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VORTICE EROTICO (hard)

La piccola imbarcazione navigava lenta in alto mare, la costa ormai lontana e ridotta ad una linea confusa ed indistinta all’orizzonte.
Il rumore dell’ansimante motore riempiva l’aria, confondendosi con lo sciabordio dell’acqua, schiaffeggiata quasi con delicatezza dallo scafo della barca.
Si trattava di una vecchia imbarcazione, un tempo usata dai pescatori dell’isola, ed ora sommariamente riadattata per ospitare i turisti in gita: una piccola cabina con il timone e gli antiquati strumenti per la navigazione, ed un ponte in tavole di legno consunte, con qualche lettino per prendere il sole e alcune sedie di plastica, e coperto, per metà, da stuoie di bambù che facevano un pò d’ombra, sostenute da tubolari di ferro che, per quanto riverniciati di continuo, mostravano evidenti i segni della corrosione della salsedine.
Non era di certo una barca di lusso, ma per il lavoro giornaliero d’escursioni alle isole vicine, andava più che bene.
La giornata era splendida ed il mare una tavola azzurra, liscia ed invitante.
Ed anche il vento, quel giorno, era poco più di una brezza leggera.

Eravamo partiti da circa mezz’ora, lasciando il piccolo porto di Livadia, il principale villaggio dell’isola greca di Tilos, ed ora navigavamo in direzione nord, verso quel tratto di mare che divide Tilos da Nissiros, l’isola più vicina, quasi gemella della prima.
Avremmo dovuto, quindi, attraversare il braccio di mare per arrivare ad Avlaki, il porticciolo di Nissiros, splendidamente caratteristico, con le sue casette bianche e dalle imposte e porte azzurre.
Era una rotta che facevo, di fatto, tutti i giorni, una tra le tante escursioni che gli stranieri gradivano maggiormente.

I due turisti mi avevano contattato la sera precedente, quando, al porto di Livadia, seduto su uno sgabello davanti alla mia barca ormeggiata, attendevo con ansia che qualcuno prenotasse una gita per il giorno successivo.
Era una serata calda e afosa, ed anche il meltemi, il vento che soffia da nord e che mitiga il calore delle nostre interminabili estati, sembrava essersi preso una pausa.
Fino a quell’ora, a parte un paio di persone che si erano informate sugli orari e sui prezzi delle gite, ero ancora desolatamente senza lavoro per l’indomani.
E non lavorare a pieno ritmo nella stagione estiva era un problema non di poco conto: quelli erano gli unici mesi in cui si poteva guadagnare bene, ed andavano sfruttati al massimo.

Insomma, avevo visti arrivare i due turisti lungo la banchina: camminavano lentamente, mano nella mano, guardando le barche e rifiutando gli inviti di tutti gli altri miei concorrenti che, come avvoltoi alla ricerca di un pasto, volteggiavano attorno ai villeggianti di passaggio offrendo gite ed escursioni.
Poi, giunti alla mia altezza, i due si erano soffermati ed erano rimasti ad osservare la barca, parlando tra loro in una lingua che non aveva capito quale fosse.
Avevano parlottato per un paio di minuti, per poi avvicinarsi alla mia barca e a me che, seduto, attendevo speranzoso gli eventi.

I due turisti, un uomo ed una donna, erano una coppia che non passava di certo inosservata.
Lei, sui trentacinque anni, era di una bellezza veramente fuori del comune.
D’altezza media, calzava dei sandali dal tacco alto che le slanciavano divinamente le gambe, rendendole ancor più snelle e tornite di quanto già non fossero; un corto abito estivo bianco le fasciava il corpo dalle curve dirompenti ed armoniose, e la pelle, scurita dall’intensa abbronzatura, appariva morbida e liscia.
Il viso, dai tratti regolari e delicati, mostrava occhi scuri e profondi, naso piccolo e dritto, e due labbra piene, generose ed invitanti.
Una cascata di capelli corvini mossi le incorniciava il volto, quasi a far da cornice allo splendore di quella donna.
Era di una bellezza così rara e completa che gli occhi di tutti gli uomini che passavano erano inesorabilmente calamitati su di lei.

Lui era più anziano, almeno di una ventina d’anni.
Capelli bianchi, tagliati quasi a spazzola, un viso attraente, solcato da rughe sottili che aumentavano il suo fascino d’uomo maturo.
Alto, e con un fisico sicuramente prestante per l’età, indossava una camicia azzurra e dei pantaloni di cotone blu; ai piedi, delle comode scarpe da barca completavano il suo ricercato abbigliamento sportivo.
Una coppia sicuramente bella e, quasi certamente, anche facoltosa.
Per me, che ancora non avevo trovato nemmeno un turista per il giorno successivo, i due sarebbero stati dei clienti ideali, la classica manna caduta improvvisa dal cielo.
Rimasi ad osservarli confabulare tra loro, sperando che alla fine si decidessero per la mia barca.

Dopo qualche minuto ancora, l’uomo mi fece un cenno con la mano.
Subito mi avvicinai a loro con il mio migliore sorriso, deciso a non farmeli assolutamente scappare: ero quasi certo che, se avessero scelto la mia barca, mi avrebbero dato anche un supplemento sulla cifra che avremmo pattuito.
I turisti danarosi lo facevano molto spesso.
Niente a che vedere con le famiglie in vacanza che venivano dai paesi del nord dell’Europa: con loro non c’era mai da aspettarsi un euro in più.
Ma, d’altronde, a parte i soldi contati per la vacanza, sapevo perfettamente che anche loro, nelle rispettive nazioni, avevano i miei stessi problemi per arrivare alla fine del mese.
Tutto il mondo è paese, in definitiva.

Se i due si fossero decisi per la gita con la mia barca, avrei però dovuto rimediare un’altra decina di persone almeno per non lavorare in perdita: e, visto come stava andando la serata, anche questo non era un problema di secondo ordine.
Una cosa alla volta, mi dissi, aspettando che i due si prenotassero per il giorno seguente.

Osservandoli ora da vicino, mi accorsi che l’uomo aveva almeno cinque o sei anni in più di quanto mi era inizialmente sembrato: una sottile ragnatela di rughe segnava il suo volto abbronzato, ma gli occhi, vivaci e di un verde intenso, contribuivano a farlo apparire decisamente più giovane e affascinante.
Ma era la donna, come voi potete ben immaginare, a catturare tutta la mia attenzione.
Sensuale e seducente, sembrava fasciata da quel suo corto abito bianco, e le sue forme prorompenti apparivano ancora più evidenziate da quello stretto vestito.
Le mie supposizioni sull’agiatezza di quella coppia vennero confermate dalla quantità d’oro che lei sfoggiava: un girocollo, piatto e largo, gli orecchini a pendaglio, i braccialetti ai polsi e gli anelli alle dita delle .
Tutti questi gioielli la rendevano ancora più bella, impreziosendo il suo naturale e straordinario fascino.
Le gambe, dritte ed impertinenti, erano slanciate dai sandali dal tacco vertiginoso, ed una catenina, anch’essa d’oro, le ornava la caviglia destra.
Il viso truccato in maniera discreta, la ragazza aveva le unghie delle e dei piedi laccate di un rosso molto scuro, un color prugna che solo a vederlo su di lei mi provocava intensi fremiti di desiderio.

L’uomo mi chiese, in inglese, se avevo ancora dei posti liberi per il giorno dopo: gli risposi che erano fortunati, e che l’imbarcazione non aveva ancora nessuna prenotazione.
Non volendo con loro ammettere che mi si prospettava una giornata senza lavoro, mi avventurai in una complicatissima spiegazione sul perché loro fossero i primi a prenotare i posti per la gita ad Avlaki.
Lui si rivolse nuovamente alla sua compagna in quella lingua per me incomprensibile: si scambiarono poche battute e, quindi, tornando all’inglese, lui mi disse che potevo chiudere le prenotazioni perché affittavano la barca per intero, e per tutta la giornata.
Alla mia espressione certamente sorpresa, l’uomo mi spiegò che non amavano la confusione, e che preferivano pagare una cifra più alta in cambio di una giornata d’assoluta tranquillità.

Gli risposi che per me non c’erano problemi ad affittare loro l’intera imbarcazione, ma che la cosa si sarebbe rivelata molto costosa.
L’uomo mi rispose che quello non era un problema, e mi chiese quanto volevo.
Feci rapidamente due calcoli: a pieno carico, una giornata mi fruttava trecento euro, tolte le spese per il carburante: se avessi rifiutato la loro proposta, era quasi certo che a quell’ora non avrei trovato neppure un turista o, peggio ancora, magari ne avrei trovati solo quattro o cinque e sarei dovuto uscire per l’intera giornata rimettendoci un sacco di soldi.
Mi conveniva accettare senza indugi.
Gli chiesi duecentocinquanta euro, prontissimo a scendere sul prezzo se ai due la cifra fosse sembrato eccessivamente cara.
Ma l’uomo non fece alcuna rimostranza e mi mise nel palmo della mano una banconota da cento euro, come acconto per il noleggio della barca.
La mia modesta imbarcazione sarebbe stata tutta per loro, ed io avevo salvato alla grande la mia giornata di lavoro.

Ci accordammo sull’orario di partenza e quindi i due se ne andarono, confondendosi con la folla serale che passeggiava sul lungomare.

Mancavano ancora quasi due ore di navigazione per Avlaki.
La gita prevedeva una sosta di tre ore nel villaggio, tre ore nelle quali i turisti potevano dedicarsi a girare per le strette vie gremite di negozietti, o anche andare a visitare un piccolo santuario in cima ad una collina, o, più semplicemente, farsi un bagno nelle acque cristalline di Nissiros, pranzando sulla spiaggia in qualche piccola taverna.
Quindi ci sarebbe stato il viaggio di ritorno a Livadia, con arrivo al porto nel tardo pomeriggio.

I miei due passeggeri si erano sistemati sul piccolo ponte a prendere il sole.
Di tanto in tanto, lui, con un secchio in mano, si sporgeva oltre la bassa fiancata dell’imbarcazione, e prendeva l’acqua del mare, con la quale entrambi poi si rinfrescavano la pelle riarsa dal sole.
In piedi, nella piccola cabina, io tenevo la rotta: ma il mare calmo e l’assenza di altre imbarcazioni nella zona mi permettevano di stare totalmente rilassato, e mi lasciavano tutto il tempo di voltarmi a guardare cosa i miei due ospiti stessero facendo.
Era insolito avere due soli passeggeri, abituato com’ero a compagnie chiassose e piene di bambini scatenati; per questa ragione non avevo altro da fare che osservare l’uomo e la donna mentre si godevano il sole ed il caldo.
A dire proprio tutta la verità, l’attività che più mi assorbiva era quella di mangiarmi con gli occhi la splendida donna che si trovava a pochi metri da me.

Adagiata su un lettino bianco, la ragazza si crogiolava al sole, in un costume giallo così ridotto e striminzito da non lasciar nulla alla mia pur fervida e maliziosa immaginazione.
Le gambe meravigliose, il ventre piatto, il seno abbondante, così magnificamente rilassata, la donna era uno spettacolo assolutamente fantastico per i miei famelici occhi.
Il suo compagno, ora che si era messo in costume, mostrava più evidenti i segni dell’età: un accenno di pancetta, i peli del petto bianchi, la pelle un pò cadente sui fianchi, i muscoli non più tonici.
Certo, per la sua età non se la passava male, ma faceva sicuramente più figura vestito che non seminudo.

Mi chiesi come una donna così bella potesse stare con lui se non per una questione di soldi: doveva trattarsi di un uomo molto ricco, un uomo forse affermato e di potere, e a queste sirene molte donne non sanno di certo resistere.
La cosa, in ogni modo, non mi riguardava, e mi accontentai di divorare con lo sguardo quella splendida bellezza: era molto raro che, sulla mia barca, mi capitasse di ammirare una donna così sensuale ed erotica.

In lontananza vidi il traghetto della Blue Star Ferries che dal Pireo, e dopo lo scalo a Kos, andava a Rodi.
La sua rotta era molto lontana dalla mia e non avrebbe creato alcun problema alla mia navigazione.
La giornata era assolutamente tranquilla sotto ogni punto di vista, e la barca avrebbe potuto navigare anche da sola.
L’uomo, nel frattempo, aveva tirato fuori una macchina fotografica digitale e, in piedi, scattava fotografie al panorama circostante, controllando, di tanto in tanto, come queste fossero venute, e scartando senza alcun’esitazione tutte quelle che non lo soddisfacevano a pieno.
Riportai lo sguardo verso la prua, controllando annoiato e per l’ennesima volta che nessun’altra imbarcazione incrociasse la mia rotta.

Quando tornai a girarmi verso i due, vidi che lui si era messo a scattare fotografie alla sua compagna che, immobile e forse ignara di essere immortalata, continuava a prendere il sole con evidente .
Poi l’uomo le disse qualcosa e, dopo un attimo, molto lentamente, lei si rialzò, mettendosi seduta sul lettino, ed iniziando ad assumere pose sempre diverse in modo che l’uomo si potesse sbizzarrire a scattare foto su foto.

Dal mio punto d’osservazione, un pò rialzato ma a pochi metri da loro, potevo vedere la schiena della donna, dritta ed abbronzata, percorsa dalla sottile striscia gialla di stoffa che le teneva su la parte superiore del bikini.
Non ci volle molto tempo perché mi rendessi conto di come lei avesse iniziato ad assumere atteggiamenti e posizioni sempre più provocanti, evidentemente coinvolta dal suo compagno in quel gioco solo apparentemente innocente.
Le tra i capelli, lo sguardo verso l’orizzonte, il busto proteso all’infuori, le gambe prima divaricate e poi accavallate e, nei primi piani, gli occhi che, pur non potendo io vederli dal punto in cui mi trovavo, immaginavo torbidi e sensuali, lei si faceva fotografare assumendo le pose che lui, di continuo, le suggeriva.
Restai a guardarla, rapito dalla sua incredibile bellezza, coinvolto da quello che vedevo, e, inutile nasconderlo, con un inizio d’eccitazione che mi costava estrema fatica dissimulare.

E quando la ragazza s’iniziò a slacciare la parte superiore del costume, mostrando i seni pieni e meravigliosamente sodi all’obiettivo della macchina fotografica, mi fu finalmente chiaro il perché i miei due passeggeri avessero voluto la barca tutta per loro.
La mia presenza era, per entrambi, evidentemente irrilevante, o forse solamente necessaria affinché potessero fare i loro giochi erotici in alto mare con tutta tranquillità: si erano di certo accorti di come il sottoscritto li stesse guardando, di come i miei occhi si fossero incollati al corpo della donna.
Ma la cosa non li turbava per nulla e mi chiedevo, sempre più eccitato da quell’inaspettata situazione, fino a dove si sarebbero spinti: iniziavo a preoccuparmi, perché se i due avessero cominciato a fare del , la mia posizione si sarebbe fatta sicuramente imbarazzante, e quella giornata si sarebbe rivelata molto lunga e difficile.

Le sui fantastici ed erotici seni, i capezzoli eretti e che apparivano come piccoli chiodi, la ragazza continuava a farsi fotografare in pose sempre più esplicite e sensuali.
I capezzoli si erano fatti così turgidi che lei, alternativamente, se li leccava con sempre maggior trasporto, sospingendosi quelle magnifiche tette verso la , verso la lingua guizzante che li stuzzicava maliziosamente.
Ormai la barca andava in pratica da sola, come se io avessi inserito il pilota automatico, che naturalmente, però, non avevo: i miei occhi erano fissi su di lei, e avvertivo un’erezione incredibile che mi premeva, ogni istante di più, nei pantaloncini da mare che indossavo.

Passarono forse cinque o sei minuti, e poi lei, con movimenti veloci ma estremamente aggraziati, si tolse anche le mutandine, restando così completamente nuda di fronte alla macchina fotografica che continuava a scattare una foto dietro l’altra.
L’uomo si spostava da ogni lato, a destra e a sinistra, si metteva di fronte alla ragazza, in piedi o in ginocchio, immortalandola in decine d’inquadrature e dicendole in quali pose lei si dovesse mettere; ed entrambi, come vi dicevo, si erano resi conto di avere uno spettatore particolarmente interessato.
Per nulla imbarazzati o infastiditi dalla mia presenza, continuavano nel loro gioco come se io non esistessi nemmeno.

I minuti che passavano si andavano facendo sempre più torbidi e bollenti.
La ragazza, di fatto, non ascoltava nemmeno più quello che l’uomo le stava dicendo, le direttive che lui le impartiva perché le foto riuscissero nel modo migliore: ormai si era eccitata e, nuovamente sdraiata sul lettino, si faceva scorrere le sul corpo statuario, carezzandosi la pelle abbronzata e iniziando a masturbarsi con sempre maggiore voluttà.
Dai seni alle cosce, dalle spalle al ventre, fino a sfiorare la depilata, le sue dita, con quelle stupende unghie color prugna, correvano impazzite su ogni centimetro del suo corpo.
E il suo compagno continuava a scattare le foto, fissando per l’eternità la bellezza ed il travolgente di quella fantastica donna.
Controllai ancora una volta che nessun’altra imbarcazione potesse creare problemi alla nostra tranquilla navigazione, ma quando tornai a voltarmi verso di loro decisi all’istante di fermare i motori e di gettare l’ancora: sarebbe stato troppo pericoloso continuare ad andare per mare quando la mia attenzione sarebbe stata totalmente assorbita da quello che la donna si accingeva a fare.

I motori si spensero con un borbottio e l’ancora scivolò in acqua con il suo consueto stridore di metallo.
Ora che il rumore dei motori era cessato, il silenzio si era fatto totale, quasi opprimente, a parte il debole sussurro del mare che accarezzava lo scafo immobile ed i gemiti di che la ragazza non riusciva più a contenere.
Se i due si fossero accorti che avevo spento i motori, e che eravamo fermi in mezzo al mare, non lo mostrarono in alcun modo: lui continuava a stare dietro l’obiettivo, mentre lei aveva tirato fuori della borsa da mare un fallo di gomma rosso, lungo e lievemente arcuato, e se lo faceva passare tra i seni e sui capezzoli, ansimando e sospirando, preda di una libidine sempre più incontenibile.
M’infilai la mano nei pantaloncini, impugnai il in piena erezione e presi a masturbarmi lentamente, eccitato come poche volte mi era accaduto: quella ragazza, con il suo corpo da favola, che si masturbava con quel lungo di gomma, era una visione che mi avrebbe fatto impazzire dal desiderio se, a mia volta, non mi fossi masturbato guardando lei.
Per un attimo pensai a come faceva a resistere il suo compagno che, imperterrito, come se nulla fosse, continuava ad impugnare la sua stramaledetta macchina digitale; al suo posto l’avrei gettata in mare, e avrei dimostrato alla ragazza come un vero fosse mille volte meglio di quel giocattolo erotico.
Ma evidentemente lui era abituato da tempo a simili esibizioni.

Immobile, nella piccola cabina dell’imbarcazione, il sudore che mi colava a rivoli dalla fronte, per il caldo e per la tensione erotica che mi divorava, vidi la ragazza allargare le gambe ed iniziare a strofinarsi la con il rosso fallo di gomma; ancora non si penetrava, ma se lo faceva scorrere tra le grandi labbra e sul clitoride, rabbrividendo sempre più per il crescente.
L’uomo, alla fine, si decise a smettere di scattare foto e, velocemente, si sfilò il costume con una mano, restando nudo e con il svettante, un che, malgrado l’età del suo proprietario, appariva e fremente.
La situazione ora non era più sotto il controllo di nessuno.
L’aria stessa sembrava essersi fatta densa d’attese.
Se loro si volevano divertire, bè… che facessero pure… avevano noleggiato l’intera barca… ma anche io volevo partecipare a quel gioco così sensuale: la parte del guardone non mi si addiceva proprio e, anche se avessi voluto, mi sarebbe risultato impossibile resistere oltre.
Rapidamente, mi sfilai la maglietta, i pantaloncini ed il costume e, completamente nudo anche io, presi a menarmelo con rinnovato vigore, accelerando e rallentando i movimenti della mano, per cercare di non raggiungere l’orgasmo troppo velocemente.
Nonostante l’eccitazione, non riuscivo a prendere la decisione di scendere accanto a loro, e di provare a partecipare in prima persona a quel diabolico gioco che i due avevano imbastito: temevo che il mio ruolo, nei loro piani, fosse solo passivo, che mi fosse consentito di guardare e di masturbarmi, senza però partecipare attivamente a quell’orgia di passione che stavano vivendo.
In un altro momento mi sarei sentito incredibilmente ridicolo a stare nella cabina della mia barca, in mezzo al mare, nudo come un verme, e con il in mano; ma in quei minuti la cosa mi apparve normalissima e mi augurai che la situazione evolvesse nel senso da me auspicato e a me favorevole: volevo assolutamente scopare quella ragazza, e qualunque cosa in meno avessi ottenuto l’avrei vissuta come una cocente delusione.

Lui, intanto, aveva finalmente appoggiato la macchina fotografica sul ponte e, inginocchiatosi davanti a lei, con le aveva preso a massaggiarle i piedi, perfetti e dalle lunghe dita, e con le unghie smaltate di quel fantastico color prugna: l’erotica catenina d’oro che cingeva la caviglia destra della ragazza, riflettendo i raggi del sole a picco, creava un’immagine di un sublime.
Ero letteralmente senza fiato.

La donna, nel frattempo, le gambe completamente divaricate, si era infilata il fallo rosso nella , spingendolo sempre più a fondo: le sue grida di mi rimbombavano nelle orecchie, portando la mia eccitazione verso vette mai raggiunte.

Sentivo di non potermi trattenere a lungo.
La mia mano quasi si fermò sul pulsante, così pericolosamente prossimo all’eiaculazione.

Mi accorsi con un attimo di ritardo che lui aveva detto un qualcosa alla ragazza, in quella lingua a me sconosciuta.
E lei, anche se travolta da quella frenesia di lussuria che la divorava, aveva fatto un rapido cenno affermativo, pur continuando a masturbarsi con quel finto in lattice.
Allora il suo compagno, guardando nella mia direzione, mi fece con la testa il cenno di avvicinarmi a loro: era il via libera che aspettavo, e che temevo non dovesse mai arrivare.
L’eccitazione che mi soffocava, il cuore che mi batteva in gola, scesi con gambe malferme i tre gradini che dalla cabina di pilotaggio conducevano al ponte, e subito mi ritrovai accanto a loro.
Eravamo tutti e tre completamente nudi.

La ragazza voltò il viso verso di me, o, per meglio dire, fissò il suo sguardo sul mio e congestionato, continuando a masturbarsi con quel dildo rosso, ora inserito per tutta la sua lunghezza in lei.
Incrociai gli occhi dell’uomo ed ebbi la conferma che quello che speravo sarebbe effettivamente accaduto.
Eccitato, stordito da quella straordinaria situazione, m’inginocchiai anch’io davanti ai piedi della ragazza, presi tra le il destro e iniziai a carezzarlo come stava facendo con il sinistro il suo compagno.
Feci scivolare le sul dorso e sulla pianta arcuata, sulle dita e sulle unghie, quindi risalii verso la caviglia, sfiorando la catenina d’oro, e poi ancora più su, carezzando il polpaccio liscio e tornito.

Ma ormai ero partito per la tangente, e non mi sarei di certo accontentato di toccare quella pelle da favola: accostai le labbra al suo alluce, alla sua unghia meravigliosamente smaltata, e presi a leccarlo, assaporando finalmente il suo caldo profumo di donna.
Quindi, mentre lei godeva senza più alcun ritegno, travolta da ondate di orgasmi ancora più intense, mi feci scivolare le sue dita del piede, una ad una, tra le labbra, nella , succhiandole come fossero piccoli cazzi.
Anche l’uomo stava facendo lo stessa cosa con il piede sinistro, gettando la ragazza in un tale stato d’eccitazione, travolta dalle nostre bocche e dal fallo che la penetrava, che gli spasimi del suo si fondevano in un unico momento di folle esaltazione sessuale.

Mentre io continuavo a leccare e a succhiare le sue erotiche dita del piede, il suo compagno si era invece rialzato e, ripresa in mano la macchina fotografica digitale, si era messo nuovamente a scattare foto su foto; sicuramente le avrebbero riviste più tardi, magari sul letto della loro camera d’albergo, prima di rifare l’amore, eccitandosi nuovamente alla vista di quelle istantanee, nelle quali il dilagava impetuoso dai nostri corpi surriscaldati dalla passione erotica.

Quasi a malincuore, ma costretto dall’urgenza di averla, lasciai le sue dita e, con la lingua, risalii lungo lo snello piede, attorno alla caviglia, giocai con la catenina per alcuni istanti, e proseguii lungo la gamba abbronzata, sul ginocchio e poi ancora più in su, verso la coscia, morbida e perfettamente depilata.
Davanti ai miei occhi, il di gomma continuava ad entrare ed uscire, anche se più lentamente, dalla sua , completamente bagnato dall’eccitazione della ragazza.
Le afferrai la mano, facendole estrarre il rosso dal suo corpo: poi accostai la alla sua , leccandole le grandi labbra ed inebriandomi del loro indimenticabile aroma. Quindi, con la punta della lingua, presi a tormentarle il clitoride, mentre le sue mi s’infilavano tra i capelli, spingendo la mia testa verso di lei ed il suo .
Con la coda dell’occhio vidi l’uomo protendersi su noi, accostare la macchina digitale alla mia e alla della sua compagna, ed immortalare la mia lingua scorrere sul aperto della donna.
Il mi doleva per l’incredibile tensione, e sentivo lo sperma premere per uscire, impaziente di esplodere su quella carne fremente e vellutata che mi si offriva.

La ragazza, all’improvviso, allontanò la mia testa dalla sua e, spalancando ancor di più le gambe, m’invitò con lo sguardo a prenderla.
Percorsi con le labbra il suo ventre, mi soffermai a stuzzicarle con i denti i capezzoli resi così sensibili dall’eccitazione, e quindi mi allungai su di lei, penetrandola in un colpo solo, riempiendola fino in fondo con tutta la mia erezione; e mentre lei allacciava le gambe dietro la mia schiena, quasi imprigionandomi, io presi a montarla con forza, affondando in lei, tra le sue morbide e calde pareti, con colpi sempre più potenti.
Cercai la sua ed incollai le mie labbra alle sue.

Nel frattempo l’uomo si era messo di fianco al lettino, il a pochi centimetri dalle nostre bocche unite in quel bacio profondo ed intenso.
E quando le nostre labbra si separarono, la ragazza, che stavo così fantasticamente scopando, prese in mano il del suo uomo, lo scappellò completamente e se lo infilò in , succhiandolo con foga e con passione.
Avevo resistito anche troppo e, con un grido liberatorio, mi lasciai finalmente andare.

Con un ultimo e violento affondo mi sollevai da lei, e, ritraendomi appena in tempo, venni copiosamente, schizzando tutto il mio così a lungo trattenuto, inondandole la pancia con caldi e densi getti di sperma.
Anche il suo compagno era nel frattempo venuto, riempiendole la e schizzandole le labbra ed il viso; nonostante l’eccitazione, continuava però ad immortalare la scena con la sua inseparabile macchina fotografica (anche se dubitavo che la sua mano potesse essere tanto ferma) e a fissare in fotogrammi quei momenti di puro delirio erotico.
Mi rimisi in ginocchio, ai piedi del lettino, per riprendere fiato.
Gli occhi mi trasmisero l’immagine della ragazza che si spargeva il mio seme sul ventre, massaggiandosi con le e con le dita dalle lunghe unghie laccate, mentre dalle labbra le colava lo sperma del suo uomo che, con un sorriso soddisfatto a distendergli le rughe sul volto, la guardava affascinato…

Una mezz’ora più tardi, non appena ci fummo ricomposti, i due mi chiesero di riportarli indietro, a Livadia.
Evidentemente avevano raggiunto il loro fine: il resto della gita era diventato un qualcosa di scarso interesse.
Ma, di certo, i giochi erotici che avevano fatto sulla mia barca erano risultati loro molto graditi, ed il mio coinvolgimento, sicuramente non frutto del caso, aveva regalato loro sensazioni molto piacevoli: infatti, una volta giunti in porto, mentre lui mi saldava l’importo dovuto (mi sentii in imbarazzo ad accettare quei soldi, visto che ero già stato pagato abbondantemente in natura!), fu proprio la ragazza a chiedermi in inglese (e quella fu forse la prima volta che mi parlò direttamente) e con un sorriso che diceva tutto, se la mia imbarcazione fosse libera anche per il giorno successivo, per una nuova gita in mare.
Il suo compagno mi guardava divertito, forse perché la mia espressione doveva risultare a dir poco comica !

E’ facile immaginare quale fu la mia risposta.
E applicai loro anche uno sconto veramente eccezionale.
In quel momento, i soldi, non mi sembravano più così importanti.

FINE

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