fica ma poi , quasi con cattiveria, fa pressione e appena la cappella si fa strada, nell’ano caldo, la sodomizza senza farsi tanti scrupoli.

Lorenzo tutto nudo si mena l’uccellino e si mette un dito dentro il culo. lei grida come una pazza. Gode come una vacca. Di dietro le da gran colpi di cazzo e ad ogni colpo le grida: godi puttana! … Godi troia! … Grida il tuo piacere grandissima vacca e puttanona! … Godi pompinara! … Mai nessuno l’aveva apostrofata in tal modo. Il sentirsi rivolgere queste parole aumenta la sua libidine e il suo corpo continua a richiedere sempre di più. Vede il marito che si mena il cazzetto e gli fa cenno di avvicinarsi. Se lo fa mettere in bocca ed inizia a tirargli un bel pompino. Lui geme e poiché già è venuto riesce a godersi il pompino che la moglie generosamente gli elargisce.
Il piacere di Anna raggiunge il vertice del sublime quando i due maschi gli riempiono di sborra contemporaneamente la fica e il culo. Pure il marito fa il suo dovere e nel suo piccolo immette nella bocca della moglie le sue goccette di .
La serata è andata come Anna l’aveva sognata e il suo godimento è durato a lungo. Si è fermato quando sia lei che i suoi maschietti hanno esaurito le proprie forze.
Dopo più di un anno è ancora alle dipendenze di Anna e del marito. passa quasi tutti i fine settimana con loro e a lei il piacere è assicurato costantemente. È riuscita nel tempo a prendere nel culo poco più della metà del grosso cazzo di . Pure Lorenzo ha i suoi momenti di piacere perché oltre ad umiliarsi nel fare pompini ai due maschi, amanti di sua moglie, è riuscito a farsi inculare da . Col cazzo di non ha voluto provarci perché, sentendo le grida della moglie quando se lo prende nel secondo canale, ha il timore che quello il culo glielo spacca per sempre.
Il desiderio di Anna è quello di ritornare a Capo Verde e ringraziare “carnalmente” il suo primo amante temporaneo: Jamel.

FINE

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Le voglie di Anna – seconda parte (racconto di Paola28)

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Luca e la Signora (racconto di Boccadoro2000)

Era ormai un anno che viveva nell’appartamento messo a disposizione da suo zio Gino. Era proprio vicino alla facoltà che aveva deciso di frequentare. In questo modo Luca non aveva bisogno di svegliarsi troppo presto la mattina. Poteva alzarsi con calma, preparare la colazione e…spiare da dietro le tende la sua dirimpettaia intenta nelle faccende domestiche mattutine.
Luca non conosceva il suo nome…la Signora la chiamava. Si trattava infatti di una donna di circa 50 anni , casalinga, madre e moglie magari irreprensibile. Non era particolarmente bella, non molto alta, mora, riccia, con due abbondanti seni, sempre strizzati in una vestaglietta da casa o in una canotta aderente, ma agli occhi Luca incredibilmente femmina. La Signora riusciva ad accenderlo di passione come Franca, la sua ragazza di allora, non sarebbe mai riuscita a fare. D’altronde Luca era ormai cosciente della sua passione per le donne mature. Non mancava infatti di fantasticare anche su Rossella, la mamma di Franca. In lei avvertiva tutta la carica erotica che la figlia non sembrava possedere e che lui tanto desiderava nella sua amante. Ma questa è un’altra storia.

Tutte le mattine la Signora alzava gli avvolgibili della camera da letto. La famiglia doveva essere uscita e lei aveva finalmente tutta la casa a sua disposizione. Cominciava sollevandola di non più di metro, in modo da lasciar uscire la pesante aria della notte. Luca rimaneva imbambolato a guardare il bordo della sua camicia da notte che le copriva a stento le ginocchia, le gambe bianchissime, le caviglie sottili e i suoi piedi nudi, inguainati da quelle pantofole di raso con il tacco e con una grossa piuma bianca sul dorso, che lasciavano intravedere dall’asola le sue unghie smaltate di rosso. In quelle occasioni Luca non poteva non immaginarsela mentre seduta sul letto con le ginocchia al mento si prendeva cura di se, forse fantasticando chissà quali avventure d’amore, di e passione e cercando di dimenticare un marito che ormai la ignorava. Eh si…non ci voleva molto a capire che il marito e la Signora erano travolti dall’abitudine e dalla noia e ormai vivevano da separati in casa. Che la Signora avesse un amante?
Dopo aver rassettato il letto ecco che il resto dell’avvolgibile veniva sollevato. Luca aguzzava lo sguardo. Era quello uno dei suoi momenti preferiti, che al di là di tutti i pensieri e le frustrazioni, era in grado di risollevargli la giornata e fargli esclamare dopo aver emesso un gran sospiro: “Che bella…la vita!”. Infatti puntualmente la Signora indossava una vestaglia di seta trasparente sulla camicia da notte e si faceva strada sul balcone fino a sporgersi dalla ringhiera come a scrutare qualcosa o qualcuno nella strada sottostante. In quest’atto i suoi grossi seni sembravano voler scivolare via dalla vestaglia obbedendo alla forza di gravità.
Luca non riusciva a capire come quei trenta secondi potessero scuoterlo così nel profondo e scatenargli portentose erezioni, che a volte, se gli impegni lo consentivano, trovavano sfogo in piacevoli seghe, fantasticando su quei grossi e accoglienti seni.
A questo punto Luca e la Signora riprendevano la propria giornata. Luca si preparava per uscire, mentre la Signora si organizzava per le sue quotidiane faccende domestiche. Per quelle indossava un vestitino da casa a fiori, di quelle che si chiudono sul davanti con una laccetto e che le strizzava i seni e i fianchi mettendone in risalto le grandi forme. Una ultima occhiata al balcone della Signora, Luca non mancava mai di darlo. Se era fortunato la trovava a spazzolare energicamente il terrazzo dimenando lascivamente il suo grosso . Era pazzo di lei…senza alcun dubbio, ma era troppo timido per dichiararsi con una donna così più grande di lui, una moglie, una mamma con dei figli che erano quasi suoi coetanei: non poteva. E così continuava la sua banale storia d’”amore” con la sua Franca, senza troppa convinzione. Intanto i suoi ormoni lo conducevano altrove.
A volte, tuttavia, capita che i propri più insperati e reconditi desideri trovino realizzazione in un modo inatteso e quanto mai insperato.

Era finalmente arrivata la primavera. Da un po’ di giorni Luca non vedeva più il marito della Signora. Pensò addirittura avessero divorziato! Quella mattina si era svegliato più tardi del solito. Franca aveva voluto essere scopata fino alle tre la sera prima, nel solito in cui andavano a fare l’amore. La serata si era conclusa con un piacevole pompino durante il quale Luca aveva chiuso gli occhi e immaginato la calda lingua di Rossella alle prese con la sua rossa sugosa cappella. Ancora assonnato, dopo aver ingurgitato un caffè senza zucchero, uscì di corsa dal portone dell’edificio in cui abitava, dirigendosi frettolosamente verso la facoltà. Mentre procedeva a grandi passi per la sua strada scorse una figura familiare venirgli incontro. Era la Signora: indossava un completo bianco e dei sandali infradito ed era bellissima. La sua era delineata da un rossetto rosso vermiglio che le faceva risaltare il nero degli occhi e dei capelli. Sopra il labbro superiore, da un lato, un neo che la rendeva ancora più sexy. Si stava avvicinando. Sentiva il suo odore fruttato e un fremito nel profondo del ventre lo fece trasalire. Chiuse gli occhi per fissarlo nella mente. E quando li riaprì lei era lì ad un passo…lo guardava e gli stava sorridendo. Anche Luca abbozzò un sorriso…non sapeva cosa pensare. Si fermò imbambolato. La Signora, dopo averlo superato, si voltò e gli disse: “Tu devi essere Luca…io sono , piacere. Ho saputo dalla proprietaria del Bar in fondo alla strada che dai ripetizioni di Latino ai ragazzi delle scuole medie superiori..” Luca visibilmente emozionato, finalmente spiccicò parola: “ Bhè, sì è vero…prendo 30 euro l’ora”. E : “Perfetto. Sei disponibile da domani a seguire mio figlio Paolo fino alla fine dell’anno scolastico?…ha bisogno d’aiuto…rischia di ripetere l’anno…”.
“Certo Signora , non c’è problema…mi dica a che ora possiamo cominciare…”.
“Per te va bene domani pomeriggio alle 17?”
“Certo! Nessun problema”.
“Perfetto Luca…allora ti aspetto domani alle 17 a casa mia…abito in questo edificio al 5° piano…int.16”.
“A domani, allora…Buona giornata!”
“Buona giornata a te…”.
E così Luca sapeva finalmente il suo nome …la Signora .

Il giorno successivo con il cuore in gola Luca si presentò all’appuntamento con il dizionario sotto il braccio. Suonò il campanello e dopo alcuni secondi si presentò alla porta. Era uno splendore: dalla camicetta di seta rosa si coglieva distintamente l’attaccatura delle sue grosse poppe. Indossava poi una gonnellina leggera e un paio di sandali bianchi che mettevano in mostra i suoi piedini ben curati. Non ci credeva di poterla vedere così da vicino. Era un sogno.
“Ciao Luca accomodati…Paolo ti aspetta in soggiorno… posso offrirti un caffè?.” disse facendogli strada.
“Buongiorno Signora ..grazie lo prendo volentieri”.
E così la prima lezione si stava svolgendo tranquillamente.
era in soggiorno con loro. Seduta in poltrona leggeva con attenzione un libro di Camilleri “La pensione Eva”, inforcando un paio di occhiali dalla montatura d’argento che le davano un aspetto da vera puttana. Luca aveva letto quel libro e conosceva il suo argomento scabroso. Si chiedeva come doveva interpretare quella situazione. Di tanto in tanto alzava gli occhi per scrutarne le caviglie, i piedi, le mani dalle lunga dita affusolate e nodose, che non nascondevano la sua età. In un paio di occasioni l’aveva colta nel sensualissimo gesto di succhiare la stanghetta degli occhiali e ciò gli aveva provocato una tale e portentosa erezione che aveva dovuto nascondere la patta con un libro sul tavolo. Le rughe del viso, in quell’esplicito atto di suzione, la rendevano ai suoi occhi ancora più desiderabile: avrebbe desiderato che ci fosse stato il suo cazzo al posto di quegli occhiali.

Paolo era un ragazzo un po’ svogliato, ma molto intelligente e Luca non ci mise molto a conquistarsi la sua fiducia e quella della Signora . I risultati non tardarono ad arrivare e l’anno scolastico era ormai salvo.
Nel corso delle lezioni successive Luca colse l’occasione per osservare meglio quella casa che aveva avuto modo di scrutare solo da dietro le tende della sua abitazione. Con la scusa di dover andare in bagno aveva sbirciato dalla porta semiaperta la camera da letto di . Su una seggiola aveva visto adagiata la vestaglia da notte e ai piedi di questa quelle fantastiche pantofole di raso bianco. Nel bagno spiò nel suo mobile scarpiera: c’erano scarpe, sandali e zoccoli che avrebbero scatenato la fantasia di un impotente. Non poté fare a meno di prendere tra le mani un paio di zoccoli di legno con il tacco dodici chiusi sul davanti da una fascetta nera lucida. Li portò al naso, tirò fuori l’uccello e con un paio di smanacciate si produsse in una copiosa sborrata. Li rimise a posto con cura, chiuse la scarpiera e mentre stava per uscire il suo occhio cadde sul cesto della biancheria riposto nel box doccia. Faceva bella mostra di sè un tanga bianco di pizzo. Luca si sentì svenire…lo prese e avidamente lo strofino sul viso: sentiva l’odore della sua fica…era proprio quell’odore fruttato che aveva sentito per la strada quel giorno in cui si era presentata a lui: era l’odore della sua fica. Luca tornò in sé…appallottolò il tanga e se lo mise in tasca prima di tornare al tavolo di Paolo: stava impazzendo.

L’estate non tardò ad arrivare e gli sforzi di Paolo sotto la sapiente guida di Luca tramutarono una insufficienza in un bel sette: l’obbiettivo era stato raggiunto.

Nei giorni successivi chiamò Luca per ricordargli di passare da lei in modo che avesse la possibilità di saldare il suo debito e di ringraziarlo. Si misero d’accordo per l’indomani mattina.
Luca non poté fare a meno di fantasticare su quella situazione. Si rendeva conto che erano solo fantasie, ma gli odori e i sapori di di cui si era “indebitamente” appropriato gli permettevano di farle sembrare quasi reali. Attaccato il telefono infatti, aprì il cassetto, e portò al naso il tanga accarezzandosi dolcemente fino all’orgasmo.

L’indomani mattina si presentò puntuale all’appuntamento e proprio mentre stava per suonare si sentì chiamare per nome:
“Luca!”. Si voltò e vide che si avvicinava al portone con due enormi sporte della spesa…”Capiti a proposito…” aggiunse. Purtroppo l’ascensore è rotto e devo portare a casa la spesa: mi daresti una mano?”. “Certo signora…” e prontamente le tolse dalle mani le pesanti sporte. si sentì sollevata, cercò le chiavi nella borsetta e apri il cancello dell’edificio. Quindi, percorso l’androne cominciò ad arrampicarsi per le scale, facendo strada al ragazzo e ondeggiando il suo grosso , inguainato da una gonna elastica, ad un palmo dal viso del ragazzo, che ad intervalli regolari annusava l’aria con la speranza di carpire il sottile afrore della sua fica. indossava proprio quegli zoccoletti di legno con il tacco in cui Luca felice aveva infilato il naso qualche tempo prima. Questi con il con il loro ritmico ticchettio scandivano quell’amplesso mancato che si stava consumando. Ad un certo punto i loro sguardi si incrociarono all’altezza del pianerottolo. sorrise e Luca capì che stava accadendo sul serio…tutto quello era per lui, forse lo era sempre stato. Arrivarono all’appartamento di . Lei aprì la porta ed entrarono. Luca aveva ancora le sporte in mano, quando nel buio dell’ingresso sentì contemporaneamente una mano afferrargli e massaggiargli la patta e la lingua umida di che gli frugava nella .
Lasciò cadere le sporte e, senza dire una parola, come un lupo affamato si gettò sull’oggetto del suo desiderio con una passione feroce e scomposta. Le strappò quasi la camicetta facendo uscire i suoi grossi seni bianchi. Una vena azzurra si intravedeva sotto il grosso capezzolo scuro a cui Luca si attacco ciucciandolo come un neonato affamato mentre le titillava l’altro con la punta delle dita.
Dopo qualche minuto di quel tormento mugolava affannosamente; un mugolio roco e profondo che sembrava le salisse direttamente dalla fica. Staccò il ragazzo dalle sue poppe e lo condusse in salotto dove lo fece sedere su una poltroncina. A quel punto guardandolo negli occhi gli sbottonò la cerniera e il suo cazzo svettò fuori in una poderosa erezione. Lo prese in mano accarezzandolo qualche secondo, quindi cominciò a coprirlo con una serie di piccoli e preziosi baci lungo tutta l’asta, fino ad arrivare alla punta. Luca era in estasi e si sentì svenire quando avvolse la sua cappella con la sua lingua morbida e bagnata e se lo cacciò in .
cominciò un lungo e sapiente pompino, fatto di leccate, succhiate e carezze sui testicoli che in qualche minuto condussero Luca ad un passo dall’orgasmo.
Lui glielo disse: “Sto per venire..”. “Non ora” rispose lei e si alzo in piedi. Fece due passi indietro e sempre guardandolo negli occhi alzò la gonna e afferrò i bordi del tanga che indossava e lo sfilò sorridendo in modo assai femminile. Quando lo ebbe in mano, con delicatezza e ironia lo lanciò verso Luca che lo prese al volo. “Questo è per te…riportami l’altro però, per favore…”. Luca sorrise e se lo portò al naso. Lei allora si avvicinò di nuovo al ragazzo e al suo cazzo ritto e gli salì a cavalcioni impalandosi con estrema facilità. cominciò una furiosa cavalcata su quel giovane cazzo, offrendo al contempo a Luca le sue da leccare. Dopo qualche minuto Luca le afferrò le grosse natiche e stringendole con tutta la forza che aveva diete gli ultimi due poderosi colpi prima di scaricare nella fica di almeno un litro di sborra. Anche lei, sentendo quegli schizzi caldi che le salivano nel ventre raggiunse un poderoso orgasmo e nello stesso istante piantò le unghie laccate di rosso nella schiena di Luca. Erano sudati, stanchi e soddisfatti. Rimasero in quella posizione per qualche minuto accarezzandosi teneramente fino a quando gli disse: “ E’ tanto tempo che lo desideravo. Sentirmi spiata da te mi faceva sentire così viva…così desiderata, così troia. Ora scopami di nuovo, ti prego. Ho bisogno di sentirmi viva…trattami come una puttana…la tua puttana. Fa di me ciò che vuoi”.
Luca non se lo fece ripetere due volte. La fece girare e dopo averle sfilato la gonna, ancora con gli zoccoli ai piedi, la fece appoggiare al muro, le fece alzare leggermente la gamba e riprese a stantuffarla da dietro nella fica, accarezzandolo con l’altra mano il clitoride e le ballonzolanti.
era tutta rossa in viso e mugolava intensamente; sembrava quasi piangesse. Ad un certo punto gli disse: “erano anni che quello stronzo di mio marito non mi scopava così…sei divino…continua ti prego!”. Luca non si risparmiò e quando stava per prodursi in una seconda poderosa sborrata, volle prendersi un’altra soddisfazione. Mise un cuscino del divano a terra e ci fece inginocchiare sopra , quindi dopo aver bagnato due dita, cominciò a prepararla per il rapporto anale. non protestò, anzi sembrava non vedesse l’ora. Dopo averla lavorata per bene con le dita Luca appoggio il suo cazzo sul fiorellino di e questo in un attimo fu risucchiato dentro. “Ne deve aver presi tanti di cazzi nel la Signora…” pensò divertito Luca. Cominciò quindi a pomparla con foga. Ad ogni schiocco sul suo , emetteva piccoli urletti di piacere che eccitavano sempre di più Luca, deciso a svuotare i coglioni nel della sua bella Signora. L’orgasmo non tardò ad arrivare e Luca rimase nel caldo di fino a che l’ultima goccia di non ebbe trovato la sua strada. Quando lo tirò fuori si voltò e lo abbraccio baciandolo, quindi si chinò a leccare il suo cazzo, quasi a ringraziarlo della fantastica mattinata.
Dopo essersi rivestita la Signora andò in camera da letto e tornò da Luca con il denaro che gli doveva: “Tieni disse, questi sono tuoi…e se saprai essere discreto ci saranno ancora tante mattine come queste…dipende tutto da te…ricordati che io ho una reputazione da difendere…disse con aria non troppo convinta, altrimenti cosa direbbero i vicini a quel cornuto di mio marito in quei pochi mesi che non è imbarcato?”.
Luca sorrise…aveva appena scopato selvaggiamente la mogli annoiata di un vecchio lupo di mare, realizzando in una mattinata il suo sogno erotico più profondo.
La cosa in fondo lo divertiva e sperava avrebbe continuato a divertirlo in futuro.

FINE

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Il primo tradimento fu con – parte seconda (racconto di Mary)

….. Sono letteralmente in sua balia. Mi poggia lentamente le sue labbra e la sua sul clitoride e comincia a sollecitarmelo con linguate rapidissime. Con le tiene costantemente divaricate le grandi labbra, e con la esplora tutto l’interno. E’ incredibile quello che mi sta facendo provare!….,di fronte a ciò, inarco la schiena e spalanco completamente le gambe e le cosce…… comincio ad avere sussulti con il ventre … emetto gemiti di godimento, mi contorco come un serpente ed inizio ad ansimare……Appoggio entrambe le mie sul suo capo e comincio a spingerlo con forza verso la mia per fargli capire che deve andare sempre più in profondità. Lui mi capisce immediatamente e lo spinge con forza sempre più dentro. Ho un gemito lunghissimo di piacere “uuuhh ……oooooohhh”, ……. dalla espressione dei miei occhi capisce che lo sto’ ora supplicando di infilarmi il suo membro nella mia vagina. Lo fa subito dopo con la facilità di un coltello che affonda lentamente nel burro tiepido. Sento il suo cazzo nella mia che affonda sempre più per effetto dei suoi colpi violenti e decisi. Per penetrarmi meglio mi prende dai fianchi e mi tira verso di sé facendomi scivolare sul cuscino del divano. Sono sempre più incredula e meravigliata!…… Mi trovo sostanzialmente con le gambe divaricate al massimo, la ed il mio culetto aperti e protesi verso l’alto. In quella posizione mi può praticamente penetrare completamente. Cosa che puntualmente fa con grande energia. Emetto un grido ed un gemito di piacere. Mi tolgo velocemente anche la camicetta per offrirgli il mio corpo oramai nudo. Dopo circa dieci minuti passati a scopare in quella posizione, mi abbandono completamente rilassandomi un po’…… sento il suo cazzo durissimo che con l’aiuto della mio liquido vaginale mi è oramai entrato fino all’utero e continua a stantuffarmi ancora,…… vengo altre due volte……. poi mi abbandono definitivamente sul divano esausta. Rifletto un po’ sull’esperienza appena conclusa e sulle sensazioni meravigliose che mi aveva fatto provare,….anche io volevo adesso fargli provare sensazioni piacevoli in segno di riconoscenza nei suoi confronti. Ci riposiamo un po’ e dopo qualche minuto mi alzo lentamente, lo prendo per mano ed insieme andiamo verso la cucina. Mi cinge il fianco con un braccio e mi dà un bacio dolcissimo, io gli sorrido e così camminiamo fino alla cucina, le mie cosce nude con i miei fianchi urtano i suoi durante il cammino, e ciò mi eccita ancora. Gli offro una coca che beve subito con gradimento mentre io mi allontano un attimo per andare al bagno. Ritorno poco dopo e mi avvicino a lui,.. mi seggo su di una sedia e lo faccio avvicinare a me. Prendo il suo pene nelle mie e guardandolo negli occhi lo comincio a baciare e a dargli rapide leccate sulla cappella che subito diviene turgida e dura. Lui mi sorride apprezzando molto l’iniziativa, ma ora con gemiti e con espressioni di intenso piacere comincia a muovere rapidamente i suoi fianchi scopandomi in . La mia non regge i colpi violenti del suo cazzo, sono infatti costretta ad estrarlo frequentemente, leccarlo fino ai testicoli per poi riprendermelo in . Questa volta è lui che va in estasi senza capire più niente…… . la sorpresa però gli e l’ho riservata alla fine. Mi tolgo dalla il suo membro eretto e gli spalmo su un bel quantitativo di detergente intimo liquido. mi guarda con aria interrogativa, poi comincio a spalmarmelo anche sul mio culetto, quindi dopo uno sguardo invitante mi distendo a pancia in giù sul tavolo del soggiorno con le gambe per terra divaricate e mi apro con le le mie natiche fino a mettere a nudo completamente il buco del mio culetto. Lui capisce immediatamente cosa gli sto offrendo e con un sorriso di riconoscenza appoggia subito la punta turgida del suo pene sul mio sedere; non indugia un secondo e comincia immediatamente a spingerlo dentro. Lo prego di farlo delicatamente per non arrecarmi dolore, lui annuisce ma, preso dalla forte eccitazione, comincia a premere prepotentemente con il suo bastone sul buco del mio culetto, sento all’inizio un po’ di fastidio poi dolcemente lo sento penetrare sempre di più. Questa volta è lui che comincia ad ansimare sempre più freneticamente, i suoi colpi si fanno sempre più intensi e veloci, sento le viscere che si allargano sempre più ed il suo cazzo che mi penetra con potenza crescente. Con un ritmo oramai frenetico mi sta inculando meravigliosamente,.. con le appoggiate sulle mie natiche tiene aperto quanto più possibile il buco dell’ano, io non reagisco più ormai…., é un insieme di godimento e dolore…., comincio ad urlare per il piacere, questo eccita il ragazzo ancora di più fino a quando non sento un gettito di sborra calda che entra nel mio corpo, poi un secondo, …un terzo, …… ed è allora che avverto tutta la potenza del suo bastone che, agevolato dalla sborra, mi scivola ora tutto dentro le mie viscere fino a farmi sentire le sue palle sbattere freneticamente sulle mie cosce. Quando estrae il suo pene dal mio culetto io mi adagio sulla poltrona li vicina, sono piena di ….. mi sdraio con le gambe aperte e gli occhi chiusi. Il giovane, accarezzandomi dolcemente la , mi bacia sulle labbra e rivestendosi mi chiede se in seguito ci potevamo continuare a vedere. “Certo !!” gli rispondo, “sono felicissima di aver avuto questa avventura con te!….. e non voglio che resti l’unica volta!”…… acqua in con tutti però!!

FINE

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)

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Il primo fu con – parte prima (racconto di anno1954m)

Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro.
Mi piace avere la casa sempre in ordine, ed è appunto per questo che mi ero sempre ripromessa di riporre nella scaffalatura della libreria della sala da pranzo, quei libri e volumi pesanti sparsi un pò per tutta la casa.
Non potevo farlo da sola, e quindi lo avevo sempre rimandato.
Una mattina esco di casa per le solite faccende ed al ritorno trovo nel portone il figlio del nostro portiere, “”… Gli chiedo: “cosa ci fai tu qui ?”,.. “non dovresti essere al lavoro?”… Lui è infermiere professionista presso la ASL…. “signora non ci sono andato perché non mi sentivo tanto bene stamattina e quindi ho preso un giorno di malattia ”. “Bene !” gli dico, “allora… puoi venire su a casa con me?”……. vorrei un aiuto per sistemare alcuni libri pesanti in libreria !…. da sola non ci riesco”……tu stai comunque abbastanza bene per darmi una mano?” “Certo signora”,…..mi risponde “è stato solo un lieve malessere,… ma… adesso va molto meglio!” Dopo qualche minuto suona alla porta ed io lo faccio entrare.
“Sto preparando il caffé”, gli dico,… “tu intanto prendi la scala dal ripostiglio!” mi raggiunge in cucina per prendere un caffé con me , mi guarda la camicetta scollata e non riesce a staccare la vista dal mio seno semiscoperto. “Bene”, penso tra me,.. “significa che nonostante la mia non più giovane età, sono ancora attraente,.. anche per un giovane di 24-25 anni!. Cominciamo quindi a collocare insieme i libri negli scaffali della libreria; me li porge, ed io salendo sulla scala li depongo sulle mensole. Mentre depongo il primo libro, stando sull’ultimo gradino in alto della scala, mi accorgo dello spettacolo che sicuramente stavo dando al giovanotto che dai piedi della scala, vedeva tutto quello che c’era sotto la mia gonna: le mie gambe coperte solo con calze e reggicalze, le mie cosce e le mie natiche coperte (si fa per dire) da un microscopico slip. Ero un po’ preoccupata ed imbarazzata perché era una persona conosciuta nel palazzo e conosceva benissimo anche mio marito. “Che faccio?”….penso tra di me…….”mi copro le gambe?”…… “scendo immediatamente dalla scala?”…….. gli dico di andarsene?” …….ma….. oramai era fatta!: Aveva già visto tutto sotto la mia gonna!……. decido quindi di continuare così a deporre i libri negli scaffali senza dare molta importanza a quello che oramai lui aveva visto e poteva continuare a vedere. E così salgo e scendo dalla scala con il primo, il secondo, il terzo libro,…….ecc. ecc. Ogni volta però che scendevo dalla scala, notavo in lui un evidente pallore sul viso e la fronte imperlata da gocce di sudore; lo guardo negli occhi e gli faccio un mezzo sorriso di circostanza. Continuo quindi così fino a quando, prima di scendere nuovamente dalla scala…. mi sento le sue mani che mi sfiorano le gambe salendo fino alle mie cosce e terminando il loro cammino con carezze ritmiche sui miei . Resto impietrita sulla scala……. non so che fare… se mostrarmi contrariata ed arrabbiata con lui, ….. metterlo energicamente alla porta….. se minacciarlo infine di dire tutto a suo padre ……..nel frattempo però le sue mani avevano ora delicatamente cominciato a scostare il mio slip rimuovendolo dalla fessura che separa le mie natiche, mettendo quindi completamente allo scoperto il mio sedere. Sento il suo viso che preme sui miei ,…. la sua che comincia a baciare teneramente le mie cosce…. Resto ancora ferma…….penso a mio marito verso il quale sono stata sempre fedele! ………. ma comincio a sentire dei brividi lungo la schiena e sulle cosce,…. i miei seni diventano turgidi, ed avverto che la mia fighetta comincia ad inumidirsi. Nessuno di noi due dice una parola…… Mi contorco con movimenti lenti agitando il mio bacino e spingendo il mio posteriore sul suo viso. Non riesco a fermare i miei movimenti,…..nella mia testa ora regna un pensiero martellante: togliermi immediatamente le mutandine per assecondare i desideri di , e forse…. anche miei. Fantastico !!….come se avesse captato il mio pensiero , lui comincia infatti a sfilarmi ed ad abbassarmi gli slip fino al ginocchio, mettendo così a nudo completamente il mio culetto. Comincio a fremere,… ed un brivido mi attraversa tutto il corpo,… sento che mi prende dai fianchi e posa il suo viso in mezzo alle mie cosce. Sona assalita dal rimorso per quello che gli sto permettendo di fare,…. ho un sentimento di vergogna misto a preoccupazione,……ora mi alza la gonna, ed allargandomi le gambe, comincia ad aprire le mie natiche in modo da scoprire di più la mia figa lì davanti che nel frattempo si era tutta già bagnata. Quindi inizia a leccarmela lentamente e meravigliosamente. Non sapevo che fare!….ero immobile…… pensavo di nuovo a mio marito ed a quello che di lì a poco sarebbe accaduto…… mi stavo però eccitando….. e lui lo aveva capito dal movimento convulso del mio bacino che era in perfetta armonia con la sua . Sono bastati pochi minuti per farmi raggiungere l’orgasmo terminato con un gemito strozzato. “Uuuuhhh, …..mmmhhh,….ooohhh ….. se ne accorge e con grande tenerezza mi bacia le cosce,… poi, prendendomi per i fianchi, mi aiuta a scendere dalla scala. Sento che sto vivendo una esperienza stranissima,… non mi rendo conto se è un sogno o una realtà,… una volta giunta a terra pero lui mi fa capire che non si tratta di un sogno in quanto pian piano mi sfila completamente gli slip, lo lascio fare, mi cinge il corpo con le sue braccia ponendo le sue mani sul mio seno turgido ed accarezzando dolcemente i miei capezzoli. Questa volta sento il mio posteriore premere sul suo bacino, e avverto tra le mie cosce il suo membro già eretto che, attraversando le mie natiche, si stava appoggiando sulla mia figa bagnatissima. Ero incapace di prendere qualsiasi decisione, ero come ipnotizzata da un piacere immenso. ora mi preme leggermente sulle spalle per farmi capire che dovevo curvarmi in avanti e appoggiarmi alla scala sollevando il bacino verso di lui. Appena lo faccio sento immediatamente il suo pene che si infila prepotentemente da dietro tra le mie cosce e penetra decisamente la mia figa. non capisco più niente! Resto così ancora ferma sotto i suoi colpi di bacino dolcissimi ma decisi, mi sta chiavando in un modo impietoso, comincio anche io a muovermi tra mille fremiti e sussulti assecondando quei colpi. Dopo qualche minuto, con qualche altro gemito raggiungo un altro orgasmo. “uuuuhh,…uuuuuhhh, ……aaaahhh,… Lui se ne accorge ancora, e, come per compiacersi, mi gira verso di lui e comincia a mettermi la in esplorando tutti i punti più nascosti della mia . E’ successo tutto così in fretta!….e francamente non avrei mai immaginato di avere un rapporto sessuale al di fuori della mia vita coniugale, soprattutto con una persona che dimorasse nel mio stesso palazzo!… Mi chiedo per un attimo se quello che sto facendo mi potrà lasciare rimorsi… Ora ci guardiamo e stiamo di fronte l’uno con l’altro,… mi prende le braccia e se le butta al collo mentre sento questa volta il mio ventre che preme sul suo membro rigidissimo. Stiamo così per un po’ di tempo fino a quando comincia a spingermi delicatamente contro il mobile del soggiorno togliendomi la gonna. Sono rimasta oramai solo con la mia camicetta, il reggicalze e le mie calze. Provo un po’ di vergogna,….. nel contempo mi alza con un braccio la gamba sinistra divaricandola dall’altra, mi preme contro il mobile e mi infila il suo cazzo impietosamente nella figa che oramai grondava succhi vaginali. Lancio un urlo di piacere e stupore…i suoi colpi di reni mi fanno sbattere contro il mobile, ed ad ogni urto sento il tintinnio dei bicchieri nella vetrinetta che portano il ritmo della nostra scopata. Ho gli occhi chiusi e godo intensamente quando, teneramente mi prende la mano baciandola e mi conduce verso il divano. Per timidezza o vergogna, pur essendo oramai quasi nuda, mi siedo con le gambe chiuse e piegate verso di me. Lui però si inginocchia davanti a me e con tenerezza me le apre lentamente. Mi sento tra le nuvole…., oramai in estasi,….. ricomincio a fremere…….., lui con le mani comincia ad accarezzarmi i foltissimi peli neri che coprono il mio basso ventre,… li scosta sapientemente e quindi scopre la mia figa che ora é completamente aperta e lascia intravedere il colore rosa del suo interno.

- continua -

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

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Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)

Era buio, erano in un sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. “Sì, ancora, sì…”
Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no…
E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c’era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c’erano né né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora…
Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l’indice sul , che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l’estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell’ pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l’ che non ne voleva sapere di spegnersi.
Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l’avvocato, non aveva più avuto un vero .
Lui era così metodico, serio e organizzato!
Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse “comportata bene”, da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un “buon matrimonio”. Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d’anni, era insomma il classico buon partito.
Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei!
Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell’università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest’ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l’ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.

“Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave”, le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti.
Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze (”Erano nuove! Quindicimila lire al paio!”) alle ansie frustranti del “cosafaròdagrande”, ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi.
Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero.
Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l’avrebbe raccontato?
“Tu allora dici che devo lasciarlo?”
La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: “Conoscendoti, sì.” Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato.
“Be’, no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!”
“Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino.”

Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l’ipotesi di continuare con l’avvocato e di tanto in tanto farsi uno “stallone” non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto sesso con un sopraccitato stallone, l’avvocato non l’avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno!
Appunto.
“Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch’io.”
E poi rivolta a Michele: “Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?”
“Sei la solita.”

Mentre era fuori a pranzo con l’avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l’avvocato non ce l’avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell’ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l’avvocato, non faceva più niente con gli amici.
Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia.
Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un’ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo!
C’è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d’incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d’università. Era piuttosto un’uscita a quattro, nella quale l’avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia!
Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l’avvocato Silvia non se ne era stata con le in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell’università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna.
Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un’uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta’ pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero.
Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l’ampio buffet a disposizione.
Per fortuna il “quarto uomo” era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto.
E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l’ingegnere aveva una interessante, lei l’avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato “tirato in mezzo” più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza.
In fondo anche l’avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto.
Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere.
Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro.
Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c’era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo.
“Sentite, io a questo punto me ne andrei” suggerì, cercando di non dare l’impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto.
“Be’, ma che ore sono?” s’informò Silvia. “Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so…”
Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l’avvocato, che stava per uscire dallo studio.
“No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un’altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch’io, ciao.”
Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l’università. Martina si sentiva già male.
Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava nella zona.
Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell’angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa.
Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì?
Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e continuavano a guardarsi teneramente negli occhi.
Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e storie del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza.
Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto.
“Ciao Fragolina, ci sentiamo domani”, salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa.
Ma non appena le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po’ dentro l’ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue.
Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i capezzoli eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente.
Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le .
Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l’ esplodeva tra le reciproche , lasciando entrambi senza fiato.
Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo…
L’ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po’, poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano.
“Andiamo?” propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza.
Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e .

Mauro aveva lasciato la macchina in un custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il era terribilmente buio.
Martina stava per dirigersi verso la portiera dell’auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei.
Le di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli.
“Sei bellissima”, le sussurrò lui tra un sospiro e l’altro, provocando l’effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi.
“Ti prego”, sussurrò lei quasi senza sapere come, “voglio prendertelo in …”
Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse.
Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi.
La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro.
“Ti prego, fermati…”, implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le per fermarla e la attirò a sé: “Ti prego, voglio venirti dentro…” E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua.
Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire.
Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei.
Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei.
Oddio… era tutto così piacevolmente perfetto… una completezza di cui aveva perso il ricordo… ma non l’istinto. “Scopami”, incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei.
E Mauro se la scopò, fino a portarla sull’orlo dell’, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all’orecchio: “Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?”
“Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi…”
Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo.
La prese e la voltò, facendola appoggiare con le sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le la toccava davanti, sfiorandole il e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore.
Cominciarono a muoversi insieme, l’uno contro l’altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare.
Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli.
Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente.
E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto.
Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero.
Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall’ingegneria informatica.

FINE

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Sera d’estate (racconto di Mrs Robinson)

Una sera come tante: la solita mangiata all’aperto con i vicini di tenda… si ride, si scherza … lasciandosi andare all’allegria, complice forse la spensieratezza delle vacanze ed un bicchiere di rosso in più.

Come sempre accade sono io a tenere banco, osservando, in apparenza distratta, le occhiate dei vari mariti allo spettacolo generosamente offerto del mio decolleté.

La pelle colorita dall’abbronzatura risplende sotto il top bianco, che copre appena i seni abbondanti e sodi. La brezza serale indurisce i capezzoli, che ora spuntano senza ritegno, sobbalzando ad ogni mio movimento. Un sottile annodato di lato, fascia il bacino scendendo morbido lungo le gambe.

Durante la mia animata conversazione con i commensali accavallo le gambe, godendo degli sguardi che seguono il scivolare dolcemente di lato, lasciando scoperte le gambe fino alle cosce… adoro la libertà dell’estate… un piccolo top ed un sono il mio abbigliamento…la sensazione del cotone leggero sulla pelle nuda… sui glutei… l’idea di non indossare l’intimo… e leggere negli occhi del mio vicino la consapevolezza di essersene accorto.

Ma questa sera c’è qualcuno che anima la serata con me… una signora, piacente e ben vestita, mi osserva dall’altra parte della tavolata… rispondendo ad ogni mia provocazione, senza alcun apparente imbarazzo… la vedo osservarmi i seni… chinare leggermente la testa di lato, socchiudere gli occhi, mentre mi alzo… ed osservarmi ancora mentre mi avvicino a lei… volutamente mi scruta… quasi a voler trapassare quel lieve velo che separa le mie nudità dai suoi occhi desiderosi….

È un’intesa immediata… con una scusa abbandoniamo la tavola, immergendoci nel buio del campeggio. Lontano dagli sguardi della gente sento la sua mano posarsi sui miei glutei, impugnarli stretti e stringerli fino a farmi male… le sue corrono lungo i miei fianchi come se fossi nuda… sui seni già turgidi e desiderosi del tocco delle sue … li stringe… forte… fino a farmi riempire gli occhi di lacrime… il desiderio sale in me incontrollabile… mi guida alla sua tenda…

Siamo dentro… siamo sole… non so cosa mi accade… ma non riesco a fermarla quando avvicina la bocca alla mia, sfiorandomi con un bacio dolcissimo… sento il calore delle sue , la morbidezza della sua bocca… mi sorprendo a stringerla, desiderando che quell’istante non finisca mai… schiudo leggermente le invitandola ad entrare… mi cerca… la sua lingua scivola dentro di me… esplora la mia bocca… con dolcezza mi succhia le … ci passa la lingua… e poi ancora la sua lingua incollata alla mia… sento i brividi invadere il corpo… sento i suoi seni premere sui miei… il desiderio esplode incontrollabile… con le ci tocchiamo… provo piacere nel toccarle il sedere… la schiena… le bacio il collo… tutto mi viene così naturale… godo nel sentirla leccarmi l’orecchio… entrarci con la lingua… scendere lungo la gola e rituffarsi nella mia bocca aperta ad aspettarla…

Le sue frugano sotto il mio … mi trovano già pronta… desiderosa di sentire la mano di una donna entrare dentro di me… voglio essere sua… guido il suo viso tra le mia gambe… offrendo ad una donna per la prima volta il mio frutto più nascosto… la sua lingua sfiora il , facendomi sussultare di desiderio… le lo avvolgono nel calore della sua bocca… lo succhia piano… poi sempre di più… i miei umori di donna si mischiano alla sua saliva… la sua bocca beve la mia voglia… le dita penetrano sempre più a fondo… non ho più riserve… sento i brividi possedermi completamente… lei mi guida con forza verso il centro del piacere… io e lei… la cerco… voglio leccare anch’io il suo desiderio… tutto mi viene così naturale… siamo avvinghiate in un rapporto violento… ci lecchiamo entrambe affondando nel mare del nostro piacere… assaporo il gusto della sua intimità, provando un piacere infinito… con la lingua entro ed esco dai suoi buchetti… fino al più nascosto… la sento gemere del mio gioco… la sento spingere con il bacino contro il mio viso… per farmi entrare di più… ancora di più… mentre la sua lingua calda viola ogni mia lieve resistenza… sono dentro di lei… lei è dentro di me… é un orgasmo continuo…

FINE

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Sera d’estate (racconto di Mrs Robinson)

Una sera come tante: la solita mangiata all’aperto con i vicini di tenda… si ride, si scherza … lasciandosi andare all’allegria, complice forse la spensieratezza delle vacanze ed un bicchiere di rosso in più.

Come sempre accade sono io a tenere banco, osservando, in apparenza distratta, le occhiate dei vari mariti allo spettacolo generosamente offerto del mio decolleté.

La pelle colorita dall’abbronzatura risplende sotto il , che copre appena i seni abbondanti e sodi. La brezza serale indurisce i capezzoli, che ora spuntano senza ritegno, sobbalzando ad ogni mio movimento. Un pareo sottile annodato di lato, fascia il bacino scendendo morbido lungo le gambe.

Durante la mia animata conversazione con i commensali accavallo le gambe, godendo degli sguardi che seguono il pareo scivolare dolcemente di lato, lasciando scoperte le gambe fino alle cosce… adoro la libertà dell’estate… un piccolo top ed un pareo sono il mio abbigliamento…la sensazione del cotone leggero sulla pelle nuda… sui … l’idea di non indossare l’intimo… e leggere negli occhi del mio vicino la consapevolezza di essersene accorto.

Ma questa sera c’è qualcuno che anima la serata con me… una signora, piacente e ben vestita, mi osserva dall’altra parte della tavolata… rispondendo ad ogni mia provocazione, senza alcun apparente imbarazzo… la vedo osservarmi i seni… chinare leggermente la testa di lato, socchiudere gli occhi, mentre mi alzo… ed osservarmi ancora mentre mi avvicino a lei… volutamente mi scruta… quasi a voler trapassare quel lieve velo che separa le mie nudità dai suoi occhi desiderosi….

È un’intesa immediata… con una scusa abbandoniamo la tavola, immergendoci nel buio del campeggio. Lontano dagli sguardi della gente sento la sua mano posarsi sui miei , impugnarli stretti e stringerli fino a farmi male… le sue mani corrono lungo i miei fianchi come se fossi nuda… sui seni già turgidi e desiderosi del tocco delle sue mani… li stringe… forte… fino a farmi riempire gli occhi di lacrime… il desiderio sale in me incontrollabile… mi guida alla sua tenda…

Siamo dentro… siamo sole… non so cosa mi accade… ma non riesco a fermarla quando avvicina la bocca alla mia, sfiorandomi con un bacio dolcissimo… sento il calore delle sue labbra, la morbidezza della sua bocca… mi sorprendo a stringerla, desiderando che quell’istante non finisca mai… schiudo leggermente le labbra invitandola ad entrare… mi cerca… la sua scivola dentro di me… esplora la mia bocca… con dolcezza mi succhia le labbra… ci passa la … e poi ancora la sua incollata alla mia… sento i brividi invadere il corpo… sento i suoi seni premere sui miei… il desiderio esplode incontrollabile… con le mani ci tocchiamo… provo piacere nel toccarle il sedere… la schiena… le bacio il collo… tutto mi viene così naturale… godo nel sentirla leccarmi l’orecchio… entrarci con la … scendere lungo la gola e rituffarsi nella mia bocca aperta ad aspettarla…

Le sue mani frugano sotto il mio pareo… mi trovano già pronta… desiderosa di sentire la mano di una donna entrare dentro di me… voglio essere sua… guido il suo viso tra le mia gambe… offrendo ad una donna per la prima volta il mio frutto più nascosto… la sua sfiora il , facendomi sussultare di desiderio… le labbra lo avvolgono nel calore della sua bocca… lo succhia piano… poi sempre di più… i miei umori di donna si mischiano alla sua saliva… la sua bocca beve la mia voglia… le dita penetrano sempre più a fondo… non ho più riserve… sento i brividi possedermi completamente… lei mi guida con forza verso il centro del piacere… io e lei… la cerco… voglio leccare anch’io il suo desiderio… tutto mi viene così naturale… siamo avvinghiate in un rapporto violento… ci lecchiamo entrambe affondando nel mare del nostro piacere… assaporo il gusto della sua intimità, provando un piacere infinito… con la entro ed esco dai suoi buchetti… fino al più nascosto… la sento gemere del mio gioco… la sento spingere con il bacino contro il mio viso… per farmi entrare di più… ancora di più… mentre la sua calda viola ogni mia lieve resistenza… sono dentro di lei… lei è dentro di me… é un continuo…

FINE

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