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DIAPASON (hard)

A ripensarci, quella era stata la prima volta in vita mia che avevo deciso di passare la serata in un locale del genere.
Lussuoso e raffinato come mi era stato detto, un ambiente adatto a rendere più facile quel tipo di esperienza ad una neofita come me.
Malgrado mi sentissi abbastanza tranquilla, c’era però un qualcosa nell’aria che solleticava maliziosamente la mia mente di nuove ed insolite sensazioni.
Avevo scelto la serata riservata alle sole donne, la serata lesbo, come avevo letto su internet, anche se la cosa un po’ mi dava fastidio, certa di perdermi altre emozioni che la presenza di uomini mi avrebbe garantito; ma non volevo iniziare dalla fine, almeno non quella prima volta che mi accingevo a provare il allo stato puro, senza coinvolgimenti sentimentali e implicazioni affettive.

Mi resi conto sin dal primo momento che il fine ultimo delle donne e delle ragazze presenti era fondamentalmente quello di trovare una compagna di giochi da coinvolgere con il marito o fidanzato di turno.
a tre, insomma, con implicazioni saffiche solo complementari.
Ed infatti la conferma a quei miei sospetti venne da Monike, una bionda dal fisico prorompente e sensuale, simpatica ed estroversa al punto da incuriosirmi all’istante.
Con il pretesto della gran confusione e della musica, che in verità avrebbero impedito una qualunque chiacchiera, la donna mi convinse a seguirla in uno dei salottini situati nel retro del locale, dove, una volta seduta sullo stretto divano di fronte al mio, evitò però accuratamente ogni approccio fisico.
Passarono così lunghi minuti di futili discorsi prima che la donna si decidesse ad invitarmi nel suo appartamento alla periferia di Salonicco, facendomi chiaramente intendere che sarebbe stato presente anche il marito, e che entrambi avrebbero gradito la mia presenza nel loro letto, magari anche soltanto come spettatrice delle loro evoluzioni sessuali.
Quell’improvvisa proposta mi era apparsa subito molto intrigante: Monike era di una bellezza unica, e la presenza anche di un maschio avrebbe dissolto quelle perplessità che un po’ mi avevano turbata all’inizio della serata.

Era da poco passata l’una di notte quando entrai con Monike nell’ascensore del suo palazzo.
Fu solo in quel momento che, accorgendosi di un mio attimo d’indecisione, lei mi si accostò con fare volutamente sensuale, sfiorandomi il lobo dell’orecchio con le labbra umide: mi sussurrò che sarei stata libera di andarmene quando avrei voluto, e che non c’era proprio nulla di cui aver paura.
Aveva ragione lei, ovviamente.
Era stata una mia libera scelta ritrovarmi con lei in quell’ascensore.
Ma l’imbarazzo e il turbamento mi assalirono nuovamente nel momento stesso in cui entrammo in un lussuoso salone dalla luce calda e rarefatta: Dimitri, il marito di Monike, mi venne incontro sorridente, cercando in ogni modo di mettermi a mio agio, offrendomi da bere e trattandomi come fossi una loro vecchia amica.
Malgrado ciò, l’atmosfera restava permeata di una intensa tensione erotica, che si avvertiva palpabile in ogni sguardo o movimento.
Il cuore mi andava a mille, e le spiegazioni, fra me e la coppia che mi aveva rimorchiata, erano francamente inutili: sapevamo tutti e tre quello che volevamo.

Monike e Dimitri, un bell’uomo sulla quarantina, dal fisico prestante e atletico, si sedettero su un divano di pelle bianca, ed io mi accomodai su una poltrona dello stesso colore, proprio di fronte a loro, con in mano un calice di vino bianco, fresco e appena frizzante.
La musica di sottofondo aiutava a calmare i miei sensi, mentre la donna si stringeva, in maniera decisamente provocante, al suo uomo.

La osservai slacciare con esasperante lentezza i bottoni dei pantaloni del marito, e poi la mano di Monike, una mano snella e dalle lunghe unghie smaltate di rosso, scomparve tra le pieghe della stoffa, mostrando subito dopo ai miei occhi il di Dimitri, finalmente libero dalla prigione degli indumenti.
La vidi far scorrere le dita su quel membro pulsante: pochi attimi appena, quindi Monike si chinò su di esso, stringendolo tra le umide labbra.

La mia eccitazione, fino a quel momento velata dall’imbarazzo, esplose dirompente come le acque di un fiume in piena.
Mi ritrovai d’improvviso fradicia dei miei umori, e il desiderio di masturbarmi di fronte ai loro sguardi si fece quasi insopportabile, anche se un briciolo d’indecisione continuava ad affacciarsi alla mia mente.

Dimitri teneva gli occhi fissi su di me, divorandomi con lo sguardo, mentre i miei si alternavano far lui e il movimento della testa di Monike, che di frequente si girava verso di me, per consentirmi una vista migliore di quel suo pompino da favola.

Sul basso tavolino in cristallo, che separava la mia poltrona dal loro divano, c’era una coppa colma di fragole: lui me la indicò con un movimento del capo, invitandomi ad uscire da quello stato d’inerzia dal quale non mi riusciva di liberarmi.
E le labbra di Monike m’indicarono quale fosse la strada.
Forse per analogia, ma in quella rossa cappella che spariva e riappariva dalla bocca di Monike, lucida e bagnata di saliva, rivedevo quei frutti che avevo davanti ai miei occhi: presi tra le dita una grossa fragola e l’assaporai, la leccai, la succhiai, come se nella mia bocca entrasse davvero quello splendido eccitato.

Ora lo volevo per me, tutto per me, e mi sarei gettata tra di loro rubando a Monike il piacere di gustare sino in fondo alla gola quella verga affamata di piacere; marito e moglie lo sapevano, e prolungavano di proposito la mia dolce agonia, aumentando a dismisura il desiderio che pulsava sempre più intenso nel mio ventre.

Alla fine le mia mano abbandonò ogni timore e raggiunse fremente quel calore che s’irradiava tra le mie cosce: scostai appena le mutandine e avvertii sotto le dita il bagnato dei miei umori che fuoriuscivano abbondanti dalla mia fica bollente.
Il clitoride, teso allo spasimo, era sensibile alla minima carezza: stavo letteralmente impazzendo per il folle desiderio, e di certo Dimitri e Monike erano consapevoli della cosa.

In un attimo fummo tutti e tre nudi.
La donna si distese con il busto sul basso tavolino, le tette premute sul cristallo: prese ad accarezzarmi le gambe, mentre Dimitri la penetrava, iniziando a scoparla con frenesia.
Presi a masturbarmi velocemente, ma Monike bloccò quasi subito la mia mano, sostituendola con la sua lingua guizzante: allargai al massimo le gambe e mi abbandonai a quella straordinaria carezza.
Il clitoride, le grandi labbra, l’interno delle cosce… la bocca di Monike mi aveva proiettato in paradiso, e lo spettacolo dei muscoli di Dimitri, tesi allo spasimo nell’atto sessuale, rappresentava la classica goccia che faceva traboccare il vaso.

Godetti in pochi secondi, in un delirio di oscenità che mai avrei pensato di pronunciare, mentre Monike si agitava sotto i colpi possenti del di Dimitri.
Ma ora lo desideravo io quel : volevo sentirlo che mi riempisse la bocca, che scorresse tra le mie labbra, volevo accarezzarlo e lambirlo con la lingua, ancora bagnato del piacere della moglie.
Mi divincolai da Monike, inginocchiandomi di fianco a loro: Dimitri non mi fece attendere troppo, uscendo rapidamente dalla moglie, rialzandosi e offrendomi quella meraviglia congestionata.
Afferrai con le mani le natiche muscolose dell’uomo, stringendole e quasi graffiandole con le unghie. Ingoiai quel che mi si offriva, quasi per intero, e Dimitri si abbandonò alla mia bocca, assecondando il ritmo che dettavo al pompino.

Monike, nel frattempo, aveva preso a leccarmi le tette, a tormentarmi i con i denti, mentre la sua elegante ed erotica mano s’intrufolava diabolica tra le mie gambe.
Scossa da brividi di puro piacere, sentii tra le labbra che anche Dimitri stava per esplodere.
Leccai la cappella e quindi strinsi ancor di più le labbra attorno al di Dimitri, aumentando l’intensità del pompino, stringendo nella mano i suoi testicoli, quasi a voler contrastare la spinta dello sperma che pulsava come il sangue nelle arterie.
L’ di Dimitri si liberò con un vero e proprio urlo, proiettandomi oltre i miei stessi limiti del piacere, mentre le dita di Monike continuavano a penetrarmi sempre più a fondo: mi riempii la bocca di quel getto denso e caldo, bevendo avidamente l’eiaculazione dell’uomo…

Pochi secondi, il tempo di lasciare il di Dimitri, e la lingua di Monike s’insinuò nella mia bocca, mischiando la sua saliva allo sperma del marito
Fu un bacio lungo e profondo.
Dolce promessa di una notte indimenticabile.

FINE

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Roberta (racconto di Diabolik1)

La mia vita con Roberta scorre serena e devo dire che dal punto di vista sessuale le cose vanno veramente molto bene. Roberta è una donna incredibile che mi ha riempito la vita, grazie a lei sono un uomo migliore, e quella sensazione di solitudine ormai è sparita. Ho, finalmente, quello che desideravo di più e mi sento finalmente appagato.

Vi vorrei ora raccontare come Roberta è diventata quello che è oggi, in queste poche righe cercherò di narrarvi i primi turbamenti sessuali di una ragazzina e come da essi sia sorta una donna la cui voglia di dopo tanti giri l’ha fatta arrivare tra le mie braccia. I rapporti sessuali tra adolescenti spesso sono brutti e fatti in modo e per ragioni sbagliate, infatti…

Roberta ha avuto un’iniziazione al mondo del , forse un po’ particolare, infatti, a 19 anni Roberta veniva da una relazione con un ragazzo da cui era uscita con le ossa rotte. Stavano insieme da almeno 3 anni e dallo stesso tempo facevano regolarmente , senza che Roberta avesse mai provato la sensazione dell’.
Giacomo, questo era il suo nome, entrava in lei, si agitava un po’, poi rantolava, veniva e quindi usciva, si vestiva e la salutava, sempre con meno trasporto, perché doveva uscire per spassarsela con i suoi amici lasciando in Roberta, ogni giorno sempre di più, una sensazione di profonda tristezza e amarezza.
Roberta, come tutte le ragazze, forse un po’ romantiche sognava il grande amore e solo con lui fare l’amore, ma poi per accontentare il suo ragazzo e per dare seguito a quel irresistibile desiderio di fare che le cresceva nel cervello ed in mezzo alle cosce, accettò di accontentarlo. E lo faceva con entusiasmo pensando che tutto finisse lì con l’ maschile, Giacomo usava il preservativo e quindi per lei non c’erano mai conseguenze. Non capiva, però, come mai le sue amiche parlassero sempre di com’era stato bello, dolce, eccitante farlo con i loro ragazzi o, per le più spregiudicate, con degli amanti occasionali.

Poi Roberta, appunto un paio di giorni dopo aver compiuto 19 anni andò a trovare Giacomo a casa sua, voleva fargli una sorpresa, aveva comprato un completino intimo molto sexy, però quando arrivò a casa sua scoprì che il suo Giacomo era a letto con un’altra e i due si stavano divertendo moltissimo, e per quanto lei poteva sentire molto di più di quanto lei non si fosse mai divertita. Entrò in stanza, ma lui fece finta di non vederla, l’altra impallidì. Roberta fu gelida: “non ti voglio più vedere” e se ne andò.
Giacomo non si fece più vedere.
Dopo alcuni giorni in cui il dolore sembrava prevalere Roberta dette ascolto alla sua migliore amica Angelica che le diceva che non ci doveva rimanere male, che Giacomo era stato uno stronzo e che, anzi, doveva essere contenta di essersi liberata di quello, e che doveva capire che Giacomo non l’aveva mai amata. Roberta ci mise alcuni giorni ad accettare la nuova situazione, ma poi, come dice il proverbio, il tempo lenisce tutti i dolori e ogni mattina lei si svegliava sempre meglio, sempre più serena.

Dopo alcuni mesi in cui non ebbe alcun tipo di relazione sentimentale per Roberta cominciarono a cambiare le cose.
La madre, le chiese di andare dal loro medico perché aveva bisogno d’alcune ricette mediche, quando arrivò dal medico la sala d’aspetto era completamente piena tranne per un posto vicino ad una giovane donna. Roberta ci si sedette e cominciarono a parlare, Sara era di Milano, ma ormai viveva, da alcuni mesi, in Liguria dove lavorava in un piccolo studio legale che si occupava di diritto della navigazione.
La mia amata all’inizio non capiva cosa le stesse succedendo ma non riusciva più a toglierle gli occhi di dosso. Sara era vestita in modo classico, aveva un abito giacca doppio petto e pantaloni nero, sotto la giacca indossava solo il reggiseno, ai piedi portava delle scarpe eleganti con tacco vertiginoso, il trucco quel pomeriggio era semplice sui toni del rosa, nulla di eccitante, ma nel complesso quella donna la intrigava oltre misura. Dopo la visita Sara sparì dalla circolazione per un bel po’ di tempo.

Dopo la maturità Roberta andò al mare in Liguria con i suoi genitori e lì, proprio nello stabilimento balneare dove andavano da anni ritrovò Sara. Lei era la sdraiata, completamente ricoperta di olio abbronzante. Quando Roberta la vide ricoperta solo dal triangolino degli slip ebbe un moto di entusiasmo, e quando fu Sara a salutarla lei ne fu ancora più contenta. Sara e Roberta passarono tutta la giornata a prendere il sole, a ridere, a scherzare e a fare il bagno insieme.
I genitori di Roberta ne furono felici, finalmente la loro bambina sembrava che fosse tornata allegra e spensierata. Dopo 2 giorni i suoi genitori dovettero tornare a Milano per problemi di lavoro e Roberta restò sola con la sua amica. Al terzo giorno anche Sara dovette andare a Genova per lavoro e con l’occasione avrebbe portato al mare dei vestiti per le serate mondane che avrebbero trascorso insieme. Roberta rimase sola, e francamente, un po’ triste tutto il giorno e anche all’inizio della serata, poi intorno alle 11 di sera Roberta vide arrivare Sara, vestita con un abito molto corto di pelle lucida nera, i capelli castani erano pettinati tutti indietro con un uso abbondate di gel, Sara era truccata di tutto punto e aveva sulle labbra carnose un rossetto rosso scuro, le unghie erano dello stesso tono di rosso, lunghe e molto sexy, ai piedi aveva dei sandali neri di vernice con tacco almeno di 15 centimetri. Roberta rimase affascinata dalla bellezza della sua amica, la quale aveva un vestito pure per lei. Andarono nella stanza di Roberta e Sara fece spogliare Roberta poi la mandò a farsi una rapidissima doccia, in realtà doveva solo bagnarsi i capelli e il corpo. All’uscita della doccia Sara pettinò i capelli di Roberta più o meno come i suoi, in altre parole all’indietro, ma con la riga da una parte e legati dietro la nuca, anche in questo caso ci fu abbondante uso di gel, poi Sara truccò Roberta mettendole anche lo stesso rossetto e lo stesso smalto. Il vestito che doveva indossare Roberta era una tuta di pelle aderentissima che metteva in risalto l’abbondante seno oltre che il magnifico sedere. Il quadretto estremamente sexy era completato da un paio di stivali di vernice con il tacchi a spillo anch’esso di almeno 15 centimetri.
Le due donne scesero in discoteca così vestite e tutti i presenti sia maschi che femmine rimasero ammaliati dalla straordinaria bellezza delle due donne. La serata si concluse con un primo bacio che si diedero sulle labbra, ma nulla di più.

Il giorno dopo Sara non volle sentire ragioni, dovevano assolutamente prendere il sole in topless. E Roberta non oppose troppe resistenze voleva vedere il seno di Sara e voleva che Sara vedesse il suo. La giornata trascorse in grande serenità, ormai tra le due donne si era istaurato un rapporto di grande intimità ed amicizia che andava oltre le cose che si dicevano, e comprendeva tutti gli sguardi e le carezze che le due donne si davano quotidianamente. La sera Roberta sperava di riandare in discoteca con la sua Sara, ma lei le consigliò di andare a letto presto perché la giornata sarebbe stata molto pesante e Sara voleva che la sua giovane amica fosse in splendida forma. Quella sera Roberta indossò gli stivali che le aveva dato Sara e si mise il rossetto e poi si andò a sdraiare sul letto e per la prima volta in tutta la sua vita cominciò a toccarsi, venne interrotta da una telefonata dei suoi che volevano sapere come andavano le cose.

L’appuntamento per il giorno dopo era stato fissato dalle due amiche per le 9 del mattino per fare colazione ed iniziare la loro giornata. Sara si presentò all’appuntamento vestita con un completo da tennis che lasciò perplessa Roberta, lei aveva un paio di pantaloncini e sopra indossava una magliettina con sotto il reggiseno del costume. Sara chiese ai bagnini di caricare i due borsoni termici sul piccolo motoscafo su cui le due donne sarebbero salite dopo pochi secondi. Sara e Roberta cominciarono a navigare verso una non meglio identificata spiaggia accessibile solo dal mare. A circa metà del viaggio Sara cominciò a spogliarsi, rimanendo completamente nuda, Roberta aveva davanti agli occhi lo spettacolo voluttuoso del corpo nudo dell’amica, i seni perfetti, grandi e rotondi con i completamente duri, la fica completamente depilata, con il clitoride in bella vista, a completare questa magnifica immagine il sedere di Sara di una bellezza sconvolgente. Roberta non perse un solo istante per imitare l’amica e nel giro di pochi secondi, anche lei, espose il suo scultoreo corpo ai raggi del sole e agli occhi estasiati dell’amica. Roberta, la sera prima, dopo essersi toccata, decise anche lei, di depilarsi completamente la patata. Del corpo di Roberta e del suo seno già vi ho narrato devo solo aggiungere che il mix tra la sua dolcezza, la sua ingenuità si trasformava in un’incredibile carica erotica che doveva essere assolutamente sconvolgente in quei momenti.

Sara fece molti complimenti all’amica per il magnifico corpo, arrivate alla piccola spiaggia, Sara ormeggiò il loro piccolo mezzo di trasporto e con l’aiuto di Roberta portò le vettovaglie a riva e si sdraiarono al sole, ad un certo punto Sara chiese a Roberta se le poteva fare piacere se le spalmava l’olio solare su tutto il corpo, lei accettò, le due donne si misero sedute sull’asciugamano di Roberta una dietro l’altra. Il massaggio di Sara iniziò in modo molto tranquillo, ma una volta resasi conto che all’amica il massaggio piaceva molto e quasi perdeva il controllo di se mentre le sue mani le accarezzavano la pelle liscia e vellutata, allora Sara si mise altro olio sulle mani e cominciò ad accarezzare le tette dell’amica, che al solo contatto delle sue mani diventarono come di marmo, e i dritti e duri, Roberta bloccò le mani dell’amica e poi le chiese di non fermarsi, contemporaneamente allargò le gambe come per invitare l’amica a massaggiarla proprio li. Roberta indietreggiò per cercare sempre di più il contatto con l’amica e quando buttò la testa indietro lei cominciò a baciarla sul collo, con la schiena sentì i della sua amante completamente duri. Sara non era un sadica, ma non voleva scoparla subito voleva che l’amica assaporasse ogni istante di quei preliminari, in fondo Roberta non era una vera lesbica come lei.
Sara fu introdotta al al femminile da una insegnante del suo liceo, la quale per punirla delle sue marachelle un giorno la convocò in classe, quando non c’era nessuno a scuola e cominciò a sculacciarla con un righello con dei piccoli colpetti facendole scoprire in culetto di diciassettenne. Dopo la sculacciata la professoressa cominciò a massaggiare il sedere di Sara che non riuscendo a capire il turbamento che provava, ma per lei era assolutamente chiaro che si stava eccitando molto di più di quanto non le fosse mai capitato con il suo ragazzo dell’epoca, poi la professoressa cominciò massaggiare la michetta depilata di Sara provocandole un incredibile . Le due donne fecero in aula per alcune donne. La loro storia proseguì fino alla fine del liceo.
Dopo quell’insegnante Sara ebbe anche delle relazioni etero, ma la sua vera anima era lesbo e all’università si innamorò di una collega con cui visse alcuni anni.

Sara continuò con la mano destra a massaggiare il seno di Roberta, ma con l’altra mano le accarezzava tutto il corpo, mandandola in estasi. Per la prima volta nella sua vita lei ebbe un . Un primo e sconvolgente che le devastò il cervello e il corpo. Ora capiva perché per le sue amiche fare fosse così dolce e tenero e sconvolgente.

Sara ormai non ebbe più preoccupazioni, era evidente che Roberta, veramente, desiderasse fare l’amore con lei e che veramente Roberta fosse pronta per iniziare un rapporto saffico. Finalmente Sara aveva la possibilità di insegnare tutto quello che sapeva sull’amore ad una donna e poteva uscire con lei, andare in tutti i locali pubblici erano due belle e giovani donne molto complici e non destavano di certo sospetti. E quando fossero andati in certi locali, a quel punto, Sara non si sarebbe più vergognata, come spesso le capitava, a causa di donne non certamente affascinanti e sensuali come lei. Le due donne passarono l’intera giornata in quell’angolo di paradiso facendo l’amore e ridendo e scherzando, in quei momenti Roberta era di nuovo una ragazza felice.

Al loro ritorno in albergo, le due donne ebbero per così dire una brutta sorpresa, Sara doveva cambiare stanza, e l’unica libera era quella comunicate con quella di Roberta (quella era la stanza dei suoi genitori), Roberta aiutò immediatamente l’amica a traslocare e poi si fecero aprire la porta di comunicazione interna, in questo modo avevano a disposizione una suite e potevano girare liberamente nude e decidere in quale letto passare la notte. Si erano appena fatte la doccia e Sara stava spalmando il dopo sole sul corpo di Roberta, quando lei ricevette una telefonata dai suoi genitori parlò con la madre e poi si fece passare il padre a quel punto aveva voglia di Sara e si girò a pancia in su e cominciò a pomiciare con la sua Sara, i suoi non capirono perché Roberta divenne così strana, e decisero di chiudere la telefonata mandando un grande bacio alla figlia. Sara si alzò da Roberta e le disse che le voleva fare una sorpresa, si vestì e uscì di corsa, quando era fuori dalla porta intimò alla sua donna di chiudere gli occhi lei sarebbe tornata da li a poco, infatti, dopo circa venti minuti Sara fu di nuovo a casa dalla sua bella, in mano aveva una busta grande, da cui tirò fuori una busta più piccola da cui tirò fuori una completino intimo in pelle nero, il perizoma era talmente piccolo che era quasi un filo di pelle, il reggiseno era molto più strutturato, fatto a posta per contenere ed esaltare lo splendido seno di Roberta, poi visibilmente eccitata Sara tirò fuori un mini abito anch’esso di pelle nero che sembrava fatto a posta per mettere in evidenza, ancora una volta il corpo della giovane, il trucco sarebbe stato sicuramente pesante e molto affascinante Roberta scoprì quanto la eccitava avere le unghie laccate di rosso scuro o di color prugna, ormai non c’era più traccia di quella ragazzina timida che era tornata al mare con i suoi genitori, Sara quella sera decise che si sarebbe vestita di rosa, voleva evidenziare un contrasto con la sua amante. Roberta e Sara scesero, prima in sala da pranzo e poi andarono in discoteca facendosi guardare da tutti quanti, erano due giovani e eccitanti donne. Per tutta la sera non fecero altro che stuzzicarsi sfiorando i loro bellissimi corpi, quando arrivarono in camera fu evidente a tutte e due che era giunto il momento di dare sfogo alle loro più inconfessabili voglie. Sara voleva possedere la sua amante nei modi più completi, la sua sessualità aveva bisogno di più, ma ancora lei aveva paura che per Roberta fosse troppo presto, ma questo dubbio venne fugato immediatamente quando chiusero la porta della camera, Roberta chiese alla sua donna di possederla e le chiese se aveva un di gomma, a Sara quelle parole sembrarono miele.

Sara era una persona molto particolare e spesso amava giocare con i falli di gomma, anche se non amava essere penetrata dal , ma ogni tanto l’idea di possedere la compagna del momento come se fosse un uomo era quasi un desiderio inconfessabile ed inconfessato, quella sera Sara voleva indossare il suo strapp-on e possedere la sua donna in tutti modi possibili, Roberta quella notte ebbe un numero incalcolabile di orgasmi e diede piacere alla sua donna fino a sfinirla.

Il giorno dopo andarono a Genova per una piccola questione lavorativa di Sara, Roberta fece una sorpresa alla sua Sara e si presentò vestita da uomo, indossò il suo completino intimo più audace, quello di pelle, che le rendeva ancora più sodo e tonico il suo magnifico seno, sopra aveva un tailleur gessato, con sotto una camicia bianca, i capelli erano tutti ingellati e raccolti in uno chignon che sembrava fatto a posta per sconvolgere il suo prossimo, il look vagamente dark venne completato sa un paio di scarpe allacciate nere con il tacco di 20 centimetri. Il trucco era ovviamente molto pesante e scuro, quando Sara la vide pensò che era veramente fortunata. Il giorno passato a Genova fu un’autentica tortura, le due donne erano talmente tanto eccitate che bastava che si sfiorassero perché l’eccitazione crescesse in loro. La sera venne vista come una liberazione, infatti, non scesero nemmeno a cena passarono l’intera notte a fare , quello più sfrenato a tratti quasi violento, il loro amore le portava anche ad atti di infinita dolcezza e delicatezza ad ogni e ve ne furono veramente tanti.

Le due donne in quei giorni aumentarono sempre di più la loro intesa sia sessuele che sentimentale, Roberta Aveva trovato finalmente l’amore e per nessun motivo al mondo avrebbe permesso a qualcuno o a qualcosa di frapporsi tra lei e la sua felicità

La loro storia d’amore andò avanti per tutto il resto della vacanza, poi le due donne si separarono Roberta tornava a Milano e Sara a Genova. Roberta fin da piccola voleva fare l’avvocato, credeva con tutta se stessa che quella sarebbe stata la strada per la felicità lavorativa e con Sara spesso parlavano di lavoro e di quanto fosse interessante il diritto della navigazione, quindi quando si doveva iniziare l’università la scelta della facoltà e dell’indirizzo di studi da prendere fu chiara per Roberta c’era solo una possibilità, cioé la facoltà di legge di Genova. Roberta telefonò a Sara per darle il lieto annuncio, ma Sara era a Milano, e quando rientrò e sentì il messaggio della sua Roberta la richiamò subito per proporle di andare a vivere assieme, i genitori ignari della loro storia pensarono che fosse bene che la loro bambina andasse a vivere con una persona del suo stesso e molto più grande di lei. Roberta arrivò a casa dell’amica con i genitori, i quali furono molto contenti di vedere che la loro bambina andava a vivere in una casa così bella e in un bel quartiere. Poco prima dell’ora di cena i genitori di Roberta tornarono per sempre a Milano e per le due donne fu solo amore, una storia che durò per tutto il tempo dell’università e che finì nel modo più dolce e delicato, come era stata la loro storia d’amore. Roberta nel corso degli anni si rese conto che le mancava qualcosa, anche se all’inizio no capì cosa fosse. Sara dal canto suo sentiva di avere bisogno di un altro tipo di rapporto, alle soglie dei 35 anni Sara aveva bisogno di avere accanto a se una donna e non solo una splendida ragazza, ma pur sempre troppo piccola per lei. Le due donne rimasero amiche per la pelle per sempre ed ancora oggi cercano di vedersi il più spesso possibile, ma l’intesa sessuale ormai no esiste più Sara convive con una donna della sua età di una bellezza e sensualità sconvolgenti, Agnese è il classico tipo mediterraneo alta bruna occhi neri penetranti e le labbra sono divine.

FINE

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Roberta (racconto di Diabolik1)

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In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)

Con la mia lei, abbiamo l’abitudine, di fare in auto.
In particolare, di solito ci appartiamo in una zona isolata, circondata da ville e tra i ruderi di antiche mura.
Fin da diciottenni, quando non avevamo che la macchina come nostra alcova, questi luoghi ci hanno aiutato a compiere le nostre evoluzioni, protetti da sguardi indiscreti.
O perlomeno così pensavamo.
Invece, per molto tempo ignari della cosa, eravamo lo spettacolo preferito dei guardoni della zona.
Chissà quante volte si saranno masturbati guardandoci e chissà quante volte hanno sognato la mia lei in certi atteggiamenti.
Quasi ogni giorno verso la sera, d’inverno e d’estate, quindi col buio o con la luce, ci rifugiavamo dietro quei cespugli e quelle mura, ed all’interno dell’abitacolo della mia utilitaria ci regalavamo un’oretta di .
Dopo i primi periodi però mi accorsi che ci spiavano.
Teste che uscivano di nascosto dai cespugli, movimenti sospetti dietro i ruderi, passi che frusciavano tra l’erba.
Sempre, ogni volta.
Le prime scoperte di questi ospiti ci bloccavano, con la conseguenza che ci spostavamo di posto oppure smettevamo proprio.
Una volta, dopo che lei mi fece il solito gran pompino con tanto di sborrata in gola, mi venne immediatamente da pisciare e di corsa mi fiondai dietro il cespuglio accanto al finestrino aperto della nostra auto e vidi un tizio con il in mano che scappava a nascondersi dietro un muretto.
In quel momento ebbi la certezza che quell’uomo era rimasto per tutto il tempo a non più di un metro dal finestrino.
Ci aveva guardato ed anche ascoltato per tutto il tempo.
A lei non dissi nulla, sapere che qualcuno si sparava le seghe guardandola fare pompini, con le tette di fuori ed il culo a favore dei loro sguardi, mentre io la sditalinavo da dietro, non credevo le facesse piacere.
Poi qualcosa cambiò.
Una sera d’estate sempre, eravamo appartati in un parcheggio antistante ad un parco, e dietro ad un albero, di fronte la nostra macchina vi si appostò un uomo di colore.
Lei lo vide, me ne accorsi, ma non disse nulla ed iniziò a toccarmi con foga.
Poi lui si tirò fuori il ed iniziò a menarselo.
E lei come in trance si gettò a capofitto sul mio spompinandomi fino alla morte.
Aprì lo sportello e sputò tutta la mia sborra sull’asfalto, in modo che l’uomo potesse capire bene quello che aveva fatto.
Quella volta fui io a non volere indagare oltre, però la cosa mi eccitò.
Avevo capito che le piaceva essere guardata.
Da allora, ogni volta la stuzzicavo.
Le dicevo sempre di aver visto qualcuno dietro il cespuglio o dietro i muretti che ci guardava, anche quando non era vero, e lei si eccitava terribilmente, ma non smetteva certo le sue prestazioni.
Amplessi, pompini, dita nel culo, tutto alla luce del sole, tutto sotto gli occhi dei guardoni, che avevano capito oramai che l’unica accortezza che dovevano usare era quella di non farsi vedere da lei.
E lei troiona si scatenava, il solo pensiero la mandava in bambola.
“Mi è sembrato di vedere qualcuno là dietro, stai ferma”
“Perché, sei sicuro? Ma che ti importa, tanto oramai ci avranno visto tutti?”
“ se non ti interessa a te, per me continua pure”
“Ma non sei geloso che mi possano vedere nuda?”
“No, anzi adesso ti spoglio tutta”
E lei si faceva togliere tutto, rimanendo completamente nuda in macchina, con la fica in bella vista ed il culo che, quando si abbassava per farmi i pompini, lo porgeva dal finestrino, proprio in faccia ai guardoni.
E mi spogliava anche lei, mi leccava dai fin sotto le palle, fino al buco del culo.
E spesso la leccavo anche io, facendola mettere con il cambio tra il culo e la fica e facendola muovere sul pomello.
Godeva come una forsennata.
Il tutto si concludeva sempre con una mega sborrata in gola che lei puntualmente sputava fuori dallo sportello.
Un giorno capitò di più però.
Quella volta, dietro ai cespugli c’era veramente qualcuno.
E mentre lei pensava che anche stavolta stessi inventandomi tutto per eccitarla, quel tizio non solo si gustò le nostre acrobazie, ma preso dall’eccitazione si avvicinò all’auto di nascosto.
Evidentemente era nuovo, oppure era un nostro ammiratore che non ce la faceva più a trattenersi.
Io non me ne accorsi subito, mi resi conto di questa presenza solo quando lo vidi affacciato dal finestrino aperto.
Solo la testa, che ripiegava in basso ad ogni movimento di lei, che potesse preludere ad un cambio di posizione.
Ma mentre spompinava, lei rimaneva con la testa affossata tra le mie gambe senza sapere cosa stesse succedendo attorno.
Era nuda anche quella volta.
Ed allora approfittai, mi insalivai il dito e lo infilai piano piano nel suo culo.
Lei ebbe un sussulto ma non smise di pompare.
Presi coraggio e le infilai contemporaneamente anche un dito in fica.
“Ti prendo dappertutto, in fica, in culo ed in bocca, ti piacerebbe avere tre cazzi a tua disposizione ora vero?”
“Si, continua, continua”
“Sei una succhiacazzi lo sai?”
“Si lo so me lo dicono tutti”
“Ah si e chi te lo dice? Quanti cazzi hai succhiato?”
“Tutti me lo dicono tutti”
“Sei una pompinara”
“Siiiii”
A queste parole il guardone si eccitò oltre misura e si fece più audace.
Io le sfilai il dito dal culo, e dopo nemmeno un secondo fu penetrata da un altro dito, diverso, più grande, nodoso, più adulto.
Lei sussultò ma non capì.
“Ahi mi fai male, fai piano”
Le afferrai le tette.
Troppe mani in giro, lei si voltò all’improvviso e vide la scena.
Un uomo sui sessant’anni stava affacciato dal finestrino, con un braccio dentro la nostra auto, un dito nel suo culo ed una mano che si masturbava un in tiro di dimensioni notevoli, con due palle gigantesche attaccate.
Strabuzzò gli occhi, lei.
La presi la testa per i capelli e la riaffondai tra le mie gambe.
Lei fece resistenza ma una volta col in bocca riprese il suo meraviglioso pompino.
Oramai non poteva opporsi, era completamente persa nei sensi e nel godimento di quella situazione.
L’uomo capì che poteva osare di più e provò, molto silenziosamente ad aprire lo sportello.
Lei mi sbocchinava come un’ossessa, ansimava, ed io continuavo a chiamarla nei modi più osceni.
“Che troia che sei, ti piace con due cazzi, finalmente”
“Zitto porco”
Roteava il culo per farsi entrare meglio il dito che le stava provocando un godimento mai visto.
Lo sportello era aperto, ora l’uomo si avvicinò notevolmente a lei, appoggiò anche l’altra mano sulle sue chiappe per allargarle e facilitare la penetrazione del suo grosso dito.
Oramai tutto dentro, fino alla nocchia.
Lei sollevò lo sguardo verso di me, impugno il alla base con una mano, aprì la bocca, se lo appoggiò alle labbra ed inizio a sbatterselo come una troia da film porno.
Sapeva che mi faceva impazzire e che non avrei resistito a tale trattamento.
L’uomo si fece più coraggioso ed iniziò a sfiorarle il corpo con il suo gigantesco.
Vedevo la cappella rossa e turgida strisciare sul culo, sulla schiena, sulle gambe, tra le ginocchia.
Poi le tolse le scarpe e appoggiò il sui piedi di lei, che flettendo le ginocchia iniziò a masturbarlo.
Stava scomoda.
Si rialzò sedendosi sul sedile.
Tutta nuda con un uomo alla sua sinistra ed uno alla sua destra.
Ebbe un colpo di genio.
Si spostò al centro, si posizionò con il buco del culo sul bottone del freno a mano e lasciò liberò il sedile di sinistra.
L’uomo ne approfittò subito per entrare.
Una volta dentro l’auto non perse tempo e si gettò ad accarezzarle la figa.
Lei si muoveva e mentre l’uomo la masturbava vedevo che il freno a mano sfregava sul suo culo.
Allora presi l’iniziativa e pigiando sulla frizione innestai la quarta marcia.
In questo modo, il pomello del cambio, arretrando, le sfiorava anche la figa e con i sui movimenti era come se stesse subendo una quasi doppia penetrazione.
L’uomo le prese una mano e la indirizzò verso il suo .
Lei lo afferrò alla base ed iniziò a fargli una sega.
Prima piano, poi veloce, sempre di più.
Con l’altra mano afferrò il mio e fece lo stesso.
Era straeccitata.
Il vecchio le prese il viso e lo portò verso di lui.
Con la lingua di fuori la leccò in faccia, sulle labbra chiuse di lei, quasi a respingerlo.
La forzò a socchiuderle e le infilò la lingua in bocca.
Ed anche lei iniziò a baciarlo con la lingua, la vedevo che spuntava fuori e si incrociava con quella del vecchio.
Non lo baciava ma lo leccava, la porcona.
Oramai era partita di lingua, ed il vecchio che aveva capito, slacciandosi la camicia, e prendendola per la nuca la piegava verso il suo petto.
E lei leccava, il pelo, i , lo sterno e poi giù fino all’ombelico.
Mentre teneva il suo in mano.
Lei prese la cinta, la slacciò, sbottonò i pantaloni e li calò fino alle caviglie.
Anche il vecchio era tutto nudo ora.
Sapevo che glielo avrebbe preso in bocca ora.
Fa sempre così la zoccola.
Ed infatti, il vecchio, tenendole la testa la spinse verso il pube.
Lei leccò dapprima tutto intorno, i peli, l’interno coscia e poi iniziò con le palle.
Le leccò tutte, fino all’attaccatura del buco del culo.
Poi ad una ad una se le mise in bocca e le succhiò, erano gigantesche.
Il vecchio tirò la testa indietro dal godimento.
Smise con le palle e risalì l’asta, per intero.
La insalivò ben bene, leccandola come fosse un gelato.
Arrivò alla cappella e la ingoiò lentamente.
Poi giù, tutta.
Poi ancora più giù, fino a metà .
Ed inizio a pompare.
Io la presi da dietro, nella figa, e la sbattevo mentre lei con quel in bocca quasi soffocava ad ogni mio colpo.
Pompava talmente bene che l’uomo urlò “che pompinara la tua ragazza, continua troiona, continua che ti sborro in bocca”
E detto ciò venne a fiotti nella bocca di lei che trangugiava sborra e non riusciva a trattenerla per quanta glie ne aveva rovesciata.
Piano piano si staccò da quel facendo in modo che non colasse nulla.
A bocca piena e passando sopra il vecchio, sporse la testa dal finestrino e sputò tutto in terra.
Aveva la sborra che le colava dalla bocca per quanta ne aveva succhiata.
E continuava a tossire, erano quasi conati di vomito invece che tentativi di sputare tutto.
Il vecchio nel frattempo, approfittava della posizione per palparla ancora ovunque.
Poi prese un fazzolettino di carta e glielo passò sulle labbra per pulirle.
Lei lo lasciò fare ma sapeva che non era finita.
Lui le strizzava le tette ed aveva il ancora in tiro.
E lei lo sentiva perché per sputare tutto si era messa quasi in braccio a lui.
Mentre si ricomponeva si sentì bloccata per i fianchi e sentì la cappella di lui che spingeva già sulla sua figa.
E la infilzò con un solo colpo, secco.
Lei aprì la bocca e trattenne il respiro per il dolore che presto si tramutò in godimento però.
La macchina oscillava, e lei a smorzacandela ingoiava il suo facendo sbattersi fino alle palle, come una cagna.
Sdraiai il loro sedile per farli stare più comodi, visto che lei sbatteva la testa sul tettino quando oscillava.
Mi misi dietro di lei, con il culo sul cruscotto e puntai il mio verso il suo buchino.
E come si piegò di più in avanti la inculai senza troppi preliminari, tanto il vecchio l’aveva dilatata bene con il dito ed io avevo il umido dei suoi umori.
Dopo pochi colpi la inondammo di sborra nuovamente, sfilandoci da lei e facendole bere tutto di nuovo.
E stavolta bevve.
Era la prima volta.
Oramai sfiniti ci abbandonammo sui sedili della macchina, il vecchio la toccò ancora una volta e poi se ne andò.
Credo che ci guarderà ancora le prossime volte.

FINE

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In auto con il guardone (racconto di cppiemonte82)

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)

….. Sono letteralmente in sua balia. Mi poggia lentamente le sue labbra e la sua lingua sul clitoride e comincia a sollecitarmelo con linguate rapidissime. Con le mani tiene costantemente divaricate le grandi labbra, e con la lingua esplora tutto l’interno. E’ incredibile quello che mi sta facendo provare!….,di fronte a ciò, inarco la schiena e spalanco completamente le gambe e le cosce…… comincio ad avere sussulti con il ventre … emetto gemiti di godimento, mi contorco come un serpente ed inizio ad ansimare……Appoggio entrambe le mie mani sul suo capo e comincio a spingerlo con forza verso la mia figa per fargli capire che deve andare sempre più in profondità. Lui mi capisce immediatamente e lo spinge con forza sempre più dentro. Ho un gemito lunghissimo di piacere “uuuhh ……oooooohhh”, ……. dalla espressione dei miei occhi capisce che lo sto’ ora supplicando di infilarmi il suo membro nella mia vagina. Lo fa subito dopo con la facilità di un coltello che affonda lentamente nel burro tiepido. Sento il suo nella mia figa che affonda sempre più per effetto dei suoi colpi violenti e decisi. Per penetrarmi meglio mi prende dai fianchi e mi tira verso di sé facendomi scivolare sul cuscino del divano. Sono sempre più incredula e meravigliata!…… Mi trovo sostanzialmente con le gambe divaricate al massimo, la figa ed il mio culetto aperti e protesi verso l’alto. In quella posizione mi può praticamente penetrare completamente. Cosa che puntualmente fa con grande energia. Emetto un grido ed un gemito di piacere. Mi tolgo velocemente anche la camicetta per offrirgli il mio corpo oramai nudo. Dopo circa dieci minuti passati a scopare in quella posizione, mi abbandono completamente rilassandomi un po’…… sento il suo durissimo che con l’aiuto della mio liquido vaginale mi è oramai entrato fino all’utero e continua a stantuffarmi ancora,…… vengo altre due volte……. poi mi abbandono definitivamente sul divano esausta. Rifletto un po’ sull’esperienza appena conclusa e sulle sensazioni meravigliose che Francesco mi aveva fatto provare,….anche io volevo adesso fargli provare sensazioni piacevoli in segno di riconoscenza nei suoi confronti. Ci riposiamo un po’ e dopo qualche minuto mi alzo lentamente, lo prendo per mano ed insieme andiamo verso la cucina. Mi cinge il fianco con un braccio e mi dà un bacio dolcissimo, io gli sorrido e così camminiamo fino alla cucina, le mie cosce nude con i miei fianchi urtano i suoi durante il cammino, e ciò mi eccita ancora. Gli offro una coca che beve subito con gradimento mentre io mi allontano un attimo per andare al bagno. Ritorno poco dopo e mi avvicino a lui,.. mi seggo su di una sedia e lo faccio avvicinare a me. Prendo il suo pene nelle mie mani e guardandolo negli occhi lo comincio a baciare e a dargli rapide leccate sulla cappella che subito diviene turgida e dura. Lui mi sorride apprezzando molto l’iniziativa, ma ora con gemiti e con espressioni di intenso piacere comincia a muovere rapidamente i suoi fianchi scopandomi in bocca. La mia bocca non regge i colpi violenti del suo , sono infatti costretta ad estrarlo frequentemente, leccarlo fino ai testicoli per poi riprendermelo in bocca. Questa volta è lui che va in estasi senza capire più niente…… . la sorpresa però gli e l’ho riservata alla fine. Mi tolgo dalla bocca il suo membro eretto e gli spalmo su un bel quantitativo di detergente intimo liquido. Francesco mi guarda con aria interrogativa, poi comincio a spalmarmelo anche sul mio culetto, quindi dopo uno sguardo invitante mi distendo a pancia in giù sul tavolo del soggiorno con le gambe per terra divaricate e mi apro con le mani le mie natiche fino a mettere a nudo completamente il buco del mio culetto. Lui capisce immediatamente cosa gli sto offrendo e con un sorriso di riconoscenza appoggia subito la punta turgida del suo pene sul mio sedere; non indugia un secondo e comincia immediatamente a spingerlo dentro. Lo prego di farlo delicatamente per non arrecarmi dolore, lui annuisce ma, preso dalla forte eccitazione, comincia a premere prepotentemente con il suo bastone sul buco del mio culetto, sento all’inizio un po’ di fastidio poi dolcemente lo sento penetrare sempre di più. Questa volta è lui che comincia ad ansimare sempre più freneticamente, i suoi colpi si fanno sempre più intensi e veloci, sento le viscere che si allargano sempre più ed il suo che mi penetra con potenza crescente. Con un ritmo oramai frenetico mi sta inculando meravigliosamente,.. con le mani appoggiate sulle mie natiche tiene aperto quanto più possibile il buco dell’ano, io non reagisco più ormai…., é un insieme di godimento e dolore…., comincio ad urlare per il piacere, questo eccita il ragazzo ancora di più fino a quando non sento un gettito di sborra calda che entra nel mio corpo, poi un secondo, …un terzo, …… ed è allora che avverto tutta la potenza del suo bastone che, agevolato dalla sborra, mi scivola ora tutto dentro le mie viscere fino a farmi sentire le sue palle sbattere freneticamente sulle mie cosce. Quando estrae il suo pene dal mio culetto io mi adagio sulla poltrona li vicina, sono piena di sperma….. mi sdraio con le gambe aperte e gli occhi chiusi. Il giovane, accarezzandomi dolcemente la figa, mi bacia sulle labbra e rivestendosi mi chiede se in seguito ci potevamo continuare a vedere. “Certo !!” gli rispondo, “sono felicissima di aver avuto questa avventura con te!….. e non voglio che resti l’unica volta!”…… acqua in bocca con tutti però!!

FINE

Per commenti: anno1954m@libero.it



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Il primo tradimento fu con Francesco – parte seconda (racconto di Mary)

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

Mi chiamo Mary, ….sono una bella donna di 48 anni felicemente sposata ma con un marito spesso in viaggio per lavoro.
Mi piace avere la casa sempre in ordine, ed è appunto per questo che mi ero sempre ripromessa di riporre nella scaffalatura della libreria della sala da pranzo, quei libri e volumi pesanti sparsi un pò per tutta la casa.
Non potevo farlo da sola, e quindi lo avevo sempre rimandato.
Una mattina esco di casa per le solite faccende ed al ritorno trovo nel portone il figlio del nostro portiere, “Francesco”… Gli chiedo: “cosa ci fai tu qui ?”,.. “non dovresti essere al lavoro?”… Lui è infermiere professionista presso la ASL…. “signora non ci sono andato perché non mi sentivo tanto bene stamattina e quindi ho preso un giorno di malattia ”. “Bene !” gli dico, “allora… puoi venire su a casa con me?”……. vorrei un aiuto per sistemare alcuni libri pesanti in libreria !…. da sola non ci riesco”……tu stai comunque abbastanza bene per darmi una mano?” “Certo signora”,…..mi risponde “è stato solo un lieve malessere,… ma… adesso va molto meglio!” Dopo qualche minuto Francesco suona alla porta ed io lo faccio entrare.
“Sto preparando il caffé”, gli dico,… “tu intanto prendi la scala dal ripostiglio!” Francesco mi raggiunge in cucina per prendere un caffé con me , mi guarda la camicetta scollata e non riesce a staccare la vista dal mio seno semiscoperto. “Bene”, penso tra me,.. “significa che nonostante la mia non più giovane età, sono ancora attraente,.. anche per un giovane di 24-25 anni!. Cominciamo quindi a collocare insieme i libri negli scaffali della libreria; Francesco me li porge, ed io salendo sulla scala li depongo sulle mensole. Mentre depongo il primo libro, stando sull’ultimo gradino in alto della scala, mi accorgo dello spettacolo che sicuramente stavo dando al giovanotto che dai piedi della scala, vedeva tutto quello che c’era sotto la mia gonna: le mie gambe coperte solo con calze e reggicalze, le mie cosce e le mie natiche coperte (si fa per dire) da un microscopico slip. Ero un po’ preoccupata ed imbarazzata perché Francesco era una persona conosciuta nel palazzo e conosceva benissimo anche mio marito. “Che faccio?”….penso tra di me…….”mi copro le gambe?”…… “scendo immediatamente dalla scala?”…….. gli dico di andarsene?” …….ma….. oramai era fatta!: Aveva già visto tutto sotto la mia gonna!……. decido quindi di continuare così a deporre i libri negli scaffali senza dare molta importanza a quello che oramai lui aveva visto e poteva continuare a vedere. E così salgo e scendo dalla scala con il primo, il secondo, il terzo libro,…….ecc. ecc. Ogni volta però che scendevo dalla scala, notavo in lui un evidente pallore sul viso e la fronte imperlata da gocce di sudore; lo guardo negli occhi e gli faccio un mezzo sorriso di circostanza. Continuo quindi così fino a quando, prima di scendere nuovamente dalla scala…. mi sento le sue mani che mi sfiorano le gambe salendo fino alle mie cosce e terminando il loro cammino con carezze ritmiche sui miei glutei. Resto impietrita sulla scala……. non so che fare… se mostrarmi contrariata ed arrabbiata con lui, ….. metterlo energicamente alla porta….. se minacciarlo infine di dire tutto a suo padre ……..nel frattempo però le sue mani avevano ora delicatamente cominciato a scostare il mio slip rimuovendolo dalla fessura che separa le mie natiche, mettendo quindi completamente allo scoperto il mio sedere. Sento il suo viso che preme sui miei glutei,…. la sua bocca che comincia a baciare teneramente le mie cosce…. Resto ancora ferma…….penso a mio marito verso il quale sono stata sempre fedele! ………. ma comincio a sentire dei brividi lungo la schiena e sulle cosce,…. i miei seni diventano turgidi, ed avverto che la mia fighetta comincia ad inumidirsi. Nessuno di noi due dice una parola…… Mi contorco con movimenti lenti agitando il mio bacino e spingendo il mio posteriore sul suo viso. Non riesco a fermare i miei movimenti,…..nella mia testa ora regna un pensiero martellante: togliermi immediatamente le mutandine per assecondare i desideri di Francesco, e forse…. anche miei. Fantastico !!….come se avesse captato il mio pensiero , lui comincia infatti a sfilarmi ed ad abbassarmi gli slip fino al ginocchio, mettendo così a nudo completamente il mio culetto. Comincio a fremere,… ed un brivido mi attraversa tutto il corpo,… sento che mi prende dai fianchi e posa il suo viso in mezzo alle mie cosce. Sona assalita dal rimorso per quello che gli sto permettendo di fare,…. ho un sentimento di vergogna misto a preoccupazione,……ora mi alza la gonna, ed allargandomi le gambe, comincia ad aprire le mie natiche in modo da scoprire di più la mia figa lì davanti che nel frattempo si era tutta già bagnata. Quindi inizia a leccarmela lentamente e meravigliosamente. Non sapevo che fare!….ero immobile…… pensavo di nuovo a mio marito ed a quello che di lì a poco sarebbe accaduto…… mi stavo però eccitando….. e lui lo aveva capito dal movimento convulso del mio bacino che era in perfetta armonia con la sua lingua. Sono bastati pochi minuti per farmi raggiungere l’ terminato con un gemito strozzato. “Uuuuhhh, …..mmmhhh,….ooohhh …..Francesco se ne accorge e con grande tenerezza mi bacia le cosce,… poi, prendendomi per i fianchi, mi aiuta a scendere dalla scala. Sento che sto vivendo una esperienza stranissima,… non mi rendo conto se è un sogno o una realtà,… una volta giunta a terra pero lui mi fa capire che non si tratta di un sogno in quanto pian piano mi sfila completamente gli slip, lo lascio fare, mi cinge il corpo con le sue braccia ponendo le sue mani sul mio seno turgido ed accarezzando dolcemente i miei . Questa volta sento il mio posteriore premere sul suo bacino, e avverto tra le mie cosce il suo membro già eretto che, attraversando le mie natiche, si stava appoggiando sulla mia figa bagnatissima. Ero incapace di prendere qualsiasi decisione, ero come ipnotizzata da un piacere immenso. Francesco ora mi preme leggermente sulle spalle per farmi capire che dovevo curvarmi in avanti e appoggiarmi alla scala sollevando il bacino verso di lui. Appena lo faccio sento immediatamente il suo pene che si infila prepotentemente da dietro tra le mie cosce e penetra decisamente la mia figa. non capisco più niente! Resto così ancora ferma sotto i suoi colpi di bacino dolcissimi ma decisi, mi sta chiavando in un modo impietoso, comincio anche io a muovermi tra mille fremiti e sussulti assecondando quei colpi. Dopo qualche minuto, con qualche altro gemito raggiungo un altro . “uuuuhh,…uuuuuhhh, ……aaaahhh,… Lui se ne accorge ancora, e, come per compiacersi, mi gira verso di lui e comincia a mettermi la lingua in bocca esplorando tutti i punti più nascosti della mia bocca. E’ successo tutto così in fretta!….e francamente non avrei mai immaginato di avere un rapporto sessuale al di fuori della mia vita coniugale, soprattutto con una persona che dimorasse nel mio stesso palazzo!… Mi chiedo per un attimo se quello che sto facendo mi potrà lasciare rimorsi… Ora ci guardiamo e stiamo di fronte l’uno con l’altro,… mi prende le braccia e se le butta al collo mentre sento questa volta il mio ventre che preme sul suo membro rigidissimo. Stiamo così per un po’ di tempo fino a quando comincia a spingermi delicatamente contro il mobile del soggiorno togliendomi la gonna. Sono rimasta oramai solo con la mia camicetta, il reggicalze e le mie calze. Provo un po’ di vergogna,….. Francesco nel contempo mi alza con un braccio la gamba sinistra divaricandola dall’altra, mi preme contro il mobile e mi infila il suo impietosamente nella figa che oramai grondava succhi vaginali. Lancio un urlo di piacere e stupore…i suoi colpi di reni mi fanno sbattere contro il mobile, ed ad ogni urto sento il tintinnio dei bicchieri nella vetrinetta che portano il ritmo della nostra scopata. Ho gli occhi chiusi e godo intensamente quando, teneramente mi prende la mano baciandola e mi conduce verso il divano. Per timidezza o vergogna, pur essendo oramai quasi nuda, mi siedo con le gambe chiuse e piegate verso di me. Lui però si inginocchia davanti a me e con tenerezza me le apre lentamente. Mi sento tra le nuvole…., oramai in estasi,….. ricomincio a fremere…….., lui con le mani comincia ad accarezzarmi i foltissimi peli neri che coprono il mio basso ventre,… li scosta sapientemente e quindi scopre la mia figa che ora é completamente aperta e lascia intravedere il colore rosa del suo interno.

- continua -

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Il primo tradimento fu con Francesco – parte prima (racconto di anno1954m)

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Fotografie (racconto di Anatas Dark)

Lara entrò nel negozio con l’aria di chi sa esattamente cosa vuole dalla vita, si rigirò tra gli scaffali di vetro, poi andò dritta verso il ragazzo al bancone e gli sussurrò: – …vorrei farmi delle foto… un po’ sexy.

Lui non ci voleva credere, erano anni che sognava una simile occasione ed ora tutto si realizzava all’improvviso, come se avesse strofinato una lampada magica. Ebbe solo il coraggio di chiederle: -… quando? – e la sua agitazione raggiunse il culmine nel medesimo istante in cui lei rispose: -…adesso!

Era solo in negozio, ma per nulla al mondo poteva perdersi una simile occasione, quindi la pregò di accomodarsi nella piccola sala di posa, che liberò in tutta fretta dall’immancabile confusione. – Sa già come le vuole fare, lo sfondo, la luce?

- Sfondo nero come se fossi avvolta dal vuoto, il centro dell’attenzione voglio essere io… devo mandarle all’uomo che me le ha richieste e preferirei che usasse una macchina digitale, non voglio farlo attendere troppo.

Il ragazzo la guardò allibito, fece un piccolo cenno di assenso, e la lasciò sola un attimo per munirsi della sua inseparabile Canon. Quando tornò, Lara si era tolta l’impermeabile e si stava slacciando la camicetta. Rimase incantato ad ammirarla… silenzioso, attonito, rapito dalla sua disarmante complicità.

Lei gli sorrise e continuò a spogliarsi, finché restò con paio di culottes di seta nera ed un reggiseno in tinta che conteneva a fatica il suo seno prosperoso.

Bella, stupenda creatura lì davanti ai suoi occhi, non più giovane ma proprio per questo ancora più sensuale, come tutte le donne che acquistano fascino e personalità sopra i trent’anni.

Elegantemente seduta sul seggiolino dal sedile girevole, la lunga collana di perle adagiata sul seno e quelle labbra vermiglie che si schiudevano in un delizioso sorriso: – Sono pronta, – sussurrò – mi fido ciecamente di lei… spero non vorrà deludermi!

- Si spogli! – avrebbe voluto chiederle – Si tolga tutto e si lasci guardare…- ma la realtà non si lascia mai trascinare dai sogni e i sogni non seguono mai la realtà.

Il lampo del flash dettava i tempi della posa, piccoli movimenti, impalpabili correzioni, tutto sembrava seguire una prassi comune e la speranza del fotografo andava a perdersi col passare dei minuti.

Quando venne da me, quella sera, Lara aveva negli occhi la stessa luce e sulle labbra le stesse emozioni. Mi baciò con uno strano sorriso e subito dopo mi consegnò un sottile pacchetto avvolto con cura nella carta dorata; dentro c’era il CD con le sue immagini.

Mi misi seduto sulla comoda poltrona di pelle nera ed accesi il computer. Infilai nel lettore quel lucente disco dall’aria invitante ed attesi che mi mostrasse il suo segreto.

- Mettiti comodo, – disse lei, accovacciandosi in ginocchio tra le mie gambe – le foto sono montate in sequenza, trenta secondi per ognuna… dalla prima all’ultima…

Una musica dal ritmo latino inondò la stanza mentre le sue dita slacciavano la fibbia della mia cintura. Le immagini sullo schermo si susseguivano lentamente, quasi fosse un filmato a scatti, mostrandomi la cronaca fotografica dell’eccitante servizio fatto apposta per me.

Avvertii le sue dita sulla pelle del ventre, afferrarono l’elastico dei miei slip e lo attirarono verso i suoi denti. Uno strappo improvviso mi fece comprendere che quella sera sarebbe stata speciale, e la decima fotografia mi lasciò senza fiato. Sul primo piano delle culottes nere spiccava il rosso delle sue unghie che scostavano la seta di lato, poi le inquadrature si susseguirono finché la sua carne rosea cominciò ad apparire tra i corti peli.

Non era questo ciò che le avevo chiesto, mi sarei accontentato di saperla nuda davanti al fotografo, ma ormai era tardi per cambiare il corso degli eventi.

Trasalii quando vidi il suo indice sparire tra i petali carnosi… nello stesso istante mi sentii avvolgere da un calore intenso e non riuscii a parlare. Sapere che dall’altra parte dell’obiettivo ci fosse stato un altro uomo mi faceva impazzire di gelosia, ma la voglia che mi torturava era così grande da non riuscire a contenerla.

Reso ben visibile dagli scatti del flash, il luccichio dei suoi umori apparve all’improvviso sullo schermo, poi le dita si intinsero una dopo l’altra in quell’anfratto voglioso, schiudendolo ai miei occhi… ai suoi occhi.

Mai avrei immaginato di godere al pensiero che si mostrasse in quel modo ad un altro, ma ora ero prigioniero da quel susseguirsi di emozioni forti, tremende… mentre la sua bocca avvolgeva il mio in una piacevole morsa.

- Ora ci sarà un momento di attesa, – sospirò Lara, concedendomi un attimo di pace – alcuni minuti di buio in cui non ha potuto fotografarmi perché mi stava scopando.

- Impossibile, – pensai – sta bleffando!- non l’avevo mai sentita parlare così.

Lo schermo nero mi eccitava ancora più delle fotografie, potevo immaginare ogni cosa e ciò che appariva alla mia mente era più perverso della realtà. Non potevo crederci… non volevo crederci, e se da un lato avrei preferito che non fosse mai accaduto, dall’altro ero attratto irrimediabilmente da quella prospettiva.

Quando le immagini ritornarono ad accendere di luce e colori il monitor, tutto sembrò ripetersi dall’inizio: stesso sguardo, stesse inquadrature. Ero certo che mi volesse lasciare nel dubbio, sicuro che quell’incertezza potesse divenire la scintilla che avrebbe riacceso il nostro rapporto, e tornai a seguire le sue dita con la stessa attenzione di prima, le osservai perlustrare ancora la sua carne, torturare la sua e la mia voglia.

Ma ancora una volta riuscì a stupirmi, le unghie rosse sprofondarono tra gli effluvi alla ricerca del piacere profondo, e riemersero intinte nei densi succhi che colmavano il suo . Lo compresi immediatamente che rovistava nel piacere lasciato da un altro… e quella lunga scia di seme biancastro scivolava fuori dalla sua carne trascinando con sé i miei pensieri più torbidi… nello stesso modo in cui le sue labbra cingevano il mio glande risucchiandolo in gola.

I fotogrammi risalirono il suo corpo lenti e inesorabili, e l’ultima immagine si fissò nelle mie pupille nello stesso istante in cui il piacere divampò come un incendio nella mia mente. C’era il suo volto in primo piano, gli spigoli delle labbra tracimavano della stessa manna di cui si nutriva ora tra le mie gambe… ed io non potei fare a meno di scoppiarle in gola.

FINE

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Fotografie (racconto di Anatas Dark)

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Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)

Era buio, erano in un parcheggio sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. “Sì, ancora, sì…”
Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no…
E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c’era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c’erano né parcheggio né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora…
Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l’indice sul clitoride, che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l’estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell’ pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l’ che non ne voleva sapere di spegnersi.
Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l’avvocato, non aveva più avuto un vero .
Lui era così metodico, serio e organizzato!
Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse “comportata bene”, da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un “buon matrimonio”. Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d’anni, era insomma il classico buon partito.
Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei!
Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell’università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest’ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l’ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.

“Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave”, le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti.
Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze (”Erano nuove! Quindicimila lire al paio!”) alle ansie frustranti del “cosafaròdagrande”, ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi.
Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero.
Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l’avrebbe raccontato?
“Tu allora dici che devo lasciarlo?”
La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: “Conoscendoti, sì.” Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato.
“Be’, no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!”
“Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino.”

Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l’ipotesi di continuare con l’avvocato e di tanto in tanto farsi uno “stallone” non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto con un sopraccitato stallone, l’avvocato non l’avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno!
Appunto.
“Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch’io.”
E poi rivolta a Michele: “Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?”
“Sei la solita.”

Mentre era fuori a pranzo con l’avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l’avvocato non ce l’avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell’ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l’avvocato, non faceva più niente con gli amici.
Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia.
Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un’ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo!
C’è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d’incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d’università. Era piuttosto un’uscita a quattro, nella quale l’avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia!
Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l’avvocato Silvia non se ne era stata con le mani in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell’università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna.
Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un’uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta’ pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero.
Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato Francesco erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e Orsetto e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l’ampio buffet a disposizione.
Per fortuna il “quarto uomo” era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto.
E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l’ingegnere aveva una bocca interessante, lei l’avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato “tirato in mezzo” più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza.
In fondo anche l’avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto.
Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere.
Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro.
Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c’era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo.
“Sentite, io a questo punto me ne andrei” suggerì, cercando di non dare l’impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto.
“Be’, ma che ore sono?” s’informò Silvia. “Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so…”
Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l’avvocato, che stava per uscire dallo studio.
“No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un’altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch’io, ciao.”
Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l’università. Martina si sentiva già male.
Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava parcheggio nella zona.
Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell’angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa.
Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì?
Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi.
Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza.
Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e Orsetto che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto.
“Ciao Fragolina, ci sentiamo domani”, salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa.
Ma non appena le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po’ dentro l’ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue.
Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le mani sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le mani sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le mani nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente.
Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le mani.
Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l’ esplodeva tra le reciproche mani, lasciando entrambi senza fiato.
Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo…
L’ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po’, poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano.
“Andiamo?” propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza.
Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e Orsetto.

Mauro aveva lasciato la macchina in un parcheggio custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il parcheggio era terribilmente buio.
Martina stava per dirigersi verso la portiera dell’auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei.
Le mani di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in bocca fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli.
“Sei bellissima”, le sussurrò lui tra un sospiro e l’altro, provocando l’effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi.
“Ti prego”, sussurrò lei quasi senza sapere come, “voglio prendertelo in bocca…”
Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse.
Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi.
La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la bocca e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro.
“Ti prego, fermati…”, implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le mani per fermarla e la attirò a sé: “Ti prego, voglio venirti dentro…” E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua.
Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le mani sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il clitoride bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire.
Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le mani salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei.
Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei.
Oddio… era tutto così piacevolmente perfetto… una completezza di cui aveva perso il ricordo… ma non l’istinto. “Scopami”, incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei.
E Mauro se la scopò, fino a portarla sull’orlo dell’, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all’orecchio: “Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?”
“Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi…”
Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo.
La prese e la voltò, facendola appoggiare con le mani sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le mani la toccava davanti, sfiorandole il clitoride e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore.
Cominciarono a muoversi insieme, l’uno contro l’altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare.
Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli.
Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente.
E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto.
Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero.
Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall’ingegneria informatica.

FINE

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Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)

Era buio, erano in un parcheggio sotterraneo. Martina era appoggiata contro il cofano di una macchina e lui era dietro di lei, dentro di lei e si muoveva ondeggiando, facendola gemere piano, estasiata. “Sì, ancora, sì…”
Dio, era meraviglioso. Ed era da tanto tempo che non provava qualcosa di simile. Il piacere le cresceva dentro sempre più immenso e insostenibile. Non smettere ti prego, no…
E mentre stava per venire si svegliò. Spalancò gli occhioni nel buio e non c’era proprio niente da fare: era in camera sua, nel suo letto, non c’erano né parcheggio né misterioso amante al buio. Come aveva potuto lasciarla a metà così? Lei ne voleva ancora…
Si infilò delicatamente una mano tra le gambe, dentro gli slip. Era completamente bagnata. Allungò l’indice sul clitoride, che era già gonfio e palpitante. Lo accarezzò delicatamente col polpastrello e sentì già il respiro venirle meno. Spinse e sfregò piano, spostando il bacino lentamente avanti e indietro, verso quella fonte di piacere, scivolandoci contro e cominciando a mugolare sommessamente, senza riuscire a trattenersi. Continuò ad accarezzarsi ritmicamente, fino a che non sentì l’estasi scoppiarle dentro, allora accelerò i movimenti, sia della mano che del bacino, fino a che i muscoli di tutto il suo corpo si contrassero autonomamente nell’ pieno che si era provocata. Anche allora Martina non smise di accarezzarsi, ma continuò a godersi quel piacere e mentre stava per calmarsi si inserì direttamente il dito dentro le pareti scivolose della vagina, a percepire le ultime contrazioni muscolari, a rafforzare l’ che non ne voleva sapere di spegnersi.
Quando finalmente la tempesta si fu esaurita Martina se ne rimase immobile, senza ancora spostare la mano, a fissare nel buio. Solo lei sapeva quanto ne aveva avuto bisogno. Da quando usciva con Paolo, l’avvocato, non aveva più avuto un vero .
Lui era così metodico, serio e organizzato!
Per carità, era carino con lei. Le regalava fiori, la portava a cena in ristoranti romantici e di classe, aveva una bella macchina e una bella casa ordinata. Guadagnava bene. Aveva trentadue anni. Martina sapeva che se si fosse “comportata bene”, da brava bambina giudiziosa, dopo che si fosse laureata avrebbe potuto sperare in un “buon matrimonio”. Del resto uscivano insieme solo da due mesi, ma lui sembrava animato dalle migliori intenzioni. Era un bel ragazzo, si vestiva bene, non aveva difetti insopportabili. Non aveva alle sue spalle ex fidanzate gelose che avrebbero potuto infilargli il coniglio nella pentola, aveva avuto una lunga storia chiusa ormai da un paio d’anni, era insomma il classico buon partito.
Ma, a prescindere dal fatto che a ventitré anni Martina non era ancora alla ricerca del classico buon partito, cominciava a chiedersi quanto a lungo sarebbe riuscita a sopportare una relazione anorgasmica. Una come lei!
Adesso, non che Martina fosse la ninfomane dell’università. Però le piaceva farlo. E le piaceva farlo bene. Aveva avuto degli amanti validi in passato e non si adattava facilmente ad un amante mediocre. Anche se quest’ultimo aveva un sacco di altre qualità. Del resto non poteva mica arrangiarsi da sola tutte le volte! Si girò a guardare l’ora, la sveglia luminosa segnava le tre del mattino. Martina si girò su un fianco e si addormentò placidamente, finalmente placata nei desideri più urgenti.

“Certo che se hai problemi di insoddisfazione sessuale già dopo due mesi la cosa è grave”, le stava dicendo il suo vicino di casa Michele. Avevano tutti e due dato un esame da poco e si stavano godendo la meritata settimana di riposo. Il che, nella fattispecie, consisteva nel bersi il caffelatte alle undici del mattino, ancora avvolti nel pigiama a quadretti.
Michele era per Martina il telefono amico della situazione. Gli riversava addosso senza pietà tutti i crucci di ogni genere, dalla smagliatura nelle calze (”Erano nuove! Quindicimila lire al paio!”) alle ansie frustranti del “cosafaròdagrande”, ovvero dopo la laurea. E lui ascoltava pazientemente e a volte dispensava consigli, che venivano puntualmente ignorati da quella testaccia dura avvolta nei riccioli rossi.
Uno dei pochi uomini al mondo che non provava attrazione fisica per lei. La considerava una simpatica bambola di plastica, ma non una donna vera, di carne, con la quale avere rapporti fisici. Certo che le voleva bene. Era una delle sue migliori amiche. Forse era per quello. Lui non andava a letto con le sue amiche. Soprattutto quelle di pizzo nero.
Martina gli era grata di questo: se fosse andata a letto con lui, poi a chi l’avrebbe raccontato?
“Tu allora dici che devo lasciarlo?”
La solita drastica. E il fatto era che la risposta esatta sarebbe stata: “Conoscendoti, sì.” Ma Michele non se la sentiva di essere così avventato.
“Be’, no, perché non provi a proporgli qualcosa di alternativo, nel tuo stile? Che ne so, prova a fartelo in ascensore!”
“Lascia stare. Avrebbe paura che lo spettino.”

Perché Martina non era una che tradiva. Quindi l’ipotesi di continuare con l’avvocato e di tanto in tanto farsi uno “stallone” non si prendeva neanche in considerazione. Oltretutto era assolutamente sicura che dopo aver fatto con un sopraccitato stallone, l’avvocato non l’avrebbe più voluto nemmeno sentire al telefono. E lui era uno che la chiamava tre volte al giorno!
Appunto.
“Ciao. Va bene, vediamoci a pranzo. Sì, vengo io dalle parti del tribunale. Ma certo, una e mezza, ciao, ciao. Sì, anch’io.”
E poi rivolta a Michele: “Lo vedo a pranzo, cosa mi metto?”
“Sei la solita.”

Mentre era fuori a pranzo con l’avvocato la chiamò la sua amica Silvia. Era per proporle un aperitivo con alcuni amici. Naturalmente l’avvocato non ce l’avrebbe fatta a raggiungerli: lui a quell’ora lavorava ancora come un matto, ma Martina ci sarebbe andata volentieri da sola. Anche perché, da quando era fidanzata con l’avvocato, non faceva più niente con gli amici.
Oh, sì, moriva dalla voglia di uscire con Silvia.
Così si preparò con gran cura, scegliendo un abitino corto, nero, con un’ampia scollatura sul seno e per sicurezza si portò via anche un golfino grigio chiaro, perché era maggio e si stava bene la sera, ma magari rimanevano fuori fino a tardi e avrebbe avuto bisogno di coprirsi. Si mise le scarpe col tacco più alto: era quasi più entusiasta di quando andava al primo appuntamento con un uomo!
C’è quindi da capire la sua delusione quando arrivò sul luogo d’incontro e si rese conto che non era una vera uscita tra amici, con lei, Silvia e alcuni compagni d’università. Era piuttosto un’uscita a quattro, nella quale l’avvocato assente era stato sostituito da un amico del fidanzato di Silvia!
Ora, Martina lo sapeva che mentre lei frequentava l’avvocato Silvia non se ne era stata con le mani in mano. Si era trovata un fidanzato del Politecnico, un promettente futuro ingegnere, del quale le aveva parlato per telefono e in rari incontri nei corridoi dell’università. Ma invece di presentarglielo così a tradimento, poteva almeno avvisarla! Anche perché lei si era prospettata una seratina di pettegolezzi, civetterie con gli abbordatori del locale, risate e insomma, cose da donna.
Invece adesso si ritrovava lì, presa in trappola da un’uscita a quattro con annesso appuntamento al buio non programmato (altrimenti sta’ pur sicura che non si sarebbe infighettata a quel modo), in compagnia della sua amica e di ben due futuri promettenti ingegneri informatici, che, come tutti sanno, sono la specie peggiore, perché per loro il lavoro è praticamente un divertimento, quindi ne parlano in continuazione anche nel tempo libero.
Non bastasse, Silvia e il suo fidanzato Francesco erano proprio carini, tutti picci picci, bacini sul naso e carezzine, si chiamavano rispettivamente Fragolina e Orsetto e a Martina stava per venire un attacco di bile e/o di vomito. Per il nervoso era pronta a divorarsi tutto l’ampio buffet a disposizione.
Per fortuna il “quarto uomo” era carino e gradevole. Si chiamava Mauro, aveva un bel paio di occhi chiari, i capelli corti e un fisico proporzionato. Era vestito bene, come un promettente ingegnere alla moda, non troppo appariscente e aveva un bel sorriso da denti perfetti. Le aveva pagato da bere, atto peraltro superfluo e si era gentilmente adattato a parlare di banalità mentre gli altri due si isolavano come due cuoricini di zucchero sul divanetto.
E così, mentre conversavano amabilmente del nulla, Martina si rese conto che l’ingegnere aveva una bocca interessante, lei l’avrebbe quasi definita appetitosa e mentre sorseggiava il suo secondo Screwdriver si rendeva conto che non le sarebbe dispiaciuto un assaggio. Ma lei era già fidanzata, anche se infelicemente. Per non dire del fatto che probabilmente Mauro era stato “tirato in mezzo” più o meno come lei e quindi non era interessato ad approfondire la conoscenza.
In fondo anche l’avvocato era sembrato interessante al primo incontro e solo in seguito si era rivelato un noioso scaldaletto.
Forse alla fine sono tutti solo dei noiosi scaldaletto, constatò pessimisticamente Martina fissando il ghiaccio nel bicchiere.
Erano ormai quasi le nove e gli argomenti inutili si stavano esaurendo, mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi, dimentichi del mondo attorno a loro.
Vorrei proprio sapere perché hanno fatto venire anche noi due, se poi non ci considerano nemmeno, pensò Martina e c’era da scommettere che anche Mauro la pensava più o meno allo stesso modo.
“Sentite, io a questo punto me ne andrei” suggerì, cercando di non dare l’impressione di quella che vuole tagliare la corda al più presto.
“Be’, ma che ore sono?” s’informò Silvia. “Perché non venite a mangiare qualcosa da me? Vi tiro fuori due spaghetti, un risotto, non so…”
Martina non era per niente per la quale. Se ne voleva andare a casa il più in fretta possibile e porre fine a quello strazio in men che non si dica. Invece alla fine la tirarono in mezzo, non capiva mai come facevano a convincerla tutte le volte a trascinarla in quelle situazioni pacco clamorose, nelle quali si annoiava a morte e si malediceva per essere stata così cretina. Oltretutto, mentre erano già in macchina, la chiamò l’avvocato, che stava per uscire dallo studio.
“No, senti, sto andando a casa di Silvia, non posso, ci vediamo un’altra volta. Sì, magari domani, ciao. Sì, anch’io, ciao.”
Non bastando, Silvia era famosa per essere totalmente incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli. I suoi spaghetti crudi in sugo acquoso e la sua colla di riso erano rinomati in tutta l’università. Martina si sentiva già male.
Questa è la punizione per tutte le volte che sono stata cattiva, la sto pagando anche per le mie sette vite precedenti, pensò, camminando dietro ai due zuccherosi innamorati verso la casa di Silvia, mentre Mauro cercava parcheggio nella zona.
Invece fu fortunata. Mentre Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi fingendo pietosamente di apparecchiare la tavola, Mauro si impadronì dell’angolo cottura e con i residui non scaduti di ciò che riuscì a rinvenire nel frigorifero improvvisò un delizioso sugo alle verdure per gli spaghetti, la cui cottura fu attentamente monitorata da Martina stessa.
Mentre Mauro si dava da fare tra le pentole, Martina poté inoltre osservargli comodamente la rotondità perfetta del sedere, cosa che le provocò un languore profondo allo stomaco che non aveva proprio niente a che fare con la fame. O sì?
Fortunatamente quando riuscirono a sedersi a tavola la conversazione prese una piega interessante e i due riuscirono a parlarsi normalmente e piacevolmente, mentre, come il lettore avrà già intuito, Fragolina e Orsetto continuavano a guardarsi teneramente negli occhi.
Martina si era accorta che Mauro le aveva sbirciato la scollatura. Si era accorta anche che le aveva sbirciato le gambe. Naturalmente non si era potuta accorgere che le aveva sbirciato anche il sedere, ma si accontentava. E mentre il vino bianco gelato le entrava in circolo, considerava che in fondo la fedeltà non è poi una virtù fondamentale alle soglie del nuovo millennio e che ci sono altri valori e del genere e quando si offrì di lavare i piatti era già pronta ad una nuova esperienza.
Dopo aver lavato i piatti, Mauro le propose di accompagnarla a casa. Del resto non aveva senso stare lì, di fronte a Fragolina e Orsetto che continuavano a guardarsi teneramente negli occhi: li faceva sentire semplicemente di troppo. Oltretutto erano sicuri che anche loro non ne potevano più di guardarsi semplicemente negli occhi e volevano passare a qualcosa di più concreto.
“Ciao Fragolina, ci sentiamo domani”, salutò Martina uscendo e ringraziando il Cielo perché finalmente la serata era conclusa.
Ma non appena le porte dell’ascensore si furono richiuse dietro di lei, Mauro la prese tra le braccia e la baciò. Fu un bacio tenero e possessivo insieme: un morbido intreccio di lingue dentro un abbraccio serrato. Quando arrivarono al pian terreno fu normale premere nuovamente il pulsante di salita, verso il settimo piano. Si fermarono a baciarsi per un po’ dentro l’ascensore, poi Mauro trascinò Martina verso le scale, dove con buona probabilità potevano starsene da soli. La fece appoggiare contro il muro e cominciò ad accarezzarle un seno, mentre la baciava sul collo. Martina rimase per un attimo senza fiato, quasi stupita dalla piacevolezza di quel tocco, alla cui maestria non era più abituata. Il vino la faceva sentire leggera e incorporea, per contro amplificava le sensazioni sulla pelle e gliele rimbombava dentro, come se le scorressero nel sangue.
Si lasciò toccare per un attimo senza reagire, poi cominciò ad accarezzare la schiena di Mauro, infilandogli le mani sotto il maglione e premendolo contro di sé. Un attimo dopo gli stava tirando la camicia fuori dai pantaloni, in modo da passargli direttamente le mani sulla pelle. Come per un segnale, anche Mauro le infilò le mani nella scollatura, per toccarle il seno nudo con i eretti e duri. Il vestito era talmente scollato che Mauro riuscì a farne uscire un seno e prese a leccarlo e succhiarlo con impeto, mentre Martina gli premeva contro la testa e respirava affannosamente.
Continuando a succhiarle un capezzolo, Mauro le infilò una mano sotto il vestito, le accarezzò il sedere sodo e libero per via delle ridotte dimensioni dello slip. Martina si sentiva sempre più persa e bagnata, mentre la sconvolgevano emozioni quasi dimenticate. Anche lei gli infilò una mano nei pantaloni, ad accarezzargli il sedere avvolto nei boxer, ma subito la ritrasse, per cominciare ad armeggiare con la cintura e la cerniera. Lo liberò quel tanto che bastava da potergli prendere in mano il membro eretto, duro come marmo, liscio e caldo. Lo accarezzò dapprima delicatamente, poi lo prese saldamente in mano e cominciò a scivolare su e giù a ritmo costante. Allo stesso tempo Mauro le aveva infilato un dito tra le cosce bagnate e scivolose, poi due, dentro di lei, a ricercare le profondità recondite del suo piacere. Martina piegò le ginocchia appena appena, per permettere alle dita di Mauro di entrare ancor meglio dentro di lei, tutto questo senza smettere di tenergli il membro tra le mani.
Al contempo Mauro continuava a succhiare un capezzolo di Martina, che per contro stringeva il ragazzo verso di sé con la mano libera. I movimenti si rincorsero tra di loro sempre più veloci e affannosi, come i loro respiri, che ormai non riuscivano più a controllare e che si erano trasformati in gemiti sommessi. Entrambi sapevano di non poter fare troppo rumore, per non destare i sospetti dei vicini di Silvia-Fragolina, ma facevano fatica a trattenersi. Così si baciarono convulsamente mentre l’ esplodeva tra le reciproche mani, lasciando entrambi senza fiato.
Oh mio Dio, pensò Martina ritraendo delicatamente la mano impiastricciata. Immagino che questo equivalga ad un tradimento. Povero Paolo…
L’ingegnere la stava baciando sul collo con aria soddisfatta e lei lo lasciò fare per un po’, poi accennò a prendere un fazzolettino dalla borsetta per pulirsi la mano.
“Andiamo?” propose lui con un sorriso e Martina non poté far altro che annuire, piena di riconoscenza.
Così si incamminarono per strada abbracciati, ridendo di Fragolina e Orsetto.

Mauro aveva lasciato la macchina in un parcheggio custodito sotterraneo. Era quasi mezzanotte e il parcheggio era terribilmente buio.
Martina stava per dirigersi verso la portiera dell’auto, ma Mauro la bloccò trattenendola per un polso e ricominciò a baciarla, spingendola verso il cofano. Martina vi si adagiò agevolmente, lasciandosi trascinare da Mauro e dal turbine di emozioni che si ridestavano in lei.
Le mani di Mauro le scorrevano lungo tutto il corpo, dal seno ai fianchi, alle gambe, mentre lui continuava a baciarla, sulle labbra e sul collo, senza che lei potesse in qualche modo reagire. Lui si era infilato tra le sue gambe divaricate e Martina sentiva già premere contro di sé il membro indurito dentro la stoffa dei pantaloni. Voleva chinarsi a prenderglielo in bocca fino a riempirsi, ma era immobilizzata contro il cofano. Arrivava a malapena a toccargli il sedere con i polpastrelli.
“Sei bellissima”, le sussurrò lui tra un sospiro e l’altro, provocando l’effetto di schiacciarla abbandonata ancora di più contro il cofano bombato. Poi le infilò una mano dentro gli slip, accarezzando delicatamente. A Martina sfuggì un gemito sommesso di piacere. In questo modo aveva più spazio, riuscì allora ad avvicinarsi alla cintura di Mauro per slacciargliela, anche se con una mano sola. Anche lui aveva il fiato corto adesso e i baci erano sempre più brevi.
“Ti prego”, sussurrò lei quasi senza sapere come, “voglio prendertelo in bocca…”
Mauro la lasciò andare e Martina si chinò davanti a lui, in ginocchio, a slacciargli la cintura. Gli abbassò i pantaloni e i boxer e gli si avvicinò con le labbra dischiuse.
Cominciò dapprima a posargli dei baci leggeri sulla punta e a passargli appena la lingua intorno, come una piuma. Mauro era incerto, stordito dal piacere e dal desiderio non riusciva nemmeno a muoversi.
La lingua di Martina si faceva sempre più decisa e presente, finché infine non aprì del tutto la bocca e vi fece sparire il membro intero, quasi volesse inghiottirlo. Mauro si sentì quasi mancare per la sensazione di morbidezza e calore intenso. Martina rimase immobile per alcuni interminabili secondi, poi cominciò a muovere le labbra lentamente con ritmo sicuro.
“Ti prego, fermati…”, implorò Mauro dopo che alcune potenti ondate di piacere lo avevano invaso. Martina non accennava a smettere, le piaceva sentire i ragazzi che la pregavano. Allora lui le prese il viso tra le mani per fermarla e la attirò a sé: “Ti prego, voglio venirti dentro…” E la baciò con forza, intrecciando la propria lingua alla sua.
Mentre la baciava riuscì ad appoggiarle le mani sui fianchi, sotto il vestito e a sfilarle le mutandine leggere. Giocherellò con il clitoride bagnato con dita di piuma e a Martina mancava il respiro sotto quelle carezze e quel bacio ossessivo, le veniva da mordere, ansimare, le pareva di impazzire.
Quando Mauro capì che era pronta chiuse il bacio e le sollevò il vestito. Con le mani salde sui suoi fianchi la appoggiò a sedere sul cofano ed entrò dentro di lei.
Sconvolta da tanta pienezza Martina intrecciò le gambe intorno ai fianchi di Mauro per permettergli di entrare completamente dentro di lei.
Oddio… era tutto così piacevolmente perfetto… una completezza di cui aveva perso il ricordo… ma non l’istinto. “Scopami”, incitò, mentre Mauro le affondava dentro ritmicamente, appoggiandosi contro di lei.
E Mauro se la scopò, fino a portarla sull’orlo dell’, fino a farle perdere coscienza del mondo, di tutto, tranne che di loro due impazziti, e mentre la sentiva gemere le sussurrò all’orecchio: “Vuoi venire? Vuoi che ti faccia venire?”
“Dio, sì, ti prego, fammi venire, fammi quello che vuoi…”
Allora lui uscì da lei lentamente, provocandole un immenso doloroso senso di perdita, ma fu solo un attimo.
La prese e la voltò, facendola appoggiare con le mani sul cofano ed entrò in lei da dietro. Sulle prime questo ingresso violento e inaspettato le tolse il respiro dal dolore, ma Mauro rimase immobile dentro di lei per non farle troppo male, mentre con le mani la toccava davanti, sfiorandole il clitoride e penetrandola con le dita, fino a che il piacere si sostituì al dolore.
Cominciarono a muoversi insieme, l’uno contro l’altra: Mauro spingeva sempre più forte e Martina gli andava incontro contraendosi di piacere, fino a venire in un esplosivo, sconvolgente e totale che la fece gridare.
Anche Mauro venne allora, dentro di lei, tenendosela stretta per non perdere nessun movimento, nessuna deliziosa contrazione dei muscoli.
Ci volle tempo prima che entrambi riaffiorassero alla coscienza di ciò che li circondava e riprendessero a respirare normalmente.
E solo allora Martina spalancò gli occhi nel rendersene conto.
Mio Dio, il sogno! Era il suo sogno della notte precedente, che si era avverato nel modo più meraviglioso e inaspettato possibile. Fin troppo bello per essere vero.
Mai più avvocati, pensò Martina voltandosi per baciare Mauro piena di riconoscenza. Era ora di aprirsi alle nuove opportunità offerte dall’ingegneria informatica.

FINE

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Avvocati e ingegneri (racconto di Paola C.)

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

Ilario è un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, con un ciuffo di capelli biondi che porta pettinato su un occhio in onore dei cartoni animati giapponesi di cui è un fan. Controvoglia si trova al mare in una pensione a conduzione familiare dove lo hanno condotto i genitori che ancora non gli permettono di fare le vacanze da solo, come lui vorrebbe. Per giunta la pensione è lontana dal paese. “Che meraviglia la campagna – ha dichiarato il padre – silenzio e pace ovunque”. Ma Ilario non è d’accordo, non sul fatto che non ci sia pace e silenzio, ma sul fatto che tutto ciò sia meraviglioso. E poi neppure la spiaggia è vicina e occorre la macchina per recarsi a fare il bagno. Per questo la pensione è dotata di piscina – una bella piscina dove, grazie al sole, l’acqua è sempre calda – come subito hanno fatto notare i proprietari del piccolo albergo.

Dopo un paio di giorni Ilario si è già disperatamente annoiato. Gli ospiti della pensione sono tutti anziani o famiglie con bambini piccoli e lui non ha nessuno con cui stringere amicizia. I suoi lo hanno portato sulla spiaggia più vicina – venti minuti di macchina – ma anche lì non ha trovato nessuno di suo gusto ed è rimasto vicino alla madre, sdraiato a prendere il sole e a leggere un romanzo di Camilleri.

Un pomeriggio, mentre i suoi genitori sono in camera per il riposino pomeridiano, Ilario, sempre più annoiato, apre la finestra della sua stanza e lascia entrare l’aria caldissima che gli soffia in faccia come se avesse un asciugacapelli di fronte. Guarda annoiato verso il basso e scorge il bel figlio dei proprietari che si sta avvicinando alla piscina. E’ un ragazzo di vent’anni dal fisico robusto che, naturalmente, Ilario aveva già notato e apprezzato. Si muove con passo elastico, dondolandosi lentamente e tenendo le braccia lievemente scostate dal corpo. Arrivato sul bordo della piscina comincia a togliersi le scarpe da ginnastica chinandosi e allungando la mano mentre saltella in precario equilibrio.

Si spoglia? Vuol fare il bagno. Meno male che ho guardato fuori. Dai dai spogliati ecco così sfila la maglietta che fisico! E che bella abbronzatura! L’ho sempre osservato vestito da cameriere ci serve durante il pranzo sempre imbronciato senza sorridere. Oh, si sta carezzando il petto che libidine. Ora i jeans, sì ecco che se li sfila. Attento cadi! No ha un buon equilibrio. Li scuote li ripiega ordinato il tipo! Ha anche un bel sedere. Peccato che porti già il costume e meno male che è molto piccolo …. Ha ha ha vorrei sfilarglielo permetti Ermo? Ha anche un bel nome. Penso sia un’abbreviazione di Ermete che era un dio delle acque, ma anche il bello, l’amante … sì mi sembra di ricordare. Ecco si tuffa in quel brodo che è l’acqua della piscina.

Il bell’Ermo nuota avanti e indietro nell’acqua e Ilario si sforza di osservarlo, ma spesso il nuotatore è fuori dalla visuale e allora Ilario decide di scendere in giardino. Richiude la finestra ed esce dalla stanza. Scende le scale saltando i gradini due a due e poco dopo si trova sul bordo della piscina. Porta una sedia di tela fin lì e finge di essere interessato soltanto ad abbronzarsi la faccia. Socchiude gli occhi ma li mantiene abbastanza aperti da non perdere un attimo di vista il nuotatore che pare quasi di essere impegnato in una gara, tanto forza le bracciate. Dopo un po’ Ermo rallenta e si ferma, si allunga nell’acqua mettendosi sdraiato, galleggiando, languidamente in mostra e Ilario non può fare a meno di alzare la testa per osservarlo meglio.

Come sei bello! Guarda i pettorali, proprio come piacciono a me possenti e con le areole piccole e scure. Baciargli i ! Sentirli eretti sotto la lingua preludio a … Ora che il mio sguardo scende verso il basso verso il basso verso il basso il piccolo costume lascia intravedere i peli un’esile lancia di peli indica il posto segreto si insinua sotto al costume … guarda, il calore del sole deve aver risvegliato qualcosa al bell’Ermete. Ops, anche a me è successo lo stesso come faccio? Lo tocco o no? La mano scivola …. Ma dov’è finito il nuotatore? Non lo vedo più. Basta distrarsi un attimo che le visioni svaniscono.

«Che fai solo solo? Ti stai facendo una sega?»

Ermo compare con le braccia poggiate al bordo della piscina, poi si tira su e l’acqua gli scorre via dal corpo raccogliendosi in una pozza ai suoi piedi. Scuote la testa mandando alcune gocce addosso al ragazzo che resta muto, con gli occhi spalancati per la sorpresa. Poi Ilario fa scivolare via la mano che teneva stretta all’inguine e riesce a mormorare, imbarazzato: « Stavo quasi addormentandomi qui sotto al sole … ­­­­– poi con maggiore vivacità – Sai che nuoti proprio bene?».

«Lo so, partecipo anche ai campionati provinciali. Vuoi tuffarti? Io torno in acqua» dice Ermo mentre si strizza il costume agguantandosi stoffa e palle facendo ruscellare a terra una piccola cascata. Il gesto fa balzare in piedi Ilario che è arrossito in volto. «No, no, non posso …. Devo tornare in camera, grazie comunque, ma non nuoto poi molto bene. E non ho il costume, ero sceso a prendere un po’ d’aria, ma forse …» Ermo non lo sta a sentire e già si è tuffato e riprende a nuotare vigorosamente.

Avrei dovuto andare? Stavo per farlo, lui non ha aspettato. Ma non ho il costume, come facevo? Per di più ho il coso ritto. Come si fa? Mi ha parlato, come è bello! Non ho mai visto un ragazzo così bello, affascinante affascinante affascinante.

Si volta di malavoglia dopo aver lanciato un altro sguardo verso Ermo e si incammina lentamente verso la pensione. Arrivato in camera si toglie la maglietta che indossa, si sfila i pantaloncini e gli slip e si sdraia con un sospiro. E’ ancora in erezione. Ammira per un momento il che mostra già alcune gocce di desiderio, poi lo agguanta con entrambe le mani e comincia a masturbarsi con violenza. La testa si piega all’indietro forzando sul cuscino, il suo ciuffo biondo si allarga coprendogli buona parte del volto, un lieve rantolare esce dalla bocca socchiusa. Ben presto si levano dei lunghi spruzzi che in parte gli arrivano sul volto e sui capelli. Si distende rilassato e dopo qualche minuto si addormenta.

Quando si sveglia resta un momento confuso, si stira, si passa una mano sui capelli e li trova tutti incollati dal suo sperma. Si ricorda all’improvviso e scende dal letto precipitandosi alla finestra per cercare l’atletica figura di Ermo. Non lo vede, la piscina ora è affollata, vede molti ospiti della pensione, ragazzini che si tuffano producendo grandi schizzi, li sente gridare allegri, ma lui se n’è andato. Si infila i pantaloni e corre in bagno dove cerca di eliminare le tracce di sperma che denunciano le sue azioni “impure”, si sciacqua senza molta convinzione, poi torna in camera dove indossa anche una maglietta pulita. Tra non molto qualcuno dei suoi verrà a cercarlo e lui deve trovare una scusa per non accompagnarli al mare. Dirà che ha mal di testa e che non vuole prendere ancora del sole. Dirà che vuole sedersi all’ombra nel giardino, a leggere …. Qualcosa dirà, ma ora vuole trovare un espediente per avere un incontro con Ermo. Non sarà facile, ma deve avere il suo primo incontro d’amore. A pensare alla parola amore sente un brivido corrergli per la schiena e una mano corre a toccare il già sveglio e pronto. Ma che può fare? E’ anche timido, non riuscirà mai a dichiararsi. Si siede al tavolino sopra il quale tiene dei libri e un blocchetto su cui inizia a fare degli scarabocchi. La mano corre quasi da sola e dopo un po’ sta scrivendo delle parole. Tu non sai chi sono e non devi saperlo. Se stanotte alle due verrai nel capanno degli attrezzi e mi aspetterai bendato, io ti procurerò il più grande piacere che tu abbia mai provato. Allarga le gambe e lasciami fare. La mia bocca è dolce e saprà addolcirti la notte. Un ammiratore segreto. Vieni!

Ilario rilegge quanto ha scritto. E’ una stupidaggine? Ma lui deve pur fare qualcosa. Riflette sulla firma che ha messo: “un ammiratore segreto”. Capisce che così Ermo saprà che lui è un maschio, ma non vuole sostituire “ammiratore” con “ammiratrice”. Riflette a lungo sul problema e alla fine si firma: “Chi ti ammira in segreto”. Soddisfatto della scappatoia trovata, ricopia con cura il biglietto, lo piega in quattro e se lo mette in una tasca. E ora? Come fare a consegnarlo? Va a bussare alla porta dei genitori e li informa che resterà alla pensione a leggere. Emozionato, scende di nuovo in giardino e si avvicina alle persone che attorniano la piscina. Scova una sedia a sdraio dimenticata sotto a una palma rinsecchita, la trascina verso la piscina – non troppo vicino né tanto lontano da non potersi accorgere dell’arrivo del bell’Ermete.

No, lui non c’è, ci sono soltanto panzoni e ragazzini indiavolati. Ma chissà che non venga, deve venire, io sto qui ad aspettarlo. Guarda, pensare a lui me lo fa rizzare di nuovo. Ci pianto sopra il libro non vorrei destare scandalo ma poi che faccio se non posso neppure leggere? Mi annoio mi annoierò devo restare devo restare.

Dopo poco, però, l’attenzione di Ilario cala drasticamente, addirittura lui si appisola. E’ un pallone che gli cade addosso a risvegliarlo e lui arrabbiato si alza borbottando e lo scalcia lontano destando le proteste di un gruppo di ragazzini . Il pomeriggio trascorre lentamente e man mano che il tempo passa le piscina si svuota. Ormai restano poche persone e a un tratto Ilario lo vede: Il bel giovane è uscito da una porta usata solo dalla servitù, ha un asciugamano sul braccio , indossa dei pantaloncini corti e una maglietta di cotone molto attillata che mette in luce i suoi pettorali. Cammina con scioltezza e a testa alta, come un dio che passa attraverso una folla di fedeli. Ilario è quasi tentato di alzarsi in piedi per tributargli il rispetto che il dio merita, ma poi resta immobile e lo segue con lo sguardo.

Si avvicina mi passerà accanto che cosce possenti intravedo i che premono sulla maglietta ecco è qui hai! Allora mi ha riconosciuto, mi ha colpito con l’asciugamano e si è volto verso di me ha sorriso? Un po’, mi ha anche sorriso!

Il ragazzo osserva affascinato il suo idolo. Lo vede togliersi le scarpe da ginnastica, sfilarsi la maglietta e i pantaloncini e deporre i suoi indumenti in disparte, sull’erba, poi correre verso l’acqua e tuffarsi. Nuota veloce e i ragazzini rimasti in piscina si fermano per guardarlo. Un paio applaudono. Ilario, cercando di dimostrare indifferenza, si incammina verso gli abiti di Ermo. Si ferma guardandosi attorno, nessuno bada a lui. Rapido si china e infila il suo biglietto dentro a una scarpa. Non potrà non vederlo. Si allontana con le gambe che gli tremano dal luogo dell’audace misfatto. E’ sudato, sente il sudore sotto le ascelle, il suo cuore batte all’impazzata ma si sente vivo come non mai. L’ha fatto! Ora Ermo leggerà il suo biglietto. E poi? Poi quello che deve essere sarà. E’ eccitato ed emozionato. Corre in camera dove si fa una doccia.

Dopo aver cenato assieme ai suoi torna subito in camera rifiutando di accompagnare i genitori nella solita noiosa camminata. Ha altro da pensare lui! Cerca di leggere ma è distratto, volta pagina ma non ricorda niente di quanto ha letto, torna indietro, ma poi abbandona il libro. E’ nervoso, forse impaurito. Andrà all’appuntamento? Ma il problema è se ci andrà Ermo. Avrà sul serio gli occhi bendati? Difficile pensarlo. Prova a immaginarsi diverse scene relative a diversi possibili atteggiamenti di Ermo e arriva anche a quella in cui lui viene preso a pugni per averlo fatto venire nel ripostiglio alle due di notte. Certo che se non trova chi si aspettava …

Dunque ricapitoliamo: Ci sono soltanto un paio di ragazze qui nella pensione. Non so se erano in piscina oggi. Io c’ero e mi ha visto mi ha colpito pure con l’asciugamano. Allora si immaginerà che il biglietto sia il mio? Se sì e viene all’appuntamento sono al sicuro e potrò affondare le mani la bocca la lingua sul suo … lo leccherei tutto. Guarda lì sono già eccitato è duro come un piolo che faccio? A pensare quello che stasera potrebbe capitare non riesco a tenere le mani lontane dal . Già che ci sono che c’è di male? Sono a letto in camera mia eccitato e nervoso …. Mi farà bene.

Dopo, rilassato, Ilario si addormenta e dome come un angioletto, resta tra i suoi sogni (poco angelici) fino all’una quando si sveglia di soprassalto e guarda immediatamente l’orologio. Si è svegliato in tempo, per fortuna. Senza pensare ad altro va in bagno a lavarsi la faccia, si pettina con cura e si sistema il ciuffo con un po’ di gel finché non è soddisfatto della sua immagine. Si veste con attenzione, indossando la maglietta che più gli piace, dei bermuda e un paio di scarpe di corda. Si è anche messo un paio di mutande quasi nuove che ritiene gli mettano bene in evidenza gli attributi. Davanti allo specchio si è rammaricato per le natiche un po’ magre che a confronto alle rotondità “barocche” di Ermo fanno davvero una misera figura. Alla fine scende le scale con cautela sperando di non essere sorpreso da qualcuno, esce dall’edificio e attraversa il giardino. Il ripostiglio degli attrezzi è là, addossato al muro di cinta oltre il quale c’è la strada. Arriva davanti alla porta del ripostiglio che ha sempre la chiave infilata nella toppa, visto che all’interno ci sono soltanto sedie di plastica e qualche attrezzo per la pulizia della piscina ed entra con il cuore in gola.

Tranquillo, ancora non può essere arrivato, è presto. Be’, mica tanto presto. Dentro è buio, ma è meglio non accendere la luce. Chissà poi se c’è una lampada qui. Lascio la porta spalancata così lui vedrà che sono già qui e un po’ di luce entra dentro anche. No non c’è nessuno. Mi siedo e l’aspetto. Ecco sistemiamo una sedia qui dove poi dovrà mettersi lui mentre io sarò inginocchiato tra le sue gambe occupato sì impegnato a dargli piacere. Gli farò sfilare i pantaloni e gli carezzerò le cosce che meraviglia le sue cosce muscolose coperte di un’erotica peluria le leccherei salendo poi mi dedicherei alle palle e lui rovescerebbe la testa gemendo chissà che sapore hanno ho letto in un libro che sanno di muffa no di muschio ma scommetto che sono saporite la natura le condisce per renderle attraenti ma non ce la faccio più giù i bermuda giù le mutande oh, eccolo qui agitiamolo un po’ oddio la porta è aperta se passa qualcuno mi vede e se arriva lui? Chissà che ore sono è presto non c’è nessuno avanti con una mano mi strizzo le palle con l’altra su e giù su e giù … e se provassi a infilare un dito nel buchino? Entra sì ma è difficile ci vorrebbe qualche unguento …

Ilario si masturba tre volte prima di convincersi che il bel giovane che aspetta non verrà. Quando finalmente esce dal ripostiglio un po’ barcollante è quasi contento che la sua attesa sia stata vana. In realtà è soddisfatto così. Ha inventato un nuovo gioco a cui si dedica totalmente. Nei giorni seguenti mette altre tre volte un biglietto nella scarpa di Ermo ripetendo poi tutta la scena dell’appuntamento notturno durante la quale si masturba con passione.

L’ultimo giorno di permanenza nella pensione si reca ancora una volta in piscina nell’ora in cui è probabile incontrarvi l’oggetto della sua passione. Ormai sa che nelle prime ore del pomeriggio, quando quasi nessuno è in acqua, Ermo si allena con potenti bracciate. Infatti eccolo lì. Che spettacolo! Anche Ermo lo vede e, per la prima volta, lo saluta con la mano e gli grida: «Le mie scarpe sono là, sotto la palma». E poi riprende a nuotare come se niente fosse.

Allora sa che ero io lo sa ma non è venuto va bene lo stesso c’è stato un contatto avrà pensato qualche volta cosa volevo fargli non è arrabbiato anzi è spiritoso ma se viene fuori dall’acqua mi vergogno non so che dire.

Ilario corre verso l’edificio e sale precipitosamente le scale. Sta sorridendo e continuerà a lungo a tenersi il sorriso stampato in faccia.

FINE

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

Ilario è un ragazzo di quattordici anni, alto e magro, con un ciuffo di capelli biondi che porta pettinato su un occhio in onore dei cartoni animati giapponesi di cui è un fan. Controvoglia si trova al mare in una pensione a conduzione familiare dove lo hanno condotto i genitori che ancora non gli permettono di fare le vacanze da solo, come lui vorrebbe. Per giunta la pensione è lontana dal paese. “Che meraviglia la campagna – ha dichiarato il padre – silenzio e pace ovunque”. Ma Ilario non è d’accordo, non sul fatto che non ci sia pace e silenzio, ma sul fatto che tutto ciò sia meraviglioso. E poi neppure la spiaggia è vicina e occorre la macchina per recarsi a fare il bagno. Per questo la pensione è dotata di piscina – una bella piscina dove, grazie al sole, l’acqua è sempre calda – come subito hanno fatto notare i proprietari del piccolo albergo.

Dopo un paio di giorni Ilario si è già disperatamente annoiato. Gli ospiti della pensione sono tutti anziani o famiglie con bambini piccoli e lui non ha nessuno con cui stringere amicizia. I suoi lo hanno portato sulla spiaggia più vicina – venti minuti di macchina – ma anche lì non ha trovato nessuno di suo gusto ed è rimasto vicino alla madre, sdraiato a prendere il sole e a leggere un romanzo di Camilleri.

Un pomeriggio, mentre i suoi genitori sono in camera per il riposino pomeridiano, Ilario, sempre più annoiato, apre la finestra della sua stanza e lascia entrare l’aria caldissima che gli soffia in faccia come se avesse un asciugacapelli di fronte. Guarda annoiato verso il basso e scorge il bel figlio dei proprietari che si sta avvicinando alla piscina. E’ un ragazzo di vent’anni dal fisico robusto che, naturalmente, Ilario aveva già notato e apprezzato. Si muove con passo elastico, dondolandosi lentamente e tenendo le braccia lievemente scostate dal corpo. Arrivato sul bordo della piscina comincia a togliersi le scarpe da ginnastica chinandosi e allungando la mano mentre saltella in precario equilibrio.

Si spoglia? Vuol fare il bagno. Meno male che ho guardato fuori. Dai dai spogliati ecco così sfila la maglietta che fisico! E che bella abbronzatura! L’ho sempre osservato vestito da cameriere ci serve durante il pranzo sempre imbronciato senza sorridere. Oh, si sta carezzando il petto che libidine. Ora i jeans, sì ecco che se li sfila. Attento cadi! No ha un buon equilibrio. Li scuote li ripiega ordinato il tipo! Ha anche un bel sedere. Peccato che porti già il costume e meno male che è molto piccolo …. Ha ha ha vorrei sfilarglielo permetti Ermo? Ha anche un bel nome. Penso sia un’abbreviazione di Ermete che era un dio delle acque, ma anche il bello, l’amante … sì mi sembra di ricordare. Ecco si tuffa in quel brodo che è l’acqua della piscina.

Il bell’Ermo nuota avanti e indietro nell’acqua e Ilario si sforza di osservarlo, ma spesso il nuotatore è fuori dalla visuale e allora Ilario decide di scendere in giardino. Richiude la finestra ed esce dalla stanza. Scende le scale saltando i gradini due a due e poco dopo si trova sul bordo della piscina. Porta una sedia di tela fin lì e finge di essere interessato soltanto ad abbronzarsi la faccia. Socchiude gli occhi ma li mantiene abbastanza aperti da non perdere un attimo di vista il nuotatore che pare quasi di essere impegnato in una gara, tanto forza le bracciate. Dopo un po’ Ermo rallenta e si ferma, si allunga nell’acqua mettendosi sdraiato, galleggiando, languidamente in mostra e Ilario non può fare a meno di alzare la testa per osservarlo meglio.

Come sei bello! Guarda i pettorali, proprio come piacciono a me possenti e con le areole piccole e scure. Baciargli i ! Sentirli eretti sotto la lingua preludio a … Ora che il mio sguardo scende verso il basso verso il basso verso il basso il piccolo costume lascia intravedere i peli un’esile lancia di peli indica il posto segreto si insinua sotto al costume … guarda, il calore del sole deve aver risvegliato qualcosa al bell’Ermete. Ops, anche a me è successo lo stesso come faccio? Lo tocco o no? La mano scivola …. Ma dov’è finito il nuotatore? Non lo vedo più. Basta distrarsi un attimo che le visioni svaniscono.

«Che fai solo solo? Ti stai facendo una sega?»

Ermo compare con le braccia poggiate al bordo della piscina, poi si tira su e l’acqua gli scorre via dal corpo raccogliendosi in una pozza ai suoi piedi. Scuote la testa mandando alcune gocce addosso al ragazzo che resta muto, con gli occhi spalancati per la sorpresa. Poi Ilario fa scivolare via la mano che teneva stretta all’inguine e riesce a mormorare, imbarazzato: « Stavo quasi addormentandomi qui sotto al sole … ­­­­– poi con maggiore vivacità – Sai che nuoti proprio bene?».

«Lo so, partecipo anche ai campionati provinciali. Vuoi tuffarti? Io torno in acqua» dice Ermo mentre si strizza il costume agguantandosi stoffa e palle facendo ruscellare a terra una piccola cascata. Il gesto fa balzare in piedi Ilario che è arrossito in volto. «No, no, non posso …. Devo tornare in camera, grazie comunque, ma non nuoto poi molto bene. E non ho il costume, ero sceso a prendere un po’ d’aria, ma forse …» Ermo non lo sta a sentire e già si è tuffato e riprende a nuotare vigorosamente.

Avrei dovuto andare? Stavo per farlo, lui non ha aspettato. Ma non ho il costume, come facevo? Per di più ho il coso ritto. Come si fa? Mi ha parlato, come è bello! Non ho mai visto un ragazzo così bello, affascinante affascinante affascinante.

Si volta di malavoglia dopo aver lanciato un altro sguardo verso Ermo e si incammina lentamente verso la pensione. Arrivato in camera si toglie la maglietta che indossa, si sfila i pantaloncini e gli slip e si sdraia con un sospiro. E’ ancora in erezione. Ammira per un momento il che mostra già alcune gocce di desiderio, poi lo agguanta con entrambe le mani e comincia a masturbarsi con violenza. La testa si piega all’indietro forzando sul cuscino, il suo ciuffo biondo si allarga coprendogli buona parte del volto, un lieve rantolare esce dalla bocca socchiusa. Ben presto si levano dei lunghi spruzzi che in parte gli arrivano sul volto e sui capelli. Si distende rilassato e dopo qualche minuto si addormenta.

Quando si sveglia resta un momento confuso, si stira, si passa una mano sui capelli e li trova tutti incollati dal suo sperma. Si ricorda all’improvviso e scende dal letto precipitandosi alla finestra per cercare l’atletica figura di Ermo. Non lo vede, la piscina ora è affollata, vede molti ospiti della pensione, ragazzini che si tuffano producendo grandi schizzi, li sente gridare allegri, ma lui se n’è andato. Si infila i pantaloni e corre in bagno dove cerca di eliminare le tracce di sperma che denunciano le sue azioni “impure”, si sciacqua senza molta convinzione, poi torna in camera dove indossa anche una maglietta pulita. Tra non molto qualcuno dei suoi verrà a cercarlo e lui deve trovare una scusa per non accompagnarli al mare. Dirà che ha mal di testa e che non vuole prendere ancora del sole. Dirà che vuole sedersi all’ombra nel giardino, a leggere …. Qualcosa dirà, ma ora vuole trovare un espediente per avere un incontro con Ermo. Non sarà facile, ma deve avere il suo primo incontro d’amore. A pensare alla parola amore sente un brivido corrergli per la schiena e una mano corre a toccare il già sveglio e pronto. Ma che può fare? E’ anche timido, non riuscirà mai a dichiararsi. Si siede al tavolino sopra il quale tiene dei libri e un blocchetto su cui inizia a fare degli scarabocchi. La mano corre quasi da sola e dopo un po’ sta scrivendo delle parole. Tu non sai chi sono e non devi saperlo. Se stanotte alle due verrai nel capanno degli attrezzi e mi aspetterai bendato, io ti procurerò il più grande piacere che tu abbia mai provato. Allarga le gambe e lasciami fare. La mia bocca è dolce e saprà addolcirti la notte. Un ammiratore segreto. Vieni!

Ilario rilegge quanto ha scritto. E’ una stupidaggine? Ma lui deve pur fare qualcosa. Riflette sulla firma che ha messo: “un ammiratore segreto”. Capisce che così Ermo saprà che lui è un maschio, ma non vuole sostituire “ammiratore” con “ammiratrice”. Riflette a lungo sul problema e alla fine si firma: “Chi ti ammira in segreto”. Soddisfatto della scappatoia trovata, ricopia con cura il biglietto, lo piega in quattro e se lo mette in una tasca. E ora? Come fare a consegnarlo? Va a bussare alla porta dei genitori e li informa che resterà alla pensione a leggere. Emozionato, scende di nuovo in giardino e si avvicina alle persone che attorniano la piscina. Scova una sedia a sdraio dimenticata sotto a una palma rinsecchita, la trascina verso la piscina – non troppo vicino né tanto lontano da non potersi accorgere dell’arrivo del bell’Ermete.

No, lui non c’è, ci sono soltanto panzoni e ragazzini indiavolati. Ma chissà che non venga, deve venire, io sto qui ad aspettarlo. Guarda, pensare a lui me lo fa rizzare di nuovo. Ci pianto sopra il libro non vorrei destare scandalo ma poi che faccio se non posso neppure leggere? Mi annoio mi annoierò devo restare devo restare.

Dopo poco, però, l’attenzione di Ilario cala drasticamente, addirittura lui si appisola. E’ un pallone che gli cade addosso a risvegliarlo e lui arrabbiato si alza borbottando e lo scalcia lontano destando le proteste di un gruppo di ragazzini . Il pomeriggio trascorre lentamente e man mano che il tempo passa le piscina si svuota. Ormai restano poche persone e a un tratto Ilario lo vede: Il bel giovane è uscito da una porta usata solo dalla servitù, ha un asciugamano sul braccio , indossa dei pantaloncini corti e una maglietta di cotone molto attillata che mette in luce i suoi pettorali. Cammina con scioltezza e a testa alta, come un dio che passa attraverso una folla di fedeli. Ilario è quasi tentato di alzarsi in piedi per tributargli il rispetto che il dio merita, ma poi resta immobile e lo segue con lo sguardo.

Si avvicina mi passerà accanto che cosce possenti intravedo i che premono sulla maglietta ecco è qui hai! Allora mi ha riconosciuto, mi ha colpito con l’asciugamano e si è volto verso di me ha sorriso? Un po’, mi ha anche sorriso!

Il ragazzo osserva affascinato il suo idolo. Lo vede togliersi le scarpe da ginnastica, sfilarsi la maglietta e i pantaloncini e deporre i suoi indumenti in disparte, sull’erba, poi correre verso l’acqua e tuffarsi. Nuota veloce e i ragazzini rimasti in piscina si fermano per guardarlo. Un paio applaudono. Ilario, cercando di dimostrare indifferenza, si incammina verso gli abiti di Ermo. Si ferma guardandosi attorno, nessuno bada a lui. Rapido si china e infila il suo biglietto dentro a una scarpa. Non potrà non vederlo. Si allontana con le gambe che gli tremano dal luogo dell’audace misfatto. E’ sudato, sente il sudore sotto le ascelle, il suo cuore batte all’impazzata ma si sente vivo come non mai. L’ha fatto! Ora Ermo leggerà il suo biglietto. E poi? Poi quello che deve essere sarà. E’ eccitato ed emozionato. Corre in camera dove si fa una doccia.

Dopo aver cenato assieme ai suoi torna subito in camera rifiutando di accompagnare i genitori nella solita noiosa camminata. Ha altro da pensare lui! Cerca di leggere ma è distratto, volta pagina ma non ricorda niente di quanto ha letto, torna indietro, ma poi abbandona il libro. E’ nervoso, forse impaurito. Andrà all’appuntamento? Ma il problema è se ci andrà Ermo. Avrà sul serio gli occhi bendati? Difficile pensarlo. Prova a immaginarsi diverse scene relative a diversi possibili atteggiamenti di Ermo e arriva anche a quella in cui lui viene preso a pugni per averlo fatto venire nel ripostiglio alle due di notte. Certo che se non trova chi si aspettava …

Dunque ricapitoliamo: Ci sono soltanto un paio di ragazze qui nella pensione. Non so se erano in piscina oggi. Io c’ero e mi ha visto mi ha colpito pure con l’asciugamano. Allora si immaginerà che il biglietto sia il mio? Se sì e viene all’appuntamento sono al sicuro e potrò affondare le mani la bocca la lingua sul suo … lo leccherei tutto. Guarda lì sono già eccitato è duro come un piolo che faccio? A pensare quello che stasera potrebbe capitare non riesco a tenere le mani lontane dal . Già che ci sono che c’è di male? Sono a letto in camera mia eccitato e nervoso …. Mi farà bene.

Dopo, rilassato, Ilario si addormenta e dome come un angioletto, resta tra i suoi sogni (poco angelici) fino all’una quando si sveglia di soprassalto e guarda immediatamente l’orologio. Si è svegliato in tempo, per fortuna. Senza pensare ad altro va in bagno a lavarsi la faccia, si pettina con cura e si sistema il ciuffo con un po’ di gel finché non è soddisfatto della sua immagine. Si veste con attenzione, indossando la maglietta che più gli piace, dei bermuda e un paio di scarpe di corda. Si è anche messo un paio di mutande quasi nuove che ritiene gli mettano bene in evidenza gli attributi. Davanti allo specchio si è rammaricato per le natiche un po’ magre che a confronto alle rotondità “barocche” di Ermo fanno davvero una misera figura. Alla fine scende le scale con cautela sperando di non essere sorpreso da qualcuno, esce dall’edificio e attraversa il giardino. Il ripostiglio degli attrezzi è là, addossato al muro di cinta oltre il quale c’è la strada. Arriva davanti alla porta del ripostiglio che ha sempre la chiave infilata nella toppa, visto che all’interno ci sono soltanto sedie di plastica e qualche attrezzo per la pulizia della piscina ed entra con il cuore in gola.

Tranquillo, ancora non può essere arrivato, è presto. Be’, mica tanto presto. Dentro è buio, ma è meglio non accendere la luce. Chissà poi se c’è una lampada qui. Lascio la porta spalancata così lui vedrà che sono già qui e un po’ di luce entra dentro anche. No non c’è nessuno. Mi siedo e l’aspetto. Ecco sistemiamo una sedia qui dove poi dovrà mettersi lui mentre io sarò inginocchiato tra le sue gambe occupato sì impegnato a dargli piacere. Gli farò sfilare i pantaloni e gli carezzerò le cosce che meraviglia le sue cosce muscolose coperte di un’erotica peluria le leccherei salendo poi mi dedicherei alle palle e lui rovescerebbe la testa gemendo chissà che sapore hanno ho letto in un libro che sanno di muffa no di muschio ma scommetto che sono saporite la natura le condisce per renderle attraenti ma non ce la faccio più giù i bermuda giù le mutande oh, eccolo qui agitiamolo un po’ oddio la porta è aperta se passa qualcuno mi vede e se arriva lui? Chissà che ore sono è presto non c’è nessuno avanti con una mano mi strizzo le palle con l’altra su e giù su e giù … e se provassi a infilare un dito nel buchino? Entra sì ma è difficile ci vorrebbe qualche unguento …

Ilario si masturba tre volte prima di convincersi che il bel giovane che aspetta non verrà. Quando finalmente esce dal ripostiglio un po’ barcollante è quasi contento che la sua attesa sia stata vana. In realtà è soddisfatto così. Ha inventato un nuovo gioco a cui si dedica totalmente. Nei giorni seguenti mette altre tre volte un biglietto nella scarpa di Ermo ripetendo poi tutta la scena dell’appuntamento notturno durante la quale si masturba con passione.

L’ultimo giorno di permanenza nella pensione si reca ancora una volta in piscina nell’ora in cui è probabile incontrarvi l’oggetto della sua passione. Ormai sa che nelle prime ore del pomeriggio, quando quasi nessuno è in acqua, Ermo si allena con potenti bracciate. Infatti eccolo lì. Che spettacolo! Anche Ermo lo vede e, per la prima volta, lo saluta con la mano e gli grida: «Le mie scarpe sono là, sotto la palma». E poi riprende a nuotare come se niente fosse.

Allora sa che ero io lo sa ma non è venuto va bene lo stesso c’è stato un contatto avrà pensato qualche volta cosa volevo fargli non è arrabbiato anzi è spiritoso ma se viene fuori dall’acqua mi vergogno non so che dire.

Ilario corre verso l’edificio e sale precipitosamente le scale. Sta sorridendo e continuerà a lungo a tenersi il sorriso stampato in faccia.

FINE

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Il Biglietto nella Scarpa (racconto di Merlino)

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