–
Beh, almeno a me una donna me l’ha toccato in vita mia! – replicò Luca vendicativo in risposta a una mia provocazione giocosa, mandandomi diritto nel panico (manco m’avesse fatto una sua mossa d’
aikido!). Chi? Come? Quando? subito mi venne in mente sua madre che gli toccava il pisellino da piccolo mentre gli faceva il bagnetto, ma poi compresi ch’era inverosimile, persino per lui, ch’elevasse quella figura materna a icona femminile, per di più in accezione erotica, di “donna”; ma allora chi era quella sciagurata? –
Chi scusa? – domandai con pacatezza per celare il mio rovello interno.
–
La dottoressa! – esclamò, scontando ch’io conoscessi ogni minuto della sua vita – quella che me l’ha scappellato! – precisò: aaha… ‘
quella’ dottoressa…
–
Ah, beh…, ma, se è per quello, allora anche a me una dottoressa me l’ha toccato in vita mia! – e a differenza sua non c’era mia madre con me nella stanza!
–
Quando? –
–
Boh, sarà stato in prima media…, durante la visita credo… – Cacchio! ma allora anche a lui l’avranno fatta … – realizzai – quindi non eravamo affatto pari quanto a toccatine da quelle parti…
–
Come!? – esclamò stupito.
–
In prima media! Non ve l’hanno fatta la visita?o forse eri ammalato… –
–
Sì…, forse…, – smozzicò rammentando: – ma a me non l’ha toccato! – beh, meglio! comunque non avrebbe potuto dimenticarselo se fosse
successo, visto che si ricordava quella volta in cui aveva nove anni! Probabilmente, allora, era soltanto la nostra dottoressa, la pervertita che si divertiva a toccare i pistoletti di noi ragazzini delle medie. –
Ma che ti ha fatto? – mi chiese interessato: avevo acceso la sua curiosità pruriginosa.
–
Niente, – mi atteggiai a figo: –
più o meno quello che ha fatto a te! – e mi fece segno dello scappellamento –
Beh…, a me non l’ha aperto, e poi prima mi ha toccato le palle! – specificai.
–
Ma allora te l’ha toccato o no? – a lui interessava solo sapere se l’avessero toccato anche a me o se era soltanto lui l’unico detentore di quell’insolito primato.
–
Sì! ma non come a te! –
–
Cioè? –
–
Cioè me l’ha scappellato… –
–
…pure a me! –
–
Mhmm, ma lasciami finire! A te l’hanno “aperto”, nel senso di ‘scappellato per la prima volta’; a me no, invece! e poi io non ce l’avevo duro… – e questo per me era motivo d’orgoglio, perché significava che io, al contrario di lui, non ero un ragazzetto che non andava in eccitazione per ogni nonnulla, compresa una dottoressa racchia! e poi c’era la questione della madre anche: che nel mio caso non era dentro con me nello studiolo a guardare, ma forse su questo aspetto era meglio sorvolare se non volevo farlo incazzare, come spesso succedeva se gli si sottolineava un qualcosa che, secondo lui, potesse farlo sembrare ‘piccolo’. Ma l’attenzione di Luca era incentrata tutta s’un unico aspetto: –
Ma allora perché te l’ha fatto? – mi chiese con la faccia che sembrava un punto interrogativo.
–
Per controllarmi se s’apriva! Vieni, che ti mostro! – lo presi per un braccio e lo trascinai con me sino al divano; non c’entrava un cacchio, ma dopo tutto quel parolare di scappellature e toccamenti, mi era venuto voglia di toccarglielo, solo che non sapevo che pretesto trovare.
Luca si lasciò trasportare tranquillamente, come un bambino condotto per mano incapace d’esprimere una propria autonoma volontà; non l’avevo mai visto così mansueto: mi pareva recasse la scritta: «fai di me quel che vuoi», e io lo feci: – Dai spogliati! –.
– Perché…? –
– Devo farti vedere cosa m’ha fatto…, allora spogliati: io ero in mutande! – e il bello è che lui non mi aveva chiesto un bel niente, ma iniziò ugualmente a spogliarsi. Bravo, bravissimo, mi piaceva troppo vederlo seminudo, specie che ora quella mise gli s’addiceva così bene alla sua docilità: – No, lascia! La canottiera ce l’avevo… – perfetto, ora esattamente com’ero io allora, solo che lui era più carino di me.
Senz’obiettare seguì i miei consigli di mettersi sul divano e mentre m’ubbidiva, gli sarei saltato addosso mordicchiandogli quella spallina nuda, che sembrava spoglia apposta per me. – Mmm… bene! dunque…, – rimasi incantato dalla sua beltà.
– Allora…? – fu lui a spronarmi.
– Dunque! va beh…, lei prima mi ha pesato e misurato… – ma questo l’avevamo già fatto… – …poi mi ha fatto stendere, come te adesso, e (a tradimento) m’ha tirato giù le mutande! – che a pensarci bene non dovevo essere tanto diverse dalle sue di adesso, solo che io allora avevo undic’anni, non quattordici! Poi notai che il suo bel randazzo s’evidenziava già vistosamente duro sotto la canottiera, che per fortuna lo ricopriva, ma la sua sagoma mi creò ugualmente imbarazzo, forse perché m’immedesimavo troppo, col lui d’adesso, nel me d’allora; poi Luca m’acconsentì ad abbassargli le mutandine e così con un brivido di libidine, fu come se scoprissi lui adesso e me allora. Rimasi un’altra volta incantato dalla sua nudità, o per meglio dire dalla sua genitalità, anche se ora era soltanto quella dei maroni: ma dov’altro lo trovavo un più bel paio di maroni di quei due penduli testicoli! – Poi mi ha toccato i maroni! – gli dissi, e glieli presi proprio come lei allora, per fargli sentire lo stesso senso di fastidio che mi diede, isolandogli per bene una gonade fra le dita: – Ricordo che mi diede un fastidio tremendo… – commentai, infatti, anche lui movette la gamba infastidito.
– Sì! dai… –
– Aspetta, mi ha fatto anche l’altro… – e gl’isolai anche quell’altro testicolo: mi piaceva troppo sentire quella fava dura dentro il suo sacco scrotale, e poi io ero un patito delle “ricostruzioni”e se le facevo, le facevo per bene…
– Dai…! – ripeté infastidito: – Poi che ha fatto? –.
– Mi sono sentito toccare il cazzo! – e finalmente svelai il pezzo da novanta: mamma che cannone! era già duro in canna! – Vabbè, il mio poi non era così duro… – e neanche così lungo!
– Mmm! poi… – a lui interessava solo ch’io arrivassi al dunque.
– …me l’ha preso qua(sotto la cappella) e ha tirato su e giù per veder se scorreva! – e io per mostrargli quella cretinata, avevo fatto tutta quella pantomima… -_-’ ! poi presi a masturbarlo.
– Beh, e non te l’ha misurato?! – chiese Luca quasi stupito.
– Ma Luca…, era una dottoressa, mica una maniaca! – ma che razza di visite s’immaginava lui… con dottoresse in guêpière e calze a rete? – e non credo che l’abbiano fatto neppure a te… –.
– No…, però mi ha commentato… – disse con lo sguardo furbettino, come a lasciarmi intendere chissà quali apprezzamenti per le sue misurine intime.
– Ma che cazzo vuoi ch’abbia commentato! – replicai io.
– Niente…, però ha detto che “c’ero”… – continuò.
– “c’eri”…!? …a nove anni?! –
– Veh, ch’ero così…! – mi mostrò la sua mano.
– E allora, quelli saranno, sì e no, otto – nove centimetri al massimo… – gli ridimensionai il suo grand’affarino, poi ripresi a masturbarlo lungo tutti quei centimetri; ora sì, che si poteva dire che, in effetti, c’era…: sembrava di scorrere la mano lungo un tondino di ferro, duro e caldo, oltreché lungo! inoltre, era impressionante vederlo con quell’affare così saldamente innervato al suo figurino, propri ora che dalla nudezza traspariva tutta la sua esilità.
Gli poggiai una mano sul ventre per seguitarlo respirare, e che bello sentire tutto quel corpicino indaffararsi alla meta dell’orgasmo: doveva essere decisamente l’attività naturale più completa che il nostro organismo potesse fare: tutti i muscoli contratti in attesa dello spasmo, la circolazione in fermento, la mente rivolta a un unico traguardo e quelle manine, le sue manine, in vano cercare qualcosa d’afferrare; gli misi in mano l’uccello e subito Luca lo strinse. Incominciò a masturbarmi, ma l’impulso di vigore che mi diede, lo riversai immediatamente sul suo pene, di lui che ora iniziava ad ansimare. Vidi il suo fisico tendersi, la schiena inarcarsi, e lo svibradurai, e Luca vociò il suo primo gemito di godimento. Mentre glielo rollavo, mi chiedevo come mai sua madre non avvertisse proprio adesso, a quattordici anni – che si avvicinava all’età giusta per fare sesso – , la necessità di portarlo a un’altra bella visita andrologica il suo bell’ometto; anzi, mi sarei offerto io stesso di fargliela, persino davanti a lei: gli avrei controllato io la discesa dei testicoli, la loro dimensione, l’evaginazione del glande, e pure la sensibilità balanica alla stimolazione orale, in luogo di quella vaginale, cosa che immediatamente feci. Mi tuffai su quella cappella affusolata e riflettei su quanto una donna, pur toccandoglielo con dovizia, non avrebbe mai potuto regalargli quello ch’io, in quel momento, gli donavo con la mia devozione: iniziai con profondi risucchi di gola e a maneggiargli i testicoli nel mentre coll’altra gli brandivo saldamente l’asta; e al terzo quasi mio colpo di singhiozzo, per via del suo pene fino in gola, sentii finalmente la sua fontana.
Luca smise pian piano di gemere e di stringermi pene, e io il suo ormai snerbo; era incredibile per me come un coso così grosso e duro potesse restringersi e divenire quella cosina così umile e tenera, che poggiandomi sul suo ventre, chiudendo un occhio, mi pareva ora terminare con una breve proboscidina rughettata, ora che fosse essa stessa una lunga proboscide liscia, e là in fondo la peluria bionda che io tanto amavo carezzare. Mi levai per baciarlo su quella tremenda pisellessa, ma quando mi alzai, Luca mi trattenne: – Dove vai? – mi disse: – adesso tocca a me! –.
– Cosa? –
– Afarti vedere quello m’ha fatto! –
– Va be’… però io non mi spoglio! – precisai fin da subito.
– Va bene… –
– …al massimo mi tiro giù le mutande, fino alle caviglie… –
– Va be’, tanto anch’io ero così! –
– Ma come…! – l’aveva visitato con la camicia e tutto il resto indosso?: – scusa, ma come ha fatto a visitarti? –.
– Ma non mi ha visitato; ero andato là apposta per quello! – cioè per farselo scappellare…? no, basta! di quella vicenda non volevo più sapere nient’altro!
– Beh… toh! allora… – mi tirai giù la tuta, ma quando venne il momento delle mutande…
– No,’ spetta! faccio io; me le ha tirate giù lei… – argh! Luca…basta! Mi veniva voglia di piangere: come avrei voluto far parte di quel capitolo della sua vita; magari, essere anche solo l’assistente di quella dottoressa per potergli stare vicino…; poi mi abbassò le mutande col mio cazzo che a banderuola gli puntò subito contro. Su suo invito mi distesi sul divano di sghimbescio, e Luca lamentò che quella non era la posizione giusta.
– Luca se ti va bene è così, se no è lo stesso… – m’impuntai: gli dovevo pur far vedere,ogni tanto, ch’ero io il più grande!
– Okay… – disse Luca smorzando subito i toni, poi mi prese i maroni brandendoli con gran soddisfazione; ma non di quella che hai quanto fai a qualcun altro quello che lui t’ha fatto prima, ma proprio di quelle che ti prendono quando gremisci un gran bel paio di maroni che ti riempiono il palmo.
– Allora, è adesso che t’ha detto che “c’eri”…? – provocai.
– No, prima! quando mi ha tirato giù le mutande… – mannaggia…! avrei voluto saltargli addosso!
– Va bene allora cosa t’ha fatto? –
– E… me la scappellato! –
– Così…, subito!? –
– Yesss! – e me lo prese in procinto di scappellarlo.
– E tu hai gridato… – ricordai.
– Sì! – ricordavo bene!
– Allora inizio… – e appena mi aprì di poco il pene, iniziai: – uè… uè… uè… – imitando il verso del neonato.
– Non è vero! Non ho fatto così! –
– E invece sì! – continuai: – gnueh… gnueh… – allora Luca me lo scappellò di colpo infilandolo mezzo in bocca.
– No, aspetta! Menamelo prima! – protestai, allora iniziò a sferzarmelo rudemente, stringendomi quasi al limite del dolore e scappellandolo a ogni discesa; era veramente eccitante così irruente: mi ricordava tanto il primino che avevo conosciuto al mare…, e poi mi chiese: – Te lo scappello anche? –.
– Sì, certo! – e con una scappellatina e una leccatina alle dita, i suoi polpastrelli si trovarono presto a strusciare sul mio glande.
– Ahh… Luca… – gemetti volgendo lo sguardo indietro e quando reclinai di nuovo il capo, lo vidi girarmi attorno al solco balanico con la lingua libidinoso: – Dai… Luca vai! – l’incitai, ma Luca continuò a leccarmi, a svibradurarmi, a tocchicchiarmi nuovamente sulla punta; insomma, di tutto tranne farmi venire. Continuò con quelle pratiche sado-erotiche fino a farmi implorare per venire, e solo allora decise magnanimante di concedermi l’orgasmo. Mi sentivo umiliato, ma, mentre colle mani gli tenevo il capo, a ogni affondo gridavo il suo nome: guardavo quella cucuzza bionda muoversi su e giù e intanto lo ringraziavo fino all’orgasmo.
Luca continuò a ciucciarmi anche quand’era finita; sembrava quasi volersi divertire a ballonzolarmi il pene con la bocca, come un cane che non voleva mollare il suo osso, poi finalmente smollò il boccone. – Non sei venuto molto! – mi criticò com’ultimo atto d’umiliazione, quasi m’avesse voluto far capire che m’aveva colto in flagrante dopo una masturbazione.
– Eh… sono venuto l’altro ieri… – mi scusai, oramai era come se fosse doverosissimo venire insieme, come una coppia d’usitati amanti, soltanto l’un per man dell’altro; e quindi s’accoccolò sul mio corpo gentile, dop’essersi ricomposto, giochicchiando col mio pene sino all’arrivo di mia madre.